Riportiamo un contributo di P. Bergamaschi (raccolto da Francesco Borgonovo) apparso su internet www.reggionelweb.it/articolo.asp?file=61a5pber.xml

Febbraio 2004 n.61

 

Divisione delle etiche per la libertà di scelta

 

E' morta l'11 febbraio, ma la notizia è stata diffusa solo pochi giorni fa, la 62enne siciliana che aveva conquistato i titoli dì giornali e telegiornali per avere deciso di non fermare decorso della cancrena ad un piede che ha poi finito per ucciderla. La donna aveva lasciato l'ospedale San Paolo di Milano il 29 gennaio scorso, opponendosi con fermezza all'amputazione del piede, che secondo i medici avrebbe potuto salvarle la vita.

Il lato di questa vicenda che ha maggiormente sconvolto l'opinione pubblica e ha più fatto discutere opinionisti e pubblicisti è stata la motivazione etica in base alla quale la signora ha rifiutato l'intervento. Sono stati tanti i dubbi suscitati da questa vicenda che viene a toccare direttamente la sfera della libertà personale, di fronte alla quale lo stato (quello liberal-democratico, almeno) deve farsi da parte. Emblematica la dichiarazione del ministro della salute Girolamo Sirchia: "La libera scelta di farsi curare o no" - ha detto - "è stata giustamente rispettata come diritto inalienabile dei cittadini".

Dei quesiti morali che puntualmente si presentano ogni volta che ci si trova di fronte scelte dei genere (pensiamo ad esempio alle sette religiose che rifiutano le trasfusioni di sangue, o al famoso caso del musicista Bob Marley, che morì per aver rifiutato di farsi operare perché la sua religione gli proibiva di "avvicinare lame al proprio corpo") ne abbiamo discusso con padre Aldo Bergamaschi, superiore del Convento dei Cappuccini di Reggio ed ex professore all'Università di Verona.

"Credo che il principio da applicare sia questo" - ha detto - "quella donna doveva esse libera di seguire la propria coscienza o la propria fede. Si tratta di una libertà esercita, sotto il controllo di una determinata visione del mondo, che rischia di diventare pericoloso a meno che non si metta in pratica una divisione delle etiche".

Secondo padre Bergamaschi quindi, una scelta che sia attuata liberamente, sotto l'influenza di una particolare impostazione etica o religiosa, deve poter essere esercitata da chiunque, a patto che non danneggi l'esistenza di altri esseri umani.

"Prendiamo ad esempio l'aborto o il divorzio" - ha affermato Bergamaschi - "Noi come cristiani non li pratichiamo e dobbiamo essere liberi di usufruire dell'obiezione di coscienza; lasciamo la libertà agli altri di fare come credono, basta che queste cose non ci siano imposte". Lo stesso vale per un'altra questione abbastanza spinosa che è stata sollevata questi tempi: quella della procreazione assistita. "Credo che quando viene emanata una legge del genere, i parlamentari cristiani dovrebbero uscire dall'aula. Sanno già come comportarsi, ma non devono imporre le proprie decisioni alle altre persone".

Questo è il fondamento della divisione delle etiche teorizzata da Bergamaschi (che meriterebbe in ogni caso una trattazione analitica molto più ampia che non è possibile affrontare in queste righe), che secondo il Padre cappuccino risolverebbe molti problemi di convivenza del genere umano.

"Cristo ci ha insegnato che gli stati nazionali sono illegittimi e andrebbero superati per far posto ad un grande Stato sovranazionale diviso in comunità etiche nelle quali i gruppi siano liberi di autodeterminarsi e vivere secondo la propria morale, senza imporla al prossimo".

Questa soluzione, all'apparenza estremamente sconvolgente e rivoluzionaria, si può applicare in un gran numero di casi. Esemplare è il dibattito scoppiato recentemente in Francia a proposito delle ragazze che portano il chador a scuola, oppure quello italiano, ormai annoso, a proposito del crocifìsso nelle aule. Di fronte a certe questioni, si può concludere, è sempre bene rispettare le motivazioni etiche degli altri. E' anche per questo che qualche volta i cattolici "farebbero bene a farsi da parte e a non costringere gli altri. Se no sarebbe confermata l'affermazione per cui esiste la volontà da parte della Chiesa imporre la propria morale agli altri".