San Francesco fra storia e verità
 (conferenza)


L‘antistoricismo di Francesco deriva dall’universalismo del Messaggio evangelico che tiene fermo il divario fra storia e verità anche quando la storia è storia di una cristianità. I cristiani, infatti, potranno compiere imprese più grandi di quelle di Cristo solo se non cadranno nella tentazione di costituire un modello di storia cristiana per poi perpetuarlo apologeticamente lungo i secoli.

Il cristiano si qualifica per lo sforzo continuo di diventare come il Padre nei cieli. Socrate è un tafano per Atene, Francesco è una scarica elettrica per la civitas christiana. Quando il dover essere perde colpi nelle sabbie delle istituzioni occorre lasciarsi disturbare dal profeta se si vogliono evitare gli scossoni delle rivoluzioni.

a) Spoleto, o dell’universalismo cristiano

Il recupero della distinzione fra Verità e Storia, per Francesco, avviene a Spoleto. A Spoleto nasce il metodo pedagogico che porterà Francesco al dialogo con il lupo di Gubbio. A Spoleto si creano le condizioni teologiche per l’incontro con il Sultano. La sublimazione dell’istinto bellico avveniva nella Cavalleria anche se all’epoca di Francesco era in via di fusione con la nobiltà feudale e quindi in via di chiusura dentro a una casta. La tentazione vera di un giovane era dunque la gloria militare e non il potere economico dei mercanti.

Francesco, nel sogno di Spoleto, vede armi di ogni specie e una bellissima donna, anziché le stoffe della casa paterna. Francesco aspira al grado di cavaliere, desidera arrampicarsi sulle vette della meritocrazia sociale. E la Cavalleria era, in fondo, una istituzione sacra; l’io poteva dunque inturgidirsi senza sentirsi colpevole. C’era persino un Ordine votato alla conquista territoriale del nord Europa. Laddove storia e verità si identificano, si incontra una Zama o una Collestrada (1).

Il sogno di Spoleto si arricchisce di un secondo capitolo. Una voce premurosa chiede a Francesco dove intenda recarsi. Francesco dice di volersi recare in Puglia per combattere a livello europeo. La voce domanda se è meglio cercare il servo o il padrone. La risposta è obbligata e non resta che formulare la conclusione: E allora perché cerchi il servo in luogo del padrone? La contrapposizione fra Storia (armi benedette dalla Istituzione) e Verità (non esistono guerre giuste) è nettissima. Sulla strada che conduce da Assisi a Spoleto e da Spoleto in Puglia l’amore al prossimo, previsto dal Messaggio, non farà alcun passo in avanti. Occorre dunque tornare indietro.

Dopo questa collocazione di Francesco nelle dimensioni della verità, incontriamo l’episodio della predica ai perugini ben collocati nelle dimensioni della storia. Collestrada è preistoria non solo nel ricordo ma nell’anima. Egli tenta l’impatto cristiano con gli exnemici. Vediamolo sul campo.

b) L’universalismo alla prova

Francesco sta predicando a una grande folla nella piazza di Perugia. Nella piazza non nel duomo perché la Chiesa “locale” è schierata con il “potere”. Ha già agganciato l’attenzione dei suoi uditori quando, improvvisamente, dei cavalieri perugini armati e in sella, irrompono nella piazza con lo scopo preciso di disturbare la sua predicazione. La gente protesta ma quelli aumentano il fracasso. Francesco allora decide di parlare ai figli della “storia” in nome della “verità”.

Anzi, poiché ha la chiara coscienza di essere fuori da quel tipo di storia, li invita ad ascoltare le sue parole. Egli non esiste più come assisano ma esiste solo come cristiano (essi, infatti, dicevano: “Quello là è uno di Assisi!). Tra assisani e perugini in quanto tali ci può essere odio grande, ma chi è nato da Dio è fuori dalle contrapposizionì storiche perché ama solo dei fratelli.

Francesco, forte della nuova logica, quasi li arringa con veemenza:
“Ammettiamo che Dio vi abbia resi grandi e potenti sopra i vostri vicini, —Francesco sembra qui assumere un certo provvidenzialismo agostiniano — ma questo dovrebbe essere motivo di riconoscenza a Dio e dunque motivo per mantenervi umili non solo davanti a Lui, ma anche nei rapporti con i vostri vicini, se è vero che il primo tra voi deve essere come l’ultimo. Invece, viene il dubbio che la vostra superiorità non sia opera di Dio, ma frutto della vostra arroganza perché invasati dall’orgoglio e dalla potenza voi devastate le terre dei vicini; e li uccidete anche. Se Dio è il riferimento ultimo della situazione storica, convertitevi subito e riparate i danni, del resto Egli — che non lascia impunita ingiustizia alcuna — vi farà insorgere gli uni contro gli altri e saremo all’autodistruzione, peggiore della distruzione operata dai nemici".

Quando, infatti, cessa la contrapposizione politica e razziale prende fuoco il conflitto sociale. Pochi giorni dopo quell’incontro fra storia e verità esplose a Perugia un conflitto tra nobili e popolo (2). lI popolo cacciò dalla città i Cavalieri e costoro, con l’aiuto della Chiesa (3), devastarono campi, vigneti, frutteti del popolo. Curiosa e beffarda questa alleanza della Chiesa con i nobili. Ciò spiega la predica di Francesco in piazza e la eloquente assenza del clero nel momento della irruzione dei Cavalieri. Forse qualcuno spiava dietro le persiane l’esito di ordini dati dietro le quinte.

Francesco aveva tentato una fratellanza in un contesto in cui le due classi dei nobili e del clero — l’etichetta apparirà chiara all’epoca della Rivoluzione Francese — si sentirono toccate nell’orgoglio e negli interessi. Nell’orgoglio perché Francesco veniva a dire che per chi è cristiano non esistono più nè assisani nè perugini ma soltanto dei “fratelli”. Negli interessi perché le lotte e le rivalità servivano alla carriera militare e sociale di qualche cadetto o di qualche monsignore. Più aperto alI’universalismo e alla fratellanza era il popolo perché meno contaminato dalla tentazione del potere, del prestigio, del danaro. In piazza ad ascoltare Francesco, infatti, c’era solo il popolo. Ma fuori della logica di Francesco esso pure passò alla vendetta e guastò le campagne, i vigneti, i frutteti dei nobili.

Così la storia sprigionò le sue eterne contraddizioni e poiché la Chiesa era schierata con una parte — cessando in quel modo di essere annunciatrice della Verità — Francesco ricorda alle coscienze che esiste il TUTTO della Verità. Si deve ubbidire al servo o al Padrone? Si deve scegliere la storia o la Verità? Sulla risposta a questa domanda nasce il cristiano.

Padre Bergamaschi
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Note:
(1)    Collestrada, tra Perugia e Assisi, dove nel 1202 si ebbe, fra le due città, uno scontro sanguinoso. Francesco vi fu fatto prigioniero.
(2)    Il conflitto tra cavalieri (Raspanti) e popolo (Beccherini) si apre violentissimo nel 1222.
(3)    lI popolo perugino era ostile alla Chiesa per i privilegi concessi ai chierici in materia di tributi.