CROCIFISSO TRA POTERE E GRAZIA
 
Dio e l'identità occidentale
 
 
Care Amiche e Amici,

l’editore Il Segno dei Gabrielli di Verona, uno dei pochi spazi di libertà editoriale, ha pubblicato un mio saggio dal titolo Crocifisso tra potere e grazia. Dio e la civiltà occidentale. La prefazione, breve, ma incisiva è di Paolo Flores D’Arcais. Siamo in attesa di una seconda prefazione di un monaco. Il libro è stato in elaborazione tre anni ed è una risposta organica sia laica che cattolica al pensiero pericoloso dei «neo-teo-con» i quali con l’avallo di parte del mondo cattolico vorrebbero trasformare il cristianesimo in religione civile o liturgia dei valori. Si pone il problema dell’identità religiosa, simboleggiata nel crocifisso che si vorrebbe assumere come simbolo esclusivo dell’occidente ed escludente di ogni altra cultura.

Il potere politico e religioso si appropria del crocifisso come vessillo e spada per dominare e offendere, mentre la «grazia» cioè coloro che dovrebbero difenderlo da manomissioni mondane, lo svendono per meno di trenta denari. Risultato: il Cristo continua ad essere crocifisso tra due ladroni: il potere pagano e i cattolici atei, gli atei devoti e i credenti idolatri.

 Molti amici mi hanno chiesto che cosa facciamo delle quasi 10.000 firme raccolte con la lettera a Ratzinger sulla impedita visita di Berlusconi e con le oltre 5.000 con il contro appello a quello di Marcello Pera. Questo libro vuole essere una risposta in questo momento politico-religioso delicato, ponendo i fondamenti della identità civile e religiosa e le ragioni per rifiutare un teorema abnorme e blasfemo che vuole l’occidente identificato nel cristianesimo nella forma vecchia di religione non più solo di Stato, ma addirittura di civiltà che trova il suo vertice nell’appello di Marcello Pera.

Con l’Editore e alcuni amici stiamo pensando ad alcune presentazioni in diversi luoghi per farne un’occasione di riflessione, d’incontro e di confronto su temi complessi ma essenziali come la laicità dello stato, la libertà dei credenti, l’uguaglianza dei singoli davanti allo Stato di diritto, la non strumentalizzazione dei simboli religiosi e il rifiuti di qualsiasi connubio tra potere e altare che è la vera tragedia della prostituzione della politica e della religione.

In un contesto difficile come quello che ci ha hanno consegnato le ultime elezioni politiche è necessario che credenti e non credenti tornino a riappropriarsi della «polis», riformulando il vocabolario della democrazia senza aggettivi e assumendosi in prima persona l’«onore» di vegliare nella notte perché non prevalga il vecchio sul nuovo, il regime sulla democrazia, la religione sulla fede, i nazionalismi sulla multietnicità o sulla universalità della convivenza umana.

L’Editore mi chiede di fare prenotare almeno 500 copie, oltre quelle prenotate dalla librerie, per potere coprire le spese vive. Spero di potercela fare con il vostro aiuto. A riguardo desidero precisare, a scanso di equivoci, che eventuali utili saranno da me devoluti a favore di quelle situazioni di emergenza che seguo personalmente in Italia e all’estero. Vivo con 900 euro al mese e non intendo venire meno a questo stile di vita che ho scelto come prete (ho eliminato anche la macchina per gli eccessivi costi): questo sento l’obbligo di dire con un certo disagio per evitare che qualcuno possa pensare a qualche secondo fine.

Di seguito, riporto l’indice del libro, la prefazione di Flores D’Arcais, la scheda di prenotazione predisposta dall’Editore con gli sconti del caso. Gli amici di Genova e dintorni possono fare riferimento direttamente a me, mentre quelli di altre città possono fare riferimento direttamente all’Editore con un eventuale cenno di riscontro anche per me. Se qualcuno fosse interessato a collaborare a qualche eventuale presentazione del libro nella propria città o paese, saremo ben lieti di prendere in considerazione l’invito. Verrà un giorno - e non è lontano - in cui a laici e cattolici verrà chiesto conto della loro presenza o della loro assenza: io la mia parte la sto facendo con sacrificio e passione e sono certo di non essere solo.

Nel ringraziarvi per la vostra attenzione, porgo cordiali saluti.

 Paolo Farinella, prete

 paolo_farinella@fastwebnet.net



  aggiornamento del 12.10.06 : Esempio di terrorismo mediatico

  recensione apparsa su Tarantofuturo : da Don Farinella no a crocifisso in scuole e uffici, «fu appeso da re ateo e massone»

  ascolta l'intervista (durata 30' circa) rilasciata da d. Farinella a Arcoiris.tv ( http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=Paolo+Farinella&tipo=testo )



CROCIFISSO TRA POTERE E GRAZIA - Dio e la civiltà occidentale

 di Paolo Farinella
 
 
PREMESSA
BIBLIOGRAFIA

IL FATTO E LA RIVOLTA
«SIAM PRONTI ALLA MORTE… L’ITALIA CHIAMÒ»
«IL CROCIFISSO È SIMBOLO DELLA NOSTRA IDENTITÀ»
CATTOLICI ALLO SBARAGLIO
IL CROCIFISSO: MISTERO, SCANDALO E LUDIBRIO
RELIGIONE E FEDE: QUALE RAPPORTO?
LA CROCE DA STRUMENTO DI TORTURA A ORNAMENTO: La croce strumento di tortura; La croce come ornamento
L’ALBERO DELLA CROCE: LA FESTA E LA CABBALA: Origine della festa della Santa Croce; Interpretazione numerica del simbolo della croce
ABRAMO CAPOSTIPITE DI FIGLI NEMICI
L’IDENTITÀ EXTRATERRITORIALE: In Israele; Nel cristianesimo
CONCLUSIONE
EXCURSUS 1: IMMIGRAZIONE, LEGALITÀ E UN PO’ DI VANGELO
EXCURSUS 2: IL CROCIFISSO IN DIVISA
CONTRO APPELLO - PER L’OCCIDENTE E L’ORIENTE PER IL SUD E PER IL NORD: Una risposta laica e cristiana al sen. Marcello Pera

INDICE DEI NOMI

 
 
PREFAZIONE DI PAOLO FLORES D'ARCAIS

E’ la seconda volta, nella mia vita, che medito pubblicamente sulla croce, intesa come crocifissione di Cristo e simbolo. La prima volta avevo sedici anni, ero appassionatamente credente, e attraversato, come ogni credente appassionato, da dubbi che si stratificavano intensi: che proprio con la croce appassionatamente respingevo. Era una vacanza in montagna, organizzata dai “laureati cattolici” con relative famiglie. E un venerdì, una via crucis, ogni stazione era affidata a una breve meditazione. Credo che fossi il più giovane. Ricordo solo che la croce di cui parlai era – come è ovvio, come è nei Vangeli – la silloge delle umane sofferenze, resa estrema e indicibile perché incarnata nel figlio di Dio, a denuncia di quanto indicibile e insopportabile sia ogni sofferenza e ogni ingiustizia. E di come, dunque, l’essere cristiani, il prendere sul serio la croce, significhi in primo luogo e ineludibilmente, stare dalla parte degli ultimi, vivere per diminuire la somma algebrica di sofferenze e ingiustizie del mondo (decenni dopo avrei trovato in Albert Camus questa formulazione, che cercavo).

L’anno dopo non ero più credente, ero serenamente ateo (anche se ai credenti non risulta credibile: eppure non c’è inquietudine o angoscia, delle infinite volte del mio vissuto, che abbia avuto a che fare con la mancanza di Dio o l’assenza del sacro). Ma la croce cristiana è rimasta per me sempre il simbolo della sofferenza e dell’ingiustizia come oltraggi all’umanità. E dunque del dovere di impegnarsi per diminuirne la somma algebrica, e con questo dare senso alla vita. E ho incontrato molti cristiani capaci di intendere la croce nel senso del Vangelo. Molti preti, anche. Perfino qualche vescovo. Ma già sapevo da tempo, come sapevano loro, e come col tempo sempre più avrei scoperto scavando nella storia e nella teologia, che la croce per i cristiani, per la maggioranza dei cristiani e per la quasi totalità delle gerarchie cattoliche, era stata ed era altra cosa. Opposta spesso, estranea sempre, allo spirito e alla lettera del Vangelo. Croce di crociata, croce di sepolcri imbiancati, croce consegnata a Mammona.

 La croce di una chiesa che doveva porgere l’altra guancia, infatti, ha invece benedetto i genocidi di ogni città espugnata in suo nome i roghi degli eretici, le persecuzioni degli ebrei, i gagliardetti di ogni fascismo (che grida “viva la muerte!” nel suo Dna di oppressione e sterminio). Fino ad oggi, non fino a un remoto ieri, altrimenti perché santificare il fascista José Maria Escrivà de Balaguer? E legittimare Pinochet dal comune e benedicente balcone?
La croce è dunque ormai, e irrimediabilmente, simbolo ambiguo di valori che si escludono reciprocamente. Simbolo di eguaglianza, di evangelica “sete di giustizia”, e simbolo di efferate oppressioni. Simbolo di una comune dignità che tutti affratella, e simbolo di ogni pre-potenza che assoggetta e infierisce sul più debole, e nell’opprimerlo e torturarlo lo schernisce.

 Ecco perché la croce (come del resto un qualsiasi simbolo religioso) non può essere il simbolo di tutti. Il simbolo di una comune e civile convivenza democratica. Perché ciascuno intende la sua croce, e quanto più è croce di prevaricazione tanto più la vogliono imporre a negazione e ludibrio della croce di giustizia. Ecco perché la croce non può avere il proprio luogo nei luoghi pubblici, luoghi di cittadinanza e basta, luoghi dove non può aver luogo nessun simbolo di appartenenza, sacro o mondano che sia. Questo è l’abc della laicità, che tutti dovrebbe (deve) affratellarci in democratica conflittualità.

 A quanti si dichiarano cristiani incombe di più. Incombe il compito specifico e ineludibile dello scontro ermeneutico per un significato della croce contro gli altri. Se chiesa gerarchica di prevaricazione o chiesa evangelica di ascolto e comunicazione, di charitas che nulla chiede. Di questo scontro ermeneutico, che solo chi si dichiara cristiano può affrontare toto corde, ma che tutti ci riguarda (poiché ogni aspetto di ogni religione può entrare in conflitto con i valori democratici la cui custodia è affidata a ogni cittadino) parla il libro di Paolo Farinella. Prete di fede, non di “religio”. Parla e sceglie, senza margini di anche minimo equivoco, obbedendo all’evangelico “il tuo dire sia sì sì, no no, perché il di più viene dal maligno”. Quel “di più” che Gesù esplicitamente dichiara diabolico, ma che caratterizza e satura di ambiguità lo slalomistico procedere della chiesa gerarchica.

 Prete di fede, e democratico senza aggettivi, con questo libro sulla croce Paolo Farinella impartisce una lezione ai credenti, perché non confondano mai la croce del vangelo con il Mammona di nuove idolatrie, e agli atei neo-bigotti che nella croce cercano solo un supplemento d’anima che profumi d’incenso i loro progetti d’iniquità: deboli con i forti, forti con i deboli.
 


CEDOLA DI ORDINAZIONE DEL VOLUME
 (copiare, compilare e inoltrare via mail o fax agli indirizzi sotto riportati)
 
CROCIFISSO TRA POTERE E GRAZIA
Dio e l'identità occidentale
 
di Paolo Farinella
Prefazione di Paolo Flores D'Arcais
 
Il Segno dei Gabrielli editori - Collana “la Vite e i tralci, Gv. 15,1-5”

telefono: 045 7725543  fax: 045 6858595 - mail: scrivimi@gabriellieditori.it  - www.gabriellieditori.it
 

Anno di pubblicazione: 2006 - Formato: 13,5 x 23,5 - pp. 178 - 88-88163-99-9 - € 12,00
 
 (Si prega di scrivere chiaramente e in stampatello)
 Il/la sottoscritto/a ………………………………………………………………………………………………
 (eventuale Rag. Sociale) ……………………………………………………………………………………
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□ in contanti (all’Autore)
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 La raccolta dei dati personali è operata, ai sensi della legge 675/96, esclusivamente per scopi connessi o strumentali all'attività editoriale. Il trattamento dati avverrà in modo idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Ella potrà avvalersi in ogni momento dei diritti contemplati nell'articolo 13 della legge citata.
 
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Il libro Crocifisso tra potere e grazia. Dio e la civiltà occidentale è il frutto di tre anni di studio e di riflessione sull’attualità che anima la convivenza civile e democratica dell’Italia e dell’Europa di fronte alle sfide epocali nel passaggio tra il 2° e il 3° millennio. Attraverso l’icona del Crocifisso che funge da filigrana e da spartiacque, l’Autore contesta culturalmente e biblicamente i cultori – pseudolaici e credenti atei – del simbolo dell’identità nazionale e si oppone da credente cattolico dal cuore laico alla strumentalizzazione degli atei devoti e dei religiosi atei che vogliono trasformare il Cristianesimo in religione civile o sistema di valori, annullando la sua dimensione universale e aperta a tutte le culture e civiltà, imperniata sul «Vangelo, cioè Gesù Cristo, cioè il Figlio di Dio» (Mc 1,1)

Il libro è la prima risposta organica laico-cattolica all’appello «Per l’Occidente forza di civiltà. Le ragioni del nostro impegno» del senatore Marcello Pera e alla teoria da lui incarnata dei «neo-teo-con», il cui obiettivo è trasformare la forza della «profezia» nella debolezza servile al potere di turno. Dalla prima all’ultima pagina del libro, l’Autore fonda le ragioni per un deciso «Non licet!».

 Dalla prefazione di Paolo Flores D’Arcais: Paolo Farinella. Prete di fede, non di «religio». Parla e sceglie, senza margini di anche minimo equivoco, obbedendo all’evangelico «il tuo dire sia sì sì, no no, perché il di più viene dal maligno». Quel «di più» che Gesù esplicitamente dichiara diabolico, ma che caratterizza e satura di ambiguità lo slalomistico procedere della chiesa gerarchica. Prete di fede, e democratico senza aggettivi, con questo libro sulla croce Paolo Farinella impartisce una lezione ai credenti, perché non confondano mai la croce del vangelo con il Mammona di nuove idolatrie, e agli atei neo-bigotti che nella croce cercano solo un supplemento d’anima che profumi d’incenso i loro progetti d’iniquità: deboli con i forti, forti con i deboli.
 Dalla prefazione di Mons. Luigi Bettazzi: Il valore fondamentale del libro è la sollecitazione a «pensare», a non adattarsi a motivazioni proposte da chi poi nella realtà si mostra spesso tutt’altro che coerente … rivelando ipocrisie che sono ben più deleterie al cristianesimo di quanto non lo sia l’assenza di un Crocifisso da un pubblico locale.
 
Paolo Farinella, biblista e scrittore, è un prete di Genova di 59 anni. Nella sua formazione alla ricerca dell’Assoluto, ha pellegrinato da Genova a Verona, da Milano a Gerusalemme. Qui presso lo Studium Biblicum Franciscanum ha conseguito la doppia licenza in Teologia Biblica e in Scienze Bibliche e Archeologia. Il suo campo di studio e di ricerca sono le lingue bibliche: ebraico, aramaico e greco ellenistico. Da anni sta lavorando ad una grammatica greca di tutta la Bibbia (Antico e Nuovo Testamento). Convinto assertore della «ebraicità» del cristianesimo, divulga con scritti e conferenze la necessità per i cristiani di attingere alle fonti giudaiche per assaporare il vangelo in tutta la sua sapienza come dimostra in questo libro dove offre qualche saggio di esegesi giudaica. Con l’Editoriale Adelphi di Milano ha pubblicato un romanzo storico-teologico su un utopico papato modellato sulla figura di Francesco di Assisi, Habemus papam, Francesco; con le Edizioni Dehoniane di Bologna ha pubblicato lo studio biblico-pastorale Matrimonio, due libertà che camminano insieme. Collabora con la rivista «La Sapienza della Croce», specializzata in staurologia, su cui ha pubblicato due studi biblici con riferimento alla esegesi giudaica e patristica; tiene una rubrica biblica fissa sulla Rivista «Missioni Consolata» di Torino sulla quale scrive anche di attualità, specialmente sul giudaismo e il Medio Oriente.
 



Esempio di terrorismo mediatico

 
Il 10 ottobre 2006 nella sala dei Chierici della Biblioteca comunale "Berio" di Genova vi è stata la presentazione ufficiale del mio ultimo libro: Paolo Farinella, Crocifisso tra potere e grazia. Dio e la civiltà occidentale, Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona, maggio 2006, pp. 176.

Quattro relatori da angolature diverse hanno esposto le tesi del libro e tutti con accenti positivi e lusinghieri. La sala era piena (un centinaio di persone). E' stato un momento di riflessione appassionata e interessata.

Si è parlato di laicità, senza aggettivi, di cultura, di simboli, di religione e fede e delle relazioni tra loro a livello concettuale e storico. Si è ragionato con pacatezza e portando ragioni e documenti. Sui può essere d'accordo o no, basta portare altri argomenti e ragioni e documenti. Di seguito come relazione l'incontro "Il Giornale", ex Montanelli, oggi di proprietà della famiglia Berlusconi da cui si evince che i dipendenti sono liberi e indipendenti.

Oggi ricevo quanto segue che incollo per facilitarvi la lettura. Non merita nemmeno un commento, per la trivialità e per l'ottusa incapacità di mettersi un poco in dialogo e cercare di capire quello che l'altro dice. Chi ha scritto, come d'altra parte il suo direttore, non ha alcuna intenzione di sentire le ragioni degli altri. Gli basta la sua e chi non s'adegua è complice dei musulmani, dei comunisti.

Non intendo rispondere perché mi metterei a loro livello di denigrazione programmata. Chi ha scritto questo "stupro" non ha letto il libro e tanto meno le note. Questo intervento giustifica ampiamente la necessità di un libro come il mio e di altri ancora. Per cinque anni siamo stati governati da uno che manovra una simile cultura con simili argomenti. Si dicono, per inciso, anche cattolici: di quelli d'altri tempi, con il fiammifero sempre acceso per non perdere tempo a dare fuoco alla catasta di legna.

Lo divulgo per testimoniare quale è il livello di certa informazione in Italia.

Paolo Farinella, prete
 

 Da Il Giornale dell'11.10.2006


Prete genovese come i musulmani: «Via i crocifissi dai luoghi pubblici»


da Genova

Adel Smith ha trovato un degno erede: don Paolo Farinella, prete genovese che nel suo ultimo libro invita gli stessi clerici a schiodare il crocifisso dalle pareti dei luoghi pubblici. Proprio come il cittadino italiano di religione musulmana, che nel 2003 si era rivolto al pretore dell'Aquila per far rimuovere il crocifisso dalla scuola frequentata dai figli. Per don Farinella oggi «il crocifisso è sospeso tra due ladroni, il potere politico e quello religioso, alleati per evirarlo della sua valenza universale».

Nel mirino del prete finiscono le gerarchie ecclesiastiche e i «credenti atei» che vogliono ridurre il cristianesimo a religione civile. Don Farinella va giù pesante: «Il crocifisso oggi è strumento nelle mani dello Stato che lo usa come stupefacente per tranquillizzare gli istinti cristianamente pagani della maggioranza degli italiani».

Parole dure che piacciono a Paolo Flores D'Arcais: «Don Farinella impartisce una lezione ai credenti e ai neo bigotti». Per la cronaca, don Paolo è il prete che indirizzò una lettera aperta a Benedetto XVI, per scongiurarlo di non ricevere Silvio Berlusconi, a ridosso delle ultime elezioni politiche.

Francesco Gambaro




Chiesa: da Don Farinella no a crocifisso in scuole e uffici, «fu appeso da un re ateo e massone»


Fonte (Fpe/Zn/Adnkronos) 11-ott-06 18:53

È questo uno dei temi - ma non l'unico - che don Paolo Farinella affronta nel suo ultimo libro: «Il crocifisso tra potere e grazia. Dio e la civiltà occidentale», con prefazione di Paolo Flores d'Arcais e di mons. Luigi Bettazzi, edito da «Il Segno dei Gabrielli» di Verona. L'idea di appendere il crocefisso alle pareti degli edifici pubblici «venne a un re ateo e massone, Vittorio Emanuele III, e a Mussolini, che celebravano così la sottoscrizione dei Patti lateranensi del 1929».

È duro il giudizio di don Paolo Farinella sulla polemica in merito alla presenza del crocefisso in aule di tribunale e nelle scuole; un prete che va controcorrente e che non ha dubbi, quel simbolo del cristianesimo va staccato dalle pareti, i «cristiani devono anzi essere i primi difensori della laicità». Già don Milani, ricorda il sacerdote, staccò il crocifisso dal muro dell'aula della sua scuola, ed era il lontano 1953. Don Farinella non è nuovo del resto ad uscite eclatanti di questo tipo: nel marzo scorso scrisse un appello a Benedetto XVI affinchè non ricevesse Berlusconi, a poche settimane dal voto, perché rischiava di influenzare la campagna elettorale. L'allora premier doveva infatti andare dal Papa insieme ai parlamentari appartenenti al gruppo dei Popolari del Parlamento europeo, ma l'appello del sacerdote sollevò una tale polemica che alla fine Berlusconi rinunciò. Oggi don Farinella torna all'attacco e lancia la sua polemica anche sui crocefissi appesi negli edifici pubblici. Parole dure che piacciono a Paolo Flores D'Arcais: «Don Farinella impartisce una lezione ai credenti e ai neo bigotti». 


Non si può ragionare di simboli religiosi senza conoscerne il significato

In realtà don Farinella, apre un fronte di discussione più ampio rispetto al singolo problema del crocifisso con i sostenitori della cosiddetta «sana laicità» fra i quali anche l'ex presidente del Senato Marcello Pera. «Ragionare di simboli religiosi senza conoscerne il significato vuol dire fare confusione fra cultura e fede, e oggi si tende a identificare, sbagliando, un simbolo religioso con una cultura specifica», spiega il sacerdote all'ADNKRONOS. «Il crocefisso non appartiene a una cultura in particolare - continua - tanto meno a quella occidentale, se non altro perchè Gesù è nato in una cultura mediorientale. Dal punto di vista cattolico, anzi, il crocifisso deve potersi identificare con qualsiasi cultura, altrimenti dobbiamo chiudere tutte le missioni in giro per il mondo».


I cattolici dovrebbero essere i primi difensori della laicità

Don Farinella ricorda ancora che don Milani, nel 1953, inaugurando la scuola popolare come primo gesto tolse il crocifisso dalla parete, «la scuola - disse - non può essere che a-confessionale». «Il crocifisso sulle pareti ce l'ha messo - afferma ancora don Farinella - un re ateo e massone insieme a Mussolini dopo aver firmato gli accordi del 1929 con la Santa Sede». Al contrario «i cattolici dovrebbero essere i primi difensori della laicità, e lo Stato deve tutelare la possibilità di esprimersi di tutte le religioni». Quanto all'Islam, don Farinella rileva come questo crei tanti problemi in Europa e in Italia, «ma i politici sono pagati per risolvere i problemi, non per difendere le radici cristiane». Nel concreto, afferma ancora il sacerdote, «nessun Comune italiano ha organizzato per i cittadini stranieri almeno un anno di preparazione per imparare la lingua, la nostra Costituzione, la nostra cultura, e via dicendo».


Reciprocità? in Stato di diritto persona rispettata indipendentemente da fede e razza

Don Farinella ha vissuto cinque anni in Israele e spiega come questo sistema sia invece in vigore nel Paese mediorientale « In Israele - riferisce - gli immigrati frequentano una scuola, un corso di ebraico moderno, imparano le leggi, il rispetto della donna, ecc. La conclusione di questo percorso è la richiesta della cittadinanza». Anche il principio di reciprocità non è sufficiente in questo senso per il prete di Genova, anzi si tratta di «una mistificazione; nello Stato di diritto infatti la persona è rispettata in quanto persona indipendentemente dalla sua fede, razza, sesso, opinione politica, ecc. Si tratta di principi sui quali non è possibile trattare, che vanno applicati a cominciare da chi viene nel nostro Paese». In tanta parte del mondo arabo e musulmano, ricorda don Farinella, non esiste neanche il concetto di democrazia, non esiste neanche la parola per esprimere tale concetto. Da qui incomprensioni profonde e anche una considerazione finale: «se Bush avesse studiato un poco, non si sarebbe imbarcato in una guerra».

da www.tarantofuturo.it