La famiglia e i suoi grattacapi

"In tema di sesso bisogna stabilire se il primum è il suo uso o se il rispetto di un fine che lo giustifichi e lo disciplini"

 

Vediamo di chiarire subito le cosiddette "certezze dogmatiche" per evitare di partire col piede sbagliato. Dio non ha creato il matrimonio inteso come "stampo". Per i teisti cristiani Dio ha creato l'uomo e la donna (differenze finalizzate) (1). Il matrimonio, allora, è un'invenzione umana e come tale cade sotto il controllo delle attività libere, la cui caratteristica è quella di essere responsabili a tal punto da qualificare la propria scelta ora come buona ora come cattiva. Il matrimonio, dunque, è invenzione "umana" come sono invenzioni "umane" le religioni, le lingue, le nazioni, i sistemi politici ed economici. Il matrimonio, infine, è una invenzione umana che dipende dal movimento della psiche (io personale) e dalla visione del mondo (io sociale). Si dirà: e la Bibbia che cosa ci racconta? La Bibbia proietta in Dio creatore le scelte etiche di un gruppo antropologico. Se il gruppo ha una certa opinione della donna e dell'uomo tende a cercarne l'origine in Dio. La donna biblica, infatti, è sì voluta da Dio; ma è tratta dall'uomo quindi è a lui soggetta; è sì un aiuto "simile" all'uomo, ma è responsabile della "caduta", dunque è sotto tutela. Da qui l'origine del filone culturale che arriverà perfino a negarle l'anima. E anche "l'andate e moltiplicatevi" è un curioso "comando", visto che era implicito nella struttura fisica dei due. Ciò denota che i finalismi non erano "evidenti" e rischiavano di non essere ben capiti. Questo rischio, infatti, continua (2). L'uso del sesso, infatti, può inseguire scopi assai diversi dalla "procreazione". Può diventare, per esempio, un'attività fine a se stessa e può declassare l'altra parte a mero strumento; anziché vederla come complemento di un disegno che trascende (e quindi egualitarizza) i due.


Tra il piacere di mettere al mondo un figlio e i dispiaceri che esso può dare ai genitori c'è un dislivello che spiega come l'uso del sesso fuori del matrimonio sia un richiamo irresistibile


Le affermazioni della Bibbia sono ricuperate da Cristo nel loro enunciato assoluto e cioè dove sono a piombo col pensiero di Dio. L'uso, infatti, che il gruppo aveva fatto di quelle parole era risultato un capitolo della "religione". Gesù ritiene solo i momenti portanti del discorso. Dio li ha fatti "maschio" e "femmina" in vista di una unione "monogamica" se è vero che ha creato un solo uomo e una sola donna, (3). Dalla interpretazione del testo biblico, da parte di Gesù, risulterebbe che la monogamia è originaria e che la poligamia, per esempio, è una sua corruzione (4). Altre due affermazioni di Gesù meritano attenzione: a) "L'uomo si unirà a sua moglie" (e cioè eserciterà il sesso solo con lei, se è vero che il gesto è un aspetto dell'amore dovuto all'altro), b) "L'uomo non separi ciò che Dio ha unito", che per i due si trasforma in quest'altro invito: l'uomo e la donna debbono unirsi in Dio per attuare il disegno originario e mettere i presupposti di una convivenza socialmente e individualmente felice. Se i due non si uniscono in Dio tutto può accadere. Gesù recupera i punti irrinunciabili (in quanto di origine divina); ma non ripete che la donna è stata tratta (o deriva) dall'uomo (5).

Resta da sciogliere il nodo dell'inciso di Matteo "Eccetto in caso di fornicazione" (o, in traduzioni più aggiornate, "eccetto in caso di concubinato", "all'infuori del caso di impudicizia") che la tradizione si porta dietro senza darci alcuna certezza. Un dato è tuttavia certo: due sono i modi di intendere il discorso di Gesù. Per alcuni (Marco, 10) si tratta di un diktat che fa della indissolubilità uno "stampo". Per altri (Matteo, 5 e 19) esiste l'unica eccezione possibile ed è quando uno dei due calpesta la definizione di matrimonio fino a dimostrare che l'unione non è avvenuta in Dio (sarebbe questo il significato della famosa parola "porneia" di cui parla Matteo). La prova, indiretta, è data dalla prassi della chiesa Ortodossa che concede in taluni casi (per es. se uno dei coniugi abbandona l'altro) il permesso di risposarsi; e anche dalla prassi della chiesa Cattolica che, mediante la Sacra Rota, dichiara nulli alcuni matrimoni, perché, sostanzialmente, non furono fatti in Dio (6). Se - come dovrebbe essere - l'uomo e la donna si uniscono in Dio, allora resta fermo che "l'uomo non può separare ciò che Dio ha unito". Il vero problema, dunque, consiste nel far si che i due si uniscano in Dio (7).

Fuori da questa interpretazione aumentano le contraddizioni della vita pratica e cioè le contraddizioni tipiche delle "religioni", dove cioè la parola di Dio viene addomesticata, o manipolata (8).
In genere il pensiero di Gesù ("l'uomo non separi...") viene inteso come un "comando" e, per paradosso, viene riferito come tale a degli schiavi e cioè a chi non è entrato in metànoia (regno della vera libertà). Se Gesù non comanda che fa allora? Gesù dice soltanto che chi si comporta così, per metànoia, raggiunge eo ipso la perfezione in quel settore. Adamo ed Eva si sono uniti in Dio o già si sono uniti per altre motivazioni? Questo il dubbio che pesa su tutta la storia ed è qui dove subentra il filo a piombo di Cristo. E la chiesa, a sua volta, dovrebbe educare l'uomo a unirsi in Dio per avere il matrimonio indissolubile. Il cristianesimo reale, invece - lo diciamo con amarezza - ha scelto 1a monogamia e l'indissolubilità come una "imposizione" e ha messo in ombra il presupposto della metànoia. il risultato è sotto gli occhi di tutti - cristiani e non cristiani -: gli individui non sono felici, la società ancor meno. Dunque - ci si passi il paradosso - bisogna rimettere in libertà e gli individui e questa società.

Non a caso, un pò da per tutto nel mondo, si ritentano quelle strade che Platone aveva già ipotizzato anteriori alla scelta del matrimonio monogamico nella civiltà greca come "minor male". E, infatti, la monogamia è il "minor male" per il bene psichico dei figli; ma è un rischio, per la donna che è più facilmente soggetta a forme camuffate di schiavitù. La poligamia è prevalsa là dove la donna è stata strumentalizzata e demolita come persona autonoma (9). Così, per esempio, leggiamo che nel Vietnam le mutazioni sociali vanno al galoppo.

Nuove sono le motivazioni per cui ci si lascia. Una volta si scioglievano matrimoni combinati o rovinati dalla guerra; oggi si dichiarano incompatibilità caratteriali o materiali. Nell'età compresa fra i trenta e i cinquant'anni in tre casi su quattro la decisione parte dalla donna alla quale poi (nel 90% dei casi) i tribunali affidano i figli. Le donne sopportano sempre meno i tradimenti, le violenze fisiche, e altri flagelli sociali come la tossicodipendenza, il vizio del gioco di cui i coniugi le rendono vittime. Le più fortunate trovano uno straniero, le più disgraziate si danno alla prostituzione per vivere. La donna tenta la fuga da uno spirito feudale millenario in cui la monogamia era favorevole all'uomo. Crescono così i bambini abbandonati e gli orfani. Nella frana delle tradizioni, l'uomo tende a risposarsi (nove su dieci trovano un'altra donna che li accudisce). Poco più del 50% delle donne divorziate si risposano.
Come si vede la monogamia, guadagnata dai greci come un minor male, è arrivata al capolinea. Non a caso il Platone anziano propone nella comunanza delle donne (e degli uomini) l'argine estremo per evitare, il "libero amore" assoluto.


Il sesso, come il danaro e come il potere, è incontrollabile. In tutti e tre i settori prevale la cosiddetta "legge di mercato". I codici pongono paletti che nessuno rispetta per convinzione interiore. Solo la divisione delle etiche potrà far emergere il cristiano.


Nel Manifesto dei comunisti (1848) di Marx-Engels troviamo la descrizione della famiglia borghese fondata sul capitale e sull'industria privata. "Nel suo pieno sviluppo - leggiamo - la famiglia esiste soltanto per la borghesia, ma il suo complemento necessario è la mancanza di famiglia per i proletari e la pubblica prostituzione" (10). Non solo, ma "la fraseologia borghese sulla famiglia e sull'educazione, sui dolci rapporti fra genitori e figli diventa tanto più nauseante quanto più la grande industria spezza i legami di famiglia nel proletariato e fa dei fanciulli altrettanti articoli di commercio e strumenti di lavoro" (11). Ai comunisti che vo- gliono mettere ordine in questo disordine si obietta "ma voi propugnate la comunanza delle donne!" Il borghese teme che gli strumenti di produzione siano sfruttati in comune e crede che tale sorte colpisca anche le donne, mentre bisogna fare della donna qualcosa di più di un semplice strumento di produzione. Da qui il violento sarcasmo di Marx: "I comunisti non hanno bisogno di introdurre la comunanza delle donne, essa è quasi sempre esistita" (12). Come si vede, sotto tiro è la civiltà cristiana tutta. La monogamia indissolubile è una pura facciata "religiosa" da un lato e uno sfrenato borghesismo dall'altro lato. Marx e Engels, per sanare l'enorme piaga, prevedono e promuovono "l'abolizione degli attuali rapporti di produzione" (13); mentre il cristianesimo reale non si avvede che manca la matànoia nei tre settori chiave della vita associata (sesso, danaro, potere). Non dimentichiamo che in tutta Europa i "proletari" sono oggi diventati borghesi e, a loro volta, sono caduti nei difetti denunciati da Marx-Engels (14).

Tolto dalla scena il diavolo marxista, resta il diavolo materialista che era anche il bersaglio del marxismo. Prendiamo il duplice atteggiamento dei cattolici e dei musulmani nei confronti della Conferenza Mondiale su "Popolazione e sviluppo" svoltasi al Cairo dal 5 al 13 settembre 1994. I più ortodossi censori di parte cattolica dicono che il documento ONU contiene una concezione individualistica della sessualità e dimentica la finalità stessa ed essenziale della sessualità e cioè la relazione con l'altro e la procreazione. Così ci sarebbe l'annullamento del concetto di famiglia perché vengono usati vocaboli "allargati" e imprecisi come "diversità" "pluralità dei modelli familiari". Per cui nel concetto di famiglia rientrerebbero varie forme di convivenza come la famiglia monoparentale o la coppia omosessuale. Breve: la famiglia non viene più presentata come una istituzione riconosciuta con il matrimonio stabile. Per altri cattolici, nel Documento non si trovano indicati modelli di vita promiscua, semmai il contrario. Il prevedere poi istruzione e salute per le fasce più a rischio (donne e bambini) è un rafforzare la famiglia. Anche per parte musulmana due sono gli atteggiamenti. I più "illuministi" dicono che "nulla nel Documento preparatorio alla Conferenza viola gli insegnamenti dell'Islam né incoraggia le libere relazioni sessuali o l'aborto come mezzo di controllo delle nascite". I Fondamentalisti, invece, non vogliono la legittimazione del potere di scelta della donna. Mohamed Hashemi Rafsangiani, responsabile iraniano della politica estera, dopo l'incontro con il messaggero Vaticano ha detto: "La futura guerra sarà fra i religiosi e i materialisti". Se lo stare insieme provoca uno scontro che era (ed è) tipico degli Stati Nazionali - nei quali si coagulavano le più svariate forme di etnocentrismo - allora bisogna procedere celermente alla "divisione delle etiche" dopo aver costituito lo Stato Mondiale unico quale garante della tolleranza tra le diversità.

Ma anche al di là della pungente analisi del Manifesto, c'è il settore laico con le sue attrezzature, "scientifiche" (sociologia, psicanalisi, ecc.). Questo settore pensa che la famiglia non può più reggersi sulla retorica dell'amore e del mito del matrimonio. Breve: "La famiglia deve cambiare in una società che cambia". Gli Adami e le Eve moderne come si trovano di fronte a se stessi, ammesso il rifiuto della tradizione? C'è anzitutto nei giovani il cosiddetto "consumo dei sentimenti" ("stiamo insieme finché stiamo insieme"); ad quid continuare il rapporto di coppia quando l'amore iniziale è passato? (15). Poi c'è la "percezione del futuro" che i giovani non hanno. Da qui l'impossibilità di fare progetti (costruire una famiglia) (16). Infine c'è il cosiddetto "limite dell'amore", per cui sarebbe sbagliato continuare a sostenere che il matrimonio è una unione che deve reggersi sull'amore inteso come sentimento forte (desiderio di possesso sessuale) (17). Questa retorica deve essere superata. La pedagogia del matrimonio deve essere basata più sull'idea di contratto e di solidarietà (volere cioè affrontare le difficoltà della vita insieme) (18).

Sarebbe questa la strada per evitare il fallimento di molte unioni (il cui numero è in costante aumento). Dunque, un legame centrato sull'amore non può dare stabilità e quando si viene al consiglio che questi analisti danno ai sacerdoti (delle chiesa cattolica) si odono parole come queste: "Devono passare da una pedagogia del sacrificio a una pedagogia della gioia perché la gente non ne vuole sapere di sacrificio. Questo significa far capire la gioia dello stare insieme anche se ciò richiede impegno e fatica nel momento in cui ci si avvia in questo cammino" (19). Gli analisti aggiungono che i giovani, oggi, hanno una grande voglia di sacro; ma quale "sacro" offre il cristianesimo reale? Quello del Messaggio o quello della propria tradizione? (20).
In una situazione così deteriorata che fare? Il problema riguarda anzitutto i cristiani per i quali l'assedio diventa sempre più soffocante. Non resta loro che imitare gli Ebrei dell'epoca faraonica e chiedere di uscire dall'Egitto per andare nel deserto ad adorare Dio secondo il proprio genio. Curiosa e profetica ci è sembrata la proposta del Card. di Buenos Aires Antonio Quarracino di chiedere il confino per gli omosessuali.

L'ospitante paese lontano dovrebbe essere abbastanza grande perché tutti gli omosessuali possano viverci in tutta libertà. L'aspetto preoccupante della proposta è che, negli ultimi 18 mesi, sei preti inglesi sono stati condannati da tribunali civili per abuso di minori e che una diocesi americana è sull'orlo del fallimento per far fronte alle spese di processi per analogo motivo. Ecco perché noi siamo per la divisione delle etiche a livello mondiale. Non per punire qualcuno; ma perché ognuno possa praticare - iuxta propria principia - ciò in cui crede e mostrare al mondo la verità rivoluzionaria della propria scelta, senza che nessuno possa più ripetere sconsolato la trita accusa che suona così: "E' colpa della società". La proposta pastorale pratica potrebbe essere questa: 1) chiudere la tradizione del battesimo ai bambini perché non è originaria e perché cristiani si diventa per metànoia e non per rito di appartenenza. Questo vale per il cristianesimo reale e, ovviamente, per tutte le religioni. Se dovessimo adottare uno slogan pedagogico potremmo dire: "Giù le mani dai bambini"; 2) il matrimonio come sacramento potrà essere dato solo a chi entra in battesimo per metànoia. Stop.

Noi sognamo - e ci sforziamo di costruire - un mondo in cui un'attrice possa attuare il sogno "avere un harem con 15 fidanzati e nessun marito": e un mondo in cui un attore possa avere "un harem con 50 fidanzate e nessuna moglie". Breve: noi sognamo un mondo in cui i gruppi sociali siano tali per assoluto consenso e omogeneità etica e che l'assetto della convivenza (rapporto capitale-lavoro) sia gestito in proprio. Tra questi gruppi dovrà instaurarsi anche quello cristiano e alla fine si vedrà dove emergerà di casa la felicità. Nel mondo attuale siamo tutti prigionieri politici e quindi in convivenza forzata, tenuti uniti da leggi che nessuno osserva per convinzione e che quindi devono, per logica conseguenza, ipotizzare e le prigioni e la pena di morte.

Aldo Bergamaschi


Note

(1) Resta impregiudicato il discorso sulla Creazione intesa come colpo di bacchetta magica (creazione dal nulla) o come evoluzione (originariamente imperfetta)

(2) L'ammettere che ci sono dei finalismi da rispettare è il dubbio primario dell'essere razionale; perché configura una dipendenza e una verità che supera la storia

(3) La frase di Gesù "ma all'inizio non era così" si riferisce al dato inoppugnabile che la coppia è originaria o a un disegno-modello? C'è tuttavia un particolare da chiarire: mentre i primi due esseri umani sono stati, per così dire, scelti da Dio - ed è da supporre su misura fisica, psicologica, ecc. e pur sempre liberi - noi abbiamo un impegno totale con la libertà di scelta: da qui molti dei nostri guai

(4) Il pensiero di Nietzche, come è noto, è l'esatto contrario

(5) Sarà S. Paolo a costruire deduzioni equivoche

(6) La famosa "Regola comunitaria" (Mt 18,15) che si conclude col mettere in libertà colui che infrange le certezze della metànoia è su questa linea

(7) La novità di Gesù è tutta qui. Egli non istituisce il matrimonio cristiano a guisa di stampo d'acciaio entro cui calare l'uomo e la donna; ma ne affida la costruzione ideale alla metànoia. In altre parole: Gesù non fonda una famiglia già pronta per l'uso, ma introduce presupposti che potranno "rinnovarla" come potranno rinnovare tutte le altre realtà sociali e antropologiche. E il presupposto rivoluzionario è questo: "Amatevi come io ho amato voi" in tutti e tre i settori vitali dell'esistenza (sesso, danaro, potere: rapporto uomo-donna, rapporto socio-economico, rapporto politico). E Gesù come ci ha amati? La teologia conosce una sola risposta: senza profitto. Stop

(8) D'accordo, si nega la Comunione ai divorziati; ma li si vuole ancora fra i propri sudditi. Mentre si lascia carta libera agli adulteri abituali che ricorrono all'astuzia di confessarsi ogni settimana, magari cambiando confessore di tanto in tanto. Tutto questo accadeva esattamente all'epoca di Gesù e accade ovunque c'è "religione". Teniamo presente che il cristianesimo è una "religione" e che Gesù non è venuto a fondare una "nuova religione" - che anzi ne dichiara la crisis - ma è venuto a iniziare una novità esistenziale in cui deve cadere la distinzione tra rito e vita ("Si vedono i cristiani, dice Minucio Felice nell'Ottavio, non si vede la loro religione")

(9) Il mito delle Amazzoni rappresenta un tentativo disperato di sottrarsi al dominio dell'uomo e di affermare la cosiddetta "differenza"

(10) Ricordiamoci che il "salario familiare" è una conquista relativamente recente. All'epoca della Rerum Novarum si discuteva ancora se fosse opera di giustizia o di carità. Roma, interpellata dall'episcopato Belga, rispose che era "di carità". I comunisti, dice il Manifesto, sono rimproverati di voler abolire "lo sfruttamento dei fanciulli da parte dei loro genitori". Marx-Engels rispondono che i comunisti "confessano questo delitto". Noi sappiamo che, in realtà, la tratta dei bambini arriva ben dentro al nostro secolo

(11) Come si vede, analisi e denuncia sono ineccepibili. D'accordo, quando si passa alla soluzione interviene il presupposto della "lotta di classe" ma l'idea di fondo è quella di Gesù e cioè l'ipotesi di una metànoia. I commentatori marxisti italiani, molto sobriamente annotavano: "Una nuova famiglia proletaria subentrerà alla famiglia borghese che è basata sui vincoli capitalistici e completata dalla prostituzione"

(12) I borghesi - insiste il Manifesto - non solo hanno a disposizione le mogli e le figlie dei proletari - senza parlare della prostituzione ufficiale - ma trovano gran piacere nel sedursi scambievolmente le mogli. Quindi "il matrimonio borghese è davvero la comunanza delle mogli"

(13) Uno degli aspetti curiosi della Conferenza Mondiale del Cairo è l'accusa di demagogia fatta al Vaticano che verrebbe a trovarsi d'accordo con Marx. Ecco il testo accusato: "Non è la cosiddetta esplosione demografica la radice del problema. Per nulla. E' solo l'egoistico sfruttamento da parte dei capitalisti delle risorse del Terzo mondo". Per gli esperti di problemi antropologici non si può parlare, per esempio di "un solo modello di famiglia latino-americana". E anche la famiglia "cattolica" che oggi prevale "in realtà non è altro che una brutta copia di quella europea". Da qui la sua fragilità intrinseca che si accentua nei momenti in cui la povertà minaccia le già precarie condizioni di vita della maggior parte della popolazione

(14) Le analisi sociologiche sono pressoché concordi. Ecco ad esempio alcuni titoli di giornale: "L'amante non va più, arriva la moglie part time". Di che si tratta? "Oggi il rapporto sessuale all'interno di una coppia sposata è più soddisfacente di un tempo. L'amante diventa quindi quello che la moglie non è più ed è il nido in cui rifugiarsi. L'infedeltà resta comunque una costante nell'universo maschile e femminile italiano. Oppure titoli come questo: "Il marito primo intruso per la donna di 40 anni". Di che si tratta ? "Anche nei matrimoni riusciti, molte donne dicono che non hanno potuto realizzare il loro ideale di vita amorosa". A questo punto "non c'è più posto per il marito o per un nuovo matrimonio. Solo un amante con cui andare a ballare, al cinema, con cui rinascere a una vita nuova ricca di emozioni e di erotismo. Ma non da vedere tutti i giorni, non un fidanzato fisso. Un uomo da prendere e lasciare in libertà. Senza obblighi, senza doveri, senza routine, come quando era adolescente". Dentro a questo quadro sociale ci si domanda: dove sono i cristiani?

(15) Dunque la parola amore resta ambigua. E potremmo maliziosamente chiederci: Adamo ed Eva che cosa avranno fatto dopo essersi conosciuti sessualmente, e cioè dopo aver esercitato il sesso? Una certa psicanalisi pensa che Adamo sognava altre donne da conoscere e Eva altri uomini. Voltaire diceva che l'adulterio è coevo al matrimonio monogamico. Per uscire da questa impasse occorre introdurre il discorso dei finalismi e quindi rimettere la soluzione dei problemi alla ragione, sottraendola al gioco dei puri sentimenti. E' ciò che ha fatto il Logos per eccellenza e cioè Gesù Cristo

(16) Anche qui è lecito domandarci che cosa avrà pensato Adamo quando Eva gli ha comunicato che era incinta. E lei stessa che cosa avrà pensato? Come si vede i vincoli impegnano a ipotizzare una "progettazione". O quell'intrusa entità (il figlio) era venuto a rompere l'idillio dell'uso definalizzato del sesso? Qualche ardito psicanalista vede qui il delinearsi della figura di Caino. L'uso del sesso aveva fatto dimenticare il "moltiplicatevi"? C'è aria di incesto e di parricidio? Non erano questi i fantasmi esorcizzati dalla tragedia greca?

(17) Occorre ammettere che è uno status iniziale e quindi non si può su di esso giocare la carta educativa. Dio, infatti, per il teista biblico, indica una progettazione

(18) Come si vede, il cosiddetto "amore" (uso primario del sesso) verrebbe ricondotto all'interno di una progettualità dove la "ragione" riprende in mano le redini del discorso. Su questo tema le previsioni dei sociologi sono grigie. A fine secolo il 70% degli italiani adulti farà uso di materiale pornografico e già oggi il sogno delle ragazze è quello di diventare come Moana. Ci sono divette hard in tutte le religioni (cristianesimo compreso in quanto è diventato una religione). La religione, infatti, lascia intatta la "natura"; la quale anziché superarsi chiama in aiuto la divinità per potenziarsi all'estremo limite nei tre settori dell'esistenza e cioè nel sesso, nel danaro, nel potere. In questo punto il cristianesimo reale ha perduto la sua identità a tutti i livelli. Siamo al punto in cui il singolo fa perfino fatica a conoscere il pensiero di Cristo

(19) Tutto bene, ma che cosa significa "far capire la gioia dello stare insieme senza introdurre elementi finalistici o progettuali?" Siamo così al punto di partenza. O il matrimonio cristiano si fonda sulla metànoia ("amatevi come io ho amato voi") oppure il cristianesimo-religione non può che proporre lo "stampo" eteronomo della indissolubilità

(20) Recentemente, a Washington, 211 mila persone hanno manifestato a favore della verginità prematrimoniale all'insegna di questo slogan: "Il vero amore sa aspettare". La manifestazione era organizzata dal movimento dell'Astinenza cristiana, nato una ventina di mesi fa a Nashville per iniziativa di un prete Battista. Nulla da obiettare, ma, a parte l'impostazione precettistica, noi consigliamo a costoro di chiedere uno spazio geografico per mostrare al mondo la luce della loro scelta