Universo olografico


L'universo è un'illusione

Il Paradigma olografico

Stupefacenti scoperte nel campo della fisica potrebbero sconvolgere completamente le nostre convinzioni sulla natura dell'universo e della vita stessa, aprendo un ventaglio di possibilità mai ipotizzate prima d'ora.

Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del 20° secolo. Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di  Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l'ipotesi più accreditata è che l'esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale.

David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l'universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologrammi, la parte e il tutto in una sola immagine Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser: per creare un ologramma l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro. Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.

Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da questo tipo di approccio. Questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del professor Aspect. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione. Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso organismo fondamentale. Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche che l'acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario.

Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente. Se restiamo completamente all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono parti separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste immagini, ne consegue che l'universo stesso è una proiezione, un ologramma.

Il magazzino cosmico di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.

Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni dell'universo, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta. In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Poiché concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos'altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma.

Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbero un'infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'universo col termine olomovimento. Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l'universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera. Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di tutto. Il cervello è un ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni...

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia. Il Dott. Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato.

È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio. ... ma anche di correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino del nostro cervello risulta spiegabile più facilmente, se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario scartabellare attraverso una specie di gigantesco archivio alfabetico cerebrale perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un'altra particolarità tipica degli ologrammi. Si tratta forse del supremo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata.

Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in base all'ipotesi di Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel mondo concreto delle nostre percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio. Così come un ologramma funge, per così dire, da strumento di traduzione capace di convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente, così il cervello usa i principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori. Vi è una impressionante quantità di dati scientifici che confermano la teoria di Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri neurofisiologi.

 Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha recentemente applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, abilità che conservano anche se sordi da un orecchio. È risultato che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di quanto supposto. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro senso dell'olfatto percepisce anche le cosiddette frequenze osmiche e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise. La realtà? Non esiste, è solo un paradigma olografico Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta quando lo si unisce alla teoria di Bohm.

Perché se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? Per dirla in parole povere: non esiste. Come avevano lungamente sostenuto le religioni e le filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo una sorta di ricevitori che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di mondi esistenti nel super-ologramma. Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato paradigma olografico e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto che si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza.

In un universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti stati alterati di coscienza potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano. Immaginarsi malati, immaginarsi sani Il paradigma olografico ha delle implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum).

Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come fisico. Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la visualizzazione risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la realtà.

Il mondo concreto è una tela bianca che attende di essere dipinta Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro Gifts of Unknown Things, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una  sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegare tali fenomeni, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà.

Forse siamo tutti d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente perché ciò che consideriamo realtà consensuale è stato formulato e ratificato ad un livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono illimitatamente collegate tra loro. Se ciò risultasse vero, sarebbe la più profonda ed importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico, implicherebbe infatti che esperienze come quella riportata da Watson non sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre menti con le convinzioni atte a renderle tali. In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui descritto nei suoi libri. Tutto questo non sarà né più né meno miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. Tutte le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà.


A cura della Redazione di “Extraterrestre” (su segnalazione del Dott. Richard J. Boylan) - http://www.extraterrestre.it/index1.html



paradigma

Termine derivante dal greco paradeigma che significa «modello» (o «progetto») ed «esempio», e in Platone si trova usato in entrambe le accezioni. Le idee sono infatti modelli o termini di paragone assoluti, conoscendo i quali è possibile decidere se qualcosa sia o non sia conforme ad essi: per esempio conoscendo che cosa è la santità, si può giudicare di un'azione se sia o non sia santa (Eutifrone 6e); le cose sensibili sono copie dei modelli intelligibili e il cosmo generato è prodotto dal demiurgo divino a imitazione di un paradigma eterno, il vivente in sé (Timeo 28a al.). Col significato invece di «esempio» o «caso esemplare», Socrate si considera, nell'Apologia (23b), un paradeigma di cui il dio si è servito per illustrare la condizione umana riguardo al sapere, che è appunto di non-sapere. Sempre in Platone, nel Politico, compare però un'accezione del termine diversa sia da quella di modello sia da quella di esempio, e prossima invece a quella di «analogia» (277d-278c). Aristotele, per il quale l'uso platonico del termine con il significato di «modello intelligibile» è una pura metafora poetica (Metafisica I 9, 991a 20-22), assume paradeigma come termine tecnico della logica e della retorica col significato di «argomento fondato su un esempio» o «induzione retorica», dal particolare al particolare (Analitici primi II 24; Retorica II 20); è l'argomento che si trae da un caso noto per illustrare, grazie alla pregnanza dell'esempio che si è scelto, un caso meno noto o affatto ignoto.


Intuizione

In filosofia, un modo di conoscenza o di apprendimento indipendente dall'esperienza o dalla ragione, generalmente concepito come capacità innata dell'intelletto. La nozione di intuizione ha assunto accezioni differenti, talora opposte, e non può essere definita se non nel contesto dell'opera dei singoli filosofi. L'intuizione fu importante per il pensiero di filosofi greci come Pitagora e i suoi seguaci e per la filosofia cristiana. I filosofi che affidarono a questo concetto un ruolo importante nella loro concezione filosofica furono Baruch Spinoza, Immanuel Immanuel Kant e Henri Bergson.

Nella filosofia di Spinoza, l'intuizione è la forma di conoscenza più alta, superiore alla conoscenza sensibile e a quella "scientifica" derivata dalla riflessione sull'esperienza. La conoscenza intuitiva consente all'individuo la comprensione di un universo unitario e permette all'intelletto di essere parte dell'Essere Infinito.

Kant concepì l'intuizione come una forma della sensibilità; egli distinse le percezioni in due parti: la sensazione provocata dall'oggetto esterno percepito e la forma, o struttura della percezione nell'intelletto. Queste forme, come spazio e tempo, sono modi dell'intuizione pura.

Bergson contrappose istinto e intelligenza, pensando l'intuizione come la forma più pura dell'istinto. L'intelligenza è adeguata alla considerazione degli oggetti materiali, ma non può affrontare l'essenza della vita o del pensiero. Egli definì l'intuizione un istinto autocosciente, in grado di riflettere sul proprio oggetto e di espanderlo indefinitamente. L'intelligenza, d'altra parte, può solo analizzare e la funzione dell'analisi è di produrre ciò che è relativo in un oggetto, piuttosto che ciò che è assoluto o individuale. Solo con l'intuizione, secondo Bergson, può essere compreso l'Assoluto.


David Bohm

David Bohm, uno degli scienziati più originali ed evoluti del nostro secolo, famoso per le sue innovative ipotesi scientifiche e per la sua collaborazione con il fisico Einstein, e con il maestro spirituale Krishnamurti.

Nasce nel 1917. Fisico quantistico teorico, insegna a Princeton fino al 1951, quando, in piena guerra fredda, viene accusato di attività antiamericane, e costretto ad abbandonare gli Stati Uniti. Si trasferisce prima in Brasile, poi in Israele e infine in Gran Bretagna. Pubblica molti testi a carattere scientifico, dedicati in particolare alla meccanica quantistica, e si interessa ai problemi filosofici che la scienza sollecita e alle questioni spirituali. Le sue tesi più affascinanti sono l'ipotesi Olografica, la visione globale dell'esistenza che si manifesta in realtà implicata ed esplicata, l'intelligenza attiva, il campo olistico.


Scetticismo

Indirizzo di pensiero che, attraverso una rigorosa indagine, mette a fondamento dell'etica una critica serrata di tutta la scienza.

GRECIA ANTICA
Sorto verso la fine del sec. IV a. C., lo scetticismo è l'espressione del profondo disagio in cui le varie scuole filosofiche si trovavano per l'insuccesso nella ricerca della verità assoluta nell'ambito della conoscenza. La ricerca viene quindi spostata dall'oggetto (il mondo) al soggetto (l'uomo) per spiegare le ragioni dei suoi limiti. Sotto questo aspetto lo scetticismo ha la sua origine in Socrate, anche se viene precisando i suoi aspetti solo con Pirrone (ca. 360-ca. 270 a. C.) alcuni decenni dopo la morte del maestro. Pirrone fondò la sua scuola a Elide basandola sui problemi morali e dandole come fine il raggiungimento della felicità umana. Fondamento di questo insegnamento morale è il giudizio che in natura le cose sono "tutte ugualmente incerte e indiscernibili"; il saggio di conseguenza non deve presumere di esprimere opinioni su di esse, ma astenersi dal discorrere sulla loro natura (afasia), dal dare giudizi (epoché) e rimanere di fronte a esse imperturbabile (atarassia), anzi felicemente indifferente (apatia): posizione finale, questa, comune con quella dei gimnosofi indiani. In questi termini lo scetticismo rappresenta una lotta aperta al dogmatismo e questo sarà il bersaglio di Timone di Fliunte nei suoi Silloi (Satire). L'eredità del pirronismo passò alla Media Accademia, che ebbe a principali maestri Arcesilao di Pitane (315-240 a. C.) e Carneade di Cirene (ca. 219-129 a. C.), i quali diedero allo scetticismo nuovi sviluppi: Arcesilao scoprì elementi di scetticismo anche nei Dialoghi di  Platone (confutazione delle tesi dell'avversario usando le sue stesse proposizioni con le quali le aveva avanzate; l'affermazione del Timeo sull'inconoscibilità della natura, ecc.), ma si fondò principalmente sull'impossibilità di distinguere con certezza una rappresentazione vera da un'altra falsa. Necessaria quindi una sospensione di giudizio (epoché), che suona come un preciso ammonimento: in filosofia nulla si deve dare come certo. Carneade rimase nel solco del procedimento socratico e combatté l'avversario con le sue stesse proposizioni, ma di un problema elencava anche tutte le soluzioni date per dimostrare che le une distruggevano le altre. Contro la dottrina dell'assenso e della persuasione della scuola  stoica egli obiettava che, se era vero che le rappresentazioni potevano essere "persuasive", ciò non significava affatto che fossero "vere". Suo continuatore fu Clitomaco di Cartagine (187-110 a. C.), che portò la scuola a uno scetticismo più radicale, al quale reagì Filone di Larissa (160-79 a. C.), che si collocò su posizioni semi-dogmatiche riportando la scuola su di una linea probabilistica: le cose di per sé possono essere conosciute con certezza, alla quale tuttavia noi non siamo ancora pervenuti; dobbiamo quindi giudicarle almeno probabili. In polemica con Filone si fece assertore di un maggior rigore scettico Enesidemo di Cnosso, che giustificava l'epoché con ben dieci argomentazioni. Su questa strada si mantenne rigorosamente Sesto Empirico (180-220 d. C.): anche in lui la posizione scettica si radicalizzò al punto da investire non solo il ragionamento dogmatico, ma anche quello scettico: egli analizzò nuovamente i fondamenti del dogmatismo dimostrando che non hanno consistenza alcuna di fronte alla realtà. Lo scetticismo antico aveva così raggiunto il suo scopo di battere il dogmatismo e di dissolvere i dualismi dei postaristotelici; nel contempo aveva ampliato la funzione del dubbio socratico, rivelando nuove esigenze dello spirito umano.

DAL RINASCIMENTO AL PENSIERO MODERNO
Nel Medioevo lo scetticismo scomparve del tutto dalla cultura filosofica occidentale. Per la prima volta esso riapparve nel tardo Rinascimento nel pensiero di  M. Montaigne. La constatazione della debolezza, dell'incertezza, dell'insicurezza del sapere umano conduce Montaigne allo scetticismo da lui inteso come un continuo e ininterrotto tentare ed esperimentare, una prova e un tirocinio senza soste e che non conoscono mai fine giacché appare impossibile il conseguimento di una certezza assoluta. In questo stesso senso lo scetticismo veniva inteso da P. Charron (1541-1603) nel suo saggio Sulla saggezza e da F. Sánchez nella sua opera Quod nihil scitur (1581). Ma si tratta, in tutti questi casi, più di una tendenza e di un atteggiamento scettici che non di uno scetticismo vero e proprio, sistematico e rigoroso. Nel sec. XVIII  Hume sostenne una forma mitigata e attenuata di scetticismo consistente nella "limitazione delle nostre ricerche a quegli oggetti che meglio si adattano alla ristretta capacità della mente umana". Nella filosofia moderna e contemporanea lo scetticismo, anziché essere esplicitamente teorizzato,viene piuttosto usato come un'arma critica nei confronti di filosofie dogmatiche o che pretendono di dare una sistemazione definitiva ed esaustiva del sapere umano. Così, nell'ambito della filosofia moderna E. A. Schulze intitolò Enesidemo (dal nome dell'antico filosofo scettico) una sua opera pubblicata nel 1792 in cui rivendicava la validità, opponendola al razionalismo di  Kant, dello scetticismo di Hume. Fra i contemporanei G. Rensi (Lineamenti di filosofia scettica, 1919) si rifece allo scetticismo per combattere l'idealismo d'ispirazione hegeliana che, a opera di  Benedetto Croce e di  Giovanni Gentile, andava diffondendosi in Italia nei primi decenni del sec. XX.

Sciamano

Uomo di medicina e di religione, figura rinvenibile originariamente presso le culture dei cacciatori-raccoglitori scarsamente strutturate, tecnologicamente poco evolute e omogenee. Il nome è un calco dalla lingua tunguso della Siberia, una delle zone in cui è stata identificata la forma classica di sciamanesimo. Lo sciamanesimo è diffuso non soltanto presso le culture orali dell'Asia centrale, dell'America settentrionale e dell'Oceania, ma anche, pur esprimendo riserve, presso culture e religioni più strutturate, come la religione cinese e lo  scintoismo giapponese.

 Lo sciamano, generalmente di sesso maschile, è essenzialmente un medium, un portavoce degli spiriti nel cui mondo entra al momento dell'iniziazione, durante il quale egli affronta numerose prove che dovrebbero indurre sogni e visioni. Questo primo, duplice riconoscimento – degli spiriti e della comunità – si completa con la formazione da parte di sciamani esperti. I principali compiti religiosi dello sciamano sono la guarigione e la divinazione, ottenute mediante la possessione spiritica o il trasferimento dell'anima dello sciamano fino al cielo o agli inferi. Esistono resoconti di resurrezioni miracolose operate da sciamani che, recandosi fino alla terra dei morti, ne riportano lo spirito del defunto. Inoltre, lo sciamano officia i riti di passaggio: propizia la stagione della caccia e svolge funzione di psicopompo guidando nell'aldilà le anime dei morti. Gli sciamani occupano una posizione sociale ed economica elevata, specialmente se diventano famosi come guaritori.

 Numerosi sono i tentativi di spiegare il fenomeno degli sciamani e delle loro cure. Alcuni studiosi hanno istituito un parallelismo tra la guarigione sciamanica e la terapia psicoanalitica osservando che in entrambi i casi si producono simboli efficaci e terapeutici, che recano sollievo psicologico e fisiologico. Parecchi antropologi, rifiutando la teoria secondo cui gli sciamani sarebbero essenzialmente nevrotici e psicotici, hanno avanzato l'ipotesi che gli sciamani siano dotati di capacità cognitive superiori al resto della comunità. Lo sciamanesimo è stato da altri interpretato semplicemente come anticipazione di un sistema religioso più organizzato o come tecnica per il raggiungimento dell'estasi.

 
Paradigma olografico, I like it


Dunque c’è questa particella che, inspiegabilmente, senza che via sia un motivo plausibile secondo il buon senso e le leggi della fisica, si comporta come se sapesse istantaneamente - istantaneamente - cosa fa un’altra particella, indipendentemente dalle distanze.

Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.

Sorpresa: c’è qualcosa più veloce della luce? Queste informazioni passano istantaneamente, 10 metri o 10 miliardi di chilometri. C’è qualcosa talmente veloce da recapitare istantaneamente le informazioni? (FedEx ideale, quella che abita l’Iperuranio). Qualcuno ci pensa su è propone un paradigma (un modello) di universo veramente stupefacente.

David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l'universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Eh sì, come no, figurati se questa gliela passano… tutto come fosse una trasmissione radio, una realtà virtuale… un videogioco. La materia è la sensazione della materia e così via. Fenomenologicamente non fa una piega. Ologrammi, oggetti tridimensionali, sensazioni tridimensionali, perché l’oggetto è una sensazione.

La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa [farebbe comodo a quella nel pungo]. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro.

E allora Bohm dice: magari quello che crediamo diviso è invece unito. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione.

Come guardare un pesce in un acquario da due angolazioni diverse non sapendo che si tratta dello stesso pesce: non sapendolo uno crede che siano due pesci, in realtà sono un solo pesce. Uno crede che vi siano due particelle, in realtà è la stessa particella vista da un altro punto di vista, come l’omino bidimensionale vede qualcosa della terza e la riconduce alla seconda, non avendo la minima idea di cosa sia la terza.

Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l'universo stesso è una proiezione, un ologramma.

Magari Bohm, magari. Speriamo che sia così. Vedi che Parmenide, l’Uno, ritorna, con la certificazione della Dea Fisica. In effetti la materia accade, anche la fisica è d’accordo, dice: la materia è un evento.

Ivan Begio



Dizionario delle religioni


A

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D

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E

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F

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G

 Germanica

 Giainismo

 Giapponesi (religioni)

 Giapponesi (nuove religioni)

 Giudaismo (vedi Ebraismo)

 Gnosticismo

 Greca (religione)


H

 Hare Krishna


I

 Incaica (religione)

 Indiane (religioni)

 Induismo


 Islamismo


 Ittita (religione)


 M

 Manicheismo


 Maori (religione)

 Maya (religione)

 Mazdeismo (vedi Zoroastrismo)

 Mazdakismo (vedi Manicheismo)


 Meditazione trascendentale


 Missione della Luce Divina

 Misteri Eleusini


 Mitraismo


 Mormonismo (Mormoni)

 Musulmani Neri (Black Muslims)


N

 Neopaganesimo o Paganesimo

 New Age (vedi Neopaganesimo)

 Nuove religioni giapponesi


O

 Odinismo

 Orfismo (culti orfici)


P

 Paganesimo o Neopaganesimo

 Panteismo

 Parsismo

 Polinesiana (religione)


R

 Raeliani

 Rajneesh Bhagwan Shree o Famiglia arancione

 Religione (significato)

 Romana (religione)


S

 Satya Sai Baba

 Sciamanesimo

 Scientology

 Shintoismo

 Sikhismo

 Spiritismo

 Stregoneria (vedi Neopaganesimo)

 Sumeri

 Sufismo

 Sutra del Loto


T

 Tantrismo


 Taoismo


 Testimoni di Geova


 Trascendentalismo


U

 Unificazione (Chiesa della)


V

 Valdesi

 Vedismo

 Via Internazionale

 Vudu


W

Wicca (vedi Neopaganesimo)

Z

 Zoroastrismo