__________________Natale
Circola
in settori
della cristianità una insoddisfazione cocente, e
cioè il
rammarico che il grande evento - il Natale - abbia subito una
manipolazione da parte dei suoi gestori che sono i cristiani. L'aspetto
scandaloso è, soprattutto, la rivoluzione tradita, il
Messaggio
annacquato e accomodato alla dimensione del "religioso": questa
maschera creata dall'uomo decaduto e presente in altri santuari e in
altri omphalos
di antico
prestigio storico.
Questo Bambino,
invece, è venuto a chiudere l'epoca delle religioni - Dio si adora in spirito e
verità
- e degli Stati Nazionali Sovrani - Ama
il tuo prossimo come te stesso
- i quali rappresentano ancora il
conflitto collettivo - Homo homini
Lupus dell'uomo dionisiaco,
prima della scoperta della Legge.
Eppure, tutti i gruppi
"religiosi" - incluse le Chiese cristiane - alzano con vigore la
propria bandiera, per indicare agli uomini la via della salvezza. Noi
crediamo che questo Bambino, oltreché azzerare tutte le
"religioni" in quanto cattive mediatrici fra storia e
verità,
fra essere e dover essere, abbia introdotto una novità
esistenziale in cui tra il fattibile e il fatto non deve esserci la
mediazione né dei riti, né delle opere,
né della
Legge. Nessuno, dopo Betlem, può più mettere
diaframmi o
condizioni all'amore verso il prossimo. Né possono
più
inventarsi dei cartesiani "medium quod" per accedere alla
verità.
Per questo motivo siamo
dubbiosi su tutte le proposte di rinnovamento "religioso". Non
riusciamo più a sopportare il pestaggio generalizzato
dell'acqua
nel mortaio. Ci sembra una fatica di Sisifo priva di finalismi
salvifici, una effimera autocelebrazione, un erculeo tentativo di
tenere artificialmente in vita un cadavere. Forse più che
spalancare le porte a Cristo - un Cristo sempre soggettivo o comunque
troppo appropriato e spesso trasformato in totem - bisognerebbe
spalancare le porte al suo Messaggio da parte di tutti e in tutte le
espressioni della vita etica. Non a caso, questo Bambino - che si
qualificherà come Figlio dell'Uomo e cioè come
esemplare
della natura umana tutta e non di un gruppo - ci chiederà di
ridiventare fanciulli e dunque di azzerare tutto il fenotipo e, forse,
persino il genotipo, non solo su piano individuale, ma anche su piano
collettivo. O i cristiani - nella vita associata - sono il tertium genus
(nati da Dio), o sono
la quinta colonna ora dell'ateismo pratico, ora del teismo elevato a
modello culturale arrogante.
La divinità che
tutto corrompe è il Dio Mammona - l'opposto del Dio Padre
– che
ha osato insidiare persino la culla del Bambino di Betlem. Vanno,
infatti, i pastori al Presepe e ci vanno anche i Magi; ma tra loro non
riescono a fare comunità cristiana. In questo modo il
Dio-con-noi è il Dio della contraddizione perpetua
perché
consacrerà nella "civiltà cristiana" la presenza
del
povero e del ricco, come se fossero due specie di uomini create da Dio.
Hegel affiderà la
gestione del tempo a un Dio diveniente e identificherà
storia e
verità. L'unico cristiano che ha riproposto l'annuncio di
Betlem
nel tentativo di rimettere la storia al servizio della
verità
è Francesco d'Assisi: un povero cristiano senza titoli,
all'infuori della figliolanza divina, che dopo un millennio di
"religione cristiana" ripropone a Greccio la rinascita del Bambino di
Betlem nelle coscienze e l'attuazione del suo Messaggio nella vita
pratica. Ma anche Greccio viene riassorbito dalla violenza devastante
della "religione" che tutto curva alle proprie dimensioni rituali,
rioccultando l'Aletheia
(Verità) con l'Orthotes
(ortodossia). E dopo altri otto secoli - nel terzo millennio - stiamo
ancora programmando - o aspettando - rinnovamenti e primavere.
Ebbene, no, è inutile attendere palingenesi miracolistiche o
qualche sbarco dello Spirito Santo sul pianeta terra, prima della fine
stabilita dal Padre. Non bisogna tener d'occhio la parusia, col cuore
pieno di rabbia contro qualcuno, ma Betlem, per togliere agli uomini la
tentazione di rimettersi in viaggio alla ricerca della
verità. I
cristiani - se ci sono - debbono dimostrare che Betlem è
l'ultimo Natale perché è l'unico. Ogni altra
avventura
religiosa o politica di salvezza è trito riformismo, misero
surrogato di ciò che il Natale di Cristo non ha saputo
produrre
in chi lo ha creduto e lo crede l'introduzione pacifica di Dio nella
storia.
Ai giovani più
impegnati che sono spesso demoralizzati perché temono di non
avere quasi più nulla da inventare e, quindi, si
autoconsumano
attorno alle pratiche religiose, prospettate dalle loro guide
spirituali come valori salvifici; oppure si autodistruggono attorno ai
miracoli della tecnica - vivendoli passivamente come oche ingozzate
diciamo che sì, il cristianesimo è già
stato
inventato da Gesù Cristo - e ciò dovrebbe
metterci in
guardia nei confronti dei facili glossatori o delle misere
contraffazioni - e che il brevetto è tutto descritto nel
Vangelo
sia pure sotto forma di testimonianza. Ma fino ad oggi - fatta
eccezione per soli due santi, S. Benedetto e S. Francesco, presto
riassorbiti dall'alta marea del religioso - non s'è visto
né il provino, né il primo fac-simile ed
è quanto
speriamo di vedere nel terzo millennio. Il brevetto - per chi accede al
Cristianesimo per metànoia - è chiarissimo: Amatevi
come io
ho amato voi e
cioè senza
profitto. E
questo nuovo tipo di rapporto deve verificarsi anzitutto tra l'uomo e
la donna (matrimonio finalizzato all'incremento responsabile della
specie); poi nel rapporto di lavoro dove avviene l'incontro tra
capitale e lavoro e dove si gioca la definizione della eguaglianza e
della pace.
Questo ci sembra lo
spazio riservato a chi vuol essere creativo nel sociale; a chi vuole
cioè azzerare il rapporto religioso - sempre classista e
gerarchico come lo è per natura il liberalismo eterno - e
dare
origine al rapporto cristiano fondato su di un atto d'amore che esclude
tutte le mediazioni galeotte, vuoi religiose, vuoi laiche.
Senza dimenticare che
Cristo stesso ha detto a coloro che credono in Lui: Farete cose maggiori
delle mie. Si
badi: non nel settore della carità, ma nel settore della
giustizia.
Padre A. Bergamaschi