26 giugno 1967 - 26 giugno 2007
40° anniversario della morte di don Lorenzo Milani


“ADDIO, BARBIANA”



Il DVD è un’opera di grande spessore del regista Kleindienst, che ha avuto la capacità di valorizzare riprese e foto dell’epoca, di intervistare i discepoli di
don Lorenzo ora impegnati nelle più svariate attività, di collegare il passato al presente per una visione profetica stimolante.
Nel DVD parlano gli autori di Lettera a una professoressa.
 
“FA’ STRADA AI POVERI SENZA FARTI STRADA” - Il libro raccoglie testi di G. Pecorini che si sofferma sulla personalità di don Lorenzo e sui dati biografici e bibliografici più significativi. L’intervento di Alex Zanotelli apre gli orizzonti sulle Barbiana del mondo di oggi.

 
visualizza un estratto dal DVD : www.icareancora.it/petrella23906.wmv



Parla il regista di ADDIO, BARBIANA, Bernard Kleindienst

L'influenza di Don Milani e la sua importanza, a mio avviso, vanno ricercate soprattutto nelle vite personali, nei procedimenti individuali. Parlerò quindi di questa influenza su me stesso. Eccone alcune ragioni e riflessioni:

- Parlare per tentare di rispondere dapprima a questa domanda: Che cosa mancava nella mia vita per essere toccato da Lorenzo Milani e dalla storia di Barbiana?

- Parlare per oggettivare, chiarire, ciò che ho sentito in questo incontro fatto dapprima attraverso la lettura dei due libri: Lettere di Don Lorenzo Milani e Lettera a una professoressa , incontro che ho voluto proseguire con la realizzazione di un documentario.  

 Prima di tutto, le letture dei due libri sono state per me uno choc. Esse risvegliavano una coscienza addormentata, molto addormentata. Certo, non trovavo in queste letture una chiave o una risposta pronta ai miei interrogativi, a un malessere, ma vivevo una scossa trascinante con sé; una presa di coscienza che aspettava da molto tempo la sua scintilla e che era stata appena accesa da lontano, con ritardo, da Lorenzo Milani.

Ma cosa possedeva quest'uomo per suscitare un tale effetto? Non ho conosciuto Don Lorenzo Milani, né ho vissuto alla Scuola di Barbiana. Così, ho voluto conoscerlo, il più vicino possibile, attraverso gli adulti, i bambini che hanno avuto il privilegio di essere legati a lui in un modo o nell'altro grazie a eventi e situazioni che lui e loro avevano vissuto e attraverso altri scritti o documenti.

Un desiderio di conoscere meglio e di cogliere in profondità i protagonisti, senza veramente raggiungerlo, giacché il documentario non mostra confessioni psicologiche o intime. Ho voluto così filmare questo desiderio per darne un'idea agli altri e farlo vivere altrove.

Lascio parlare la persona che introduce il libro Lettere in un'amicizia di Giancarlo Melli, un amico di Don Milani: Don Milani fu senza dubbio un uomo intenso, e di intensità riuscì a riempire anche un posto solitario e spopolato come Barbiana. Proprio questa intensità di animo, questo suo modo tipico di dare importanza a tutte le cose, e di non sentirsi mai, coi suoi ragazzi, estraneo al mondo intero, ai fatti che avvengono ovunque (ecco il taglio giusto dell'educazione), lo rendono spesso bisognoso di interpretazione e chiedono che si ricostruiscano attorno a lui gli episodi e le presenza più nascoste.

Che cosa mi fa tornare a lui, mi spinge a rileggerlo? Ritrovare ciò di cui ho fame e sete: una parola che tocca nel profondo, una parola interiore, quasi invisibile e rianimare un “soffio” che lui manteneva costante, ignorando il tempo, le ore e l'usura, e che gli dava una rabbia di insegnare, che acuiva una coscienza sempre in lotta. Non si possono evincere dalla Scuola di Barbiana delle ricette, una tecnica, un procedere, un metodo. Il suo procedimento non era quello di offrire un modello di funzionamento, di trasmettere un sapere o di creare la propria leggenda. D'altronde, una scuola deve fare scuola? Un sapere può calmare le inquietudini o le angosce delle nostre vite?

Lorenzo Milani non si misurava con questi interrogativi. Il tempo fa sì che si possa dimenticare ciò che era la sua lotta, lo spirito del suo lavoro e delle sue innovazioni. Non so se bisogna rallegrarsi delle numerose celebrazioni che si succedono riguardo a Don Milani. Sono sicuramente, nel numero, meno efficaci di quanto non lo fosse Don Milani quando, da solo, mobilitava tutta l'opinione pubblica contro di lui.

Riprenderò questa frase dello scrittore André Gide, che illustra bene la collocazione di Lorenzo Milani: Il mondo sarà salvato, se potrà esserlo, solo dagli indomabili. Senza di loro, sarebbe finita la nostra civiltà, la nostra cultura, ciò che amiamo. Essi danno alla nostra presenza sulla terra una giustificazione segreta. Questi indomabili, sono il sale della terra.

Ciò che fece la forza di Don Milani fu la sua proposta ai margini di una società che lo rifiutava. L'interesse di una tale posizione non risiede tanto negli effetti pedagogici delle sue invenzioni, come la lettura del giornale, la scrittura collettiva, le visite ecc… , quanto nell'importanza della presa di coscienza sociale e politica che creava nei ragazzi e negli adulti. L'emulazione, a Barbiana, non era basata sulla concorrenza, su interessi calcolati o artificiali.

L'interesse dei ragazzi era strettamente correlato con il vissuto della vita quotidiana. Non si immagazzinavano conoscenze per costruire teorie su carta, da rielaborare unicamente con l' intelligenza teorica, ma per giudicare e cambiare la realtà. Non c'era la scuola e il resto, non c'era rottura tra la vita a casa e la vita a scuola, o argomenti proibiti, tutto quello che era pensato o criticato, poteva essere detto. Restava solo da sapere come imparare a dire, scrivere, esprimersi.

Lasciamo dunque parlare adesso gli autori della Lettera ad una professoressa, attraverso la proiezione del documentario “Addio Barbiana”.

Intervento di Bernard Kleindienst al convegno internazionale di studi
“Don Milani fra storia e memoria. La sua eredità quarant'anni dopo”
svoltosi all'università di Firenze l'11-12 maggio 2007