Le
Omelie
di Padre Aldo
6
luglio 2008
Il giogo si porta in due
Matteo 11, 25-30
In
quel tempo, Gesù disse: Ti
benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché ahi
tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate
ai piccoli.
Sì,
o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre
mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il
Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite
a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e
umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il
mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.
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Quando Antipatro chiese agli spartani
in ostaggio cinquanta fanciulli, gli spartani gli offrirono, invece, un
centinaio di uomini illustri, sapienti, intelligenti, facendo
esattamente il contrario dei consueti educatori. Gli spartani tuttavia
ebbero una idea giusta e magnanima, questa è l’opinione dei
pedagogisti, perché? Perché nel mondo del fanciullo
abbiamo tutto intero il mondo dell’avvenire; ma nel gesto c’è
anche un’altra verità, questa: mentre cinquanta fanciulli
avrebbero potuto assimilare l’ideologia ateniese, i saggi e i sapienti
non si sarebbero mai piegati a suggestioni ideologiche della
città nemica; a parte che il fatto che questo, fosse in errore o
nella verità.
Adesso capisco perché Gesù ringrazia il Padre del cielo e
della terra perché ha rivelato queste cose ai piccoli,
cioè a tutti quegli uomini che hanno una disponibilità a
diventare grandi come il Padre che sta nei cieli.
Ho l’impressione che in questo testo, le parole di Gesù siano
pochissime, è tutta una sovrapposizione, una lettura di s.
Matteo. Per esempio non ritengo che Gesù abbia detto: Io sono mite e umile di cuore. In
un altro passo, volendo subito smentire, Gesù dice: Sono venuto a portare il fuoco, la guerra
e non la pace; altro che mite!
La Samaritana era stupida o intelligente? Il discorso che Gesù
tiene con questa donna è un discorso paragonabile a quello tra
filosofi, se orecchiate quell’episodio, che dovrebbe essere noto a
tutti i cristiani. Zaccheo era intelligente o era un cretino? Avete
capito? Sto smontando questa impostazione: Dio ha rivelato per tutti,
soltanto che coloro che hanno in mano la scienza e la intelligenza non
hanno capito o l’hanno rifiutato. Quelli che l’hanno capito vengono
chiamati piccoli, ma piccoli sul piano sociale, come poteva essere
piccolo s. Francesco. La rivelazione l’ha avuta s. Francesco e non il
Papa o i Vescovi di allora. Lui ha capito il messaggio
evangelico, e qui le cose si mettono male per quanto riguarda
l’interpretazione. [... segue ...]
|
Luca Mercalli
Effetto Cassandra
LA NOSTRA UTOPIA QUOTIDIANA

Sul
problema dell'esaurimento delle risorse e della crisi energetica
incalzante, si dice che spesso c'è un deficit di informazione.
Io non
credo che sia così. E' vero che di informazione corretta non se
ne fa
mai abbastanza, ma da alcuni anni anche in Italia si parla molto di
clima, di energia, di necessità di cambiare stili di vita e
così via,
parole cui tuttavia non fanno seguito adeguate reazioni da parte della
politica nazionale e della società civile. (...)
|
La visione fideistica della scienza
e del progresso ci ha abituati a pensare che ogni problema abbia una
soluzione. Ciò è vero quando si tratta di cambiare il
frigorifero, lo è meno quando si entra in un ospedale per un
malanno, non lo è per nulla quando i problemi da risolvere sono
quelli globali della crisi climatica ed energetica. Però, il
fatto che questi ultimi non siano immediati, induce a considerarli alla
stregua del frigorifero: qualcuno certamente troverà una
soluzione, e chi mette sull’avviso che forse non è così
scontato, è bollato di catastrofismo.
In realtà da
decenni circolano nella comunità scientifica analisi rigorose e
credibili che avvertono come i cambiamenti climatici, l’esaurimento del
petrolio e di altre risorse naturali, l’aumento della popolazione e
delle disparità sociali, siano altrettante bombe innescate
pronte a esplodere in rapida sequenza, amplificando i danni. Ma in
genere si rimuove tutto rifugiandosi nel classico effetto Cassandra,
dimenticando che la sfortunata aveva comunque ragione. E’ questa la
sorte toccata pure ad un eccellente esercizio scientifico voluto da un
grande manager italiano, Aurelio Peccei, animatore del Club di Roma,
che nel 1972 pubblicò il rapporto I limiti dello sviluppo in
collaborazione con il MIT di Boston. Ancora oggi si vitupera questo
studio come non veritiero. Chi parla, in genere non l’ha nemmeno letto.
Considero I nuovi limiti
dello sviluppo il manuale di istruzioni del
pianeta Terra: ad oltre trent’anni di distanza i conti riveduti e
corretti portano sempre al collasso della società se non si
cambia rotta in tempo. Jared Diamond ha sviluppato il tema su base
storica in “Collasso” (Einaudi), mostrando come è piuttosto
comune che nel passato alcune civiltà abbiano ignorato i segni
di cambiamento e si siano estinte. Oggi viviamo in un villaggio globale
e uno scacco coinvolgerebbe tutti. [... segue ...]
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1°
Anniversario della
morte di
PADRE
ALDO BERGAMASCHI
15
giugno
2008
Sala
S. Francesco, chiesa dei PP. Cappuccini, Reggio Emilia
Il
saluto del superiore
P. Gianfranco Meglioli
|
Buon giorno a tutti
e benvenuti a fare memoria di un uomo eccezionale: padre Aldo
Bergamaschi. Il prof. Formizzi – che non conosco – ma so che ha
lavorato con lui, avrà modo di parlarvi del Padre. Io
rappresento la famiglia come superiore, gli altri confratelli sono
impegnati nelle celebrazioni liturgiche.
La stanza in cui ci
troviamo ha visto per tantissimi anni p. Aldo
ricurvo sui libri a studiare, a ricevere i suoi amici, a dare consigli,
a discutere, a scrivere articoli. Purtroppo non era capace di usare i
mezzi mediatici, ma però aveva tanti altri mezzi. Aveva il dono
dell’intelligenza e stupiva per le sue intuizioni profonde,
vivacissime, legate soprattutto al Vangelo e a S. Francesco d’Assisi.
Quando parlai, il giorno
del suo funerale, dissi che si aggrappò
alla tunica di S. Francesco, come fa un bambino che si aggrappa alla
tunica di sua madre, e non l’ha mai più lasciata. Aveva intuito
che in quell’uomo c’era veramente la incarnazione del Regno di
Dio, del Vangelo vissuto, e padre Aldo questo l’ha portato fino in
fondo,
l’ha portato con sè, direi.
Dissi pure che i suoi
scritti andranno rivisti, andranno studiati,
sistemati metodicamente e questo è un lavoro che bisogna fare
con il tempo e con gente appassionata. Intanto è già nata
una Associazione proprio per occuparsi di questo. Non può
rimanere sepolta una lucerna, ma va messa sopra il moggio,
perché faccia luce; penso che la parola di padre Aldo debba
continuare a fare luce a tante anime anche se non è più
in vita. [... segue ...]
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Tempo di vacanze
|
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Ermanno
Olmi
Amo Gesù
più di Dio
perché mi ha insegnato a essere un uomo libero

|
Ho
sempre sentito la
figura di Cristo come un amico, un punto di
riferimento, ma, più ancora, come qualcuno che per tutta la vita
mi è stato col fiato sul collo. Non si tratta della sua immagine
codificata dalla religione, né del suo significato di uomo
divino, di Figlio del Padre, quanto piuttosto di un'attrazione
istintiva, quasi inconsapevole, per la sua figura umana, che ho sentito
profonda fin da bambino. A quei tempi, quando venivo portato alla messa
della domenica, l'icona del Cristo faceva parte della
religiosità dei nonni, della suggestione delle liturgie.
Ma non
appena ho avuto l'età in cui certe domande si affacciano non
solo spontanee ma assolutamente inevitabili, ecco che la mia attenzione
si è fermata sulla figura di Gesù come uomo. Uno come
noi, uno che ancora oggi potremmo incontrare per strada, se solo
fossimo più attenti a guardare il prossimo. Quando affrontai in
solitudine i Vangeli, che prima ascoltavo nelle letture del parroco, mi
resi conto di come quelle parole assumessero una verità non
rimandabile, diretta proprio a me, perdendo il riverbero che,
nell'ambito della solennità religiosa, accendeva quegli aspetti
che potremmo definire quasi magici della religione. Ricordo che, quando
andavo a messa, il miracolo del vino, per fare un esempio, mi pareva
quasi un trucco da maestro prestigiatore. [... segue ...]
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Le
Omelie
di Padre Aldo
29
giugno 2008
Chi crederà
sarà salvo
Marco 16, 15-20
In quel tempo, apparendo agli undici, Gesù disse loro: Andate in tutto
il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e
sarà
battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà
condannato.
E questi saranno i segni che
accompagneranno quelli che credono. Nel
mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in
mano i serpenti e se berranno qualche veleno non recherà loro
danno.
Imporranno le mani ai malati e questi guariranno.
Il Signore Gesù dopo
avere parlato con loro fu assunto in cielo e sedette alla destra di
Dio.
Allora essi partirono e predicavano dappertutto mentre il Signore
operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che lo
accompagnavano.
|
Non sarò così crudele da
farvi il panegirico di s. Antonio, cominciando
a dirvi dove è nato e quando è nato: oramai ne avete
piene le orecchie.
Farò un cosiddetto approfondimento sui contenuti della
predicazione di
quest’uomo. Tutti ne parliamo, dottore della Chiesa, ma pochi
hanno letto le sue opere e vedo che anche coloro che ne parlano mi
danno l’impressione di non conoscere quale era lo stile del predicatore
s. Antonio, che non è diverso da s. Francesco,
ma è un suo seguace: mentre S. Francesco muore nel 1226 a 44
anni, s.
Antonio muore a 36 anni, molto giovane, nel 1231, dopo s.
Francesco.
Ora vi farò il sunto di due di quelle prediche famose, ma che
nessuno
legge; infine vi parlerò di quella che s. Antonio fece ai pesci
a
Rimini e vedremo tutte le allusioni e il significato di questo discorso
che ho rivisto dai testi originali, per capire i contenuti metaforici
(fare la predica ai pesci: ci deve essere sotto qualche grossa
metafora).
Prima predica. Si riferisce a quel famoso passo evangelico in cui si
parla del ricco Epulone che tutti i giorni si vestiva di bisso e alla
cui porta c’era Lazzaro. Il tema è quello dei ricchi e dei
poveri e vi
faccio il sunto di questa predica per farvi capire come, nella
coscienza popolare, questo Santo è entrato come una seconda
religione,
forse anche a tal punto da fare dimenticare Gesù Cristo.
Poi l’abbiamo trasformato nel santo dei miracoli e anche io - che sono
antimiracolista - quando nella mia stanza perdo qualcosa, subito
incomincio a dire una preghierina a s. Antonio e non ho mai
fallito. Questa è una piccola confessione di incoerenza e credo
che la
pietà popolare viva anche di queste cose, benché non
siano prettamente
evangeliche. [... segue
...]
|
Giorgio
Campanini
L’ultimo
mazzolariano
Ricordo
di padre Bergamaschi
Gli
studi su don
Primo compiuti dal religioso francescano, scomparso nel 2007
La
costante preoccupazione ad attualizzare la figura, nell'intento di
mostrare la feconditi del suo pensiero per la Chiesa e la
società di oggi
La pubblicazione dei Diari, che la Fondazione
ha intenzione di completare
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Can la morte di padre Aldo
Bergamaschi (e con quella, quasi
contemporanea, di Pietro Scoppola) viene sostanzialmente meno - salvo
pochissime eccezioni - la "prima generazione" mazzolariana, il gruppo,
cioe, di coloro che, da Lorenzo Bedeschi a Giulio Vaggi, per fare
soltanto alcuni nomi, avevano dato avvio, all'indomani della seconda
guerra mondiale, all'avventura di “Adesso”. Era inevitabile che
ciò accadesse, ma resta l'impressione di un vuoto, la
consapevolezza che una stagione si e irrimediabilmente conclusa:
Mazzolari, ormai, non appartiene più alIa "memoria" biografica
masolo alla "memoria" storica; e la Fondazione che da lui prende il
nome, dopo avere cercato di conservare in tutti i modi questa prima
memoria (attraverso testimonianze, lettere, carteggi), dovra ora farsi
carico quasi esclusivamente di questa seconda e ancor più
impegnativa memoria: anche per rispetto a coloro che l'hanno
amorosamente custodita in anni difficili per la Chiesa e la
società. Aldo Bergamaschi sta in qualche modo a cavallo fra
queste due memorie.
Da una parte, con la parola e con i numerosissimi scritti, ha tenuto
viva, nell'ambito universitario (era diventato professore ordinario di
Pedagogia a Verona) e in quello pastorale (con un'assidua presenza in
quella che era ormai diventata la sua citta; Reggio Emilia) la presenza
di Mazzolari, quella presenza che in anni lontani aveva segnato in
profondita la sua vita; dall' altra ha dedicato gran parte dei suoi
studi, con una serie di monografie critiche, alla ricostruzione del
pensiero politico, pedagogico, religioso del suo maestro. E se la sua
"testimonianza" e affidata in gran parte alla tradizione orale ed
epistolare (che merita di essere sistematizzata e raccolta), la sua
ricerca scientifica sta tutta intera davanti a noi e rappresenta un
ponte di passaggio obbligato per chiunque voglia accostarsi alla figura
di Mazzolari. [... segue ...]
|
Il
libro-proposta
di giugno
Vito
Mancuso
Rifondazione
della fede
|
Una rivoluzione copernicana. Finora
per parlare di Dio si mettevano in
campo argomenti molteplici, questo libro ne fa piazza pulita. Finora
per parlare di Dio c'era bisogno di punti d'appoggio, questo libro non
ne ha. Finora per parlare di Dio si pensava al plurale, questo libro
pensa al singolare. La fede, finora fondata su motivazioni esteriori,
assume un volto nuovo. Il lettore si ritrova al centro di una
rivoluzione che lo libera dalle protezioni e dai legami che nei
secoli gli sono stati posti lungo il cammino. Il libro è un
invito alla
solitudine dell'anima e ai misteri che vi sono nascosti.
Destrutturate le basi dogmatiche del cattolicesimo, ignorata la pretesa
di mediazione ecclesiastica tra cielo e terra, restano solo il senso
del bene e della giustizia che, racchiusi nell'animo umano, assieme
agli atti di disinteressato altruismo, rimandano -secondo Vito Mancuso-
ad una dimensione "altra" ed extramondana. Ma - si potrebbe obiettare -
il senso del bene e della giustizia sono termini astratti e generici
che possono ricondursi al sentimento di approvazione che si prova di
fronte a taluni specifici eventi o comportamenti; e le valutazioni ed i
giudizi, nei casi concreti che si danno nella realtà, non sono
mai concordanti, nè tanto meno universali. Quanto ai gesti di
altruismo gratuito, potrebbero essere anche considerati come
modalità di comportamento certamente poco frequenti,
minoritarie, fors'anche eccezionali, ma comunque anch'esse proprie
della specificità umana, senza bisogno di presupposti
metafisici. L'impressione che è il tentativo di riconciliare il
cattolicesimo con il comune sentire contemporaneo approdi, sfrondando
via via tutto ciò che con la contemporaneità è
incompatibile, alla sostanziale evaporazione di quel nucleo
fondamentale, che in teoria si sarebbe voluto valorizzare e preservare:
in termini medici, la terapia ha eliminato l'infezione, ma anche il
paziente.
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Le
Omelie
di Padre Aldo
22
giugno 2008
Il
cristiano deve misurarsi solo con Cristo
Matteo
10, 26-33
In quel tempo,
Gesù disse ai suoi discepoli: Non
li
temete dunque,
poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere
svelato, e di
segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle
tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio
predicatelo sui tetti.
E non abbiate paura di quelli
che
uccidono il
corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui
che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.
Due
passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi
cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi,
perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate
dunque timore: voi valete più di molti passeri!
Chi
dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo
riconoscerò
davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi
rinnegherà davanti
agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che
è nei
cieli.
|
Questo passo evangelico crea dei grossi
problemi di interpretazione
storica. Gesù dice ai suoi discepoli: Non
temete gli uomini. Non
sono così sicuro che Matteo l’evangelista abbia trovato
l’espressione
giusta. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini, mentre
qui usa un
linguaggio da Vecchio Testamento. Nella prima lettura avete udito la
lettera di Geremia che, a causa della concezione di Dio, è da
rifiutare
per tre quarti, in quanto Geremia gode delle vendette nei confronti dei
suoi nemici. Nel passo si vuol dire che il cristiano non deve temere
coloro che
cristiani non sono, perché la violenza è da supporre sia
solo da parte
di questi ultimi.
Vi ho detto che è
storicamente difficile potere leggere in questa
chiave tutta la storia del cristianesimo, perché i cristiani
stessi
hanno commesso violenza nei confronti degli altri. Allora vedo che
l’unica parte di salvezza per la nostra storia è la
capacità, da parte
dei cristiani, di entrare in martirio. E' vero, i cristiani sono stati
per tre secoli in martirio, ma il male è che hanno ceduto troppo
presto, ci sarebbero dovuti restare per altri dieci secoli, allora
probabilmente non ci saremmo trovati al punto in cui ci troviamo oggi.
Da questo pulpito e
là dove posso esprimermi continuerò a dire che
Gesù si è incarnato per ottenere due scopi:
1° Per
dichiarare
chiusa l’epoca
delle religioni, purtroppo anche il
cristianesimo è una religione - l’abbiamo fatto decadere al
rango di
religione - malgrado tutti gli sforzi del cosiddetto ecumenismo che
è
andato in briciole e non ha più consistenza. Con la venuta di
Gesù si
chiude quindi l’epoca delle religioni, perché il loro male
essenziale è
quello di distinguere tra rito e vita, e di eliminare il concetto
di conversione: tu sei buono se osserverai i riti, questo è il
peccato
mortale delle religioni. Si fanno i riti, poi usciti dalla chiesa si
riprende il discorso della mondanità dove c’è un abisso
tra rito e
vita. Gesù era venuto per il precetto: Amatevi come io ho amato voi:
senza profitto, nei tre settori fondamentali dell’esistenza; rapporto
uomo-donna; rapporto uomo-uomo nel lavoro; rapporto uomo-uomini nella
politica e nel sociale. [...
segue ...]
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Vacances
de l'Esprit 2008
  |
12 - 19 luglio 2008
In vacanza con
Emanuele Severino - “La storia, l’aldilà, il destino”
19 - 26 luglio 2008
In vacanza con Paolo
Zellini - “Infinito e finito: dalla crisi dei fondamenti alla scienza
del calcolo” |
SEMINARIO SUL VOTO DEI
CREDENTI ALLE ULTIME ELEZIONI:
FINE DELLA “QUESTIONE
CATTOLICA”?
Il
più esplicito è stato Marco
Politi, vaticanista
di Repubblica, che nel corso del suo intervento ha parlato di “tramonto
della questione cattolica in Italia”.
Del
resto, leggendo i dati
presentati da Paolo Segatti, sociologo dell’Università Statale
di
Milano in occasione del seminario
“I cattolici e il voto nelle elezioni
2008”, organizzato lo scorso 4 giugno a Roma dai Cristiano Sociali e da
“Italia Solidarietà”, la lettura di Politi è risultata
tutt’altro che
una forzatura. |
Il quadro che è
emerso dall’analisi di Segatti è infatti molto distante da
quella polarizzazione laici-cattolici con cui numerosi analisti hanno
descritto - anche in tempi recenti - le dinamiche elettorali nel nostro
Paese. Il mondo cattolico “reale” è un aggregato estremamente
complesso, plurale, la cui autonomia decisionale è certamente
maggiore di quella immaginata dagli stessi politici cattolici che
ambirebbero ad esprimerne la rappresentanza, indipendentemente dal
fatto che tale “autonomia” sia intesa nel senso di una accresciuta
maturità politica o come la risultante di un processo di
secolarizzazione dai forti connotati individualistici.
Ma vediamo alcuni dati presentati da Segatti di fronte a tutti i
maggiori esponenti cattolici del Pd (erano presenti, fra gli altri,
Dario Franceschini, Paola Binetti, Pierluigi Castagnetti e Mimmo
Lucà, che ha presieduto l’incontro. Molti di loro hanno
replicato il giorno successivo con il seminario a porte chiuse
organizzato da Franceschini e dalla rivista “Quarta Fase”
all’Università Gregoriana. A questo secondo appuntamento erano
presenti, tra gli altri, Massimo D’Alema, Franco Marini e Giorgio
Tonini). In Italia si dichiara cattolico circa l’86% della popolazione
(anche se la percentuale dei praticanti è in costante calo;
attualmente oscilla tra il 32% e il 25%). Di questa parte, il 42% ha
votato Pdl mentre il 36% il Pd: come si vede la distanza è la
stessa che c’è tra le due coalizioni nei risultati complessivi a
livello nazionale. [... segue
...]
|
Le
Omelie
di Padre Aldo
15
giugno 2008
Gratuitamente
date
Matteo 9, 36 -
10, 8
In quel
tempo,
Gesù vedendo le folle ne sentì compassione, perché
erano stanche e
sfinite, come pecore senza pastore.
Allora
disse ai
suoi discepoli: La
messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il
padrone
della messe che mandi operai nella sua messe.
E strada
facendo
ammaestrava i dodici dicendo: Guarite
gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
|
In
Verità questo Vangelo dovrebbe essere per la classe sacerdotale
e
non per voi. Suonano un po’ strani questi precetti: …predicate il
regno dei cieli che è vicino (d’accordo); guarite gli infermi (d’accordo);
risuscitate i morti… quando mai l’abbiamo fatto? sanate i lebbrosi… quando l’abbiamo
fatto? Lo ha fatto s.
Francesco, il quale baciò il lebbroso; la civiltà
cristiana aveva
isolato i lebbrosi, ed erano abbandonati a se stessi, s. Francesco con
questo gesto ricostruisce un legame fraterno (faccio notare che s.
Francesco non era né sacerdote né diacono). I demoni dove
sono? Nel popolo più religioso del mondo! Ma Gesù -
in un passo che qui non cito - ha sconfitto Satana in maniera
definitiva. Ora, in Italia e in Europa ci sono tanti esorcisti e il
demonio è anche in casa cristiana. Questo non vi fa pensare?
Ci sono anche tanti maghi che contrastano l’opera degli esorcisti e
pare che abbiano grande udienza; a mio giudizio, non cacciano dei
demoni, ma creano delle situazioni demoniache all’interno della psiche
umana. Il fatto che si debbano cacciare dei demoni in una
civiltà
cristiana, significa che si deve rivedere il concetto di civiltà
cristiana: non siamo caduti solo al rango di religione, ma a un livello
più basso, questa è l’obiezione che faccio.
Il passo di Matteo mi crea problemi e ho qualche dubbio che tutto
sia proprio di nostro Signore Gesù Cristo. Esempio: La messe è molta e
gli operai sono pochi, le folle erano stanche e sfinite, come pecore
senza pastore.
In questo testo temo che Matteo abbia già trasformato
Gesù, non nel figlio di Dio che mette alla base della sua
sequela la
conversione, ma che lo concepisca come un fondatore di religioni. Ecco
il movimento mentale: questi poveri disgraziati, sono vittime di
tutto l’apparato gerarchico. (Per fare un paragone tenete presente la
situazione della chiesa attuale, dove è accaduto il medesimo
fenomeno). [... segue ...]
|
Mario
Mariotti
La
Verità contro

|
Dio
col corpo, Dio incarnato, è Gesù. Lo Spirito-Amore
che prende corpo é Gesù. Gesù é ateo
perché è, Lui stesso, Dio, dato che uno é lo
Spirito, e si pone ad amare-servire le proprie creature. Esse sono il
Suo dio, le destinatarie del Suo esercizio di
servizio-amore-condivisione. Essendo Dio Uno-Spirito-Amore, se e quando
l'uomo ama e condivide, in quel luogo e in quel momento é lo
Spirito che opera col corpo dell'uomo. L'uomo che ama é ateo
perché Dio, perché Gesù lui stesso, col proprio
corpo che sta rendendo presente, efficace ed operativo
Dio-Spirito-Amore nella concretezza storica.
La gratuità si
può esplicare solo così, mentre il
fare perché si crede la mette a rischio. Questo meccanismo
strutturale avviene in ogni caso, sia che l'uomo si senta credente e
sia che si senta agnostico o ateo. Soprattutto per questo - per la
gratuità - é necessario superare le religioni che
interpongono una casta, cioè dei mediatori, fra il Creatore e la
creatura. La messa tridentina, col Santissimo sull'altare, il sacerdote
ai suoi piedi e il popolo alle spalle del sacerdote, formalizza la
condizione maligna della mediazione, dove la Verità é
assoluta, cristallizzata, formalizzata dalla classe sacerdotale che la
custodisce e la definisce come Rivelazione. [... segue ...]
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Le
Omelie
di Padre Aldo
8
giugno 2008
Misericordia
Matteo
9, 9-13
In
quel tempo,
Gesù passando vide un uomo seduto al banco delle imposte,
chiamato
Matteo e gli disse: Seguimi
, ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre
Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti
pubblicani e
peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo
ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: Perché
il vostro maestro mangia insieme ai
pubblicani e ai peccatori?
Gesù
li udì e disse: Non
sono i sani
che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che
cosa significhi: Misericordia io voglio, e non sacrificio, infatti non
sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori.
|
Ecco qui come s. Giovanni Crisostomo
puntualizza questa situazione, e
parte dal momento in cui Gesù si trova a pranzo con questi
pubblicani,
che esercitavano l'ufficio pubblico di riscuotere le gabelle. S.
Giovanni Crisostomo partendo da questo fatto del pranzo afferma: Sebbene ogni portata del pranzo fosse
frutto di ingiustizia... Non bisogna chiudere gli occhi su
questo, perché indubbiamente tutti quelli che riscuotono le
tasse hanno
le mani in mezzo al danaro, qualche foglietto vola, qualche banconota
scivola nelle tasche, quindi vede anche Gesù che tutte le
portate
grondano di ingiustizia.
Gesù tuttavia mangia, perché è come il medico che,
se non riuscisse a
sopportare il cattivo odore della cancrena dei suoi pazienti, non
potrebbe
nemmeno liberarli dalle loro infermità. Badate che questa
immagine è
una delle più qualificanti della struttura del cristiano nel
mondo,
Egli si trova come un medico di fronte a degli ammalati. Guai se il
medico dovesse avere orrore di un ammalato, guai se il medico dovesse
discriminare un uomo, anzi, qui comincia la sua funzione, egli dovrebbe
sentirsi stimolato ad accostarsi ad una persona quanto più
questa è
malata.
Gesù sopporta il cattivo odore della cancrena dei suoi pazienti
perché
esattamente li vuole recuperare, nell'ipotesi, che siano malati (ecco
il punto che forse sfugge ai farisei) gli uni e gli altri. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i
peccatori: mi pare di trovare una profonda ironìa in
questa
frase; sottinteso: voi credete di essere giusti, ma anche voi siete un
bel branco di peccatori, proprio perché voi distinguete
peccatori gli
altri e giusti voi, già in questo c'è del peccaminoso.
[... segue ...]
|
Umberto
Veronesi
L’importanza
di diventare vegetariani

|
Ciò che il vertice Fao "ha
dimenticato" di
discutere è il
cuore del problema della fame nel mondo, che non è solo legato
ai costi di produzione e distribuzione dei cibi, ma soprattutto alle
abitudini alimentari della popolazione del pianeta. Occorre una
rivoluzione nell´alimentazione dei Paesi ricchi per dare il via
concretamente e subito ad una soluzione della tragedia dei Paesi
poveri, dove si soffre la fame. Noi siamo alle prese con il problema
opposto: aumenta l´obesità fra i nostri figli, le nostre
adolescenti anoressiche usano il troppo cibo come ricatto e se ne
privano fino a lasciarsi morire, la nostra dieta opulenta ci fa
ammalare sempre di più.
Proprio su questi temi si
riuniranno a Venezia a settembre alcuni fra i
maggiori esperti per la Quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della
Scienza: «Food and Water for Life». Io penso che
l´ingiustizia alimentare sia una delle peggiori iniquità
dei nostri tempi: una questione di civiltà e di cultura, che ci
riguarda tutti da vicino. C´è un comportamento individuale
responsabile, infatti, che può contribuire a riequilibrare
questi due drammatici estremi ed è la riduzione del consumo di
carne. [... segue ...]
|
Aldo
Vincent
LA FAME E LA DISCORDIA
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Si è conclusa con una rissa
finale, sfiorando il fallimento, il vertice della FAO sulla fame del
mondo. Tralascio di riportare le cifre che ormai conoscono tutti e che
ognuno potrà trovare online.
Di fatto la produzione
alimentare del mondo potrebbe sfamare tutti, ma inspiegabilmente (o
forse fin troppo spiegabilmente) alcune derrate vengono distrutte per
alzare i prezzi, altre vengono convertite in biocarburanti, altre
ancora – quelle prodotte dai paesi poveri – non sono ammesse nei nostri
mercati, e gli ingenti finanziamenti fatti cadere a pioggia con criteri
a macchia di leopardo che servono più a far marciare l'obesa
macchina degli aiuti, piena di funzionari che nelle loro comode magioni
con l'aria condizionata, si limitano a lavori di travet, che non a
risolvere i reali problemi di questi infelici.
Non è di questo
che voglio parlare perché la realtà è sotto gli
occhi di tutti. Vorrei invece richiamare un passaggio di uno scritto
che ha quasi duemila anni: si tratta dell'Apocalisse capitolo 6
versetti 1-9 quando appaiono i quattro cavalieri: la Guerra, la Peste,
la Fame e la Discordia.
Della Guerra inutile
parlarne, è sotto gli occhi di tutti. La Peste moderna è
più che un'insidia, dall'Aids alle minacciate pandemie aviarie
chimiche o fallout atomici. Ora si sono aggiunte la Fame e la
Discordia. Siamo sull'orlo del baratro e corriamo felici dietro ai
pifferai di Hamelin che ci promettono un mondo migliore. Che non
è questo, ma non ne abbiamo un altro…
Dio mi perdoni per i
cattivi pensieri che mi assalgono oggi.
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Mario
Mariotti
Il
Vangelo e i diritti umani

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Come
sarebbe bello
se ogni domenica, alla Messa, oltre le Letture, venisse ricordato, uno
per volta, il contenuto dei diritti umani fondamentali. Si
incomincerebbe a mettere in pratica il messaggio del Signore, per il
quale Lui si é incarnato e si é lasciato assassinare, che
il sabato è per l'Uomo, e non viceversa; si, rammenterebbe al
prossimo che, senza le opere, le sequenze liturgico-sacramentali si
riducono ad un ronzio fastidioso per il Padre celeste; si lavorerebbe
per educare la gente a capire quali sono i diritti e ad impegnarsi
perché vengano rispettati in rapporto non solo a sé
stessi, ma a tutti quanti i cittadini del nostro pianeta.
Sarebbe estremamente
importante che capissimo questo, che i nostri
diritti al cibo, alla salute, al lavoro, all'istruzione,
all'informazione pulita, sono diritti di tutti, per cui diventa nostro
dovere darci da fare perché siano realmente di tutti. Il posto
sarebbe quello giusto: il Signore da un lato ci dice che tutti sono
nostro prossimo, e dall’altro si determina come Paradigma del nostro
dovere di fare, di noi stessi, pane e vino, il necessario e la gioia,
per tutti i viventi, pagando di persona, proprio come ha fatto Lui.
[... segue ...]
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Piero
Coda
Le
due Chiese

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Il Concilio
Vaticano II, così come lo sviluppo della dottrina
sociale della Chiesa a partire da Leone XIII alla fine dell’Ottocento,
rappresentano per la Chiesa cattolica un fatto di enorme portata che
tuttavia non è stata ancora adeguatamente recepito come tale. Il
primo presidente dell’Associazione teologica italiana, di cui sono
presidente attualmente, monsignor Luigi Sartori, un teologo
straordinario, giungeva a dire che nella storia del Cristianesimo il
Concilio Vaticano II è stato l’evento ecclesiale più
importante dopo il primo cosiddetto concilio di Gerusalemme che
all’inizio della storia del Cristianesimo ha sancito l’apertura della
fede cristiana al di là dei confini di Israele. (...)
Lo dico in modo un po’ sbarazzino e garibaldino, ma il Vaticano II
ripropone l’intera questione della figura della Chiesa e della sua
inserzione nel mondo attraverso il tentato recupero della
dinamicità originaria dell’evento ecclesiale secondo la forma
impressagli da Gesù di Nazareth e testimoniata dal Nuovo
Testamento. [... segue ...]
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Le
Omelie
di Padre Aldo
1
giugno 2008
Somnium Scipionis

Matteo 7, 21-27
Non
chiunque mi
dice Signore,
Signore entrerà
nel regno dei cieli, ma
colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Molti
mi diranno
in quel giorno: Signore,
Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo
nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli
nel tuo
nome?
Io
però dichiarerò loro: Non
vi ho mai conosciuti; allontanatevi
da me, voi operatori di iniquità.
Perciò
chiunque
ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è
simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era
fondata
sopra la roccia.
Chiunque
ascolta
queste mie parole e non le mette in
pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa
sulla
sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande.
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Qualcuno
dice
che il pregiudizio illuministico sulla religione continua a resistere.
Cosa è questo pregiudizio illuministico? Molti uomini di cultura
si
mostrano reticenti - anzi, piuttosto freddi - nei confronti di termini
come religione, religioso; qualcuno oramai ha perfino orrore della
parola cristiano, perché quando si dice cristiano, si dice
religioso;
quando si dice religioso, si dice qualche cosa di pasticciato, come se
si trattasse di realtà ambigue.
Come
rispondono
ufficialmente i cattolici a questa posizione illuministica, nei
confronti della religione? Signore
Signore,
ma chi grida Signore
Signore?
L'uomo religioso, non certamente l'uomo pagano. Il cristiano che grida Signore
Signore,
lo griderà quando va in processione, ma è da chiedersi se
quando va in
processione, è più un cristiano o pagano. Non è
certo il vero cristiano
che grida
Signore Signore,
perché il vero
cristiano oramai sa che cosa deve fare: la volontà del Padre. Ed
è
questo il punto difficile da conseguire.
La
intellighentia
cristiana risponde
a questa posizione illuministica, dice: “guardate il risveglio,
l'ascesa alla tribuna internazionale dei popoli religiosi dell'Asia e
dell'Africa”. Dunque, il solletico alla religiosità verrebbe da
questi
popoli, che, nella concezione di questi cattolici, sarebbero la
dimostrazione della religiosità della natura umana: l'Africa da
una
parte e l'Asia dall'altra. Poi ci sarebbero le richieste spirituali dei
giovani, che mettiamo un po’ tra parentesi, perché anche qui ci
sarebbe
un lungo discorso da fare. Sì, certo, troviamo anche dei giovani
che
hanno abbandonato il vecchio cristianesimo tradizionale, se ne sono
andati ad ascoltare la saggezza di un guru indiano, qualcuno è
passato
in Africa ad ascoltare gli stregoni. Ha impegnato, poniamo, venti anni
laggiù in Asia o in Africa, mentre alcuni pare si siano stancati
a loro
volta dopo tre o quattro mesi.
[... segue
...]
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Il
testamento del Cardinale
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Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: Perché non ci dai
idee migliori? Perché non ci rendi più forti nell'amore e
più coraggiosi nell'affrontare i problemi attuali? Perché
abbiamo così pochi preti?
Oggi, entrato in uno stato
d'animo crepuscolare, confida di domandare a
Dio di non essere lasciato solo. Nell'ultima stagione della sua vita
Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne
nascono i Colloqui notturni a
Gerusalemme, appena editi
da Herder in
Germania, che rappresentano il suo testamento spirituale. Confessa di
essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta
la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e
a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo - rammenta - deve
saper anche osare, come quando lui andò in carcere a
parlare con
militanti delle Brigate Rosse e li
ascoltai e pregai per loro e
battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata
durante un processo.
Con padre Georg
Sporschill, gesuita anche lui, l'ex arcivescovo di
Milano è di una sincerità totale. Sì - ammette - ho avuto delle difficoltà con
Dio. Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo
Figlio in croce. Persino da vescovo
qualche volta non potevo
guardare un crocifisso perché l'interrogativo mi
tormentava. E neanche la morte riusciva ad accettare: Dio non
avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo?
Poi ha capito, Senza la morte non potremmo darci
totalmente a
Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza. E invece no.
Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. Io spero
di poter pronunciare nella morte questo sì a Dio. [... segue ...] |
Mario
Mariotti
La
vedova e l'infoetica

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L'episodio
della vedova e del tesoro del Tempio è
uno degli episodi più significativi del Vangelo
per capire che la Parola non va assolutizzata, che va presa in Spirito
e non alla lettera, che gli stessi Vangeli sono espressione delle
riflessioni storiche e teologiche delle prime comunità
cristiane, e che vengono spesso messe in bocca al Signore parole
che Egli stesso non avrebbe mai pronunciato.
I miei maestri di teologia sono i distrofici, i portatori di spina
bifida, i poliomielitici, i piccoli della grande favela del Sud (che,
peraltro, ormai si va globalizzando anche al Nord), e per questo motivo
non sono in grado di compilare l'elenco preciso -
come invece sanno fare gli esperti in esegesi, i teologi
- degli enunciati e degli episodi che attestano che il Signore ce
l'aveva con scribi, farisei, con le prescrizioni della legge di
Mosé e con il Tempio. Tuttavia, per quello che posso conoscere
del Signore, so per certo che Lui parlava e agiva per rompere la logica
religiosa dell'Alleanza, per farci capire che Dio non é padrone,
ma Padre, e che noi non siamo servi ma figli; in sintesi, che il sabato
é per l'Uomo e non viceversa. [... segue ...]
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COMUNE
di PONTREMOLI
Sabato,
17 maggio 2008
Cerimonia di scopertura della
lapide
a ricordo di
Padre Aldo Bergamaschi
Per
l’occasione erano presenti rappresentanti dell’Ass.ne
Culturale Aletheia
fondata da Padre Bergamaschi
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PADRE
ALDO BERGAMASCHI
FRATE CAPPUCCINO DI TORRANO
28.1.1927 – 15.6.2007
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Mario
Mariotti
Speciale
elezioni

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Carissimi,
perché tanta sorpresa? Anche questa volta non
é successo niente, proprio niente: ci stiamo semplicemente
americanizzando, ci stiamo omologando al modello, e raccogliamo
semplicemente i frutti di quello che qualcuno ha seminato. Siamo
partiti da Yalta, e arrivati ad Arcore.
Se si beve un po’
d’arsenico,
é facile che poi si abbia qualche disturbo gastrointestinale; e
noi
stiamo assistendo all'esplicarsi degli effetti in primis, della
strategia del rincitrullimento, il cui principale strumento é
stata la TV per merito del suo illegittimo proprietario, e, in secundis, della strategia della
tensione, che é stata originata da un eccesso di zelo della CIA,
la quale, come i nostri politici, sottovalutava la forza della prima
strategia: la contaminazione culturale degli allocchi. Sarebbe bastata
quella!
Messo il valore del lavoro, riconosciuto come
fondamentale nella nostra Costituzione, in mezzo ai rifiuti di Napoli
e seppellito da qualche parte, sostituito con altri 'valori' quali il
profitto, il denaro, il successo, il consumo, la ricchezza in
generale, e il potere e della visibilità che l'accompagnano;
coltivati l'individualismo, la libertà dai condizionamenti delle
esigenze generali della società, la divinizzazione del mercato,
[... segue ...]
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FOTOGRAFIA
EUROPEA
Reggio Emilia
4 maggio 2008
VITO
MANCUSO
ANIMA
E CORPO:
QUALE
RELAZIONE
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Cosa significa
teologia laica?
Teologia laica,
io penso
significhi sostanzialmente questo: ricercare la Verità per se
stessa,
non per aderire a una istituzione e non per servire a una chiesa o
tante chiese: significa avere davanti alla mente e al cuore,
perché la
teologia richiede integralità e giocare tutte le dimensioni
dell’essere
umano, non è qualcosa che riguarda semplicemente l’esattezza, la
dimensione cognitiva, senza la quale del resto non si fa nulla. La
dimensione cognitiva, il rigore analitico e anche fare teologia nella
dimensione imprescindibile. Ma dicevo, questa è una dimensione,
la
teologia chiede integralità, chiede amore per la vita, per il
mondo,
per la vita degli uomini.
Cercare col
proprio
pensiero di costruire qualcosa che dia
speranza, che dia essenza, che dia forza positiva al vivere quotidiano.
Mettere insieme il rigore analitico per guardare tutto il mondo per
quello che è, l’apparir del vero per quello che è, senza
sconti a
dimensioni prammatica della realtà. E insieme coltivare il
pensiero
positivo, il pensiero di chi vuole dare energia al pensiero positivo, a
se stesso alla propria vita, ai suoi cari, ai propri figli, alle
persone che ti vedono, questa è la dimensione su cui il
mio pensiero
s’incammina.
Per fare
questo occorre
dare un servizio onesto e
spassionato e
nel contempo appassionato della Verità. La categoria decisiva
della
teologia laica, è una cosa che io ho provato dentro di me quando
nel
2002 ho deciso di scrivere il mio primo libro dal punto di vista di
autore, le cose che avevo scritto prima erano libri su pensiero degli
altri. Giusto perché confrontandosi col pensiero dei grandi si
può
pensare di crescere, ma quando però si comincia a scrivere
qualcosa di
proprio... Stavo dicendo che nel 2002 ho
iniziato a fare questo tentativo e ho affrontato il grande tema del
dolore, il perché è possibile e come insegna la chiesa
cattolica la vita è sacra perché viene da Dio. Se viene
da Dio perché nascono così, perché ogni giorno
8000 bambini nascono con malattie, affetti da malattie genetiche
irreversibili? Questo non è il tema, ma l’ho voluto citare, per
affrontare questo tema con il rasoio di Occam se volete, togliendo,
tagliando, sono sempre impostazioni che ritengo non tenere di fronte
alla durezza della realtà e che questo sia entrare nella
direzione della teologia laica.[... segue
...] |
Mariangela
Maraviglia
4 maggio
Giornata delle
comunicazioni sociali

I media:
un genocidio delle
intelligenze e dei cuori
La
mia professione di insegnante
offre un punto
di osservazione privilegiato sugli effetti che il sistema
dell’informazione concorre a creare nella società italiana,
particolarmente nella vasta platea di studenti quotidianamente
incrociata nelle aule scolastiche
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Una delle convinzioni
che circolano tra gli insegnanti è che la scuola
non può fare di più, cioè non può svolgere
il proprio lavoro, nel
contesto culturale attualmente dominante, in una società che
‘rema
contro’ tutto ciò che una istituzione educativa propone: impegno
e
fatica del vivere, ragionevolezza e pacatezza del proprio argomentare,
rispetto di sé e degli altri, corresponsabilità verso i
popoli e il
pianeta, speranza di costruire e costruirsi come persone e
comunità
accoglienti e solidali.
Il disagio è
particolarmente avvertito nelle scuole, come quelle a
indirizzo professionale, dove più fragile è il contesto
sociale di
provenienza e l’ambiente risulta più condizionabile e permeabile
ai
(dis)valori apparentemente vincenti.
Se l’ottanta per cento
dei miei studenti sogna di fare il calciatore,
se gran parte delle mie studentesse rimpiange di non avere il fisico
per fare la velina, se lo straniero è “quello che ruba, stupra e
che ti
porta via il lavoro”, se il massimo di interesse politico a cui un
alunno è disposto è il “vaffa” di Beppe Grillo, il mondo
dei media si
può assolvere?
Ovviamente l’imputato
numero uno è la televisione, ma non è sotto gli
occhi di tutti che gran parte dell’informazione, anche su carta
stampata, lavora a incendiare la realtà, a enfatizzare lo
scandalo, a
urlare la notizia, meglio se di cronaca nera, a offrire gossip e calcio
come piatti prelibati?
Non diversamente viene
veicolata l’informazione religiosa. Una enfasi
continua su fatti che ‘rompono’ equilibri, che creano dissapori o
contestazioni: il Papa sempre, ma meglio se agita le acque, molto meno
se parla del creato e di comportamenti etici ampiamente e globalmente
condivisi; i suoi contestatori solo se sono sbracati e pittoreschi,
quasi mai se si tratta di voci criticamente costruttive.
La tradizionale amara
sapienza del “fa più rumore un albero che cade
che una foresta che cresce” assurta a indiscutibile mainstream.
La lettura del giornale
a scuola, da me implacabilmente imposta agli
alunni da buona discepola di Lorenzo Milani, richiede un intervento di
autorità per non cedere al calcio o alla notizia più
truculenta o più
scema che subito attrae la platea studentesca.
Eppure, quando con
fatica si riesce a imporre un caso positivo, un
frammento ‘umanizzante’, un impulso al pensiero, lo sguardo grato di
alcuni, lo stupore evidente di altri spingono sempre a pensare “ne vale
la pena”.
Ma insieme a quella
consolazione resta la consapevolezza della scelta
che verrebbe operata in mancanza di una guida autorevole e determinata.
E l’amaro sospetto che
della deriva etica e antropologica che abbiamo
sotto gli occhi, del genocidio delle intelligenze e dei cuori a cui
quotidianamente assistiamo, la stampa, e più in generale i mass
media,
non possono certo dichiararsi innocenti.
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Può tuttavia accadere che un
gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle
mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di
ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.
Quando il gusto per il
benessere materiale si sviluppa più rapidamente della
civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento
in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi pèrdono la
testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo
di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce
il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del
genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di
cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri.
Se un individuo abile e
ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento
critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso.
Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi
materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che
garantisca l'ordine anzitutto!
Una nazione che chieda al
suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già
schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento
all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla.
Quando la gran massa dei
cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più
piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro
allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini
rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente
o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità
disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a
loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di
rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa
cadere un grande popolo. (clic sull'immagine per scaricare il
volume di 219 pp. in pdf)
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«Né ad un principe
mancheranno mai ragioni legittime per mascherare la sua malafede. Si
potrebbe citare una quantità di esempi moderni ed elencare i
molti trattati di pace, le molte promesse rese nulle e vuote dai
prìncipi che non vi hanno tenuto fede, a vantaggio di colui che
meglio sapeva essere astuto come una volpe.
Ma occorre sapere come mascherare abilmente questa natura ed essere un
grande simulatore. Gli uomini sono così semplici e così
inclini ad obbedire alle necessità immediate, che un ingannatore
non rimarrà mai senza vittime per le sue
insidie»
Niccolò
Machiavelli
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