DEMOCRAZIA e IDENTITA' CULTURALI

 

"Nello zoo dovrebbero convivere tutti
gli animali. Ciò è possibile solo se il
Direttore dello zoo è unico e se talune
specie sono divise dalle altre almeno
con una rete metallica. Nella società
multietnica dovrebbero convivere tutte
le culture, ma ciò è possibile solo".
(K.O.)

 

Il suggerimento ci viene da un articolo di Ernesto Galli della Loggia apparso sul Corsera del 17 dic. 2003, con questo titolo: "Se la democrazia nega le identità culturali, metteremo ai voti i dieci Comandamenti?". Di che si tratta? (1) "Una vasta opinione è favorevole allo stabilimento di una società multiculturale". I pedagogisti spasimanti del dialogo sono per l'abbraccio degli animali razionali di tutto lo zoo umano. Ma alcuni di questi animali razionali sono pericolosi per la pace sociale. Dunque, quei medesimi pedagogisti (2) "Hanno spinto ad approvare la decisione del Governo francese, di vietare all'interno delle scuole (ma non solo) l'esibizione del chador, della kippah, o delle croci cristiane di grande dimensione". C'è di più: (3) "La stessa opinione pubblica sarebbe pronta ad approvare la decisione del Parlamento svedese di vietare di fatto il rito della circoncisione" (facciamo notare, per inciso, che già un Imperatore Romano aveva vietato quel rito perché lesivo della integrità fisica del corpo). Il Parlamento Svedese equipara quel rito a una operazione e vuole la presenza di un operatore sanitario. Il Congresso ebraico mondiale è insorto perché sarebbe, quella del Parlamento Svedese, "La prima restrizione legale introdotta in Europa contro un rituale ebraico dopo la caduta di Hitler". Contro-replica il Parlamento Svedese: "La decisione è stata presa in nome dei diritti del bambino sancita da una Carta delle Nazioni Unite".

Galli della Loggia non ha dubbi: "Un reale orientamento multiculturale dovrebbe portare a opporsi recisamente a decisioni come quelle di Parigi e di Stoccolma". Infatti, dove va a finire la multiculturalità se si mettono al bando aspetti decisivi dell'appartenenza culturale quali quelli di natura religiosa? Chi vieta in questo senso ­ aggiungiamo noi ­ si trasforma eo ipso in una chiesa integrista e cambia natura allo Stato Laico. Dove va a finire ­ in queste condizioni ­ il pluralismo multiculturale se ogni "spazio pubblico" (per es. la salute del singolo) debba essere sottoposto ­ in nome della laicità dello stato ­ a una totale "sterilizzazione ideologico-religiosa?"

Ed eccoci alla domanda di merito: La concezione di democrazia che sta imponendosi in Occidente è compatibile non solo con la presenza di culture diverse (es. l'Islam), ma persino con il mantenimento "del nostro stesso retaggio culturale?" Questo tipo di democrazia, infatti, anziché "approfondire il controllo del potere" o "favorire la diffusione delle opportunità di partenza" si orienta a proteggere i diritti dell'individuo.

In altre parole: si orienta ad affermare il soggetto come fine a se stesso e fare di Lui, invece della società, il principio di definizione del bene e del male. Ora, il numero dei diritti "riferiti alla pura volizione individuale" è in funzione delle possibilità "dischiuse dal progresso tecnico e scientifico". Ma se la democrazia è "definita solo dall'individualismo o dalla incorporazione della modernità tecnologica" come potrà conciliarsi, alla lunga, con le due dimensioni proprie di ogni cultura: la dimensione collettiva e quella del passato?

Ed eccoci all'ultimo scenario ipotizzato da Galli della Loggia: "Un Parlamento intenzionato a mettere ai voti i Dieci Comandamenti non è il culmine ideale di una società libera".

Siamo così arrivati al nodo del problema. La democrazia attuale, nega o limita le identità culturali quando queste insidiano, appunto, la stessa democrazia. La democrazia compiuta, invece, sarà quella che creerà lo spazio per tutte le identità culturali. Noi abbiamo elaborato de tempo la tesi della "divisione delle etiche". L'analisi di Galli della Loggia ci convince che quella è la soluzione per coniugare le due esigenze della pace sociale e delle libere espressioni collettive. Dentro ai quadri nazionali attuali non tutto ci può stare senza mettere in pericolo la pace sociale. Da qui i limiti introdotti in nome della laicità. Per avere un quadro più allargato occorre rompere il guscio dello Stato Nazionale, insediare un solo Stato Planetario il cui compito sarà quello di passare subito alla "divisione delle etiche" o libera determinazione dei gruppi o democrazia compiuta.

Dentro a questo quadro prende significato la tesi di C. Levi, relativa allo stato federale mondiale, luogo in cui la vita dei singoli e dei gruppi possa esprimersi come un "insieme di infinite autonomie". Insistiamo su qualche dettaglio: Lo Stato Planetario ha il compito di far sì che ognuno (ogni cultura) esprima totalmente se stessa, ma senza interferire su quella altrui. Non bisogna dimenticare che tutte le culture, come le religioni, sono missionarie.

Lo Stato Nazionale attuale, per quanto voglia essere democratico è costretto a tagliare code e simboli per far convivere, alla meno peggio, visioni opposte del mondo. E questo è il disagio espresso nella decisione di Parigi e di Stoccolma.

Per non dover mettere ai voti i Dieci Comandamenti occorre creare una società in cui ognuno possa praticare i suoi Comandamenti ­ non si dimentichi che ogni religione ha i suoi dieci comandamenti ­ senza imporli, come che sia, a chi non li condivide in tutto o in parte. Erodoto racconta (cfr. Storie, III, 99) che agli Indiani Padei si attribuiscono queste usanze: "Quando uno è malato, uomo o donna, i congiunti più stretti, se è uomo lo uccidono, dicendo che, se lo lasciassero consumare dalla malattia, la sua carne si corromperebbe e anche se quello protesta di non essere malato, non gli danno retta, lo uccidono e lo mangiano in un banchetto. Se si tratta di una donna, sono le donne" che compiono l'operazione eugenetica.

Lo Stato democratico attuale non potrà mai legittimare l'etica degli Indiani Padei; anche se qualcuno afferma che "lo Stato non può entrare in questioni etiche". L'etica degli Indiani Padei potrà essere legittimata in uno Stato Planetario che promuove la divisione delle etiche liberamente scelte e ne tutela l'autonomia mediante un servizio di Polizia internazionale.

Il compianto Norberto Bobbio sognava una democrazia interamente fondata sul voto di opinione. Per cui una società basata soltanto sulla rappresentanza degli interessi particolari era una degenerazione della democrazia. Giustissimo. Ma per avere una democrazia interamente fondata sul voto di opinione, occorre ipotizzare uno Stato Planetario nel senso da noi indicato. Quello di N. Bobbio era un sogno, la nostra è, forse, una utopia; ma fra le tante "cattive", amiamo pensare che sia una buona utopia.

Due osservazioni finali:

(1) A chi si pone il problema del futuro del Cristianesimo in un simile assetto globalizzato, rispondiamo: proprio il Cristianesimo ­ ora ridotto al rango di religione, ma nativamente "novità esistenziale" intesa come messa in crisi della religione e dello Stato Nazionale, in quanto ostacoli al secondo Comandamento ­ prevede lo Stato Planetario unico e la divisione delle etiche per trovare lo spazio entro cui potrà mostrare al mondo la soluzione dei problemi della convivenza ("Amatevi come io ho amato voi") e cioè senza profitto nel rapporto uomo-donna, uomo-uomo (lavoro), uomo-uomini (assetto politico) - disattesi da tutte le religioni e da tutte le culture.

(2) A chi teme che la divisione delle etiche rechi turbamento agli amanti della dialogicità, intesa come via all'unità, proponiamo, da subito, sotto l'egida dell'ONU, l'introduzione, in tutte le scuole del mondo, di una lingua comune (per es. l'Esperanto) per cominciare a esorcizzare ogni forma di egemonia culturale in questo settore e nello stesso tempo a superare la maledizione di Babele, onde rendere possibile il vero dialogo tra gli eguali e riappropriarsi, in pace, la conquista del Cielo.