Bookmark and Share
B U O N E    V A C A N Z E

Le Omelie di Padre Aldo

25 luglio 2010

Un Dio al nostro servizio?



Luca 11, 1-13

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli.

Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:

Padre sia santificato il tuo nome,
venga il  tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione
[...]

Il testo è di San Luca e come storico non ho molta fiducia il lui. Mi era venuta la tentazione di chiudere il passo evangelico a metà, perché in questa chiusura c’è qualcosa che non funziona, paragonare Dio a uno che ti dà le cose perché in fondo tu gli dai fastidio, se non per amicizia. Non voglio farvi la predica su questo, ma ho qualche dubbio sulla autenticità di questo passo. Diciamo che si riscatta proprio con l’ultima parola dove si dice: Quanto più il Padre Vostro Celeste darà lo Spirito Santo a coloro che lo richiedono, qui ci siamo, perché la preghiera di domanda viene tutta esclusa, ed è qui che inizio il mio discorso.

Non dobbiamo credere che la preghiera sia una qualifica dei cristiani, i pagani pregavano più di noi, i musulmani, oggi pregano più di noi, ma per queste preghiere Gesù ha una parola tremenda, non fate come i pagani, i quali moltiplicano le parole. Al rovescio di ciò che dice nella seconda parte, come se Dio fosse sordo... Dio sa già quello di cui avete bisogno... ed ecco allora la preghiera di Gesù, Padre Nostro.

Gesù non prega mai con i discepoli. Ho condotto gite pellegrinaggio, a quelli che vengono con me lo sanno, dico in partenza: Nel nome del Signore, Dio ci assista ecc. Preghiere non ne faccio, rosari non ne dico, perché anch’io sono preso da queste parole di Gesù.  Non moltiplicate le parole, Gesù non prega mai insieme con i suoi discepoli, eccetto nell’ultima cena, dove c’è tutta una cerimonia particolare, dove siamo di fronte a un testamento.

Qui i discepoli gli dicono: Insegnaci a pregare! Ma come 'insegnaci a pregare'? Gli apostoli erano degli Ebrei, e quindi le preghiere che dicevano, tutti le sapevano, certo sentivano che c’era qualcosa che non funzionava, sentivano una insoddisfazione in quel tipo di preghiera. Dovrei scagliarmi contro le preghiere del Vecchio Testamento, cosa che noi sacerdoti e religiosi diciamo mediante l’ufficio, non vi dico la mia opinione, è ovvio che le leggo con una chiave totalmente rovesciata rispetto a quello che è il significato del testo. [... segue ...]


Le Omelie di Padre Aldo

18 luglio 2010

Contemplazione e contemperanza



Luca 10, 38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa.

Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale,sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi.

Pertanto, fattasi avanti, disse: Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti.

Ma Gesù le rispose: Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore.


Questo quadretto, chiamiamolo così, dove ci sono due sorelle e non lo dico a caso, ha dato origine alla disputa sul valore della vita attiva a fronte della vita contemplativa. Marta vita attiva, Maria vita contemplativa; qualcuno facendo un po’ di cabala ha notato che Marta e Maria diversificano soltanto per due lettere, da Marta, togliete la T e mettete la I e avete Maria.  Marta T temporalità, Maria I immortalità. Questo per dirvi come le due figure hanno avuto dei rilanci pericolosi, Gesù poi ha detto quella frase che tutti ricordiamo Maria ha scelto la parte migliore.

Se dico che ha scelto la parte migliore, non dico però che ha scelto il tutto. Volete un esempio banale: prendiamo un pollo, qual'è la parte migliore? Voi mi direte: del pollo morto è il petto del pollo, il resto però non lo buttiamo via; del pollo vivo però, vale tanto il suo petto quanto le sue zampe. Voi capite già a che cosa voglio alludere, da due sorelle poi, questo magnificare la vita contemplativa, ha creato nel mondo cristiano qualche paradosso.

Vi dirò, a costo di far male a qualche anima che ha molta stima della vita contemplativa - certo anch’io ho molta stima, ma deve essere per la persona stessa, guai se diventano categorie - l’elogio della contemplazione era già stato fatto da Aristotele. Vi dico come il grande filosofo abbia dichiarato che la contemplazione è l’attività egregia, l’attività più alta dell’uomo. Sentite il ragionamento: l’uomo che è composto di corpo e di cervello - lasciamo stare la questione dell’anima - dice il filosofo, non vi è dubbio che  la parte migliore di noi è il cervello, perché con questo cervello riusciamo a conoscere tutte le cose, per cui il cervello ha un’attività valida per sé stessa, vedete cosa accade: noi facciamo la guerra per stare in pace, lavoriamo per riposarci o per guadagnare, tutte queste azioni le facciamo in funzione di qualche cosa d’altro, quindi vuol dire che non sono le più importanti; invece, per il fatto di contemplare con questo cervello, noi non compiamo un’azione che rimandi ad altra azione, è la più alta, la più sublime per cui è valida in se stessa. [... segue ...]


Gianfranco Ravasi

Poesia - Una via teologica?



Il tema che vorremmo solo abbozzare – considerata l’immensità degli orizzonti che evoca – potrebbe avere come sua ideale sintesi e sorgente una frase del libro della Sapienza, uno scritto biblico deuterocanonico, sorto alle soglie dell’era cristiana forse ad Alessandria d’Egitto e aperto alle istanze della cultura ellenistica.

In 13,5 si legge: «Dalla grandezza e dalla bellezza delle realtà create si contempla (theoreitai) per analogia (analògos) il loro artefice». La frase, che sarà ripresa in modo più «speculativo» da san Paolo in Romani 1,20, delinea con una terminologia attenta al linguaggio filosofico greco quella che tradizionalmente verrà definita come la via pulchritudinis, l’itinerario conoscitivo teologico che «dalla grandezza e bellezza» (ek mégethous kai kallonès) creaturale ascende di grado in grado quasi in una sorta di scala paradisiaca (Genesi 28,12) dalla terra al cielo, dall’umano al divino, dall’effetto creato alla causa creante. È appunto quell’«analogia» (analògos) che tanto spazio avrà nella filosofia e nella teologia scolastica, a partire dalle celebri cinque vie tomistiche idealmente e icasticamente condensabili nel dantesco «a l’etterno dal tempo» (Paradiso XXXI, 38).

Il nostro viaggio ascendente «analogico» avrà come sentiero quello delle parole nella loro forma più alta e simbolica: attraverso esse tenteremo di ascendere alla Parola primordiale divina, fonte di ogni parola, alimento e sostegno di ogni loro «grandezza e bellezza». Naturalmente, considerati i limiti di un approccio così essenziale com’è quello che ora possiamo effettuare, ci accontenteremo di indicare solo due tappe, due ideali gradini di questa scala ascendente. Per ragioni argomentative procederemo in modo discendente, partendo dall’alto, anche perché tale è il percorso seguito dalle Scritture Sacre che costituiscono il «grande codice» di riferimento per la nostra analisi che è da situare in un ambito teologico. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

11 luglio 2010

Il concetto di potenzialità



Luca 10, 25-37

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?

Gesù gli rispose: Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi?

Costui rispose: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso.

E Gesù: Hai risposto bene, fà questo e vivrai.

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: E chi è il mio prossimo?

Gesù riprese: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.

Per caso un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [...]

Avete sentito la lettura del testo evangelico, la dottrina sembrava chiara: Ama Dio con tutto il tuo cuore ... e il prossimo tuo come te stesso. Come mai il dottore della legge chiede chi è il prossimo? La domanda non è a caso, perché la conquista del concetto è tutt’ora aperta. Gesù inventa una piccola rappresentazione scenica con dei personaggi che però sono storici o veri, e attraverso questa rappresentazione del loro agire, denuncia i limiti del loro pensare. Ci sono delle azioni e ci sono dei concetti. Il prossimo chi è? É l’uomo in assoluto, l’uomo che non sopporta aggettivi mediatici, questa sarebbe la risposta di Gesù. Quando le persone mi si presentano come francese, tedesco, inglese ecc. e io sono costretto a dire che sono italiano, non posso sopportarlo, non me la sento più di usare questo aggettivo. Vengo accusato di essere contro l’amor di patria, perché anche il Presidente della Repubblica dice che dobbiamo tornare all’amor di patria. Facciamo bene attenzione, perché qui Gesù Cristo vale più del Presidente della Repubblica, di fronte a ciò che accade nel mondo tutto va bene, ma se mi interpellate sul merito del problema dico: il mondo va male perché abbiamo la prevalenza dello Stato nazionale. Sono gli stati nazionali che danno origine alla guerra, e nel brano evangelico di oggi ne abbiamo la prova.

Gesù è venuto a chiudere due epoche: l’epoca delle religioni - e il cristianesimo non è una religione - e a chiudere l’epoca degli Stati nazionali, perché gli stati nazionali sono il nemico numero uno del secondo comandamento: Ama il prossimo tuo come te stesso. Questo è il fondamento teologico. Il prossimo è l’altro in assoluto, senza aggettivi mediatici. Ebrei, Palestinesi, Curdi, vedete quello che accade, ecco la prova di ciò che dico. Chi rispetta l’uomo, non è chi più crede in Dio, o chi crede di essere nella vera religione; il Samaritano è uno ufficialmente fuori dalla verità, è uno che non ha un concetto esatto di Dio, e il concetto esatto di Dio non lo hanno nemmeno il sacerdote e il levita. Ricordate il discorso di Gesù alla Samaritana: … né qui né a Gerusalemme si adorerà, ma in Spirito e Verità. Il punto di riferimento non sarà più un luogo, ma sarà l’uomo.

Nel V. T. c’è scritto che Dio ha creato l’uomo in assoluto, poi i genetisti hanno dichiarato che la specie umana è unica e usiamo le parole etnie, gruppi ecc., tutto questo non viene a toccare la unicità della specie umana. Nella Bibbia però c’è anche scritto che Dio ha distrutto sette popoli in Cana per impiantare il suo popolo. No! È un Dio classista che dà il tono a tutta la civiltà ebraica, tono che passa anche nel cristianesimo, ecco dove nasce l’errore poi enfatizzato dal nazionalismo esasperato. I cananei sono dei nemici e da qui il concetto di Stato nazionale. Se la teologia della religione è incerta nell’insegnare l’origine del prossimo, consacra tutte le ingiustizie. Il radicalismo teologico e ideologico muta i connotati della realtà. Es.: dal come si definisce la vita, deriva anche l’ammissione dell’aborto, o no? Quando a suo tempo si trattò questo tema, ai fedeli avevo detto che per i cattolici non è un problema di voto, essi sanno già come debbono comportarsi. [... segue ...]



Il rispetto per la Vita è una delle grandi conquiste dell’uomo, è un segno di civiltà.
E la Vita non è solo la “nostra” Vita, ma anche quella di tutto ciò che ci circonda.
Chi rispetta la Vita deve rispettarne ogni forma. Chi è crudele con gli animali lo è anche con gli esseri umani. Gli animali hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti.

Il primo diritto degli animali è il diritto alla vita. Infliggere loro sofferenze per crudeltà, o peggio per divertimento, è un atto di violenza e un segno di arretratezza morale che non fa parte del mondo civile.
 
Gli animali nascono uguali davanti alla Vita e per questo hanno il diritto di essere rispettati. Rispettando gli animali, rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e, soprattutto, rispettiamo il valore della Vita.


Le Omelie di Padre Aldo

4 luglio 2010

La commedia dello Stato cristiano


Luca: 10, 1-12

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.

Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui altrimenti ritornerà su di voi.

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinnanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.

Gesù, senza chiedere alcun permesso ai poteri storici, ha mandato settantadue discepoli ad annunciare il Regno a tutto il mondo. Come mai settantadue? Nel Genesi si dice che i popoli della terra erano settanta, ma nella famosa traduzione in greco del testo si pensò di metterne settantadue, più dodici inviati alle dodici tribù di Israele. Tutti i movimenti rivoluzionari conosciuti mirano sempre alla conquista del potere, Gesù invece, punta alla distruzione del concetto stesso di potere. Se le cose stanno così, lo Stato Nazionale è illegittimo. La convivenza cristiana risiede in un rapporto diretto fra tutti gli uomini, senza la mediazione dello Stato Nazionale, tutte le guerre che ci sono nel mondo sono dovute a questo motivo. Ciò che il discepolo di Gesù annuncia è il Regno di Dio, poiché, appena questo Regno si sarà instaurato nelle coscienze, avrà vanificato tutti gli altri regni costruiti sulla discordia delle coscienze.

L’annuncio del Regno qualifica anche il discepolo perché, circa il comportamento esterno, potrebbe avere qualche somiglianza al caso di Diogene, definito da Platone un Socrate impazzito, il quale andava in giro con una botte che era la sua casa, contestando coloro che si davano un gran da fare per avere le ville. Un giorno Alessandro Magno si accostò alla botte di Diogene e chiese: Che cosa vuoi che io ti faccia? Risposta: Che tu ti scosti, perché mi stai rubando il sole. Alessandro disse: Se non fossi Alessandro desidererei essere come Diogene. La contestazione non è prettamente cristiana, perché Diogene apparteneva alla categoria dei cinici, i quali hanno dell’uomo una concezione negativa. Diogene inoltre, andava per Atene con una lanterna in pieno giorno a cercare l’uomo, cioè quelli che incontrava non erano uomini, ma ombre di uomini.

I discepoli di Gesù non debbono avere una concezione cinica dell’uomo, perché la vera qualifica indicata da Gesù è: Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non è una definizione o un giudizio di essenza, ma è un giudizio di fatto. Se dico a uno dell’asino, rischio di fissarlo in quella definizione, se invece gli dico che si comporta come un asino, allora tengo la distinzione tra quello che lui è attualmente e invece quello che potrà diventare, ecco la diversità fra le due definizioni. Dando una definizione di fatto, si suppone che la definizione dell’uomo sia riformabile, cioè che l’uomo sia educabile, ciò è importante. Questo comando acquista nuova valenza. [... segue ...]

Ettore Masina

Una Chiesa vitale?



Nel dicembre del 1992 l’inverno incrudelì sui Balcani. E nel gelo, nella pioggia, nel fango andava morendo l’utopia jugoslava: uno stato multietnico che sembra-va avere consolidato pacificamente un’area europea storicamente segnata da conflitti senza fine, adesso s’era nuovamente frantumato sotto la spinta  di egoi-smi locali e correità internazionali. Cominciava un’atroce  guerra civile  che  divideva regione da regione, quartiere da quartiere, villaggio da villaggio, talvolta famiglia da famiglia. L’ONU e i governi europei e quello degli Stati Uniti sembravano (o fingevano di essere) incapaci di fermare il genocidio.  Simbolo dell’odio etnico e religioso, la città bosniaca di Sarajevo (300 mila abitanti) veniva assediata dall’esercito serbo. L’8 dicembre di quell’anno terribile, una colonna di 500 italiani riuscì a rompere la cintura di fuoco: erano volontari di Pax Christi e li guidava il loro presidente, Antonio Bello, vescovo di Molfetta. Se lo si rivede nelle fotografie dell’epoca, sembra impossibile che egli abbia partecipato all’impresa, da lui ideata: era stato un uomo bello non soltanto di nome ma anche fisicamente, adesso il suo sorriso illuminava un povero volto che sembrava un teschio, con occhi troppo grandi sotto un passamontagna che non riusciva a liberarlo dal freddo. “Don Tonino”, come voleva essere chiamato rifiutando gli altri titoli della cerimoniosità ecclesiastica, stava morendo di un cancro e lo sapeva, ma voleva mostrare che a una crociata senza spade e senza stendardi,  a un “esercito senza armi, come saranno quelli del futuro”, a  un’ “ONU dei popoli” era possibile spezzare, almeno per qualche ora, la logica della violenza. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

27 giugno 2010

Il cristiano è tollerante in nome della Verità



Luca 9, 51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri.

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.

Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.

Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?

Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio. [...]


Nella prima parte del Vangelo abbiamo dei Samaritani che non ricevono Gesù, perché è diretto a Gerusalemme, e ciò voleva dire che se lo si lascia passare si favorisce il falso culto, loro credevano di avere il tempio giusto e non potevano accettare che si andasse a Gerusalemme. Ma Gesù andava a Gerusalemme perché quello fosse il vero culto? Bisognava tener conto delle parole che Gesù aveva detto alla Samaritana: Il luogo del culto è l’interiorità, non è né Gerusalemme, né il Monte Garizin. I due discepoli diventano intolleranti e chiedono un fuoco dal cielo, anche qui, V. T., Elia non aveva fatto una strage dei profeti di Balaam? Sono pagine pesanti. Gesù si era sdegnato con le città nelle quali aveva compiuto prodigi, perché non si erano ravveduti (ricordate Matteo 11, 20: Guai a te Corazin e Betsàida, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti questi miracoli... si sarebbero convertiti. E tu Cafarnao fino agli inferi precipiterai).

Un cattolico che non è coerente con la sua fede, sarà trattato peggio di un non credente al giudizio; di questo sono certamente convinto anch’io: chi dice di credere e crede di essere nella Verità, al giudizio sarà trattato – se non coerente – peggio di chi non crede. A chi è musulmano sarà riservato un giudizio che sia in ordine con la sua buona fede.

Ora il discorso di Gesù sulla intolleranza è tutto metastorico, per stimolare la storia a evitare la perdizione; il credente è tentato invece di tirare le somme qui nella storia in nome della Verità, senza averla mostrata e attuata all’altro. Ho trovato una frase di Lenin scritta a un amico, sentite: Io non comprendo la parola tolleranza, chi è tollerante dimostra di non credere alla propria opinione. A Lenin rispondo che il cristiano crede nella Verità: dunque è tollerante. É proprio in nome della Verità che io cristiano sono tollerante. Circa poi le dispute dei teologi e lo spettacolo delle Chiese diverse, che arrogano a se il monopolio della Verità, è ovvio che indeboliscono la certezza di una distinzione assoluta tra Verità ed errore, e questo non solo tra le Chiese, ma anche tra i partiti e tra gli uomini. Vi cito una frase di Rousseau, che ha condizionato almeno due secoli di storia: Il conciliare la guerra all’errore per la pace con gli uomini, è cosa non difficile, impossibile. Conclude: Gli angeli stessi non vivrebbero in pace con gli uomini se si riguardassero come nemici di Dio. [... segue ...]


Chiese strumento di pace?



In ogni luogo e in ogni modo, stiamo violentando il mondo che è la nostra casa. Violenza nelle città, nell’economia, violenza contro le donne e le bambine, contro la natura e gli esseri viventi tutti. La violenza è diventata parte del nostro quotidiano e ci siamo abituati a considerarla inevitabile.

Ritroviamo la violenza persino dentro il racconto biblico, e certa violenza è stata anche giustificata dalle chiese, ed è dentro le chiese stesse. Eppure le Scritture ci parlano di uno SHALOM che abbraccia tutte le creature viventi e la Terra stessa, che spinge gli esseri umani alla pace e alla giustizia, che converte il cuore umano.

Oggi noi, credenti di ogni chiesa, vogliamo dire un no deciso ad ogni violenza in ogni parte del mondo. Vogliamo annunciare e abbracciare la grande rivelazione della nonviolenza e della pace di Dio. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

20 giugno 2010

Gesù è venuto a liberarci dai dieci comandamenti



Luca 9,18-24

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: Chi sono io secondo la gente?

Essi risposero: Per alcuni Giovanni Battista, per altri Elia per altri uno degli antichi profeti che é risorto.

Allora domandò: Ma voi chi dite che io sia. Pietro prendendo la Parola rispose: Il Cristo di Dio.

Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. Il Figlio dell'uomo disse deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno.

Poi a tutti diceva: Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.

Oggi abbiamo di fronte un passo che esigerebbe di trovarci pronti alla riflessione. Voi sapete che nella scuola italiana c'é tutto il dibattito sulla religione. Qualcuno continua a domandarmi: ma lei cosa ne pensa? Veramente quello che penso l'ho già scritto e detto.

Alla domanda: esistono dei bisogni religiosi? Io rispondo: no, no, e poi no. Allora di questo passo non dovremmo insegnare la religione nelle scuole? Da questo punto di vista no, no, e poi no.  Se invece mi domandate: esistono dei bisogni spirituali nell'uomo? Badate che la risposta vale per un credente: si, si e poi sì. Per un non credente e anche per un materialista, perché non dobbiamo credere che i materialisti più incalliti tolgano all’uomo la specificità sua rispetto alla materia, in ogni caso una materia più evoluta, allora dico questa risposta vale anche per loro e ripeto: ci sono nell’uomo dei bisogni spirituali? Sì, sì e poi sì.

Allora questi bisogni spirituali come si traducono poi nella realtà sociale? Ora si traducono come ideologia, ora si traducono come religione, e sarà qui il momento in cui dovremo diventare cauti per dare il giudizio circa la insegnabilità. Ma resta la domanda di fondo: nella ipotesi che ci siano bisogni spirituali, come, questi bisogni spirituali, vanno soddisfatti? A questa domanda bisogna rispondere, quindi mi metto a tavolino e discuto con tutti coloro che accettano questo punto di partenza.

Seconda domanda: ma il cristianesimo é una religione? La risposta mia la conoscete: no, no, e poi no. Allora ci sarebbe da chiedersi attraverso quali canali il cristianesimo va, se é possibile, insegnato. In ogni caso, é questo il problema che riguarda il credente, vale a dire colui che crede nel Vangelo, e non gli altri, i quali dovranno mettersi a tavolino per dover decidere qua1i sono in concreto quei bisogni spirituali di cui noi tutti siamo portatori, e il bambino in primis.

Nell'uomo operano delle stratificazioni archeologiche dello psichico che lo predestinano alla religione. Le materie che i bambini imparano a scuola le conoscete, l'Italiano, bisognerebbe dire la lingua per comunicare con il suo prossimo; poi devono imparare a fare i conti, anche questo appartiene a una predestinazione; poi la storia; la geografia, eccetera, su di ognuna bisognerebbe discutere. Poi c'é anche una predestinazione, data da quei famosi bisogni spirituali, c'é una predestinazione anche alla religione, ma questo riguarda l'uomo naturale non deve riguardare il cristiano. [... segue ...]


Mario Mariotti

Dio creduto o Dio vissuto?



E' da più di trent'anni che non mi accosto al sacramento dell'Eucarestia. I motivi di questa mia scelta sono stati diversi, e testimoniano il mio percorso per arrivare a definire quello che penso e credo oggi. Prima vivevo la prassi del buon cattolico cui é stata insegnata la preminente importanza del verbo, e, in subordine, quella dei verbi. Nella mia esperienza esistenziale, però, ho cominciato ad incontrare e ad intrattenermi con i due ospiti-maestri del mio spirito: gli ultimi, i viventi in difficoltà, del Sud e del Nord, e allora, pian piano, si sono definiti i motivi del mio rifiuto del sacramento dell’Eucarestia inteso nell'accezione cattolica, nell’accezione che mi era stata insegnata e che vedevo contraddetta dalla realtà. La prima contraddizione di cui ho maturato la consapevolezza - e che mi ha spinto a non accostarmi al sacramento - é stata questa: il Signore si fa pane per noi e dice a noi di fare altrettanto. Questo é impossibile per noi in quanto ricchi (il nostro Paese é fra i primi dieci nella graduatoria dei più ricchi) e il ricco é tale perché non condivide, perché non si fa pane per gli altri, e la sua condizione é segno non solo di questo, ma anche della realtà che noi abbiamo fatto, dei poveri, pane per noi. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

13 giugno 2010

Il vero amore blocca il peccato



Luca 7, 36 - 8, 3

In quel tempo uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.

Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi indietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé: Se costui fosse un profeta saprebbe chi è, e che specie di donna è, colei che lo tocca: è una peccatrice.


Gesù allora gli disse: Simone, ho una cosa da dirti. Ed egli: Maestro di pure. [...]

Poniamo la nostra attenzione su questo passo che già di per se contiene un poema: Quello a cui si perdona poco, ama poco, mentre - e credo che questa sia la ironia e il dramma di Gesù - dovrebbe amare di più, proprio perché è senza il condizionamento del peccato.

Una peccatrice ama più di te, dice Gesù al fariseo, più di te che osservi la legge, e il rischio di chi osserva la legge è proprio questo, di chiudersi all'amore. E poi la raffica delle tre inadempienze: …questa donna ha bagnato i miei piedi con le lacrime…, non trascuriamo questo particolare delle lacrime, e non sui vasetti di profumi che accompagnano queste donne di malaffare.

Abbiamo che il giusto ama meno del peccatore convertito, dunque, se spingiamo ancora più in là la teoria, ne deriva che conviene diventare tutti peccatori. Se è vero che il peccatore ama più del non peccatore, conviene commettere un bel sacco di peccati, cosi si amerà più di chi non commette peccati. Chi è stato malato apprezza di più la salute, ma dice anche a chi ha la salute senza mai essere stato ammalato, tienila come un dono prezioso e non desiderare di ammalarti per apprezzare la salute. Ecco, io credo che questo debba essere il discorso. Il peccatore non va capito, ma solo amato, e lo si ama dicendogli che pecca, dicendogli che esiste il peccato, perché il giorno in cui io dovessi abolire questa discriminante, ne nascerebbe una altra, ne nascerebbero centomila collocate in altre sponde, ma non più al punto giusto in cui cioè, il discriminante lo pone, Gesù Cristo.

E qui dovremmo fare tutto un lungo discorso sulla psicoanalisi. Mi pare che Jung nel 1933 o 1935 dicesse che dobbiamo liberare l'uomo dall'incubo del peccato. Volesse il cielo, ma siamo proprio qui per decidere che cosa vuol dire togliere il vincolo del peccato all'uomo! Il problema è di vedere se Gesù Cristo ha messo al punto giusto la divisione fra il bene e il male. Perché la divisione fra il bene e il male in ogni caso, in ogni società, là dove ci sono due uomini tre uomini è inevitabile. [... segue ...]

3° Anniversario della morte di Padre Aldo Bergamaschi


Chi non crede che la Verità possa essere testimoniata nella storia,
sarà presto una terra
coperta di rovi

---o---

IL "CRIVELLO DI ERATOSTENE" (per l'etica e la religione)


Santa Messa a ricordo, Chiesa dei Cappuccini, R.E., 13 giugno 2010

Le Omelie di Padre Aldo

6 giugno 2010

Universalismo assoluto, siamo tutti uguali



Luca 9, 11-17

Il quel tempo Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta.

Gesù disse loro: Dategli voi, stessi da mangiare.

Ma essi risposero: Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che noi non andiamo a comprare viveri per tutta questa gente. C'erano, infatti,  circa cinquemila uomini.

Egli disse ai discepoli: Fateli sedere per gruppi di cinquanta. Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.

Allora Egli prese i cinque pani e due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.


Oggi festa del Corpus Domini. Forse siamo andati troppo lontani e abbiamo confuso il significato della Eucarestia con i suoi possibili effetti. Ma vediamo di affrontare il tema su di un piano più generale. Oggi circola una certa obiezione, e da parte del mondo religioso e da parte del mondo laico, l'obiezione é questa: che la Chiesa avrebbe legato il messaggio alla cultura occidentale, abbiamo sovrapposto i nostri schemi al vero messaggio di Gesù, il messaggio di Gesù é universale e noi lo abbiamo ristretto nella località.

Ed ecco il caso più clamoroso, se non ci avete mai pensato: l'Eucarestia è celebrata con il pane e con il vino. Domanda: ma proprio siamo sicuri che il pane e il vino siano cibi universali e non cibi della civiltà mediterranea?

Ancora: noi diciamo: Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, che cosa intendiamo dire? Intendiamo che Gesù Cristo toglie i peccati del mondo; ma questa espressione agnello che cosa potrà significare per un eschimese il quale non conosce certamente gli agnelli. Agnello é un linguaggio figurato che oramai é diventato linguaggio comune o linguaggio addirittura proprio. Tutta la nostra vita di gente loquace é fatta di linguaggi figurati che sono commisti ai linguaggi propri.

E allora io debbo rivolgermi all'intelletto e tenere le altezze di quell'intelletto, vale a dire le altezze dell’universalismo assoluto. Allora perché non accetto 1'idea di un cristianesimo che deve modellarsi sulle varie culture per non dovere incorrere in queste disgraziate sciagure, cioè la chiusura della universalità del messaggio cristiano dentro alle singole battute, le quali singole battute sono ahimè particolari di particolari.

Un'altra caratteristica  del messaggio evangelico é quella appunto di annunciare principi che siano validi per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Il problema allora non é quello di adattare ai singoli sistemi culturali il messaggio, ma di vederlo il più possibile privo di agganci culturali nativi per elevarlo ai vertici di un linguaggio assoluto, valido per qualunque cultura, fondata in ogni caso sul pensiero razionale dell'uomo. Se dovessi sospettare che il cattolicesimo é la vittoria egemonica di un gruppo umano su altri, io me ne staccherai immediatamente.
[... segue ...]

Ettore Masina

Come sono lontani dalla “Chiesa dei Poveri” i gemelli d’oro ai polsi del cardinale Bagnasco




Nel dicembre del 1992 l’inverno incrudelì sui Balcani. E nel gelo, nella pioggia, nel fango andava morendo l’utopia jugoslava: uno stato multietnico che sembra-va avere consolidato pacificamente un’area europea storicamente segnata da conflitti senza fine, adesso s’era nuovamente frantumato sotto la spinta di egoi-smi locali e correità internazionali. Cominciava un’atroce guerra civile che divideva regione da regione, quartiere da quartiere, villaggio da villaggio, talvolta famiglia da famiglia. L’ONU e i governi europei e quello degli Stati Uniti sembravano (o fingevano di essere) incapaci di fermare il genocidio. Simbolo dell’odio etnico e religioso, la città bosniaca di Sarajevo (300 mila abitanti) veniva assediata dall’esercito serbo. L’8 dicembre di quell’anno terribile, una colonna di 500 italiani riuscì a rompere la cintura di fuoco: erano volontari di Pax Christi e li guidava il loro presidente, Antonio Bello, vescovo di Molfetta. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

30 maggio 2010

Lo Spirito che porta divisione


Giovanni 16, 12-15

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.

Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Tutto quello che il padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Il discorso tecnico sulla Trinità mi pare di averlo fatto molte volte. So bene che molti cervelli gradirebbero un approfondimento. Non credo di aver trascurato questa ricerca mentale, anzi, da un punto di vista personale, è una ricerca che mi affascina. Mentre udivo la prima lettura,  (Pr. 8, 22-31) mi era venuto in mente, di affrontare il discorso di come stavano le cose prima della creazione, perché il teista ammette che le cose siano una concretizzazione del pensiero divino, dunque, Dio prima della creazione non era inerte. Nella prima lettura c'è proprio la descrizione di un architetto che ha dentro al suo pensiero. Immaginate che questo pensiero diventi persona e avete già fatto il discorso a metà, o più di metà direi, sulla Trinità.

Il mondo Ortodosso, su due punti è diviso da noi: sulla concezione dell'autorità papale, discorso molto dolente, e probabilmente dovranno passare duecento o trecento anni prima di avere una qualche luce di soluzione, e l'altro  il problema della Trinità. Siamo divisi per quella frasettina che leggerete quando reciterete il credo. …credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio.... Mentre voi leggete il credo, voi affermate la divisione da un'altra parte del cristianesimo che si chiama appunto la Ortodossia.

La riflessione orientale sulla Trinità si potrebbe visualizzare, come una linea, o qualcuno dice come tre stelle poste sullo stesso asse, per cui la luce, i tre termini sono, Padre, Figlio e Spirito Santo. Bene, secondo questa raffigurazione la luce si comunica linearmente dalla prima stella attraverso la seconda fino alla terza, poi da questa, a noi come osservatori “credenti”.

Invece, nella riflessione occidentale, che sarebbe quella in cui siamo collocati noi, la immagine rappresentativa può essere quella del circolo o del triangolo equilatero. Il Padre genera il Figlio, nel testo latino troviamo “filioque” (il “que” sarebbe unione), quel figlio sarebbe con lui e con lui origina e fa procedere lo Spirito Santo che è l'amore del Padre e del Figlio oppure la loro comunione mutua. Se vi si domanda come Cattolici, come vi distinguete dagli Ortodossi, voi direte: per i cattolici lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio, gli Ortodossi dicono procede dal Padre attraverso il Figlio.
[... segue ...]

Antonio Thellung

Che cosa si può credere oggi?



Che cosa si può credere oggi? Le letture della celebrazione di stamattina descrivono l'ascensione di Gesù al cielo. Ovvio che oggi non è credibile immaginare un corpo fisico che s'innalza verso il cielo fino a scomparire lassù, oltre il visibile. Venti secoli orsono poteva apparire meno assurdo perché l'opinione comune concepiva il cosmo fatto a strati, con pianerottoli sovrapposti. La terra era il piano terreno, sotto c'era il sotterraneo (lo Scheol, gli inferi) e sopra i sette cieli, nell'ultimo dei quali dimorava Dio, l'Altissimo. Gesù risorto era da concepirsi lassù, nel seno del Padre. Oggi sappiamo che i cieli più alti sono sempre parte dello stesso cosmo, eppure, anche se nella descrizione l'ascensione appaia non credibile, nel significato può continuare a mantenere un senso, se viene richiamata per affermare che Gesù è risorto e continua a vivere in altra dimensione: nella dimensione divina.

Le metafore sono capaci di esprimere, attraverso descrizioni di per sé fantastiche, un senso reale, purché affrontate con la corretta chiave di lettura. Per esempio, se qualcuno si accostasse con scetticismo alle favole di Esopo pensando che non sono credibili perché gli animali non parlano, si perderebbe tutte le verità profonde che esprimono. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

23 maggio 2010

Comunicare senza mediazione



Giovanni 14, 15-16 ; 23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome.

Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto
.

Il termine Pentecoste crea un qualche sospetto, perché tradotto alla lettera, sarebbe sottintesa una parola: cinquantesimo sottinteso, heméra che vuol dire giorno. Quindi si dovrebbe dire “Pentecoste heméra” cinquantesimo giorno dalla risurrezione. Ma tutto ciò ricorda feste ebraiche, naturalmente. Nel passo che abbiamo letto, con la morte di Gesù, abbiamo l'invio dello Spirito, il ritorno di Gesù al Padre. Questi quaranta-cinquanta giorni sono probabilmente il frutto di una elaborazione rituale.

Entriamo nel vivo del discorso della Pentecoste, così come Luca lo snoda all'inizio degli Atti. Cito: Cominciarono a parlare in altre lingue. Ma, cosa vuol dire cominciarono a parlare in altre lingue? Vuol dire, a mio giudizio, che erano diventati tutti dei poliglotti. Il nostro Ministro dell'Istruzione dice che adesso i bambini delle elementari cominceranno a imparare almeno un’alta lingua; il meglio sarebbe tre, quattro, cinque, ma già, per potere parlare soltanto con gli Europei bisognerebbe impararne dodici di lingue. Cosa inaudita, dal punto di vista pedagogico.

Lo Spirito Santo, in questo caso, mi verrebbe voglia di pensarlo come una specie di apparecchio elettronico per la traduzione simultanea, cosa naturalmente che non posso accettare, perché se voi mi dite che la lezione è questa, allora noi dovremmo ricercare una lingua unica e questo sarebbe l'ideale della traduzione simultanea. Ma vedrete che noi inventeremo l'apparecchio per la traduzione simultanea, ma non ci decideremo mai a cercare una lingua unica. E questo è il segno, del nostro non-Cristianesimo, cioè il segno della nostra miseria umana.

Ora, lasciamo cadere tutto ciò che è miracolistico e portiamo l'attenzione sul Messaggio. San Luca descrive un fatto, o esprime un'idea mediante un racconto costruito? Ecco, la domanda intelligente.
[... segue ...]

Beppe Manni

Sindone, e non solo



Pochi lo sanno. A Nonantola, a dieci chilometri da Modena, nel museo abbaziale, è esposto un prezioso reliquiario d’argento del 1679 che accoglie un pezzo della croce di Gesù di centimetri 29 per 18 per 2. Sembra il secondo per grandezza dopo il frammento nella chiesa di Santa Croce a Roma. La reliquia nonantolana è coperta di una lamina d’oro con quattro clipei, medaglioni, che rappresentano santi orientali.

La reliquia infatti proviene da Costantinopoli e arriva nell’Abbazia almeno cento anni prima della Sindone in Italia, quando giunsero allora in Occidente molte altre reliquie legate alla crocefissione di Gesù, come chiodi, spine, la lancia, la colonna della flagellazione, la scala santa, e la casa della Madonna di Loreto, portate dai crociati dopo il saccheggio di Costantinopoli nella IV crociata del 1204. [... segue ...]

Le Omelie di Padre Aldo

16 maggio 2010

Il Cristo persona non è in un luogo



Luca 24, 46-53

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Cosi sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome daranno predicate e tutte le genti la conversione e il perdono dai peccati cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città finche non siate rivestiti di potenza dall'alto.

Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.

Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


Mi pare di avervi detto, e sintetizzo, che l’Ascensione é una festa costruita a tavolino, vuol dire che la si é “dovuta” inventare per logica di sistema. Se la risurrezione é concepita come una rianimazione di cadavere e non come una dimensione nuova di Cristo, bisogna rendere conto di questo personaggio tornato in vita. Di questo cadavere rianimato che cosa ne facciamo? Avete udito le letture, dopo quaranta giorni Egli lascia la terra e se ne va in cielo, ma in un cielo concepito in maniera fisica. Negli (Atti 1, 1-11) che abbiamo letto si dice: fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Sentite? Tutto é descritto in maniera fisica. Gesù si stacca dal suolo arriva fino a un certo punto poi vi é una nube, e che cosa accade dietro a quella nube Dio solo lo sa. È ovvio che si tratta di una costruzione per restare fedeli a un concetto.

Poi ecco il dualismo che oggi non mi convince più, lo stesso testo termina così: Questo Gesù, che è in mezzo a voi ed è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo. Allora lo dobbiamo concepire cosi: l’uccello decolla e va in cielo, poi lo rivediamo tornare come la famosa parabola di Jonatahan, quindi sale in cielo poi torna, e coloro che si troveranno a quell'epoca lo vedranno in questo modo.

Nella seconda lettura, Lettera agli Ebrei (Eb. 9,24-28) s. Paolo è ancora più ideologizzato, e dice che Gesù siede alla destra di Dio nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità. Egli immagina che su nel regno dei cieli ci siano delle autorità, dei principati delle potenze e cosi via, ma nell'ipotesi che ci siano, Gesù Cristo é in vetta à tutti quanti, quindi sarebbe una forma di gigantismo e una forma di potenza anche materiale. [... segue ...]

Clotilde Buraggi Masina


Pedofilia e chiesa cattolica



La situazione in cui si trova oggi la mia Chiesa mi rende triste e so di non essere la sola a sentirmi oppressa da questo sentimento. Di fronte ad alcuni recenti o recentissimi comportamenti del Vaticano, molti cattolici sono smarriti, disorientati: non ne condividono alcune reazioni di autodifesa e di arroccamento, di fronte a scandali dei quali non si sospettava la gravità.Il turbamento spinge non pochi a staccarsi dalla vita comunitaria.

Siamo di fronte a una specie di scisma silenzioso e doloroso, non solo per le sue conseguenze ma anche perché nasce da una penosa sofferenza di persone che si sforzano di seguire il Vangelo. L’esplosione del caso dei sacerdoti pedofili ha una parte notevolissima in questo disagio ecclesiale; ed io sento il dovere di riflettere su quanto sta accadendo, come cristiana e come psicologa che nella sua attività terapeutica ha avuto a che fare, dolorosamente, con la pedofilia. 
Credo che, innanzi tutto, non si debbano dimenticare i risvolti più propriamente ecclesiologici della vicenda. È evidente che essi hanno avuto un ruolo fondamentale nei confronti della gestione pubblica del “caso”. [... segue ...]

Bookmark and Share