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Universo olografico L'universo è
un'illusione
Il Paradigma olografico |
Stupefacenti scoperte nel campo della fisica potrebbero sconvolgere completamente le nostre convinzioni sulla natura dell'universo e della vita stessa, aprendo un ventaglio di possibilità mai ipotizzate prima d'ora.
Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi,
diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe
rivelarsi il più importante esperimento del 20° secolo.
Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a
determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli
elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con
l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si
tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se
ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte
le altre. Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi:
o la teoria di Einstein che esclude la possibilità di
comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi
errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.
Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di
fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l'ipotesi
più accreditata è che l'esperimento di Aspect sia la
prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di
tipo non-locale.
David Bohm, noto
fisico dell'Università di Londra,
recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano
che la realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente
solidità, l'universo è in realtà un fantasma, un
ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Ologrammi, la parte
e il tutto in una sola immagine Per capire come mai il Prof. Bohm abbia
fatto questa sbalorditiva affermazione, dobbiamo prima comprendere la
natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia
tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser: per creare un
ologramma l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un
raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla
luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di
interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla
pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta
visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un
altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La
tridimensionalità di tali immagini non è l'unica
caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di
una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si
scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera
immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà,
vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà
sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa
immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un
ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma
integro. Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera
totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di
ordine.
Per quasi tutto il suo
corso la scienza occidentale ha agito sotto
il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che
si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di
studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni
fenomeni possono esulare da questo tipo di approccio. Questa intuizione
suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta
del professor Aspect. Diversi livelli di consapevolezza, diverse
realtà Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle
subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le
separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione.
Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più
profondo, tali particelle non sono entità individuali ma
estensioni di uno stesso organismo
fondamentale. Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo
esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche
che l'acquario non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo
attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra
lateralmente rispetto all'acquario.
Mentre guardiamo i due
monitor televisivi possiamo pensare che i
pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la
differente posizione delle telecamere ci darà infatti due
immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci,
alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro:
quando uno si gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda
di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente. Se
restiamo completamente all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento,
potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di
loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento
delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un
livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli,
una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche
ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo
una porzione della loro realtà, esse non sono parti separate bensì
sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che
risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra
rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è
costituita da queste immagini,
ne consegue che l'universo stesso è una proiezione, un ologramma.
Il magazzino cosmico di tutto ciò che è, sarà o
sia mai stato oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe
altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle
subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un
livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.
Gli elettroni di un
atomo di carbonio del cervello umano sono
connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che
nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto
compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare,
classificare e suddividere i vari fenomeni dell'universo, ogni
suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non
è altro che una immensa rete ininterrotta. In un universo
olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei
principi fondamentali. Poiché concetti come la località
vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato
dal resto, anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini
del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici
proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello
più profondo la realtà non è altro che una sorta
di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono
simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati,
un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e
cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato.
Cos'altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza
risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe
contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e
che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia
ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene grigie ai
raggi gamma.
Dovremmo immaginarlo
come una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste. Bohm
si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico
della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio
intermedio oltre il quale si celerebbero un'infinità di
ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di
solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica
e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere
l'universo col termine olomovimento.
Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene
tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa
semplicemente dire che l'informazione è distribuita
non-localmente. Se è vero che l'universo è organizzato
secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle
proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene
in se stessa l'immagine intera. Partendo da questo presupposto si
deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica
fonte di causalità che include ogni atomo dell'universo. Dalle
particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo
stesso tempo parte infinitesimale e totalità di tutto. Il cervello è un
ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni...
Lavorando nel campo
della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il
neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si
è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi
studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i
ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli
esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo
consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non
applicò a questo campo i concetti dell'olografia. Il Dott.
Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in
piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si
intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei
raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di
pellicola che contiene l'immagine olografica. Quindi il cervello stesso
funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in
che modo questo organo riesca a contenere una tale quantità di
ricordi in uno spazio così limitato.
È stato
calcolato che il cervello della nostra specie ha la
capacità di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni,
durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di
cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che
anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di
memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui
due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono
accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di
spazio. ... ma anche di correlare idee e decodificare frequenze di ogni
tipo Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare
velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino del
nostro cervello risulta spiegabile più facilmente, se si suppone
che esso funzioni secondo principi olografici. Non è necessario
scartabellare attraverso una specie di gigantesco archivio alfabetico
cerebrale perché ogni frammento di informazione sembra essere
sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: un'altra
particolarità tipica degli ologrammi. Si tratta forse del
supremo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata.
Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in base all'ipotesi di
Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di
frequenze luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel
mondo concreto delle nostre percezioni. Codificare e decodificare
frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio.
Così come un ologramma funge, per così dire, da strumento
di traduzione capace di convertire un ammasso di frequenze prive di
significato in una immagine coerente, così il cervello usa i
principi olografici per convertire matematicamente le frequenze
ricevute in percezioni interiori. Vi è una impressionante
quantità di dati scientifici che confermano la teoria di
Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri neurofisiologi.
Il ricercatore
italo-argentino Hugo Zucarelli ha recentemente
applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal
fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza
girare la testa, abilità che conservano anche se sordi da un
orecchio. È risultato che ciascuno dei nostri sensi è
sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di
quanto supposto. Ad esempio: il nostro sistema visivo è
sensibile alle frequenze sonore, il nostro senso dell'olfatto
percepisce anche le cosiddette frequenze
osmiche e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad
una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è
solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono
venire vagliate e suddivise. La realtà? Non esiste, è
solo un paradigma olografico Ma l'aspetto più sbalorditivo del
modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta
quando lo si unisce alla teoria di Bohm.
Perché se la
concretezza del mondo non è altro che una
realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che
un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è
solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze
trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà
oggettiva? Per dirla in parole povere: non esiste. Come avevano
lungamente sostenuto le religioni e le filosofie orientali, il mondo
materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere delle
entità fisiche che si muovono in un mondo fisico ma tutto questo
fa parte del campo della pura illusione. In realtà siamo una
sorta di ricevitori che
galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne
estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei
miliardi di mondi esistenti
nel super-ologramma. Questo impressionante nuovo concetto di
realtà è stato battezzato paradigma olografico
e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha
entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di
ricercatori è convinto che si tratti del più accurato
modello di realtà finora raggiunto dalla scienza.
In un universo in cui
le menti individuali sono in effetti porzioni
indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente
interconnesso, i cosiddetti stati
alterati di coscienza potrebbero semplicemente essere il
passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente
è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto
collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche
ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed
al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni
in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze
extracorporee, non sembra più così strano. Immaginarsi
malati, immaginarsi sani Il paradigma olografico ha delle implicazioni
anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia. Keith Floyd, uno
psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che
se la concretezza della realtà non è altro che una
illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente
crea la coscienza (cogito ergo sum).
Al contrario, sarebbe
la coscienza a creare l'illusoria sensazione
di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi
che noi interpretiamo come fisico.
Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture
biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e
tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero
trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura
fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della
coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più
responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali
conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo
guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un
mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti
nell'ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune
controverse tecniche di guarigione alternative come la visualizzazione risultino
così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero
le immagini sono in fondo reali quanto la realtà.
Il mondo concreto
è una tela bianca che attende di essere
dipinta Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non
ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di
un universo olografico. Nel suo libro Gifts
of Unknown Things, il biologo Lyall Watson descrive il suo
incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza
rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto
di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito
osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente
riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze
scientifiche attuali non ci permettano di spiegare tali fenomeni,
esperienze come queste diventano più plausibili qualora si
ammetta la natura olografica della realtà.
Forse siamo tutti d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente
perché ciò che consideriamo realtà consensuale è
stato formulato e ratificato ad un livello della coscienza umana nel
quale tutte le menti sono illimitatamente collegate tra loro. Se
ciò risultasse vero, sarebbe la più profonda ed
importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico,
implicherebbe infatti che esperienze come quella riportata da Watson
non sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre
menti con le convinzioni atte a renderle tali. In un universo
olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che
possiamo apportare alla sostanza della realtà perché
ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela
in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.
Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente,
ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi
incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui descritto nei suoi libri.
Tutto questo non sarà né più né meno
miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la
realtà a nostro piacimento durante i sogni. Tutte le nostre
convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria
olografica della realtà.
A cura della Redazione di “Extraterrestre” (su segnalazione del
Dott.
Richard J. Boylan) - http://www.extraterrestre.it/index1.html
paradigma
Termine derivante dal greco paradeigma che significa
«modello» (o «progetto») ed
«esempio», e in Platone si trova usato in entrambe le
accezioni. Le idee sono infatti modelli o termini di paragone assoluti,
conoscendo i quali è possibile decidere se qualcosa sia o non
sia conforme ad essi: per esempio conoscendo che cosa è la
santità, si può giudicare di un'azione se sia o non sia
santa (Eutifrone 6e); le cose sensibili sono copie dei modelli
intelligibili e il cosmo generato è prodotto dal demiurgo divino
a imitazione di un paradigma eterno, il vivente in sé (Timeo 28a
al.). Col significato invece di «esempio» o «caso
esemplare», Socrate si considera, nell'Apologia (23b), un
paradeigma di cui il dio si è servito per illustrare la
condizione umana riguardo al sapere, che è appunto di
non-sapere. Sempre in Platone, nel Politico, compare però
un'accezione del termine diversa sia da quella di modello sia da quella
di esempio, e prossima invece a quella di «analogia»
(277d-278c). Aristotele, per il quale l'uso platonico del termine con
il significato di «modello intelligibile» è una pura
metafora poetica (Metafisica I 9, 991a 20-22), assume paradeigma come
termine tecnico della logica e della retorica col significato di
«argomento fondato su un esempio» o «induzione
retorica», dal particolare al particolare (Analitici primi II 24;
Retorica II 20); è l'argomento che si trae da un caso noto per
illustrare, grazie alla pregnanza dell'esempio che si è scelto,
un caso meno noto o affatto ignoto.
Intuizione
In filosofia, un modo di conoscenza o di apprendimento
indipendente
dall'esperienza o dalla ragione, generalmente concepito come
capacità innata dell'intelletto. La nozione di intuizione ha
assunto accezioni differenti, talora opposte, e non può essere
definita se non nel contesto dell'opera dei singoli filosofi.
L'intuizione fu importante per il pensiero di filosofi greci come
Pitagora e i suoi seguaci e per la filosofia cristiana. I filosofi che
affidarono a questo concetto un ruolo importante nella loro concezione
filosofica furono Baruch Spinoza, Immanuel Immanuel Kant e Henri
Bergson.
Nella filosofia di Spinoza, l'intuizione è la forma di
conoscenza più alta, superiore alla conoscenza sensibile e a
quella "scientifica" derivata dalla riflessione sull'esperienza. La
conoscenza intuitiva consente all'individuo la comprensione di un
universo unitario e permette all'intelletto di essere parte dell'Essere
Infinito.
Kant concepì l'intuizione come una forma della
sensibilità; egli distinse le percezioni in due parti: la
sensazione provocata dall'oggetto esterno percepito e la forma, o
struttura della percezione nell'intelletto. Queste forme, come spazio e
tempo, sono modi dell'intuizione pura.
Bergson contrappose istinto e intelligenza, pensando l'intuizione come
la forma più pura dell'istinto. L'intelligenza è adeguata
alla considerazione degli oggetti materiali, ma non può
affrontare l'essenza della vita o del pensiero. Egli definì
l'intuizione un istinto autocosciente, in grado di riflettere sul
proprio oggetto e di espanderlo indefinitamente. L'intelligenza,
d'altra parte, può solo analizzare e la funzione dell'analisi
è di produrre ciò che è relativo in un oggetto,
piuttosto che ciò che è assoluto o individuale. Solo con
l'intuizione, secondo Bergson, può essere compreso l'Assoluto.
David Bohm
David Bohm, uno degli scienziati più originali ed evoluti
del
nostro secolo, famoso per le sue innovative ipotesi scientifiche e per
la sua collaborazione con il fisico Einstein, e con il maestro
spirituale Krishnamurti.
Nasce nel 1917. Fisico quantistico teorico, insegna a Princeton fino al 1951, quando, in piena guerra fredda, viene accusato di attività antiamericane, e costretto ad abbandonare gli Stati Uniti. Si trasferisce prima in Brasile, poi in Israele e infine in Gran Bretagna. Pubblica molti testi a carattere scientifico, dedicati in particolare alla meccanica quantistica, e si interessa ai problemi filosofici che la scienza sollecita e alle questioni spirituali. Le sue tesi più affascinanti sono l'ipotesi Olografica, la visione globale dell'esistenza che si manifesta in realtà implicata ed esplicata, l'intelligenza attiva, il campo olistico.
Scetticismo
Indirizzo di pensiero che, attraverso una rigorosa indagine,
mette a
fondamento dell'etica una critica serrata di tutta la scienza.
GRECIA ANTICA
Sorto verso la fine del sec. IV a. C., lo scetticismo è
l'espressione del profondo disagio in cui le varie scuole filosofiche
si trovavano per l'insuccesso nella ricerca della verità
assoluta nell'ambito della conoscenza. La ricerca viene quindi spostata
dall'oggetto (il mondo) al soggetto (l'uomo) per spiegare le ragioni
dei suoi limiti. Sotto questo aspetto lo scetticismo ha la sua origine
in Socrate, anche se viene precisando i suoi aspetti solo con Pirrone
(ca. 360-ca. 270 a. C.) alcuni decenni dopo la morte del maestro.
Pirrone fondò la sua scuola a Elide basandola sui problemi
morali e dandole come fine il raggiungimento della felicità
umana. Fondamento di questo insegnamento morale è il giudizio
che in natura le cose sono "tutte ugualmente incerte e indiscernibili";
il saggio di conseguenza non deve presumere di esprimere opinioni su di
esse, ma astenersi dal discorrere sulla loro natura (afasia), dal dare
giudizi (epoché) e rimanere di fronte a esse imperturbabile
(atarassia), anzi felicemente indifferente (apatia): posizione finale,
questa, comune con quella dei gimnosofi indiani. In questi termini lo
scetticismo rappresenta una lotta aperta al dogmatismo e questo
sarà il bersaglio di Timone di Fliunte nei suoi Silloi (Satire).
L'eredità del pirronismo passò alla Media Accademia, che
ebbe a principali maestri Arcesilao di Pitane (315-240 a. C.) e
Carneade di Cirene (ca. 219-129 a. C.), i quali diedero allo
scetticismo nuovi sviluppi: Arcesilao scoprì elementi di
scetticismo anche nei Dialoghi di Platone (confutazione delle
tesi dell'avversario usando le sue stesse proposizioni con le quali le
aveva avanzate; l'affermazione del Timeo sull'inconoscibilità
della natura, ecc.), ma si fondò principalmente
sull'impossibilità di distinguere con certezza una
rappresentazione vera da un'altra falsa. Necessaria quindi una
sospensione di giudizio (epoché), che suona come un preciso
ammonimento: in filosofia nulla si deve dare come certo. Carneade
rimase nel solco del procedimento socratico e combatté
l'avversario con le sue stesse proposizioni, ma di un problema elencava
anche tutte le soluzioni date per dimostrare che le une distruggevano
le altre. Contro la dottrina dell'assenso e della persuasione della
scuola stoica egli obiettava che, se era vero che le
rappresentazioni potevano essere "persuasive", ciò non
significava affatto che fossero "vere". Suo continuatore fu Clitomaco
di Cartagine (187-110 a. C.), che portò la scuola a uno
scetticismo più radicale, al quale reagì Filone di
Larissa (160-79 a. C.), che si collocò su posizioni
semi-dogmatiche riportando la scuola su di una linea probabilistica: le
cose di per sé possono essere conosciute con certezza, alla
quale tuttavia noi non siamo ancora pervenuti; dobbiamo quindi
giudicarle almeno probabili. In polemica con Filone si fece assertore
di un maggior rigore scettico Enesidemo di Cnosso, che giustificava
l'epoché con ben dieci argomentazioni. Su questa strada si
mantenne rigorosamente Sesto Empirico (180-220 d. C.): anche in lui la
posizione scettica si radicalizzò al punto da investire non solo
il ragionamento dogmatico, ma anche quello scettico: egli
analizzò nuovamente i fondamenti del dogmatismo dimostrando che
non hanno consistenza alcuna di fronte alla realtà. Lo
scetticismo antico aveva così raggiunto il suo scopo di battere
il dogmatismo e di dissolvere i dualismi dei postaristotelici; nel
contempo aveva ampliato la funzione del dubbio socratico, rivelando
nuove esigenze dello spirito umano.
DAL RINASCIMENTO AL PENSIERO MODERNO
Nel Medioevo lo scetticismo scomparve del tutto dalla cultura
filosofica occidentale. Per la prima volta esso riapparve nel tardo
Rinascimento nel pensiero di M. Montaigne. La constatazione della
debolezza, dell'incertezza, dell'insicurezza del sapere umano conduce
Montaigne allo scetticismo da lui inteso come un continuo e
ininterrotto tentare ed esperimentare, una prova e un tirocinio senza
soste e che non conoscono mai fine giacché appare impossibile il
conseguimento di una certezza assoluta. In questo stesso senso lo
scetticismo veniva inteso da P. Charron (1541-1603) nel suo saggio
Sulla saggezza e da F. Sánchez nella sua opera Quod nihil scitur
(1581). Ma si tratta, in tutti questi casi, più di una tendenza
e di un atteggiamento scettici che non di uno scetticismo vero e
proprio, sistematico e rigoroso. Nel sec. XVIII Hume sostenne una
forma mitigata e attenuata di scetticismo consistente nella
"limitazione delle nostre ricerche a quegli oggetti che meglio si
adattano alla ristretta capacità della mente umana". Nella
filosofia moderna e contemporanea lo scetticismo, anziché essere
esplicitamente teorizzato,viene piuttosto usato come un'arma critica
nei confronti di filosofie dogmatiche o che pretendono di dare una
sistemazione definitiva ed esaustiva del sapere umano. Così,
nell'ambito della filosofia moderna E. A. Schulze intitolò
Enesidemo (dal nome dell'antico filosofo scettico) una sua opera
pubblicata nel 1792 in cui rivendicava la validità, opponendola
al razionalismo di Kant, dello scetticismo di Hume. Fra i
contemporanei G. Rensi (Lineamenti di filosofia scettica, 1919) si
rifece allo scetticismo per combattere l'idealismo d'ispirazione
hegeliana che, a opera di Benedetto Croce e di Giovanni
Gentile, andava diffondendosi in Italia nei primi decenni del sec. XX.
Sciamano
Uomo di medicina e di religione, figura rinvenibile
originariamente
presso le culture dei cacciatori-raccoglitori scarsamente strutturate,
tecnologicamente poco evolute e omogenee. Il nome è un calco
dalla lingua tunguso della Siberia, una delle zone in cui è
stata identificata la forma classica di sciamanesimo. Lo sciamanesimo
è diffuso non soltanto presso le culture orali dell'Asia
centrale, dell'America settentrionale e dell'Oceania, ma anche, pur
esprimendo riserve, presso culture e religioni più strutturate,
come la religione cinese e lo scintoismo giapponese.
Lo sciamano, generalmente di sesso maschile, è essenzialmente un medium, un portavoce degli spiriti nel cui mondo entra al momento dell'iniziazione, durante il quale egli affronta numerose prove che dovrebbero indurre sogni e visioni. Questo primo, duplice riconoscimento – degli spiriti e della comunità – si completa con la formazione da parte di sciamani esperti. I principali compiti religiosi dello sciamano sono la guarigione e la divinazione, ottenute mediante la possessione spiritica o il trasferimento dell'anima dello sciamano fino al cielo o agli inferi. Esistono resoconti di resurrezioni miracolose operate da sciamani che, recandosi fino alla terra dei morti, ne riportano lo spirito del defunto. Inoltre, lo sciamano officia i riti di passaggio: propizia la stagione della caccia e svolge funzione di psicopompo guidando nell'aldilà le anime dei morti. Gli sciamani occupano una posizione sociale ed economica elevata, specialmente se diventano famosi come guaritori.
Numerosi sono i tentativi di spiegare il fenomeno degli sciamani e delle loro cure. Alcuni studiosi hanno istituito un parallelismo tra la guarigione sciamanica e la terapia psicoanalitica osservando che in entrambi i casi si producono simboli efficaci e terapeutici, che recano sollievo psicologico e fisiologico. Parecchi antropologi, rifiutando la teoria secondo cui gli sciamani sarebbero essenzialmente nevrotici e psicotici, hanno avanzato l'ipotesi che gli sciamani siano dotati di capacità cognitive superiori al resto della comunità. Lo sciamanesimo è stato da altri interpretato semplicemente come anticipazione di un sistema religioso più organizzato o come tecnica per il raggiungimento dell'estasi.
Dunque c’è questa particella che, inspiegabilmente, senza
che via sia
un motivo plausibile secondo il buon senso e le leggi
della fisica, si
comporta come se sapesse istantaneamente - istantaneamente - cosa fa
un’altra particella, indipendentemente dalle distanze.
Aspect ed il suo team hanno
infatti scoperto che, sottoponendo a
determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli
elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con
l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si
tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come se
ogni
singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le
altre.
Sorpresa: c’è qualcosa più veloce della luce? Queste
informazioni
passano istantaneamente, 10 metri o 10 miliardi di chilometri.
C’è
qualcosa talmente veloce da recapitare istantaneamente le informazioni?
(FedEx ideale, quella che abita l’Iperuranio). Qualcuno ci pensa su
è propone un paradigma (un modello) di universo veramente
stupefacente.
David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente
scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la
realtà oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente
solidità,
l'universo è in realtà un fantasma, un ologramma
gigantesco e
splendidamente dettagliato. Eh sì, come no, figurati se questa
gliela passano… tutto come fosse una
trasmissione radio, una realtà virtuale… un videogioco. La
materia è la
sensazione della materia e così via. Fenomenologicamente non fa
una
piega. Ologrammi, oggetti tridimensionali, sensazioni tridimensionali,
perché l’oggetto è una sensazione.
La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica
caratteristica
interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una rosa viene
tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà
che ciascuna
metà contiene ancora l'intera immagine della rosa [farebbe
comodo a
quella nel pungo]. Anche continuando a dividere le due metà,
vedremo
che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una
versione
più piccola, ma intatta, della stessa immagine. Diversamente
dalle
normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le
informazioni possedute dall'ologramma integro.
E allora Bohm dice: magari quello che crediamo diviso è invece
unito. Diversi livelli di consapevolezza, diverse realtà Bohm si
convinse che
il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto
indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la
loro separazione è un'illusione.
Come guardare un pesce in un acquario da due angolazioni diverse non
sapendo che si tratta dello stesso pesce: non sapendolo uno crede che
siano due pesci, in realtà sono un solo pesce. Uno crede che vi
siano
due particelle, in realtà è la stessa particella vista da
un altro
punto di vista, come l’omino bidimensionale vede qualcosa della terza e
la riconduce alla seconda, non avendo la minima idea di cosa sia la
terza.
Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è
perché siamo capaci
di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono
"parti"
separate bensì sfaccettature di un'unità più
profonda e basilare che
risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra
rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è
costituita da queste
"immagini", ne consegue che l'universo stesso è una proiezione,
un
ologramma.
Magari Bohm, magari. Speriamo che sia così. Vedi che Parmenide,
l’Uno,
ritorna, con la certificazione della Dea Fisica. In effetti la materia
accade, anche la fisica è d’accordo, dice: la materia è
un evento.
Ivan Begio
A
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Amicalismo
Animismo
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B
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D
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E
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F
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G
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