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   L'insegnamento che non muore

Le Omelie di Padre Aldo

6 luglio 2008

Il giogo si porta in due



Matteo 11, 25-30

In quel tempo, Gesù disse: Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché ahi tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.


Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.


Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.

Quando Antipatro chiese agli spartani in ostaggio cinquanta fanciulli, gli spartani gli offrirono, invece, un centinaio di uomini illustri, sapienti, intelligenti, facendo esattamente il contrario dei consueti educatori. Gli spartani tuttavia ebbero una idea giusta e magnanima, questa è l’opinione dei pedagogisti, perché? Perché nel mondo del fanciullo abbiamo tutto intero il mondo dell’avvenire; ma nel gesto c’è anche un’altra verità, questa: mentre cinquanta fanciulli avrebbero potuto assimilare l’ideologia ateniese, i saggi e i sapienti non si sarebbero mai piegati a suggestioni ideologiche della città nemica; a parte che il fatto che questo, fosse in errore o nella verità.

Adesso capisco perché Gesù ringrazia il Padre del cielo e della terra perché ha rivelato queste cose ai piccoli, cioè a tutti quegli uomini che hanno una disponibilità a diventare grandi come il Padre che sta nei cieli.

Ho l’impressione che in questo testo, le parole di Gesù siano pochissime, è tutta una sovrapposizione, una lettura di s. Matteo. Per esempio non ritengo che Gesù abbia detto: Io sono mite e umile di cuore. In un altro passo, volendo subito smentire, Gesù dice: Sono venuto a portare il fuoco, la guerra e non la pace; altro che mite!

La Samaritana era stupida o intelligente? Il discorso che Gesù tiene con questa donna è un discorso paragonabile a quello tra filosofi, se orecchiate quell’episodio, che dovrebbe essere noto a tutti i cristiani. Zaccheo era intelligente o era un cretino? Avete capito? Sto smontando questa impostazione: Dio ha rivelato per tutti, soltanto che coloro che hanno in mano la scienza e la intelligenza non hanno capito o l’hanno rifiutato. Quelli che l’hanno capito vengono chiamati piccoli, ma piccoli sul piano sociale, come poteva essere piccolo s. Francesco. La rivelazione l’ha avuta s. Francesco e non il Papa o i Vescovi di allora. Lui ha capito il  messaggio evangelico, e qui le cose si mettono male per quanto riguarda l’interpretazione.
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Luca Mercalli

Effetto Cassandra
LA NOSTRA UTOPIA QUOTIDIANA



Sul problema dell'esaurimento delle risorse e della crisi energetica incalzante, si dice che spesso c'è un deficit di informazione. Io non credo che sia così. E' vero che di informazione corretta non se ne fa mai abbastanza, ma da alcuni anni anche in Italia si parla molto di clima, di energia, di necessità di cambiare stili di vita e così via, parole cui tuttavia non fanno seguito adeguate reazioni da parte della politica nazionale e della società civile. (...)


La visione fideistica della scienza e del progresso ci ha abituati a pensare che ogni problema abbia una soluzione. Ciò è vero quando si tratta di cambiare il frigorifero, lo è meno quando si entra in un ospedale per un malanno, non lo è per nulla quando i problemi da risolvere sono quelli globali della crisi climatica ed energetica. Però, il fatto che questi ultimi non siano immediati, induce a considerarli alla stregua del frigorifero: qualcuno certamente troverà una soluzione, e chi mette sull’avviso che forse non è così scontato, è bollato di catastrofismo.

In realtà da decenni circolano nella comunità scientifica analisi rigorose e credibili che avvertono come i cambiamenti climatici, l’esaurimento del petrolio e di altre risorse naturali, l’aumento della popolazione e delle disparità sociali, siano altrettante bombe innescate pronte a esplodere in rapida sequenza, amplificando i danni. Ma in genere si rimuove tutto rifugiandosi nel classico effetto Cassandra, dimenticando che la sfortunata aveva comunque ragione. E’ questa la sorte toccata pure ad un eccellente esercizio scientifico voluto da un grande manager italiano, Aurelio Peccei, animatore del Club di Roma, che nel 1972 pubblicò il rapporto I limiti dello sviluppo in collaborazione con il MIT di Boston. Ancora oggi si vitupera questo studio come non veritiero. Chi parla, in genere non l’ha nemmeno letto.

Considero I nuovi limiti dello sviluppo il manuale di istruzioni del pianeta Terra: ad oltre trent’anni di distanza i conti riveduti e corretti portano sempre al collasso della società se non si cambia rotta in tempo. Jared Diamond ha sviluppato il tema su base storica in “Collasso” (Einaudi), mostrando come è piuttosto comune che nel passato alcune civiltà abbiano ignorato i segni di cambiamento e si siano estinte. Oggi viviamo in un villaggio globale e uno scacco coinvolgerebbe tutti. [... segue ...]

1° Anniversario della morte di

PADRE ALDO BERGAMASCHI

15 giugno 2008

Sala S. Francesco, chiesa dei PP. Cappuccini, Reggio Emilia

Il saluto del superiore
P. Gianfranco Meglioli


Buon giorno a tutti e benvenuti a fare memoria di un uomo eccezionale: padre Aldo Bergamaschi. Il prof. Formizzi – che non conosco – ma so che ha lavorato con lui, avrà modo di parlarvi del Padre. Io rappresento la famiglia come superiore, gli altri confratelli sono impegnati nelle celebrazioni liturgiche.

La stanza in cui ci troviamo ha visto per tantissimi anni p. Aldo ricurvo sui libri a studiare, a ricevere i suoi amici, a dare consigli, a discutere, a scrivere articoli. Purtroppo non era capace di usare i mezzi mediatici, ma però aveva tanti altri mezzi. Aveva il dono dell’intelligenza e stupiva per le sue intuizioni profonde, vivacissime, legate soprattutto al Vangelo e a S. Francesco d’Assisi.

Quando parlai, il giorno del suo funerale, dissi che si aggrappò alla tunica di S. Francesco, come fa un bambino che si aggrappa alla tunica di sua madre, e non l’ha mai più lasciata. Aveva intuito che in quell’uomo c’era veramente la incarnazione del Regno di Dio, del Vangelo vissuto, e padre Aldo questo l’ha portato fino in fondo, l’ha portato con sè, direi.

Dissi pure che i suoi scritti andranno rivisti, andranno studiati, sistemati metodicamente e questo è un lavoro che bisogna fare con il tempo e con gente appassionata. Intanto è già nata una Associazione proprio per occuparsi di questo. Non può rimanere sepolta una lucerna, ma va messa sopra il moggio, perché faccia luce; penso che la parola di padre Aldo debba continuare a fare luce a tante anime anche se non è più in vita. [... segue ...]


Tempo di vacanze




Ermanno Olmi

Amo Gesù più di Dio perché mi ha insegnato a essere un uomo libero



Ho sempre sentito la figura di Cristo come un amico, un punto di riferimento, ma, più ancora, come qualcuno che per tutta la vita mi è stato col fiato sul collo. Non si tratta della sua immagine codificata dalla religione, né del suo significato di uomo divino, di Figlio del Padre, quanto piuttosto di un'attrazione istintiva, quasi inconsapevole, per la sua figura umana, che ho sentito profonda fin da bambino. A quei tempi, quando venivo portato alla messa della domenica, l'icona del Cristo faceva parte della religiosità dei nonni, della suggestione delle liturgie.

Ma non appena ho avuto l'età in cui certe domande si affacciano non solo spontanee ma assolutamente inevitabili, ecco che la mia attenzione si è fermata sulla figura di Gesù come uomo. Uno come noi, uno che ancora oggi potremmo incontrare per strada, se solo fossimo più attenti a guardare il prossimo. Quando affrontai in solitudine i Vangeli, che prima ascoltavo nelle letture del parroco, mi resi conto di come quelle parole assumessero una verità non rimandabile, diretta proprio a me, perdendo il riverbero che, nell'ambito della solennità religiosa, accendeva quegli aspetti che potremmo definire quasi magici della religione. Ricordo che, quando andavo a messa, il miracolo del vino, per fare un esempio, mi pareva quasi un trucco da maestro prestigiatore. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

 29 giugno 2008

Chi crederà sarà salvo



Marco 16, 15-20


In quel tempo, apparendo agli undici, Gesù disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.

E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono. Nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualche veleno non recherà loro danno. Imporranno le mani ai malati e questi guariranno.

Il Signore Gesù dopo avere parlato con loro fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

Allora essi partirono e predicavano dappertutto mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che lo accompagnavano.


Non sarò così crudele da farvi il panegirico di s. Antonio, cominciando a dirvi dove è nato e quando è nato: oramai ne avete piene le orecchie. Farò un cosiddetto approfondimento sui contenuti della predicazione di quest’uomo. Tutti ne parliamo, dottore della Chiesa, ma  pochi hanno letto le sue opere e vedo che anche coloro che ne parlano mi danno l’impressione di non conoscere quale era lo stile del predicatore s. Antonio, che non è diverso da s. Francesco, ma è un suo seguace: mentre S. Francesco muore nel 1226 a 44 anni, s. Antonio muore a 36 anni, molto giovane, nel 1231, dopo s. Francesco.

Ora vi farò il sunto di due di quelle prediche famose, ma che nessuno legge; infine vi parlerò di quella che s. Antonio fece ai pesci a Rimini e vedremo tutte le allusioni e il significato di questo discorso che ho rivisto dai testi originali, per capire i contenuti metaforici (fare la predica ai pesci: ci deve essere sotto qualche grossa metafora).

Prima predica. Si riferisce a quel famoso passo evangelico in cui si parla del ricco Epulone che tutti i giorni si vestiva di bisso e alla cui porta c’era Lazzaro. Il tema è quello dei ricchi e dei poveri e vi faccio il sunto di questa predica per farvi capire come, nella coscienza popolare, questo Santo è entrato come una seconda religione, forse anche a tal punto da fare dimenticare Gesù Cristo.

Poi l’abbiamo trasformato nel santo dei miracoli e anche io - che sono antimiracolista - quando nella mia stanza perdo qualcosa, subito incomincio a dire una preghierina a s. Antonio e non ho mai fallito. Questa è una piccola confessione di incoerenza e credo che la pietà popolare viva anche di queste cose, benché non siano prettamente evangeliche. [... segue ...]

Giorgio Campanini

L’ultimo mazzolariano
Ricordo di padre Bergamaschi

Gli studi su don Primo compiuti dal religioso francescano, scomparso nel 2007
La costante preoccupazione ad attualizzare la figura, nell'intento di mostrare la feconditi del suo pensiero per la Chiesa e la società di oggi
La pubblicazione dei Diari, che la Fondazione ha intenzione di completare


Can la morte di padre Aldo Bergamaschi (e con quella, quasi contemporanea, di Pietro Scoppola) viene sostanzialmente meno - salvo pochissime eccezioni - la "prima generazione" mazzolariana, il gruppo, cioe, di coloro che, da Lorenzo Bedeschi a Giulio Vaggi, per fare soltanto alcuni nomi, avevano dato avvio, all'indomani della seconda guerra mondiale, all'avventura di “Adesso”. Era inevitabile che ciò accadesse, ma resta l'impressione di un vuoto, la consapevolezza che una stagione si e irrimediabilmente conclusa: Mazzolari, ormai, non appartiene più alIa "memoria" biografica masolo alla "memoria" storica; e la Fondazione che da lui prende il nome, dopo avere cercato di conservare in tutti i modi questa prima memoria (attraverso testimonianze, lettere, carteggi), dovra ora farsi carico quasi esclusivamente di questa seconda e ancor più impegnativa memoria: anche per rispetto a coloro che l'hanno amorosamente custodita in anni difficili per la Chiesa e la società. Aldo Bergamaschi sta in qualche modo a cavallo fra queste due memorie.

Da una parte, con la parola e con i numerosissimi scritti, ha tenuto viva, nell'ambito universitario (era diventato professore ordinario di Pedagogia a Verona) e in quello pastorale (con un'assidua presenza in quella che era ormai diventata la sua citta; Reggio Emilia) la presenza di Mazzolari, quella presenza che in anni lontani aveva segnato in profondita la sua vita; dall' altra ha dedicato gran parte dei suoi studi, con una serie di monografie critiche, alla ricostruzione del pensiero politico, pedagogico, religioso del suo maestro. E se la sua "testimonianza" e affidata in gran parte alla tradizione orale ed epistolare (che merita di essere sistematizzata e raccolta), la sua ricerca scientifica sta tutta intera davanti a noi e rappresenta un ponte di passaggio obbligato per chiunque voglia accostarsi alla figura di Mazzolari. [... segue ...]


Il libro-proposta di giugno

Vito Mancuso
Rifondazione della fede



Una rivoluzione copernicana. Finora per parlare di Dio si mettevano in campo argomenti molteplici, questo libro ne fa piazza pulita. Finora per parlare di Dio c'era bisogno di punti d'appoggio, questo libro non ne ha. Finora per parlare di Dio si pensava al plurale, questo libro pensa al singolare. La fede, finora fondata su motivazioni esteriori, assume un volto nuovo. Il lettore si ritrova al centro di una rivoluzione che lo libera dalle protezioni e dai legami che nei secoli gli sono stati posti lungo il cammino. Il libro è un invito alla solitudine dell'anima e ai misteri che vi sono nascosti.

Destrutturate le basi dogmatiche del cattolicesimo, ignorata la pretesa di mediazione ecclesiastica tra cielo e terra, restano solo il senso del bene e della giustizia che, racchiusi nell'animo umano, assieme agli atti di disinteressato altruismo, rimandano -secondo Vito Mancuso- ad una dimensione "altra" ed extramondana. Ma - si potrebbe obiettare - il senso del bene e della giustizia sono termini astratti e generici che possono ricondursi al sentimento di approvazione che si prova di fronte a taluni specifici eventi o comportamenti; e le valutazioni ed i giudizi, nei casi concreti che si danno nella realtà, non sono mai concordanti, nè tanto meno universali. Quanto ai gesti di altruismo gratuito, potrebbero essere anche considerati come modalità di comportamento certamente poco frequenti, minoritarie, fors'anche eccezionali, ma comunque anch'esse proprie della specificità umana, senza bisogno di presupposti metafisici. L'impressione che è il tentativo di riconciliare il cattolicesimo con il comune sentire contemporaneo approdi, sfrondando via via tutto ciò che con la contemporaneità è incompatibile, alla sostanziale evaporazione di quel nucleo fondamentale, che in teoria si sarebbe voluto valorizzare e preservare: in termini medici, la terapia ha eliminato l'infezione, ma anche il paziente.


Le Omelie di Padre Aldo

 22 giugno 2008

Il cristiano deve misurarsi solo con Cristo



Matteo 10, 26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.


Questo passo evangelico crea dei grossi problemi di interpretazione storica. Gesù dice ai suoi discepoli: Non temete gli uomini. Non sono così sicuro che Matteo l’evangelista abbia trovato l’espressione giusta. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini, mentre qui usa un linguaggio da Vecchio Testamento. Nella prima lettura avete udito la lettera di Geremia che, a causa della concezione di Dio, è da rifiutare per tre quarti, in quanto Geremia gode delle vendette nei confronti dei suoi nemici. Nel passo si vuol dire che il cristiano non deve temere coloro che cristiani non sono, perché la violenza è da supporre sia solo da parte di questi ultimi.

Vi ho detto che è storicamente difficile potere leggere in questa chiave tutta la storia del cristianesimo, perché i cristiani stessi hanno commesso violenza nei confronti degli altri. Allora vedo che l’unica parte di salvezza per la nostra storia è la capacità, da parte dei cristiani, di entrare in martirio. E' vero, i cristiani sono stati per tre secoli in martirio, ma il male è che hanno ceduto troppo presto, ci sarebbero dovuti restare per altri dieci secoli, allora probabilmente non ci saremmo trovati al punto in cui ci troviamo oggi.

Da questo pulpito e là dove posso esprimermi continuerò a dire che Gesù si è incarnato per ottenere due scopi:

1° Per dichiarare chiusa l’epoca delle religioni, purtroppo anche il cristianesimo è una religione - l’abbiamo fatto decadere al rango di religione - malgrado tutti gli sforzi del cosiddetto ecumenismo che è andato in briciole e non ha più consistenza. Con la venuta di Gesù si chiude quindi l’epoca delle religioni, perché il loro male essenziale è quello di distinguere tra rito e vita, e di  eliminare il concetto di conversione: tu sei buono se osserverai i riti, questo è il peccato mortale delle religioni. Si fanno i riti, poi usciti dalla chiesa si riprende il discorso della mondanità dove c’è un abisso tra rito e vita. Gesù era venuto per il precetto: Amatevi come io ho amato voi: senza profitto, nei tre settori fondamentali dell’esistenza; rapporto uomo-donna; rapporto uomo-uomo nel lavoro; rapporto uomo-uomini nella politica e nel sociale. [... segue ...]

Vacances de l'Esprit 2008


Periodi di vacanza e cultura sull’altopiano del Renon (BZ)

www.associazioneasia.it/vde

12 - 19 luglio 2008
In vacanza con Emanuele Severino - “La storia, l’aldilà, il destino”

19 - 26 luglio 2008
In vacanza con Paolo Zellini - “Infinito e finito: dalla crisi dei fondamenti alla scienza del calcolo”

SEMINARIO SUL VOTO DEI CREDENTI ALLE ULTIME ELEZIONI:

FINE DELLA “QUESTIONE CATTOLICA”?



Il più esplicito è stato Marco Politi, vaticanista di Repubblica, che nel corso del suo intervento ha parlato di “tramonto della questione cattolica in Italia”.

Del resto, leggendo i dati presentati da Paolo Segatti, sociologo dell’Università Statale di Milano in occasione del seminario “I cattolici e il voto nelle elezioni 2008”, organizzato lo scorso 4 giugno a Roma dai Cristiano Sociali e da “Italia Solidarietà”, la lettura di Politi è risultata tutt’altro che una forzatura.

Il quadro che è emerso dall’analisi di Segatti è infatti molto distante da quella polarizzazione laici-cattolici con cui numerosi analisti hanno descritto - anche in tempi recenti - le dinamiche elettorali nel nostro Paese. Il mondo cattolico “reale” è un aggregato estremamente complesso, plurale, la cui autonomia decisionale è certamente maggiore di quella immaginata dagli stessi politici cattolici che ambirebbero ad esprimerne la rappresentanza, indipendentemente dal fatto che tale “autonomia” sia intesa nel senso di una accresciuta maturità politica o come la risultante di un processo di secolarizzazione dai forti connotati individualistici.

Ma vediamo alcuni dati presentati da Segatti di fronte a tutti i maggiori esponenti cattolici del Pd (erano presenti, fra gli altri, Dario Franceschini, Paola Binetti, Pierluigi Castagnetti e Mimmo Lucà, che ha presieduto l’incontro. Molti di loro hanno replicato il giorno successivo con il seminario a porte chiuse organizzato da Franceschini e dalla rivista “Quarta Fase” all’Università Gregoriana. A questo secondo appuntamento erano presenti, tra gli altri, Massimo D’Alema, Franco Marini e Giorgio Tonini). In Italia si dichiara cattolico circa l’86% della popolazione (anche se la percentuale dei praticanti è in costante calo; attualmente oscilla tra il 32% e il 25%). Di questa parte, il 42% ha votato Pdl mentre il 36% il Pd: come si vede la distanza è la stessa che c’è tra le due coalizioni nei risultati complessivi a livello nazionale. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

15 giugno 2008

Gratuitamente date




Matteo 9, 36 - 10, 8


In quel tempo, Gesù vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.

Allora disse ai suoi discepoli: La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe.

E strada facendo ammaestrava i dodici dicendo: Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

In Verità questo Vangelo dovrebbe essere per la classe sacerdotale e non per voi. Suonano un po’ strani questi precetti: …predicate il regno dei cieli che è vicino (d’accordo); guarite gli infermi (d’accordo); risuscitate i morti… quando mai l’abbiamo fatto? sanate i lebbrosi… quando l’abbiamo fatto? Lo ha fatto s. Francesco, il quale  baciò il lebbroso; la civiltà cristiana aveva isolato i lebbrosi, ed erano abbandonati a se stessi, s. Francesco con questo gesto ricostruisce un legame fraterno (faccio notare che s. Francesco non era né sacerdote né diacono). I demoni dove sono? Nel popolo più religioso del mondo! Ma Gesù  - in un passo che qui non cito - ha sconfitto Satana in maniera definitiva. Ora, in Italia e in Europa ci sono tanti esorcisti e il demonio è anche in casa cristiana. Questo non vi fa pensare?

Ci sono anche tanti maghi che contrastano l’opera degli esorcisti e pare che abbiano grande udienza; a mio giudizio, non cacciano dei demoni, ma creano delle situazioni demoniache all’interno della psiche umana. Il fatto che si debbano cacciare dei demoni in una civiltà cristiana, significa che si deve rivedere il concetto di civiltà cristiana: non siamo caduti solo al rango di religione, ma a un livello più basso, questa è l’obiezione che faccio.

Il passo di Matteo mi crea problemi e ho qualche dubbio che tutto sia proprio di nostro Signore Gesù Cristo. Esempio: La messe è molta e gli operai sono pochi, le folle erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. In questo testo temo che Matteo abbia già trasformato Gesù, non nel figlio di Dio che mette alla base della sua sequela la conversione, ma che lo concepisca come un fondatore di religioni. Ecco il movimento mentale: questi poveri disgraziati, sono vittime di tutto l’apparato gerarchico. (Per fare un paragone tenete presente la situazione della chiesa attuale, dove è accaduto il medesimo fenomeno). [... segue ...]

Mario Mariotti

La Verità contro



Dio col corpo, Dio incarnato, è Gesù. Lo Spirito-Amore che prende corpo é Gesù. Gesù é ateo perché è, Lui stesso, Dio, dato che uno é lo Spirito, e si pone ad amare-servire le proprie creature. Esse sono il Suo dio, le destinatarie del Suo esercizio di servizio-amore-condivisione. Essendo Dio Uno-Spirito-Amore, se e quando l'uomo ama e condivide, in quel luogo e in quel momento é lo Spirito che opera col corpo dell'uomo. L'uomo che ama é ateo perché Dio, perché Gesù lui stesso, col proprio corpo che sta rendendo presente, efficace ed operativo Dio-Spirito-Amore nella concretezza storica.

La gratuità si può esplicare solo così, mentre il fare perché si crede la mette a rischio. Questo meccanismo strutturale avviene in ogni caso, sia che l'uomo si senta credente e sia che si senta agnostico o ateo. Soprattutto per questo - per la gratuità - é necessario superare le religioni che interpongono una casta, cioè dei mediatori, fra il Creatore e la creatura. La messa tridentina, col Santissimo sull'altare, il sacerdote ai suoi piedi e il popolo alle spalle del sacerdote, formalizza la condizione maligna della mediazione, dove la Verità é assoluta, cristallizzata, formalizzata dalla classe sacerdotale che la custodisce e la definisce come Rivelazione. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

8 giugno 2008

Misericordia



Matteo 9, 9-13


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo e gli disse: Seguimi , ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.

Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?

Gesù li udì e disse: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio, e non sacrificio, infatti non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori.


Ecco qui come s. Giovanni Crisostomo puntualizza questa situazione, e parte dal momento in cui Gesù si trova a pranzo con questi pubblicani, che esercitavano l'ufficio pubblico di riscuotere le gabelle. S. Giovanni Crisostomo partendo da questo fatto del pranzo afferma: Sebbene ogni portata del pranzo fosse frutto di ingiustizia... Non bisogna chiudere gli occhi su questo, perché indubbiamente tutti quelli che riscuotono le tasse hanno le mani in mezzo al danaro, qualche foglietto vola, qualche banconota scivola nelle tasche, quindi vede anche Gesù che tutte le portate grondano di ingiustizia.

Gesù tuttavia mangia, perché è come il medico che, se non riuscisse a sopportare il cattivo odore della cancrena dei suoi pazienti, non potrebbe nemmeno liberarli dalle loro infermità. Badate che questa immagine è una delle più qualificanti della struttura del cristiano nel mondo, Egli si trova come un medico di fronte a degli ammalati. Guai se il medico dovesse avere orrore di un ammalato, guai se il medico dovesse discriminare un uomo, anzi, qui comincia la sua funzione, egli dovrebbe sentirsi stimolato ad accostarsi ad una persona quanto più questa è malata.
 
Gesù sopporta il cattivo odore della cancrena dei suoi pazienti perché esattamente li vuole recuperare, nell'ipotesi, che siano malati (ecco il punto che forse sfugge ai farisei) gli uni e gli altri. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori: mi pare di trovare una profonda ironìa in questa frase; sottinteso: voi credete di essere giusti, ma anche voi siete un bel branco di peccatori, proprio perché voi distinguete peccatori gli altri e giusti voi, già in questo c'è del peccaminoso. [... segue ...]

Umberto Veronesi

L’importanza di diventare vegetariani



Ciò che il vertice Fao "ha dimenticato" di discutere è il cuore del problema della fame nel mondo, che non è solo legato ai costi di produzione e distribuzione dei cibi, ma soprattutto alle abitudini alimentari della popolazione del pianeta. Occorre una rivoluzione nell´alimentazione dei Paesi ricchi per dare il via concretamente e subito ad una soluzione della tragedia dei Paesi poveri, dove si soffre la fame. Noi siamo alle prese con il problema opposto: aumenta l´obesità fra i nostri figli, le nostre adolescenti anoressiche usano il troppo cibo come ricatto e se ne privano fino a lasciarsi morire, la nostra dieta opulenta ci fa ammalare sempre di più.

Proprio su questi temi si riuniranno a Venezia a settembre alcuni fra i maggiori esperti per la Quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza: «Food and Water for Life». Io penso che l´ingiustizia alimentare sia una delle peggiori iniquità dei nostri tempi: una questione di civiltà e di cultura, che ci riguarda tutti da vicino. C´è un comportamento individuale responsabile, infatti, che può contribuire a riequilibrare questi due drammatici estremi ed è la riduzione del consumo di carne. [... segue ...]


Aldo Vincent

LA FAME E LA DISCORDIA




Si è conclusa con una rissa finale, sfiorando il fallimento, il vertice della FAO sulla fame del mondo. Tralascio di riportare le cifre che ormai conoscono tutti e che ognuno potrà trovare online.

Di fatto la produzione alimentare del mondo potrebbe sfamare tutti, ma inspiegabilmente (o forse fin troppo spiegabilmente) alcune derrate vengono distrutte per alzare i prezzi, altre vengono convertite in biocarburanti, altre ancora – quelle prodotte dai paesi poveri – non sono ammesse nei nostri mercati, e gli ingenti finanziamenti fatti cadere a pioggia con criteri a macchia di leopardo che servono più a far marciare l'obesa macchina degli aiuti, piena di funzionari che nelle loro comode magioni con l'aria condizionata, si limitano a lavori di travet, che non a risolvere i reali problemi di questi infelici.
 
Non è di questo che voglio parlare perché la realtà è sotto gli occhi di tutti. Vorrei invece richiamare un passaggio di uno scritto che ha quasi duemila anni: si tratta dell'Apocalisse capitolo 6 versetti 1-9 quando appaiono i quattro cavalieri: la Guerra, la Peste, la Fame e la Discordia.
 
Della Guerra inutile parlarne, è sotto gli occhi di tutti. La Peste moderna è più che un'insidia, dall'Aids alle minacciate pandemie aviarie chimiche o fallout atomici. Ora si sono aggiunte la Fame e la Discordia. Siamo sull'orlo del baratro e corriamo felici dietro ai pifferai di Hamelin che ci promettono un mondo migliore. Che non è questo, ma non ne abbiamo un altro…
 
Dio mi perdoni per i cattivi pensieri che mi assalgono oggi.

Mario Mariotti

Il Vangelo e i diritti umani



Come sarebbe bello se ogni domenica, alla Messa, oltre le Letture, venisse ricordato, uno per volta, il contenuto dei diritti umani fondamentali. Si incomincerebbe a mettere in pratica il messaggio del Signore, per il quale Lui si é incarnato e si é lasciato assassinare, che il sabato è per l'Uomo, e non viceversa; si, rammenterebbe al prossimo che, senza le opere, le sequenze liturgico-sacramentali si riducono ad un ronzio fastidioso per il Padre celeste; si lavorerebbe per educare la gente a capire quali sono i diritti e ad impegnarsi perché vengano rispettati in rapporto non solo a sé stessi, ma a tutti quanti i cittadini del nostro pianeta.

Sarebbe estremamente importante che capissimo questo, che i nostri diritti al cibo, alla salute, al lavoro, all'istruzione, all'informazione pulita, sono diritti di tutti, per cui diventa nostro dovere darci da fare perché siano realmente di tutti. Il posto sarebbe quello giusto: il Signore da un lato ci dice che tutti sono nostro prossimo, e dall’altro si determina come Paradigma del nostro dovere di fare, di noi stessi, pane e vino, il necessario e la gioia, per tutti i viventi, pagando di persona, proprio come ha fatto Lui. [... segue ...]

Piero Coda

Le due Chiese



Il Concilio Vaticano II, così come lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa a partire da Leone XIII alla fine dell’Ottocento, rappresentano per la Chiesa cattolica un fatto di enorme portata che tuttavia non è stata ancora adeguatamente recepito come tale. Il primo presidente dell’Associazione teologica italiana, di cui sono presidente attualmente, monsignor Luigi Sartori, un teologo straordinario, giungeva a dire che nella storia del Cristianesimo il Concilio Vaticano II è stato l’evento ecclesiale più importante dopo il primo cosiddetto concilio di Gerusalemme che all’inizio della storia del Cristianesimo ha sancito l’apertura della fede cristiana al di là dei confini di Israele. (...)

Lo dico in modo un po’ sbarazzino e garibaldino, ma il Vaticano II ripropone l’intera questione della figura della Chiesa e della sua inserzione nel mondo attraverso il tentato recupero della dinamicità originaria dell’evento ecclesiale secondo la forma impressagli da Gesù di Nazareth e testimoniata dal Nuovo Testamento. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

1 giugno 2008

Somnium Scipionis



Matteo 7, 21-27


Non chiunque mi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande.


Qualcuno dice che il pregiudizio illuministico sulla religione continua a resistere. Cosa è questo pregiudizio illuministico? Molti uomini di cultura si mostrano reticenti - anzi, piuttosto freddi - nei confronti di termini come religione, religioso; qualcuno oramai ha perfino orrore della parola cristiano, perché quando si dice cristiano, si dice religioso; quando si dice religioso, si dice qualche cosa di pasticciato, come se si trattasse di realtà ambigue.

Come rispondono ufficialmente i cattolici a questa posizione illuministica, nei confronti della religione? Signore Signore, ma chi grida Signore Signore? L'uomo religioso, non certamente l'uomo pagano. Il cristiano che grida Signore Signore, lo griderà quando va in processione, ma è da chiedersi se quando va in processione, è più un cristiano o pagano. Non è certo il vero cristiano che grida Signore Signore, perché il vero cristiano oramai sa che cosa deve fare: la volontà del Padre. Ed è questo il punto difficile da conseguire.

La intellighentia cristiana risponde a questa posizione illuministica, dice: “guardate il risveglio, l'ascesa alla tribuna internazionale dei popoli religiosi dell'Asia e dell'Africa”. Dunque, il solletico alla religiosità verrebbe da questi popoli, che, nella concezione di questi cattolici, sarebbero la dimostrazione della religiosità della natura umana: l'Africa da una parte e l'Asia dall'altra. Poi ci sarebbero le richieste spirituali dei giovani, che mettiamo un po’ tra parentesi, perché anche qui ci sarebbe un lungo discorso da fare. Sì, certo, troviamo anche dei giovani che hanno abbandonato il vecchio cristianesimo tradizionale, se ne sono andati ad ascoltare la saggezza di un guru indiano, qualcuno è passato in Africa ad ascoltare gli stregoni. Ha impegnato, poniamo, venti anni laggiù in Asia o in Africa, mentre alcuni pare si siano stancati a loro volta dopo tre o quattro mesi. [... segue ...]

Il testamento del Cardinale



Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: Perché non ci dai idee migliori? Perché non ci rendi più forti nell'amore e più coraggiosi nell'affrontare i problemi attuali? Perché abbiamo così pochi preti?

Oggi, entrato in uno stato d'animo crepuscolare, confida di domandare a Dio di non essere lasciato solo. Nell'ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i Colloqui notturni a Gerusalemme, appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo - rammenta - deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo.

Con padre Georg Sporschill, gesuita anche lui, l'ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. - ammette - ho avuto delle difficoltà con Dio. Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in croce. Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché l'interrogativo mi tormentava. E neanche la morte riusciva ad accettare: Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo?

Poi ha capito, Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza. E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. Io spero di poter pronunciare nella morte questo sì a Dio. [... segue ...]

Mario Mariotti

La vedova e l'infoetica



L'episodio della vedova e del tesoro del Tempio è uno degli episodi più significativi del Vangelo per capire che la Parola non va assolutizzata, che va presa in Spirito e non alla lettera, che gli stessi Vangeli sono espressione delle riflessioni storiche e teologiche delle prime comunità cristiane, e che vengono spesso messe in bocca al Signore  parole che Egli stesso non avrebbe mai pronunciato.

I miei maestri di teologia sono i distrofici, i portatori di spina bifida, i poliomielitici, i piccoli della grande favela del Sud (che, peraltro, ormai si va globalizzando anche al Nord), e per questo motivo non sono in grado di compilare l'elenco preciso
- come invece sanno fare gli esperti in esegesi, i teologi - degli enunciati e degli episodi che attestano che il Signore ce l'aveva con scribi, farisei, con le prescrizioni della legge di Mosé e con il Tempio. Tuttavia, per quello che posso conoscere del Signore, so per certo che Lui parlava e agiva per rompere la logica religiosa dell'Alleanza, per farci capire che Dio non é padrone, ma Padre, e che noi non siamo servi ma figli; in sintesi, che il sabato é per l'Uomo e non viceversa. [... segue ...]

COMUNE di PONTREMOLI

Sabato, 17 maggio 2008

Cerimonia di scopertura della lapide
a ricordo di
Padre Aldo Bergamaschi

Per l’occasione erano presenti rappresentanti dell’Ass.ne Culturale Aletheia  fondata da Padre Bergamaschi

 
PADRE ALDO BERGAMASCHI
FRATE CAPPUCCINO DI TORRANO
28.1.1927 – 15.6.2007

Mario Mariotti

Speciale elezioni



Carissimi, perché tanta sorpresa? Anche questa volta non é successo niente, proprio niente: ci stiamo semplicemente americanizzando, ci stiamo omologando al modello, e raccogliamo semplicemente i frutti di quello che qualcuno ha seminato. Siamo partiti da Yalta, e arrivati ad Arcore. Se si beve un po’ d’arsenico, é facile che poi si abbia qualche disturbo gastrointestinale; e noi stiamo assistendo all'esplicarsi degli effetti in primis, della strategia del rincitrullimento, il cui principale strumento é stata la TV per merito del suo illegittimo proprietario, e, in secundis, della strategia della tensione, che é stata originata da un eccesso di zelo della CIA, la quale, come i nostri politici, sottovalutava la forza della prima strategia: la contaminazione culturale degli allocchi. Sarebbe bastata quella!

Messo il valore del lavoro, riconosciuto come fondamentale nella nostra Costituzione, in mezzo ai rifiuti di Napoli e seppellito da qualche parte, sostituito con altri 'valori' quali il profitto, il denaro, il successo, il consumo, la ricchezza in generale, e il potere e della visibilità che l'accompagnano; coltivati l'individualismo, la libertà dai condizionamenti delle esigenze generali della società, la divinizzazione del mercato, [... segue ...]

FOTOGRAFIA EUROPEA
Reggio Emilia


4 maggio 2008

VITO MANCUSO

ANIMA E CORPO:
QUALE RELAZIONE


Video-intervista del 16-6-08
www.associazioneasia.it

Cosa significa teologia laica?

Teologia laica, io penso significhi sostanzialmente questo: ricercare la Verità per se stessa, non per aderire a una istituzione e non per servire a una chiesa o tante chiese: significa avere davanti alla mente e al cuore, perché la teologia richiede integralità e giocare tutte le dimensioni dell’essere umano, non è qualcosa che riguarda semplicemente l’esattezza, la dimensione cognitiva, senza la quale del resto non si fa nulla. La dimensione cognitiva, il rigore analitico e anche fare teologia nella dimensione imprescindibile. Ma dicevo, questa è una dimensione, la teologia chiede integralità, chiede amore per la vita, per il mondo, per la vita degli uomini.

Cercare col proprio pensiero di costruire qualcosa che dia speranza, che dia essenza, che dia forza positiva al vivere quotidiano. Mettere insieme il rigore analitico per guardare tutto il mondo per quello che è, l’apparir del vero per quello che è, senza sconti a dimensioni prammatica della realtà. E insieme coltivare il pensiero positivo, il pensiero di chi vuole dare energia al pensiero positivo, a se stesso alla propria vita, ai suoi cari, ai propri figli, alle persone che ti vedono, questa è la dimensione su cui il mio pensiero s’incammina.

Per fare questo occorre dare un servizio onesto e spassionato e nel contempo appassionato della Verità. La categoria decisiva della teologia laica, è una cosa che io ho provato dentro di me quando nel 2002 ho deciso di scrivere il mio primo libro dal punto di vista di autore, le cose che avevo scritto prima erano libri su pensiero degli altri. Giusto perché confrontandosi col pensiero dei grandi si può pensare di crescere, ma quando però si comincia a scrivere qualcosa di proprio... Stavo dicendo che nel 2002 ho iniziato a fare questo tentativo e ho affrontato il grande tema del dolore, il perché è possibile e come insegna la chiesa cattolica la vita è sacra perché viene da Dio. Se viene da Dio perché nascono così, perché ogni giorno 8000 bambini nascono con malattie, affetti da malattie genetiche irreversibili? Questo non è il tema, ma l’ho voluto citare, per affrontare questo tema con il rasoio di Occam se volete, togliendo, tagliando, sono sempre impostazioni che ritengo non tenere di fronte alla durezza della realtà e che questo sia entrare nella direzione della teologia laica.[... segue ...]

Mariangela Maraviglia

4 maggio

Giornata delle comunicazioni sociali



I media:
un genocidio delle intelligenze e dei cuori


La mia professione di insegnante offre un punto di osservazione privilegiato sugli effetti che il sistema dell’informazione concorre a creare nella società italiana, particolarmente nella vasta platea di studenti quotidianamente incrociata nelle aule scolastiche


Una delle convinzioni che circolano tra gli insegnanti è che la scuola non può fare di più, cioè non può svolgere il proprio lavoro, nel contesto culturale attualmente dominante, in una società che ‘rema contro’ tutto ciò che una istituzione educativa propone: impegno e fatica del vivere, ragionevolezza e pacatezza del proprio argomentare, rispetto di sé e degli altri, corresponsabilità verso i popoli e il pianeta, speranza di costruire e costruirsi come persone e comunità accoglienti e solidali.

Il disagio è particolarmente avvertito nelle scuole, come quelle a indirizzo professionale, dove più fragile è il contesto sociale di provenienza e l’ambiente risulta più condizionabile e permeabile ai (dis)valori apparentemente vincenti.

Se l’ottanta per cento dei miei studenti sogna di fare il calciatore, se gran parte delle mie studentesse rimpiange di non avere il fisico per fare la velina, se lo straniero è “quello che ruba, stupra e che ti porta via il lavoro”, se il massimo di interesse politico a cui un alunno è disposto è il “vaffa” di Beppe Grillo, il mondo dei media si può assolvere?

Ovviamente l’imputato numero uno è la televisione, ma non è sotto gli occhi di tutti che gran parte dell’informazione, anche su carta stampata, lavora a incendiare la realtà, a enfatizzare lo scandalo, a urlare la notizia, meglio se di cronaca nera, a offrire gossip e calcio come piatti prelibati?

Non diversamente viene veicolata l’informazione religiosa. Una enfasi continua su fatti che ‘rompono’ equilibri, che creano dissapori o contestazioni: il Papa sempre, ma meglio se agita le acque, molto meno se parla del creato e di comportamenti etici ampiamente e globalmente condivisi; i suoi contestatori solo se sono sbracati e pittoreschi, quasi mai se si tratta di voci criticamente costruttive.

La tradizionale amara sapienza del “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” assurta a indiscutibile mainstream.

La lettura del giornale a scuola, da me implacabilmente imposta agli alunni da buona discepola di Lorenzo Milani, richiede un intervento di autorità per non cedere al calcio o alla notizia più truculenta o più scema che subito attrae la platea studentesca.

Eppure, quando con fatica si riesce a imporre un caso positivo, un frammento ‘umanizzante’, un impulso al pensiero, lo sguardo grato di alcuni, lo stupore evidente di altri spingono sempre a pensare “ne vale la pena”.

Ma insieme a quella consolazione resta la consapevolezza della scelta che verrebbe operata in mancanza di una guida autorevole e determinata.

E l’amaro sospetto che della deriva etica e antropologica che abbiamo sotto gli occhi, del genocidio delle intelligenze e dei cuori a cui quotidianamente assistiamo, la stampa, e più in generale i mass media, non possono certo dichiararsi innocenti.

Alexis De Tocqueville

De la démocratie en Amerique

1840

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Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.

Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi pèrdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri.

Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto!

Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla.

Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo. (clic sull'immagine per scaricare il volume di 219 pp. in pdf)



«Né ad un principe mancheranno mai ragioni legittime per mascherare la sua malafede. Si potrebbe citare una quantità di esempi moderni ed elencare i molti trattati di pace, le molte promesse rese nulle e vuote dai prìncipi che non vi hanno tenuto fede, a vantaggio di colui che meglio sapeva essere astuto come una volpe.

Ma occorre sapere come mascherare abilmente questa natura ed essere un grande simulatore. Gli uomini sono così semplici e così inclini ad obbedire alle necessità immediate, che un ingannatore non rimarrà mai senza vittime per le sue insidie»

Niccolò Machiavelli


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