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"Fermi, fermi; c'è qui un Bambino che parla" (K. O.)
Questi sette presepi, che la parola scritta ha sottratto all'oblio, sono come gli "avanzi" rimasti dopo la moltiplicazione dei pani, di cui parla il Vangelo. Li abbiamo raccolti - ne pereant - anche perché danno l'idea di quanto essenziale e profetico sia stato il Messaggio offerto dal Dio fatto uomo.
Vi circola dentro, infatti, una insoddisfazione cocente e cioè il rammarico che il grande evento - il Natale - abbia subìto una manipolazione da parte dei suoi gestori che sono i cristiani. L'aspetto scandaloso è, soprattutto, la rivoluzione tradita, il messaggio annacquato e accomodato alla dimensione del "religioso": questa maschera creata dell'uomo decaduto e presente in altri santuari e in altri omphalos di antico prestigio storico.
Questo Bambino, invece, è venuto a chiudere l'epoca delle religioni - "Dio si adora in spirito e verità" - e degli Stati Nazionali Sovrani - "Ama il tuo prossimo come te stesso" - i quali rappresentano ancora il conflitto collettivo - "Homo homini Lupus" dell'uomo dionisiaco prima della scoperta della Legge.
Eppure, tutti i gruppi "religiosi" - incluse le Chiese cristiane - alzano con vigore la propria bandiera, per indicare agli uomini la via della salvezza. Noi crediamo che questo Bambino, oltrechè azzerare tutte le "religioni" in quanto cattive mediatrici fra storia e verità, per essere e dover essere, abbia introdotto una novità esistenziale in cui tra il fattibile e il fatto non deve esserci la mediazione né dei riti, né delle opere, né della Legge. Nessuno, dopo Betlem, può più mettere diaframmi o condizioni all'amore verso il prossimo. Né possono più inventarsi dei cartesiani "medium quod" per accedere alla verità.
Per questo motivo siamo dubbiosi su tutte le proposte di rinnovamento "religioso". Non riusciamo più a sopportare il pestaggio generalizzato dell'acqua nel mortaio. Ci sembra una fatica di Sisifo priva di finalismi salvifici, una effimera autocelebrazione, un erculeo tentativo di tenere artificialmente in vita un cadavere. Forse più che spalancare le porte a Cristo - un Cristo sempre soggettivo o comunque troppo appropriato e spesso trasformato in totem - bisognerebbe spalancare le porte al suo Messaggio da parte di tutti e in tutte le espressioni della vita etica. Non a caso, questo Bambino - che si qualificherà come Figlio dell'Uomo e cioè come esemplare della natura umana tutta e non di un gruppo - ci chiederà di ridiventare fanciulli e dunque di azzerare tutto il fenotipo, e persino il genotipo, non solo su piano individuale, ma anche su piano collettivo. O i cristiani - nella vita associata - sono il tertium genus (nati da Dio), o sono la quinta colonna ora dell'ateismo pratico, ora del teismo elevato a modello culturale arrogante.
La divinità che tutto corrompe è il Dio Mammona - l'opposto del Dio Padre - che ha osato insidiare persino la culla del Bambino di Betlem. Vanno, infatti, i pastori al presepe e ci vanno anche i Magi; ma tra loro non riescono a fare comunità cristiana. In questo modo il Dio-con-noi è il Dio della contraddizione perpetua perché consacrerà nella "civiltà cristiana" la presenza del povero e del ricco, come se fossero due specie create da Dio. Hegel affiderà la gestione del tempo a un Dio diveniente e identificherà storia e verità.
L'unico cristiano che ha riproposto l'annuncio di Betlem nel tentativo di rimettere la storia al servizio (guinzaglio) della verità è Francesco d'Assisi: un povero cristiano senza titoli, all'infuori della figliolanza divina, che dopo un millennio di "religione cristiana" ripropone a Greccio la rinascita del Bambino di Betlem nelle coscienze e l'attuazione del suo Messaggio nella vita pratica. Ma anche Greccio viene riassorbito dalla violenza devastante della "religione" che tutto curva alle proprie dimensioni rituali rioccultando l'Aletheia (Verità) con l'Orthotes (ortodossia). E dopo altri otto secoli - alle soglie del terzo millennio - stiamo ancora programmando - o aspettando - rinnovamenti e primavere. Ebbene, no, è inutile attendere palingenesi miracolistiche o qualche sbarco dello Spirito Santo sul pianeta terra prima della fine stabilita dal Padre. Non bisogna tener d'occhio la parusia col cuore pieno di rabbia contro qualcuno, ma Betlem, per togliere agli uomini la tentazione di rimettersi in viaggio alla ricerca della verità. I cristiani - se ci sono - debbono dimostrare che Betlem è l'ultimo Natale perché è l'unico. Ogni altra avventura religiosa o politica di salvezza è trito riformismo, misero surrogato di ciò che il Natale di Cristo non ha saputo produrre in chi lo ha creduto e lo crede l'introduzione pacifica di Dio nella storia.
Ai giovani più impegnati che sono spesso demoralizzati perché temono di non avere quasi più nulla da inventare e quindi si autoconsumano attorno alle pratiche religiose prospettate dalle loro guide spirituali come valori salvifici, oppure si autodistruggono attorno ai miracoli della tecnica vivendoli passivamente come oche ingozzate, diciamo che sì, il cristianesimo è già stato inventato da Gesù Cristo - e ciò dovrebbe metterci in guardia nei confronti dei facili glossatori o delle misere contraffazioni - e che il brevetto è tutto descritto nel Vangelo sia pure sotto forma di testimonianza.
Ma fino ad oggi - fatta eccezione per soli due santi, S. Benedetto e S. Francesco, presto riassorbiti dall'alta marea del religioso - non s'è visto né il provino, né il primo fac-simile ed è quanto speriamo di vedere nel terzo millennio. Il brevetto - per chi accede al Cristianesimo per metànoia è chiarissimo: "Amatevi come io ho amato voi" e cioè "senza profitto". E questo nuovo tipo di rapporto deve verificarsi anzitutto tra l'uomo e la donna (matrimonio finalizzato all'incremento responsabile della specie); poi nel rapporto di lavoro dove avviene l'incontro tra capitale e lavoro e dove si gioca la definizione della eguaglianza e della pace.
Questo ci sembra lo spazio
riservato a chi vuol essere creativo nel sociale; a chi vuole
cioè azzerare il rapporto religioso - sempre classista
e gerarchico come lo è per natura il liberalismo eterno
- e dare origine al rapporto cristiano fondato su di un atto d'amore
che esclude tutte le mediazioni galeotte vuoi religiose vuoi laiche.
Senza dimenticare che Cristo stesso ha detto a coloro che credono
in Lui: "Farete cose maggiori delle mie". Si badi: non
nel settore della carità ma nel settore della giustizia.
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Il volume - fino ad esaurimento - può essere richiesto direttamente a Padre Aldo presso il Convento Cappuccini (Via Ferrari Bonini 2 - 42100 Reggio Emilia) o tramite una email specificando l'indirizzo completo per la spedizione franco spese
Il titolo, lievemente esoterico, del volume ne è anche la sintesi. "Logos e Parola" perciò; dove si vuol tenere distinto il Cristo, Pensiero del Padre (Logos), dal Cristo figlio dell'uomo che annunzia un Messaggio mediante parole. E dunque Verbum vocis strettamente legato al Verbum mentis.
La Fondazione Pietro Manodori ha ravvisato nei messaggi di questi sette Presepi un evento culturale degno della città del Tricolore e ne ha sovvenzionato la pubblicazione.
Il Presepio nel Convento dei Cappuccini è, infatti, una caratteristica della spiritualità francescana; originata da una "follia" paraliturgica di S. Francesco. Il quale nel 1223 ebbe l'idea di riproporre, a Greccio, all'aperto - e non più in chiesa - il Natale di Cristo, la cui memoria si era spenta nei cuori.
Al di là della descrizione coreografica - che tiene l'aggancio con la tradizione - viene evidenziata la tematica di ogni singolo presepio e si tratta di messaggi che coprono tutte le problematiche della nostra tormentata esistenza.
C'è l'auspicio di una lingua comune per favorire la comunicazione diretta fra gli uomini; la denuncia dello Stato Nazionale sovrano come ostacolo alla fratellanza. E' presentata la Trinità come esempio di egualianza dentro alle distinzioni; l'oro come veleno offerto dai Magi al Bambino Gesù. Vi è celebrato il primato della ragione, dell'uomo, dello spirito; il pensiero greco come avvistamento del Logos.
Infine, il Bambino, programmato per giudicare la storia, dichiara che la soluzione dei problemi della convivenza si trova oltre le religioni.
Il volume è di gradevole lettura anche perché l'editore lo ha arricchito di fotogrammi a colori che illustrano le tematiche di ogni Presepio.
A chiusura, l'autore ha riportato una novella di Primo Mazzolari - "Gente di più al Presepio" - scritta nel 1938 e già profetica nei confronti di un Natale defraudato della sua carica rivoluzionaria.