Nasce
sulla fine del 1181 (o all'inizio dei 1182) ad Assisi da Giovanna,
detta “madonna pica” (Provenzale) e da Pietro di Bernardone, ricco
proprietario e commerciante di panni. E’ battezzato Giovanni, ma il
padre vuole che sia chiamato Francesco (“francese”). L'educazione
familiare e ambientale è presentata, dal primo biografo Tommaso
da Celano, ora a fosche tinte (Vita) ora con qualche elogio per la
madre (Vita II). Il ragazzo studia un po' di latino presso la scuola
parrocchiale di S. Giorgio, aggiunge elementi di poesia e musica,
qualche nozione di “computo” e i racconti delle gesta cavalleresche.
Conosce discretamente il francese, scrive ma non bene. Nella primavera
del 1198, è forse tra gli assalitori del castello del
filo-papale Corrado di Irslingen. Assisi passa all'Impero e nel
novembre 1202 affronta la guelfa Perugia, ma è sconfitta a
Collestrada.
Francesco è fatto prigioniero. Resta in carcere per un anno e
poi è liberato, in cattive condizioni fisiche, da un forte
riscatto paterno.
di S. Benedetto del Subasio, il quale gli
concede l'uso della Porziuncola. Da questo momento inizia il progetto
di attuazione della conformità a Cristo in tutte le espressioni
della vita, senza polemizzare con la Chiesa. Ne1 1211 si imbarca per la
Siria, allo scopo di aprire un dialogo di pace con coloro che sono
fuori dei confini della cristianità: ma finisce sulle coste
della Dalmazia e ritorna ad Ancona. Nel 1212 Chiara, una nobile giovane
di Assisi, riveste l'abito religioso e Francesco la colloca a S.
Damiano, quasi ad accendere il faro della versione femminile della sua
interpretazione del Vangelo. Nel 1213, a S. Leo di Romagna, il conte
Orlando di Chiusi è colpito dalle parole e dalla vita di questo
strano predicatore itinerante e gli offre il monte della Verna.
Francesco ne accetta l'uso ma non il possesso. Nel 1214 parte per il
Marocco, ma una malattia lo fa ritornare.
Nel 1219, in
occasione dei Capitolo della Pentecoste, l'istituzione e
l'”intellighenzia” dell'Ordine tentano di far rientrare Francesco in
una delle tre Regole classiche (S. Agostino, S. Benedetto, S.
Bernardo), ma il suo rifiuto è netto: “Dio mi ha rivelato che io
fossi un pazzo nel mondo”. Francesco cerca la propria identità
tra le righe del Vangelo e organizza, per quei pericolosi disoccupati,
nuove spedizioni in Germania, in Ungheria, in Spagna, in Marocco e lui
stesso si imbarca per Acri e per Damiata verso il punto caldo in cui il
cristianesimo si è trasformato in religio armata. Nell'autunno
si reca, a suo rischio, dal sultano Melek-el-Kamel per mostrare ai
“nemici di fede” una immagine pulita della propria verità. La
crociata è un prodotto della religio, il Vangelo propone di
mettere la vita per la salvezza dell'altro. Francesco tenta l'ordalia
unilaterale, a proprio sfavore, per salvare Kamel dagli orrori della
religio armata. Kamel si trova disarmato di fronte a questo monaco
singolare che si rifiuta di fare il cappellano della crociata; ma in
quanto capo di un gruppo non può “convertirsi”. Nel gennaio del
1220 cinque frati vengono uccisi in Marocco perché avevano
animato una discussione rissosa e ingiuriosa per l'Islam. Francesco non
ravvisa in quel sacrificio se non un martirio spurio.
Il
pensiero di questo strano “idiota”, che si estranea dagli affari
pubblici per rientrarvi in modo salvifico, non è espresso per
concetti ma per gesti. Se avesse teorizzato la sua prassi sarebbe il
più temibile degli eretici. Francesco rilancia nella
cristianità la imitazione di Cristo e l'attuazione dei Suo
Messaggio dopo averlo “udito” in diretta - senza mediazioni storiche o
linguistiche - per via intuitivo-volontaristica. Il fatalismo della
religiosità medioevale fu scosso da questo strano predicatore
che, senza proclamare con puntigliosa insistenza il Vangelo, lo rievoca
fra le righe di un comportamento coerente, come una speranza di
possibile ribaltamento istituzionale.
Francesco
è una persona-simbolo che ha pochissimi agganci
culturali con la propria epoca e celebra, quindi, in maniera unica, il
distacco del dover essere sull'essere. Egli programma in assoluto la
propria libertà spirituale, senza venature giansenistiche
Non pone cioé l'altro come punto di riferimento della propria
perfezione, ma soltanto il Padre nei cieli. Non si propone di essere
migliore degli altri, secondo il concetto meritocratico della
civiltà occidentale, ma di attuare ciò che Dio gli ha
rivelato. Si veste di saio e non beve acqua abbastanza per dissetarsi,
ma non disprezza coloro che indossano “vesti colorate” o mangiano “cibi
delicati”. Gli aspetti ascetici della sua spiritualità sono
comunque strumentali e mai coltivati per se stessi. Si oppone a una
Regola scritta in cui si dica che non si deve mangiar carne,
perché una simile esclusione è contro il Vangelo e
rappresenta una discriminazione manichea e farisaica sulla
realtà creata.