Riflessioni sulla morte

 

La morte non scandalizza per quello che è in se stessa, cioè la conclusione di una vicenda che in maniera programmatica è diveniente e quindi con un termine. Appartiene al divenire, quindi ha un termine. Ciò che crea problema è il "dopo", infatti Gesù nella sua predicazione non ci ricorda che dobbiamo morire, ma ci dice: convertitevi.

Questa esistenza, che pure ha una traiettoria determinata, ha un senso talmente profondo che condiziona tutto il passato e il futuro. Accetto il fatto, ma il fatto non ha la spiegazione in se stesso, ha bisogno di un rimando, ricordiamoci del passo evangelico, dove un signore ha avuto un buon raccolto, allarga i granai e dice: "godi anima mia". Quella stessa notte una voce gli dice: "tu morirai, di chi sarà tutto questo"? Poi la frase fatidica: "dovrai rendere conto".

Un morto è vivo se deve rendere conto e questo è l'aspetto drammatico che turba anche coloro che non credono. Se dobbiamo rendere conto siamo vivi, non morti e questo è il punto decisivo: dobbiamo rendere conto perché siamo responsabili della nostra esistenza e di quello che abbiamo fatto nella vita sociale. Gesù ci dice: Convertitevi, perché sia pure in un divenire, che può essere anche quello di pochi o tanti anni, lì si gioca tutta una eternità.

Un grande Papa della Chiesa Cattolica S. Gregorio Magno, (Magno, attributo che condivide solo con Leone) benedettino, dice che misurava i suoi comportamenti alla luce del giudizio finale. Aveva chiaro la responsabilità della propria esistenza e non era come quelli che credevano di essere loro al centro dell'etica, si sentiva responsabile di tutto quello che stava facendo e si comportava come se il giudizio ultimo e finale fosse dietro l'angolo. All'epoca la Chiesa aveva ancora molti terreni, il potere temporale era stabilito, - S. G. Magno muore nel 1604 quando nasce il musulmanesimo ­ la Sicilia era il granaio dell'impero romano ed era sotto il controllo del papato.

Il Papa manda un suo diacono che si occupava della carità a inviare frumento per la carestia in Gallia. Il diacono per far vedere quanto era capace la produzione in Sicilia, invia il carico delle navi a Roma. Quando le navi stavano per arrivare a Roma, il Papa mandò un contrordine secco: come Pietro ­ così si chiamava il diacono ­ mandi il frumento qui a Roma dove noi siamo nella più grande abbondanza, mentre tutta la Gallia, Marsiglia ecc. muoiono di fame. Ecco un gesto che è fatto in funzione del controllo del giudizio futuro.

Sempre in Sicilia, un giorno, dei cattolici fanatici, diedero fuoco a una sinagoga, appena Gregorio Magno seppe di questo disordine, chiamò il vescovo e condannò quei cattolici che avevano compiuto questo tipo di intolleranza e la fece ricostruire a sue spese.

Gesti questi che si possono compiere solo avendo della morte quella concezione che vi ho detto, non come il termine, ma come la domanda sulla responsabilità di quel tratto di esistenza che abbiamo avuto il dono di compiere su questa terra.

 

1 novembre 2004