
Spiegare con chiarezza perché "Cristo non era ebreo" non è semplice, ma Padre Bergamaschi lo fa e ci riesce sviscerando punto per punto alcuni passaggi chiave della dottrina e del Vangelo. Una conclusione che alla fine potrebbe apparire evidente -sempre se si accettano i dogmi cristiani-, perché, come sostiene Padre Aldo, "chi afferma che 'Gesù è ebreo' commette lo stesso errore di chi dice: 'Il sole sorge'. Costui dice una cosa 'ovvia', ma non 'evidente'; perché l'evidente, dopo Galilei, riguarda la terra che si muove e non il sole".
La dimostrazione teologica del noto padre filosofo sulla base di dogmi da sempre accettati dalla Chiesa e dai cristiani. Una conclusione che trova fondamento nelle parole di Pio IX, nella Scrittura e nella Tradizione Apostolica.
Anticipiamo di seguito la teoria di Padre Aldo Bergamaschi che verrà pubblicata sul prossimo numero del mensile "Frate Francesco". Padre Aldo, non potendo fare diversamente, si scusa con i lettori per la lunghezza
Primo: l'accettazione del dogma che la Vergine Maria sia immacolata, certezza che trova il suo fondamento nell'essere una verità rivelata da Dio (Luca 1,18 "Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te". Il verbo greco indica una realtà permanente, sostanziale: "Ti saluto o Tu che da sempre sei piena di grazia").
Secondo: l'accettazione della definizione del dogma nelle parole di Pio IX (1854): "...la dottrina sostiene che la Beatissima Vergine Maria per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio, e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli" . Padre Aldo spiega poi il concetto di 'Immacolata' con un esempio molto chiaro: "Volendo raffigurarci il peccato originale come un treno che stritola coloro che incontra sui binari, diciamo che Cristo era fuori dai binari, per cui il peccato non poteva toccarlo. La Vergine era Essa pure sui binari ma, per privilegio, prima che passasse il treno ne fu tratta (preservata), noi invece siamo schiacciati e poi risanati (liberati)".
Terzo: L'accettazione delle parole di Gesù, figlio di Maria e dello Spirito Santo: "E' cosa certa, certissima quella che vi dico: Io esisto da prima che incominciasse ad esistere Abramo!". E ancora: "Voi siete della terra; io sono del cielo. Voi appartenete a questo mondo, io non appartengo a questo mondo (...)".
Un cristiano che accetta questi dogmi (e non si può pensare diversamente), potrebbe alla fine giungere alle conclusioni di Bergamaschi: "Se Gesù è figlio di Dio e di Maria Immacolata, l'etica dei cristiani dovrebbe essere suggerita dal Messaggio dell'uomo-Dio. Solo così potrebbe chiudersi l'epoca del branco (homo homini lupus) e nascere nel mondo l'epoca dell'homo homini Deus. Alla faccia delle religioni, degli stati, dei partiti".
Marina Bortolani
"Gesù l'Uomo-Dio è l'unico oximoron reale" (K.O.)
Rivisitare l'Immacolata e dintorni, a centocinquant'anni dalla definizione del dogma, è un'occasione per discorrere a tutto campo sui contenuti di una festività che dovrebbe gemellarsi col Natale; e che, in ogni caso, porta l'attenzione sulla carta di identità di Cristo stesso. Diciamo, anzi, che le risonanze di questo dogma sono, oggi, di una forza retroattiva superiore alle implicazioni appena nate all'epoca in cui accadevano i fatti. Tant'è che gli evangelisti si avventurano sulla scala delle genealogie e, a fatica, sfiorano la verità; non riuscendo a liberarsi dalla discendenza di Cristo secondo la carne. Infatti, mentre il Padre era in "Cielo", la Madre era in terra. Ma procediamo con ordine.
E anzitutto veniamo alla definizione del dogma, nelle parole di Pio IX (1854):
"Con l'autorizzazione di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, e con la nostra, dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio, e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli"
Vediamo, più analiticamente, quale è l'oggetto del dogma: la definizione riguarda l'esenzione dalla macchia del peccato originale (tara ereditaria alla quale ogni uomo, discendente di Adamo per via naturale, è sottomesso, per il fatto stesso della sua concezione).
Ciò che sia esattamente, nella sua natura intima, questa macchia, la chiesa non l'ha definito; ma ne ha determinato gli effetti essenziali e cioè: privazione della santità e giustizia originale, morte dell'anima, inimicizia con Dio.
Dichiarare Maria esente dalla macchia del peccato originale è dunque escludere da Essa, fin dal primo istante della sua esistenza, gli effetti essenziali del peccato originale e attribuirle, per opposizione, santità, e giustizia interiore, grazia santificante, amicizia divina.
Per quanto riguarda il soggetto del dogma, diciamo che è la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione. Più esattamente: non si tratta della concezione attiva, cioè dall'atto generatore di S. Gioachino e di S. Anna preso in se stesso. Si tratta della concezione passiva cioè dell'atto generatore al termine e del termine arrivato alla sua perfezione nel momento in cui l'anima si unisce al corpo, poiché solo in quel momento, la Vergine Maria esiste come persona umana.
Ma in quale momento esatto avvenne l'unione dell'anima e del corpo? La definizione non lo decide. Determina soltanto che la Vergine Maria ha usufruito del privilegio dal primo istante della sua esistenza umana.
Per quanto riguarda il modo di tutta l'operazione, dobbiamo dire che l'immunità attribuita alla Madre di Dio (non per via di liberazione) è una immunità per via di preservazione fatta in vista dei meriti di Cristo. C'è per Maria una applicazione di tali meriti non soltanto anticipata, come per i vissuti prima di Cristo, ma eccezionale e unica. Agli altri discendenti di Adamo, Dio applica il frutto dei meriti del Salvatore, la grazia, per liberarli dal male ereditato. A Maria la grazia è data nel primo istante della sua esistenza per cui sfugge realmente al male. Ella è così riscattata in modo più nobile degli altri, ma tuttavia è stata riscattata e doveva esserlo.
Differisce dall'immunità propria del Salvatore concepito verginalmente per opera dello Spirito Santo e sfuggito, per questa via, alla legge comune. E l'affermazione che Maria dovette a una grazia di preservazione il privilegio di non soggiacere a questa legge, suppone oggettivamente e nel pensiero della Chiesa, che la Vergine sia stata generata come gli altri discendenti di Adamo, che cioè abbia avuto un padre secondo la carne.
Al timore di vedere compromessa l'eccellenza di Cristo Redentore il francescano Giovanni Duns Scoto osserva: "il Cristo, essendo mediatore perfetto, era conveniente che esercitasse un atto di mediazione perfetta nei riguardi di qualche creatura e, per conseguenza, della Madre sua". Tale atto non si realizza che preservandola dal peccato originale. Lungi dal porre a base dell'azione redentiva, Maria; un tale atto suppone una applicazione più nobile in se e più efficace dei meriti del Salvatore. Volendo raffigurarci il peccato originale come un treno che stritola coloro che incontra sui binari, diciamo che Cristo era fuori dai binari, per cui il peccato non poteva toccarlo. La Vergine era Essa pure sui binari ma, per privilegio, prima che passasse il treno ne fu tratta (preservata) , noi invece siamo schiacciati e poi risanati (liberati) .
Per quanto riguarda la certezza del dogma, diciamo che la Concezione Immacolata è stata definita non semplicemente come verità o conclusione teologica certa, ma come una verità rivelata da Dio. Essendo il deposito della Rivelazione contenuto intero nella Scrittura e nella Tradizione Apostolica, bisogna che il privilegio definito, abbia il suo fondamento oggettivo in quelle fonti o, per lo meno, in una delle due.
I testi principali sono due: 1) Gen. III,15 "Io porrò inimicizia tra te e la donna: fra il tuo seme e quello di Lei, esso ti schiaccerà quanto al capo, e tu lo ferirai al piede".
Ricordiamo che S. Girolamo (Vulgata) traduce con Essa (anziché con Esso) provando che la tradizione era di questo parere.
Ammettiamo - comunque - che nel testo si parli con certezza solo del Cristo. Ciò significa che da Lui bisogna escludere ogni peccato o macchia. Ma Egli prese tutto dalla Vergine (sangue e carne) dunque il suo trionfo su satana include che Egli abbia preso una carne immacolata e cioè senza il retaggio del peccato originale, diversamente satana poteva sempre dirgli: "La carne che tu hai è stata macchiata" per il tramite del peccato originale di tua Madre.
Il testo si trova in Luca 1,18 "Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te". Il verbo greco indica una realtà permanente, sostanziale. Per cui sarebbe questa la buona traduzione: "Ti saluto o Tu che da sempre sei piena di grazia". E' perlomeno curioso il fatto che a Lourdes la Madonna dica: "Io sono l'Immacolata Concezione" così come noi diciamo "io sono Giovanni, Andrea, ecc."
I Protestanti traducono: "Ti saluto o favorita dalla grazia" . Ed escludono che ciò sia "da sempre".
Ascoltiamo, ora, la campana delle genealogie. E anzitutto quella di Luca, 3,24: "Secondo l'opinione comune Egli (Gesù) era figlio di Giuseppe, il quale a sua volta era figlio di Elia (...) figlio di Adamo, figlio di Dio". Eh no! Gesù non è figlio di Dio nello stesso modo in cui lo è Adamo. Adamo è creato da Dio, Gesù è "generato" (o "procede") dal Padre.
Ma Luca, poco prima (3,21) parlando del battesimo di Gesù aveva detto: "Si udì una voce dal Cielo: Tu sei il figlio mio che io amo ecc.".
Nell'errore dell'opinione comune è caduta anche la stessa Madonna quando, raggiunto Gesù dodicenne nel Tempio, esclama: "Tuo padre e io ti cercavamo". E Gesù corregge immediatamente: "Non sapevate che dovevo occuparmi delle cose del Padre mio?" La suonata era chiara: "Giuseppe non è mio Padre".
Matteo, 1, inizia seccamente: "Storia della nascita di Gesù l'Eletto discendente di Davide oltre che di Abramo" e giù giù fino a "Giuseppe sposo di Maria che fu la madre di Gesù chiamato Cristo".
Come si vede, Matteo ha riesumato una linea genealogica che scende lungo la dinastia regnante, a differenza di Luca che ne ha scovata un'altra (forse quella in cui si inserivano gli antenati di Maria) che segue un ramo cadetto.
Ma in Marco 12,35 (dibattito con gli Scribi e i Farisei nel Tempio) arriva la domanda: "Come mai i letterati dicono che l'eletto è discendente di Davide? Lo stesso Davide, mosso dall'intima forza privilegiata ha detto: "Il Signore disse al mio Signore: prendi posto al mio stesso livello in attesa che io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi". E la risposta di Gesù è precisa: "Se Davide in persona gli dà l'appellativo di Signore, come si spiega che l'altro è discendente di Lui?".
In Matteo stessa battuta: "Dunque, se Davide lo chiama Signore, può il Messia essere un discendente di Davide?"
Quale peso dobbiamo dare al passo di Luca relativo all'annunciazione (1,32) "Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre (...) e il suo regno non avrà fine"?
E al passo di Paolo (Atti 13,23) "Dalla discendenza di Davide secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore: Gesù"?
Si tratta di interpretazioni ideologizzate. Non si dimentichi che Paolo, per es., crede che Gesù sia diventato Dio all'atto della Risurrezione.
Forse in Giovanni (7,40) avviene una decantazione salutare. C'è una scissione tra la folla "a motivo di Lui": "Questo qui è l'Eletto, dicevano alcuni. Altri, invece, dicevano: "Non può essere che l'Eletto venga dalla Galilea! Gli Scritti Sacri non dicono forse che l'Eletto appartiene alla discendenza di David?" La replica di Gesù è dura, anzi durissima: "Voi siete della terra; io sono del cielo. Voi appartenete a questo mondo, io non appartengo a questo mondo (...) Io dico ciò che mi ha insegnato il Padre, voi avete il diavolo per Padre, e vi sforzate di fare ciò che egli desidera"(8,23 - 28,41).
E poi Gesù chiarisce il suo rapporto con Abramo (8,57) "Non hai ancora cinquant'anni e hai visto anche Abramo?". Gesù, allora, disse: "E' cosa certa, certissima quella che vi dico: Io esisto da prima che incominciasse ad esistere Abramo!" La reazione è nota: "Si diedero a raccattare sassi (...) ma Gesù si sottrasse alla loro vista e poi uscì dal Tempio".
Come si vede, le genealogie di Luca e di Matteo sono tutte ignorate da Giovanni e - osiamo dire - corrette.
I teologi si pongono l'obiezione: da un lato Matteo che dice: "Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo" (1,18) ; dall'altro lato la promessa fatta a Davide. Matteo risponde con la genealogia di Giuseppe "figlio di Davide" e con il matrimonio di Maria "sposa di un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe" fondamento "giuridico" della paternità. I due titoli di Giuseppe ("figlio di Davide" e "sposo di Maria") si trovano così alla base della cristologia.
Non siamo di questa opinione: Giuseppe non ha nulla a che fare con la paternità ontologica di Gesù. Gesù - s'è visto - esclude di essere discendente di Davide, come esclude di essere discendente di Abramo.
Queste affermazioni, a nostro giudizio, fondano la cristologia e, per dirlo chiaro, dimostrano che Gesù non era ebreo, più di quanto lo fosse Maria; la quale ha sì un padre e una madre secondo la carne; ma nel momento in cui emerge come persona - nel primo istante della sua concezione - è preservata dal peccato originale. E ciò perché Gesù doveva essere Dio e uomo in assoluto e cioè non appartenente ad alcuna etnia o popolo culturalmente delineato. E si è fatto "carne" (sarx nel testo greco). Sono note le affermazioni di Nietzsche ne' Il crepuscolo degli idoli : "una donna che ama sacrifica la sua felicità, un filosofo che ama sacrifica forse la sua umanità, un Dio che ha amato si è fatto ebreo". Si osservi come dal cachinno niciano emerga, per contrasto, l'asserto fondamentale del cristianesimo: Et homo factus est, esattamente per dichiarare che non vi sono né razze, né popoli eletti, ma uomini bisognosi tutti di salvezza. Ricordiamo qui la famosa tesi di Duns Scoto secondo la quale Cristo si sarebbe incarnato anche se Adamo non avesse peccato. E ciò al fine di celebrare tutte le potenzialità della natura umana. Chi, dunque, afferma che "Gesù è ebreo" commette lo stesso errore di chi dice: "Il sole sorge". Costui dice una cosa "ovvia", ma non "evidente"; perché l'evidente - dopo Galilei - riguarda la terra che si muove e non il sole.
Se, in forza del dogma del 1854, possiamo rappresentarci Maria come Eva prima del peccato, più accettabile è per noi il dogma dell'Assunta proclamato da Pio XII nel 1950. Maria è assunta "alla gloria celeste" in anima e corpo. Ma, non a caso, la definizione lascia indeciso il problema della morte.
Qualcuno domanda a voce bassa: ma Gesù non è nato, non ha operato, non è morto in un territorio specifico? Risposta immediata: si certo, ma le sue ossa non sono lì. Risposta articolata: gli stessi "ebrei" - "ebreo" per altro è aggettivo non originario (Ezechiele 16,1-15: "Tuo padre era Amorreo e tua madre Hittita") - lo hanno rifiutato. Ecco, per es., che cosa dice Maimonide attorno all'anno 1175: "Il Messia, a detta dei profeti, avrebbe riscattato Israele, radunato i dispersi, ma costui (Cristo) ha contribuito a far annientare Israele (in quanto nazione), dunque non è lui il Messia". Maimonide anziché riformare sui fatti la sua idea di Messia giudica con essa i fatti. "Ma pure - continua - può rientrare, la sua opera (nefasta), nei disegni di Dio. Costui, e altri come lui (fondatori di religioni), hanno contribuito ad appianare le vie per il vero Messia che deve istituire il culto del Dio unico per tutti i popoli della terra come sta scritto in Sofonia, 3,9".
Ed eccoci, così, alla nostra risposta: Gesù è nato, e morto in quel territorio perché lì la supposta "religione" rivelata aveva raggiunto il massimo della corruzione. Gesù, cioè, è venuto a spezzare il legame che la "religione" aveva costruito tra un gruppo umano e Dio. Si badi: l'operazione è di tutti i popoli e in primis del popolo Romano che a detta di Virgilio aveva la missione di debellare superbos e parcere subiectis; ma nell'ebraismo quel legame era talmente stretto da identificare il gruppo con il popolo di Dio, di cui Dio era il capitano sempre in armi.
La corruzione massima cui abbiamo accennato consiste, dunque, nell'avere deturpato irreparabilmente la definizione di Dio. A titolo di riferimento culturale ricordiamo che, per Marx, il cristianesimo era una delle religioni più immorali esistenti, perché aveva portato alla più alta potenza il vizio di ogni religione, e cioè l'alienazione dell'uomo da se stesso e dalla natura. Come si vede, Marx non aveva capito che il cristianesimo non è religione, ma una novità esistenziale. Solo Gesù, infatti, rivela Dio e chi crede in Lui crede nel vero Dio. Vero Dio che non è di alcun popolo o gruppo, ma di tutti gli uomini. Coloro che credono in Lui hanno il solo obbligo di mostrare, a chi non crede, la soluzione dei problemi umani (dalla pace alla giustizia).
Gesù Cristo che è uomo e più che uomo (Dio cioè) per salvare gli uomini, verifica la più solenne delle figure retoriche: l'oximoron (o ossimòro). Di questo si era accorto Platone che ricorre a un climax famoso per qualificare la struttura metafisica di tutta la realtà. Il filosofo aveva intuito che l'umanità, abbandonata a se stessa, non avrebbe superato il concetto di branco:
"Noi infatti, non diamo buoi al governo dei buoi, né capre alle capre. Poniamo noi stessi a loro padroni (o guide), noi che di loro siamo per stirpe migliore. E il Dio che ci amava fece lo stesso e prepose a noi quella stirpe che era migliore di noi, le "divinità minori". Esse di noi presero cura senza molta fatica per loro e senza peso per noi e ci portarono la pace e il pudore e il buon governo e una larga giustizia e le stirpi degli uomini rendevano tranquille e felici. Parla anche oggi questo mito e dice che per tutti gli Stati cui non conduce un Dio ma un mortale, non c'è scampo ai mali e alla faticosa pena".
Se Gesù è figlio di Dio e di Maria Immacolata, l'etica dei cristiani dovrebbe essere suggerita dal Messaggio dell'uomo-Dio. Solo così potrebbe chiudersi l'epoca del branco (homo homini lupus) e nascere nel mondo l'epoca dell'homo homini Deus.
Alla faccia delle religioni, degli stati, dei partiti.
Padre Aldo Bergamaschi
I commenti:
Da non cristiano:
Non riesco ad accettare che Gesù non sia figlio di due
persone in carne ed ossa: Maria e Giuseppe. Simone Ferri
Teoria "toricamente"
indiscutibile:
In effetti i presupposti della teoria di Padre Bergamaschi non
fanno una piega. Tranne una cosa: io non ho mai stimato Pio IX,
per cui indebolendo le parole di quel Papa, poi rischia di cadere
tutto. Giovanni
E il Vescovo?
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il Vescovo di questa
linea filosofica. Smentirla è un po' un problema perchè
si devono rinnegare le fondamenta del cristianesimo. Sono proprio
curioso. M. Tamagnini
Non ci capisco
Stimo padre Bergamaschi, ma non sempre capisco quello che vuole
dire. l'introduzione alla sua teoria mi ha aituato ad entrare
meglio nell'ottica, ma forse sarebbe meglio usare un linguaggio
più semplice, più adatto anche per i profani come
me. f.g.
L'immagine del treno:
Bella l'immagine del treno come stritolatore dell'umanità
peccatrice. L'immagine del treno però è anche associata
all'idea del progresso e alla rivoluzione comunista. Chissà,
forse i due estremi o i due binari sono proprio quello cattolico
e quello comunista: entrambi mirano alla salvezza dell'uomo. Leonida
Grassi
Una verità a metà:
E' vero che Giuseppe era solo il padre putativo di Gesù,
ma resta sempre la discendenza materna di Maria, ebrea a tutti
gli effetti. L'essere senza peccato originale di Maria, non toglie
in nulla che ella sia a tutti gli effetti anche ebrea! La grazia
non distrugge la natura (S. Tommaso), ma la eleva! Dunque Gesù
è, a tutti gli effetti, ebreo secondo la carne e Figlio
di Dio per grazia (cioè per opera diretta di Dio)...! Claudio