11 febbraio 2008 - Nel 150° dell'apparizione di Lourdes



P. Aldo Bergamaschi


Cos’è la Madonna per me


Ripenso al dogma dell’Immacolata, Madre di Dio, non per imprimermi meglio nella memoria i suoi titoli, ma per scoprirvi un nuovo gradino che mi avvicini a Lui: il Povero, il Pellegrino che è ancora in attesa ostinata e amorosa ai margini della nostra civiltà.

Passano gli uomini e le cose, ma la sua parola no: Passano i ricchi, ma il Povero rimane: Passa l’Anno Mariano, ma la Madonna rimane.

Fino a ieri, abbiamo ammirato le stelle, adesso chiediamo che cosa ci possono dare. Non ci fermiamo più, come gli antichi Caldei, ad ammirarne lo scintillio nel cielo: vogliamo sapere quale utilità esse hanno per noi. Il problema estetico è di poco conto (la ricerca di nuovi canoni lo dice abbastanza): siamo stanchi di ammirare, vogliamo diventare attori; chi si attarda a cambiare lenti per vedere meglio l’idolo da incensare, senza pensare se è il caso di abbatterlo, non fa la storia. A ogni “altro” che incontriamo sul nostro cammino, facciamo questa domanda: E tu chi sei per me? – Il resto è cerimonia.

Il volto di mia madre, mi ha sempre rapito; ma l’amore per lei è diventato passione d’anima quando ho saputo che essa ha sofferto per me. Dio creatore, mi stupisce, ma solo quando Esso si fa Povero, Pellegrino, Viandante sulla mia strada, io sento la sua Voce e la mia relazione con Lui diventa un movimento di cuore, un legame dell’anima: una “religione”: “La religione”.

La Chiesa, Madre e Maestra, mi ha detto che cosa è la Madonna in se: una goccia di rugiada (Vergine) che imperla l’universo (Immacolata )per compiere la sua missione e poi andarsene (Assunta). La Chiesa, Madre e Maestra, mi ha detto che cosa è la Madonna in rapporto a Dio: una goccia di rugiada che imprigiona e riflette il Sole (Madre di Dio). La Chiesa, Madre e Maestra, mi fa capire che cosa è la Madonna “per me”: essa è Distributrice-Corredentrice.

Ho scoperto il volto più vero di Maria. Se la madre di Dio, mi stupisce; se la Vergine, mi affascina; se l’Immacolata, mi incanta se l’Assunta mi rapisce; la Madre Elemosiniera-Sofferente per me, mi convince. Il dramma della mia povertà, ha trovato un lenimento di un cuore, di una mano materna: l’ardore della mia devozione non può più spegnersi nella noia, nel vano clamore dei suoi titoli.

La Madonna di Tiziano, accomunata alle folle festose e principesche, rivestita come una dama, non mi convince: quella non è mia madre è, la madre di pochi. S. Bernardo di Chiaravalle finisce per annoiarmi se penso che da a Maria col labbro ciò che le toglie con la ragione.

E intanto, ho perduto di vista la Madonna storica: l’umile vergine di Nazareth. Me ne sono foggiata una col pennello e con la penna. Per questo mi è venuta la tentazione e ho messo in tentazione di annetterla. L’ho coperta di oro come una regina dell’Oriente, così ho trovato una scusa alla mia vanità, un modello al mio sfarzo. Ho dimenticato che è mia Madre, Madre di me che vivo lassù dentro le stanze del castello, come Madre di quell’ombra umana che passa con la mano tesa o aspetta “oziosa” sul limitar del feudo.

Una tentazione iconoclausta mi serpeggia nell’animo…Ma no! Non occorre abbattere per avanzare: meglio tornare indietro e rileggere senza glosse la dottrina dei rapporti: “Figlio perché hai fatto così verso di noi? Ecco dolenti, tuo padre ed io ti cercavamo”. Ed egli disse loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo tutto darmi alle cose che sono del Padre mio?”

“Non abbiamo vino” E Gesù a lei: “Che c’è, signora tra me e te? Non ancora giunta l’ora mia”: il vincolo si riannoda si ma più in alto, oltre l’adesso. “Tua madre e i tuoi fratelli sono fuori e ti vogliono”. Ma Gesù rispose: “Ecco mia madre e i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre”.

Il bando all’esclusiva è definitivamente dato. Adesso che la mia esistenza è sola in mezzo a due miliardi di uomini, voglio sapere, mi metto in istrada per sapere chi è Maria per me uomo; non più per declamarla Immacolata, Madre di Dio; ma per sentirla madre dell’uomo, Corredentrice col Cristo sofferente sul Calvario; Elemosiniera del Cristo pellegrino per le vie del mondo.

Decido di smorzare sul mio labbro il canto delle Tue litanie per timore di diventare cortigiano; voglio capirti con la sofferenza segreta che importuni le guardie della città come la sposa del Cantico. Voglio cercare il Tuo volto, non fra le tele dei pittori o le strofe dei poeti ( non voglio più sentirli i conferenzieri del mondo cattolico che per parlare di te al “ceto colto” esigono un compendio di 40 mila lire!) ma nel libro della Vita ai piedi del legno della Vita.

Finché vivrò nel palazzo della signoria, non oserò più portarTi un mazzo di fiori all’angolo del ponte levatoio perché ho la sensazione di tenerTi prigioniera a mio esclusivo servizio. Ma quando avrò trovato la forza di far saltare i bastioni della mia cittadella; quando avrò trovato la forza di scendere dal mio cavallo bardato a oro per abbracciare il lebbroso che mi passa vicino, allora riaccenderò sul mio labbro il canto delle tue bellezze, perché quel canto sarà il coro della fratellanza; continuerò a portarti mazzi di fiori, non saranno le primizie del mio campo o un “omaggio floreale” comandato: ma le primizie dei campi dell’uomo, un omaggio spontaneo di doni comuni.

Continuerò ancora a depositare ai tuoi piedi il mio oro, tutto il mio oro, perché quell’oro sarà lo spogliamento della mia vanità e del mio superfluo. Ma non oserò più metterlo sul tuo capo a guisa di corona per chiamarti regina: lo tradurrò in pane per gli “altri” tuoi figli affamati e in perpetua tentazione di rubarlo, perché, prima di essere Regina, sei Madre.

fra Leone

Adesso,  Anno VI – n° 23 - 15 dicembre 1954 – pag. 7/8