CRONACA DI UNA DELUSIONE E DI UNA SPERANZA
“...
e il giovine, più attonito e più stizzito che mai,
dovette
riprendersi le vittime rifiutate, e tornar al paese,
a raccontar alle
donne il bel costrutto della sua spedizione.”
(A. Manzoni – I Promessi Sposi – Cap.
III)
É accaduto ad un Frate Francescano - figlio unico - di
ritrovarsi
proprietario di terreni avuti in eredità dai genitori e doverli
quindi
trasferire a terzi in ossequio al voto di povertà. Ma è
anche accaduto che questo Frate si sia conformato allo stile di
Padre Cristoforo il quale agli uffici della regola - dice il Manzoni -
si era assegnato l’attuazione di due “utopie” di cui aveva bisogno
urgente il popolo di Dio e cioè “accomodar differenze e
proteggere
oppressi”. Punti culturali che hanno dato origine alla cronaca che
esporremo.
1 – nella Chiesa Cattolica non ha trovato continuità
l’intuizione di
un laico colto del secondo secolo, l’autore della lettera a Diogneto,
il quale aveva capito che il messaggio di Gesù prevede
l’azzeramento
dello Stato Nazionale Sovrano di origine biblica (popolo eletto). Per
il cristiano, infatti, “ogni paese straniero è patria, ogni
patria è
paese straniero”
2 – nell’Ordine Francescano non ha avuto che parziale
continuità il
gesto con il quale Francesco restituiva persino i vestiti al padre
terreno proclamandosi, eo ipso, “fratello universale” e mai
più “uno
di Assisi” che monta in sella per difendere e rivendicare due palmi di
territorio contro Perugia
3 – lo Stato nazionale sovrano è diventato una delle
più nefaste
invenzioni culturali apparse nel seno del mondo umano. Fraziona infatti
gli uomini in gruppi sempre più malati di etnocentrismo ed
innalza un
blocco insormontabile di fronte al precetto evangelico “ama il prossimo
tuo come te stesso”
4 – se infine aggiungiamo le religioni - una vera palude dove si
lotta
per la supremazia e non per testimoniare la verità - e la babele
linguistica - che rende difficile il dialogo fra gli uomini – l’unica
via per la pace nella giustizia è la costituzione di uno Stato
unico
planetario che provveda alla divisione e salvaguardia delle etiche e
promuova la diffusione di una lingua comune nel mondo.
Chi poteva quindi realizzare un simile progetto - anche se inedito - di
pace realizzata, vera e duratura? Si è pensato di stimolare
l’ONU
che per sua definizione e per ciò che rappresenta è un
progetto in
attesa di sostegni ideali e pratici. Il suo affermarsi sarà,
virtualmente, la salvezza dei poveri; perché quando nord e sud
saranno
parti di un solo corpo sarà anche più facile eliminarne
il dislivello.
Tra le istituzioni politiche, poi, l’ONU è sì la “sorella
povera”; ma
il suo fine non è di diventare più ricca, bensì
più “presente”. Non ha
il compito di dominare, ma di salvare dal dominio. In parole più
semplici: ha il compito di rendere possibile la pace e la libera
determinazione dei gruppi umani.
Il 22 ottobre del 1996, data in cui inizia l’avventura di una proposta
che se realizzata porterà la vera pace. Viene infatti chiesto
all’ONU come procedere per una donazione che avesse la seguente
motivazione: Lascio questo lembo di
terra chiamato Fontana Bandigla (fontana della
convivialità) all'ONU, nella persona del segretario generale in
carica,
intendendo lasciarlo alla “condenda comunità umana o governo
planetario di cui mi riconosco cittadino a pieno titolo, vivendo oggi
orfano di identità etica legittima.
Intendo così promuovere
concretamente il massimo bene dell'umanità e
cioè la Pace, che ha come primo nemico storico e concettuale lo
stato
nazionale sovrano, la molteplicità delle lingue e la moltitudine
delle
religioni. Tre sciagure culturali cui intendo sensibilizzare coloro che
le gestiscono in buona fede”.
Nel 2004 si è tuttavia arrivati all’incontro presso la sede
dell’ONU. Riportiamo la relazione sull’esito del colloquio redatta
dalle amiche
Dott.ssa Maria Rita Santi e Dott.ssa Chiara Casotti che hanno
partecipato e condotto l’incontro al Palazzo dell’ONU di lunedì
12
luglio 2004.
Carissimo
Padre Aldo,
Quando leggerà questa
lettera sarà già al corrente dell’esito negativo
del nostro colloquio con due degli esponenti dell’Ufficio Legale delle
Nazioni Unite, il Sig. Andreas Vaagt e la Sig.ra Akiko Niihara, che si
sono occupati della proposta di donazione del suo terreno. É con
grande rammarico che le comunichiamo che pare proprio non ci sia
altra possibilità di dialogo per la donazione nei termini da lei
desiderati. L’ONU non è interessato alla donazione
perché, sostiene,
non saprebbe come utilizzare il terreno; anche se c’è un
precedente in
Italia di terreno appartenente all’ONU, si tratta comunque di una
concessione dello Stato italiano per un preciso utilizzo. In
particolare a Brindisi l’ONU possiede dei grossi magazzini su tale
terreno. Oltre al problema dell’utilizzo, le obiezioni che hanno
sollevato sono di carattere pratico ma che hanno implicazioni teoriche.
Il Sig. Vaagt ci ha fatto
chiaramente capire che, di fronte alla
proposta di donazione con la sua intrinseca e fondamentale motivazione,
molti degli Stati membri sarebbero assolutamente contrari,
perché,
anche se non detto esplicitamente, l’ONU è un’assemblea di Stati
nazionali ed il considerarlo, o proporre che diventi un organismo
sovranazionale non sarebbe accettato. Probabilmente, secondo la nostra
interpretazione, potrebbero essere in “imbarazzo” anche in riguardo ad
una possibile campagna pubblicitaria che ìmplichi che l’ONU,
accettando la sua donazione, si proponesse come un organismo
sopranazionale.
Il Sig. Vaagt ci ha ripetuto varie
volte che loro hanno capito
benissimo il suo desiderio e l’ideale che motìva la donazione,
lo
rispettano e lo apprezzano. Però è consapevole che
all’interno
dell’ONU la maggiore parte degli Stati non sono d’accordo con questa
idea; inoltre la gestione delle Nazioni Unite deve tenere conto di
tutta una serie di aspetti pragmatici e burocratici, per i quali
l’Ufficio Legale non ha totale libertà d’azione, perché
si esce dalla
semplice questione giuridica, rientrando invece in una problematica
tipicamente "politica".
Hanno comunque fornito un possibile
compromesso, ribadendo che se Lei
vendesse il terreno e donasse all'ONU il ricavato, si potrebbe trovare
una piattaforma di incontro per pubblicizzare la motivazione della
donazione. Loro stessi si rendevano tuttavia conto che questo farebbe
perdere alla donazione il significato da Lei inteso. Un ulteriore suggerimento, come le
è già stato menzionato, è quello di
rivolgersi a un organismo parallelo e, in particolare, trattandosi di
terreno agricolo, avrebbero suggerito la FAO.
Al di là di queste due
proposte, ci è parso chiaro che non ci sia più
possibilità di dialogo. La preghiamo di credere che abbiamo
fatto del nostro meglio.
Il colloquio è durato un'ora
esatta ed è stato molto intenso.
M. Rita Santi
Chiara Casotti
Disegno di
Marcello Corghi su idea di P. Aldo Bergamaschi
CONSIDERAZIONI E PROPOSTE
Resta la tristezza di avere “perso” nove anni per scoprire che l’ONU
non è quello che si credeva. Si è trovato un Organismo
internazionale
ingessato dallo status di Assemblea divenuta una struttura “pesante”,
“costosa” , in crescita su se stessa senza prospettive di divenire
“Stato Planetario” (governo mondiale) con divisione delle etiche. Non a
caso si trova attualmente in grande crisi di identità e si
discute
l’eventuale riforma.
Cosa resta da fare dopo avere constatato che i tempi non sono ancora
“maturi” per la soluzione prospettata? C’è l’orientamento ad
attivare
la donazione del terreno allo Stato Italiano affinché si faccia
promotore nelle opportune sedi diplomatiche della proposta di
trasformare l’ONU in organismo sopranazionale. In caso di ulteriore
fallimento, donare il terreno ad un organismo
territoriale autonomo - per esempio il Comune nel quale è sito
il
terreno (Pontremoli in provincia di Massa Carrara), ovvero ad
Associazione e/o Fondazione - affinché si facciano promotori per
tenere
viva la proposta e la motivazione in tutte le possibili sedi ed
occasioni; ad esempio: ricorrenza periodica, interpellanze
parlamentari, articoli, convegni, interventi sui media, ecc.
Non si dovrà mai stancare di ripetere a tutti gli uomini
presenti e futuri che “La pace non è né una virtù
né un dono di Dio, è un risultato. Se vuoi
ottenerlo devi fare qualcosa d’altro. Se vuoi la pace devi ricercare e
recidere le radici che generano la guerra. E le radici sono
essenzialmente tre: gli Stati Nazionali sovrani, la molteplicità
delle
religioni, la babele linguistica.”
Reggio Emilia, 26.11.2005
All’On.le
Enrico FERRI
Comune
di Pontremoli
Illustre Onorevole,
facendo
seguito al colloquio del 21 ottobre u.s., Le confermo la mia
volontà di donare al Comune di Pontremoli l’appezzamento di
terreno
denominato “Fontana Bandigla” di 2.765 mq. (are 27,65), situato sul
monte Borello.
Il motivo di tale atto consiste nel
costituire - per ora solo
simbolicamente - il primo nucleo di uno Stato unico mondiale nel
Comune dove sono nato.
Le ragioni profonde di questa
decisione stanno nella sintesi di tutta
l’attività di ricerca svolta per oltre mezzo secolo in campo
accademico
ed in contatti col mondo filosofico e della cultura umanistica. I
risultati sono analiticamente riportati in tutte le mie opere raccolte
in varie biblioteche fra le quali anche quella del Comune di Pontremoli.
Il testo concordato della lapide:
|
PADRE
ALDO BERGAMASCHI
FRATE
CAPPUCCINO DI TORRANO
28.1.1927
– 15.6.2007
FRANCESCANO,
FILOSOFO, PEDAGOGISTA, OSSERVANTE DEL VANGELO
CHE,
ATTRAVERSO L’INSEGNAMENTO, LA PAROLA E GLI SCRITTI, HA
CONTESTATO
OGNI SISTEMA STORICO ED ECONOMICO CHE RENDA SCHIAVO
L’UOMO,
HA DONATO AL COMUNE DI PONTREMOLI I TERRENI DELL’EREDITÀ
PATERNA
CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
«LASCIO
QUESTO LEMBO DI TERRA CHIAMATO “FONTANA BANDIGLA” AL
COMUNE
DI PONTREMOLI, INTENDENDO LASCIARLO ALLA CONDENDA
COMUNITÀ
UMANA O “GOVERNO MONDIALE PLANETARIO”, DI CUI MI
RICONOSCO
CITTADINO A PIENO TITOLO, VIVENDO OGGI ORFANO DI
IDENTITÀ
ETICA LEGITTIMA, INDIVIDUANDO NELLO STATO NAZIONALE
SOVRANO
IL PRIMO OSTACOLO STORICO E CONCETTUALE.
INTENDO
COSÌ PROMUOVERE CONCRETAMENTE IL MASSIMO BENE
DELL'UMANITÀ,
CIOÈ LA PACE»
PONTREMOLI
AMMIRATA E RICONOSCENTE DEDICA QUESTA MEMORIA
|
La motivazione ufficiale potrebbe essere la seguente:
«Lascio
questo lembo di terra chiamato Fontana Bandigla (fontana della
convivialità) al Comune di Pontremoli, intendendo
lasciarlo alla "condenda comunità umana" o governo planetario di
cui mi riconosco
cittadino a pieno titolo, vivendo oggi orfano di identità etica
legittima. Intendo così promuovere concretamente il massimo bene
dell'umanità già individuato da Dante nella Pace, che ha
come primo
nemico storico e concettuale lo stato nazionale sovrano e poi “la
molteplicità delle lingue e la differenza delle religioni”
(Kant).
Tre sciagure culturali cui intendo
sensibilizzare coloro che le
gestiscono in "buona fede". Il mio contributo è di carattere
qualitativo e inerente alla costituzione di uno Stato unico mondiale il
cui compito primario sia quello di ridividere le etiche garantendo ad
ognuna, mediante corpo di polizia internazionale, la sopravvivenza e la
possibilità ad ogni essere umano di scegliersi la propria (in
ciò la
democrazia compiuta).
L’ unificazione del genere umano,
oltre al problema della pace, potrà
risolvere anche il problema della fame nel mondo e comunque della
sperequazione tra Nord e Sud del mondo. E per essere concreto, come
primo gesto autonomo, propongo di chiedere
a tutti gli Stati Nazionali, l’introduzione nelle scuole elementari,
accanto alla lingua materna, la lingua comune – per es. l’Esperanto,
lingua già pronta per l’uso, neutrale, visto che anche in Europa
si
apre la corsa al dominio culturale – in modo da favorire il dialogo
diretto fra tutti gli uomini, primo e fondamentale passo verso
l’unità
e la pace.»
Nel restare a disposizione per il proseguimento dell’iniziativa, sono
lieto di porgere i miei più fraterni saluti.
Padre Aldo Bergamaschi
Vicesindaco di Pontremoli
a nome dell’Amministrazione
Comunale, si ritiene onorata di poter accogliere questa memoria.
Considera padre Aldo Bergamaschi figlio stimato di quella terra. Uomo
che con i suoi scritti e le sue testimonianze ha dimostrato grandi
capacità intellettuali, applicandole alla ricerca del bene
comune. I pontremolesi gli devono riconoscenza.
Avv. Marco Ferri
Ha esordito ricordando come padre
Aldo Bergamaschi abbia inteso, con questa simbolica donazione,
promuovere il massimo bene comune dell’umanità che è la
pace, riconoscendo in tre punti le sciagure culturali che la
ostacolano: il concetto di Stato nazionale sovrano, la
molteplicità delle lingue e la differenza delle religioni.
L’avv. Ferri ha ritenuto che il pensiero di padre
Bergamaschi sia un concreto patrimonio cultural-umanistaico, e conclude
augurandosi che venga utilizzato, perché capace di risolvere i
problemi della convivenza nel mondo.
Il
saluto di un associato
Saluto e ringrazio - a nome
dell’associazione Aletheia - i rappresentanti del Comune di Pontremoli,
tutti gli amici e presenti che hanno reso possibile questa
manifestazione.
Pontremoli culla della cultura letteraria, oggi onora un proprio
figlio, accettando di rendere pubblica, anche per i posteri, questa
memoria.
Padre Bergamaschi, nel dopoguerra, ventenne, respira l’aria del
cattolicesimo popolare, collabora con don Primo Mazzolari scrivendo
sull’Adesso, la rivista che ricordava ai cattolici, che erano alla
guida dal Paese, il tempo cristiano, il tempo della Verità, e in
particolare della giustizia evangelica, almeno fra credenti.
Divenuto frate francescano, si laurea alla Cattolica di Milano ed
è Docente all’Università di Verona. Con l’analisi del
Vangelo matura e trasmette nelle sue Omelie e varie pubblicazioni il
convincimento che il cristianesimo non è una religione, ma una
novità esistenziale, dove i cristiani, sono tenuti a contribuire
al bene comune. Egli arriva fino a proporre laicamente
all’umanità, nuovi assetti della società civile, per
rendere possibile una convivenza così disastrata.