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L'INSEGNAMENTO DI PADRE ALDO VIVE




Cari Amici, ho appreso con ritardo della morte fisica di padre Aldo Bergamaschi e ho provato un immenso, indicibile dolore.

Sono stato suo studente e assiduo frequentatore quando soggiornava a Verona. Alle sue lezioni mi coinvolgeva spesso e sollecitava il mio parere (certo sopravalutando le mie doti intellettive), in fondo, secondo il suo stesso modo d'intendere la pedagogia. Erano gli argomenti metafisici, soprattutto, ad appassionarci, discutendo le tesi di Bontadini, certamente, ma anche di Severino. Poi, il nostro dialogare si facevano più intimo, e veniva il momento di parlare del "discorso" cristiano, così come lui me lo ha fatto amare, comprendere e, per quanto mi è stato possibile, vivere.

Padre Aldo, finito l'insegnamento a Verona, non ho potuto più incontrarlo. Forse un presentimento mi ha spinto a cercarlo e ho risentito la sua voce. Anche in questa ultima occasione il nostro parlare si è subito spinto sugli orizzonti di sempre. Gli avevo promesso di andare a trovarlo, ma non l'ho fatto e ora porto con me un grande rimorso.

Ironia della sorte, se n'è andato proprio il giorno del mio compleanno, quasi a costringermi di dover pensare a Lui almeno una volta all'anno; spirito davvero gioioso, era capace anche di giocare alle persone che più gli erano vicine, consimili scherzi.

Scusatemi per questa sorta di sfogo, ma sono certo che mi capirete. Grazie.

Giovanni Perez



Parole di vita eterna

Le poche note che seguono siano intese non come necrologio, bensì come omaggio sincero a un uomo ignoto ai più e, anche per questo, incredibilmente grande.

Padre Aldo Bergamaschi - frate francescano deceduto alcuni giorni fa - non avrebbe mai potuto salire agli onori delle cronache, né ricoprire cariche “importanti”: una vita, la sua, troppo virtuosa, una cultura sconfinata, un miscuglio di talenti esplosivo per le menti... E’ morto a ottant’anni, come Platone, l’ammirato filosofo della classicità - assieme a Socrate -  cui spesso si rifaceva per rafforzare, laicamente, qualunque dei suoi tanti teoremi che prendevano forza dalla lettura consapevole e adulta del Vangelo.

Ebbi l’ardire di adottarlo come padre spirituale (credo si dica così) quando, da ventenne inappagato qual ero, avvertivo urgente il bisogno di riferimenti spirituali e culturali che mi fornissero le chiavi di lettura per le tante incongruenze e contraddizioni di cui la vita è intessuta. Mi ha aiutato a trovare risposta a mille interrogativi, ad amare il più inutile e insieme indispensabile deposito di conoscenze, la filosofia, tra i cui esponenti, remoti, moderni e attuali, si muoveva con sorprendente scioltezza. Ogni ateo consapevole avrebbe trovato in lui l’interlocutore ideale.

Frequenti, eruditi, ma mai pedanti, erano i suoi rimandi ai “fari” della letteratura (su tutti, il Manzoni), della teologia, della scienza. Fedele all’omnia munda mundis, affrontava tutti i temi, compresi quelli che il comune sentire etichetta come scabrosi, con il pragmatismo del chirurgo, evidenziando la calda passione di chi è innamorato del vero. Nella sua feconda produzione omelica mai ha affrontato i testi secondo la tradizione, e nemmeno alla luce del libero esame, ma ha fatto ricorso alla chiave infallibile della razionalità, guidato dal principio di non contraddizione, mostrando come Dio parli alla ragione dell’uomo e come questi possa umilmente ricercare, e talvolta scorgere, la Verità.

La “Parola di Dio”, quella che ha attraversato venti secoli di storia senza apparentemente scalfire il nostro rapportarci con l’altro e con lo stesso divino (homo homini lupus e homo religiosus), ha trovato in lui un interprete acuto e vivace, capace di tradurre in modo spesso sorprendente una novità esistenziale sconvolgente, dove sacro e divino non sono concepiti come dimensione eterna che domina la storia, bensì come salvezza ab intrinseco del divenire (quel divenire che Severino traduce con “apparire dell’eterno”). Cristo uomo-Dio è l'oxymoron che viene a chiudere l'epoca delle religioni e degli stati sovrani: due mali che opprimono l’umanità e rendono impossibili pace e giustizia.

Quanti libri, conferenze, omelìe, saggi, discorsi, carteggi, interviste, corrispondenze, sceneggiature di presepi! E quanta incomprensione, durezza di cuori, avversioni, ostilità e condanne, a cominciare dagli stessi confratelli e gerarchie! Solo un accenno ad alcune delle sue stimolanti tesi:
- I comandamenti possono essere dieci o cento, ma tutti derivano dall’unico “amatevi come io vi ho amato”; senza profitto.
- Il cristianesimo proclamato dal Nuovo Testamento non è una religione; e la vicenda terrena di Gesù non dovrebbe lasciare dubbi al riguardo.
- Il cristianesimo storico, da Costantino in poi, è caduto al rango di religione (religione cristiana), si è mescolato al potere e ne ha “consacrato” le aberrazioni; questa disgrazia perdura tuttora.
- Gli stati nazionali e i differenti idiomi - con le tante disparità e discriminazioni che forzosamente vi convivono all’interno - sono all’origine di tutte le tensioni, di tutti i conflitti: se proprio è necessario compartimentare l’umanità, non lo si faccia per confini geografici, ma per segmenti dell’etica.
- Il cristianesimo non è “la” soluzione dei problemi sociali, ma il cristiano, tale per conversione (metanoia) e non per nascita, è chiamato al conseguente manifestarsi del suo credo nel quotidiano, con l’esempio del suo comportamento nei rapporti tra singoli, nella famiglia, sul lavoro, in campo sociale.
- La santità non è di chi compie miracoli o lenisce le tribolazioni di poveri e afflitti, ma di chi denuncia e combatte i soprusi, spesso inflitti “in nome di Dio”.
- La Chiesa, per essere credibile non ha bisogno di preti e di ordini religiosi, ma di cristiani; essere cristiani rimane la vocazione più difficile soprattutto nella prassi, quando costringe l’individuo a distinguere il non si può fare dal non si riesce a fare.
- Non esiste felice concordismo fra noi e il cosmo, e bisogna far qualcosa di "pratico" affinché i finalismi umani non incontrino altri finalismi in sé perfetti, volti ad attuare disegni che ci sfuggono a motivo della nostra ignoranza.

Il lui l’aderenza al Messaggio fu totale, radicale, e rafforzata - se mai ve ne fosse bisogno - dalla potente mediazione di San Francesco, suo costante “méntore” assieme a don Primo Mazzolari. Spesso ricorre, negli scritti di Padre Aldo, il pensiero del frate d’Assisi, di questo strano “idiota” che si chiama fuori dalla vita pubblica per rientrarvi in modo salvifico, non per concetti, ma gesti, giacché, se Francesco avesse teorizzato la sua prassi, sarebbe stato il più vituperato degli eretici. Padre Aldo, come Francesco, ha rilanciato nella cristianità l’imitazione di Cristo e l'attuazione del Messaggio senza mediazioni storiche. La fatalistica iattura della religiosità naturale viene sempre - e inevitabilmente - scossa da questi pensatori che, senza rimandare con puntigliosa insistenza al Vangelo, lo rievocano fra le righe di un comportamento coerente che fa presagire l’ipotesi di un sovvertimento istituzionale. Padre Aldo, sull’esempio di Francesco, ha saputo rianimare Cristo nei cuori in cui giace ibernato, facendolo sgorgare senza la mediazione della predicazione dogmatica o dei sacramenti, rilanciando la salvezza dalla fede mediante il raccordo dell'etica col “fuori sistema” e non certo con la Chiesa storica, fonte inquinata della morale pratica.

Ha combattuto con forza contro la religione-paranoia, così focalizzata sulla ricerca della perfezione personale, troppo relativa e funzionale al contesto storico. Ne ha denunciato il miracolismo appiccaticcio, illusorio residuo del messaggio perduto e disatteso: in tale ottica deforme, il cristiano, nonostante sia stato abilitato da Cristo a fare cose più grandi delle Sue - portatore di novità nei tre settori fondanti della società (sesso, danaro, potere) - aspetta le grazie personali da Dio o dai santi. Se solltanto i seguaci dei prolifici rinnovamenti esprimessero una catena di comunità cristiane nel rapporto di lavoro! Il capitalismo verrebbe colpito nel suo punto nevralgico,  e balzerebbe al mondo il significato autentico dell'amatevi come ho amato voi, posto da Cristo a fondamento della Fede. E invece la storia di tutti i tempi documenta l’intensificarsi dell'opus religionis senza i cristiani, con le gerarchie che patiscono di frustrato paternalismo e oggi cavalcano, domani azzannano, la tigre della religiosità volgare e del devozionismo di cui sono infauste amministratrici.

Difficile, adesso, pensare a qualcuno che sappia raccogliere tanta eredità e alimentare con nuova linfa un giardino mentale così rigoglioso e variopinto. Ma il seme sparso talvolta porta frutto, e, nell’attesa, mantiene viva la speranza che sia davvero possibile praticare su questa Terra l’insegnamento del Signore Gesù.

G. Giavelli


Lettera apparsa su
www.luogocomune.net con i commenti dei lettori e su www.reggionelweb.it




Mi piacerebbe arrivare a 80 anni per lasciare questa vita alla stessa età che aveva Platone quando se ne andò”. Un desiderio che Padre Aldo nell’ultimo anno esprimeva spesso durante le nostre chiacchierate. E quando gli chiedevo “Padre, non potrebbe per cortesia sperare di andarsene un pochino più avanti, ad esempio intorno ai 100 anni?”, lui rispondeva con la serenità di un sorriso tipico di chi aveva la consapevolezza che nostro Signore avrebbe esaudito la sua preghiera. E così è stato.

Non è facile scrivere di Padre Bergamaschi ora che non fa più parte di questa vita terrena, una ricchezza come la sua è intramontabile, permea lo spirito di chi l’ha innanzitutto compreso e poi amato e sente ancora viva, calda e tuonante la sua presenza. Padre Aldo non era “solo” un frate-filosofo. Era un punto di riferimento, un raro esempio di purezza morale e intellettuale, un uomo, un amico, un fratello… un padre.

Diverse volte mi sono trovata a chiedere consiglio a Padre Aldo di fronte a piccole e grandi scelte. Ricordo quando nell’agosto del 2002, mi recai dal padre per parlagli del progetto di Reggio Nel Web in quel momento ancora molto embrionale: “La gente non conosce molte cose - dissi al Padre - e va informata”.

Padre Bergamaschi mi ricordò la storia di Socrate, che uscì dall’agorà per sensibilizzare la coscienza della gente. Non se la sentiva più di stare insieme ai politici dicendo ai cittadini di non mangiare troppo mentre in Parlamento venivano preparati - per i politici - sontuosi banchetti.

Iniziai quindi subito lo sviluppo del progetto proponendo un “compromesso” al Padre: “Se darò vita a un organo di informazione lei poi accetta di collaborare attraverso interviste, interventi e suggerimenti?”. “Perbacco Marina! Volentieri. Quando vuoi io ci sono”. E così, di fatto Padre Aldo è diventato il saggio che dava suggerimenti senza mai imporre il proprio pensiero, senza mai giudicare e sempre disponibile al dialogo e al confronto.

La cosa che più mi colpiva era quando mi recavo in convento dal Padre per un parere su alcuni temi: con molta naturalezza e umiltà ogni volta mi tirava fuori un libro che aveva scritto su quel tema specifico. Dalla pena di morte ai movimenti cattolici, dall’ebraismo alla verginità della Madonna. Una cultura immensa nella quale era un piacere immergersi per attingere qualche perla da coltivare e da distribuire ai lettori.

Padre Aldo era affascinato dal mondo internet, dall’idea che un suo pensiero potesse essere letto nel medesimo momento in tutto il mondo con un semplice “clic”. “Altro che Esperanto Padre!” gli dicevo scherzosamente, “con internet si comunica dappertutto senza più barriere”.

Ora da lassù sono certa che ha scoperto un’altra lingua, ancora più veloce di internet dove tutti si comprendono senza filtri, dove non esiste chi in un mese guadagna 100.000 euro e chi invece ne guadagna 100, dove non si sente la necessità della divisione delle etiche, perché finalmente saranno state date tutte le risposte che per tanto tempo Padre Aldo ha cercato in questa vita terrena. Ora me lo immagino fra le braccia del Padre a godere di un amore incondizionato, senza profitto, a guardaci beato in attesa di ricontrarci quando sarà il momento.

Arrivederci Padre Aldo!
 

Marina Bortolani

ReggioNelWeb.it n. 226 del 19/06/2007 (www.reggionelweb.it/articolo.asp?file=a226padrealdo.xml) - I commenti dei lettori

Foto scattata il 22 Febbraio 2006: Padre Aldo Bergamaschi con Marina Bortolani



Soltanto ora apprendo dalla vostra mail la notizia della scomparsa del caro Padre.

Io non sono tra coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere Padre Aldo, ma per stimare ed amare un uomo così non occorre averlo incontrato di persona.

La testimonianza di tanta gente che gli ha voluto bene è la garanzia assoluta della sua statura morale. Da inguaribile agnostico, evito di aggiungere “e religiosa” ma, sempre da agnostico, posso almeno permettermi di augurare al buon Padre di essere approdato là
– se un luogo tale c'è – dove sperava e senz'altro meritava.

Giuseppe Cirigliano



Amici, la scomparsa di P. Bergamaschi mi mette in silenzio per renderlo a Dio con la mia preghiera nell'Eucarestia. Io conosco lui e lui ora dal paradiso si ricorderà di me, compagno di letture e di speranze sulle pagine di Don Primo Mazzolari.

Il Signore gli renda merito del coraggio cristiano che molti non gli hanno riconosciuto in vita. La sua perseveranza nella fede e nel ministero religioso-sacerdotale ci sia di stimolo ad attendere nuovi tempi, senza deflettere di fronte al rischio della nostra vita per amore di Dio e della sua Chiesa.

Con Padre Aldo Bergamaschi se ne va una costola di Don Primo, ma rimane con noi il suo cuore indomito per la giustizia richiesta dagli ultimi. Con il dolore degli amici.


p. Francesco Ruffato



La scomparsa di Padre Aldo, mi ha lasciata senza parole, infatti non sono riuscita a scrivervi nulla appena appresa la notizia. Solo ora ho girato un pò fra le testimonianze su di lui... e così vi scrivo.

Non l'ho mai conosciuto di persona ma solo attraverso internet, ma le sue parole arrivavano profonde e precise, dritte dove volevano arrivare: nel cuore dell'uomo.

Il Signore vi doni la sua pace,

Adele
www.bioeticaefamiglia.it



Ho conosciuto Padre Aldo, per mezzo di mia sorella e mio cognato anni fa. Quello che mi dicevano e le cassettine registrate delle sue omelie, mi attiravano e mi incuriosivano.

Erano cose nuove, un po’ difficili, ma riascoltandole e rileggendole, piano piano entravano nel cuore e nella testa, invitandomi a una vita responsabile e coerente con quella che ha detto Gesù: “Amatevi come io ho amato voi” e lui aggiungeva, senza profitto. Quello che diceva Padre Aldo era molto stimolante per me e anche la sua interpretazione e spiegazione del Vangelo era convincente.

Ho capito presto che non dovevo avere pregiudizi per nessuno ed ho provato il piacere e la gioia di voler bene a tutti e di esserne ricambiata e il desiderio di giustizia per quello che Dio ci ha dato nella natura, e lo dà per tutti.

L’ultima volta che ho visto Padre Aldo è stata alla presentazione di uno dei suoi ultimi libri. Era triste e mortificato, era convinto di aver fallito in quello che aveva voluto farci capire (Telergo) con la conversione dei cuori.

Quando, alla fine, mi avvicinai per salutarlo, lo ringraziai e mi venne spontaneo dirgli che non poteva andare perso quello che aveva seminato e che sicuramente avrebbe raccolto i frutti.  Ora là dove si trova mi piace immaginarlo “tra le braccia del Padre”. Grazie Padre Aldo

Clite



Quella che mi date è una triste notizia. Esprimo il cordoglio mio personale e quello della redazione de "il dialogo".

Condividiamo pienamente l'idea che lo stesso padre Aldo ha più volte espresso e che tu ben riporti nel sito: egli è vivo in mezzo a noi. Un abbraccio

Giovanni Sarubbi
(www.ildialogo.org)




Grazie padre Aldo
, per averci fatto vivere con spirito critico il Vangelo, responsabilizzando giorno per giorno le nostre azioni. 

Grazie per la sua francescanità autentica, un esempio che ha accompagnato gran parte della nostra vita.

Grazie per la sua presenza nelle nostre gite che arricchiva col suo inconfondibile stile di austerità.

Grazie per le preziose lezioni e annotazioni che spaziavano in tutti gli ambiti della cultura, senza mai essere pedanti, ma di stimolo alla conoscenza.

Grazie per la sua simpatica ironia e il suo spirito sempre giovane.

Un grazie speciale per averci aperto le menti. Leggendo le pubblicazioni delle sue omelie noi continueremo ad essere illuminati e a nutrire il nostro cammino di fede.

M. Luisa Morlini



Sincere condoglianze a tutto lo staff del sito, agli amici e persone che hanno condiviso cammino con padre Aldo, alla famiglia.

Esprimo la mia vicinanza. Ho ricevuto stamattina la comuicazione e mi unisco al silenzio del tempo del passaggio e cambiamento... per tutti.
 
Tania Pizzamiglio
provincia di Udine



Ho letto della morte di Padre Aldo e sono dispiaciuta di non aver più la possibilità di poterlo incontrare. Leggerò le sue cose e spero che adesso possa conoscermi.

Vi ringrazio molto del sito la cui prima newsletter mi è arrivata certamente da qualcuno che non conosco.

Tommasina Squadrito
Palermo



Con dispiacere
invio a voi suoi fratelli la mia preghiera, sicura che la sua anima è salita al cielo, dove nostro Padre l'attende a braccia aperte. Dico, grazie per le sue riflessioni e le omelie Domenicali.

Un abbraccio fraterno,
Wanda



Ho pianto, per il vuoto che questa morte lascierà nella mia vita. Anche se come medico, nel fondo del cuore, mi aspettavo che presto o tardi questa notizia sarebbe arrivata, è stato molto doloroso aprire il computer la mattina del 15 giugno e leggere il lapidario messaggio "Padre Aldo Bergamaschi è deceduto poche ore fa, nel convento di RE che da moltissimi anni lo ospitava”.  Il messaggio mi arrivava dall’altra parte dell’oceano; dopotutto, questo è il prezzo che ho pagato e pagherò per il resto dei miei giorni per avere scelto di vivere così lontano dalle persone care e importanti della mia vita. Gli annunci di morte mi sono tutti arrivati per telefono o per posta elettronica; anche per la morte di mio padre sono arrivata troppo tardi.

Per un credente la morte rappresenta un passaggio alla vita eterna, la resurrezione. Probabilmente la mia fede è debole, ma non sono ancora riuscita a vivere ed accettare la morte come un momento di gioia. Sono serena per il Padre: il suo stato fisico, un cuore troppo debilitato e logorato e che non pompava più adegatamente ossigeno a tutto il corpo e al cervello (organo così importante per il Padre) era diventato un problema, un peso, un ostacolo.

L’ultima volta ho visto il Padre a Natale, tra il letto dell’ospedale e del convento, e seppure la sua lucida e acuta mente fosse sempre presente, si capiva che lottava dentro a un corpo che, lungi dall’essere quel mezzo meraviglioso che Dio ci ha donato per conoscere il Suo Pensiero, era diventato un grosso limite. Ora il Padre si è ricongiunto con il “Logos” di cui tanto mi ha parlato per indicarmi la Via, la Verità, la Vita. Ora, come Gesù, sarà con me per il resto dei miei giorni. Dipenderà da me, dalle mie libere scelte, rimanere con loro.

Devo a Padre Bergamaschi una fede più matura, il fatto di non essermi trasformata completamente in una persona atea o in una persona religiosa. Devo a Lui il fatto di avere capito la differenza tra il cristiano e il religioso, e sebbene la mia conversione sia sempre molto vacillante e piena di tentazioni, so almeno riconoscere quando agisco seguendo la mia naturale necessità religiosa.

Il Padre mi ha sposato. Mio marito è ateo, e solo Lui poteva unirci in matrimonio e lasciarci un messaggio che fosse duraturo: “Amatevi senza profitto”. Non so onestamente se tutte le mie azioni nei confronti di mio marito siano senza profitto, ma siamo insieme da diciasette anni e le parole che il padre pronunciò durante l’Omelia del nostro matrimonio, ancora mi risuonano nella mente.

Grazie al Padre, alcuni anni orsono ho anche avuto modo, insieme con Chiara, di scontrarmi con l’ambiente burocratico delle Nazioni Unite. E' stata una grande delusione e ho avuto conferma di ciò che spesso constato ovunque: tutto quello che appare semplice e razionale alla mente umana, diventa impossibie e complicatissimo nei rapporti di lavoro e di potere. Il Padre soleva dire che, per quanto riguarda i rapporti sociali e politici, siamo dentro ad un imbuto, e più cerchiamo una soluzione, più scivoliamo dentro. A Lui devo la comprensione della soluzione: l’abbattimento degli Stati nazionali, la creazione di una organizzazione sovranazionale, al di sopra delle parti e l’immediata divisione delle etiche. E’ una Utopia, non penso si attuerà se non quando, economicamente parlando, sarà proficua per qualcuno; ma, come diceva il Padre, è una buona Utopia e vale molto di più di mille cattive soluzioni.

Del Padre mi rimarranno per sempre le Idee, i Pensieri, gli Scritti. Ora per me è come Platone, come Socrate, è entrato nel gruppo di coloro che, usando la mente, ci hanno permesso di capire che la Creazione è l’estrinsecazione del Pensiro di Dio.
 
Mariarita Santi
(Washington, DC)



Un ricordo e una preghiera. P. Aldo avrebbe esordito così: Padre Aldo Bergamaschi, Francescano Cappuccino è morto; Aldo Bergamaschi cristiano è vivo: chi si presenta al  giudizio Divino, non può che essere vivo.

Lo abbiamo sentito da questo pulpito commentare la prima Beatitudine: “Beati i poveri in Spirito…”, che traduceva in Beati i Mendicanti o Ricercatori di valori spirituali… Nessuno potrà mai negargli l’attributo di ricercatore dei valori spirituali, indicati da Gesù, e per questo ha dovuto soffrire.

Questa ricerca lo ha portato a capire, come Lui diceva, che il cristianesimo non è una religione, ma una novità esistenziale, dove Gesù ci ha invitato ad amarci come Lui ci ha amato, e aggiungeva: senza profitto, nei tre settori chiave della convivenza, sesso, danaro, potere.

Ha finalizzato il suo rigore intellettuale, in quanti lo conoscevano, lo ascoltavano, lo leggevano, a far comprendere sempre di più il vero Messaggio di Gesù. Come S. Francesco dopo il sogno di Spoleto, aveva deciso di ubbidire prima al Padrone che al servo: al Padrone-Dio - diceva - ho consacrato i miei voti di sacerdote, e a Lui devo risponderne.

Se ne è andato senza poter sperimentare quel modello di convivenza cristiana che chiamava “Telergo” per concretizzare il messaggio di Gesù. Era solito dire che con un gruppo di confratelli avrebbe potuto mostrare all’umanità come condividere con giustizia i beni del creato; ma, anche noi che gli eravamo vicino, non abbiamo saputo cogliere “l’invito alla cena”.

L’inquietudine in lui non si è mai spenta, non è stata una colpa, ma una distinzione spirituale, un preannuncio di Grazia. Scriveva don Mazzolari: Il muoversi a proprio rischio non è disobbedienza, non è atto di ribellione. Le più belle pagine della Chiesa sono state scritte da anime inquiete.

Leggo da una lettera
del 2 novembre 1999 scritta dal suo superiore Padre Paolo Poli quando lo riabilita a tutti gli effetti e lo nomina guardiano del convento di Reggio:

Proprio ora che siamo all’inizio dell’anno giubilare, l’anno in cui tutti i debiti vengono azzerati, non potevamo dimenticare il grosso debito che abbiamo accumulato in questi undici anni nei tuoi confronti: non permettere a un sacerdote di annunciare la parola di Dio è veramente un provvedimento di grave responsabilità.

Volevo ringraziarti per quello che hai predicato in questi undici anni di silenzio con la tua sottomissione e il tuo esempio di vita fraterna nel convento di Reggio Emilia: è stato un ulteriore motivo di conferma della stima che da sempre nutro nei tuoi confronti.

Ora la sua anima è dinnanzi all’amato Gesù, Colui che gli aveva donato quei “talenti” così incompresi, contrastati, mortificati nella sua vita di francescano, come tutti sappiamo. Invitava però i fratelli a pregare perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente.

La Chiesa certamente non dovrà chiedere perdono per come egli ha trafficato i talenti che Dio gli aveva assegnato. Auguro che i suoi illuminanti indirizzi di vita cristiana attinti dal Vangelo, continuino a vivere in noi, ci siano sempre di ammonimento, di stimolo e di speranza per riuscire ad attuare “la buona utopia”. È un impegno per tutti noi a proseguire il suo cammino.

Padre Aldo, rimanga nel nostro ricordo con le ultime parole di S. Francesco morente, che aveva fatto sue: Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Gesù Cristo, e solo Lui.

Ecco la preghiera scritta da don Primo Mazzolari, del quale padre Aldo è stato collaboratore fin dai tempi dell’ “Adesso”, e con lui ha condiviso l’amore per la Chiesa di Cristo che avrebbero voluto più attenta ai problemi sociali nella convivenza (L’uomo che manca all’uomo è ingiusto; il cristiano che manca al cristiano è sacrilegio). In questa preghiera alcuni passaggi sono stati fatti suoi da padre Aldo, come lo “stato” e non il “luogo” in cui è destinato chi ha raggiunto il livello meritorio della luce di Dio.

Signore, ti preghiamo per l'anima
di Padre Aldo e per tutti noi:
ch'ella riposi nella pace
del tuo amore infinito,
nella pace del porto sicuro,
nella pace della meta raggiunta.
Viva nell'amore Tuo, lui che
abbiamo amato e dal quale
siamo stati amati.
A questo fratello, passato attraverso il dolore,
rivela Te stesso,
i segreti della Tua giustizia
e i misteri del tuo amore.
Dona a noi quella visione interiore,
per cui, nell’intimo comunichiamo
col mondo invisibile
nel quale ora lui è:
con quel mondo fuori del tempo e dello spazio,
che non è luogo, ma stato,
che non è lungi da noi, ma intorno a noi,
che non è dei morti, ma dei vivi;
con quel mondo che vede Te,
o Dio, nella luce del giorno eterno.
 
Per questo preghiamo.
Nando Cottafavi


A distanza di anni dall'incontro con Padre Aldo, avvenuto tramite la sua predicazione, l'attenta lettura dei suoi libri, la meditazione a cui richiamavano i messaggi dei presepi, voglio dare la mia testimonianza.

Ripulite la mente e il cuore da quella religiosità che si frapponeva, come ostacolo, alla mia totale appartenenza a Dio Padre, a Gesù suo volto umano e al suo Spirito che fa dei credenti creature nuove, capaci di vivere secondo il Messaggio Evangelico, padre Aldo mi ha introdotta in un cammino che non ha più avuto dubbi e ripensamenti tali da farmi retrocedere.

Non è stato il "colpo di fulmine", ma un costante e ininterrotto cammino di passi sicuri, percorsi con altri fratelli, che ora mi permettono di offrire la mia personale esperienza.
Punti di partenza: Se ascolterete la mia Parola conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi (Gesù) - Amatevi come io ho amato voi (Gesù)

La conoscenza di Padre Aldo è stata provvidenziale! Dalla religiosità ripulita da obblighi, doveri, imposizioni e timori ne è scaturita una vita ricca di responsabilità personale, creativa e coerente al dono totale "a Dio per i fratelli" a cui mi ero sentita chiamata, da Dio stesso, fin dalla giovane età, ma che ancora tenevano mi legata a tanti condizionamenti.

In questo momento di saluto e di distacco, solo terreni, voglio dire a Padre Aldo l'unica parola che carico di pienezza: "grazie", sì, grazie per avermi aiutata a ritrovare il senso vero della mia vita di fede, nell'avermi riacceso il fuoco di gioia e di entusiasmo iniziali, di essere "possesso di Dio”, i quali, permettono di avvicinarmi con spirito di maggiore umanità, comprensione e disponibilità ad ogni fratello, indistintamente.

Scelgo la frase, da lui citata spesso e lasciata da San Francesco come saluto-testamento ai suoi frati (e nel corso dei secoli a quanti lo hanno seguito) che mi sento come la più adatta da attribuire a lui in questo momento: Io ho fatto la mia parte, il signore Gesu' vi insegni a fare la vostra!

Ecco, Padre Aldo, il perché e il contenuto del mio "grazie", del mio affetto e del mio saluto. A me non resta che proseguire la strada luminosa da tempo intravista e che cerco di percorrere. Padre Aldo, A DIO.

 
Suor Regina Corghi
(San Piero Agliana, PT)



Siete nei nostri pensieri e vi ricordiamo con grande affetto,
benché ci si senta di rado; fate parte di quella categoria di amicizie di una qualità tale che il tempo e lo spazio non possono sbiadire.

Recentemente stiamo riflettendo sulla morte in seguito alla lettura della trascrizione di una serata sul tema de l’Ultima Beatitudine,  tenuta a fine gennaio 2007 da Fra' Alberto Maggi, nell'àmbito delle conferenze promosse dal Centro Studi Biblici «G. Vannucci». La morte, per un cristiano, è  un momento di passaggio; un passaggio che finalmente ci porta a condividere l'essenza di Dio Amore. Attraversare questa vita scoprendo, vivendo e testimoniando l'Amore che Cristo ci ha insegnato, ci fa già assaporare la vita eterna, una vita di una qualità tale che non conoscerà la morte. La morte è quindi un distacco forzato che certamente provoca dolore; a chi rimane, alle persone più care e vicine.

Tuttavia, ancora una volta, siamo circondati da una cultura nella quale la morte è il male assoluto, perché porta via tutto quanto ciò cui viene dato valore. Certo, in questa prospettiva lo è. Ahi per voi ricchi... perché morirete, nel senso che non saprete vedere nella morte un passaggio, ma la fine dei vostri privilegi, e così sarà se non vi convertirete.

Ma per un cristiano la morte non deve essere vista in questo modo, e la Scrittura è chiara su questo. Beati fin d’ora i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono (Ap 14,13)

Non dobbiamo essere addolorati della morte di P. Aldo, che finalmente ha coronato il suo desiderio più grande: contemplare Dio. Dovevamo, semmai, essere preoccupati ed addolorati per le sue sofferenze nel corpo.

Lui vivrà in noi, che non lo dimenticheremo e, soprattutto, continueremo a credere e testimoniare lo stesso Amore cui ha dedicato la sua vita intera. Con profondo affetto

Paolo e Rosanna



Con dispiacere invio a voi suoi fratelli la mia preghiera, sicura che la sua anima è salita al cielo, dove nostro Padre l'attende a braccia aperte.

Dico, grazie per le sue riflessioni e le omelie domenicali. Un abbraccio fraterno.

Wanda



Lo stimavo molto, anche se non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo. Ho capito che era una persona che lottava: lottava per la pace, per la giustizia, dalla parte dei più deboli.

A lui un mio caldo abbraccio

Antonella Serafini



E' morto Padre Aldo, ma non la sua parola, i suoi insegnamenti, per chi ha saputo accoglierli. Personalmente pur non condividendo in pieno il suo pensiero, ho saputo apprezzarne e ne apprezzo lo sforzo nella ricerca, nel tentativo di  comprendere la Verità che pur sapendo, per fede, incarnata in Cristo, rimane e ancora rimarrà un mistero per noi.

Ne ho colto le sollecitazioni che mettono in discussione quelle pseudo certezze che ho in materia. Pseudo perchè sono certezze vacillanti e dunque non vere certezze. Lo sono per fede, ma chi ha conosciuto anche un solo pensiero o una mezza frase del Padre, capisce che le certezze non esistono e non ne possono esistere a riguardo, e che la Parola che ci sforziamo di comprendere non è affatto una Parola che lascia tranquillo chi l'ascolta. Ieri ho sentito la banalità più grossa in merito: la conversione come pace dell'anima... Chi lo pensa, non ha capito nulla.

Sono vicina a tutti voi e spero davvero che sappiate portare avanti la strada indicata dal Padre. Al mio amico dicevo che non so se il Padre fosse nel "giusto", so solo che apprezzo la forza con cui le sue riflessioni hanno toccato il cuore di molti, anche del mio amico. Per niente tranquillo, infatti. Come il mio e come quello di tutti voi.

Roberta Rosignoli



La scomparsa di padre Aldo Bergamaschi, frate cappuccino e sacerdote lascia un profondo vuoto nella nostra città, che certo non dimenticherà ed anzi ora è custode della sua eredità di sapienza, cultura e fede, fonte preziosa a cui hanno attinto generazioni.

Ho avuto modo, anche recentemente, di chiacchierare con lui. Servitore della verità e amico dei poveri, padre Aldo è stato fra noi testimone autentico della Regola francescana. San Francesco d’Assisi è stato suo maestro ideale e don Primo Mazzolari suo maestro storico.

Degli insegnamenti e del modello di vita di don Mazzolari, padre Aldo è stato acuto studioso e propagatore. Le numerose pubblicazioni e l’insegnamento della Pedagogia hanno fatto di padre Aldo un riferimento culturale e spirituale anche oltre i confini nazionali, ma le omelie domenicali, le conferenze e la vicinanza ai poveri nel convento e nella chiesa dei Cappuccini di Reggio hanno fatto di lui un riferimento per la comunità reggiana.

Graziano Delrio
(Sindaco di Reggio Emilia, a titolo personale e a nome dell’Amministrazione Comunale)



Abbiamo appreso la dolorosa notizia
della scomparsa di Padre Aldo, saremo presenti ai funerali per testimoniare la nostra grande stima ed amicizia verso uno dei più fedeli amici di don Primo.


Un abbraccio ed un caro saluto

Giancarlo e don Giuseppe
(Fondazione Primo Mazzolari)



Quando scompare da questa vita un gigante, si rimane frastornati e una marea di sentimenti e ricordi affollano la mente, tanto da rendere al tempo  stesso urgente e difficile scriverne. Padre Aldo era un gigante, nella sua struttura fisica imponente e nella sua statura morale e intellettuale.

Mi vengono alla mente i primi ricordi di questo ‘fratone’ che dal pulpito si esprimeva con un linguaggio così diverso da quello di tanti predicatori a cui eravamo abituati fin da bambini. Le sue erano parole di chi si esprime con autorità, perché quelle parole le aveva studiate, passate al vaglio della ragione e del Maestro, sofferte. Ti arrivavano come uno scuotimento al cervello e al cuore. Già, al cuore, perché mai c’era arroganza, saccenza, ma tanto amore per il Vero, per l’Uomo, per il Maestro.

Poi, conoscendolo di persona, trovi un uomo assai diverso da come lo puoi immaginare ascoltandolo a distanza o leggendo i suoi libri; trovi un uomo tanto impegnato e meticoloso nel documentarsi e riflettere sulla conoscenza più elevata alla ricerca della Verità che si presenta come persona di una semplicità che ricorda il candore degli occhi di un bambino: una volta mi congedò accompagnandomi alla porta del Convento, e vedendo che avevo bloccato la bicicletta con due lucchetti, sgranò gli occhi e osservò: "Oggi bisogna avere anche un secondo lucchetto? Mah!..."

Tanti anni fa, in occasione di uno spostamento in auto col gruppo degli amici, uno di questi lo invitò a viaggiare nella sua auto, perché aveva installato il climatizzatore; la prima preoccupazione del Padre fu di chiedergli: ‘Ma gli altri, hanno anche loro il climatizzatore in auto?’ Con parole di estrema semplicità esternava tutta la sua paura di essere fatto soggetto e oggetto di privilegio.

Non aveva mai perdonato coloro che pur tanta sofferenza gli avevano causato: non li perdonava perché non li aveva mai giudicati; semplicemente non riusciva a capire l’ostinazione dell’uomo che non ricerca, non collabora nel mettersi assieme per confrontarsi sull’esempio di Chi è venuto tra noi per costruire un modo nuovo nel rapporto tra gli uomini, e tra gli uomini e Dio.

Grazie per le tue parole e per il tuo esempio, Padre Aldo, grazie per essere stato qui con noi, gigante buono.

Luciano Prandi



Desidero ancora una volta dirLe grazie, caro p. Aldo, come sempre solevo fare quando ci incontravamo.

Grazie, perché per orientare la mia vita Lei è stato fondamentale. Mi ha caricato di “responsabilità” in nome di quella Verità che mi ha resa libera dalla religio, quindi Le sono immensamente grata. Persone come Lei, il Signore non dovrebbe riprenderseLe mai.

Ecco allora la mia promessa: mi impegnerò affinché, in nome del Suo modo di rivelarmi il Messaggio di Gesù, Lei continui a vivere in me.

Edvige



Mi ha sicuramente cambiato
nel modo di sentirmi, di essere, di vivere e pensare in quanto seguace di Nostro Signore Gesù Cristo.

Desidero, nel mio piccolo, contribuire affinchè il pensiero di Padre Aldo resti cosa viva.

Mauro Tedesco



Arrivederci, P. Aldo! Nel momento in cui apprendo la notizia che P. Aldo Bergamaschi ha preso l’ultimo treno per l’appuntamento più importante della sua vita, desidero fare giungere ai suoi amici ed estimatori, la mia gratitudine al Signore per averlo conosciuto e agli amici per averne diffuso l’insegnamento via internet.

Non ho mai incontrato «fisicamente» P. Aldo, ma mi sono sempre sentito in sintonia con lui, fin dai tempi di «Adesso» di don Primo Mazzolari che conservo integro in copia fotostatica. Ho letto diversi suoi libri, cioè ho succhiato parte della sua anima perché della parola P. Aldo  è ministro e servitore fedele. Un banditore. Da quando l’ho scoperto in internet, leggo spesso le sue omelie, trovandovi una consonanza e una chiarezza davvero encomiabili.

L’età che avanza non intacca la lucidità del ricercatore, la facondia del maestro e la lungimiranza del profeta. Egli avanza con i tempi, di cui sa cogliere i bisogni e anche le contraddizioni, ma non per questo si ritira in disparte. Egli resta sempre nel cuore della strada di cui sa distinguere le voci, gli umori e il chiacchiericcio. E’ abitato dallo Spirito e per questo sa dire la parola profonda e semplice da cui si lascia permeare contagiando coloro che gli stanno attorno sia fisicamente che virtualmente.

Egli è «un uomo carnale» nel senso più pieno dell’espressione, perché mentre cerca la pienezza dell’umanità la vive nella sua esperienza di uomo credente e di figlio di Francesco di Assisi. La sua «carnalità» è quasi il sacramento dell’incarnazione del Lògos che egli tocca con le mani, vede con gli occhi, ascolta con gli orecchi e mangia con la sua bocca. Un tutt’uno, una unità totale, una nuzialità tra fragilità e assoluto. Padre Aldo sa esprimere nella sua carnale spiritualità mistica l’invisibilità di quel Dio di cui è impastato e che ha impastato di sé.

Ora P. Aldo ha concluso il suo «esodo» ed entra nella Terra Promessa e realizza quell’«Ad-Dio» in cui crede e spera, e che adesso finalmente raggiunge. Per un cristiano non è un momento di tristezza, ma il tempo supremo e solenne della gioia perché si va incontro al Signore per vederlo così come egli è.

Ringraziamo il Signore per averci resi degni della sua presenza e della sua parola, e lasciamoci afferrare dallo stuolo di sentimenti che affollano il cuore mentre con pacata e gioiosa speranza gli diciamo: «Arrivederci, P. Aldo, arrivederci nella Shekinàh/Dimora del Padre, del Figlio e dello Spirito». A presto, amico mio, con l’aiuto di Dio.
 
Paolo Farinella, prete



E´ strano come la notizia della morte di un congiunto ti arrivi fra la colazione e il pranzo, in una qualunque frenetica giornata soffocata dalla banalità. Ma se chi ti é morto non era tuo parente, come giustifichi le lacrime?

Non tanto davanti agli altri, che di questi tempi si accorgono poco di tutto, ma davanti a te stesso. Per chi sto piangendo? Perché sto piangendo? Una donna del nord della mia età piange di rado e per poche ragioni. Fin da piccoli ci insegnano che piangere è inutile, non é proficuo, ci fa diventare il viso rosso e il naso a forma di peperone. Soprattutto piangere mostra agli altri la nostra fragilità. Sto piangendo come una bambina. E dato che al nord non ci sto più, per fortuna, non devo vergognarmi di piangere, né davanti agli altri né davanti a me stessa.

Fermo tutto e cerco di focalizzare i miei pensieri su padre Aldo, ma appena mi vengono in mente le sue grosse mani e la sua barba ispida e curiosa, ricomincio a piangere e sfioro perfino il singhiozzamento. Stanno morendo tutti, mi viene in mente. Tutto il ventesimo secolo mi sta morendo giorno dopo giorno: poeti, scrittori, artisti, preti, insegnanti. Fra qualche anno non avremo piú nessuno e saremo completamente soli, nei meandri duri del nostro tempo durissimo.

Ho conosciuto padre Aldo da adolescente, un giorno di un'urgente necessità di confessione, quando cercavo un frate speciale per infilare nel sacco i miei presunti peccati e i miei tormenti di essere umano in fuga. Stavo per partire, con nella bisaccia il mio amore per la conoscenza, un gran rispetto per i doni del Signore e un profondo dolore per una famiglia di bronzo che non comprendeva me e la mia natura d´oro.

Mi ascoltó e mi confessó, attento a chi ero, a cosa volevo e cosa sognavo. Disse di non preoccuparmi del baratro di infelicitá che la mia famiglia mi aveva procurato, ma anzi, di riempirlo, di usare i miei talenti, di costruirmi la mia vita: Esistono genitori privi di qualitá. Non te ne preoccupare. Hai il diritto di andare per la tua strada e di sottrarti alle loro angherie. Leggi Simone Weil e Hanna Arendt. Partii dalla cittá e non tornai piú.

Quella fuga mi salvó la vita da anni di feroci discussioni, di vuoti litigi e forse, anche, da qualche desiderio disperato di vendetta. Sicuramente mi salvó da un destino banale. Gli scrissi qualche volta dall´estero, dai posti dove scappavo. E mi rispondeva. "Figliol prodigo" era come cominciava tutte le sue lettere a me. Una scrittura minuta, densa e narrativa, piacevole, asciutta nello stile. Giravo per giorni con quella lettera nella giacca a vento, a temperature improponibili, rimuginando, talvolta piangendo. Ma quel frate ostinato e coltissimo credeva in me e nei miei talenti e con ironia e forza, mi incitava a non mollare, a resistere al freddo e alla solitudine, a continuare a scavare per disseppellire i miei talenti e quindi compiere il mio destino.

La seconda volta che mi confessai ero appena diventata madre. Ero in Italia, a Reggio Emilia. Sempre malvolentieri, sempre inquieta e infelice in questa città vuota di spirito. Il "figliol prodigo" stavolta era arrivato di persona. Era agitato, spaventato e aveva fatto una creatura a cui non sapeva bene come rapportarsi. Amalo, a dispetto del fatto che i tuoi genitori non ti hanno amato. Amalo e dagli il meglio di te stessa. Dopo tanti anni avevo dimenticato i rituali cattolici della confessione. Un po' ne sorrise, ma percepì il mio tormento e fu forte e dolce.

Partii poco dopo con un bimbetto di tre mesi in braccio. Trascorsi anni duri, a cercare di ricreare un modo di amare che non conoscevo. E´stato difficile per me, che non avevo sperimentato l´amore parentale, riuscire ad amare perbene mio figlio. Gli scrissi poco, da quel momento e anche lui cominció ad avere problemi di salute. Un inverno andai a visitare il presepe nella cripta del Cappuccini e lo vidi seduto ad occhi chiusi. Passai davanti senza dire niente. Era in uno posto che doveva piacergli moltissimo.

Ora, io so che la maggioranza della gente ha apprezzato questo frate in quanto filosofo e teologo, in quanto ribelle all´interno di una Chiesa che ormai dà il disgusto anche a se stessa. In un periodo in cui un Lutero ci parrebbe eccessivo e non alla nostra portata di mediocri, un frate purissimo, dall´intelletto brillante, dalla loquela lenta, profonda, intensa, ha dato l´impressione di ravvivarci la speranza, di venire incontro alle nostre fedi raffazzonate ed incoerenti.

Io e Padre Aldo avevamo una cosa in comune: un grande e profondo amore per l´umanesimo greco e latino. Da quella cultura lui traeva la lucidità e la purezza intellettuale con cui affrontava il suo essere cristiano; io, grazie a quella cultura, mi sono salvata la vita diversa volte. Lessi poi Simone Weil, Hanna Arendt e anche i suoi libri su Mazzolari.

Grazie ad internet, in questi anni, ho potuto leggere con assiduitá tutte le sue omelie. Alcune cose le ho sempre reputate posizioni inutili, come l'esperanto e la disgregazione degli stati nazionali. Lo ammetto. Forse perché viaggiando tanto, mi sono resa conto dell´impossibilitá reale di certe cose. Ma in ogni modo lo leggevo, non potendolo ascoltare, e rimaneva la persona che credeva nei miei talenti e che mi suggeriva di non mollare mai. E´ bello avere un tale uomo che ti chiama il suo "figliol prodigo".

Due anni fa morí mio nonno e lo incontrai per l´ultima volta alla messa del primo dell´anno. Un'omelia bella, simpatica, fresca. Sembrava totalmente guarito e in forze. Avevo il cuore ferito dalla scomparsa di uno dei pochi membri della mia famiglia che mi aveva amato e il vederlo lì a parlare, ascoltarlo, volergli bene, mi fece stare meglio. Lo salutai e uscii dalla chiesa dei Cappuccini.

Anche ora sono lontana e passeggio con la bisaccia dei miei talenti fra belle colline e uliveti che sembrano il Getsemani. Ma mio figlio è grande e sono riuscita ad amarlo fino in fondo, con passione e dedizione. Vivo in un posto bellissimo e ho imparato anche ad essere felice, di tanto in tanto. Anche grazie ad un uomo che, invece di dirmi onora il padre e la madre, mi suggerì di fuggire e di imparare l´amore per conto mio. Certi genitori non sono degni, altri sì. Il figliol prodigo abbraccia il suo padre Aldo e lo saluta per l'ultima volta.

Federica



In questi momenti la commozione è alta, però non dimentichiamo di esultare perché Aldo sta facendo festa tra le braccia del Padre, Aldo Bergamaschi è nella comunione dei santi.
 
Delle molte cose che si potrebbero dire su Padre Aldo Bergamaschi, scelgo dal suo libro Quale vocazione (LEF 1982) due brevi frasi che mi pare sintetizzino il cuore del suo pensiero: «Il vero problema del rinnovamento cristiano non può più consistere nel divulgare il Messaggio, ma nell'attuarlo; anzi nel divulgarlo attuato». E poco più sotto
(pagg. 127/128): «Se la Fede non corregge i rapporti socio-economici tra credenti, non ci sarà salvezza».

Nelle pagine successive, cominciando a tratteggiare le caratteristiche di Telergo (così aveva chiamato l'ambiente-utopia da lui immaginato e auspicato,
pag. 131) precisa: «Telergo si propone di mostrare come si attua, tra credenti, la giustizia senza passare attraverso la lotta di classe».

Mi domando: quell'autorità che con le sue sanzioni lo ha costretto al silenzio, di quali benefici ha privato la comunità ecclesiale? Forse Aldo Bergamaschi possedeva il grande realismo di un sognatore. Forse è per questo che, pur non avendolo mai incontrato, l'ho sempre sentito, e lo sento, così vicino.
Questo Padre ha lasciato un segno nel mio cuore. Per sempre.

Antonio Thellung



Era stanco, logorato da una vita vissuta senza risparmio e che nulla gli ha risparmiato, è tornato a casa.

Padre Aldo è stato come una fucilata nel torpore della mia vita di anonimo e mediocre cristiano. La Messa di Padre Aldo (sì, perché era una Messa con una omelia che la rendeva davvero speciale e unica), alla quale molti anni fa mi capitò di assistere casualmente, mi colpì, mi fece male, mi fece pensare che troppo si permetteva questo frate ribelle.

Parlai tanto con mia moglie, discutemmo di quelle tesi, riflettemmo sulle sue provocazioni, riprendemmo in mano il Vangelo, impolverato in un angolo della libreria, e controllammo le frasi, le parole... il Verbo. Così tornammo, la domenica successiva, e poi ancora, e ogni volta una lunga riflessione seguiva quella predica che Padre Aldo dichiarava provocatoriamente non per tutti.

E dopo quelle discussioni, in cui riuscimmo a coinvolgere anche i nostri figli adolescenti, si stava bene, avevamo trovato quello che Padre Aldo con la sua straordinaria abilità oratoria ci comunicava con tutto il suo essere, la sua passione, il suo cuore malandato: l’amore per Gesù.

Ama il prossimo tuo: senza interesse, quella frase che Padre Aldo tuonava dall’altare, per me sintetizza davvero la sua vita strapiena d’amore verso gli altri, tutti gli altri, indistintamente. Quella frase è incisa nel mio cuore, ha cambiato la mia vita, ha rinvigorito il mio pensiero: grazie Padre Aldo.

Giuseppe Codeluppi






  I commenti dei lettori su ReggioNelWeb


grazie          Alberto     24/06/2007 14.51
         grazie padre aldo, per tutto, per le cose che ho condiviso, cosi come per quelle che ho condiviso di meno...grazie...vorrei un mondo nel quale ci fossero piu persone, credenti o meno che siano, cristiani o meno che siano, con il suo coraggio, la sua coerenza, la sua fede...
Rispondi


un immenso grazie          un fedele     23/06/2007 11.53
         lei per me ha fatto tantissimo padre. grazie. grazie. grazie.

Un comportamento cristiano          Claudio e Paola     20/06/2007 21.33
         Quante volte nelle tue omelie dicevi che il cristiano deve essere come un catalizzatore che promuove la reazione ma non vi partecipa. Per la nostra esperienza accanto a te, sicuramente lo sei stato. Quando ti si chiedeva un consiglio, mai imponevi la tua volontà ma, molto “socraticamente”, riuscivi a fare capire la giusta soluzione. La tua ricchezza interiore riuscivi sempre a condividerla con chi ti era accanto. Grazie per i momenti indimenticabili che ci hai concesso. Sarai sempre il nostro faro.


un abbraccio immenso          Pierluca     20/06/2007 18.24
         voglia arrivare il mio immenso abbraccio a una persona straordinaria e amico di tutti.

bellissimo il sito di Padre Aldo          Robby     20/06/2007 09.45
         Complimenti agli amici che curano il sito di Padre Aldo è completo e chiaro.
 

si fa fatica a scrivere          Matteo G.     20/06/2007 09.07
         leggo e rileggo questo bel ricordo di Padre Aldo e vorrei anch'io esprimere il mio umile pensiero, ma non ci riesco. Dire qualcosa di fronte alla grandezza di Bergamaschi risulta... imbarazzante. Non so perchè ho questa sensazione. Mi permetto solo di dire che è una perdita profondissima per tutti.
 

 uomo planetario          Nando     19/06/2007 22.09
         Se penso alle tante e importanti tematiche affrontate da p. Aldo, ritengo sia stato un "uomo planetario". Ha lavorato secondo la visione di Gesù nell'ambito della "creazione come evoluzione". P. Aldo era certo che Dio avesse dato all'uomo il compito di perfezionare la natura umana. Grazie Aldo


buon lavoro padre!          Ferrari Giulia     19/06/2007 15.09
         ho ascoltato talvolta con molto interesse le sue omelie. Sono certa che nell'aldilà stia già lavorando per noi. E da là ci sarà ancora più vicino.

UN UOMO          lorenzo romoli     19/06/2007 11.58
         fede valori scelte errori atti scritti, tutto questo e molto altro di un UOMO nel vero senso della parola! esempio in tutto ciò che ha fatto per molti, anche per coloro i quali non hanno voluto seguirne gli inviti. un giorno che lo incontrai gli chiesi come mai San Giacomo era citato solo per una lettera, forte e decisa nella Bibbia....mi rispose che la Bibbia l misero insieme uomini che non avevano interessi propriamente rivolti alle cose insegnate da Gesù....ecco la lettera di San Giacomo Apostolo, la rileggo nel suo pensiero e ricordandolo come fonte vera di precise indicazioni sul da farsi per il bene comune....Grazie Fratello Aldo, Grazie di Cuore per tutto quel poco che ho capito dai tuoi tanti insegnamenti...arrivederci


grazie a Reggionelweb per avermelo fatto conoscere          stimatore     19/06/2007 11.05
         Avevo sentito e letto di padre Bergamaschi, ma da quando si è avvicinato al mondo internet attraverso reggionelweb ho potuto conoscerlo più da vicino e apprezzarlo nella sua essenza. Un giorno, dopo aver letto un suo intervento sui profitti proprio su reggionelweb, andai da lui per chiedere lumi su sfumeture che non avevo compreso. Mi accolse a braccia a aperte e mi spiegò tutto ciò che desideravo capire. Con umiltà come giustamente ha evidenziato Marina. Mi disse anche che potevo tornare in qualsiasi momento. Ho apprezzato molto questa apertura e disponibilità (non avevo nemmeno telefonato, mi ero recato direttamente in via f.lli Bonini) e sono felice di averlo potuto conoscere anche di persona. Grazie.
 

non riesco a non piangere la sua assenza          Marco     19/06/2007 10.36
         so che il padre non asrebbe d'accordo, ma non ce la faccio a non piangere la sua dipartita. mi manca già moltissimo.


un gigante troppo osteggiato          un caro amico del padre     19/06/2007 08.55
         ho partecipato al funerale di Bergamaschi e vorrei conoscere il nome del celebrante (non del superiore Meglioli che è stato di una delicatezza e profondità immensa), così magari da segnalarlo a Striscia la notizia o alle Iene per la freddezza e insofferenza dimostrata. Quando un rappresentante della Fondazione Mazzolari stava dicendo una breve preghiera l'ha fatto interrompere per farlo parlare alla fine. Mah... che bisogno c'era? E poi alla fine, quando il prof. Bicocchi parlava, c'era sempre il "fidato" di questo freddo celebrante che metteva fretta. Si può dire che padre Bergamaschi è stato osteggiato fin oltre la fine. Ora riposa in pace, dove non ci sono nè ostacoli nè invidie.
 

 a Telergo!          Emiliano     19/06/2007 08.38
         non la scorderò mai. Mai!
 

 un grande uomo che mi ha dato tanto          m.g.     19/06/2007 08.33
         sarò riconsocente a padre bergamaschi per tutto quello che ha fatto per me evitando che facessi scelte sbagliate.





I commenti dei lettori su Luogocomune

theMatrix        Inviato: 24/6/2007 10:08
GRANDE! Finalmente una interpretazione del Vangelo che si avvicini davvero alla mia!

   
clausneghe     Inviato: 24/6/2007 11:46
Brava Redazione, per aver pubblicato questa toccante testimonianza...

Riguardo al Padre Aldo che non conoscevo, forse perchè ovviamente poco strombazzato dagli sciocchi media il suo nome, si capisce bene perchè non ha fatto carriera...

Infatti è davvero dura applicare con coerenza il Verbo... E chi lo fa e si rifiuta per es. di benedire poteri, cannoni e bandiere trova nemici inflessibili allignanti anche e sopratutto nella Chiesa Madre...

Onore al merito e alla coerenza di un discepolo di Colui che morì vestito solo del povero saio, coricato sulla nuda terra Toscana

   
manolete     Inviato: 24/6/2007 11:55   
Salute a tutti, mi unisco all'omaggio di Giovanni.

Chi, come me, ha avuto la fortuna di entrare in contatto con Aldo Bergamaschi, percepisce nel profondo quanto dal 15 giugno questo mondo sia più buio.

Le sue parole (e i suoi atti, che in lui corrispondono alle parole in totale coerenza) non hanno la caratteristica di "riscaldare l'animo" (ha sempre fatto della "razionalità" il bisturi con cui opera): sono una lanterna con cui ogni viandante può fare luce sul proprio cammino.

Ha lasciato un'eredità "ingombrante", quella di San Francesco morente: "Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Gesù Cristo".

Con una simile eredità, non c'è tempo per nulla (dolore, rimpianto, commemorazione, parole che alla fine sono sempre e solo chiacchiere...): si può solo scegliere se far finta che non sia accaduto nulla o rimboccarsi le maniche.

Suerte, manolete

   
Redazione     Inviato: 24/6/2007 12:52

Ringrazio anche Giovanni per questa testimonianza, e per avermi fatto conoscere lui per primo questo personaggio eccezionale.

   
music-band     Inviato: 24/6/2007 15:08
   
Chiedo scusa, trovo alcuni passaggi dell'articolo "difficili". Non ho capito ad esempio questa frase:
-citazione- Non esiste felice concordismo fra noi e il cosmo, e bisogna far qualcosa di "pratico" affinché i finalismi umani (es. salute) non incontrino altri finalismi in sé perfetti (es. virus e veleni), volti ad attuare disegni che ci sfuggono a motivo della nostra ignoranza

Che significa "non esiste felice concordismo tra noi e il cosmo?"Per quale motivo un virus sarebbe un finalismo perfetto? In cosa consisterebbe la pratica? E' possibile avere una spiegazione a questa citazione?

   
fiammifero     Inviato: 24/6/2007 22:50
Quello che dovrebbe rientrare nella normalità quotidiana dei religiosi e dei credenti viene vista come straordinarietà, stiamo messi proprio bene !
Personalmente mi suggerisce molte cose.

   
lamefarmer     Inviato: 24/6/2007 23:54
-citazione- Non esiste felice concordismo fra noi e il cosmo, e bisogna far qualcosa di "pratico" affinché i finalismi umani (es. salute) non incontrino altri finalismi in sé perfetti (es. virus e veleni), volti ad attuare disegni che ci sfuggono a motivo della nostra ignoranza

Fra i tanti esistono sempre quelli che a tentoni, cercano di muoversi con convinzione verso il giusto. Ma non credo nel giusto, come ho capito che il bello é parte di un tutto di cui abbiamo visione parziale, settaria e necessariamente razzista. Ciò richiede il soprravvivere.

Tuttavia nonostante sia allineato con la maggior parte delle tesi esposte, e in generale con le intenzioni, ho di nuovo maggiore conferma di come una visione monoteista conduca sempre inesorabilmene verso un confronto-scontro con il cosmo, quasi come se il medesimo, sulla base di una presunta necessaria soppravvivenza ad esso, significhi sempre non muoversi in accordo con esso.

Personalmente del cosmo non mi preoccupo più di tanto: esiste placidamente e semplicemente oltre di noi, e continuerà a farlo in eterno e comunque in perfettta indifferenza della cosa umana. Però noto come non esista felice concordismo tra l'uomo e l'uomo e ciò mi pare alquanto più grave.

Inoltre noto che non c'é per fattori semplici e assai poco condivisi: l'uomo nasce per stare in micro realtà, e lo sviluppo di tutta la sua vita, il suo corpo e la sua psiche, lo dimostra. La modernità non gli è necessaria più di quanto non lo sia l'ossessione per il controllo del cosmo che lo avvolge, e che lui percepisce "nemico".

L’uomo ama circondarsi di cose manipolate dall'uomo stesso, per allontanare quelle di cui non si sente direttamente o indirettamente il padrone, il creatore e l'indiscusso signore. Ma se si continua a considerare il cosmo (e cioé la realtà di cui possiamo avere esperienza) come semplice terra di saccheggio, come possiamo sperare di non venire ricambiati con uguale moneta?

Non c'é forse in questo un finale contraddittorio? Come posso amare senza mercificare il mio amore, se vivo la realtà come una sfida? Se premetto che non vi può essere vita armonica con ciò che mi circonda?

Indubbiamente l'uomo ha ottenuto raramente armonia con il suo ambiente, e quando anche é riuscito in forme più o meno felici, ha preferito seppellire tali realtà nella polvere, con la massima crudeltà gratuita possibile per un essere vivente verso un altro.

Che dire? Condoglianze... Mi dispiace per l'uomo, di chiare e modeste intenzioni, un po' meno per il fedele, anche se ne ammiro la forza.


mc    Inviato: 25/6/2007 13:57
Nonostante le differenze di punti di vista, il messaggio così riassunto è veramente apprezzabile.

Purtroppo devo anche concordare - ma credo che pure l'autore in qualche modo accetti amaramente la cosa - con il commento di Fiammi. Che nel mondo della chiesa ci si stupisca di aver trovato un uomo di puri principi è molto preoccupante... (mc)


Alb    Inviato: 25/6/2007
Grazie a Giovanni Giavelli : il messaggio di Padre Aldo mi ha decisamente ispirato ed ha aggiunto qualcosa di importante al mio personale percorso.


Republic    Inviato: 25/6/2007 20:44
A questo proposito, versando una lacrima e un sorriso per la scomparsa di una persona così di spessore che non ho avuto la fortuna di conoscere, vorrei lasciare la mia testimonianza.

Occasione un battesimo. Luogo una Chiesa come tante. All'interno dei manifesti disegnati da bambini. E leggere in quei cartelloni il no incondizionato alla guerra, al coinvolgimento degli ordini religiosi nelle questioni militari, all'oscurantismo della Chiesa e a tanti altri peccati della quale la Chiesa si macchia, è stata una sorpresa.

Trovare un sacerdote che esprime concetti che condivido a pieno mi ha fatto tirare un respiro di sollievo.

Ma il peggio deve venire. Chiedendo a tal proposito ho scoperto che il suddetto prete è INFATTI un prete scomodo. Tanto che nella parrocchia dove prima esercitava la sua vocazione stava creando un po troppi problemi fino alle scritte sui muri "meno chiese più centri sociali".

Se ne è visto bene il Vescovo che ha immediatamente provveduto a rimuovere l'ostacolo spostandolo in altra diocesi. 

Non credo sia il caso di riferire quale sia il vescovo (noto) e la diocesi incriminata, visti i tempi che corrono. Mi duole scoprire che l'amore di un prete per l'umanità venga così mal ripagato. Di buono c'è che di preti così sparsi per il mondo qualcuno ancora ce n'è!!

Signor Ratzinger... mediti e chieda perdono per i suoi peccati!!