Durante la predica domenicale dell'8 agosto 2004 il frate-filosofo spiega le radici dell'anticristianesimo americano alla luce della politica di John Kerry. E lo fa con un riferimento ad una celebre frase di Carlo Marx

 

da Reggio nel Web n. 85, 31 Agosto 2004

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Domenica 8 agosto. Padre Aldo Bergamaschi dall'altare fa una predica insolita, perché riesce a collegare il Vangelo secondo Luca (12,32-37) con l'attualità delle elezioni americane e lo fa "passando" per Carlo Marx. Alla fine del ragionamento del frate filosofo, ex docente universitario presso la facoltà di Pedagogia di Verona e oggi superiore del Convento locale dei Cappuccini, la riflessione su John Kerry, il concorrente di Bush alla Casa Bianca, come rappresentante della decadenza di un'America anticristiana.

Riportiamo qui di seguito il Vangelo letto durante la Santa Messa e la predica integrale di Padre Aldo Bergamschi

Vangelo: Luca (12,32-37) - "Vendete ciò che avete e datelo in elemosina"

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignuola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli".

L'apertura del testo evangelico di oggi è un pugno nello stomaco: "Vendete ciò che avete e datelo in elemosina...". C'è qualcuno che è pronto ad ubbidire? Ecco perché il passo esige una spiegazione. E' vero, Gesù aveva detto al giovane ricco: "Vai, vendi quello... poi vieni e seguimi". Traduco: abbandona tutto un mondo in cui il danaro è danaro sporco; tutto il nostro danaro è danaro sporco se è frutto di ingiustizia, ed è il simbolo della non-fratellanza. Ecco che cosa voleva dire Gesù al giovane ricco: vieni e cominciamo da capo.

La nostra società, con il rapporto di lavoro, è così congeniata: tu lavora e io ti pago! L'altro esempio è quello di Zaccheo, il quale restituisce ciò che aveva rubato, cioè il quadruplo, poi divide ciò che ritiene suo in due parti: una la tiene per sé, per le esigenze che il Vangelo - è ovvio - protegge, in una visione del mondo in cui questo bene non è frutto di rapina nei confronti degli altri, ma è frutto di un lavoro diviso equamente.

Questo passo evangelico è stato scritto da S.Luca più di trent'anni dopo gli avvenimenti. Gesù muore nel 33, S.Pietro viene ucciso a Roma sotto Nerone nel 64, in causa sarà chiamato anche Pietro, ancora vivo, quindi questo passo è scritto almeno trent'anni dopo.

Tenterò ora una collocazione ideologica del passo, inteso come originariamente detto da Gesù, che è un dover essere, rivolto ai discepoli perché facciano la ecclesia (comunità dei cuori), come dice al giovane ricco, dove ci sono dei ruoli diversi, ma dove si è tutti servi dello stesso padrone, che è poi il Padre, e dove non ci deve essere la piramide salariale. Ripeto: via il danaro sporco, cominciamo da capo con quello pulito, sempre fermo restando per la quantità per noi necessaria. Resta vero che le cose si possono ottenere solo attraverso il danaro, che è la più grande invenzione dell'homo sapiens, perché ci dà la possibilità di scambiare cose diverse e lontane, salvo a diventare una divinità, ecco perché Gesù lo colpisce.

Lo Stato democratico e non, mantiene sperequazioni scandalose: a Montecitorio guadagnano somme da brividi, eredità dell'epoca monarchica e del fascismo, ma anche in democrazia si sono mantenuti questi dislivelli. Se il brano evangelico è rivolto ai cristiani, allora siamo di fronte a un primo corso di esercizi spirituali, e ci avverte che i discepoli sono usciti dal binario.

Altro è dire: "dove è il vostro tesoro, là c'è il vostro cuore", in una costituenda ecclesia. Traccio in questo modo la carta di identità del cristiano, colui che è distaccato "i lombi cinti e le lucerne ardenti". I lombi cinti: ciò Platone aveva stabilito come fondamento della socialità, ognuno di noi ha delle capacità, mestieri tutti utili per la società, non tutti possono essere calzolai o muratori, però ci sono due virtù che tutti debbono avere, pena il mandare a picco tutta la socialità, e sono: il pudore e la giustizia, in greco aidos e dike, ecco il significato di queste due frasi, i lombi cinti (pudore) e le lucerne ardenti (carità e giustizia).

Altro è dire a questa Chiesa già costituita: "vendete, fatevi delle borse che non invecchiano, beato chi sarà sveglio, dove è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore". Nel secondo caso c'è qualcuno che dentro alla Chiesa si lascia ritentare dal profitto e dai bisogni astratti. Infatti, Pietro accusa il colpo e questo avrebbe un valore di autocritica.

"Questa parabola la dici per noi o per gli altri"? La risposta di Gesù è forte come a dire: "Ho messo nella Chiesa un amministratore, non un padrone, il quale deve essere fedele e saggio, posto a capo della mia servitù per la distribuzione del cibo. Beato quel servo se sarà trovato al suo lavoro, ma se costui percuote i servi e le serve, siamo al colmo dell'anti-Chiesa". Qui si adombra la crisi della prima comunità di Gerusalemme. Molti movimenti religiosi citano a esempio la prima comunità di Gerusalemme, comunità andata in crisi proprio per il motivo della giustizia e della distribuzione equa dei beni. Cito le parole: "Si trascuravano le vedove elleniste - che venivano dal di fuori dal giudaismo - e non si distribuiva con equità il cibo". Ciò alla presenza di S.Pietro, S.Giacomo, S.Giovanni, la carenza era anche la mancanza della evangelizzazione del lavoro.

Nel secondo secolo nasce il problema dei bisogni, che sono giudicati dai Vescovi e dai Diaconi, i quali - dicono i testi - debbono essere miti, veraci, disprezzatori delle ricchezze. Ma già nel primo secolo, nel "Pastore di Erma" uno scritto famoso del I secolo, si stigmatizzano i diaconi prevaricatori che hanno delapidato i beni delle vedove.

Questo passo evangelico ha messo il dito sulla piaga e rapportandolo a trent'anni dopo significa la critica di tutta la Chiesa. Il passo sarebbe una critica severa alla classe dirigente; breve: da questo momento il rapporto capitale-lavoro cade sotto il dominio del liberismo assoluto. Il Messaggio evangelico non riesce più a santificare i rapporti socio-economici, perché i cristiani - guidati dalla Chiesa che ha perduto il filo conduttore - si sono adeguati al corso del mondo.

Tra le tante affermazioni discutibili del Manifesto di Marx, ve ne è una che richiama il messaggio centrale del Vangelo. Cito: "Il potere politico nel vero senso della parola è il potere organizzato di una classe per la oppressione di un'altra". Vediamo quello che sta accadendo in America: colui che contesta il primato all'attuale presidente, ha detto che vuole essere con quella parte dell'America che è al limite della sopravvivenza; significa allora che quello non è il regno della libertà, del progresso, del benessere; si verifica ciò che ha detto Marx: una classe che ne opprime un'altra. Questo è l'esatto contrario dell'"Amatevi come io ho amato voi" vale a dire: senza profitto.

Se anche i credenti sono dentro a questa rete, la Chiesa non esiste più: esiste una religione che amministra nel peggiore dei modi il sentimento religioso di una sesta parte dell'umanità.


I commenti dei lettori

Dobbiamo ritenerci fortunati
Fortunati per le parole di Padre Bergamaschi. Anche se complesse credo che sia un bravissimo sacerdote che ispirandosi sempre al Vangelo cerca di aprire le menti dei cristiani spronandoli sempre ad un impegno nella vita quotidiana: dal politico al tornitore! Grazie anche alla Redazione per avere inserito questa omelia sul sito. Giuliana Lancioni

Altra interpretazione
"...ha detto che vuole essere con quella parte dell'America che è al limite della sopravvivenza, significa allora che quello, non è il regno della libertà, del progresso, del benessere; si verifica ciò che ha detto Marx: una classe che ne opprime un'altra. " Io non lo vedo come un'accusa a Kerry, ma alla società americana. Kerry è solo colui che ha scoperto le carte, colui che dice che un'america opprime un'altra america. Un'america non tiene solo "la quantità necessaria" , ma accumula ricchezze lasciando all'altra america solo le briciole. Alfredo

I politici ascoltino Bergamaschi
In particolare è bene che si rileggano questo passaggio: "Lo Stato democratico e non, mantiene sperequazioni scandalose, a Montecitorio guadagnano somme da brividi, eredità dell'epoca monarchica e del fascismo, ma anche in democrazia si sono mantenuti questi dislivelli. Se il brano evangelico è rivolto ai cristiani, allora siamo di fronte a un primo corso di esercizi spirituali, e ci avverte che i discepoli sono usciti dal binario". Socratico

Non condivido pienamente
Mi sembra eccessivo il ragionamento del Superiore. Alla fine John Kerry sta dalla parte di quel ceto che scomparirebbe e che fatica ogni giorno che passa ad arrivare a fine mese. Non c'è in questo fare politica l'atteggiamento cristiano di chi sta dalla parte dei più poveri? Valerio Ferrari


SIMILITUDINE CON DON MILANI
Questa interessante riflessione mi porta a paragonare la situazione alla famosa "Lettera a Pipetta" di Don Milani. Il rischio forte, allora, era che per combattere un capitalismo disumano e ingiusto, basato sul potere di poche persone a discapito di molte, non si facesse giustizia, ma che con la vittoria del Comunismo si cambiasse semplicemente classe politica, non cancellando quelle ingiustizie per il quale sia Pipetta che Don Milani si battevano. E Don Milani profetizzava che quel giorno lui si sarebbe chiamato fuori, tornando a lottare per i poveri. E' questo che ci insegna il Vangelo ed è questo il rischio che corre Kerry. Diventare semplicemente un'altra classe politica dirigente elitaria e poco attenta hai bisogni di chi lo ha votato. In ogni caso, a mio parere, sempre meglio di Bush... M R


Approfondimento
Colgo l'incipt di questa interessante citazione della lettera che don Lorenzo Milani scrisse nel 1950 ad un operaio di Calenzano militante del PCI di nome Pipetta, per una personale digressione. Infatti, mi pare di ritrovare alcune inesattezze nella breve premessa a capello della riflessione di Padre Aldo Bergamaschi. La citazione del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti non è da collegare alla decadenza morale e religiosa di una parte della società americana, ma bensì ad una lettura politica delle contraddizioni che ancora permangono anche in situazioni democratiche avanzate, alle quali J. Kerry cerca di dare risposta (non mi soffermo sulle reali capacità del candidato democratico, una volta risultato eletto, di attuare il suo programma di governo) e che portano inevitabilmente la società statunitense ad allontanarsi dalla perfetta "comunità dei cuori". Ciò che emerge, o che comunque la riflessione del prof. Bergamaschi porta in evidenza, è proprio il permanere nel caso americano di profonde divisioni di "classe" non più riproponibili in chiave di "conflitto" ma portatrici di disuguaglianze strutturali tra una parte della società americana e una fetta consistente di quella stessa società ulteriormente emarginata dalla politica di tagli allo stato sociale operata dal Presidente G. W. Bush, che ha dirottato molte risorse un tempo destinate al sistema formativo e sanitario alle spese militari [secondo i dati del Census Bureau - l'Istat americana - 35,9 milioni di persone in tutti gli Stati Uniti nel 2003 vivevano sotto la soglia di povertà, 1,3 milioni in più rispetto al 2002: rapportato al numero globale della popolazione, significa che un cittadino su otto della nazione più ricca del mondo è povero. Sempre nel 2003 il numero delle persone senza copertura sanitaria è salito a 45 milioni, 1.4 in più rispetto ai dodici mesi precedenti: il 15.6% del totale della popolazione]. Karl Marx nel 1848, anno di pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista sottolineava proprio questo " La moderna società borghese, sorta dalla rovina della società feudale, non ha eliminato i contrasti fra le classi. Essa ha soltanto posto nuove classi, nuove condizioni di oppressione", così come la nostra epoca, anche in situazioni di migliorate condizioni economiche e sociali, non ha cancellato del tutto le disuguaglianze fra ricchi e poveri ("il divario di classe evangelico, il più elementare e duraturo" lettera di A. Sofri). Questo ripeto in condizioni di aumentato benessere, cioè per la nostra parte "una sesta parte dell'umanità", ma cosa dire degli altri "cinque sesti" dove trenta milioni di persone muoiono ogni anno di fame?! Mi fermo qui, per evitare una semplicistica elencazione. Riprendo invece il commento precedente per proporre una interpretazione diversa della lettera di don Milani, "Pipetta, fratello, quando per ogni tua miseria io patirò due miserie, quando per ogni tua sconfitta io patirò due sconfitte Pipetta, quel giorno, finalmente potrò riaprire la bocca all'unico grido degno d'un sacerdote di Cristo: «Pipetta ai torto, beati i poveri perché il Regno dei cieli è loro»". Qui la dimensione trascendente, tra-scende (va al di là) della dimensione storico ­ materiale cara all'analisi marxista (i conflitti di classe), il Dio di don Lorenzo è un Dio che da sempre ragione ai poveri e "per chi muore piegato sull'uscio dei ricchi, di là c'è il pane di Dio", prevale il don Milani per quello che è sempre stato un sacerdote di Cristo (E' la ricchezza e non la povertà che è un offesa a Dio!), quando anche Pipetta otterrà la vittoria tocca per particolari circostanze storico ­ sociali ad altre classi (vittoria della DC alle elezioni politiche del 18 aprile 1948), ecco quel giorno don Lorenzo Milani lo tradirà per ritornare alle sue montagne, ai suoi contadini, alla sua povera scuola. Per finire, sembra strano che gli unici a citare ancora Marx (anche come esempio negativo) siano rimasti alcuni esponenti della Chiesa Cattolica, forse la sinistra riformista, che si è presto allontanata dal suo passato, farebbe bene a riprenderne criticamente gli scritti, invece di rincorrere strane ricette (solo un dato, durante il governo di Blair è aumentata la concentrazione della ricchezza: i ricchi sono il 10% della popolazione ed insieme possiedono il 54% della ricchezza complessiva, mentre dieci anni prima della salita al potere del governo laburista i loro beni arrivavano solo al 47% fonte Istitute for Public Policy Research). Nando Rinaldi

Mi pare di capire...
...che padre Bergamaschi intendesse dire che John Kerry sa portando avanti una lotta di classe proprio come Marx. E quindi alla base c'è una politica contraria al messaggio evangelico. Annamaria

Lo spessore di Padre Bergamaschi
Vorrei ringraziare la redazione per l'opportunità di conoscere così bene il pensiero d Padre Bergamaschi. Sono laureato in filosofia e, pur con i miei travagli religiosi interni (che devo ancora chiarire) leggo sempre molto volentieri gli arricchimenti del Padre. La lotta di classe americana è un dato di fatto al quale poca gente pensa. Giovanni Forte