ECOLOGIA E VANGELO

 

Di fronte ad un mondo spremuto e contaminato, tra la rinuncia di chi accetta la possibilità di un suicidio collettivo e la ferocia di chi è mosso solo dai propri interessi, si rende necessaria la ricerca di un modo diverso di rapportarsi ad esso

 

La vita è una lotta contro la sporcizia,
la morte dirà chi è la vincitrice;
ma sarà Dio a decretare
il trionfo totale della prima sulla seconda

 

A giudizio di qualcuno la civiltà occidentale ha progettato il dominio del mondo, partendo dal presupposto che le "cose" - intese come oggetti, eventi, funzioni, teorie - siano immerse nella corrente del divenire temporale e che quindi siano caduche, accidentali, transeunti. Breve: la fede nell'esistenza del divenire sarebbe la causa della perversa volontà di potenza dell'Occidente. Le due fonti incriminate verrebbero ad essere la Bibbia da un lato e Platone dall'altro lato.

La Bibbia perché presenta un Dio che "crea dal nulla" e comanda di coltivare e dominare la terra; Platone perché riduce il divenire alle dimensioni di una "copia" se non proprio di un'ombra. Formalizzando e riducendo a unità le due fonti si avrebbe questa definizione del mondo: il divenire è un entrare nell'essere uscendo dal niente e un entrare nel niente e uscendo dall'essere. È venuto il momento di capire che questa definizione del divenire è il vero carburante che alimenta le gigantesche motoseghe attive in Amazzonia e il vero mandante che farà sparire dalla faccia della terra gli elefanti portatori di avorio.

Il filosofo accusatore ha pronto l'antidoto di base: È "follia pensare che qualsiasi cosa possa uscire e tornare nel niente"; se non ci sono motivi sufficienti - aggiungiamo noi - per accettare il teorema di creazione. Ed ecco la posizione di stallo: bisogna essere creazionisti per liberarci dalla contraddizione inerente al divenire; ma nell'atto in cui si ammette la creazione appare l'ombra di un'altra contraddizione, l'imperfezione, cioè il creato. Forse bisognerà rivedere il concetto "ovvio" di creazione e conciliarsi con il concetto più "evidente" di evoluzione; inglobando, semmai, nella vicenda, la libertà del logos cui compete una buona fetta di responsabilità creativa. Ma procediamo con ordine.

D'accordo l'uomo ha il potere di far passare una "cosa" dal non-essere assoluto all'essere; se si eccettua, forse, il suo pensiero. Ma ha il potere di far passare tutte le cose - eccetto ciò che cosa non è - dall'essere al non-essere. Sarebbe bello poter sostenere apoditticamente che tutto è eterno!

Ma anche se tutto è eterno è, forse illusorio credere, che l'uomo, per questo, diventi meno violento nei confronti del "divenire". Avrà, anzi, minor scrupoli nel distruggere e nell'uccidere perché, in fondo, colpisce soltanto ciò che appare. Il rispetto, quindi, delle cose degli uomini dipende da come noi li pensiamo relativamente e alla fonte del loro essere - senza per questo dichiararli eterni - e del loro essere "divenienti", senza per questo candidarli al nulla.

Il non-essere cui è votata la ciliegia in quanto tale, è la sua trasformazione in vitamina e, poniamo, in carne umana; ma non il nulla. Ciò che fa problema è la distruzione del ciliegio. Se mangio la ciliegia la salvo; se taglio il ciliegio, senza motivazione sufficiente, insidio il sistema (1).

Eraclito - si dice - conclude l'era di Dioniso il cui mito mira alla frattura fra l'uomo e la natura e apre quella di Apollo il cui mito allude, invece, alla frattura tra il mondo degli uomini e quello degli Dei. Contro Polemos una grande potenza interiore domina il mondo ed è il Logos (pensiero). Da questo momento l'uomo diventa problema a se stesso. L'irruzione del logos nel mondo crea la suspense anche per il teista classico. Se poi, il teista cristiano, vede in Cristo il Logos per antonomasia, anteriore alla stessa creazione, allora la tesi creazionista può avere un sostegno "razionale", nel senso che deve ipotizzare un'opera "aperta" alla responsabilità del logos, comunque presente nel divenire. E il rimando di Gesù ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo?

E' un punto di riferimento strutturale ma non rigidamente esemplare. Gigli e uccelli sono anteriori all'uomo, sono mantenuti senza "lavoro" - questa insidiosa leva del progresso - ma, ahime, a loro volta sono distrutti dal ciclo della vita. I gigli, vengono "bruciati" nel forno o mangiati dagli animali; gli uccelli piccoli vengono catturati dai più grandi e questi da altre specie carnivore o dall'uomo. Non solo, ma all'interno del loro mondo vi è un dato allarmante.

Nelle Galapagos, per es., ci sono le Sule e i Fringuelli che, da secoli, convivono pacificamente; anzi in reciproco scambio di favori. Le Sule sono invase da piccoli parassiti e i Fringuelli fanno loro da pettine e le aiutano a tenersi igienicamente ed esteticamente pulite. Senonché, da qualche decennio a questa parte i Fringuelli hanno scoperto che anche il sangue delle Sule è commestibile e allora, anziché liberarle dai parassiti, perforano la loro pelle e diventano dei piccoli vampiri. Le Sule avvertono il disagio, ma non hanno ancora scoperto l'avvenuta definalizzazione che ha trasformato gli amici e i collaboratori in nemici e sfruttatori. Costoro, infatti, hanno già preso di mira anche le uova delle Sule, per cui si prevede prossima l'estinzione di queste ultime se non interverranno elementi "salvifici" o dal logos stesso delle Sule o dal logos umano. Non è la prima volta che il pianeta assiste alla scomparsa di molti suoi inquilini. Il caso dei dinosauri è ancora lì a farci riflettere sul significato dell'assistenza di Dio alla sua "Creazione".

Una cosa è certa: nel pensiero di Gesù l'uomo vale più di due passeri, più di una pecora o di un bue (2); anche se alla radice del loro essere c'è un disegno divino. Ciò denota che gli animali fanno parte di una comunità prevista dal Logos. Crediamo che qui risieda il fondamento e il limite dei loro "diritti". L'uomo è entrato nel - o emerso dal - cosmo per razionalizzarlo ed è nella tentazione di strumentalizzarlo, fino a provocarne il collasso.

Ma il discorso del fondamento e del limite dei "diritti" vale anche per lui: "Che gli gioverebbe guadagnare il mondo intero se poi perdesse l'anima?". L'uomo stesso, cioè, sembra valere meno della realizzazione del suo fine; il quale,perciò, non può essere, in assoluto, quello di dominare la terra. Egli è portatore di un compito, esaltante:quello, per es., di correggere la natura; ma come farà a correggerla, o a portarne all'atto tutte le potenzialità, secondo saggezza, se non riesce a correggere se stesso e cioè il mondo umano? Ecco perché il Vangelo presenta Gesù come il Logos cui compete di tenere a piombo, anzitutto, il logos. Platone - nel libro IV delle Leggi - aveva puntualizzato questo passaggio decisivo della storia della civiltà.

"Nessuna natura d'uomo - egli dice - è capace di governare le cose umane con potere assoluto, senza macchiarsi di ingiustizia e di violenza". Per questo motivo Chrono pose come re e magistrati nei vari Stati non uomini ma dèmoni di natura divina; cosi come facciamo noi con gli armenti e le greggi di animali addomesticati. Noi, cioè, "non diamo buoi al governo dei buoi, né capre alle capre, ma poniamo noi stessi a loro guida perché siamo di loro migliori". E il Dio "che ci amava" fece lo stesso e prepose a noi i dèmoni migliori di noi. Essi, infatti, ci portarono la pace, il pudore, il buon governo e la giustizia.

E' questa l'ipotesi di Platone sul passato e ovviamente, in relazione con essa, il progetto sul futuro (si pensi alla Repubblica governata dai filosofi o dai sacerdoti). Dal punto di vista cristiano abbiamo il riferimento all'Eden per spiegare l'esistente e alla Redenzione operata da Cristo per costruire il futuro. Ma come storicamente - a dispetto dei molti conati - non si è ancora costruita la Repubblica platonica (3); così non è nemmeno emersa la "civiltà cristiana", se l'una e l'altra significano la soluzione dei problemi della convivenza. Le esperienze storiche sono, da capo, tutte in bancarotta e riguardano il mondo laico, ateo, religioso. II problema è di vedere se il Messaggio è ancora quello di un Logos che è venuto "nella sua casa" e non vi è stato accolto o, se accolto, è stato catturato, frainteso, strumentalizzato.

I rapporti dell'uomo col mondo si assesteranno nella "razionalità" quando saranno chiariti i rapporti dell'uomo con se stesso. Prima dobbiamo chiarire i rapporti fra di noi - riconoscendoci specie unica e quindi estranei alla logica del mondo animale e vegetale in cui vige la legge della "mors tua vita mea" - e poi sarà più agevole chiarire i rapporti con il cosmo, nel quale i nostri "bisogni" si incrociano. Ora, il nucleo portante di tutto il Messaggio può essere così riassunto:

1) dobbiamo amare il nostro prossimo come un alter-ego (4) e aborrire ogni forma di gerarchismo che non sia cura o servizio
2) dobbiamo amarci come il Logos ci ha amati e cioè senza profitto alcuno. Solo così troveremo l'equilibrio tra progresso e limite ai consumi, intesi come soddisfacimento di "bisogni astratti". Se poi siamo "animali religiosi" con una forte propensione alla preghiera di domanda, badiamo
3) di non cercare in Dio un alleato mentre è il Padre di tutti. Ce lo vieta la preghiera insegnata da Gesù. Infine
4) chiediamo a Dio di rimetterci i debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Ciò significa che abbiamo dei debiti di infedeltà a Dio perché portiamo il caos, anziché l'ordine, nei finalismi tendenziali della sua creazione; e che abbiamo debiti verso il prossimo perché siamo nella continua tentazione di ridurlo a strumento di un benessere che non sappiamo concepire che come la conseguenza necessaria dell'altrui malessere

Eraclito e Focilide dicono: "Meglio una città piccola e ordinata in cima a una rupe che l'insensato disordine di Ninive"; ma Gesù prevede l'etica luminosa dei credenti come una "città collocata sopra un monte"(Mt.5,I4). Goldsmith è ancora sufficientemente sveglio per avvertire la contraddizione di fondo della nostra convivenza: "La ricerca di carne a buon mercato per abbassare di qualche cent. il prezzo dell'hamburger negli Stati Uniti, - geme amaramente - provoca la distruzione di milioni di ettari di foresta in Sudamerica e in America centrale. E tutta questa distruzione lo chiamiamo sviluppo! Ambiente, strutture sociali, culture antiche, sono sacrificate e in cambio l'Occidente offre gadgets luccicanti ma in fondo inutili".

Gesù però aveva insegnato a chiedere a Dio il "nostro" pane quotidiano e cioè la ricarica delle batterie del sostentamento comune, nella speranza che nessuno fosse tanto folle da metterle fuori uso.

Seneca ci informa che Apicio, a cui restarono solo novecentomila sesterzi, si diede la morte perché preferì morire di propria mano anziché perire per indigenza. Una favola racconta che il lupo, vedendo una capra su di una rupe, le disse: "Stai attenta potresti cadere e romperti l'osso del collo. Qui, sul prato, l'erba è migliore". Ma la capre gli rispose: "Tu non pensi a me, ma alla tua cena". Tra un Apicio e un lupo ci dovrebbe essere spazio per un tipo d'uomo - il cristiano appunto - che sa mettere un limite al consumo e sa coltivare un progresso che non sacrifica a se né uomini né cose.

Padre Aldo Bergamaschi


Note

1) Nel mondo vegetale e animale vi è un rapporto armonico fra le esigenze del soggetto e quelle del suo fine. Per es. un albero non si riveste di foglie se non per proteggere i frutti e i frutti, a loro volta, se non vengono raccolti, vengono riciclati dalla madre terra. Così un animale non è onnivoro, mangia secondo i bisogni reali, non perde molto tempo davanti allo specchio e all'armadio per scegliersi il "vestito". Ma l'uomo è nella continua tentazione di far precedere le esigenze del suo io a quelle del suo fine. E ciò perché il fine, poco o tanto, è una sua creazione. La "preoccupazione" relativa al cibo e al vestito, condannata da Gesù, è quella che tende a trasformare un mezzo in un fine. Qualcuno ha scritto sulla parete di un sottopassaggio: "Per fare una pelliccia ci vogliono quaranta animali, per portarla ce ne vuole uno solo".

2) Nel Vangelo appare curioso l'episodio dei maiali di Gadara (Mt.8,28). Senza voler stabilire qui se si tratta di un fatto narrato o costruito per dimostrare, per es., l'ostilità di Gesù nei confronti del suino e del pagano che lo alleva, ci sembra di scorgervi un conflitto più profondo relativo al rapporto fra uomo ed economia. Se i Gadareni "supplicano" Gesù di andarsene dal loro territorio, sentono che qualcuno ha gettato sul tappeto la "salvezza" dell'uomo a fronte delle insidie del progresso economico. L'ossesso - il cui nome è legione - era forse diventato alienato a causa dello sfruttamento del capitale sul lavoro. Appena Gesù toglie dalla sua psiche la "piovra" del sistema, simbolizzata dal capitale suinicolo della zona, l'uomo ritrova se stesso. Per spiegarci in termini moderni: i duemila porci di Gadara sono come le cinquemila galline delle buona suore di Nostra Signora della passione di Daventry, infestate dalla salmonellosi. Inutile resistere alla Sanità per arrendersi al Tribunale: fra l'economia di convento e la salute dell'uomo non deve essere dubbia la scelta (o no?).

3) Per Platone e per Aristotele la comunità politica ha come fondamento l'impossibilità del singolo di bastare a se stesso. Ma, mentre per Aristotele la comunità politica è fondata su "differenze" tracciate dalla natura, per Platone la collaborazione si realizza nella soddisfazione reciproca di bisogni diversi. Per Aristotele ciò che è vantaggioso per una classe di persone lo è anche per l'altra; per Platone il vantaggio di una classe non sempre coincide con il vantaggio della comunità tutta. Ecco perché proprio Platone concede ai Magistrati la facoltà di dire una bugia: far credere cioè agli uomini che sono nati dai tre metalli e quindi in piramide. Non a caso il cristianesimo medievale ha predicato con forza la "croce" alle masse. Modi diversi di praticare l'ecologia al di fuori della fratellanza evangelica. La sociologia ha oggi i suoi sillogismi: il progresso nasce dal cambiamento, il cambiamento permette la speranza, le migliori speranze sono quelle stimolate dalle diseguaglianze tra gli individui. Dunque le diseguaglianze sono un elemento di progresso. Ma la filosofia socratica replica: le diseguaglianze rivelano la mappa minima dei desideri non espressi o dei bisogni inconfessati. Ecco perché l'atmosfera sociale è perennemente infetta. I gas invisibili sono esasperazione, frustrazione, cinismo, volontà distruttiva. Ovunque esiste un ricco Epulone che ogni giorno "banchetta lautamente e veste di porpora e di bisso" è inevitabile che ci sia almeno un Lazzaro che, dopo aver chinato la schiena per costruire quel benessere, stende la mano per goderne le briciole.

4) Gesù non vede di buon occhio l'ecatombe degli animali programmata nel Tempio, in un supposto precetto divino, se conferma che l'amore al prossimo vale più di qualsiasi olocausto o sacrificio. Lo scriba, infatti, che osa fare l'esemplificazione viene dichiarato non lontano dal Regno di Dio (Mc. 12,32). L'uccisione degli animali per ingraziarsi la divinità è una interessata definalizzazione del nostro creato. Così il dichiarare che non ciò che entra nello stomaco contamina l'uomo, ma ciò che esce dal cuore, significa fissare una regola ecologica. Se io non mangerò certi cibi non lo farò perché un supposto precetto eteronomo di Dio me lo vieta; ma perché il mio logos - a ciò deputato - li riscontrerà, mediante la ricerca scientifica, nocivi alla salute.

Aldo Bergamaschi