Una scomoda verità

Titolo originale: An inconvenient truth
Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Documentario
Durata: 100'
Regia: Davis Guggenheim

Sito italiano: www.uip.it/unascomodaverita
Sito americano ufficiale: www.climatecrisis.net

Cast: Al Gore
Produzione: Participant Productions
Distribuzione: UIP
Data di uscita: Cannes 2006 - 19 Gennaio 2007 (cinema)


Al Gore, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, mette in guardia non solo la popolazione statunitense ma tutto il mondo, sui danni che l'effetto serra sarà in grado di produrre se non si pone rimedio alla sconsiderata crescita delle emissioni di gas inquinanti nell'atmosfera...


Il Pianeta sta andando verso la distruzione, e i responsabili siamo noi. I dati e i segnali parlano chiaro. Grosso modo dalla seconda metà del secolo scorso la popolazione mondiale è quasi triplicata, e la conseguente massiccia emissione di anidride carbonica (dovuta soprattutto all'utilizzo degli idrocarburi) ha inspessito l'atmosfera, che in tal modo trattiene maggiormente i raggi infrarossi solari e si surriscalda. E' l'effetto serra, con tutti i disastri che ne conseguono, in un concatenamento accelerato. A evidenziare questo fenomeno sono due aree cosiddette "sentinella": i due poli (se la temperatura all'Equatore cresce di 1 grado, qui di 12), le cui calotte di ghiaccio hanno la fondamentale funzione di specchio per il 90% delle radiazioni provenienti dal sole, ma negli ultimi 40 anni hanno perso il 40% dello spessore. Insieme all'Europa, i principali colpevoli sono gli Stati Uniti. Il problema è che l'American Petroleum Institute ha avuto dall'amministrazione l'incarico di occuparsi delle politiche ambientali.

Non potendo però lavorare contro sè stessi, sono proprio i colossi dell'oro nero e dell'automobile a sostenere "il dubbio come prodotto da vendere" all'opinione pubblica per screditare risultati scientifici allarmanti.

L'ex candidato alla presidenza USA Al Gore, sconfitto alle dubbie elezioni del 2000, a seguito di dolorose vicende private decise di impegnarsi nella salvaguardia dell'ambiente. Cominciò così a girare il mondo per tenere conferenze, delle quali il film di Davis Guggenheim (regista di serie TV come E.R.) costituisce un'elaborazione. Utilizzare un testimonial onnipresente, nell'era della personalizzazione della politica che associa un'idea o un valore a un volto noto, rischia di essere controproducente rispetto alla partecipazione diretta. E oscura anche un lavoro di squadra. Ma, supportato da grafici, animazione, immagini di repertorio, il documentario si chiude esortando agli accorgimenti che ognuno può seguire nel proprio quotidiano per contribuire a salvarci.

Federico Raponi

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16 Gennaio 2007

"Una scomoda verità" - Intervista esclusiva all'ex vicepresidente americano Al Gore

A guardarlo bene viene rabbia e verrebbe da schiaffeggiarlo, prenderlo per il bavero della giacca grigia che indossa, scuoterlo e gridargli in faccia: E ci voleva tanto? Non potevi pensarci prima? Perchè ci hai lasciato nelle mani di George W. Bush e della sua amministrazione di falchi e petrolieri? Già, rabbia, con il sapore amaro in gola di un'occasione perduta, perchè oggi quell'Al Gore che mi trovo davanti, vicepresidente ai tempi di Bill Clinton, avrebbe potuto essere seduto al posto di George W. Bush, senza dubbio il peggiore presidente della storia americana per quanto riguarda le politiche ambientali in un momento in cui l'effetto serra minaccia la stessa sopravvivenza del genere umano. E la conferma, se necessaria, arriva, oltre che dalla vita di tutti i giorni, dai recenti e drammatici rapporti di Onu e Ue. Il messaggio è chiaro: o si cambia o si muore. Niente sconti, niente isole felici, niente bambini sorridenti, niente speranza, niente di niente. Morte e distruzione, per un nuovo ciclo Terra che farà volentieri a meno del primate più evoluto.

A meno che non abbia ragione Gore che nel suo "Una scomoda verità", documentario visionabile oggi anche nelle sale italiane, ipotizza, se si agirà in fretta e con una coesione sconosciuta nel mondo globale, un salvataggio in zona Cesarini. "Il film più terrificante che vi capiterà di vedere nella vostra vita". "Un film da mostrare nelle scuole, nelle fabbriche, negli uffici. Lo dovrebbero vedere tutti", alcune delle reazioni dei grandi giornali americani. Un documentario che spiega cosa è l'effetto serra, cosa ha già causato, quali saranno le sue conseguenze e cosa ciascuno di noi può fare per arginare il fenomeno. Non una lezione, una chiacchierata tra amici che passa rapida con l'ausilio di alcune diapositive che da sole basterebbero a convincere anche il più scettico tra gli scettici. Inquietante e già in odore di Oscar.

Archiviata la tragedia elettorale, Gore è tornato alla sua prima passione, quella che lo aveva già visto protagonista da studente, e quella che è stato il motivo principale del suo ingresso del mondo della politica: ambiente e ciò che minaccia di distruggerlo, ovvero l'effetto serra. In due parole: le emissioni di anidride carbonica prodotta dall'uomo rimangono nell'atmosfera impendendo ai raggi solari di perdersi nell'universo. L'atmosfera, di conseguenza, si scalda, i ghiacci si sciolgono, le correnti si fermano, i mari si alzano, i laghi si asciugano. Due scenari finali: ennesima era glaciale, oppure un deserto globale. In ogni caso per gli sfortunelli che sopravviveranno ci sarà da ripartire daccapo.

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Mr Gore, visti i danni causati dalla politica dell'amministrazione Bush e tutto quanto accaduto in questi ultimi sette anni mi sento di dire che è un vero peccato che lei non sia alla Casa Bianca…

Al Gore: Già, dispiace anche a me…mi creda.

Non ho dubbi, ma senta, come mai solo ora ha deciso di parlare ad alta voce di ambiente? Ho seguito la campagna elettorale del 2000 e non ho mai avuto la sensazione che lei puntasse molto su questo argomento. Impossibile vincere con tutto quello che comporta per le lobbies?

Al Gore: Ho affrontato questi argomenti in campagna elettorale, il problema, uno dei tanti, è che fino a tempi recenti non era possibile attirare l'attenzione dei media su questi argomenti, Non vi dedicavano spazio, concentrandosi invece su altri aspetti della campagna elettorale e dando molto credito a tesi contrastanti. In più il mio avversario, l'allora governatore George W. Bush, si era impegnato a fare diminuire le emissioni dando l'impressione che avrebbe fatto le stesse identiche cose che erano nel mio programma. Bluffava e ha infranto le sue promesse già una settimana dopo le elezioni con un risultato devastante. Infatti la stampa ha iniziato a dubitare che esistesse un'emergenza, dando credito a voci non proprio limpide.

Io però, Mr. Gore, devo insistere: non mi ricordo l'ambiente come una priorità di quelle elezioni…

Al Gore: È parte del problema, infatti i discorsi e le proposte che riguardavano l'ambiente venivano accolti dal silenzio dei grandi mezzi di informazione. Un atteggiamento che ora sta cambiando come dimostrato dal successo del documentario. Il dibattito è finalmente finito, ora si sa che l'effetto serra è un problema e un realtà.

Qualche voce che dice che sono tutte panzane si sente ancora...

Al Gore: Beh… c'è ancora gente che crede che la terra sia piatta. Quindi non mi sorprende che ci siano persone che ritengano il global warming una invenzione. I media, dando eguale spazio alle due teorie, hanno nobilitato anche quella, assurda, nata per difendere gli interessi di poche persone. In verità nella comunità scientifica non c'è mai stato così ampio consenso su un tema, così come accade per il riscaldamento globale.

Non crede che parte del problema dipenda anche dal fatto che il sistema dei media si trovi spesso nelle stesse mani di coloro che governano il sistema economico?

Al Gore: Questo certo non potrebbe accadere in Italia, vero?

Lei, anche nel film, parla di un gruppo di persone. I grandi inquinatori. Coloro che volontariamente seminano disinformazione allo scopo di mantenere il proprio status. Chi sono?

Al Gore: Guardi, sono felicissimo di farle i nomi, anche se ce ne sono così tanti che è impossibile farli tutti. Il primo è Exxon Mobile, probabilmente la compagnia che più investe per creare confusione. Poi c'è l'American petroleum institute, che riunisce i più grandi costruttori di raffinerie negli Stati Uniti. Questi due sono i più grandi inquinatori e sostenitori delle teorie alternative sull'effetto serra.

Non crede sarebbe tempo di misure drastiche? Non crede che il protocollo di Kyoto sia insufficiente ad arginare l'emergenza?

Al Gore: Vede, il protocollo di Kyoto, cui l'America non ha aderito, era un primo passo, necessario, ma solo un primo passo. Un primo movimento nella giusta direzione. Così come un bambino deve prima imparare a camminare per poi correre, così il mondo doveva iniziare da Kyoto un processo molto lungo. Ora è stato dipanato un percorso d'azione e di riduzione delle emissioni. Poi bisognerà cercare di progredire nella giusta direzione il prima possibile.

E le misure drastiche?

Al Gore: Secondo me la misura più importante che si possa prendere è quella di informare la gente di quanto sta accadendo ed è quello che cerco di fare da qualche anno a questa parte. Cerco di convincere una persona alla volta, dicendo la verità, anche se scomoda. Questa verità porta con sé il dovere morale, un imperativo, al cambiamento. Se la gente farà lo sforzo di ascoltare, imparare, vedere questo film o leggere il libro ci sarà la possibilità di dare vita a una reazione a catena che porti ai cambiamenti che sono necessari alla nostra sopravvivenza. Con la conoscenza del problema possiamo mettere spalle al muro gli inquinatori e tutti gli interessi particolari, possiamo costringerli a confrontare quanto stanno tentando di ignorare e negare.

Sono stato recentemente a Cuba e ho notato con piacere che da quelle parti non si butta via niente…

Al Gore: Già, neanche Castro.

Sa, non mi pare tutto sbagliato quel modello. E mi suggerisce una domanda: come può una società che basa il proprio benessere e la propria economia sul consumo indiscriminato delle limitate risorse naturali sopravvivere? Ho cinque bottiglie d'acqua e devo andarci avanti un mese, mica mi ci faccio la doccia, no? Invece la maggior parte dei politici spinge per maggiori consumi. Non è un atteggiamento suicida? Non dovremmo cambiare il metodo?
Che so, obbligare i produttori di televisioni a produrre apparecchi che durino almeno 20 anni? Ricorda la sua prima tv? Probabilmente funziona ancora..

Al Gore: Capisco il suo discorso e sono convinto che si debba razionalizzare lo sfruttamento delle risorse, devo dire però che sono davvero felice che non mi tocchi più guardare la mia prima televisione. Insomma, non credo che il capitalismo sia naturalmente ostile alla natura, così come non credo che il socialismo ne sia naturalmente amico. Credo che il modo in cui il capitalismo operi abbia bisogno di essere analizzato con grande attenzione. Ci sono entità economiche che non considerano i parametri ambientali e invece è doveroso che essi vengano considerati quando si fa una scelta di mercato, che va riformato e non deve essere in conflitto con l'ambiente. Per cercare di risolvere il problema dobbiamo agire su due fronti. Il primo è quello di adottare tecnologie meno inquinanti e più efficienti. Ci sono e vanno usate. Poi dobbiamo cambiare questa abitudine di pensare nel breve periodo, muovendosi di mese in mese, al massimo di trimestre in trimestre: è un atteggiamento folle.

Cosa direbbe a tutti coloro che dicono 'io tra cento anni non ci sarò e quindi non me ne frega nulla di come sarà il mondo?

Al Gore: C'è una storia in America che racconta di un ragazzo che ha il compito di raccogliere risposte per un sondaggio. Incontra un uomo e gli chiede "Qual è il problema più grande al mondo? L'ignoranza o l'apatia? E l'uomo: "Guardi, non so, e nemmeno me ne frega nulla". Io credo che la gente quando gli viene presentata la verità reagisca, si interessi, diventi partecipe. È per questo che mi sto concentrando a diffondere il messaggio contenuto in questo film.

In molti, quando si parla di effetto serra, dicono che non dipende da loro e che non ci possono fare nulla; lei cosa dice?

Al Gore: Dico che dovrebbero fare un salto sul sito www.climatecrisis.net e vedere quanta differenza possono fare. Abbassare di due gradi il riscaldamento, rimpiazzare le lampadine a incandescenza con quelle fluorescenti (cfl) sono cose semplice che riducono tantissimo i consumi. Ci sono tanti modi per risparmiare energia e quindi emettere meno gas nocivi nell'atmosfera. Anche stendere i panni al sole invece che farli girare nell'asciugatrice. E non solo a casa: si può fare la differenza anche quando si viaggia. Utlizzate il meno possibile l'automobile e quando la utilizzate controllate la pressione dei pneumatici. Se le ruote sono sgonfie il consumo aumenta. Comprate automobili ibride. Volate il meno possibile, gli aerei sono tra i mezzi più inquinanti in assoluto e anche un viaggio in meno all'anno fa la differenza.

È al corrente della situazione di Venezia? È ottimista?

Al Gore: I problemi di Venezia sono immensamente complicati e non sono causati solo dall'innalzamento del livello del mare, ma anche dall'affondamento della stessa Venezia. È un luogo dove sono stato tante volte e di cui sono innamorato: è una delle città più belle al mondo. Mi incoraggia il fatto che le autorità, cittadine ma anche nazionali, stiano prendendo provvedimenti e studiando soluzioni per preservarne la bellezza.

Mr Gore, lei ritiene di vivere in una vera democrazia? Si fida dei politici?

Al Gore: Credo che esista il dovere di rinvigorire la democrazia cercando di riportare l'individuo al centro della politica e della democrazia. Vede, il fatto che molti i giornali siano stai rimpiazzati da poche televisioni ha avuto l'effetto di zittire molte voci indipendenti. Dobbiamo democratizzare la televisione e riportare la gente nel dibattito pubblico e credo sia anche la strada da seguire per risolvere la crisi climatica.

Crede che gli attentati sarebbero accaduti con lei presidente?

Al Gore: Beh, è impossibile sostenere che gli attacchi non sarebbero accaduti con me presidente.

Però ci sono stati diversi segnali. Penso al dossier, ignorato dall'amministrazione Bush, intitolato Osama Bin Laden intenzionato a colpire negli Stati Uniti utilizzando velivoli commerciali. Già il titolo non lasciava molto alla fantasia, no?

Al Gore: Questa è una questione diversa ed è quasi troppo facile dire "Io avrei visto i segnali e agito di conseguenza". Onestamente credo che lo avrei fatto e credo che avrei messo sotto torchio la Cia e l'Fbi per avere più informazioni. Sono certo avrei organizzato meeting, riunioni, attivato tutte le strutture da attivare, affrontato il tema tentando di coordinare gli sforzi per ottenere tutte le informazioni necessarie per fermare i terroristi. Per me è inconcepibile il comportamento tenuto da Bush. Non hai mai fatto una domanda al riguardo, è stato apatico e credo che questa sarà una colpa e una responsabilità che si porterà dietro per sempre. Avevamo bisogno di lui e lui non ha fatto il suo lavoro. E sa cosa le dico? (Mi dispiace dire queste cose perché so che qualcuno potrà pensare a un gioco politico, un teatrino, ma non è così.) Mi chiedo se chi è responsabile di un fallimento di dimensioni catastrofiche non debba pagare. Questa amministrazione è stata la più inetta, incompetente, più ossequiosa e servile davanti agli interessi dei ricchi contribuenti e cieca davanti all'interesse pubblico che ogni altra amministrazione nella storia americana.

Quando vede la situazione attuale non sente l'obbligo morale di candidarsi?

Al Gore: Non credo di dovermi scusare per avere deciso di dedicare la mia vita alla soluzione della sfida più seria che la nostra civiltà abbia mai dovuto affrontare. Ma capisco la natura della domanda e non mi aspetto di concorrere alle elezioni. Non credo che necessariamente sia quello il ruolo dove potere esprimere meglio le mie doti e la mia esperienza.

Mr Gore, ha intenzione di candidarsi per le elezioni presidenziali del 2008?

Al Gore: Non ho intenzione di candidarmi e non mi aspetto di farlo.

Lo esclude del tutto?

Al Gore: No.
Andrea Carugati

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tratto da http://filmup.leonardo.it/speciale/aninconvenienttruth/int01.htm