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Le Omelie di Padre Aldo

5 febbraio 2012

Il male viene sempre dal diavolo?



Marco 1, 29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, si recò in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni.

La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.

Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: Tutti ti cercano!

Egli disse loro: Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

In questo passo si accumulano parecchi episodi, che però, debbono essere ricondotti all’unità del fine per cui Gesù pratica, e queste guarigioni, e queste cacciate di demoni. Avevamo detto domenica scorsa che gli insegnamenti di Gesù non sono una nuova dottrina da aggiungere a quella degli scribi, ma il suo è un insegnamento nuovo, nuovo per la qualità; procedendo da Dio. Quindi è una autorità che eclissa tutto il dato precedente. Mettiamo delle precedenze teoriche molto precise, così capiremo meglio il contenuto di queste azioni di Gesù. Effetto di questo insegnamento nuovo, sarebbe la liberazione della gente dallo spirito impuro; attenzione a non pensare questo spirito impuro come una persona oggettivamente costituita, quella che volgarmente chiamiamo il diavolo. Su costui, sospendo il giudizio perché oramai vedo che anche gli esegeti si trovano male nell’accettare questa figura ontologicamente definita e stabilita quasi ad eterno. Questo spirito impuro sarebbe la dottrina insegnata dagli scribi la quale impediva di conoscere il vero volto di Dio.

Quindi Gesù è in cammino per tutta la Galilea e sta predicando nelle loro (non nelle sue) sinagoghe, quindi c’è una presa di distanza da tutta la istituzione religiosa (“religiosa” la mettiamo tra virgolette, questa parola non allarmi nessuno). Abbiamo un difetto concettuale nel cervello, quando parliamo di religione pensiamo alla nostra, e questo è l’errore: quando il cristianesimo non è una religione, e questo è proprio il punto in cui Gesù viene esattamente a distinguere la sua rivoluzione dalla religione. Per cui, con tutta tranquillità si può dire che Gesù è venuto al mondo per liberare l’uomo dalla religione; e aggiungo l’altro sottovoce: e dalla politica. Ecco il significato preciso di questa affermazione.


Gesù è venuto a liberare l’uomo dalla religione, perché la religione è devastante nella psicologia delle persone e degli individui. Gesù quindi intraprende la lotta proprio nel popolo più religioso del mondo, lì intraprende la lotta, lì, dove i rapporti con Dio sono deteriorati al massimo livello. Non va a predicare all’impero romano, certo erano religiosi anche loro, ma la religione non aveva devastato a questo punto le categorie razionali dell’uomo. Spero che tutti capiate questo tipo di discorso. L’evangelista, in questo caso Marco, associa la sinagoga ai demoni mettendo in relazione il luogo dove viene insegnata la dottrina degli scribi e questi spiriti immondi. Ditemi se questa non è una rivoluzione drammatica certamente, fondamentale in tutta la storia dell’umanità. Sempre Marco collega la predicazione di Gesù alla espulsione dei demoni, per cui il messaggio, il suo messaggio contiene in se stesso una forza capace di liberare le più alienanti ideologie e liberare l’uomo dal fanatismo e dalla corruzione religiosa. [... segue ...]


Enzo Bianchi

Equità e convivenza

L'etica delle tasse



Documento CEI, 1991, "Educare alla legalità"

Dopo un ventennio in cui è stata bandita quasi fosse un’istanza utopica se non un intralcio all’opulenza oggi, sopraggiunta la crisi con un significativo aumento delle sue vittime, si invoca l’equità e se ne afferma la necessità, ci si appella alla giustizia e all’uguaglianza, salvo ribellarvisi quando queste chiedono sacrifici a tutti e non solo «agli altri». Ci rendiamo conto della barbarie che abbiamo voluto accogliere, dello scadimento cui abbiamo abbandonato tanti valori necessari alla semplice convivenza civile?

Nel leggere che in Italia il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza e che i poveri costituiscono ormai il 14,4% della popolazione mi viene spontaneo riandare alla descrizione della prima comunità cristiana di Gerusalemme: «Nessuno tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno». Descrizione ormai vecchia di duemila anni, tesa a tratteggiare a posteriori un ideale non sempre collimante con la realtà: solo pochi versetti dopo, lo stesso libro degli Atti degli apostoli ci narra infatti della prima dichiarazione mendace dei redditi, con tragiche conseguenze per i due coniugi «contribuenti» disonesti. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

29 gennaio 2012

L'alternativa all'istituzione? Gesù


Marco 1, 21-28
 
A Cafarnao entrato proprio di Sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare.

Ed erano stupiti deI suo insegnamento perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: Che c’entri con noi, Gesù Nazzareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio. [...]


Per dimostrarvi come sia vero e non sia vero che Gesù è il profeta annunciato dalla stesso Mosé secondo la storiografia del Nuovo Testamento, questa notazione soltanto. Osservate il finale della prima lettura, Deuteronomio: Ma il profeta che avrà presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato o che parlerà in nome di altri dei quel profeta dovrà morire. L'insegnamento di Gesù non é questo. Gesù dice Attenzione ai falsi profeti, ma non dice mai di metterli a morte. Nell'ipotesi che una istituzione criticata da Gesù, la sinagoga, alla quale Egli ha sostituito un'altra istituzione, che noi chiamiamo Chiesa, nell'ipotesi che questa Chiesa dovesse ripetere gesti di questo genere, allora voi capite che ognuno di noi dovrebbe essere impegnato a diventare un altro Cristo, per riprendere il discorso di una rivoluzione che ahimè purtroppo si é chiusa troppo presto.

Passiamo al testo. Il significato di questo passo non va colto nei singoli episodi, ma nell'alternativa che Gesù fa di sé alla istituzione. Dottrina nuova insegnata con autorità a nome proprio, come solo un Dio può fare senza rimandi. Certo ogni cristiano dovrebbe insegnare senza rimandi, perché ognuno dovrebbe essere Dio, giacché colui che si é fatto uomo, il Dio fatto uomo, avrebbe dovuto fare in ogni cristiano questa identificazione.

Il cristiano dovrebbe, in teoria, porre al mondo gli stessi interrogativi di Cristo, e invece siamo alla solita dilacerazione; ormai il lamento é corale, credo in Cristo, non nella istituzione che lo gestisce: con Cristo sì, con i preti no. La spina al fianco del cristianesimo reale é Cristo stesso e il cristiano che ama Cristo più della istituzione, perché la istituzione che lo porta tende a identificarsi con Cristo in tutte le sue scelte storiche, anche quando sbaglia, sbagli riconosciuti si capisce a distanza, ecco che si blocca il rinnovamento con questa identificazione. [... segue ...]


Aldo Bergamaschi

Sia santificata la sofferenza

Quel contrappeso della sconfitta che si chiama martirio



Il 27 gennaio 2012,l 77° anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, si celebra in Italia il 12° "Giorno della Memoria”.

Noi vogliamo partecipare con un saggio inedito di P. Bergamaschi sulla sofferenza della condizione umana, per approfondire le motivazioni che hanno portato alla catastrofe collettiva, scuotere le coscienze a comprendere che
la ‘vittoria’ non passa attraverso la distruzione del ‘cattivo’, bensì attraverso la distruzione della ‘cattiveria’.

E per i cristiani:
La sconfitta di chi non usa violenza contro qualcuno è l’affermazione della vittoria della Verità nella storia, ed ha un solo nome: martirio.

La "sconfitta" dell'uomo giusto è già ipotizzata nel II libro della Repubblica di Platone (Il vero giusto sarà impalato e crocifisso). Ma poiché il vero giusto" non è Dio, bisogna costruire un mondo in cui egli possa trovarsi a casa sua. Da qui lo sforzo di Platone per costruire la polis perfetta. La quale va ripulita, anzitutto, dai "cattivi" per definizione, e cioè dagli atei; come risulta nel libro X delle Leggi. Questa soluzione si spiega perché non potendo Platone identificare il vero giusto con Dio stesso - e ciò per una ripugnanza mentale che ha afflitto anche gli Apostoli quando Gesù annunciò loro la sua "passione" - ha ipotizzato la eliminazione pedagogica dei "cattivi" mediante il "sofronisterion" (carcere di riabilitazione mentale). E del resto san Tommaso non prevede forse la distruzione della "zizzania" qualora si riesca a individuarla? Si noti che san Tommaso credeva nella divinità di Cristo.

La sofferenza richiesta per la salvezza dell'uomo è la stessa prevista dall'esame dell'uso della libertà: bisogna rinunciare a mangiare il frutto proibito per essere felici. La libertà di far solo il bene (come Dio) richiede la rinuncia della libertà di fare il male. Cristo paga il prezzo di quella sofferenza richiesta e introduce nel mondo la possibilità della vittoria del bene sul male, almeno tra quelli che accettano di credere in Lui. Ma la "vittoria" non passa attraverso la distruzione del "cattivo", bensì attraverso la distruzione della "cattiveria". E cioè di quel tanto di "marcio" che è in ognuno di noi, mediante metànoia. La "sconfitta" di chi non usa violenza contro qualcuno è l'affermazione della vittoria della verità sulla storia, ed ha un solo nome: martirio. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

22 gennaio 2012

O ci si converte alla Verità, o si fa gruppo religioso


Marco 1, 14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto ed il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo.

Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone ed Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide anche sulla barca Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.

Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.


Dobbiamo affrontare ancora una volta questo concetto di conversione; Convertitevi e credete nel Vangelo. Prima di tutto dobbiamo essere convinti di essere fuori strada, e questo certamente crea un’angoscia, crea quella ribellione, quella tristezza, quell’odio verso il portatore di luce e di verità. Poi credete al vangelo, ecco la parte positiva. Non si fa dietro front per guardare il primo albero, bisogna credere in qualche cosa di positivo, credere al Vangelo. Faccio ora un esempio. Un bambino è ossessionato dal famoso pollice, ci sono bambini che succhiano il pollice e le bottiglie. La madre, il padre si disperano; un certo metodo consisterebbe per esempio nel legargli il dito, oppure dargli dei dolciumi se riesce ad astenersi, oppure non darglieli se continua a compiere questo gesto.

L’esperienza ha dimostrato il caso di bambini che a sei anni erano, diciamo così, uno spettacolo pubblico, sempre con quel pollice in bocca, ma un giorno – racconta un diario di uno psicologo – un giorno il bambino X smise di succhiarsi il pollice. Alla domanda su come mai un vizio così radicato fosse sparito di un tratto, il ragazzo in causa rispose semplicemente: i grandi non si succhiano il pollice. Che cosa aveva scoperto quel ragazzo? Aveva scoperto che non era più un bambino, ma era grande ed a quel livello allora il problema non esiste più. Se egli si mette in testa di essere grande ed annette a questo concetto l’orrore di succhiarsi il dito, egli diventando grande, almeno nella sua mente, e abbandona anche quella strada. Ecco che cosa è la conversione di cui parla il testo evangelico.

Ormai anche la psicologia si è accorta che la cura meccanica del vizio non riabilita, così come non riabilita la conversione intesa come piscina da cui si esce con la pelle pulita; con la pelle, notate, come se si trattasse di pulizia della pelle. Ora chissà come questa idea generale gli era piovuta dentro. Il ragazzo era guarito - questa è la risposta che dà la psicologia - perché aveva raggiunto una ridefinizione diversa di se stesso. Ecco in che cosa consisterebbe la conversione: raggiungere di sé una definizione diversa. Ora le scienze sociali e psicologiche del secolo diciannovesimo si sono trovate incapaci di trattare problemi di questo genere. [... segue ...]

Carlo Maria Martini

Occorre distinguere tra deriva delle mode e attenzione ai valori



I vangeli non parlano a lungo della non credenza, perché non era a quel tempo di moda. Oggi ci si definisce volentieri come atei o agnostici, o persone indifferenti al problema di Dio. Non bisogna illudersi che, anche nelle diocesi più tradizionali, siano numericamente pochi coloro che appartengono a queste categorie, come pure quelli che vivono di fatto lontani da ogni attività pastorale. Costoro ricevono informazioni sulla Chiesa sempre filtrate dai giornali o dallatelevisione, dove è trendy, cioè di moda, parlare con freddezza o supponenza di cose religiose.

L'arcivescovo Montini, che occupò la cattedra di sant'Ambrogio per oltre otto anni e divenne poi papa Paolo VI, si poneva costantemente la domanda: Che cosa penserà o capirà di ciò che dico l'uomo moderno? Badava molto all'impressione che il suo discorso e la sua azione potevano fare sui non credenti e i non praticanti. Il vescovo dovrà ricordarsi di essere mandato a una Chiesa locale, cioè una Chiesa esistente in un luogo, nel quale oggi non tutti si possono considerare cristiani autentici. Questo determinerà anzitutto il suo linguaggio, perché esso dovrà essere capito il più possibile anche da coloro che non credono o non praticano. Il vescovo imparerà a distinguere tra le persone svogliate o trascinate alla deriva dalle mode e gli interlocutori pensosi e attenti ai valori. Egli può fare molto per questi ultimi. È importante che rifletta molto su questa sua responsabilità e pensi agli strumenti di cui può servirsi per venire incontro a queste persone. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

15 gennaio 2012

In Dio non si può distinguere l’essenza dalla esistenza


Giovanni 1, 35-42

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: Ecco l'agnello di Dio! E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: Che cercate? Gli risposero: Rabbì (che significa maestro) dove abiti? Disse loro: Venite e vedrete.

Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno del due, che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo) e lo condusse da Gesù.

Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuoi dire Pietro).

Sembrerebbe un Vangelo scarno di concetti e puro racconto, invece contiene un frase detta da Giovanni Battista nei confronti di Gesù che ha un valore altissimo: Ecco l’Agnello di Dio. Poi le parole di Andrea: Abbiamo trovato il Messia... Da questo spaccato brevissimo della vita di Gesù  veniamo a sapere che Egli aveva una casetta (fatta di canne forse), e che probabilmente se la era costruita con le sue mani. Siamo nel Giordano, fa tenerezza, e in un altro passo Gesù dirà che il Figlio dell’uomo non ha di dove posare il capo. In questa casetta Gesù aveva ricevuto questi primi discepoli dove è avvenuto il dialogo. Veniamo anche a sapere che si era staccato dalla Madre.

Voglio affrontare la questione che sta sotto le frasi: Ecco l’agnello di Dio e Abbiamo trovato il  Messia. Sarà una lezione, una catechesi e mi appello alla vostra attenzione poiché devo affrontare il problema più radicale del mondo moderno e cioè di definire le cose e la realtà senza tener conto che dietro alla realtà visibile c’è un creatore. Non punto il dito contro coloro che non credono, però siccome i non credenti si esprimono mediante ragionamenti; anch’io ho la pretesa di dire la mia opinione.

Negli esseri umani di cui abbiamo conoscenza, distinguiamo due principi che per correttezza dovrei chiamare “metafisici”, ma lasciamo la parola, che potrebbe imbrogliare il modo di capire. I due principi sono questi: l’essenza e l’esistenza. L’essenza è ciò che un essere è; questo è un foglio di carta; io sono un essere umano (uomo donna), ricordate quando si danno le ceneri si dice: “memento homo” homo inteso come persona; posseggo l’essenza umana.  L’esistenza è ciò che attualizza l’essenza. Quando dico: io sono un uomo, con “sono” affermo l’esistenza e con “uomo”, indico l’essenza. Tutto ciò accade negli esseri umani, accade in tutta la realtà e cade sotto la nostra conoscenza. L’unico essere in cui non si può distinguere l’essenza dalla esistenza è Dio. [... segue ...]

I cristiani, la politica e la giustizia

Cosa ne pensava p. Aldo Bergamaschi del contrasto radicale fra le due parabole raccontate da Gesù: quella dei talenti e quella degli operai mandati nella vigna?
Lo spirito della prima, infatti, potrebbe ispirare tranquillamente il Manifesto del Capitalismo, del mercato, della competizione: a chi ha già tutto sarà dato ancora di più, e a chi ha poco, sarà tolto anche il poco che ha.
Lo spirito della seconda, invece, si adatterebbe benissimo all’utopia socialista: a tutti il necessario, la condivisione dei frutti dei talenti.
Credo che Dio sia buono ma non onnipotente; che la creazione sia ancora in atto; che noi siamo le mani di Dio per costruire il mondo, nella logica degli operai della vigna: il necessario e la gioia a tutti. L’amore di Dio non è meritocratico, ma gratuito come quello del figliuol prodigo. (A.M.)

Da quello che abbiamo ascoltato e letto di p. Bergamaschi, riscontriamo la convinzione che le due parabole si completino. Proviamo a riassumere dai suoi numerosi scritti.

Gesù conosceva bene la natura della condizione umana e con le due parabole le ha evidenziate, anche se separate, proprio come è la nostra condizione. Forse non ci sono state spiegate a sufficienza dalla Dottrina sociale della Chiesa, dove essa è latitante (don Mazzolari), e per ragioni di convenienza, si adegua a tutti i sistemi, e così facendo non si supera mai l’“essere” naturale, bisognoso di Logos divino.

Nella parabola dei lavoratori della vigna, i lavoratori presi a ore diverse, hanno alla fine della giornata avuto la medesima paga. Gli ultimi non erano dei fannulloni, ma erano in attesa di essere invitati al lavoro, i fannulloni semmai, vengono considerati nella parabola “dei talenti”, ecco l’aggancio delle due parabole.

Il Padrone giusto - parabola della vigna - dà a ciascuno la stessa paga, cioè il necessario per vivere a misura d’uomo. Si fa cioè giustizia secondo il criterio della necessità. Gli operai della prima ora, che ricevono la medesima paga degli ultimi, non si lamentano perché la paga è insufficiente, ma perché è dato agli altri come a loro. Essi hanno il gusto borghese del dislivello, e per star bene hanno bisogno che qualcuno stia peggio di loro. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

8 gennaio 2012

Si riceve il battesimo per diventare creatura nuova

Marco 1, 7-11


In quel tempo, Giovanni predicava: Dopo me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo.


In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.


E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.


E si sentì una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto.

Affrontiamo questo passo su un duplice fronte. Il primo fronte è quello di sapere se qui si descrivono dei fatti o se qui si interpretano degli eventi. Spero che a tutti arrivi questa distinzione. Ma voglio dare soddisfazione a quegli intelletti che hanno la preoccupazione di sapere con esattezza quale è il significato di questi passi. Veramente i cieli si saranno aperti o era soltanto una nube di passaggio? Vedete quanti dubbi... veramente una colomba, veramente proprio una voce che veniva dal cielo?

Ho riguardato le traduzioni più moderne di questo passo evangelico e già si trova che questo Spirito Santo è messo al maiuscolo. Ma metterlo al maiuscolo sarebbe già il rivestirlo di una concezione che è estranea al linguaggio di Giovanni il quale parlava secondo il linguaggio del vecchio testamento. Voi capite se io dico Spirito Santo con la esse maiuscola intendo, dal punto di vista cristiano, la terza persona della SS. Trinità.

Se io invece dico, ed è la parola di Giovanni, Vi battezzerà in spirito santo, senza la maiuscola, allora si viene a sapere che nell'antico testamento questo era un principio di vita. Principio di vita per il mondo e per i singoli senza che fosse legato il concetto di persona. É una virtù divina che porta sapienza che conduce al bene, che dà energia per compiere l'opera di Dio. E allora voi vedete che il linguaggio avrebbe un significato, se lo intendiamo in un modo o se lo intendiamo in un altro.

Allora bisogna decidersi, in una traduzione scientifica voi trovate le esse minuscole. Questo vuol dire che lo spirito santo non esiste? Certo che esiste ma è una rivelazione cristiana. Non è il caso di introdurlo qui. Giovanni Battista vede un nuovo ordine di cose come un tempo favorito nei doni divini, e allora tutto si ricolloca nella normalità. Il discorso ha un suo significato.
Poi guardo la traduzione scientificamente condotta, Vide squarciantesi i cieli e lo spirito come colomba discendente su di sé. Allora Gesù vide. Questo non esclude che altri abbiano visto, però qui si indica che la visione era destinata a Lui. Per cui, al limite, gli altri potrebbero anche non avere visto. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

6 gennaio 2012

Peccato è togliersi la razionalità 


Matteo 2, 1-12

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.

Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele. [...

Don Ernesto Vavassori

Non basta sapere, bisogna rischiare

Epifania del Signore (Vidracco, 6 gennaio)


Oggi  Epifania, e abbiamo anche la giornata missionaria. Partendo dal principio, che questi signori Magi fossero fuori dal popolo eletto e che, ecco la parola  Epifania, manifestazione - epi-fanio - cioè: mi mostro al di sopra. In questo caso la rivelazione del Signore. Noi celebriamo la festa missionaria, facendo questa lettura allargata dell’episodio dei Magi. Ma questa mattina, come abbiamo concordato con la famiglia religiosa, devo spiegarvi il problema delle indulgenze relative al giubileo. Indulgenza sarebbe: la remissione della pena del peccato già confessato e di cui si è ottenuto il perdono relativamente alla colpa. E questa è la definizione che troviamo sui manuali, ma sono due le parole difficili da capire: colpa e pena, vediamo di spiegare con un esempio.

Quando commettiamo un peccato facciamo due azioni contemporanee: offendiamo Dio e questa è la colpa, e andiamo attorno alla sua creazione, siamo come dei guastatori, facciamo dei danni e per ripararli dobbiamo subire la pena. Facciamo l’ipotesi che uno abbia il vizio di bere e lo chiamiamo, in termine un po’ offensivi, un ubriacone, è peccato? Vi avverto che tra gli ubriaconi ci sono anche dei cristiani. Quando avete bevuto un bicchiere di vino dite: che buono, beviamone due, tre, ed ecco che vi siete messi sulla via del peccato. Ora la domanda più seria: perché è peccato ubriacarsi? In genere si risponde che è male perché poi si rompono i piatti, si schiaffeggia la moglie, ma questo non è il male, quelli sono gli effetti del male: ubriacarsi è male perché ci si toglie la razionalità. Togliersi la razionalità con un mezzo che è più vile del pensiero e che è strumentale alla nostra salute, questo è il peccato. Poi, il fatto che dopo essermi ubriacato prenda a schiaffi mia moglie, a calci mio figlio, spacchi le credenze e così via, tutto questo è secondario, è un effetto.

Però vedete che con la prima azione ho offeso Dio, ecco questa è la colpa, con le seconde azioni compio dei disastri dopo aver commesso la colpa. Queste colpe le devo pagare ed ecco le pene, dopo bisogna tornare a comprare i piatti, chiedere scusa a alla moglie ecc. Sono un ubriacone e ho capito finalmente che ubriacarsi è male, l’ubriacone ha bisogno di una conversione, e questi si confessano tutte le settimane, diranno al confessore di avere abusato un po’ del vino. Il confessore dirà di non bere troppo, ma queste cose le avevano già capite anche i filosofi pagani, vi racconterò un episodio. [... segue ...]

Dal presepio tematico della chiesa dei Cappuccini di Reggio Emilia, 1997

Mammona è il mio vero nemico
e voi me lo date in dono


In quei giorni alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme (…) Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva finché giunse e si fermò sopra un luogo dove si trovava il Bambino (…).
Entrati nella casa videro il Bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Mt. 2, 9-11).

Qui finisce la narrazione di S. Matteo. Nessuno degli altri tre evangelisti riferisce l’episodio dei re Magi. Restiamo così soli a meditare sulle essenziali parole di Matteo: “entrati nella casa videro il Bambino con Maria sua madre  e prostratisi lo adorarono”. Ma che cosa si dissero i personaggi in quella circostanza? Forse considerando tutto il Vangelo riusciamo a recuperare l’andamento di un possibile dialogo.


Giuseppe: Chi siete?
Magi: Siamo dei Magi e veniamo dall’Oriente.
Giuseppe: Magi? Ah, si, coltivate le scienze occulte…e l’astronomia?
Primo Magio: Infatti abbiamo visto una certa stella; abbiamo raggiunto Gerusalemme, abbiamo incontrato un re molto gentile, Erode di nome, il quale ci ha detto: Ah! Cercate il neonato re dei Giudei? Quando l’avrete trovato… io stesso verrò ad adorarlo.
Maria: Avete incontrato Erode? Mi vengono i brividi solo all’udir quel nome…
Gesù Bambino: E avete commesso un primo errore: non si chiede di un re a un re o di un Messia a un re.
Magio: Questo Bambino, Signora, mi sembra un po’ troppo sveglio per la sua età…
Maria: Veramente è un problema anche per me…già quando lo concepii una voce mi disse che avrebbe regnato sul trono di Davide suo Padre… e poi una seconda voce mi disse che era “Figlio di Dio, l’Altissimo”… Sono ancora frastornata.
Gesù Bambino: Mamma, non sono un re, né appartengo alla serie dei re. Qualcuno tenterà di ridurmi a quella dimensione. Tu sai che sono Salvatore dell’umanità e quindi anche dei re. Io devo rendere liberi gli uomini da tutte le schiavitù. Mio padre è Padre, non re; e anche Giuseppe lo sa.
Maria: Signori Magi, vi ho detto che il Bambino è un problema… ditemi piuttosto, vedo dei piccoli scrigni, avete qualche dono per lui?
Primo Magio: Si, abbiamo dei doni selezionati col lume della nostra saggezza.
Gesù: Sono curioso di vederli…
Secondo Magio: Io per esempio ho portato un po’ di incenso.
Gesù: Mamma va benissimo… per profumare la casa di noi poveri… Dio non ne ha bisogno… e poi?
Primo Magio: Io ho pensato a un po’ di mirra.
Gesù Bambino: Dalla vita alla morte… questa è una buona intuizione… Mamma la puoi tenere per il giorno della mia sepoltura… e poi?
Terzo Magio: Io ho messo un po’ d’oro. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

1° gennaio 2012

La pace nell'allegoria di 'Frate Lupo'

Luca 2, 16-21

In quel tempo i pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.

Maria da parte sua, serbava tutte queste cose serbandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornavano, glorificando e lodando Dio di quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.


Affrontiamo ancora una volta questo tema della pace. Cosi si é voluto stabilire, e stabilire dalla istituzione, e quindi i discorsi non trascenderanno mai da certa logica entro cui  l’istituzione é inserita. Badate quando parlo di istituzione intendo la istituzione ecclesiastica e civile. I discorsi della pace sono discorsi strani, che qui esprimono un desiderio di ciò che si vorrebbe avere senza fare nulla di sostanziale per poterla avere. E poi la cosa drammatica, dal punto di vista filosofico, é che si è costretti a parlare di pace e la pace ci sarà quando non si parlerà più di pace. Ci accorgiamo di avere la testa quando la testa ci fa male.

Si dice che noi siamo una sola famiglia umana, ecco un principio da cui bisognerebbe trarre tutte le dovute conseguenze. Ma siamo veramente convinti di essere una unica famiglia umana? E chi ci rompe le uova nel paniere, mi spiace doverlo dire, é proprio la sacra Bibbia, giacché il primo passo che abbiamo letto prevede delle benedizioni per una certa fetta di umanità, sceglie un gruppo di uomini, crea il concetto di gruppo e da quel momento tutte le sciagure sono iniziate.


Leggevo in questi giorni una rivalutazione di un eretico del primo secolo, che si chiamava Marcione, il quale aveva dato uno scossone a tutto il pensiero cattolico che già si era fossilizzato in alcuni parametri e aveva detto:
Facciamo bene attenzione al Vecchio Testamento, perché secondo me, quello non è rivelato da Dio, lì c'é la rovina del Messaggio portato da Gesù relativamente alla unità del genere umano. Allora si dice: siamo una sola famiglia umana, volesse il cielo, che si tirassero tutte le conclusioni; poi si fa una deduzione: questo ci porta a riconoscere la radicale solidarietà della famiglia umana, come condizione fondamentale del nostro vivere insieme, dunque, successivo passaggio, solidarietà e sviluppo sono le chiavi della pace.

Qui si parla di pace sociale e non di carri armati, di bombe e così via. Ecco il ripiegamento, ma pace sociale é un altro discorso ancora, il quadro spero lo abbiate chiaro. La pace sociale vuol dire trovare la maniera di stare insieme tra uomini, circa i rapporti socioeconomici, senza che nasca la cosiddetta piramide sociale, e si stabilisca al punto tale, da creare ai vertici il cosiddetto padrone, e alla base il cosiddetto schiavo.
[... segue ...]

1° gennaio, Giornata mondiale della Pace

Aldo Bergamaschi

Il bene supremo della pace

Dante, De Monarchia, III: Bisogna ora vedere in che cosa consista il fine ultimo di tutta l’umana società (…) L’attività specifica del genere umano, preso nella sua totalità, consiste nell’attuare sempre tutta la potenza dell’intelletto possibile, in primo luogo nella direzione della speculazione, in secondo luogo, per estensione, nella direzione dell’attività pratica in funzione della speculazione. E siccome ciò che vale per la parte, vale anche per il tutto, e l’uomo singolo progredisce  in saggezza e in sapienza stando calmo e quieto, è chiaro che il genere umano, quando è nella quiete, si trova nelle migliori condizioni per condurre a compimento la sua opera che è quasi divina (…) Da ciò risulta che la pace universale è il più alto dei beni destinati alla nostra felicità; per questo dall’alto fu annunciato ai pastori, non ricchezze, non piaceri, non onori, non longevità, non salute, non forza, non bellezza, ma pace.

Ma poiché la Monarchia temporale (o Impero) - sinonimo di genere umano unito – è requisito di pace e di giustizia, non avendo nulla da desiderare oltre l’oceano, in quanto è caduto il concetto di confine, essa risulta necessaria al genere umano. Dante prevede l’unità per via di sottomissione o conquista e quindi non sarebbe raggiunta liberamente, come osserverà Kant.

Più che un ennesimo lamento moralistico, a carico dei limiti della natura umana è una provocazione rivolta all’homo sapiens – sempre tuttavia nella tentazione di diventare lupo per l’altro – perché metta il piede sulla strada giusta quando inscena le sue contestazioni al mondo reale. Ecco, per es., il bene supremo della pace. Non può essere chiesto per via retorica, mediante slogans o marce il cui valore è puramente nominalistico; né può essere invocato da Dio mediante preghiere dal sapore miracolistico. Bisogna, invece, contestare, mentalmente anzitutto, ciò che porta inevitabilmente al conflitto armato e cioè lo Stato Nazionale Sovrano. Questo ha fatto parzialmente Dante e compiutamente Kant.

L’assimilazione fra natura e storia operata da Hegel, resta il vero incubo per tutta l’umanità. In natura - per decreto provvidenziale secondo i teisti – i pesci grossi divorano i pesci piccoli; nelle Scritture Dio diventa un capitano di eserciti che, per insediare il suo popolo in un certo luogo, distrugge sette popoli. La guerra sembra, così, essere la vera “levatrice della storia”. Il corso attuale del mondo avanza su questa onda che sta ingrossandosi minacciosamente. Attenzione a una unione europea incompiuta e scissa dalla mondialità. Quando non ci sono più pesci piccoli in giro è inevitabile lo scontro tra i pesci grossi e allora anche l’oceano potrebbe collassate o tingersi di sangue. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

26 dicembre 2011

Che cosa è il martirio


Matteo 10, 17-22

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re, per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come e di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è li Spirito del Padre vostro che parlerà in voi.

Il fratello darà morte al fratello e il padre al figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.


Oggi è S. Stefano. Stefano dunque é il martire per eccellenza. Martire, lo sapete, vuol dire testimone, testimone di Cristo, punto di riferimento immediato, ma attenzione, a patto che questo Cristo non diventi a sua volta una bandiera, a patto che la testimonianza sia testimonianza di Cristo, in quanto Cristo é un valore assoluto, più che una persona singola. Testimoniato come? Ecco la domanda. Stefano testimonia Cristo contestando le istituzioni mosaiche, il che vuol dire per quell'epoca, le istituzioni politiche. E poi l'altra cosa strana, Stefano contesta anche il tempio, che vuol dire: contesta la religione.

Eppure quelle istituzioni mosaiche erano state date da Dio. Continuiamo a dirlo anche a noi, ma forse ormai sottovoce, il sottoscritto più che sottovoce. E il tempio non era stato voluto da Dio? Dio non sta né in una tenda, né in un tempio. Dunque, Stefano contesta due istituzioni che sono il fondamento della fede di un popolo, fondamento che dura da secoli e dunque da generazioni.

Adesso noi diciamo che il racconto delle tavole date da Dio a Mosé é una pura figura letteraria che nasconde una verità più profonda, per quanto riguarda la nostra adesione alla legge. É importante sapere con quale diritto la sinagoga prima, giacché Gesù dice che manderà a morte i cristiani, e la Chiesa poi, che in un certo periodo manderà a morte gli eretici, abbiano rivestito delle leggi umane con potere divino. E già, perché se Stefano si identifica con la Chiesa, non dovrà mai più accadere che si ripeta quel modello, nei confronti del quale, egli appunta gli strali della sua critica.

Pare che la natura umana, noi, si abbia bisogno di avere una norma che sia al di fuori di noi, l'uomo proietta al di fuori di sé le regole di comportamento che egli stesso ha creato. Da dove nasce questa strana tendenza dell'uomo a cercare una norma o anche solo una regola di comportamento fuori della propria esistenza? Forse egli fa tutto questo per proteggersi contro se stesso, probabilmente ha paura di se stesso, non ha molta fiducia in se stesso e allora deve proiettare fuori di sé una legislazione. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

25 dicembre 2011

Gesù Cristo è il Logos


Luca 2, 1-14


In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.

Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzareth e dalla Galilea salì in Giudea e alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.

Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose  in una mangiatoia, perché non v'era per loro posto nell'albergo.


C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.

Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce (…)

E subito apparve con un angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.


Nella lettera ai cristiani di Efeso san Paolo parla di un disegno divino che scavalca tutta la storia: Siete stati prescelti dall’eternità. Tutta la storia biblica viene sconfessata, Cristo sarebbe il mediatore di questa predestinazione, in Lui siamo diventati tutti partecipi della grazia divina, in Lui, e soltanto con Lui. Poi l'attenzione di Paolo si restringe ai due gruppi in cui si divideva sotto l'aspetto religioso l'umanità di Cristo. I due gruppi sono: Giudei da una parte, Pagani dall’altra. Questo é lo schema ideale in cui si divideva e si continua a dividere l'umanità. Dualismo e non pluralismo. Pluralismo, ma in funzione dell'unità, o come negazione dell'unità in Cristo? I due gruppi ostili secondo Paolo avrebbero ritrovato il centro unico della coesione e della vita spirituale.

Una parte, i giudei, hanno acquisito un diritto ereditario fondato non sulla carne, ma sullo Spirito, l'altra parte, i pagani, in perfetta eguaglianza e dignità, ha accolto il vangelo della salvezza promessa sia dai profeti sia da Gesù Cristo. I pagani erano sotto l'azione  del principe del male, i giudei non erano meno schiavi del peccato, perché si lasciavano condurre dalla natura umana corrotta, mentre erano stati chiamati con una particolare vocazione.

Sto citando il pensiero di Paolo e già sentirete che qualche cosa non funziona circa la interpretazione del messaggio di Gesù. Ai convertiti Paolo ricorda la loro condizione prima della loro vocazione al cristianesimo. Costoro erano disprezzati perché non avevano un certo segno della carne o nella carne. Non potevano entrare nel tempio, erano estranei alle alleanze contratte da Dio con i patriarchi prima e poi, su su fino  al popolo guidato da Mosé.

I pagani insomma, si rifugiavano in una età dell'oro, in un periodo chiuso ormai per sempre, per trovare qualcosa di buono nella natura umana disgraziata. Avevano molti idoli, ma purtroppo non credevano in Dio. E tuttavia il disprezzo dei due gruppi era reciproco a causa delle origini dello stesso gruppo, il quale aveva fondato le radici in divinità contraddittorie e dunque di creazione locale.

Ora per Paolo, anche la legge è stata abolita, e Cristo ha riconciliato i due gruppi - tenete presente questo schema - che Cristo avrebbe riconciliato i due gruppi con Dio, estinguendo cosi ogni inimicizia, sia tra Dio e gli uomini, sia tra gli uomini tra di loro. Diceva Paolo - tutti sono stati chiamati a vivere in perfetta parità di diritti, sicché i pagani non sono più stranieri, ma sono concittadini dei giusti del Vecchio e del Nuovo Testamento, membri della nuova casa di Dio che si chiama Chiesa. [... segue ...]


Racconto vero di un Natale tra i carcerati

Padre Leopoldo Cappuccino
(Aldo Bergamaschi)
Cappellano delle carceri

Ero in carcere… i bimbi in magnetofono sono venuti a trovarmi



Restate fedeli all’infanzia, non diventate mai una persona seria. Se l’invito non fosse di Bernanos, sarebbe poco più di un proverbio. Ma Bernanos, quando dice a tutti cose note, non si dimentica mai di inserirle in un contesto che le rende più preziose. Poco prima, infatti, aveva detto: non dico che il mondo odii l’infanzia, ma essa lo annoia e il mondo che tollera tutto, non sopporta di essere annoiato. E subito dopo: il Signore ha detto ai principi, ai sapienti, ai saggisti, agli storici, ai romanzieri e, infine, a tutti: Diventate fanciulli. E i principi, i sapienti, gli storici, i saggisti, i romanzieri ripetono di secolo in secolo all’infanzia tradita: Diventate come noi.

E l’infanzia è lì come una riserva di emozioni e di scandali; di tenerezze e di violenze. La voce di un bimbo non può elevarsi al tono di una rampogna. Il vagito di un “segno” bianco sull’orizzonte della vita, ma non è un pensiero organizzato dalle molteplici sfumature sintattiche. Il segno annuncia una presenza, turba chi lo avverte, pone una domanda a chi lo ascolta, riempie di stupore chi lo guarda; ma lui, il segno, non argomenta, non discute, non implora asilo: è lì in attesa. Mi chiedete che cosa è un vagito? È una cosa molto fragile: non vedete? Basta premere una mano per sopprimerlo. Ma prima del vagito c’è qualcosa di più fragile ancora: il respiro di un bimbo nel seno della madre. [... segue ...]


Don Primo Mazzolari

Un Bambino piange

(S. Natale 1950)


A Natale tutti Gli facciamo festa: in Suo Nome ci scambiamo gli auguri coprendoci di una vernice di bontà  compiaciuta come se quel Bambino avesse trovato una casa.

Ma la caverna ove Egli nasce non Gliel’ànno offerta gli uomini;  Gliel’à offerta la montagna, che per secoli si è lasciata scavare dalle acque per riparare un giorno il Figlio dell’uomo, rifiutato dagli uomini.

Non Gliel’ànno data i pastori (dei senza-casa anche loro), venuti che Lui è già nato; non gli Angeli, che s’accontentano di parlare di pace e di buona volontà, sopra il dorsale della collina; non i Magi, che, essendo ricchi e con tante case, Gli fanno dono di quelle inutili cose, che risvegliano piuttosto la gelosia.

Le Omelie di Padre Aldo

18 dicembre 2011

Gesù Cristo è figlio di Dio


Luca 1, 26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei disse: Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.

A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre nella casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

Allora Maria disse all’angelo: Come è possibile? Non conosco uomo. [...]


E veniamo a questo passo celebre. Lo leggiamo ogni volta con grande passione, vediamo di collocarlo. Ormai non ci sono dubbi, credo che anche gli esegeti cattolici più tradizionalisti siano del parere che questo racconto è costruito. Voi mi direte: frutto dunque di pura fantasia? Ecco fino a questo limite no, ma costruzione sì.

Una volta ci si illudeva dicendo che la Madonna avrebbe raccontato lei questo appunto all’evangelista Luca, ma ho l’impressione che la Madonna abbia semplicemente raccontato qualcosa della sua ricchezza interiore. Ho l’impressione che tutte le mamme abbiano qualche racconto relativo al loro bambino. Mia madre, per esempio, mi diceva: ti ho visto una volta vestito di bianco velo… lo dico a puro titolo di cronaca, per amor di Dio. E così, quanti di voi avranno sentito dalla propria madre racconti di questa specie. Ma per quanto riguarda la struttura del figlio, non v’è dubbio che tutta l’operazione è dell’evangelista. Il racconto è costruito e quindi è al servizio di una idea. E l’idea è che Gesù é un personaggio, un personaggio di prima grandezza e, come é accaduto per gli altri personaggi storici, quando si è trattato di andare a vedere come è avvenuta la loro origine, la loro introduzione nel mondo, troviamo delle sorprese, troviamo racconti più o meno paralleli.

Adesso vi dirò come questo passo di san Luca abbia il supporto della  scrittura, ormai tutti gli esegeti non hanno dubbi, ogni affermazione di questo passo è preso dal Vecchio Testamento. Per esempio la prima affermazione: gioisce quando l’angelo la saluta: troviamo questa affermazione nel profeta Sofonia, il quale dice le stesse parole relative a Sion, relative cioè al popolo di Israele, quindi vedete che anche il modo di utilizzare i testi è un modo poco accomodato. Poi, non temere: questa frase detta dall’angelo, la ritroviamo in Gioiele, e poi così in Zaccaria troviamo la stessa affermazione.

L’altra frase il Signore è con te: fa parte di tutte le annunciazione, se poi andiamo a vedere l’Esodo troviamo che questo discorso è fatto da Dio a Mosè quando doveva andare dal Faraone. La stessa frase la troviamo dove l'angelo la dice a Gedeone. [... segue ...]

Padre Aldo Bergamaschi


GRECCIO: QUALE PRESEPE?
Celano, Vita I, 84




Dipinto dal pittore veronese Alberico Zanini (Berico)


Francesco vuole ignorare le mediazioni devozionali di quell'evento per ri­produrne, intanto, l'esatta fenomenologia e S. Bonaventura parla della ce­lebrazione di un ricordo. Anzi, si preoccupa perfino dell'imprimatur di Ro­ma e ci fa sapere che Francesco ebbe il permesso del Sommo Pontefice, perché quella originale paraliturgia non doveva apparire ai posteri l'antili­turgia del Natale Istituzionale. Francesco intende riconsegnare Cristo ai cri­stiani, anzi all'uomo, sottraendolo, in certo senso, al controllo dei chierici. Il Presepe si fa intanto, sotto la cupola del cielo, non sotto gli archivolti di una chiesa. Lo si riporta nel suo ambiente originario: in una stalla con un asino, un bue, del fieno. Breve: in un mondo che era stato tagliato “fuori” nel momento in cui qualcuno pensò alle “cattedrali”, luogo in cui la pira­mide sociale aveva trovato la sua perfetta celebrazione. Greccio, per Fran­cesco, è Betlem; il passato più che rivivere nel presente si coniuga col pre­sente perché è un continuum dell'eterno. Betlem non è un “luogo” scoper­to in fondo a una retrocessione storica, ma uno spazio dell'anima in rivol­ta. Qui emerge la posizione di Francesco che tenta di rimettere l'accento sulla fede per sottrarsi, e per sottrarre Greccio francescana, all'inganno col­lettivo delle opere. Nessuna festività cristiana deve diventare un “rito” che giustifica lo statu quo; ma ogni indicazione evangelica deve trasformarsi in un “progetto” che crea, eo ipso, novità sociali. E questa era la “malattia mortale” che stava minando la comunità di Greccio: riforma “religiosa” in espansione, ma smarrimento del Cristo.

Per il Celano, Francesco si avvicina al Bambino - privo di vita – e lo desta da una specie di “sonno profondo”. Per merito del Santo, infatti, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti che l'avevano dimenti­cato. E il ricordo di Lui rimaneva, così, impresso profondamente nella me­moria. La polemica si fa pesante nei confronti della “civiltà cristiana”. Francesco è il geniale Champollion che evoca, dall'abisso dei secoli, il va­gito dei muti geroglifici sparsi lungo la valle del Nilo. Il tempo si era come fermato a Betlem, o poco più in là, anche perché certi Magi, deponendo quell'oro davanti al Bambino, avevano cominciato a insidiarne la carta di identità. Francesco non ridesta “la fede di Cristo” - intesa come cultura religiosa di un'epoca - ma ridesta il Bambino - Dio-con-noi - che dà origine alla fede e quindi a nuove opere.

Essere cristiani nati a Betlem, non significa raffinare o perfezionare i  mezzi - l'opus religionis, il sabato, le osservanze - ma riattingere il fine (fede) e riprendere a ruotare attorno a Cristo. “En Christoi/paideia” ave­vano detto i più illuminati cristiani del secondo secolo e intendevano dire che l'educazione deve ruotare, appunto, attorno a una Persona. Quando Cristo dorme, o è morto nelle coscienze, o viene celebrato come simbolo del proprio ethos, siamo all'ignoranza di origine platonica: il non-ricordo è mancanza di sapere-intenzionalità.


Le Omelie di Padre Aldo

11 dicembre 2011

Quando l'io diventa noi

Giovanni 1, 6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce.
E questa é la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: Chi sei tu? Egli confessò e non negò, e confessò: Io non sono il Cristo.
Allora gli chiesero: Che cosa dunque? Sei forse Elia. Rispose: Non lo sono.
Sei tu il profeta? Rispose: No.
Gli dissero dunque: Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso? Rispose: Io sono voce di uno che grida nel deserto, preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia.
Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il Profeta? [...]

Giovanni Battista, sebbene sarebbe un personaggio ricondotto in area cristiana, nei testi che lo riguardano, e in questo che abbiamo letto, appare evidente lo sforzo di ricondurlo alle dimensioni di Gesù Cristo. Perché? Quest'uomo aveva molte cose in comune con Gesù Cristo, per esempio la contestazione al sistema mediante un segno di protesta, il battesimo contrapposto alla circoncisione. Le autorità costituite si allarmeranno e si domanderanno da dove viene questo battesimo, l'occhio del palazzo è sempre presente perché teme una qualche rivoluzione, una qualche insidia al proprio star bene.

Da qui la schiera di discepoli che avevano fatto di lui un leader, avevano fatto di lui una lettura totalizzante indipendente dalla figura di Cristo. Anzi, per alcuni versi superiore a Cristo, perché Giovanni si nutriva di miele selvatico e locuste, andava vestito di peli di cammello e simili, invece, Gesù Cristo no. Questo sarebbe un aspetto da considerare come il vero ascetismo che combacia con il massimo dell'uso razionale dei finalismi.

Gesù fu accusato di essere un mangione e un beone, unicamente perché andava in mezzo alla gente e non si era ritirato nel deserto a fare penitenza come Giovanni. Gesù andava vestito con una bella tunica bianca preparata da sua madre Maria, e dunque il rabbi, non aveva coltivato l'ascetismo, perché il vero ascetismo consiste nel sapere usare tutte le cose con il massimo della razionalità. Dunque, con il massimo della celebrazione e con il massimo dell'estetismo razionale, e quindi non ci sarebbe il rifiuto delle cose, ma ci sarebbe la loro celebrazione.

Con una battuta: è molto più facile fare dei digiuni, in alcuni periodi dell'anno, per darci la consolazione o per darci l'illusione di essere delle persone che fanno penitenza, ma è molto più difficile essere morigerati sempre nel mangiare, nel bere, nel vestire e così via. Le intenzioni dei vangeli erano di fare rientrare la novità di Giovanni nella novità di Cristo, perché i suoi discepoli, dico quelli di Giovanni, avevano creduto nel suo battesimo e quindi ritenevano superfluo quello di Cristo. Ecco l'equivoco della prima chiesa, e sembra che le cose si siano trascinate quasi per un secolo sempre con questo equivoco, il battesimo di Giovanni, il battesimo di Gesù. [... segue ...]

Mario Mariotti

La religione contro la religione



Ci sarebbe un’altro modo, oltre la denuncia per induzione aggravata e continuata alla perfetta alienazione, per mettere fuori gioco la religione, ed esso consisterebbe nel mettere in pratica quello che dice la religione stessa. Nella Bibbia, da qualche parte, infatti, sta scritto che se uno vuole andare al tempio a pregare, ma ha un contenzioso, ma non é in pace col proprio fratello, prima di andare al tempio a pregare deve mettersi in pace, deve risolvere il problema che lo separa dal proprio fratello. Basterebbe che il popolo di Dio che oggi va a pregare in chiesa, si allineasse a questo messaggio.

Siamo la parte ricca del pianeta, stiamo affamando il Sud e facendo in modo, per i fuori-mercato, che anche il Nord diventi un Sud; con la speculazione finanziaria, che usa anche i risparmi delle persone per bene che sono riuscite ad accumulare qualcosa, alimentiamo un’economia virtuale che finisce con il distruggere anche l'economia reale; abbiamo fatto nostro un modello culturale maligno, il “Beati gli indefinitamente ricchi” che lascia morire migliaia di piccini ogni giorno e che sta portando al collasso l'ecosistema del Pianeta Terra, e poi abbiamo il coraggio di andare al tempio, in chiesa, a pregare. [... segue ...]

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