Articolo estratto dalla rivista Reggio Storia 103

 

Padre Aldo Bergamaschi

Fra Storia e Vangelo

di Luciana Bonilauri

 

Cosa significa essere cristiani. Le sue opere anche nella biblioteca dell'Archivio di Stato. La contestazione alle organizzazioni liberale-capitalista e marxista. All'interno di tutti i rapporti umani, specialmente nei tre cardini della storicità, il potere, il denaro e il sesso, considerati fini della vita e non mezzi per realizzare il "dover essere" dell'uomo.


La biblioteca dell'archivio di Stato di Reggio Emilia si è arricchita della donazione delle opere di Padre Aldo Bergamaschi, reggiano di adozione e ben conosciuto in città soprattutto per la sua colta e suggestiva predicazione domenicale nella chiesa del Convento dei Padri Cappuccini, ma anche per il clamore suscitato, anni fa, dall'insorgere di difficili relazioni con le autorità ecclesiastiche a causa di un contenzioso teologico e pastorale che ora pare ricomposto. Eguale donazione è stata effettuata alla biblioteca del Comune di Pontremoli, sua città natale, perciò Reggio (nell'Archivio di Stato oltre che, naturalmente nella biblioteca del Convento dei Cappuccini) e Pontremoli sono i due soli luoghi in cui il ricercatore possa trovare riunita la consistente produzione intellettuale del filisofo-pedagogista.

Padre Bergamaschi nasce a Torrano di Pontremoli nel 1927 (1); ben presto segue la famiglia che deve emigrare in Corsica per ragioni di lavoro e lì frequenta la scuola di base, apprendendo con facilità il francese, che può considerarsi la sua lingua madre. Nel 1939 torna in Italia, sull'ultima nave che riporta in patria gli emigrati prima dello scoppi della guerra mondiale. Qui i genitori, che lo avrebbero desiderato architetto, a causa delle ristrettezze economiche lo indirizzano agli studi presso il Collegio annesso al Convento dei Frati Minori Cappuccini di S. Martino in Rio, in provincia di Reggio. In tale ambiente matura la vocazione religiosa, dopo una benefica crisi interiore (2) che ci richiama alla memoria, fatte le debite distinzioni, , quella di un grande su cui il Bergamaschi scriverà nel 1973 un finissimo saggio Manzoni fra storia e verità. Inizia gli studi teologici a Reggio Emilia, presso il Collegio missionario S. Giuseppe da Leonessa e il 29 marzo 1952 è ordinato sacerdote.

A causa della sua amicizia con don Primo Mazzolari, "cittadino scomodo e inquieto", i superiori dell'Ordine non gli aprono subito la strada dell'Università, quindi per qualche anno insegna al Ginnasio superiore dei Padri Cappuccini di Piacenza.

Chiamato come assistente all'Università cattolica e successivamente confermato dal professor Aldo Agazzi.

Dal 1953 al 1962 collabora con Adesso, la rivista fondata nel 1949 da don Primo Mazzolari, sulle cui pagine il parroco di Bozzolo "denunciava ogni forma di paternalismo, ripudiava il gusto borghese dell'argine, svuotava il tentativo manicheo di fare della verità un blocco spaziale, richiamava i cristiani alla visione evangelica del potere e della società, iniettava il problematicismo evangelico dentro alle metafisiche del perbenismo", come scrive il Bergamaschi, che dopo la morte di Mazzolari curerà la pubblicazione dei Diari e sarà chiamato a far parte del Comitato scientifico della Fondazione ad egli intestata. Come Mazzolari anche Bergamaschi si pone "tra storia e Vangelo", nella misura in cui vede e denuncia le carenze di una Chiesa che, immersa nella storia, ne accetta i meccanismi diventando Istituzione accanto alle altre, anziché procedere profeticamente nel faticoso cammino verso una Verità che spesso va in senso opposto alla storia. Come Mazzolari anche Bergamaschi conoscerà il rigore della Chiesa-Istituzione (dal 1988 al 1999 gli verrà ordinata dai suoi superiori la sospensione della messa domenicale d'orario e della relativa predicazione) e, come il confratello, accetterà francescanamente la prova, rimanendo sempre all'interno dell'Ordine e della Chiesa.

Nel 1962 padre Bergamaschi si laurea in pedagogia nell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano discutendo, relatore il professor Mario Casotti, la tesi Gratry: una vita e un pensiero a servizio dell'educazione Cristodialogica. Di Gratry, educatore e filosofo "uno dei più originali, appassionati iniziatori dello spiritualismo dell'Ottocento francese", pubblicherà il Diario, completo della parte finale inedita, nel 1966. Dal Casotti viene chiamato come assistente e successivamente confermato dal professor Aldo Agazzi. Nel 1965 è tra i fondatori della rivista Momento, alla quale collaborerà con articoli e recensioni fino al 1969.

Le pedagogie sono molte e differenziate, come le religioni

Dal 1967 fa parte della famiglia dei Cappuccini della nostra città, del quale viene eletto superiore nel 1999 e riconfermato nel 2002, Dal 1994 è ideatore di una serie di Presepi tematici allestiti nella Chiesa del Convento, scrivendone i testi filosofici e teologici: essi sono raccolti in un libro e un filmato intitolati Logos e Parola.
Nel 1974 lascia la Cattolica per l'Università di Padova e, l'anno seguente, passa all'Università di Verona in qualità di professore associato e poi di ordinario di pedagogia nella facoltà di lettere e filosofia, fino al pensionamento avvenuto al termine dell'anno accademico 1998-1999. In questa occasione padre Bergamaschi tiene la sua ultima lezione "La torre di Babele: la lingua tra comunicazione e separazione" durante una giornata celebrata in suo onore dalle autorità accademiche e dai colleghi. Credo valga la pena di citare, da questa lezione, la sua non-definizione di pedagogia, perché esprime una idea sulla umana convivenza divenuta centrale nel pensiero del Bergamaschi: "negli ultimi corsi ho lasciato spiazzati gli studenti che mi domandavano quale era la mia Pedagogia. Rispondevo, infatti, "le pedagogie sono molte e differenziate, come le religioni".

Il cristiano crede, in verità, perché si è trovato nella impossibilità di fare paragoni

Occorre evitare lo spirito di crociata da un lato e l'illusione, tutta mentale, del dialogismo multiculturale. Occorre, invece promuovere un clima culturale in cui tutte le pedagogie possano esprimersi iuxta propria principia fuori dai veleni della commistione - dove bisogna esercitare la virtù della "tolleranza" e accettare come valore il "pluralismo" - magari in aree separate (come vuole un autentico federalismo), in modo da potere vedere a occhio nudo quale di esse risolverà i problemi della umana convivenza che ci trasciniamo dietro da molti secoli".

Anche solo da queste poche note appare chiara l'impossibilità di riassumere in breve il pensiero di padre Bergamaschi, per i molti temi trattati e per la profondità e complessità delle analisi svolte. Vale però la pena di accennare ai punti nodali di un solo argomento: cosa significa essere cristiani, perché intorno ad esso ruota tutto il pensiero filosofico-pegagogico del padre Cappuccino.

Al centro è il concetto di metànoia, cioè cambiamento di mentalità, ovvero "annullamento di ciò che siamo per trasformarci in ciò che dobbiamo essere" secondo il Logos divino, cioè la parola di Gesù Cristo. L'uomo convertito, conformando il proprio stile di vita a quell'"amatevi come io ho amato voi" che esclude ogni reificazione dell'altro, diventa centrale nel definire il rapporto tra fede e storia: è affidata a lui la realizzazione del disegno divino, nell'esclusione di ogni intervento diretto di Dio a modo di "grande timoniere".

Ma come può avvenire questa conversione? La domanda dal punto di vista psicologico, ha tante risposte quante sono le storie di ogni vero cristiano, ma la condizione essenziale è la conoscenza della Parola di Cristo, per padre Bergamaschi unica vera voce di Dio nella storia. Tuttavia la conoscenza non porta necessariamente alla conversione, ma i Vangeli, che si pongono come kèrygma, cioè annuncio di salvezza, permettono il passaggio dalla conoscenza alla fede. Ciò avviene per mezzo della Resurrezione, di fronte alla quale, se accettata come possibile, "non esistono scelte all'infuori del rifiuto irrazionale o di una adesione razionale. Il Cristiano crede, in verità, non perché ha fatto il paragone con altre salvezze o con altri salvatori, ma perché si è trovato nella impossibilità di fare paragoni. La Resurrezione, infatti, inattesa e improgettabile dall'amore più ardente, ha dato e dà significato a tutto l'insegnamento evangelico, facendolo assurgere a verità assoluta".

Qui sorge una questione essenziale: come interpretare il più fedelmente possibile a quanto disse il Gesù storico il testo evangelico, visto che si presenta come fonte indiretta e, anzi non ha nemmeno la pretesa di essere fonte storica. Padre Bergamaschi ha un suo metodo: partendo dal presupposto che la Parola divina è vera e non contraddittoria, applica al testo evangelico il principio logico di non-contraddizione, posizione che ha il vantaggio di non cadere in una lettura soggettiva e arbitraria da una parte e in una acritica accettazione di ogni interpretazione della Chiesa dall'altra. Quest'ultima è, infatti, "un medium in quo non un medium quod; è un mezzo con il quale si raggiunge il fine (diventare simili a Cristo mediante la metànoia); non è il mezzo che si mette al posto del fine o che diventa fine". L'autorità del magistero e la libertà del singolo sono entrambe vincolate alla Verità e sono tra loro complementari. La specificità dell'Autorità consiste nell'offrire un servizio all'ascolto della Parola divina da parte della singola persona e della comunità, non nell'esercitare un potere di comando, di imposizione.

Le nazioni si uniscano in una federazione mondiale su base democratica

Parola, conversione, Chiesa, punti nodali ai quali occorre aggiungere Telergo, il luogo, ancora da costruire, in cui si realizza l'utopia sociale cristiana secondo l'opinione del Bergamaschi. Telergo è il luogo "in cui il lavoro (ergon) attua il suo fine (telos) solo quando genera e controlla il capitale. A Telergo si lavora tutti per uno stesso fine: non alcuni per vivere e altri per far vivere. Cadendo il lavoro svolto in piramide e salariato, nasce il lavoro in riga e condiviso nei suoi frutti". E' questa una contestazione a entrambe le organizzazioni politico-sociali dell'età contemporanea, quella liberale-capitalista e quella marxista, poiché "la Ekklesìa voluta da Cristo si presenta, storicamente, come il luogo in cui un gruppo di uomini sono riusciti a vanificare la lotta di classe senza tuttavia fare classe". In questa luce viene letta la povertà di Francesco d'Assisi, a cui padre Bergamaschi ha dedicato alcune opere, povertà che non si identifica con quella dei poveri storici (in una società cristiana non dovrebbero esistere i poveri), ma è un "volontario e personale limite al consumo dopo aver distribuito il prodotto del lavoro o capitale finanziario. Il principio sovrano che Francesco deriva dal Vangelo è questo: ciò che abbiamo non è nostro, lo abbiamo soltanto in prestito e fino a quando non troviamo uno più bisognoso di noi".

L'analisi di padre Bergamaschi non si ferma però all'ambito sociale, ma penetra all'interno di tutti i rapporti umani, specialmente nei tre cardini della storicità, il potere, il denaro e il sesso, che corrono sempre il pericolo di essere considerati fini della vita e non mezzi per realizzare il "dover essere" dell'uomo, che non si piega alla disperazione di una esistenza senza scopo né trova il proprio fondamento in se stesso, ma è chiamato a finalizzare la propria vita all'ideale della divina perfezione.
Nell'opera del Bergamaschi l'uomo di fede e l'uomo di pensiero coesistono sempre in ogni argomento analizzato, a dimostrazione che la ragione non è in contrasto con la fede, ma anzi può servire a non trasformare quest'ultima in irrazionalismo o in quell'integralismo che drammaticamente irrompe, da un passato che credevamo chiuso, nella storia presente.

Fede, ragione e anche sogno: è di padre Aldo l'utopico (o forse no?) desiderio di un futuro in cui le nazioni si uniscano in una federazione mondiale su base democratica (3), in cui esista , accanto agli idiomi materni, una lingua comune per eliminare la prima causa di divisione tra gli uomini, in cui alle religioni intese come fonti dispensatrici di autorità, mistero, miracolo (Dostoevskij) si sostituisca la novità esistenziale del Cristo.

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NOTE

(1) Chi scrive ha tenuto presenti la breve ma densa biografia di Nando Bacchi intitolata Padre Bergamaschi: scomodo testimone del Vangelo all'estrema frontiera, Verona, Il Segno editrice, (1993) e alcune Note biografiche dattiloscritte allegate alle opere del Bergamaschi. I brani tra virgolette sono tratti da opere del padre Cappuccino


(2) Vale la pena di riferire a questo proposito le parole del protagonista: "Quando fui affidato alla bonaria pedagogia di un collegio di francescani già nel fondo del mio spirito si erano adagiati sei anni di lingua e cultura francesi. E ben presto mi trovai come assediato da tre suggestioni cosmiche: la prima, la più gagliarda, era quella napoleonica della storia di Francia; la seconda, affiorata prepotentemente durante il primo corso ginnasiale, era quella romana del remoto passato d'Italia; la terza, operante come novità esistenziale a puro livello di prassi liturgica, quella cristiana della redenzione totale dell'uomo". (Quale storia insegnare, 1972)


(3) Coerentemente con questa idea di superamento degli Stati nazionali sovrani, nel 1998 dona all'ONU un piccolo appezzamento di terra, sito nel comune di Pontremoli, ereditato dopo la morte dei genitori, per "lasciarlo alla condenda comunità umana o governo planetario di cui mi riconosco cittadino a pieno titolo vivendo oggi orfano di identità etica legittima".

 

Segue la descrizione bibliografica di 44 opere donate all'archivio di Stato di Reggio Emilia