CROCIFISSO
TRA POTERE E GRAZIA
Dio e l'identità occidentale
Care Amiche e Amici,
l’editore Il Segno dei Gabrielli di Verona, uno dei pochi
spazi di libertà editoriale, ha pubblicato un mio saggio
dal titolo Crocifisso
tra potere e grazia. Dio e la civiltà
occidentale. La prefazione, breve, ma incisiva è di Paolo
Flores
D’Arcais. Siamo in attesa di una seconda prefazione di un monaco. Il
libro è stato in elaborazione tre anni ed è una risposta
organica sia laica che cattolica al pensiero pericoloso dei
«neo-teo-con» i quali con l’avallo di parte del mondo
cattolico vorrebbero trasformare il cristianesimo in religione civile
o liturgia dei valori. Si pone il problema dell’identità
religiosa, simboleggiata nel crocifisso che si vorrebbe assumere
come simbolo esclusivo dell’occidente ed escludente di ogni altra
cultura.
Il potere politico e religioso si appropria del crocifisso come
vessillo e spada per dominare e offendere, mentre la
«grazia» cioè coloro che dovrebbero difenderlo da
manomissioni mondane, lo svendono per meno di trenta denari. Risultato:
il Cristo continua ad essere crocifisso tra due ladroni: il potere
pagano e i cattolici atei, gli atei devoti e i credenti idolatri.
Molti amici mi hanno chiesto che cosa facciamo delle quasi 10.000
firme
raccolte con la lettera a Ratzinger sulla impedita visita di Berlusconi
e con le oltre 5.000 con il contro appello a quello di Marcello Pera.
Questo libro vuole essere una risposta in questo momento
politico-religioso delicato, ponendo i fondamenti della identità
civile e religiosa e le ragioni per rifiutare un teorema abnorme e
blasfemo che vuole l’occidente identificato nel cristianesimo nella
forma vecchia di religione non più solo di Stato, ma
addirittura di civiltà che trova il suo vertice nell’appello di
Marcello Pera.
Con l’Editore e alcuni amici stiamo pensando
ad alcune presentazioni in diversi luoghi per farne un’occasione di
riflessione, d’incontro e di confronto su temi complessi ma essenziali
come la laicità dello stato, la libertà dei credenti,
l’uguaglianza dei singoli davanti allo Stato di diritto, la non
strumentalizzazione dei simboli religiosi e il rifiuti di qualsiasi
connubio tra potere e altare che è la vera tragedia della
prostituzione della politica e della religione.
In un contesto difficile come quello che ci ha hanno consegnato
le
ultime elezioni politiche è necessario che credenti e non
credenti tornino a riappropriarsi della «polis»,
riformulando il vocabolario della democrazia senza aggettivi e
assumendosi in prima persona l’«onore» di vegliare nella
notte perché non prevalga il vecchio sul nuovo, il regime sulla
democrazia, la religione sulla fede, i nazionalismi sulla
multietnicità o sulla universalità della convivenza umana.
L’Editore mi chiede di fare prenotare almeno 500 copie,
oltre quelle prenotate dalla librerie, per potere coprire le spese
vive. Spero di potercela fare con il vostro aiuto. A riguardo desidero
precisare, a scanso di equivoci, che eventuali utili saranno da me
devoluti a favore di quelle situazioni di emergenza che seguo
personalmente in Italia e all’estero. Vivo con 900 euro
al mese e non intendo venire meno a questo stile di vita che ho scelto
come prete (ho eliminato anche la macchina per gli eccessivi costi):
questo sento l’obbligo di dire con un certo disagio per evitare che
qualcuno possa pensare a qualche secondo fine.
Di seguito, riporto l’indice del libro, la prefazione di Flores
D’Arcais, la scheda di prenotazione predisposta dall’Editore con gli
sconti del caso. Gli amici di Genova e dintorni possono fare
riferimento direttamente a me, mentre quelli di altre città
possono fare riferimento direttamente all’Editore con un eventuale
cenno di riscontro anche per me. Se qualcuno fosse interessato a
collaborare a qualche eventuale
presentazione del libro nella propria città o paese, saremo ben
lieti di prendere in considerazione l’invito. Verrà un giorno -
e
non è lontano - in cui a laici e cattolici verrà chiesto
conto della loro presenza o della loro assenza: io la mia parte la sto
facendo con sacrificio e passione e sono certo di non essere solo.
Nel ringraziarvi per la vostra attenzione, porgo cordiali saluti.
Paolo
Farinella, prete
paolo_farinella@fastwebnet.net
aggiornamento del 12.10.06 : Esempio di terrorismo mediatico
recensione apparsa su Tarantofuturo
: da Don
Farinella
no a crocifisso in scuole e uffici, «fu appeso da re ateo e
massone»
ascolta l'intervista
(durata 30'
circa) rilasciata da d. Farinella a Arcoiris.tv (
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=Paolo+Farinella&tipo=testo
)
CROCIFISSO
TRA POTERE E GRAZIA - Dio e
la civiltà occidentale

di Paolo
Farinella
PREMESSA
BIBLIOGRAFIA
IL FATTO E LA RIVOLTA
«SIAM PRONTI ALLA MORTE… L’ITALIA CHIAMÒ»
«IL CROCIFISSO È SIMBOLO DELLA NOSTRA
IDENTITÀ»
CATTOLICI ALLO SBARAGLIO
IL CROCIFISSO: MISTERO, SCANDALO E LUDIBRIO
RELIGIONE E FEDE: QUALE RAPPORTO?
LA CROCE DA STRUMENTO DI TORTURA A ORNAMENTO: La croce strumento di
tortura; La croce come ornamento
L’ALBERO DELLA CROCE: LA FESTA E LA CABBALA: Origine della festa della
Santa Croce; Interpretazione numerica del simbolo della croce
ABRAMO CAPOSTIPITE DI FIGLI NEMICI
L’IDENTITÀ EXTRATERRITORIALE: In Israele; Nel cristianesimo
CONCLUSIONE
EXCURSUS 1: IMMIGRAZIONE, LEGALITÀ E UN PO’ DI VANGELO
EXCURSUS 2: IL CROCIFISSO IN DIVISA
CONTRO APPELLO - PER L’OCCIDENTE E L’ORIENTE PER IL SUD E PER IL
NORD: Una risposta laica e cristiana al sen. Marcello Pera
INDICE DEI NOMI
PREFAZIONE
DI PAOLO FLORES D'ARCAIS
E’ la seconda volta, nella mia vita, che medito pubblicamente sulla
croce, intesa come crocifissione di Cristo e simbolo. La prima volta
avevo sedici anni, ero appassionatamente credente, e attraversato, come
ogni credente appassionato, da dubbi che si stratificavano intensi: che
proprio con la croce appassionatamente respingevo. Era una vacanza in
montagna, organizzata dai “laureati cattolici” con relative famiglie. E
un venerdì, una via crucis, ogni stazione era affidata a una
breve meditazione. Credo che fossi il più giovane. Ricordo solo
che la croce di cui parlai era – come è ovvio, come è nei
Vangeli – la silloge delle umane sofferenze, resa estrema e indicibile
perché incarnata nel figlio di Dio, a denuncia di quanto
indicibile e insopportabile sia ogni sofferenza e ogni ingiustizia. E
di come, dunque, l’essere cristiani, il prendere sul serio la croce,
significhi in primo luogo e ineludibilmente, stare dalla parte degli
ultimi, vivere per diminuire la somma algebrica di sofferenze e
ingiustizie del mondo (decenni dopo avrei trovato in Albert
Camus questa formulazione, che cercavo).
L’anno dopo non ero più credente, ero serenamente ateo (anche se
ai credenti non risulta credibile: eppure non c’è inquietudine o
angoscia, delle infinite volte del mio vissuto, che abbia avuto a che
fare con la mancanza di Dio o l’assenza del sacro). Ma la croce
cristiana è rimasta per me sempre il simbolo della sofferenza e
dell’ingiustizia come oltraggi all’umanità. E dunque del dovere
di impegnarsi per diminuirne la somma algebrica, e con questo dare
senso alla vita. E ho incontrato molti cristiani capaci di intendere la
croce nel senso del Vangelo. Molti preti, anche. Perfino qualche
vescovo. Ma già sapevo da tempo, come sapevano loro, e come col
tempo sempre più avrei scoperto scavando nella storia e nella
teologia, che la croce per i cristiani, per la maggioranza dei
cristiani e per la quasi totalità delle gerarchie cattoliche,
era stata ed era altra cosa. Opposta spesso, estranea sempre, allo
spirito e alla lettera del Vangelo. Croce di crociata, croce di
sepolcri imbiancati, croce consegnata a Mammona.
La croce di una chiesa che doveva porgere l’altra guancia,
infatti, ha
invece benedetto i genocidi di ogni città espugnata in suo
nome i roghi degli eretici, le persecuzioni degli ebrei, i gagliardetti
di ogni fascismo (che grida “viva la muerte!” nel suo Dna di
oppressione e sterminio). Fino ad oggi, non fino a un remoto ieri,
altrimenti perché santificare il fascista José Maria
Escrivà de Balaguer? E legittimare Pinochet dal comune e
benedicente balcone?
La croce è dunque ormai, e irrimediabilmente, simbolo ambiguo di
valori che si escludono reciprocamente. Simbolo di eguaglianza, di
evangelica “sete di giustizia”, e simbolo di efferate oppressioni.
Simbolo di una comune dignità che tutti affratella, e simbolo di
ogni pre-potenza che assoggetta e infierisce sul più debole, e
nell’opprimerlo e torturarlo lo schernisce.
Ecco perché la croce (come del resto un qualsiasi simbolo
religioso) non può essere il simbolo di tutti. Il simbolo di una
comune e civile convivenza democratica. Perché ciascuno intende
la sua croce, e quanto più è croce di prevaricazione
tanto più la vogliono imporre a negazione e ludibrio della croce
di giustizia. Ecco perché la croce non può avere il
proprio luogo nei luoghi pubblici, luoghi di cittadinanza e basta,
luoghi dove non può aver luogo nessun simbolo di appartenenza,
sacro o mondano che sia. Questo è l’abc della laicità,
che tutti dovrebbe (deve) affratellarci in democratica
conflittualità.
A quanti si dichiarano cristiani incombe di più. Incombe
il
compito specifico e ineludibile dello scontro ermeneutico per un
significato della croce contro gli altri. Se chiesa gerarchica di
prevaricazione o chiesa evangelica di ascolto e comunicazione, di
charitas che nulla chiede. Di questo scontro ermeneutico, che solo chi
si dichiara cristiano può affrontare toto corde, ma che tutti ci
riguarda (poiché ogni aspetto di ogni religione può
entrare in conflitto con i valori democratici la cui custodia è
affidata a ogni cittadino) parla il libro di Paolo Farinella. Prete di
fede, non di “religio”. Parla e sceglie, senza margini di anche minimo
equivoco, obbedendo all’evangelico “il tuo dire sia sì
sì, no no, perché il di più viene dal maligno”.
Quel “di più” che Gesù esplicitamente dichiara diabolico,
ma che caratterizza e satura di ambiguità lo slalomistico
procedere della chiesa gerarchica.
Prete di fede, e democratico senza aggettivi, con questo libro
sulla
croce Paolo Farinella impartisce una lezione ai credenti,
perché non confondano mai la croce del vangelo con il
Mammona di nuove idolatrie, e agli atei neo-bigotti che nella croce
cercano solo un supplemento d’anima che profumi d’incenso i loro
progetti d’iniquità: deboli con i forti, forti con i deboli.
CEDOLA
DI ORDINAZIONE DEL VOLUME
(copiare, compilare e inoltrare via mail o fax agli
indirizzi
sotto riportati)
CROCIFISSO TRA
POTERE E GRAZIA
Dio e
l'identità occidentale
di Paolo Farinella
Prefazione di Paolo Flores D'Arcais
Il Segno dei Gabrielli editori -
Collana “la Vite e i tralci, Gv.
15,1-5”
Anno di pubblicazione: 2006 - Formato:
13,5 x 23,5 - pp. 178 - 88-88163-99-9 - € 12,00
(Si prega di scrivere chiaramente e in stampatello)
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potrà avvalersi in ogni momento dei diritti contemplati
nell'articolo 13 della legge citata.
Data ……………………… Firma ………………………………………………
Il libro Crocifisso tra potere e
grazia. Dio e la civiltà occidentale è il frutto
di tre anni di studio e di riflessione sull’attualità che anima
la convivenza civile e democratica dell’Italia e dell’Europa di fronte
alle sfide epocali nel passaggio tra il 2° e il 3° millennio.
Attraverso l’icona del Crocifisso che funge da filigrana e da
spartiacque, l’Autore contesta culturalmente e biblicamente i cultori –
pseudolaici e credenti atei – del simbolo dell’identità
nazionale e si oppone da credente cattolico dal cuore laico alla
strumentalizzazione degli atei devoti e dei religiosi atei che vogliono
trasformare il Cristianesimo in religione civile o sistema di valori,
annullando la sua dimensione universale e aperta a tutte le culture e
civiltà, imperniata sul «Vangelo, cioè Gesù
Cristo, cioè il Figlio di Dio» (Mc 1,1)
Il libro è la prima risposta organica laico-cattolica
all’appello «Per l’Occidente
forza di civiltà. Le ragioni del nostro impegno» del
senatore Marcello Pera e alla teoria da lui incarnata dei
«neo-teo-con», il cui obiettivo è trasformare la
forza della «profezia» nella debolezza servile al potere di
turno. Dalla prima all’ultima pagina del libro, l’Autore fonda le
ragioni per un deciso «Non licet!».
Dalla prefazione di Paolo Flores D’Arcais: Paolo Farinella. Prete di fede, non di
«religio». Parla e sceglie, senza margini di anche minimo
equivoco, obbedendo all’evangelico «il tuo dire sia sì
sì, no no, perché il di più viene dal
maligno». Quel «di più» che Gesù
esplicitamente dichiara diabolico, ma che caratterizza e satura di
ambiguità lo slalomistico procedere della chiesa gerarchica.
Prete di fede, e democratico senza aggettivi, con questo libro sulla
croce Paolo Farinella impartisce una lezione ai credenti, perché
non confondano mai la croce del vangelo con il Mammona di nuove
idolatrie, e agli atei neo-bigotti che nella croce cercano solo un
supplemento d’anima che profumi d’incenso i loro progetti
d’iniquità: deboli con i forti, forti con i deboli.
Dalla prefazione di Mons. Luigi Bettazzi: Il valore fondamentale del libro è
la sollecitazione a «pensare», a non adattarsi a
motivazioni proposte da chi poi nella realtà si mostra spesso
tutt’altro che coerente … rivelando ipocrisie che sono ben più
deleterie al cristianesimo di quanto non lo sia l’assenza di un
Crocifisso da un pubblico locale.
Paolo
Farinella, biblista e scrittore, è un prete di Genova di 59
anni. Nella sua formazione alla ricerca dell’Assoluto, ha pellegrinato
da Genova a Verona, da Milano a Gerusalemme. Qui presso lo Studium
Biblicum Franciscanum ha conseguito la doppia licenza in Teologia
Biblica e in Scienze Bibliche e Archeologia. Il suo campo di studio e
di ricerca sono le lingue bibliche: ebraico, aramaico e greco
ellenistico. Da anni sta lavorando ad una grammatica greca di tutta la
Bibbia (Antico e Nuovo Testamento). Convinto assertore della
«ebraicità» del cristianesimo, divulga con scritti e
conferenze la necessità per i cristiani di attingere alle fonti
giudaiche per assaporare il vangelo in tutta la sua sapienza come
dimostra in questo libro dove offre qualche saggio di esegesi giudaica.
Con l’Editoriale Adelphi di Milano ha pubblicato un romanzo
storico-teologico su un utopico papato modellato sulla figura di
Francesco di Assisi, Habemus papam, Francesco; con le Edizioni
Dehoniane di Bologna ha pubblicato lo studio biblico-pastorale
Matrimonio, due libertà che camminano insieme. Collabora con la
rivista «La Sapienza della Croce», specializzata in
staurologia, su cui ha pubblicato due studi biblici con riferimento
alla esegesi giudaica e patristica; tiene una rubrica biblica fissa
sulla Rivista «Missioni Consolata» di Torino sulla quale
scrive anche di attualità, specialmente sul giudaismo e il Medio
Oriente.
Esempio di terrorismo mediatico
Il 10 ottobre 2006 nella sala dei Chierici della Biblioteca comunale
"Berio" di Genova vi è stata la presentazione ufficiale del mio
ultimo
libro: Paolo Farinella, Crocifisso tra potere e grazia. Dio e la
civiltà occidentale, Il Segno dei Gabrielli Editori, Verona,
maggio
2006, pp. 176.
Quattro relatori da angolature diverse hanno esposto le tesi del libro
e tutti con accenti positivi e lusinghieri. La sala era piena (un
centinaio di persone). E' stato un momento di riflessione appassionata
e interessata.
Si è parlato di laicità, senza aggettivi, di cultura, di
simboli, di
religione e fede e delle relazioni tra loro a livello concettuale e
storico. Si è ragionato con pacatezza e portando ragioni e
documenti.
Sui può essere d'accordo o no, basta portare altri argomenti e
ragioni
e documenti. Di seguito come relazione l'incontro "Il Giornale", ex
Montanelli, oggi di proprietà della famiglia Berlusconi da cui
si
evince che i dipendenti sono liberi e indipendenti.
Oggi ricevo quanto segue che incollo per facilitarvi la lettura. Non
merita nemmeno un commento, per la trivialità e per l'ottusa
incapacità
di mettersi un poco in dialogo e cercare di capire quello che l'altro
dice. Chi ha scritto, come d'altra parte il suo direttore, non ha
alcuna intenzione di sentire le ragioni degli altri. Gli basta la sua e
chi non s'adegua è complice dei musulmani, dei comunisti.
Non intendo rispondere perché mi metterei a loro livello di
denigrazione programmata. Chi ha scritto questo "stupro" non ha letto
il libro e tanto meno le note. Questo intervento giustifica ampiamente
la necessità di un libro come il mio e di altri ancora. Per
cinque anni
siamo stati governati da uno che manovra una simile cultura con simili
argomenti. Si dicono, per inciso, anche cattolici: di quelli d'altri
tempi, con il fiammifero sempre acceso per non perdere tempo a dare
fuoco alla catasta di legna.
Lo divulgo per testimoniare quale è il livello di certa
informazione in Italia.
Paolo
Farinella, prete
Da
Il Giornale dell'11.10.2006
Prete genovese come i musulmani: «Via
i crocifissi dai luoghi pubblici»
da Genova
Adel Smith ha trovato un degno erede: don Paolo Farinella, prete
genovese che nel suo ultimo libro invita gli stessi clerici a schiodare
il crocifisso dalle pareti dei luoghi pubblici. Proprio come il
cittadino italiano di religione musulmana, che nel 2003 si era rivolto
al pretore dell'Aquila per far rimuovere il crocifisso dalla scuola
frequentata dai figli. Per don Farinella oggi «il crocifisso
è sospeso
tra due ladroni, il potere politico e quello religioso, alleati per
evirarlo della sua valenza universale».
Nel mirino del prete finiscono le gerarchie ecclesiastiche e i
«credenti atei» che vogliono ridurre il cristianesimo a
religione
civile. Don Farinella va giù pesante: «Il crocifisso oggi
è strumento
nelle mani dello Stato che lo usa come stupefacente per tranquillizzare
gli istinti cristianamente pagani della maggioranza degli
italiani».
Parole dure che piacciono a Paolo Flores D'Arcais: «Don
Farinella
impartisce una lezione ai credenti e ai neo bigotti». Per la
cronaca,
don Paolo è il prete che indirizzò una lettera aperta a
Benedetto XVI,
per scongiurarlo di non ricevere Silvio Berlusconi, a ridosso delle
ultime elezioni politiche.
Francesco Gambaro
Chiesa: da Don Farinella no a
crocifisso in scuole e uffici, «fu
appeso da un re ateo e massone»
Fonte (Fpe/Zn/Adnkronos) 11-ott-06 18:53
È questo uno dei temi - ma non l'unico - che don Paolo Farinella
affronta nel suo ultimo libro: «Il
crocifisso tra potere e grazia. Dio e la civiltà occidentale»,
con prefazione di Paolo Flores d'Arcais e di mons. Luigi Bettazzi,
edito da «Il Segno dei Gabrielli» di Verona. L'idea di
appendere il crocefisso alle pareti degli edifici pubblici «venne a un re ateo e massone, Vittorio
Emanuele III, e a Mussolini, che celebravano così la
sottoscrizione dei Patti lateranensi del 1929».
È duro il giudizio di don
Paolo Farinella sulla polemica in merito alla presenza del crocefisso
in aule di tribunale e nelle scuole; un prete che va controcorrente e
che non ha dubbi, quel simbolo del cristianesimo va staccato dalle
pareti, i «cristiani devono anzi essere i primi difensori della
laicità». Già don Milani, ricorda il sacerdote,
staccò il crocifisso dal muro dell'aula della sua scuola, ed era
il lontano 1953. Don Farinella non è nuovo del resto ad uscite
eclatanti di questo tipo: nel marzo scorso scrisse un appello a
Benedetto XVI affinchè non ricevesse Berlusconi, a poche
settimane dal voto, perché rischiava di influenzare la campagna
elettorale. L'allora premier doveva infatti andare dal Papa insieme ai
parlamentari appartenenti al gruppo dei Popolari del Parlamento
europeo,
ma l'appello del sacerdote sollevò una tale polemica che alla
fine Berlusconi rinunciò. Oggi don Farinella torna all'attacco e
lancia la sua polemica anche sui crocefissi appesi negli edifici
pubblici. Parole dure che piacciono a Paolo Flores D'Arcais: «Don
Farinella impartisce una lezione ai credenti e ai neo
bigotti».
Non si può ragionare
di simboli religiosi senza conoscerne il significato
In realtà don Farinella, apre un fronte di discussione
più ampio rispetto al singolo problema del crocifisso con i
sostenitori della cosiddetta «sana laicità» fra i
quali anche l'ex presidente del Senato Marcello Pera. «Ragionare
di simboli religiosi senza conoscerne il significato vuol dire fare
confusione fra cultura e fede, e oggi si tende a identificare,
sbagliando, un simbolo religioso con una cultura specifica»,
spiega il sacerdote all'ADNKRONOS. «Il crocefisso non appartiene
a una cultura in particolare - continua - tanto meno a quella
occidentale, se non altro perchè Gesù
è nato in una cultura mediorientale. Dal punto di vista
cattolico, anzi, il crocifisso deve potersi identificare con qualsiasi
cultura, altrimenti dobbiamo chiudere tutte le missioni in giro per il
mondo».
I cattolici dovrebbero essere
i primi difensori della laicità
Don Farinella ricorda ancora che don Milani, nel 1953, inaugurando la
scuola popolare come primo gesto tolse il crocifisso dalla parete,
«la scuola - disse - non può essere che
a-confessionale». «Il crocifisso sulle pareti ce
l'ha messo - afferma ancora don Farinella - un re ateo e massone
insieme a Mussolini dopo aver firmato gli accordi del 1929 con la Santa
Sede». Al contrario «i cattolici dovrebbero essere i primi
difensori della laicità, e lo Stato deve tutelare la
possibilità di esprimersi di tutte le religioni». Quanto
all'Islam, don Farinella rileva come questo crei tanti problemi in
Europa e in Italia, «ma i politici sono pagati per risolvere i
problemi, non per difendere le radici cristiane». Nel concreto,
afferma ancora il sacerdote, «nessun Comune italiano ha
organizzato per i cittadini stranieri almeno un anno di preparazione
per imparare la lingua, la nostra Costituzione, la nostra cultura, e
via
dicendo».
Reciprocità? in Stato
di diritto persona rispettata indipendentemente da fede e razza
Don Farinella ha vissuto cinque anni in Israele e spiega come questo
sistema sia invece in vigore nel Paese mediorientale « In Israele
- riferisce - gli immigrati frequentano una scuola, un
corso di ebraico moderno, imparano le leggi, il rispetto della donna,
ecc. La conclusione di questo percorso è la richiesta della
cittadinanza». Anche il principio di reciprocità non
è sufficiente in questo senso per il prete di Genova, anzi si
tratta di «una mistificazione; nello Stato di diritto infatti la
persona è rispettata in quanto persona indipendentemente dalla
sua fede, razza, sesso, opinione politica, ecc. Si tratta di principi
sui
quali non è possibile trattare, che vanno applicati a cominciare
da chi viene nel nostro Paese». In tanta parte del mondo arabo e
musulmano, ricorda don Farinella, non esiste neanche il concetto di
democrazia, non esiste neanche la parola per esprimere tale concetto.
Da qui incomprensioni profonde e anche una considerazione finale:
«se Bush avesse studiato un poco, non si sarebbe imbarcato in una
guerra».
da www.tarantofuturo.it