| Umberto Mazzantini La Terra ha dei diritti? La madre tierra come bene comune, Leonardo Boff invoca una governance globale ![]() Il cantico delle creature al tempo della globalizzazione secondo il teologo ed ex francescano brasiliano |
Leonardo
Boff uno dei massimi
esponenti di quella che fu chiamata la teologia della liberazione,
è
intervenuto sulle colonne di Tierramerica con un impegnato editoriale
che parte dall'assunto che Quello
che è importante non è la salvezza dello status quo, ma
la salvezza del
sistema terra. Questa è la nuova centralità, che
ridefinirà gli
indirizzi della politica. Secondo il teologo ed ex francescano brasiliano, membro dell'iniziativa della Carta della Terra e professore emerito di etica all'università di Rio de Janeiro, Non esiste nel mondo una rappresentanza politica degli interessi dell'umanità e della madre tierra che tuteli la loro protezione naturale e culturale. Da secoli viviamo sotto la giurisdizione degli Stati nazione, con le loro particolari sovranità ed autonomie. Dato che i problemi diventano sempre più globali, questa configurazione politica è insufficiente per offrire le soluzioni che sono necessarie. L'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che sarebbe l'istituzione appropriata, è demoralizzata e al suo interno conta solo il Consiglio di sicurezza, controllato dalle cinque potenze con diritto di veto, con in testa gli Stati Uniti. Sul giornale on-line per l'America dell'Ips, Boff lamenta che a livello mondiale non esista un accordo che stabilisca regole a livello globale e che siano scomparsi tutti i riferimenti collettivi per facilitare il consenso e dirimere i vari conflitti. Anche per questo ci sarebbe stati il fallimento della conferenza sul clima di Copenhagen e del summit sul commercio mondiale a Doha nel 2001. [... segue ...] |
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Le Omelie di Padre Aldo 7 marzo 2010 L'essere
al
di fuori del divenire
Luca 13, 1-9In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per avere subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. Disse anche questa parabola: Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: 'Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?' Ma quegli rispose: 'Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no lo taglierai'. |
Ecco un Vangelo che non vorrei commentare, perché mi trovo mentalmente in un grave conflitto. Spero che abbiate ascoltato con una certa attenzione le letture. Camminano bene fino a un certo punto poi si deteriorano, e poi il testo evangelico che risolve i problemi posti nelle due letture anteriori. Voi capite come io possa trovarmi di fronte a questi testi in quanto essere pensante. Essere pensante cioè che è preoccupato della verità in assoluto, e che in quanto pensatore, come prima preoccupazione, non vuole cadere in contraddizione né vuole vedere fuori di sé il riemergere della contraddizione. Perché, la dove c'è contraddizione, verità non esiste. Questo è il precetto primo e fondamentale della mente umana. Detto questo inoltriamoci in questa selva oscura per vedere di trovare un poco di luce. Badate che sul primo passo, ho fatto lunghe meditazione nel passato, poi oggi mi trovo a dover sconfessare quelle lunghe meditazioni perché le ho trovate falsificabili. Oggi vi narrerò questa sofferenza. Badate non partiamo dal presupposto assoluto che sia Dio a parlare a Mosè, perché se partiamo da questo presupposto rischiamo grosso. Oppure, se partiamo da questo presupposto allora dovremmo trovare poi tutto in ordine con il concetto di Dio, quale almeno abbiamo oggi, e quale noi abbiamo inteso che fosse rivelato da quelle tre parole di cui adesso parlerò. Io sono colui che è, io sono colui che sono. Dio si presenta purtroppo in questa prima lettura come il Dio di una stirpe. Certo anche Gesù lo cita il Dio di Abramo, il Dio di Isacco il Dio di Giacobbe, per dire che è il Dio dei vivi. Ma il senso in cui lo prende Pascal, e in cui lo prendo io, e in cui lo prendiamo noi quando citiamo questo passo, è diverso dal senso in cui era inteso da tutta la storiografia del Vecchio Testamento, e anche s. Paolo probabilmente era in questo errore storiografico. Dio si presenta come il Dio di una stirpe e non come il Dio di tutti gli uomini. Quando parliamo del Dio cristiano parliamo di un Dio in assoluto, che riguarda tutti gli uomini in assoluto, dunque deve cadere un Dio che è protettore, che è schierato con una stirpe. Ed ecco allora il primo dubbio. [... segue ...] |
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Rémi Brague Il cristianesimo e il mercato religioso Porre le religioni sullo stesso piano significa dimenticare la storia e cedere a un’astrazione ![]() |
LA PLURALITÀ delle religioni è un fatto antico come la storia ed è noto fin dai suoi primordi: era già familiare alle due fonti più antiche della cultura europea, la Grecia e la Bibbia. Successivamente le religioni si considerarono religioni universali. Il loro dio era l'unico vero Dio e le altre divinità soltanto idoli. Era così già in Israele dopo l'esilio (Isaia, 44, 6). L'ebraismo, e con esso il cristianesimo, fu tra le rare religioni sopravvissute all'impero romano. Esse trasmisero la loro concezione di un unico e vero Dio alle religioni posteriori come il manicheismo e l'islam. Le religioni universali si ritengono chiamate a sostituire le religioni che le hanno precedute e nelle quali esse vedono, nel migliore dei casi, i preparativi alla verità piena (...). Le une rispetto alle altre, le religioni non si considerano sullo stesso piano. Conosciamo le emozionanti fotografie della riunione di preghiera ad Assisi: i rappresentanti delle diverse correnti religiose sono allineati attorno a Giovanni Paolo II che li aveva invitati a pregare con lui per la pace.(...) Dietro la generosità del gesto di Assisi, dietro la bellezza pittorica dell'immagine, si nasconde un problema grave. Non parlo della diversità delle religioni. È proprio da qui che occorre partire ed è la diversità che il Pontefice voleva superare attraverso un atteggiamento comune di preghiera. Il problema risiede piuttosto nella diversità delle loro diversità: le religioni rappresentate sono diverse le une dalle altre, ma non lo sono allo stesso modo. [... segue ...] |
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Museo dei Frati Cappuccini Reggio Emilia 10 - 28 marzo 2010 Il silenzio diventa voce ![]() Mostra itinerante su don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana (1954-1967) per la prima volta nella provincia di Reggio LETTERA-INVITO stampabile |
Attraverso 27 grandi pannelli viene ripercorsa l'esperienza innovativa portata avanti dal priore di Barbiana, descritta in Lettera ad una professoressa: una scuola per tutti, senza discriminazioni. Grazie a frate Antonello Ferretti, docente di filosofia e assiduo frequentatore di Barbiana, la Fondazione don Milani la rende disponibile oltre i soliti 2 o 3 giorni. Potrà essere visitata nei giorni di apertura del museo: sabato 15-18, domenica e festivi 10-13 e 15-18. Sono in calendario due serate (ore 20:30) per "I martedì del museo"presso la sala conferenze del convento: - 10 marzo: don Milani: I care ancora di fr. Antonello Ferretti - 23 marzo: Don Milani: tra dentro e fuori. Una didattica della parola di fr. Fabrizio Zaccarini Il museo offre visite guidate a scuole e a insegnanti anche dal lunedì al venerdì per le interessanti tematiche affrontate inerenti la pedagogia, la formazione, la didattica e la filosofia. È inoltre allo studio la possibilità di organizzare una o più escursioni a Barbiana. Per
informazioni: 0522 434540 oppure 340 088 04 09
(dal lunedì al venerdì ore 10-12) info@liberarte-cappuccini.it
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tel. 0522 433201
Dal 2001, un
ispettore
scolastico della Regione Emilia Romagna, Raffaele Iosa, e i sindaci del
Mugello organizzano a fine maggio una camminata a Barbiana coinvolgendo
insegnanti e Istituzioni per ricordare quella straordinaria figura e
scuola, in prima linea sui valori della Costituzione. |
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Le Omelie di Padre Aldo 28 febbraio 2010 La follìa etnocentrica
Luca 9, 28-36 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo. Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono ad alcuno ciò che avevano visto. |
Prima di affrontare il significato di questo passo che io chiamo la tentazione del Tabor, vorrei portare la vostra attenzione sulla prima lettura. Mi rivolgo anzitutto agli operatori della scuola, mi rivolgo a loro, a loro perché hanno la gravissima responsabilità dell'insegnamento della storia. É mia opinione che tutta la nostra educazione alla pace, o meglio, tutto il nostro discorso sulla pace, sia contaminato dal presupposto del quale non vogliamo parlare o del quale non vogliamo prendere coscienza. Ognuno di noi è curvo sulla storia del proprio paese e quando insegna questa materia la insegna secondo i canoni della pragmaticità. Storia pragmatica vuol dire che noi ai bambini mettiamo nella testa una idea precisa, che il gruppo a cui apparteniamo è il più importante, il gruppo a cui apparteniamo ha la religione migliore, ha la lingua migliore, ha la storia migliore e tutta la storia viene insegnata esattamente in funzione della celebrazione del proprio gruppo. Guardiamo un momento questo passo del Genesi, dove si racconta che il Signore dice ad Abramo: Ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei..., poi c'è quel 'per' che crea un versante pericolosissimo nel discorso: ...per darti in possesso questo Paese. Ora Ur è giù verso il golfo Persico, ed è ancora là, non è cambiato da quell'epoca. Poi noto che il Paese che Dio darà a quest'uomo si estende dall'Egitto fino all'Eufrate, tirando le somme dal Mar Rosso, al Mediterraneo, al golfo Persico, mica male come piccolo sogno di impero. Ciò che invece mi crea qualche dubbio è che sia stato proprio Dio a consacrare questa specie di follia etnocentrica, che opera nella storia umana da che uomo è uomo, e che tuttora tiene in febbre il medio oriente e anche tutte le altre parti del mondo. Sì certo, io pure credo che la Bibbia sia portatrice della rivelazione divina, non so però dove passi la linea precisa di questa rivelazione, e non sono solo io a non saperlo, ma anche coloro che hanno il compito di stabilire dove passano questi confini. Sto parlando degli scritturisti della stessa Chiesa che avrebbe anche il compito di dire: sì questo appartiene alla rivelazione e questo no. [... segue ...] |
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don Giorgio De Capitani Religione,
fede
e
cristianesimo:
che confusione! |
Le recenti dichiarazioni di Umberto Veronesi hanno avuto il merito di suscitare - solo purtroppo in alcuni: i più come al solito pensano a tutt’altro - una discussione su un argomento che è sempre di grande attualità. L’argomento riguarda la ricerca della verità, sia nel campo scientifico che in quello religioso. Il rischio esiste in entrambi i settori: il rischio di creare dei sistemi rigidi e intoccabili (nel campo scientifico) e dei dogmi indiscutibili (nel campo religioso). Starei già per dire che se la Chiesa cammina coi piedi di piombo proprio per la sua rigida ortodossia, la filosofia e la scienza in genere hanno talora visto costruzioni ideologiche o favolosi castelli crollare di colpo, e rimanere con il sedere per terra. Se partiamo dall’idea che la Verità è infinita, allora come possiamo mettere un limite alla sua ricerca? Come potrà la teologia essere dogmatica? Come può cioè parlare di Dio come se fosse qualcosa di statico e pretendere di ridurlo a delle formule catechistiche? [... segue ...] |
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Le Omelie di Padre Aldo 21 febbraio 2010 La tentazione è dentro al cervello Luca 4, 1-13 In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane. Gesù gli rispose: Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo. Il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la dò a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo. Gesù gli rispose: Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo dei tempio e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; Sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra. Gesù gli rispose: E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo. Dopo aver esaurito ogni specie dì tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. |
Ecco qui il riassunto breve di queste tentazioni, tutto diventa una tentazione se si oscura in noi il disegno di Dio nelle cose. Platone non vuole nella sua polis (città) gli atei, non li vuole perché gli atei non ubbidiranno mai alle leggi. Gli atei ubbidiscono solo a quelle leggi che ritengono in ordine con il loro pensiero. É vero che anche io credente ubbidisco alle leggi, ma con beneficio di inventario. Purtroppo questo ce lo siamo dimenticato lungo la storia noi cattolici, e ce lo siamo dimenticato proprio perché la legge: o è un ordine della ragione, o diversamente è un ordine di qualcuno o di un gruppo. Vedete a che punto siamo arrivati, aveva ragione Marx, non aveva ragione nei rimedi, ma nell’analisi: Lo stato è un luogo dove una classe ne opprime un’altra. Chi è al comando è obbligato a fare delle leggi, e le fa su misura della propria visione del mondo imponendole agli altri. Con ciò non voglio incitarvi alla ribellione, ma voglio farvi un quadro di come il credente deve sentirsi in mezzo alla storia. Platone non vuole gli atei nella sua "Repubblica", perché un ateo non accetta che le leggi siano razionali secondo la misura divina, poiché questo è il suo ideale. Nella “Repubblica” le leggi debbono avere la convalida di Dio, che è la massima razionalità o è una oppressione nei confronti dell’uomo. Nessuno al mondo può dire a un altro uomo fai questo anziché quest’altro. Qui sta la ribellione per il cristiano relativamente all’autorità e questa ribellione i cristiani la dovevano fare prima della rivoluzione francese e in nome di altri principi. Resta fermo che dove è violata la razionalità è ovvio che c’è la ribellione da parte di qualcuno, per cui, siamo in una situazione drammatica, dove in realtà le leggi non sono osservate da nessuno. Né da quelli che dicono che sono leggi fatte dagli uomini, dunque nessuno li può obbligare, né dagli stessi che fanno quelle leggi, che già nel pensiero le utilizzano a loro profitto, a loro pro per difendere i loro averi. Il problema non sta nel rinunciare alle cose, ma nel prenderle dalla parola mano di Dio, vale a dire: dalla fonte autentica. Non c’è bisogno che il sasso diventi pane, il pane l’ho già, perché Dio ha creato il frumento da cui ricavo il pane. E così per le altre tentazioni. Gesù poteva dire: Io sono già il Re dell’universo e questo lo sappiamo dal racconto della Passione. Gesù, dopo che ebbe vinto la tentazione, cioè dopo che ebbe esclusa la fonte ibrida di ogni possesso e i motivi soggettivistici di ogni uso, tutto poteva avere. Ed ecco – non a caso – il Vangelo si conclude dicendo: Gli angeli indebitamente invocati, sono ora presenti e così il pane torna per via legittima; gli angeli lo servono. [... segue ...] |
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Convegno del 12 dicembre 2009 “Don
Mazzolari
e
padre
Bergamaschi,
due
pellegrini
verso
la
verità”
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La mia sarà una mera testimonianza su come ho conosciuto padre Aldo, allora lo chiamavamo p. Leopoldo, e poi Mazzolari che ho conosciuto solo attraverso le letture, personalmente non l’ho mai incontrato. Io ero come tanti, come molti fra i presenti, frequentatore della messa di p. Aldo e ho avuto la fortuna di partecipare a numerosi incontri con lui a casa di un amico, Carlo Bortolani, ed erano sempre occasioni di discussione di approfondimento, insomma p. Aldo visto da vicino era un personaggio molto interessante e la possibilità di conversare con lui era davvero una grazia. Ho avuto l’occasione di lavorare insieme con lui e con il prof. Lucio Guasti quando in un gruppo di persone, andiamo molto indietro nel tempo, insieme con lui si pensò di riflettere su una esperienza nata in un contesto diverso dal mio, che oggi è conosciuta nel mondo: quella delle scuole dell’infanzia, c’era anche Davide Dazzi, che è qua presente, e in quell’occasione riuscimmo a utilizzare e a coinvolgere la competenza professionale di docente di pedagogia di p. Aldo, ricordo che anche in quell’occasione i suoi erano contributi molto originali. [... segue ...] |
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Le Omelie di Padre Aldo 14 febbraio 2010 inedito
del
febbraio
1980Giustizia qui, non salvezza lassù Matteo 6, 17 . 20-26 In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. |
Mentre leggevo il testo di S. Matteo stava dentro di me manifestandosi una specie di polemica con la devastazione interpretativa che abbiamo fatto di queste beatitudini. Il punto che mi meraviglia è che non c'é mai un riferimento al cosiddetto povero storico. Beati i poveri in spirito: questa specificazione è tremenda. Gesù parla di ricercatori dello spirito, non poveri come li intendiamo noi, non quelli, guai a noi se fossero beati. Vedete che non viene mai fuori l'accenno a quella che é la cosiddetta miseria storica, perché quella non può essere mai una beatitudine. Chiudiamo rapidamente il discorso perché é molto infuocato e molto polemico. La Chiesa continua a canonizzare alcuni dei suoi figli presentandoli come esempi di vita cristiana. Voi mi direte: ma lei ha qualcosa da obbiettare a questo? No, tutto giusto, ma lasciamo sospeso un momentino il discorso perché vedremo in chiusura come bisognerà poi voltare la pagina. Il mondo laico invece si domanda come si può essere santi senza credere in Dio. Non è possibile essere santi se non si crede in Dio. Eppure dobbiamo domandarci perché il mondo laico, o diciamo chi é fuori dall'orbita cristiana, ostinatamente cerca invece di trovare una santità che non abbia nulla a che fare con Dio. Farò l' esame, di un autore, morto da un decennio credo, per capire che concezione egli ha della santità. Un autore conosciuto, si chiama Camus, l'autore de La Peste. Molti di voi avranno letto quel romanzo, se romanzo si può dire, e avranno anche letto altre opere di questo autore che é sulla scena della modernità. Camus si applica al problema più importante della coscienza moderna, come vivere con un orientamento e con integrità in un mondo senza Dio, in un mondo cioè dal quale si é tolto Dio. Perché questa preoccupazione? Perché ciò che va oltre questo mondo é tradimento di questo mondo. Voi sentite la vecchia obbiezione: il credente si occupa dell'altro mondo e abbandona questo. Perché chi crede in Dio non riesce a risolvere i problemi di questo mondo? Ecco la domanda e anche la risposta. Camus si orienta su quella ricerca: perché coloro che credono in Dio non riescono a risolvere i problemi di questo mondo. Adesso abbiamo capito per lo meno l'impostazione del discorso. Santità sì, ma finalizzata alla giustizia qui e non alla salvezza lassù. Ecco il problema che travaglia la coscienza di queste persone. [... segue ...] |
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Convegno del 12 dicembre 2009 “Don
Mazzolari
e
padre Bergamaschi,
due
pellegrini
verso
la
verità”
Sono disponibili gli Atti del
convegno al prezzo di 5 Euro
(+ 1 Euro per spese spedizione, pagamento Paypal disponibile) Cliccare sulla miniatura della locandina a lato |
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Convegno del 12 dicembre 2009 “Don
Mazzolari
e
padre
Bergamaschi,
due
pellegrini
verso
la
verità”
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[...] Oggi noi in questo giorno di celebrazione festosa commemoriamo un amico, un sacerdote, un uomo di altissima intelligenza, di vastissima cultura e, soprattutto di autentica santità: un Cappuccino che con don Primo diede vita ad uno straordinario gemellaggio di due anime alla ricerca appassionata della verità sotto la spinta dell'amore di Dio. Prima di una verità minuscola, ma assai importante che collima con la ragione umana, in uno sforzo continuo teso a dare ad essa il posto che merita nella vita di ciascuno di noi, e quella Verità maiuscola, impersonata in maniera unica irripetibile nella persona di Gesù Cristo di cui entrambi furono in vita e continuano ad essere anche dopo la morte, profeti instancabili. Il genio e la santità di Padre Aldo e di don Primo si rifanno con assoluta coerenza al Logos divino, fonte prima di ogni verità che voglia essere cristiana. Prendendo spunto da questa tempera spirituale cercherò di esporre più con le parole di Padre Aldo che con le mie, ciò che lui pensava su due temi a lui particolarmente cari: la natura e i compiti dello Stato nazionale la comunicazione globale diretta, senza traduttori, fra gli uomini ad ogni latitudine grazie all'uso di una lingua comune per l'umanità intera. Egli identificava questa lingua comune con quella inventata da Lazzaro Ludovico Zamenhof: la lingua Internazionale Esperanto. [... segue ...] |
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Le Omelie di Padre Aldo 7 febbraio 2010 inedito
del
febbraio
1983Il vero teista Luca 5, 1-11 In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genezaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: Prendi il largo e calate le reti per la pesca. Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. [...] |
Ho qualche preoccupazione perché non so se riuscirò a cucire questo argomento di fondo dell'annuncio cristiano, con quell'altro argomento che viene sovrapposto dalla istituzione che riguarda appunto la questione della salvezza della vita. Debbo parlare a cuore aperto. Ciò che mi dà fastidio è che si creda che le preoccupazioni della istituzione siano più interessanti delle preoccupazioni del Vangelo. Un po' alla volta, a furia di piccole sostituzioni arriviamo come all'epoca medioevale in cui i fedeli in Chiesa non udivano altro che una parola, dobbiamo andare alle crociate e così via. Quando invece Francesco di Assisi disse no, il discorso è un altro, dobbiamo riprendere il contatto con il messaggio del Vangelo. Questo messaggio certamente è sempre più bruciante di qualsiasi documento ecclesiastico, anzi, fonda in linea di principio qualsiasi documento ecclesiastico. Beato colui che riesce appunto a guardare in filigrana ciò che è la sostanza del discorso, indipendentemente dalla mano che impone il proprio messaggio e non quello di Gesù. Affermazione un poco dura di cui sono pronto a rendere conto. Questo passo è un piccolo capolavoro anche dal punto di vista letterario, e direi che un regista avrebbe qui da ricamare parecchio, senza allontanarsi, si capisce, dalle parole del testo evangelico. Avrete notato anche voi come la frase più pesante di tutto il passo sia la parola di Gesù a Simone: Non temere, d'ora in poi sarai pescatore di uomini. Questa frase è uno dei punti più delicati e drammatici dell'annuncio cristiano. Adesso vedrò di mettere a soqquadro la vostra piccola o grossa fede di teista; sono anch'io teista naturalmente, ma c'è modo e modo di esserlo. Quando in mezzo a noi muore una persona giovane, udiamo i predicatori, nell'omelia funebre, dire pressappoco: ci troviamo di fronte a una sorpresa; perché Dio ha permesso questo? Poi in una seconda sequenza: ma sì, certo, Dio avrà avuto i suoi motivi. [... segue ...] |
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Convegno del 12 dicembre 2009 “Don Mazzolari e padre Bergamaschi, due pellegrini verso la verità” |
Pace e bene. Con questo saluto vorrei interpretare davvero i sentimenti di riconoscenza verso p. Aldo Bergamaschi da parte di tutti Frati dell’Emilia Romagna e anche di coloro che hanno aiutato p. Aldo ad essere nella storia, la storia in genere, ma soprattutto nella storia Cappuccina, è veramente uno di quei personaggi di cui la storia dei Frati dell’Ordine Francescano è costellata, personaggi sempre originali è dire poco, personaggi che hanno saputo interpretare il Vangelo non solo con il cuore, ma con l’intelletto e con tutta la persona. [...] P. Aldo Bergamaschi fu discepolo di don Mazzolari e scrisse alcuni articoli su Adesso, il giornale di don Primo, col titolo Diario di un monaco e vari altri, firmati con pseudonimi. Poi, verso il 1965, partecipò con il gruppo mazzolariano alla fondazione della rivista Momento che ebbe vita brevissima. P. Aldo, come sappiamo, è stato autore di varie opere pedagogiche, ma ha pubblicato anche numerosi libri sulla figura e sul pensiero di don Primo. Nel ‘68 Mazzolari e lo scandalo di Adesso, Ed. Gribaudi, Torino; nell’86 Presenza di Mazzolari un contestatore per tutte le stagioni, Ed. Dehoniane, Bologna; nell’87 Mazzolari fra storia e Vangelo, Ed. Morelli, Verona; nel ‘92 Mazzolari una voce terapeutica, Ed. Il Segno, Verona. [... segue ...] |
![]() www.camillodepiaz.it |
Alle ore 3 di domenica 31 gennaio 2010, il nostro amico padre Camillo De Piaz ci ha lasciati. Il trapasso ha avuto luogo nel Reparto di rianimazione dell'Ospedale di Sondrio dove ha dovuto essere ricoverato d'urgenza nella notte per un improvviso malore. Lo ha assistito il confratello e amico padre Giorgio Zeini, insieme al quale aveva trascorso serenamente la serata. Il rimpianto è grande benché fossimo preparati all'evento. Sono triste, ero legato a Camillo da profonda, decennale amicizia. E' una altra grande perdita per la Chiesa e per la cultura italiana. Sandro
Bonardi
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Luca 4, 21-30 In quel tempo, Gesù prese a dire nella sinagoga: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi. Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è il figlio di Giuseppe? Ma egli rispose: Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria! Poi aggiunse: Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Zarèpta di Sidòne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro. All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. |
Oggi abbiamo molta carne al fuoco. Ho la tentazione di accennare alla lettera di s. Paolo che è uno dei pezzi più importanti di tutto il nuovo testamento. Vi metto solo una pulce nell'orecchio. Paolo dice: Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La sorpresa di questo discorso è: ma noi non abbiamo sempre insegnato che la carità consiste nel dare agli altri? Purtroppo, con sorpresa, devo dire che non è così. Perché Paolo dice: se dessi tutti i miei averi ai poveri e poi non avessi la carità..., e noi pensiamo che quella sia la carità. Questo è un discorso di fondo radicale. Vuol dire che quello è un tipo di carità che non ha nulla a che fare con l'amore cristiano. Ecco la caritas, mentre l'agape cristiana è invece il massimo della giustizia. Per cui, non ci dovrebbe essere nella comunità cristiana nessuno che debba stendere la mano, e nessuno che debba dare agli altri le sue sostanze, perché tutti ne dovremmo avere in modo tale da non dipendere gli uni dagli altri in questa maniera. Passiamo al passo evangelico, questo è uno dei cardini della visione cristiana del mondo, dove Gesù si qualifica. La specificità di Gesù consiste nel rompere il modello culturale di fondo e il modello culturale di fondo, sarebbe la concezione di Dio. Cosa vuol dire un modello culturale? Quando si scrive e quando si parla dobbiamo tenere l'esattezza. In pochissime parole un modello culturale è la particolare colorazione assunta da una esigenza universale nell'atto in cui questa esigenza universale si concretizza in categoria storica. Esempio: tutti gli uomini mangiano, tutti gli uomini bevono, tutti gli uomini conoscono l’istituto del matrimonio, ma la maniera di attuare questi principi universali, o queste categorie universali, vengono attuate in maniera diversa a secondo dei luoghi. Non tutti al mondo bevono vino, c'è chi beve birra, e chi altre bevande, non tutti al mondo mangiano il pane. Mangiare, nelle singole regioni, nei singoli tempi e nei singoli spazi, questa esigenza universale si concretizza, si colora in maniera diversa. Se andiamo nelle cose più grandi stesso discorso, matrimonio, istituzioni politiche e così via. [... segue ...] |
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Massimo Gramellini Scossa di coscenza ![]() ... non posso fare a meno di riflettere sull'incongruenza di una situazione che mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada... La Stampa, 15-1-2010 |
Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vita nell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo. Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire. |
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Paolo Ricca Esercizi di cristianesimo Uomini e Profeti - RAI Radio 3 Prima puntata: Leonard Ragàz: la giustizia del regno di Dio Seconda puntata: Kaj Munk: Attivi nel bene, inerti nel male |
In un nuova serie delle Letture di Uomini e Profeti, guidati dal teologo valdese Paolo Ricca, raccontiamo quattro figure della cristianità del Novecento. Nella prima puntata esploriamo il pensiero teologico del pastore svizzero Leonard Ragaz (1868-1945), la sua analisi del rapporto tra socialismo e cristianesimo, l'attualità del suo messaggio. ![]() Nella seconda puntata esploriamo il pensiero teologico del pastore danese Kaj Munch (1898-1944), autore del dramma Ordet. Al centro della sua vita la passione per la fede e quella per la scrittura e per il teatro. |
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Il Natale di S. Francesco a Greccio ![]() |
S. Francesco a Greccio,
si pone davanti alla mangiatoia,
“predica” al
popolo e parla della “nascita, del Re povero”. Ciò poteva essere
motivo di ambigua “consolazione” per i poveri storici; ma i “ricchi”
apparivano, ahimè, assai lontani dal “modello” che avrebbe
dovuto fondare i valori comuni. Il Celano (Vita I, 84) non accenna
all’imprimatur di Roma e presenta un Francesco che ricorre all’aiuto di
Giovanni Velita, pregandolo di fare preparativi perché vuole
“rappresentare il Bambino nato a Betlemme” e vederne con gli occhi i
disagi e i limiti. Dunque non si tratta di un semplice “ricordo”, ma di
una “esperienza”. [... segue
...]
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Un sito per incontrare e "navigare" la Bibbia nella nuova edizione CEI 2008 - Un indirizzo per visionare, scomporre, richiamare, studiare la "Parola" che sta a fondamento della fede e della vita della comunità cristiana, patrimonio culturale e spirituale dell’umanità intera - Oltre alla versione CEI, in questo spazio virtuale sarà possibile mettere a confronto le tante versioni del testo sacro già presenti nella rete ___ 1) portarsi sul sito di Bibbia Edu 2) cliccare sull'etichetta gialla a sinistra Indice generale Bibbia CEI 2008 |