dal Resto del Carlino (edizione di Reggio E.)
4 giugno 2004
Le citazioni di autori antichi, specie romani e greci sono un valido aiuto per meglio capire la realtà in cui siamo immersi, così complessa, dinamica è multiforme. In tempo di tribune elettorali, le invio un'affermazione di Marco Tullio Cicerone, tratta dall'opera De officiis.
"Quare hoc quidem effectum sit in officiis diligendis hoc genus officiorum excellere quod teneatur hominorum societate" (Perciò resti stabilito che nella scelta tra i vari doveri ha la precedenza la categoria dei doveri che riguarda la società umana).
Davanti all'apparenza di ventilate innovazioni, la saggezza vera rimane insepolta dalla polvere dei millenni.
Stefano
RE, 8 giugno 2004
Intervengo sul contenuto della lettera del signor Stefano senza alcun spirito polemico, ma unicamente per amor di chiarezza in tempi in cui si cercano le radici della cultura occidentale.
Vedo con tenerezza il signor Stefano riferirsi a Cicerone; il quale nel De officiis dà la precedenza alla categoria di doveri che riguardano la società umana. Senonchè proprio nel De officiis (L. II, 21, 73,74) troviamo la carta fondante del liberalismo eterno. Cito: "L'uomo di Stato dovrà soprattutto badare che ciascuno conservi il suo, e che la proprietà privata non sia diminuita da parte dello Stato".
Come si vede, il ruolo dello Stato è prevalentemente negativo: conservare l'ordine sociale, non importa se sperequato, e ripristinarlo qualora fosse rotto, per consentire ai singoli - a quei singoli - la maggiore possibile spiegazione della libertà in ogni campo e rispetto a qualsivoglia oggetto. Cicerone, infatti, condanna un certo Filippo, tribuno, perché aveva dichiarato che "nella città non vi erano duemila possidenti", e cioè che i detentori della ricchezza erano pochi rispetto alla moltitudine degli schiavi, dei clienti, dei servi.
Per Cicerone le parole del tribuno Filippo sono esecrabili perché "tendenti all'uguaglianza delle fortune, la peggiore delle pesti". Dunque "gli Stati furono costituiti e le comunità cittadine furono ordinate appunto perché ciascuno mantenesse la sua proprietà". E la proprietà non deve essere gravata da tasse, se non in caso di necessità, perché "tutti sanno" come uno Stato debba provvedere che vi sia abbondanza di ciò che è necessario alla vita. In linea con questa etica, infatti, lo Stato Romano provvedeva alla vita con il bottino di guerra e con il lavoro degli schiavi.
Mi spiace, ma non in tutti i classici troviamo l'oggi.
Padre Aldo Bergamaschi
Pur inchinandomi alla cultura di Padre Aldo, credo invece che nei classici si trovi comunque l'attualità. Soprattutto perché, e credo che su questo converrà, tutto cambia e tutto scorre, ma l'uomo resta sempre uguale. Anche se, per un cristiano, probabilmente c'è un "prima" e un "dopo" apportatore di profondo cambiamento.
i.n.
RE, 15 giugno 2004
Sia consentito anche a me contribuire con una citazione di autore classico, sebbene più "tardo", in piena epoca cristiana. Non so se sia "in tema", ma mi piace ricordarla ai lettori...
Giovanni
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Dante, De Monarchia, libro I
Omnium hominum, quos ad amorem veritatis natura superior impressit, hoc maxime interesse videtur: ut, quemadmodum de labore antiquorum ditati sunt, ita et ipsi posteris prolaborent, quatenus ab eis posteritas habeat quo ditetur.
Longe nanque ab offitio se esse non dubitet qui, publicis documentis imbutus, ad rem publicam aliquid afferre non curat; non enim est lignum, quod secus decursus aquarum fructificat in tempore suo, sed potius perniciosa vorago, semper ingurgitans et nunquam ingurgitata refundens.