
10 marzo 1959
– 10 marzo 2007 - 48° anniversario dell’insurrezione di Lhasa
Cari
amici,
In un momento in cui l’interesse
per questione tibetana sembra
languire, confinato ad un ristretto pubblico di devoti e appassionati
sostenitori, l’Associazione Italia-Tibet desidera invitarvi ad un
momento di riflessione sul significato di questo 10 marzo 2007, 48°
anniversario dell’insurrezione di Lhasa, e cercare di raggiungere e
parlare, grazie al vostro aiuto, al maggior numero possibile di persone. Per questo chiediamo la vostra
collaborazione pregandovi di diffondere questa lettera agli amici e
conoscenti del vostro
indirizzario: idealmente saremo uniti – e speriamo in tanti – non in
una piazza d’Italia o d’Europa ma nella condivisione di un ideale
universale di libertà e giustizia.
Il 10 marzo 1959 la popolazione di Lhasa,
esasperata dai soprusi e dalle vessazioni
subite ad opera dei Cinesi entrati in Tibet, un Paese allora libero e
indipendente dal 1950, insorse, e il
risentimento dei Tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale.
Un imponente assembramento di popolo si riunì intorno al
Norbulinka, il Palazzo d’Estate, dove si trovava il Dalai Lama. Di
fronte alle evidenti mire colonialiste della Cina che brutalmente
tacitava qualsiasi forma di resistenza, si accaniva sulla popolazione
civile e, di fatto, esautorava lo stesso Dalai Lama da ogni potere, la
gente chiese apertamente al governo di rifiutare ogni inutile
compromesso con Pechino e, con grande determinazione, gridò ai
Cinesi di lasciare il Tibet. La parola d’ordine era Libertà e
Indipendenza.
Sono passati quarantotto anni e
la situazione in Tibet non è
cambiata. A fronte delle moderate richieste del Dalai Lama che
dall’esilio chiede che al suo Paese sia riconosciuta almeno una forma
di reale autonomia in grado di consentire la sopravvivenza del
patrimonio culturale tibetano, Pechino risponde con arroganza e
infierisce sulla popolazione con disumani metodi repressivi sia fisici
sia psicologici. Frustrati dalla mancanza di risultati concreti, un
numero sempre maggiore di Tibetani è deciso a mettere in gioco
la propria vita perché il Tibet si possa salvare: come nel 1959,
Libertà e Indipendenza
sembra essere il grido che si leva
dalle fila del popolo del Tibet.
Agli eroi sconosciuti d’allora
(tra il marzo e l’ottobre del 1959
morirono oltre 87.000 Tibetani) si aggiungono i nomi di quelli dei
nostri giorni: uomini e donne coraggiosi che hanno affrontato il
carcere, le torture e la morte per aver pacificamente chiesto la
libertà del loro Paese. Tra i tanti, ricordiamo l’artista
Ngawang Choephel, la monaca Ngawang Sangdrol e le sue compagne di cella
nella prigione di Drapchi, il venerabile lama Palden Gyatso, Tenzin
Delek Rinpoche, Chadrel Rinpoche, fino ai due giovanissimi Tibetani
trucidati barbaramente dalla polizia di frontiera cinese il 30
settembre 2006, al Passo Nangpa, mentre cercavano la via dell’esilio.
Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. Assieme a loro, non possiamo
dimenticare Gedhun Choekyi Nyima, l’XI Panchen Lama, rapito dai Cinesi
nel 1995, all’età di soli sei anni. Da allora non si sono
più avute sue notizie. Per tutti ci siamo battuti, abbiamo
lanciato e sottoscritto appelli, raccolto firme.
Purtroppo, né il
sacrificio di tanti Tibetani, né
l’infaticabile ricerca di dialogo del Dalai Lama hanno finora scalfito
la protervia di Pechino e ci domandiamo con angoscia quanti 10 marzo
dovremo ancora ricordare prima che la Terra delle Nevi possa nuovamente
godere di pace e giustizia. Di fronte allo strapotere geopolitico,
economico e militare della Cina la lotta sembra assolutamente impari e
il Tibet è isolato, al di là dell’Himalaya, fuori dai
giochi di interesse dei potenti della terra.
Proprio per questo, chiediamo a
chiunque abbia a cuore la
libertà, la dignità e la cultura di un popolo di
appoggiare la lotta non violenta del movimento tibetano in nome di quei
valori e di quegli ideali sui quali vorremmo fondare il nostro domani e
quello delle generazioni a venire.
A tutti il nostro Tashi Delek.
Associazione
Italia-Tibet
Per la liberazione del Panchen
Lama e di Tenzin Delek, campagna e-mail
al sito: www.rangzen.org/new/campaign.php