spigolature nel vangelo
"fu assunto in cielo" (Mc. 16,19) "sono
con voi" (Mt 28,20)
I racconti dell'Ascensione rivelano una gamma di interpretazioni diverse, relative alla sorte del Gesù storico. Per alcuni Gesù è stato glorificato con un bel week-end in un luogo detto "cielo" e più precisamente "alla destra di Dio". E subito, costoro, presentano le loro deduzioni ascetiche: se vogliamo raggiungerlo, dobbiamo soffrire con Lui, bere il Calice di tutte le ingiustizie per avere il massimo dei premi. Per altri, invece, Cristo è rimasto dentro alla storia, anche se in posizione trascendente; oppure è entrato in una dimensione che può renderlo presente e "farlo essere" con noi tutti i giorni sino alla fine del mondo. La modalità della "presenza" di Cristo è specificata da Matteo come una "responsabilità" dei discepoli. Essi dovranno ammaestrare tutte le nazioni "battezzandole" e cioè dicendo loro che il concetto di nazione è di origine "culturale" e che compromette l'unità del genere umano e quindi la pace. I discepoli non dovranno far osservare agli altri ciò che Gesù ha comandato - sarebbe intolleranza e integrismo - ma dovranno "insegnare a osservare" e cioè "mostrare" agli uomini fratelli il brevetto o il modello della convivenza nei tre settori nodali dei nostri rapporti: sesso, danaro, potere. La terza via del cristiano non è un calcolo geometrico o una ritirata sul piano "morale" per porsi in una "furba" equidistanza tra opposte ideologie: ne' un segreto desiderio di controllare di nuovo la storia con metodi inquisitori, come nel passato. La terza via sarà piuttosto una conseguenza - e quindi un risultato - della osservanza degli insegnamenti del Signore da parte di chi crede nella Risurrezione.
Nessuna festa della liturgia cattolica è tanto vicina allo spirito moderno del "fumetto" quanto l'Ascensione. Non a caso la sua comparsa in forma delineata risale all'epoca costantiniana; forse perché si presta a una lettura trionfalistica del Cristo risorto (1). Già dai testi emerge un duplice modo di concepirla, anche perché bisognava dare una conclusione "logica" all'evento fondante della nuova fede e cioè alla Risurrezione. Chi, infatti, crede che il Gesù risorto sia un "cadavere rianimato" costruisce il suo fumetto in un certo modo; chi, invece, crede che Gesù risorto non sia un "cadavere rianimato" si astiene dal costruire fumetti e comincia a sognare l'utopia. Marco, per esempio, immagina che Gesù sia stato "assunto in cielo" come già era accaduto al profeta Elia. Se apriamo il secondo libro dei Re (2,11) troviamo un analogo fumetto. Elia chiede a Eliseo di esprimere un desiderio: "Che due terzi del tuo spirito - si affretta a dire - diventino miei". E mentre i due camminano conversando, "ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due.
Elia salì nel turbine verso il cielo". Se questo è un modo trionfalistico per narrare la morte di Elia, Marco usa lo stesso canone storiografico per spiegare alla sua generazione la conclusione gloriosa di una Resurrezione intesa come "rianimazione di cadavere": "Il Signore Gesù, dopo aver parlato loro fu assunto in cielo e si sedette alla destra di Dio". Come si vede tutto è costruito a tavolino, copiando dalle Scritture; giacché della "destra di Dio" si parla nel Salmo 110. Qualcuno dirà: Sì, è vero, Marco non è presente ai fatti, ma conosce sicuramente la testimonianza di Pietro. D'accordo, ma il "racconto" di Pietro si sarà sottratto alla legge psicologica della interpretazione? E Pietro avrà fatto la stessa lettura "fideistica" di Giovanni quando corse con lui al sepolcro e vide i pannolini "afflosciati"? Se diamo credito ai suoi discorsi sulla risurrezione di Gesù, così come sono riportati da Luca negli Atti, dobbiamo concludere che l'apostolo aveva forse buoni occhi, buone orecchi, buona lingua; ma modesto cervello. Luca, poi, si avventura nella più plateale delle visualizzazioni quando chiude il suo vangelo. Gesù, infatti, "condusse i discepoli fuori verso Betania e sollevando le mani li benedisse; mentre li benediceva si allontanò (in altra trad. si staccò) da loro e fu portato in cielo (in altra trad. verso il cielo").
Mentre nel vangelo si accentua l'allontanamento di Gesù più che il suo sollevamento, negli Atti L9 la "elevazione" è esplicita: "Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo". La vicenda è stata giocata con elementi fisici, con elementi fisici deve anche finire. Mentre i discepoli stavano fissando il cielo con il naso per aria, ecco due "angeli" a spiegare l'evento: "Inutile guardare in alto... tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto partire". E cioè in e da un cielo fisicamente inteso (2). Come si vede, Luca organizza i fatti in funzione di una idea. Alle pressanti domande sulla conclusione storica del dramma di Cristo Luca risponde: "Come volete che sia andata a finire? Uscito dal sepolcro s'è fatto vedere quaggiù a intermittenza per quaranta giorni, poi ha salutato i suoi apostoli ed è partito per destinazione cielo e ha fatto sapere che ritornerà". In questo modo una prima generazione cristiana cominciò a vivere l'ansia del ritorno escatologico a stretto giro di anni.
Ma Giovanni e Matteo - forse perché presenti ai fatti - hanno di essi una opinione diversa. Giovanni non descrive l'Ascensione perché essa si identifica col momento in cui Cristo torna al Padre. Se le si vuole dare un tempo, allora ha avuto luogo il mattino di Pasqua subito dopo la Risurrezione. Se Gesù è entrato in una nuova dimensione non deve più per correre, o abitare, degli spazi fisici ("ascendo al Padre mio e vostro") Matteo non parla dell'Ascensione perché è problema inesistente per chi ha della Risurrezione una opinione adeguata. Matteo, insomma, vuol lasciare al suo lettore la convinzione che Gesù è rimasto. E tolto agli sguardi ma non alla vita dei discepoli. E impegnare la propria vita nell'attesa di Cristo significa, semmai, vivere con lui. Gesù, infatti, non è salito nel cielo fisico, ma è penetrato nelle coscienze. E Paolo? Agli Efesini cita il Salmo 67,19: "Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri; ha distribuito doni agli uomini". Come si vede, Gesù è un condottiero vittorioso al servizio di un Dio monarca. E quando Paolo si interroga sul significato della parola "ascese" risponde che bisogna mutuarlo dalla parola "discese": per cui "Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli per riempire tutte le cose" (3). Come si vede, Gesù si inerpica all'interno del sistema tolemaico, lo sorpassa fino a dominano. Ma l'uomo - e crediamo che la venuta di Cristo nel mondo abbia seguito questa strada - non entra nella storia come essere "preformato"; vi entra per salti di qualità. La biologia molecolare non vede più nelle cellule germinali una copia miniaturizzata dell'individuo adulto.
Ed eccoci ad una svolta del discorso. Il divenire - si dice - è una manifestazione dell'essere.In ciò la sua evidenza, ma non la sua eternità. Esso, però, contiene una "contraddizione" che può essere sanata "mentalmente" - giacché la contraddizione è solo nel pensiero col teorema di creazione. Una sigaretta, per es., viene dal nulla di sé e torna nel nulla di sé, in forza di una progettazione che si attua mediante raffiche di brutali violenze sulla natura e sull'uomo. La sigaretta non è eterna in quanto tale - per nostra fortuna -; potrebbe esserla se passasse in altra dimensione. Ma il passaggio ad altra dimensione si pone eventualmente per l'uomo. L'uomo, infatti nella visione cristiana del mondo viene all'essere dal nulla di sé, ma in forza di un progetto e, sempre in forza di un progetto, torna nel nulla di sé. Può essere eterno solo se passa in altra dimensione perché se ne è reso degno. Questa è la più importante lezione della Risurrezione di Cristo. Egli é emerso - ed eventualmente emergerà - nella storia non perché viene o verrà da uno spazio fisico. Il visibile affonda le radici nell'invisibile non nel fisicamente lontano. Altro è ridurre in parti l'universo altro è ridurlo in elementi. All'appuntamento col quark non c'è più la materia ma forse l'energia. I viaggio che porta a Dio è probabilmente più breve del viaggio che porta ai confini dell'universo. E i confini dove sono? Nello spazio o nella materia secondo una retro-cessione qualitativa? Affidiamo la spiegazione di questo concetto a due esempi.
Ecco una fragola. Da dove viene? Da una pianticella coltivata, nei nostri orti. Come viene? Attraverso un processo vitale che parte dalla terra, si fa linfa, gemma bocciolo, frutto colore vermiglio. Questo frutto può essere mangiato così com'è o può essere distrutto "come tale" e trasformato in essenza o in confettura. Si immagini ora, che Cristo sia questa fragola: viene strappata a forza dal suo stelo e "sepolta". Ma è una fragola speciale e "risorge". Coloro che pensano la Risurrezione come una rianimazione di cadavere, immaginiamo che la fragola si sia tolta la terra di dosso e, così come era, sia andata a finire in un qualche frigo lassù nel cielo, in attesa di ripresentarsi - magari dentro una fruttiera - alla fine del "pasto" pardon: del mondo).Ma chi crede alla Risurrezione come entrata di Cristo in una dimensione originaria deve Immaginare le cose in altro modo. La fragola percorre a rovescio il suo arrivo nell'orto: bocciolo, gemma, linfa, seme, giù giù fino alla prima pianta, alla "creazione", al "seno del Padre", al pensiero di Dio. Come secondo esempio prendiamo il rapporto libro-scrittore. Ho un messaggio da trasmettere, prendo la penna, scrivo, porto in tipografia il manoscritto, appare il volume. Immaginiamo, ora, che il volume torni là dove era partito. Se il mio pensiero è inteso come un luogo, allora vedo il volume salire tra gli scaffali di una biblioteca collocata, poniamo, ai confini dell'universo in attesa di tornare quaggiù in tempi apocalittici. Ma se il mio pensiero non è un luogo, allora vedo il volume passare dalla legatoria alla tipografia, al manoscritto e, infine, attraverso la penna, al mio cervello, al mio pensiero. In questo modo va concepito il "seno del Padre" a cui Gesù è tornato. Con la sua Risurrezione esce dal mondo "fisico" e si abilita a entrare nelle coscienze.
Non va più cercato in un luogo, ma in uno stato; che lo rende presente all'uomo come "animale razionale" redimibile. Montesquieu ha detto che i cristiani credono in due mondi ma "questo guasta l'altro e l'altro questo: due sono troppi, uno basta". La risposta viene da Chesterton: "Bisogna essere affezionati al mondo anche per cambiarlo; ma bisogna essere affezionati ad un altro mondo - reale o immaginario - per avere qualcosa in cui cambiarlo". Dal momento in cui Cristo rivela il Padre e al Padre ritorna pur affermando di essere con i credenti quaggiù, costoro dovrebbero vigilare su coloro che aspirano a mettere le mani sulla "storia" e nello stesso tempo dovrebbero mostrare la "luce" senza trasformarsi, da capo, in un negozio che vende lampade.
Note
1) Negli antichi monumenti liturgici è detta Ascensa
e nella liturgia mozarabica, gallica e ambrosiana è detta
Ascensio. E tale denominazione è rimasta nella liturgia
romana. Eusebio di Cesarea (m.ca 340) è il primo a menzionarla
e la dice "festa solennissima". Mentre S. Giovanni Crisostomo
ne parla come festa di secondo ordine. La iconografia di tipo
orientale rappresenta Cristo rex gloriae che sale al cielo dentro
a una mandorla sostenuta da angeli. La iconografia di tipo occidentale
esalta il Figlio dell'uomo che sale al cielo dal monte degli ulivi
aiutato dalla mano divina. Verso il mille troviamo elementi nuovi.
La figura di Cristo si eleva nell'aria e sono visibili i piedi
e l'orlo del vestito. Ma Giotto, nella cappella degli Scrovegni,
presenta un Cristo che sale per forza propria, sebbene sia attorniato,
a distanza, da angeli osannanti. Mantegna (Galleria degli Uffizi)
lo fa salire con in mano lo stendardo della vittoria ma in posizione
statuaria e attorniato da angeli che, forse, fanno da motore trainante
anziché da lumachine decorative. Melozzo da Forlì,
nell'abside dei Ss. Apostoli nel Palazzo del Quirinale, presenta
un Cristo autonomo circondato da angeli in preghiera. Poi col
Correggio cadrà ogni pudore dottrinale e Michelangelo mostrerà
il Cristo nerboruto del Giudizio universale più somigliante
a Ercole divinizzato che a un Dio fatto uomo.
2) Ricordiamo che la principale credenza dello Sciismo, nella
dottrina dell'Islam, riguarda l'Iman capo supremo politico-religioso.
Costui è illuminato da una particella di luce divina immanente
alla sua persona; sotto questo profilo è impeccabile e
infallibile ed è l'unico interprete della legge. Questa
concezione dell'lman è propria degli Sciiti duodecimani,
cosiddetti perché credono in dodici Iman; l'ultimo dei
quali - non sarebbe morto; ma si sarebbe noscosto per aspettare
la sua manifestazione come Messia capace di riportare, sulla terra,
la bontà e la giustizia prima del giudizio finale. Durante
l'assenza dell'Iman nascosto la Comunità sciita è
retta dai suoi rappresentanti, i Mugtahid, i quali agiscono in
suo nome.
3) Il pensiero di S. Paolo sul tema della Risurrezione deve aver
subito un giro di centottanta gradi. In un primo momento (I Cor.,
15) Paolo sembra credere alla risurrezione corporea di Cristo.
Gesù in carne ed ossa appare a Cefa, ai Dodici, a più
di cinquecento fratelli, a Giacomo, e infine, a lui, Paolo. Ma
il suo modo di vedere Cristo è di tipo "fisico"
? Ecco l'antinomia che circola nei sui scritti. E d'altra parte
la sua tesi è senza appello: "Se Cristo non è
risorto è vana la vostra fede". Ma tale fede comporta
la rianimazione di un cadavere? A Corinto qualcuno deve aver fatto
notare a Paolo che la decomposizione del cadavere umano non poteva
arrestarsi o tornare indietro, in modo che il corpo potesse riapparire
sulla terra nella passata completezza. Egli, allora, precisa ai
fratelli: "Ma qualcuno dirà" "come risuscitano
i morti?" "con quale corpo verranno? Stolto! Ciò
che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che
semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice
chicco, di grano per es. o di altro genere". Paolo abbandona
qui la semplice e indifendibile idea giudaica che i morti sarebbero,
in qualche modo, risuscitati nella loro originale e indecomposta
carne. Credeva che Gesù fosse apparso sulla terra dopo
la morte, ma si guardava dall'affermare che Egli era ricomparso
nella forma comune di un corpo umano. Ma mentre Paolo guadagna
un concetto accettabile di Risurrezione, almeno due Vangeli daranno
consistenza al concetto più antico e semplice di rinascita
corporale, dando soddisfazione alla psiche tolemaica dell'uomo
religioso. Per quanto riguarda l'Ascensione, Paolo la identifica
con la Risurrezione: "Cristo fu risuscitato dai morti nella
gloria del Padre" (Sul problema cf. Michael Grant. San Paolo,
Bompiani 1985, p. 79 ss).