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Presentazione


Questo libro contiene le omelie festive dell’anno liturgico “A” di p. Aldo Bergamaschi, tenute in anni solari diversi, scelte dalla sua singolare e ricca predicazione, notevole patrimonio spirituale per intraprendere un cammino di conversione.

Il Padre francescano ha affrontato, con ferma fede in Gesù Cristo ed estremo rigore intellettuale, i passi evangelici utilizzando il grande dono che Dio ha dato all’uomo: la ragione, impegnando la mente degli uditori, anche non credenti, ad approfondire il Messaggio di Gesù e a dimostrare che Egli è figlio di Dio.

In queste omelie p. Bergamaschi, analizzando instancabilmente l’invito di Gesù “Amatevi come io ho amato voi”, afferma che il cristiano “convertito” che accetta e crede nel Messaggio di Gesù, deve produrre la novità in grado di superare ogni divisione di popoli, razze e Stati; poiché l’uomo senza una integrazione Divina è incapace di farlo.

Nella omelia della notte di Natale del 2001 - inclusa in questo volume - p. Bergamaschi presenta la nascita del “Dio-con-noi” come quella di un “fuori sistema”, di un “non appartenente” a nessuna razza, sostenendo che Gesù non è ebreo. Eccone alcuni passaggi: “Che Gesù non è figlio di Giuseppe è chiaro: il seme che ha dato origine a Gesù è di natura Divina; Maria, la Madonna, è stata “prescelta” senza peccato originale fin dal momento della sua concezione (Dogma della Chiesa Cattolica); quindi non vedo nulla di umano in questo Bambino Gesù, che è venuto a salvare gli uomini in quanto non appartenente a nessuna serie, nessuna razza”.

E dalla stessa omelia: Gesù, avendo distrutto mentalmente lo Stato Nazionale sovrano è venuto a creare le premesse della fratellanza che genera la pace: Ama il prossimo tuo come te stesso. A questo proposito p. Bergamaschi propone un governo mondiale e l’introduzione in tutte le scuole del mondo di una “lingua comune” (Esperanto, lingua non egemone) accanto a quella materna, per poter parlare “tutti a tutti”, esorcizzando la maledizione di Babele e consentendo finalmente il dialogo universale.

E afferma ancora: Il cristianesimo, a forza di venire a contatto con altre concezioni del mondo, è caduto al rango di “religione; Gesù è venuto a chiudere l’epoca delle “religioni” le quali hanno bisogno di statuti. Esse non vi chiedono la conversione (vero miracolo che abilita a vita nuova), ma vi chiedono di fare delle pratiche dicendo che quelle sono buone”.

In un mondo alla deriva, il dissequestro dell’utopico può mostrare la novità della fede che salva, la novità che può farsi lievito per una pacifica convivenza.

Alcuni amici di padre Aldo Bergamaschi



Una predicazione singolare di radicale fedeltà al Vangelo

Si è giunti alla decisione di procedere alla pubblicazione delle omelie di p. Aldo Bergamaschi ¹, in modo organico per dare la possibilità ad un maggior numero di persone, dopo gli uditori che hanno potuto ascoltarle ogni domenica, di fruire di questo grande patrimonio spirituale, infatti la sua ricca produzione omiletica è una continua ed elevata ricerca volta a comprendere e a far comprendere il Messaggio di Gesù. Questa opera è il frutto di un lavoro di registrazione delle omelie fatto nel corso degli anni e qui riportato fedelmente. La singolare predicazione del padre cappuccino, a parte una interruzione imposta², dura dall’anno 1967; ora è sospesa per motivi di salute che tutti si augurano presto rimossi.

Essa  presenta una originale e inconfondibile caratteristica sia nello stile personale sia nella triplice struttura in cui si possono complessivamente catalogare le prediche.

Le omelie seguono, nell’insieme, tre diversi schemi. Si registrano, infatti, prediche che sono un commento esclusivo, quasi alla lettera, del testo evangelico; altre che arricchiscono il testo con ampi riferimenti storici e culturali; altre ancora ove il brano evangelico è preso, si può dire, a pretesto per lezioni dottrinali e morali.

Tutte le prediche risultano incisive, dotte e corpose nei concetti, ma semplici e familiari nel linguaggio, prive di retorica eppure capaci di carpire l’attenzione dell’uditorio. Alla efficace e avvincente semplicità di linguaggio dell’omelista gli uditori, da parte loro, hanno risposto per numero e per assiduità con una presenza crescente e sempre più consonante. Singolare risulta pure la lettura del messaggio cristiano predicato e vissuto con rigorosa coerenza, infatti la inconfondibile spiritualità del nostro predicatore incarna chiaramente una fedeltà integrale al messaggio evangelico.

Tale predicazione, che non affronta il testo secondo la tradizione e nemmeno alla luce del libero esame, ma utilizzando la chiave infallibile della razionalità, dimostra semplicemente come Dio parli alla ragione dell’uomo e come si possa umilmente ricercare, pur avendo scelto Dio come Verità. Padre Bergamaschi così è divenuto maestro e guida spirituale nella ricerca della Verità, di molti, anche non credenti, mostrando come il Cristianesimo sia una “novità esistenziale” alla cui base c’è la frase di Gesù: “Amatevi come io ho amato voi”, cioè senza profitto, nei tre punti qualificanti della convivenza umana: sesso, danaro, potere.

Per esemplificare questo principio riportiamo un passo tratto dall’omelia del 4 gennaio 2004 che propone una soluzione di questi problemi: «Quando troverò un uomo e una donna che si ameranno senza profitto, io avrò il matrimonio cristiano, e questo matrimonio non andrà più in crisi come va attualmente. (…) Quando io troverò un uomo che non dica a un altro uomo: tu lavora e io ti pago, ma: mettiamoci al lavoro e dividiamoci quello che produciamo - senza profitto - avrò finalmente una società che avrà un contesto sociale cristiano.

Quando io troverò due uomini, uno dei quali non dica all’altro: io comando e tu ubbidisci, ma ognuno di noi avrà un ruolo nel servizio di tutti - senza profitto - finalmente io avrò una società cristiana».

É vero, tutto questo impegna la ragione e carica di responsabilità, ma altro è dire che non si può fare e altro è dire che non si riesce a fare, del resto tutti sappiamo come la conversione comporti un cambiamento radicale della vita da parte di chi sceglie Cristo come maestro.


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Note

¹ I due volumi sinora pubblicati raccolgono le omelie che si riferiscono ai brani evangelici di ogni festività dell’anno liturgico - ciclo A e ciclo B - pur essendo tenute in anni solari diversi, come risulta dalle date poste in calce ad ognuna. Avvertiamo, poi, che le parole riportate tra virgolette, senza riferimento ad alcun autore, sono di padre Bergamaschi.

² L’interruzione della predicazione è stata imposta nel maggio 1988 e la riabilitazione è avvenuta nel 1999. Contemporaneamente il padre cappuccino è stato nominato superiore del Convento di Reggio Emilia. Fu lo stesso padre Bergamaschi, nella locale chiesa dei p.p. Cappuccini, a dare la notizia del provvedimento disciplinare con una sofferta predica di congedo. La predica, echeggiando nobilmente un analogo evento del maestro don Primo Mazzolari, recava il segno di una limpida quanto esemplare duplice fedeltà: quella interiore alla Chiesa di Cristo e quella esteriore alla Chiesa istituzionale. La predica si concludeva così: Prego con voi, fratelli, perchè il mio e il vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente.



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2007 (ottobre)
Edizione:    1
Collana:    Studi e ricerche di liturgia
ISBN:    88-10-41801-7
Prezzo:    da definire
Confezione:    Brossura

Descrizione dell'opera

P. Bergamaschi è un personaggio originale e scomodo. La radicalità che gli è dettata dalle pagine del Vangelo la vive con rigorosa coerenza nel servizio ai più poveri, cui da anni offre di che sfamarsi. Le sue messe domenicali hanno visto crescere i fedeli per numero e assiduità. Le sue omelie – incisive, dotte e corpose nei concetti ma semplici e familiari nel linguaggio – sono prive di retorica e capaci di carpire l’attenzione dell’uditorio.

Il volume raccoglie predicazioni scelte che si riferiscono ai brani evangelici di alcune festività dell’anno liturgico C, pure essendo state tenute in anni solari diversi, come risulta dalle date poste in calce ad ognuna. I testi si articolano secondo tre diversi schemi: le omelie che commentano in maniera esclusiva, quasi alla lettera, il brano evangelico, quelle che si arricchiscono di ampi riferimenti storici e culturali, altre ancora ove il brano evangelico è motivo di spunto per vere e proprie lezioni dottrinali e morali.


Sommario

Tempo di Avvento - Natale. Tempo di Quaresima. Settimana santa. Tempo di Pasqua. Tempo ordinario. Alcune solennità e feste.


Note sull'autore

Aldo Bergamaschi ofm cap (1927-2007) si è laureato in pedagogia presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi sul P. Gratry, di cui ha curato e tradotto l’inedito “Diario della mia vita” (Vita e Pensiero, 1966). Da giovane sacerdote dell’ordine dei frati minori cappuccini ha collaborato all’Adesso di Primo Mazzolari (1952-1959-1962) e nel 1965 ha partecipato alla fondazione della rivista Momento. È stato docente al liceo classico e, in seguito, professore ordinario di pedagogia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Verona. Ha al suo attivo numerosissime pubblicazioni. Con le EDB ha pubblicato «Andate e mostrate». Omelie anno liturgico C (2006).





Relazione di Padre Raffaele Russo alla presentazione del volume di Padre Aldo Bergamaschi: “Andate e Mostrate. Omelie Anno liturgico A", che si è tenuta presso il Convento dei Cappuccini di Reggio Emilia nella nuova Sala S. Francesco, Via Ferrari Bonini 2b, il 13 dicembre 2007 alle ore 17.30


PADRE ALDO BERGAMASCHI ORATORE E FILOSOFO

Partecipando a questo incontro di presentazione del volume “Andate e Mostrate”, Omelie Anno liturgico A, Edizioni Dehoniane, Bologna 2007, intendo sciogliere una piccola parte dell'enorme debito di gratitudine, difficilmente estinguibile, che in tanti anni ho accumulato nei confronti di P. Aldo, il quale mi è stato insegnante, confratello e amico di grande conforto.

Chi è stato Padre Aldo con la sua cultura, la sua filosofia, la sua oratoria, la sua formidabile e prorompente personalità? Perché ha saputo suscitare tanti interessi culturali, dibattiti sul concetto di Religione, sul rapporto capitale-lavoro, sul governo mondiale, sulla persona di Cristo e sui miracoli?

La messa celebrata da Padre Aldo alle 11, nella chiesa dei Cappuccini, era gremita di credenti e non, per ascoltare la sua parola. Perché le omelie di Padre Bergamaschi, da una parte provocavano consensi ed entusiasmo, e dall'altra alcune aspre critiche e, purtroppo, provvedimenti disciplinari molto dolorosi da parte dei Ministri Provinciali del suo Ordine. Provvedimenti punitivi accettati sempre con silenziosa e sofferta obbedienza!

Nel panorama della Chiesa italiana, la predica domenicale, meglio “l'Omelia”, anche alla luce di recenti sondaggi e inchieste, risulta noiosa a gran parte dei fedeli. Poca fede da parte dei fedeli o poca competenza e poca intelligenza pastorale da parte dei sacerdoti che la propongono? A tutte queste domande una risposta bisogna darla.

Mi è stato chiesto più volte se le prediche domenicali di Padre Aldo potevano ritenersi “omelie”, o non invece lezioni di filosofia. Per “omelia”, nell’accezione comune, s’intende un commento alle tre letture bibliche a cui il sacerdote aggiunge esortazioni e ammonizioni morali. In tal senso, penso che le prediche di Padre Aldo non corrispondessero perfettamente alle definizioni di un dizionario di omiletica. Tuttavia egli faceva "omelia", per quanto personale possa definirsi. Non era certamente la predica noiosa dei tanti preti della domenica, i quali se la cavano spesso con poco, e il poco sono i commenti biblici superficiali, le esortazioni generaliste e parenetiche con qualche rampogna moralistica. Parole al vento, prediche inutili!

Padre Aldo affrontava problemi di grande respiro ecclesiale, problemi morali e sociali scomodi, all'interno di un percorso personale ed originale di riflessione sul Vangelo. Per il fuoco che gli divampava nel cuore e nella mente, la sua predicazione non poteva essere certamente rituale, devota e moralista; era invece complessa, problematica e incendiaria. Vorrei riprendere un'altra obiezione: le omelie di Padre Aldo sono pura filosofia? Non si può negare, tanto é evidente, che Padre Aldo fosse dotato di una formidabile e approfondita cultura filosofica, e possedesse armi temibilissime sia nella dialettica che nel dibattito culturale. Questa innata vocazione al pensiero, se la riconosce lo stesso Padre Aldo quando diceva Come filosofo devo affermare… devo obiettare.

Egli utilizzava con intelligenza la Fides et Ratio: le sue omelie erano caratterizzate da una forte impronta culturale e pedagogica, che annodandosi in un intreccio di esegesi biblica, riflessioni filosofiche e interpretazioni patristiche, illuminavano gli eventi dell'attualità. A riscontro di questo intreccio rielaborativo di scrittura e concetti filosofici, mi piace segnalarvi la bella e impegnativa pagina del commento della Domenica XXII per annum, Pp. 227-29 del volume che questa sera presentiamo. Il tema è moderno e affascinante: San Pietro e Parmenide inciampano nel “divenire”; pagina filosofica ardua per i “non addetti ai lavori”, argomentata con chiarezza e vivacità espressiva, inimmaginabile in qualsiasi altro predicatore domenicale.

Vorrei soffermarmi ancora sul fascino che esercitava Padre Aldo come oratore sacro e filosofo. Nel Gesuita Moderno, Gioberti scrive che i Cappuccini, con la barba, il cordone e i piedi nudi, con l'austerità della vita, richiamano e tramandano il fascino dei personaggi dell'antico Oriente. In questo immaginario religioso mi riaffiora la figura di Padre Aldo, al quale assegnerei anche una poderosa cultura filosofica. Storicamente, se mi sposto all'indietro, nella fiorente cultura medioevale del XII secolo, vedo delle affinità con i grandi pensatori filosofi e teologi dell'Università parigina. Nel XII secolo il filosofo era considerato un veggente, uno spirito che profetizza. La filosofia non era concepita come mera speculazione, ma filosofare significava imitare Cristo filosofo, Sapienza incarnata del Padre. In una lettera monastica dell'XI secolo, si legge questa pregnante definizione: ipsa philosophia Christus.

Per chi non si occupi di filosofia e teologia, Pietro Abelardo, uno dei grandi maestri dello studio parigino, è soprattutto noto per la sua tragica storia d'amore con Eloisa. A me invece interessa qui segnalare la persecuzione che ebbe a subire a causa del suo pensiero: venne accusato di eresia da parte di San Bernardo, per via delle sue posizioni ritenute troppo razionalistiche nell'insegnamento della teologia. In una lettera ad Eloisa (Ep XVIII, in Storia delle mie disgrazie) si lamenta di tali accuse e dice: Eloisa, sorella mia, la logica mi ha reso odioso al mondo. Dicono quei perversi che io sono eminente nella logica, ma che ho fallito nella scienza di Paolo. É più la prevenzione che la saggezza a giudicarmi; non voglio essere filosofo a questo prezzo, se bisogna che sia messo contro Paolo (cfr Marie M. Davj, Iniziazione al Medioevo, La Filosofia nel secolo XII, Jaka Book, Milano 1981, Pp. 171- 172).

Credo che per Padre Aldo di questo si sia trattato. I suoi concetti molto elaborati, il linguaggio chiaro per gli addetti ai lavori e oscuro per i non, lo hanno spesso portato sul banco degli accusati. Ho però la certezza che un religioso accreditato di una integerrima vita morale, che ha sempre inseguito con amore il volto e la persona di Cristo mediante una ricerca speculativa e nello stesso tempo sapienziale, non fosse interessato, in stile mercenario, ad esibire se stesso e la sua “logica”, per ricordare Abelardo, e a mettersi contro la pagina sacra di Paolo e dell'intera scrittura, insomma a tradire Cristo. I suoi scritti peraltro sono lì a dimostrarlo. Voglio semplicemente dire che Padre Bergamaschi, era sì un pensatore scomodo, ma anche un uomo di fede e un sacerdote esemplare!

Quello che a volte poteva urtare nelle omelie di Padre Bergamaschi era l'irruenza delle sue posizioni. Non tutto sembrava e, anche oggi, sembra condivisibile, ma delle sue affermazioni era sempre disposto a confrontarsi e a discuterne. Che l'Esperanto, ad esempio, lingua artificiale, possa o debba diventare l'unica lingua capace di risolvere l'arroganza sociolinguistica dei vari popoli e di unificare il genere umano, personalmente penso che si tratti di una suggestiva utopia e non di una certezza. Anche Padre Aldo riconosceva le sue utopie, che tuttavia chiamava “buone utopie”.

A proposito di cultura, filosofica storica e letteraria, Padre Aldo non si limitava a sciorinare citazioni per il diletto di una compiacente civetteria, ma la sua cultura era compatta e criticamente assimilata per lo studio rigoroso e metodico che conduceva sui testi e sulle specifiche bibliografie. Perciò, come possiamo definire Padre Aldo? Credo che non ci sia una definizione univoca. É stata una figura poliedrica e complessa: uomo di grande cultura e carità, educatore, professore universitario di pedagogia, studioso di San Francesco, oratore e comunicatore efficace, abilissimo nell' argomentare e raccontare utilizzando un lessico colto ed elegante, incisivo e lapidario, una dizione quasi perfetta, intonazioni e timbro di voce inconfondibili, una gestualità naturale. Aveva una grande capacità di affabulazione. Bisogna riconoscere che la sua eloquenza era ferrigna, e la parola a tratti si colorava di qualche asprezza che poteva irritare e ferire gli ascoltatori della domenica; ma la dolcezza e la sorridente ironia sapevano commuovere e anche affascinare il pubblico.

Mi piace leggervi l'incipit della predica del 6 gennaio 2005, appena reduce da un ricovero in ospedale: “Mi presento convalescente a voi con questo episodio. Nel secolo scorso a Parigi il famoso padre Ravignan si ammala e va all'ospedale. Gli amici corrono a trovarlo, lui sotto le coperte, con la febbre, mette fuori il naso, essi gli domandano: “Padre, come sta di salute?”. Egli risponde: “Scusate, e Dio come sta di salute?”. Rispondono: “Dio sta bene”, E lui: “Se Dio sta bene di salute, tutto è a posto” e rimette la testa sotto le coperte. Così vedo io la malattia e vi consiglio di vederla anche voi in questo modo” (cfr Andate Mostrate. Omelie Anno A, p. 75).

Come religioso Padre Aldo ha vissuto in lieta ed esemplare povertà, ha amato i poveri per fede e convinta solidarietà evangelica. Quello che poteva donare, lo donava senza esitazione e con gioia. Nei sei anni in cui è stato superiore del convento, ha seguito con attenzione e personalmente la mensa dei poveri, tra i quali si recava di persona, la sera, quando si distribuivano le confezioni per la cena. Molte badanti dell'Est europeo, in gran parte di religione ortodossa, gli baciavano le mani in segno di rispetto e gratitudine. Se in pubblico poteva apparire quasi burbero, nei rapporti interpersonali era dolce, amabile, a volte sembrava disarmato, sapeva ascoltare con infinita pazienza, infondeva calma, stima e rispetto. Esercitava così la carità dell'intelligenza e del cuore.

Ringrazio tutti gli amici di PadreAldo, in particolare il gruppo dell'Associazione Aletheia, che ha curato con amore e competenza anche questo secondo volume di Omelie, che cura il sito internet, nella speranza che, nonostante le difficoltà, possa continuare a conservare viva e limpida la sua figura di studioso e di francescano cappuccino. Pensando agli ultimi giorni di Padre Aldo sulla carrozzella, guidata dagli amici lungo i vialetti del nostro orto, gli occhi assorti e le labbra sigillate, ho ripensato a una frase di Novalis: La filosofia è propriamente nostalgia: il desiderio di tornare a casa.

Per questo, a sei mesi dalla sua morte, rileggo ancora con sincera commozione il suo brevissimo testamento spirituale: Mi sono sforzato di fare la mia parte: spero di aver raggiunto il quorum che mi renda degno della Risurrezione. Grazie Padre Aldo!

Padre Raffaele Russo