Considerazioni sulla vita naturale e l'eutanasia

Lunedì 16 maggio 2005

Intervento di P. Bergamaschi

Partiamo con una prima affermazione: i problemi come l'eutanasia, la fecondazione assistita, aborto, divorzio ecc. tutto dipende dalla visione del mondo che ognuno di noi ha, punto e basta.
Noi, che siamo così bravi nel dare dei giudizi, vi domando: se qualcuno di voi fosse vissuto all'epoca dell'Impero Romano, dove il padre per legge aveva il diritto di decidere la vita o la morte dei suoi figli, come vi sareste comportati? Vi nasce un figlio, perché il padre ha diritto di vita o di morte? Se quel figlio ha difetti fisici che lo rendono inabile alla difesa dell'Impero Romano, quel figlio va soppresso. Il padre aveva cinque giorni di tempo per decidere e non credo che controllasse lo stato lo del bambino, egli chiamava i medici più raffinati dell'epoca per chiedere a che punto era la loro salute. Se era una donna, in quanto tale, era già destinata a una possibile soppressione perché era stabilita una percentuale; se era un bambino - come ho detto - bisognava controllare la sua salute per decidere.

Vi domando ancora, dal punto di vista scientifico, c'era o non c'era lì un uomo? Pensiamo un pò alle cellule, c'era un bambino uscito dal seno della madre, scientificamente c'è un uomo si o no?
Che cosa è che decide della sua vita o della sua morte? La visione del mondo, cioè c'è un fine delle cose che vale più delle cose stesse; il fine di quel bambino era quello di difendere l'Impero Romano, se era inadatto lo si sopprimva. Ecco la legge sovrana. Qualcosa da obiettare c'è l'hanno solo i cristiani, i quali - cito la lettera a Diogneto -: "noi cristiani non sopprimiamo i bambini appena nati" sottinteso, anche se hanno qualche difetto.

Per quelli che non hanno una visione cristiana del mondo, c'è la legge dei concreti valori stabiliti dalla società di appartenenza, mentre i cristiani hanno una loro visione del mondo ricevuta dove sapete.

Se guardiamo nell'antichità, il popolo d'Israele dove è vissuto Gesù Cristo, in Palestina, era piena di ciechi, zoppi ecc., una ventina di malattie di cui si occupò nostro Signore. Vi siete mai chiesti come mai tutti questi malanni e questi limiti sono in Israele e non sono invece nell'Impero Romano? Sono in Israele - ecco la concezione del mondo - perché il figlio non era di tizio o di caio: il figlio era di Dio, non erano i genitori padroni del figlio, quindi dovevano rispettarlo. Anche Gesù è stato riscattato nella famosa cerimonia nel tempio. C'era una protezione, però c'era anche il rischio di avere una serie di malattie.

L'aspetto interessante è che Gesù Cristo, pur trovandosi in quella situazione, non fà i miracoli. Personalmente ho già avuto dei problemi su questo tema, perché quelli chiamati miracoli, per me sono una azione pedagogica. Gesù Cristo è venuto a dire che riconosce che il bambino è di Dio e quindi lo si deve rispettare quale che sia la sua condizione. Dobbiamo però dire che non è volontà di Dio che ci sia il malato. Questo è il punto che chiarisce l'interveto di Gesù Cristo relativamente a questa umanità penante.

Nel mondo greco-romano queste cose non accadevano per la motivazione che vi ho detto, c'era un intervento che era dovuto a una concezione del mondo che era totalmente diversa. Spero che la lezione sia stata capita e sia anche oggetto delle vostre riflessioni.

Veniamo ai nostri giorni, molti mi dicono: ma lei andrà a votare per il referendum sulla procreazione assistita ecc.? No, non ci andrò perché in me c'è una coerenza, vent'anni fa dal pulpito, quando si trattò il problema del divorzio, io dissi: non vado a votare perché questi problemi riguardano i non credenti, un cristiano sa già come deve comportarsi, quelli che non credono, vadano a votare e facciano le loro leggi. Per quanto riguarda il referendum con i quattro quesiti, io non ci vado, non perché me lo dice il Cardinal Ruini, non ci vado perché come cristiano so già come devo comportarmi, gli altri sono liberi di andare e votare secondo la loro visione del mondo.

Il futuro consiste nella divisione delle etiche, non possiamo più vivere con il fegato sempre in disordine, in questo tipo di democrazia dove il 51% è obbligato per legge a dettare l'etica al 49%, che poi questi briga per raggiungere il 51% e si ripete sine fine dicentes il medesimo errore, dove una parte impone all'altra la sua etica e la sua visione del mondo. Ecco dove il cristiano si ritrae da questa trappola mentale per cui sa quello che deve fare senza imporlo agli altri. Sono d'accordo anch'io che la legge così come è non da soddisfazione, poiché da tutte le parti ci sono i vari modi di concepire il problema e il parlamento dovrà rivederla, però a lungo termine io sono per la divisione delle etiche, non vedo altra alternativa a livello mondiale.

Non è detto che tra i cristiani, quando si toccano problemi tutto funzioni, a questo proposito voglio raccontarvi quello che è accaduto attorno al '700. A Napoli c'era un vescovo di nome Alfonso Maria De Liguori che è uno degli autori citati in prima fila per quanto riguarda l'opinione morale. De Liguori, teologo morale (moralista) sosteneva che era lecito castrare i bambini per avere la voce bianca nel coro in chiesa. Mi chiederete: ma non c'erano le donne? Un volta le donne non potevano cantare, e per avere la voce bianca anziché introdurre le donne accettarono l'idea della castratio dei bambini. Vedete sono a sottolineare anche l'errore dei credenti per quanto riguarda l'applicazione nella vita pratica. Non è il caso che sottolinei la crudeltà, la condizione non evangelica di questa scelta, che è da paragonare a quelle dell'Impero Romano. Il motivo è il fine, che è quello di ottenere la voce bianca per il culto liturgico, dunque si può fare.

L'altra grande mia utopia, è il non potere più accettare il concetto di Stato Nazionale sovrano, ma di avere un governo mondiale unico, il compito del quale, non deve essere quello di diventare una gigantografia dello Stato attuale, ma di promuovere immediatamente la divisione delle etiche a partire dalle religioni. Lo dico anche agli educatori sul piano pedagogico, e quantifico: se avessi un figlio, al punto attuale in cui siamo, lo prenderei e lo obbligherei a scegliere tra poligamia o monogamia, una volta scelto vada con quelli che come lui la praticano. Questo metodo andrà impiegato per tutti e tre i debordamenti che sono il sesso, il danaro e il potere. Per il danaro poi dovrai scegliere tra la visione capitalistica o di sinistra; per quanto riguarda il potere: sei disposto ad accettare chi ti dice io comando tu ubbidisci? Dobbiamo decidere anche se sembra una utopia, del resto anche quelle che proponiamo adesso sono delle utopie, perché ogni giorno le dobbiamo verificare e la peggiore è quella della concezione dello Stato in cui una parte è costretta a dare l'etica all'altra parte. I cristiani sono lì in mezzo, convinti di avere la verità, però non sanno unirsi per proclamare la loro visione del mondo sul piano generale e particolare; con la divisione delle etiche verrebbero ridotti tutti questi problemi che il moderatore ha citato.

Voglio dirvi della scelta riguardo l'aborto terapeutico, cosa che io ho sostenuto per iscritto già da una ventina di anni fa. A quei tempi si diceva: è meglio la perdita del bambino o della madre. Io nei casi drammatici, come cattolico sostengo: chi deve decidere, se c'è da decidere sono loro. La decisione deve essere tra di loro, ed è una decisione in coscienza che non può essere influenzata da nessuna autorità, né laica né religiosa, che non può essere guidata da nessuna indicazione religiosa in forza della propria fede, lì la scelta è autonoma ed è di coscienza e nessuno al mondo potrà arbitrarsi di giudicare quello che hanno scelto.