da FRATE FRANCESCO
Anno 72 - n° 9 - Otto. Nov. 1995 - Pag. 10-17
Perché invece che albero o elefante
qualcuno ha deciso che io fossi uomo o donna?
(K.O.)
Plutarco inizia la Vita di Pericle con questo strano
episodio: "Cesare Augusto, vedendo girare per Roma dei ricchi
forestieri con cuccioli e scimmiette in braccio, a cui facevano
mille vezzi, domandò ad essi - dicono - se al loro paese
le donne non mettevano al mondo figli. Così stigmatizzò,
in maniera davvero degna di un sovrano, l'atteggiamento di quanti
esauriscono sugli animali il bisogno e le espansioni di affetto,
che la natura ha posto in noi perché lo rivolgessimo ai
nostri simili".
Quei ricchi forestieri avrebbero potuto rispondere a Cesare Augusto
che è più comodo visitare Roma con scimmiette e
cuccioli, anziché con figli e servi. E potevano aggiungere
che amare gli animali - certi animali - è più gratificante
che amare dei figli perché la storia dimostra che il rapporto
con loro, e fra di loro, è conflittuale e raramente "umano".
Potevano osservare, infine, che era meglio coccolare delle scimmiette
anziché adottare un figlio; anche perché il caso,
allora recente, delle idi di marzo - uccisione di Cesare
da parte del "figlio" Bruto - dimostrava che il rapporto
padre-figlio è pieno di sorprese e che la società
degli uomini non è molto diversa dalle società animali.
E, del resto, proprio Augusto dovette rilanciare la famiglia,
come vivaio di legionari, propter Imperium e dovette combattere
il celibato perché limitava il rapporto uomo-donna al solo
uso del sesso, escludente ogni altro finalismo (per es. la procreazione)
(1).
Se stiamo al racconto biblico, la storia ha, su questo tema, un brutto inizio. Caino è il primo frutto amaro di Eva e viene il dubbio - tenuto pur conto della necessaria inesperienza - che quel prodotto -, a parte il dolore del parto - sia stata una sorpresa non del tutto gradita (2). Forse, i due si erano appassionati al sesso più che al suo fine. Non a caso nel Genesi troviamo uno strano "comando" ("moltiplicatevi"!). Perché? Perché - opiniamo - l'ovvio è l'uso del sesso, mentre l'evidente - che va dedotto dall'ovvio con processo razionale - è la continuità della specie: un bene cioè che ci appartiene come servizio. L'uso del sesso, infatti, elevato a fine, origina tutte le successive strumentalizzazioni. E anche il cosiddetto "figlio", come ente a sé (come persona ) oscilla tra due istintualità. Il caso limite è rappresentato dalla Medea di Euripide. La mia esistenza fluttua nel "cervello" di mia madre o di mio padre in rapporto alla solidità della loro unione. E' vero, Giasone impreca contro Medea ("non donna ma leonessa"); ma Medea, a sua volta, è durissima ("Tu solo sei la causa della sciagura"). Vediamo il caso al rallentatore. Troviamo la situazione iniziale già compromessa sul tema dei fini. Medea - per amore di Giasone - muove alla conquista del Vello d'oro. Sempre per amore di Giasone, induce le figlie di Pelia a uccidere il loro padre e poi fugge con Giasone e coi figli a Corinto. Qui Giasone - per amore di se stesso? - sta per abbandonarla per legarsi in nuove nozze a Glauce, figlia del re Creonte. Medea, disperata... Si badi: era giunta al delitto per la persona amata, ora sta per perdere anche lui. In un monologo famoso esprime i moti dell'animo oscillante tra il proposito di sopprimere i figli e la tenerezza per essi. Alla fine prevale il proposito galeotto, ma per aver ignorato e calpestato un principio che era stato tramandato da Giamblico: "Il fine di una cosa vale più della cosa stessa" (3). Non a caso le donne del Coro pongono la questione se sia una fortuna o una disgrazia l'aver figli (4). Secondo un'altra fonte - diversa dalla elaborazione euripidea - Medea e Giasone regnano a Corinto. Ella partorisce figli a Giasone e man mano che essi nascono li nasconde nel tempio di Era, sperando così di renderli immortali: ma Giasone li sorprende e irritato con lei la lascia e torna a Iolco (5).
L'interpretazione "cristiana" del dato biblico si fa oramai chiara: l'uomo, nella sua scansione dicotomica (maschio-femmina) non è perfetto all'inizio; così come non è perfetta la creazione. Ciò giustificherebbe - senza forzature logiche - il dogma centrale del cristianesimo e cioè il "Dio-con-noi", per portare a conclusione un ciclo evolutivo che non riesce ad arrivare a perfezione se non mediante l'intervento del logos sulla natura e del Logos sul logos. Per quanto riguarda questo settore dell'esistenza (e cioè il sesso), c'è una struttura animale che opera nell'immediato a dispetto di tutte le letture "religiose" del reale.
Nell'uomo e nella donna la ricerca della sintonia "fisica" (l'appetibilità o istintualità) prevale sulla ricerca della sintonia spirituale (il rispetto del "regno dei fini" e cioè la domanda sul perché sono maschio o femmina). Le varie culture hanno tentato di organizzare questo rapporto. Al punto in cui siamo, i singoli entrano come in una guida sempre più problematica e presto e tardi, ovunque, scoppiano Dioniso e le Menadi. Breve: non riusciamo ad avere una progettazione comunitaria cosciente e responsabile perché anche nel cristianesimo il peso dell'educazione prevale sulle esigenze della conversione (la vera novità introdotta dal Logos) (6).
La somma di queste "incertezze" teoretiche ha fatto esclamare a qualcuno che l'uomo deve sapere che il suo dovere, come i suo destino, non sono scritti in nessun luogo e che, quindi, la stessa storia della specie non è scritta da nessuna parte. Vediamo un attimo ciò che accade nel mondo animale. Mentre le femmine dei piccoli gruppi di leoni sono imparentate fra loro, i maschi non lo sono. Per potersi accoppiare e quindi tramandare se stesso - è questo lo scopo dell'accoppiamento? - un giovane maschio deve essere accettato nel gruppo da una femmina che decide il tutto sulla base dei propri livelli ormonali. Il giovane leone entra nel gruppo e interrompe la sua vita di single. Deve però scacciare o uccidere il vecchio maschio dominante e uccidere i cuccioli. Ci domandiamo, a stretto giro di sorpresa: è questo un iter programmato dalla "natura" (e per il teista, da Dio) o emerso dentro lo spazio di "libertà" di cui sono ) dotati gli animali? In altre parole: tratta di una devianza o di una esecuzione di ordini? Platone, su questo tema, lascia intendere che il mondo animale, per poter raggiungere il proprio fine correttamente ha bisogno della guida dell'uomo (7).
C'è chi pensa che se l'universo fosse rimasto senza la presenza dell'uomo, oggi sarebbe più povero di specie animali. A stretto giro di emozione, ecco una domanda: quale è il fine dell'accoppiamento dei leoni? Quello di perpetuare la specie finché la Mente che li ha programmati in quel modo non decida di chiudere l'ambasciata? Più puntualmente quale è il fine della presenza dei leoni nella savana? Difficile dirlo. La Bibbia, per es., potrebbe suggerire che i leoni sono stati creati da Dio per dimostrare la forza di Sansone; così come i serpentelli del deserto furono mandati per castigare i mormoratori. Ma ci saremmo consegnati acriticamente al pensiero religioso.
Torniamo all'etica sessuale del leone vincente. Così facendo (mettendo in atto due delitti) sembra raggiungere due scopi: sopprimere la linea genetica del maschio soccombente e rimettere in moto l'attività ormonale della leonessa, sposa conquistata nel sangue. La quale, rimasta senza cuccioli, è pronta per riaccoppiarsi entro ventiquattro ore. Anche qui si resta col fiato sospeso, e ci si chiede se il cucciolo abbia un valore in sé o non sia "conseguenza" di qualcosa d'altro. E per la specie umana, è questo l'iter percorso, prima che i padri conoscessero i figli (come ipotizza Lucrezio nel De rerum natura) e che il matrimonio monogamico fosse inteso come il minor male (secondo la diagnosi platonica)? I conti tornerebbero anche a casa dei sociologi: homo homini lupus; homo homini leo; homo homini homo. Il problema è proprio chiuso? I figli sono un valore in sé, una programmazione diretta o sono al servizio della specie? I titoli dei giornali impongono una simile domanda. In parole più crude: l'uso del sesso divora tutto lo spazio della "differenza" (tra maschio e femmina)? La capacità di usare il sesso è superiore alla capacità di controllarne gli effetti. Ecco perché resta la domanda sul perché causale e finale di tutta l'operazione o di tutta la struttura. Ci sembra che il perché causale sia quasi inconoscibile o, per lo meno, indeterminabile; mentre il perché finale ci sembra difficile da porre (ex parte hominis) e difficile da individuare (nella mente divina). Italo Tavolato sulla famosa rivista Lacerba del 1° Febbraio 1913diceva, a conclusione di un proclama contro la morale sessuale: "Diventerò moralista il giorno in cui uno mi dimostrerà di avere pensato durante il coito alla generazione futura".
Ma ecco i titoli dei giornali della nostra epoca: "Stupro e morte in Cromwell Street: la coppia West prima violentava brutalmente le adolescenti poi le ammazzava". "Marlon Brando a 71 anni ha un figlio dalla domestica. E' il dodicesimo? E lui: "Ho perduto il conto". "Morsi al figlioletto e calci alla moglie: lo aveva stordito a ceffoni perché seccato dal fatto di doverlo accudire di notte". "Fuggono da scuola: lei 12 anni lui 14". "Una bambina diventa madre di due gemelli a 8 anni" (8). "Nella legge pene severe a garanzia per i minori". Poi c'è anche il caso di una giovane di 23 anni che si rivolge al giornalista Montanelli per avere un consiglio sul come comportarsi con una ragazza più grande di lui, molto dolce, della quale si è innamorato. Montanelli risponde: "Penso, ragazzo mio, di non essere all'altezza di un simile problema". E poi ci sono i casi che costringono gli intellettuali di livello a riconsiderare tutta la materia e a costruire delle sintesi storiche per tentare di collocare gli eventi in un percorso "culturale" positivamente illuministico. Ecco, per es., la vicenda dell'utero. Nel passato era proprietà del maschio, il quale lo riempiva e lo sequestrava come voleva. La donna lo portava ma non era suo. Nascendo (il figlio) se lo trovava addosso come una espiazione. I Greci parlavano della colpa di esser nati. La donna scontava la colpa di esser nata donna (9). Ed eccoci al caso di oggi: un giovane catanese (siamo in Magna Grecia) di ventidue anni, studente, si trova con la ragazza incinta. Lui vuole quel "figlio", lei dice che piuttosto che darglielo lo sopprimerà. Chi ha ragione? C'è un particolare: 1a fecondazione è avvenuta alla tal data "senza precauzioni". Lui - italiano e cattolico? - scrive a Scalfaro e a Wojtyla per rivendi- care il diritto sul "figlio" (10). "Mio figlio - grida - sarà tagliato a pezzi e risucchiato in un tubo".
D'accordo, signor leone, ma è proprio questa impostazione del discorso che lei - la leonessa - non può tollerare. Lei, infatti, si è sentita strumentalizzata; lei voleva - quella notte - fare l'amore per farlo, lo voleva come un bene in sé, mentre lui fa dei calcoli a spese di lei, se rivendica l'effetto. Dunque lui fa l'amore per un fine diverso da quello di lei e quindi la strumentalizza due volte. Come si vede c'è sullo sfondo il dramma di Medea. Portiamo la zoomata sul nodo: quando i due hanno deciso (vera libertà?) di "amarsi" (meglio dire: di usare il sesso) senza precauzioni, hanno messo in conto una remota possibilità di tale conseguenza. E che hanno detto in cuor loro? Segreto di Pulcinella: "Questo coito vale più dell'eventuale feto" (11).
In ogni caso, alla luce del dopo, siamo di fronte ad azioni contraddittorie nella loro origine (nel pensiero). Non sappiamo che cosa abbiano risposto Scalfaro e Wojtyla. Cre- diamo che Cristo stesso si sarebbe dichiarato incompetente, come si è dichiarato incompetente a risolvere un problema di eredità tra due fratelli in lite. Perché? Perché quei problemi nascono quando l'etica dei contendenti è anni luce lontana da quella da lui predicata. Anzittutto si ritorni all'anno zero dei rapporti umani (e per Cristo l'anno zero è il seguente "amatevi come io ho amato voi") e poi non ci sarà più bisogno né di giudici né di codici. Arroge, infine, che dal punto di vista cristiano il fine non giustifica i mezzi e quindi anche lui, il signor leone, strumentalizza la leonessa. Quella notte, ah! Il massimo della unità fisica, il massimo della divaricazione finalistica e dunque il minimo di unità spirituale. Adesso - per il cristiano - si fa chiaro questo passo del Prologo di Giovanni: "A quanti però l'hanno accolto (il Logos) ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati".
E questa la sanatoria (la salvezza) che il cristianesimo - intendiamo il Messaggio di Cristo -propone alla natura umana? (12). La novità cristiana, infatti, consiste nel mantenere l'equilibrio tra il fine del sesso - paternità e maternità libere e coscienti - e il sesso stesso (letizia della vita di coppia dove avviene l'esercizio del sesso). Se l'accordo tra i due non è perfetto - se non deriva da un riferimento trascendente i due - tutto si deteriora e si oscurano i concetti di padre, di madre, di figlio.
Al punto in cui siamo, anche in questo settore prevale la legge del capitalismo. mentre originariamente il capitale doveva dipendere dal lavoro, è accaduto un rovesciamento di ruoli e il lavoro si è ritrovato nella condizione di schiavo. Per uscire da una simile storia occorre che avvenga una rivoluzione (una metànoia) nel cervello dei cristiani e in primis della chiesa cattolica. Sul tema sesso occorre che almeno le donne "cristiane" siano tutte come la madre di Platone, la quale mise l'alt ai concorrenti leoni che volevano usare il sesso prima e fuori del matrimonio monogamico. Siamo al punto in cui le legislazioni corrono al soccorso dei minori (almeno per pudore). Perché? Perché le legislazioni non possono interferire sul rapporto originario uomo-donna (meglio dire: maschio - femmina). Siamo, infatti, sempre più nella storia così come i leoni sono nella foresta; dove esiste una lotta spietata per il sesso, per il cibo, per il potere. Ma è proprio vero che il pensiero "razionale" predominante nel mondo considera il "prodotto" dell'esercizio del sesso una persona con diritti nativi e inviolabili? Non dimentichiamo che questo non è mai accaduto, né nella civiltà biblica, né in quella greco romana, né in quella islamica, né in quella cristiana (13).
In un momento di sconforto - senza ricorrere al Vangelo - abbiamo riaperto i Promessi Sposi del "cristiano" Alessandro Manzoni, al capitolo 36, e abbiamo scoperto che la salvezza (fisica) dei bambini, dipende dalla salvezza (spirituale) dei genitori. Il Padre Cristoforo dice queste poche parole a Renzo (purificato dall'odio) e a Lucia (ritrovata con l'ansia del voto): "Amatevi come compagni di viaggio con questo pensiero d'avere a lasciarvi" (e cioè: non assolutizzate il rapporto come tale ricordando che il fine di una cosa vale più della cosa stessa). "E con la speranza di ritrovarvi per sempre" (e cioè: di essere degni del Regno, per entrare nel quale - nell'amore totale - questo amore è solo un medium quo). "Se Dio vi concede figlioli" (è una eventualità che dipende solo parzialmente da voi e quindi non, è un assoluto) "abbiate in mira d'allevarli per Lui" (escluso ogni altro motivo egoistico che vada a intaccare l'autonomia della persona) "istillar loro l'amore per Lui e di tutti gli uomini" (perché solo così si potrà superare l'etnocentrismo che annulla nel concetto successivo di patria il valore rivoluzionario dell'amore al prossimo) "e allora li guiderete bene in tutto il resto" (azzerato potenzialmente il concetto di guerra l'uomo potrà - nella pace - portare all'atto tutte le sue capacità pratiche e teoriche).
Se la nostra esistenza è così profondamente condizionata dalla istintualità di due creature che difficilmente entrano nella "razionalità" dei fini con le carte in regola dell'amore cristiano, la persona sarà sempre in un duplice pericolo: di subire cioè dei traumi fisici (e psichici) e dei traumi spirituali che rendono utopico l'homo homini homo. Non dimentichiamo che l'handicap fisico e psichico colpisce il 5% dei frutti dell'uso del sesso e di quello spirituale non conosciamo la percentuale.
Note
(1) Se Augusto chiede figli alla famiglia (per difendere la quale emana anche una legge contro gli adulteri) in nome della grandezza di Roma; Dio chiede ai progenitori di moltiplicarsi per quale motivo? Qui già vacillano le teologie religiose. Un solo riferimento: Filone elogia Abramo perché, pur di essere fedele al comando divino, pratica la poligamia.
(2) Gesù parla della esultanza della donna dopo il parto, perché ha introdotto nel mondo un uomo. Del resto anche Eva dopo il parto esclama (per sottrarsi mentalmente al domino dell'uomo?): "Ho acquistato un uomo dal Signore". Gesù dirà anche: "Lasciate che i piccoli vengano a Me".
(3) Euripide - è noto - vuole dimostrare che non è vera la tesi platonica secondo la quale chi commette il male lo fa per ignoranza. Medea sa che il suo gesto è cattivo, ma lo commette lo stesso. Platone scuote la testa e contro-domanda: il male è dovuto a volontà o a cecità?
(4) Gesù dice alle figlie di Gerusalemme di piangere sui propri figli ed elogia le sterili. In altro passo c'è un cenno ironico alla smania procreativa (all'epoca del diluvio gli uomini mangiavano, bevevano, si accoppiavano e via furoreggiando, finché .. ). Come si vede l'ironia è colma di pietà nei confronti di una definalizzazione generalizzata.
(5) Come si vede il ritmo evolutivo del genere umano sta preparando materiale per Freud.
(6) Caino, o almeno Enoc suo figlio, è il costruttore della prima città. Lamec introdurrà la poligamia e il processo educativo sfocerà nel diluvio. Nel pensiero biblico gli animali sono a servizio dell'uomo, mentre l'uomo ha il compito di dominare e coltivare la terra.
(7) Platone ha un curioso riferimento agli animali e dice che non ha mai visto un branco di buoi o di capre guidati da un bue o da una capra. Lasciati a se stessi, infatti, i cosiddetti animali domestici si autocreerebbero sì una società, ma simile a quella degli animali selvatici. La guida dell'uomo è loro necessaria per portare all'atto la loro vera identità. E gli uomini? Hanno sì una "razionalità", ma hanno bisogno di una guida che li trascenda. In teoria dovrebbero essere guidati dagli Dei. Da qui l'idea di una Repubblica guidata almeno dai filosofi (amanti della sapienza). Nella Bibbia troviamo attuata l'idea platonica. Dio si sceglie un popolo (popolo eletto) e lo guida con la Legge (data a Mosé). Cosa strana, lì si introduce la pena di morte e si lapidano i figli deviati ("Se uno ha un figlio caparbio e ribelle (..) sia lapidato da tutti gli uomini della città", Deut. 21, 18). Si fa ciò che l'uomo non fa con i buoi o le capre. Ecco perché Cristo va al cuore del problema e contesta agli Ebrei la concezione che essi hanno di Dio; e si presenta come vero "Pedagogo".
(8) Recentemente il primate d'Irlanda card. Cahal Daly ha espresso le "umili scuse" della Chiesa cattolica per la lunga serie di abusi sessuali compiuti da preti ai danni dei bambini.
(9) Nella prima Lettera a Timoteo (2,15) S. Paolo, dopo aver colpevolizzato la donna circa la caduta di Adamo, dice che "potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia". Un commento ufficiale dice: "La maternità è salvezza per la donna in quanto è la sua primitiva vocazione
(10) Curioso questo appellarsi allo Stato e alla Chiesa post factum. E prima (prima del fatto) a quale etica si fa riferimento?
(11 ) Il maschio romano (per es.) anche all'epoca di Augusto, procedeva senza precauzioni nel- l'uso del sesso, anche all'interno del matrimonio. Se il frutto non era di suo gradimento aveva cinque giorni di tempo per deciderne la sorte. Questa era ed è la struttura dell'homo homini leo, come ha dimostrato Freud.
(12) La Samaritana, ad es., aveva elevato a fine del sesso il suo uso (o esercizio). Per ciò ottenere, infatti, non c'è bisogno di un marito, ma solo di un uomo (maschio). E i sei uomini che erano stati con lei, a loro volta, avevano elevato a fine l'uso del sesso, strumentalizzando ogni cosa, persona compresa. Dopo l'incontro con Gesù una leonessa esce dalla foresta. E quei sei leoni dove saranno andati?
(13) Per il mondo greco è sufficiente ricordare il caso di Ifigenia sacrificata da Agamennone per il motivo che sappiamo. Lucrezio insorgerà contro una simile "religio". Ma nella Bibbia (Giudici 11, 29- 39) abbiamo il caso della figlia di Iefte. "Iefte (...) figlio di una prostituta" è privato dell'eredità e fugge nel paese di Tob. Poi è richiamato per combattere contro gli Ammoniti, fa un voto al Signore: "Se mi metti nelle mani gli Ammoniti, la persona che uscirà per prima dalle porte di casa mia, per venirmi incontro quando tornerò vittorioso, sarà per il Signore e io l'offrirò in olocau-sto". Iefte vinse gli Amminiti ed ecco che la prima che gli esce incontro è la figlia (l'unica figlia).
Ma lui ha dato la parola al Signore.
La figlia chiede due mesi di libertà per errare sui monti a piangere la sua verginità. Poi, all'epoca di Gesù, troviamo il giuramento di Erode fatto a Erodiade e vediamo cadere la testa di Giovanni.
E la strage degli Innocenti? Sempre il giovane leone che deve sopprimere il vecchio leone e i suoi cuccioli. Se tutto ciò ci sembra lontano nel tempo e nel costume, non dimentichiamo che il concetto di Patria ha chiesto e chiede ancora - in nome di Dio - il sacrificio di milioni di giovani vite. Meno di un secolo fa era prassi normale che i minori (bambini e bambine) fossero impiegati, abusivamente, e spesso mediante tratta, nei lavori di fabbrica. Oggi ci sono gruppi che li impiegano nella prostituzione, nel commercio della droga, allo stato di feti per costruire cosmetici, come robot viventi per prelevare organi.
Quali Figli?
ìPerché invece che
albero o elefante qualcuno ha deciso che io fossi uomo o donna?î(K.O.)
Plutarco inizia la Vita di Pericle con questo strano episodio: ìCesare Augusto, vedendo girare per Roma dei ricchi forestieri con cuccioli e scimmiette in braccio, a cui facevano mille vezzi, domandò ad essi ñ dicono ñ se al loro paese le donne non mettevano al mondo figli. Così stigmatizzò, in maniera davvero degna di un sovrano, l'atteggiamento di quanti esauriscono sugli animali il bisogno e le espansioni di affetto, che la natura ha posto in noi perché lo rivolgessimo ai nostri similiî.
Quei ricchi forestieri avrebbero potuto rispondere a Cesare Augusto che è più comodo visitare Roma con scimmiette e cuccioli, anziché con figli e servi. E potevano aggiungere che amare gli animali - certi animali - è più gratificante che amare dei figli perché la storia dimostra che il rapporto con loro, e fra di loro, è conflittuale e raramente ìumanoî. Potevano osservare, infine, che era meglio coccolare delle scimmiette anziché adottare un figlio; anche perché il caso, allora recente, delle idi di marzo - uccisione di Cesare da parte del ìfiglioî Bruto - dimostrava che il rapporto padre-figlio è pieno di sorprese e che la società degli uomini non è molto diversa dalle società animali. E, del resto, proprio Augusto dovette rilanciare la famiglia, come vivaio di legionari, propter Imperium e dovette combattere il celibato perché limitava il rapporto uomo-donna al solo uso del sesso, escludente ogni altro finalismo (per es. la procreazione) (1).
Se stiamo
al racconto biblico, la storia ha, su questo tema, un brutto inizio.
Caino è il primo frutto amaro di Eva e viene il dubbio
- tenuto pur conto della necessaria inesperienza - che quel prodotto
-, a parte il dolore del parto - sia stata una sorpresa non del
tutto gradita (2). Forse, i due si erano appassionati al sesso
più che al suo fine.
Non a caso nel Genesi troviamo uno
strano ìcomandoî (ìmoltiplicateviî!).
Perché? Perché - opiniamo - l'ovvio è l'uso
del sesso, mentre l'evidente - che va dedotto dall'ovvio con processo
razionale - è la continuità della specie: un bene
cioè che ci appartiene come servizio. L'uso del sesso,
infatti, elevato a fine, origina tutte le successive strumentalizzazioni.
E anche il cosiddetto ìfiglioî, come ente a sé
(come persona ) oscilla tra due istintualità. Il caso limite
è rappresentato dalla Medea di Euripide. La mia esistenza
fluttua nel ìcervelloî di mia madre o di mio padre
in rapporto alla solidità della loro unione. Eí
vero, Giasone impreca contro Medea (ìnon donna ma leonessaî);
ma Medea, a sua volta, è durissima (ìTu solo sei
la causa della sciaguraî). Vediamo il caso al rallentatore.
Troviamo la situazione iniziale già compromessa sul tema dei fini. Medea - per amore di Giasone - muove alla conquista del Vello d'oro. Sempre per amore di Giasone, induce le figlie di Pelia a uccidere il loro padre e poi fugge con Giasone e coi figli a Corinto. Qui Giasone - per amore di se stesso? - sta per abbandonarla per legarsi in nuove nozze a Glauce, figlia del re Creonte. Medea, di- sperata... Si badi: era giunta al delitto per la persona amata, ora sta per perdere anche lui. In un monologo famoso esprime i moti dell'animo oscillante tra il proposito di sopprimere i figli e la tenerezza per essi. Alla fine prevale il proposito galeotto, ma per aver ignorato e calpestato un principio che era stato tramandato da Giamblico: ìIl fine di una cosa vale più della cosa stessaî (3). Non a caso le donne del Coro pongono la questione se sia una fortuna o una disgrazia l'aver figli (4). Secondo un'altra fonte - diversa dalla elaborazione euripidea - Medea e Giasone regnano a Corinto. Ella partorisce figli a Giasone e man mano che essi nascono li nasconde nel tempio di Era, sperando così di renderli immortali: ma Giasone li sorprende e irritato con lei la lascia e torna a Iolco (5).
L'interpretazione ìcristianaî del dato biblico si fa oramai chiara: l'uomo, nella sua scansione dicotomica (maschio-femmina) non è perfetto all'inizio; così come non è perfetta la creazione. Ciò giustificherebbe - senza forzature logiche - il dogma centrale del cristianesimo e cioè il ìDio-con-noiî, per portare a conclusione un ciclo evolutivo che non riesce ad arrivare a perfezione se non mediante l'intervento del logos sulla natura e del Logos sul logos. Per quanto riguarda questo settore dell'esistenza (e cioè il sesso), c'è una struttura animale che opera nell'immediato a dispetto di tutte le letture ìreligioseî del reale.
Nell'uomo e nella donna la ricerca della sintonia ìfisicaî (l'appetibilità o istintualità) prevale sulla ricerca della sintonia spirituale (il rispetto del ìregno dei finiî e cioè la domanda sul perché sono maschio o femmina). Le varie culture hanno tentato di organizzare questo rapporto. Al punto in cui siamo, i singoli entrano come in una guida sempre più problematica e presto e tardi, ovunque, scoppiano Dioniso e le Menadi. Breve: non riusciamo ad avere una progettazione comunitaria cosciente e responsabile perché anche nel cristianesimo il peso dell'educazione prevale sulle esigenze della conversione (la vera novità introdotta dal Logos) (6).
La somma di queste ìincertezzeî teoretiche ha fatto esclamare a qualcuno che l'uomo deve sapere che il suo dovere, come i suo destino, non sono scritti in nessun luogo e che, quindi, la stessa storia della specie non è scritta da nessuna parte. Vediamo un attimo ciò che accade nel mondo animale. Mentre le femmine dei piccoli gruppi di leoni sono imparentate fra loro, i maschi non lo sono. Per potersi accoppiare e quindi tramandare se stesso - è questo lo scopo dell'accoppiamento? - un giovane maschio deve essere accettato nel gruppo da una femmina che decide il tutto sulla base dei propri livelli ormonali. Il giovane leone entra nel gruppo e interrompe la sua vita di single. Deve però scacciare o uccidere il vecchio maschio dominante e uccidere i cuccioli. Ci domandiamo, a stretto giro di sorpresa: è questo un iter programmato dalla ìnaturaî (e per il teista, da Dio) o emerso dentro lo spazio di ìlibertàî di cui sono ) dotati gli animali? In altre parole: tratta di una devianza o di una esecuzione di ordini? Platone, su questo tema, lascia intendere che il mondo animale, per poter raggiungere il proprio fine correttamente ha bisogno della guida dellíuomo (7). C'è chi pensa che se líuniverso fosse rimasto senza la presenza dell'uomo, oggi sarebbe più povero di specie animali. A stretto giro di emozione, ecco una domanda: quale è il fine dell'accoppiamento dei leoni? Quello di perpetuare la specie finché la Mente che li ha programmati in quel modo non decida di chiudere l'ambasciata? Più puntualmente quale è il fine della presenza dei leoni nella savana? Difficile dirlo. La Bibbia, per es., potrebbe suggerire che i leoni sono stati creati da Dio per dimostrare la forza di Sansone; così come i serpentelli del deserto furono mandati per castigare i mormoratori. Ma ci saremmo consegnati acriticamente al pensiero religioso.
Torniamo allíetica sessuale del leone vincente. Così facendo (mettendo in atto due delitti) sembra raggiungere due scopi: sopprimere la linea genetica del maschio soccombente e rimettere in moto l'attività ormonale della leonessa, sposa conquistata nel sangue. La quale, rimasta senza cuccioli, è pronta per riaccoppiarsi entro ventiquattro ore. Anche qui si resta col fiato sospeso, e ci si chiede se il cucciolo abbia un valore in sé o non sia ìconseguenzaî di qualcosa d'altro. E per la specie umana, è questo l'iter percorso, prima che i padri conoscessero i figli (come ipotizza Lucrezio nel De rerum natura) e che il matrimonio monogamico fosse inteso come il minor male (secondo la diagnosi platonica)? I conti tornerebbero anche a casa dei sociologi: homo homini lupus; homo homini leo; homo homini homo. Il problema è proprio chiuso? I figli sono un valore in sé, una programmazione diretta o sono al servizio della specie? I titoli dei giornali impongono una simile domanda. In parole più crude: l'uso del sesso divora tutto lo spazio della ìdifferenzaî (tra maschio e femmina)? La capacità di usare il sesso è superiore alla capacità di controllarne gli effetti. Ecco perché resta la domanda sul perché causale e finale di tutta l'operazione o di tutta la struttura. Ci sembra che il perché causale sia quasi inconoscibile o, per lo meno, indeterminabile; mentre il perché finale ci sembra difficile da porre (ex parte hominis) e difficile da individuare (nella mente divina). Italo Tavolato sulla famosa rivista Lacerba del 1° Febbraio 1913diceva, a conclusione di un proclama contro la morale sessuale: ìDiventerò moralista il giorno in cui uno mi dimostrerà di avere pensato durante il coito alla generazione futuraî.
Ma ecco
i titoli dei giornali della nostra epoca: ìStupro e morte
in Cromwell Street: la coppia West prima violentava brutalmente
le adolescenti poi le ammazzavaî. ìMarlon Brando
a 71 anni ha un figlio dalla domestica. Eí il dodicesimo?
E lui: ìHo perduto il contoî. ìMorsi al figlioletto
e calci alla moglie: lo aveva stordito a ceffoni perché
seccato dal fatto di doverlo accudire di notteî. ìFuggono
da scuola: lei 12 anni lui 14î. ìUna bambina diventa
madre di due gemelli a 8 anniî (8). ìNella legge
pene severe a garanzia per i minoriî. Poi c'è anche
il caso di una giovane di 23 anni che si rivolge al giornalista
Montanelli per avere un consiglio sul come comportarsi con una
ragazza più grande di lui, molto dolce, della quale si
è innamorato. Montanelli risponde: ìPenso, ragazzo
mio, di non essere all'altezza di un simile problemaî. E
poi ci sono i casi che costringono gli intellettuali di livello
a riconsiderare tutta la materia e a costruire delle sintesi storiche
per tentare di collocare gli eventi in un percorso ìculturaleî
positivamente illuministico.
Ecco, per es., la vicenda dell'utero.
Nel passato era proprietà del maschio, il quale lo riempiva
e lo sequestrava come voleva. La donna lo portava ma non era suo.
Nascendo (il figlio) se lo trovava addosso come una espiazione.
I Greci parlavano della colpa di esser nati. La donna scontava
la colpa di esser nata donna (9).
Ed eccoci
al caso di oggi: un giovane catanese (siamo in Magna Grecia) di
ventidue anni, studente, si trova con la ragazza incinta. Lui
vuole quel ìfiglioî, lei dice che piuttosto che darglielo
lo sopprimerà. Chi ha ragione? C'è un particolare:
1a fecondazione è avvenuta alla tal data ìsenza
precauzioniî. Lui - italiano e cattolico? - scrive a Scalfaro
e a Wojtyla per rivendi- care il diritto sul ìfiglioî
(10). ìMio figlio - grida - sarà tagliato a pezzi
e risucchiato in un tuboî. D'accordo, signor leone, ma è
proprio questa impostazione del discorso che lei - la leonessa
- non può tollerare. Lei, infatti, si è sentita
strumentalizzata; lei voleva - quella notte - fare l'amore per
farlo, lo voleva come un bene in sé, mentre lui fa dei
calcoli a spese di lei, se rivendica l'effetto. Dunque lui fa
l'amore per un fine diverso da quello di lei e quindi la strumentalizza
due volte. Come si vede c'è sullo sfondo il dramma di Medea.
Portiamo la zoomata sul nodo: quando i due hanno deciso (vera
libertà?) di ìamarsiî (meglio dire: di usare
il sesso) senza precauzioni, hanno messo in conto una remota possibilità
di tale conseguenza. E che hanno detto in cuor loro? Segreto di
Pulcinella: ìQuesto coito vale più dell'eventuale
fetoî (11). In ogni caso, alla luce del dopo, siamo di fronte
ad azioni contraddittorie nella loro origine (nel pensiero). Non
sappiamo che cosa abbiano risposto Scalfaro e Wojtyla. Crediamo
che Cristo stesso si sarebbe dichiarato incompetente, come si
è dichiarato incompetente a risolvere un problema di eredità
tra due fratelli in lite. Perché? Perché quei problemi
nascono quando l'etica dei contendenti è anni luce lontana
da quella da lui predicata. Anzittutto si ritorni all'anno zero
dei rapporti umani (e per Cristo l'anno zero è il seguente
ìamatevi come io ho amato voiî) e poi non ci sarà
più bisogno né di giudici né di codici. Arroge,
infine, che dal punto di vista cristiano il fine non giustifica
i mezzi e quindi anche lui, il signor leone, strumentalizza la
leonessa. Quella notte, ah! Il massimo della unità fisica,
il massimo della divaricazione finalistica e dunque il minimo
di unità spirituale.
Adesso - per il cristiano - si fa
chiaro questo passo del Prologo di Giovanni: ìA quanti
però l'hanno accolto (il Logos) ha dato il potere di diventare
figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome, i quali non da
sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generatiî.
E questa
la sanatoria (la salvezza) che il cristianesimo - intendiamo il
Messaggio di Cristo -propone alla natura umana? (12). La novità
cristiana, infatti, consiste nel mantenere l'equilibrio tra il
fine del sesso - paternità e maternità libere e
coscienti - e il sesso stesso (letizia della vita di coppia dove
avviene l'esercizio del sesso). Se l'accordo tra i due non è
perfetto - se non deriva da un riferimento trascendente i due
ñ tutto si deteriora e si oscurano i concetti di padre,
di madre, di figlio.
Al punto
in cui siamo, anche in questo settore prevale la legge del capitalismo.
mentre originariamente il capitale doveva dipendere dal lavoro,
è accaduto un rovesciamento di ruoli e il lavoro si è
ritrovato nella condizione di schiavo. Per uscire da una simile
storia occorre che avvenga una rivoluzione (una metànoia)
nel cervello dei cristiani e in primis della chiesa cattolica.
Sul tema sesso occorre che almeno le donne ìcristianeî
siano tutte come la madre di Platone, la quale mise l'alt ai concorrenti
leoni che volevano usare il sesso prima e fuori del matrimonio
monogamico. Siamo al punto in cui le legislazioni corrono al soccorso
dei minori (almeno per pudore). Perché? Perché le
legislazioni non possono interferire sul rapporto originario uomo-donna
(meglio dire: maschio - femmina). Siamo, infatti, sempre più
nella storia così come i leoni sono nella foresta; dove
esiste una lotta spietata per il sesso, per il cibo, per il potere.
Ma è proprio vero che il pensiero ìrazionaleî
predominante nel mondo considera il ìprodottoî dell'esercizio
del sesso una persona con diritti nativi e inviolabili? Non dimentichiamo
che questo non è mai accaduto, né nella civiltà
biblica, né in quella greco romana, né in quella
islamica, né in quella cristiana (13).
In un momento di sconforto - senza ricorrere al Vangelo - abbiamo riaperto i Promessi Sposi del ìcristianoî Alessandro Manzoni, al capitolo 36, e abbiamo scoperto che la salvezza (fisica) dei bambini, dipende dalla salvezza (spirituale) dei genitori. Il Padre Cristoforo dice queste poche parole a Renzo (purificato dall'odio) e a Lucia (ritrovata con l'ansia del voto): ìAmatevi come compagni di viaggio con questo pensiero d'avere a lasciarviî (e cioè: non assolutizzate il rapporto come tale ricordando che il fine di una cosa vale più della cosa stessa). ìE con la speranza di ritrovarvi per sempreî (e cioè: di essere degni del Regno, per entrare nel quale - nell'amore totale - questo amore è solo un medium quo). ìSe Dio vi concede figlioliî (è una eventualità che dipende solo parzialmente da voi e quindi non, è un assoluto) ìabbiate in mira d'allevarli per Luiî (escluso ogni altro motivo egoistico che vada a intaccare l'autonomia della persona) ìistillar loro l'amore per Lui e di tutti gli uominiî (perché solo così si potrà superare l'etnocentrismo che annulla nel concetto successivo di patria il valore rivoluzionario dell'amore al prossimo) ìe allora li guiderete bene in tutto il restoî (azzerato potenzialmente il concetto di guerra l'uomo potrà - nella pace - portare all'atto tutte le sue capacità pratiche e teoriche).
Se la
nostra esistenza è così profondamente condizionata
dalla istintualità di due creature che difficilmente entrano
nella ìrazionalitàî dei fini con le carte
in regola dell'amore cristiano, la persona sarà sempre
in un duplice pericolo: di subire cioè dei traumi fisici
(e psichici) e dei traumi spirituali che rendono utopico l'homo
homini homo. Non dimentichiamo che l'handicap fisico e psichico
colpisce il 5% dei frutti dell'uso del sesso e di quello spirituale
non conosciamo la percentuale.
Aldo Bergamaschi
Note
(1)
Se Augusto chiede figli alla famiglia (per difendere la quale
emana anche una legge contro gli adulteri) in nome della grandezza
di Roma; Dio chiede ai progenitori di moltiplicarsi per quale
motivo? Qui già vacillano le teologie religiose. Un solo
riferimento: Filone elogia Abramo perché, pur di essere
fedele al comando divino, pratica la poligamia.
(2) Gesù parla
della esultanza della donna dopo il parto, perché ha introdotto
nel mondo un uomo. Del resto anche Eva dopo il parto esclama (per
sottrarsi mentalmente al domino dell'uomo?): ìHo acquistato
un uomo dal Signoreî. Gesù dirà anche: ìLasciate
che i piccoli vengano a Meî.
(3) Euripide - è
noto - vuole dimostrare che non è vera la tesi platonica
secondo la quale chi commette il male lo fa per ignoranza. Medea
sa che il suo gesto è cattivo, ma lo commette lo stesso.
Platone scuote la testa e contro-domanda: il male è dovuto
a volontà o a cecità?
(4) Gesù dice
alle figlie di Gerusalemme di piangere sui propri figli ed elogia
le sterili. In altro passo c'è un cenno ironico alla smania
procreativa (all'epoca del diluvio gli uomini mangiavano, bevevano,
si accoppiavano e via furoreggiando, finché .. ). Come
si vede l'ironia è colma di pietà nei confronti
di una definalizzazione generalizzata.
(5) Come si vede il
ritmo evolutivo del genere umano sta preparando materiale per
Freud.
(6) Caino, o almeno
Enoc suo figlio, è il costruttore della prima città.
Lamec introdurrà la poligamia e il processo educativo sfocerà
nel diluvio. Nel pensiero biblico gli animali sono a servizio
dell'uomo, mentre l'uomo ha il compito di dominare e coltivare
la terra.
(7) Platone ha un curioso
riferimento agli animali e dice che non ha mai visto un branco
di buoi o di capre guidati da un bue o da una capra. Lasciati
a se stessi, infatti, i cosiddetti animali domestici si autocreerebbero
sì una società, ma simile a quella degli animali
selvatici. La guida dell'uomo è loro necessaria per portare
all'atto la loro vera identità. E gli uomini? Hanno sì
una ìrazionalitàî, ma hanno bisogno di una
guida che li trascenda. In teoria dovrebbero essere guidati dagli
Dei. Da qui l'idea di una Repubblica guidata almeno dai filosofi
(amanti della sapienza). Nella Bibbia troviamo attuata l'idea
platonica. Dio si sceglie un popolo (popolo eletto) e lo guida
con la Legge (data a Mosé).
Cosa strana, lì
si introduce la pena di morte e si lapidano i figli deviati (ìSe
uno ha un figlio caparbio e ribelle (..) sia lapidato da tutti
gli uomini della cittàî, Deut. 21, 18). Si fa ciò
che l'uomo non fa con i buoi o le capre. Ecco perché Cristo
va al cuore del problema e contesta agli Ebrei la concezione che
essi hanno di Dio; e si presenta come vero ìPedagogoî.
(8) Recentemente il
primate d'Irlanda card. Cahal Daly ha espresso le ìumili
scuseî della Chiesa cattolica per la lunga serie di abusi
sessuali compiuti da preti ai danni dei bambini.
(9) Nella prima Lettera
a Timoteo (2,15) S. Paolo, dopo aver colpevolizzato la donna circa
la caduta di Adamo, dice che ìpotrà essere salvata
partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella
carità e nella santificazione, con modestiaî. Un
commento ufficiale dice: ìLa maternità è
salvezza per la donna in quanto è la sua primitiva vocazione.
(10) Curioso questo
appellarsi allo Stato e alla Chiesa post factum. E prima (prima
del fatto) a quale etica si fa riferimento?
(11 ) Il maschio romano
(per es.) anche all'epoca di Augusto, procedeva senza precauzioni
nel- l'uso del sesso, anche all'interno del matrimonio. Se il
frutto non era di suo gradimento aveva cinque giorni di tempo
per deciderne la sorte. Questa era ed è la struttura dell'homo
homini leo, come ha dimostrato Freud.
(12) La Samaritana,
ad es., aveva elevato a fine del sesso il suo uso (o esercizio).
Per ciò ottenere, infatti, non c'è bisogno di un
marito, ma solo di un uomo (maschio). E i sei uomini che erano
stati con lei, a loro volta, avevano elevato a fine l'uso del
sesso, strumentalizzando ogni cosa, persona compresa. Dopo l'incontro
con Gesù una leonessa esce dalla foresta. E quei sei leoni
dove saranno andati?
(13) Per il mondo greco
è sufficiente ricordare il caso di Ifigenia sacrificata
da Agamennone per il motivo che sappiamo. Lucrezio insorgerà
contro una simile ìreligioî. Ma nella Bibbia (Giudici
11, 29- 39) abbiamo il caso della figlia di Iefte. ìIefte
(...) figlio di una prostitutaî è privato dell'eredità
e fugge nel paese di Tob. Poi è richiamato per combattere
contro gli Ammoniti, fa un voto al Signore: ìSe mi metti
nelle mani gli Ammoniti, la persona che uscirà per prima
dalle porte di casa mia, per venirmi incontro quando tornerò
vittorioso, sarà per il Signore e io l'offrirò in
olocau-stoî. Iefte vinse gli Amminiti ed ecco che la prima
che gli esce incontro è la figlia (l'unica figlia).
Ma lui ha dato la parola
al Signore.
La figlia chiede due
mesi di libertà per errare sui monti a piangere la sua
verginità. Poi, all'epoca di Gesù, troviamo il giuramento
di Erode fatto a Erodiade e vediamo cadere la testa di Giovanni.
E la strage degli Innocenti?
Sempre il giovane leone che deve sopprimere il vecchio leone e
i suoi cuccioli. Se tutto ciò ci sembra lontano nel tempo
e nel costume, non dimentichiamo che il concetto di Patria ha
chiesto e chiede ancora - in nome di Dio - il sacrificio di milioni
di giovani vite. Meno di un secolo fa era prassi normale che i
minori (bambini e bambine) fossero impiegati, abusivamente, e
spesso mediante tratta, nei lavori di fabbrica. Oggi ci sono gruppi
che li impiegano nella prostituzione, nel commercio della droga,
allo stato di feti per costruire cosmetici, come robot viventi
per prelevare organi.