Rassegna d'arte francescana

Quadri ad olio dell'artista Alberico Zanini

(in arte Berico)

  commentati da P. Aldo


Immagini e testi tratti dal volume
"OLTRE GIOTTO IL VERO FRANCESCO"
di Aldo Bergamaschi e Alberico Zanini, 1995, ill., pp. 82, Euro 10,33
www.gabriellieditori.it


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FRANCESCO COME «MESSAGGIO»
IN UN MONDO IN CUI CRISTO HA INTRODOTTO LA DISTINZIONE TRA STORIA E VERITA', LA NAVE E' DA PREFERIRE Al PORTI, IL BENE ALLA PACE

La vitalità intensa che emana dal dipinto va ben al di là dei puri valori formali e cromatici per di venire ricchezza di spunti meditativi. L'artista ha spiritualizzato la figura del Santo fino a renderla eterea, impalpabile: Francesco si è staccato dalla terra, il suo corpo è divenuto, già in vita, una trasparenza del cielo. Il Poverello si innalza sereno sulla tempesta quotidiana; dalla navicella di Pietro, sicura nell'alveo evangelico, si sprigiona la forza che eleva l'umanità. Sullo sfondo si delineano i luoghi di preghiera e di penitenza creati da Francesco per i suoi Figli: le vele sono gonfie di spirito divino: su di esse appaiono vagamente i simboli del chiostro. L'occhio di Francesco è nitido, chiaro, tranquillo. I suoi Figli possono sentirsi sicuri guidati da tanto Padre, giullare della Verità nella Storia.


IL «PADRE» NEI CIELI
QUANDO LA FAMIGLIA DIVENTA BLASONE OSTACOLA LA FRATELLANZA. CHI DEVE OCCUPARSI DELLE COSE DEL PADRE (Verità) NON RIFIUTA MA TRASCENDE I LEGAMI DEL SANGUE (Storia)

Francesco, posto dinanzi all'aut-aut del padre terreno non esita a sciogliersi da ogni legame del mondo. La sua casta nudità è il necessario transito dalla opacità delle piccole cose della terra alla trasparente serenità di una vita resa luminosa dall'ideale di Cristo. L'artista ha pietrificato nel personaggio paterno ed in quello accanto, ugualmente simbolo di affarismo, la capacità di discernere il bene dal male. E' tipico della ricchezza fare dell'anima e dell'intelligenza un mas so glaciale e tetragono agli affetti e al bene. La realtà economica è quella che divide uomini e popoli ed al fascino della ricchezza non sa sottrarsi spesso neppure la Chiesa. Il prelato porge la sua mano, ma ne e impedito egli stesso dal sovraccarico dei sontuosi paramenti! Anche la gente, quella di ogni giorno, è ammirata, forse stupefatta, ma resta incerta a guardare da lontano. Solo il raggio di luce irradiato dall'alto testimonia l'amorosa paternità divina vigile sull'offerta d'amore relegando nella penombra la fugacità delle realizzazioni della civiltà terrena.


IL TRASBORDO DELLA «FRATERNITAS»
NELLA VISIONE FRANCESCANA DEL MONDO L'UOMO E LA DONNA Sl INCONTRANO PER COMPLETARE IL DISEGNO Dl DIO (Verità) NEL RAPPORTO CHE PRESIEDE ALL'INCREMENTO DELLA SPECIE (Storia)

Il dipinto è dominato dalla centralità di Cristo crocifisso che si comunica a Francesco in un torrente di luce spirituale: "Il Signore mi rivelò - dice il Santo rivolto ai semplici fedeli - che voi abbiate a vivere il Vangelo nelle vostre case, nelle vostre famiglie secondo le vostre condizioni". Nasce così la grande famiglia del Terz'Ordine. Nel frazionar se stesso in due parti, frate Francesco sembra voler rinunciare al suo privilegio di creatura straordinaria ed attenuare l'asperità dell'Ordine religioso da lui fondato, per rendersi imitabile ed amico degli uomini che amano il suo spirito e ad esso si allacciano per elevarsi dalla massa legata alla terra. Cosi, insieme, essi formeranno una famiglia regale nel cui seno, all'insegna della pace (I'ulivo), dell'amore reciproco (la monarda), della semplicità (la zinnia), e del l'umiltà (la viola) si incontreranno tutte le esperienze sacre e profane di cui è intessuta la vita degli uomini.


IL DIALOGO COL «NEMICO»
CHI E' NELL'ERRORE ACCETTA SEMPRE IL DIALOGO CON CHI TESTIMONIA LA VERITA'; PURCHE', COME FRANCESCO, NON LA TESTIMONI IN NOME DELLA PROPRIA STORIA

Il problema del dubbio sulle verità della Fede si ripropone nel confronto delle due grandi religioni occidentali; ma Francesco è solo, con il suo fuoco interiore, a testimoniare il Cristo, mentre il Sultano appare circondato dai simboli delle realtà terrene su cui poggia il suo credo (oro - potenza - sesso). Essi dovrebbero funzionare da tentazione ed allettamento - l'artista li ha resi con dovizia sgargiante di particolari - ed invece manifestano la loro futilità di fronte alle fiamme capaci di ridurli in cenere e con essi gli uomini che ne sono schiavi e le verità che su di loro si fondano. Non così per Francesco il cui fuoco d'amore per tutti, infedeli compresi, può solo scaldare interiormente e sublimare ogni realtà umana. Egli infatti non predica se stesso ma Cristo, mentre ogni verità terrena nulla può offrire al di là della propria vanità.


IL «SOGNO» Dl SPOLETO
IL VERO IDEALE, O SOGNO, DEL CREDENTE CONSISTE NELL'OBBEDIRE PRIMA A DIO CHE AGLI UOMINI, NEL PREFERIRE LA VERITA' ALLA STORIA, DA OUESTA SCELTA Dl FONDO DIPENDONO TUTTE LE ALTRE SCELTE

Tutta la composizione è avvolta in una cupa e rarefatta atmosfera di mistero e di turbamento magico Spicca solo lo squarcio rosso del mantello di Francesco mentre un chiarore soffuso, quasi lugubre, piove dall'alto. Non è il tempo delle certezze, ma solo di nitidi bagliori di verità; siamo al seme di quella conversione al bene che, iniziata lentamente e nel dubbio, si trasformerà solo col tempo e con la sofferta rinuncia di sé nella corsa frenetica e felice verso Madonna Povertà. Per ora solo una domanda: E' meglio servire il Padrone o il servo? La voce di Dio non è ancora chiara; Francesco la recepisce, come in un sogno; la seguirà, certo, ma per ora il cielo è lontano. La realtà del mondo e delle sue armi è, invece, lì accanto, ma già col suo inconfondibile sapore di morte.


L'ISTITUZIONE COME «MEZZO»
IL CRISTIANO, NELLA CHIESA, HA IL COMPITO Dl ATTUARE IL VANGELO (Verità), NON Dl SERVIRE PASSIVAMENTE L'ISTITUZIONE (Storia)

Nel suo incontro con Innocenzo III - raffigurato nel dipinto - Francesco realizza due importanti scopi: offrire alla Gerarchia una testimonianza autentica del Vangelo e nello stesso tempo ancorare saldamente la barca dei suoi Frati alla Chiesa voluta da Cristo. L'artista ha posto di fronte i due mondi: solenne e solido, quello della Istituzione ecclesiastica, sicura del potere ricevuto, forse non sempre amministrato nello spirito di Chi lo aveva definito un servizio: ed il piccolo mondo dei Frati, in ginocchio, spaurito, titubante della propria audacia. Ma Francesco si erge testimone e mediatore, certo del la sicurezza evangelica che gli viene da Cristo il suo sguardo e sicuro, Ia sua offerta limpida, perché il suo braccio riposa sul Vangelo. Non è difficile allora capire ciò che è davvero essenziale, se l'apparenza fastosa e tronfia dell'ufficialità dell'Istituzione - adombrata nel guerriero e nel colonnato - o la sincerità dell'accordo con la parola di Dio.


I «PICCOLI» LADRI
LATROCINIO GIURIDICO E LATROCINIO SOCIALE Sl MUOVONO DENTRO LE REGOLE DEL GIOCO (Storia) MA FRANCESCO E' CAPPELLANO Dl UNA SOLA VERITA'

Dal cuore e dallo spirito di Francesco emana una luce divina che consente giudizi più saggi sull'agire degli uomini. La stilizzata bilancia del Santo soppesa il piccolo furto dei poveri nella speranza di un pane e l'elegante mistificazione dei grandi malfattori (il cilindro) che delle opere della terra-simboleggiate dall'artista in ciminiere ed edifici - hanno fatto ragione di frode e di sfrontata ricchezza. Una rosa scende quasi a confortare, se non a giustificare, la povertà umiliata di una vita inaridita come tronco senza anima. Il messaggio è chiaro: l'artista lo ha reso con sobrietà e delicatezza: non troveranno giustificazione davanti a Dio i veri lupi della ricchezza, mentre forse c'è un posto per i poveri 'ladroni' di Montecasale.



IL SIGILLO SUL «MESSAGGIO»
IL CONFLITTO TRA STORIA E VERITA' PRODUCE MARTIRIO. IL GIUSTO, IN UN MONDO INGIUSTO, SARA' SEMPRE CROCIFISSO

La penetrante maestà del volto di Cristo irradia Francesco e lo trapassa per divenire messaggio di salvezza agli uomini. L'artista ha interpretato l'autenticità del Poverello come dispersione e crocifissione nella Verità. Non c'è salvezza senza identificazione con Cristo, con le sue afflizioni, tra le quali l'inutilità del messaggio per molti che attratti dalla civiltà terrena, pur essendo cristiani, le appartengono. Ma il sigillo di Dio impresso in Francesco ed in chi lo segue è garanzia di vittoria; la simboleggiano i raggi di luce e le candide ali di serafino, la trasparenza del cielo e la profonda quiete degli occhi di Cristo e di Francesco trafitti di grazia e di Assoluto.


L'«INCONTRO» CON CHIARA
NELLA VOCAZIONE RELIGIOSA L'UOMO E LA DONNA SI SUBLIMANO PER DEDICARSI ALLA COSTRUZIONE DEL REGNO (Verità), NON PER MOLTIPLICARE LA SPECIE (Storia)

La perfetta simmetria della composizione, illuminata da una finestra di luce che è Cristo, identifica una vocazione a Dio che è innanzitutto ordine interiore, castità di donazione casti propter regnum offerta consapevole dell'uomo e della donna in parità di doveri e di amore pur secondo le proprie caratteristiche naturali. Come solo Cristo illumina il Vangelo, così è il Vangelo ad illuminare Francesco e Chiara, sicché la luce che da essi si propaga alle loro rispettive comunità è luce che giunge di lontano, ma va anche lontano, cioè a tutti gli uomini, come sembra indicare il messaggio posto a bandiera degli edifici religiosi: 'Pax et Bonum'. L'artista ha voluto sottolineare l'insanabile contrasto tra la baldanza della 'costruzione' terrena e l'umile povertà dei chiostro. Una autentica vita evangelica non può avere altro sostegno che la sottile ma dolorosa trafittura dei chiodi della croce.


IL «CROCEFISSO» DI S. DAMIANO
LA CASA DI CRISTO PUO' ANDARE IN ROVINA, MA PUO' ESSERE RESTAURATA DA CHI PREFERISCE CRISTO (Verità) ALLA SUA DIMORA (Storia)

L'episodio di S. Damiano simboleggia certo la necessità di una ricostruzione che, nel pensiero divino, non riguarda di sicuro solo quella delle mura della piccola cappella. L'artista ha appunto interpretato il senso più riposto dei messaggio squalificando il significato materiale dei ricostruire sulla sinistra appaiono colonne, capitelli e volte basilicali solenni e sottolineandone quello morale. Il muro sulla destra, infatti, emerge spigoloso con contorno a gradini in corrispondenza alla scala che il giovane Francesco si accinge a salire e che nell'evanescenza superiore si configura nel Cristo crocifisso. Nella dissolvenza cromatica tra i due mondi sta la suggestione dell'avventura spirituale, che tuttavia non ha nulla di romantico, perché perfezionamento interiore vuoi dire sofferta ma costante rinuncia all'egoismo, fino alla crocifissione. Non c'è Chiesa né ufficiale, né interiore senza croce. Inutile illudersi.


IL DIALOGO COL «COSMO»
FRANCESCO INNALZA UN INNO A TUTTE LE CREATURE PERCHE' L'OPERA DI DIO, PRIMA DI ESSERE STORIA, FORMA PULITA DELLA VERITA'

Può parlare autenticamente con la natura solo chi ha appreso la lingua di Dio, vale a dire l'amore. L'unico costruttivo rapporto coi cosmo nasce dal ritrovarsi uniti nella straordinaria avventura della creazione e della salvezza. Francesco rifiutato dalla città umana l'artista ha abbozzato in lontananza i contorni di Roma offre il suo messaggio agli uccelli ed al più vasto scenario della multiforme natura. La simbologia dei singoli animali tradisce la diversità degli ascolti, da quello attento e festoso dei volatili e tra essi anche il rapace a quello sornione e sospettoso della volpe nel cui atteggiamento è facile cogliere l'accorta furbizia di una umanità intimamente grigia di dubbio tutta presa dalla ricerca cupida di piaceri esistenziali. Il vasto scenario dei mondo, dalle acque alla natura multicolore, dai picchi scoscesi ai pianeti errabondi, rappresenta il teatro della grande sfida.


I «LUPI» E L'AGNELLO
ISTITUZIONE E RIVOLUZIONE SONO DUE VOLTI DELL'IMMANENZA (Storia). PER ENTRARE NELLA SALVEZZA HANNO EGUALE BISOGNO DI CONVERSIONE (Verità)

Non è solo il lupo a significare il male. Nella sua ferocia, inconscia portatrice di odio e di mille deviazioni dal giusto significate dall'artista nell'ambiguità lupocinghiale il Santo intravede l'incallita bestialità di un mondo umano che ipocritamente cerca un alibi indicando fuori di sè, nel mondo, nella natura, la causa dei suoi mali. Il Santo sa che il lupo più pericoloso sta dentro il cuore degli uomini quando odia, quando cede alla rapacità, all'istinto, alla forza animalesca adombrata nei lineamenti di un orso alla violenza sopraffatrice. L'artista ha interpretato l'angoscia dei male reciproco nell'infittirsi di linee verticali e di spigoli acuti. Come nei "fioretti" il messaggio di pace di Francescounico agnello non è più rivolto al lupo, ormai riarmonizzato nel suo ruolo naturale, ma agli uomini che la natura hanno reso nemica perché nemici tra di loro.


L'ASINAIO ROMPISCATOLE - Celano, Vita I, 44
LE PAROLE DI UN "VILLANO" PONGONO PROBLEMI DI STRUTTURA; COME CONCILIARE POVERTA' E INDIPENDENZA, POVERTA' E PROPRIETA?

Un giorno, infatti, accade qualcosa a Rivotorto. Un contadino, tirandosi dietro l'asino, viene a cercare ombra proprio in quel "tugurio". Per prevenire una eventuale ripulsa si rivolge all'animale: "Va pure dentro - gli dice - che non ci mancherà modo di beneficare questo luogo". Quella battuta ha un effetto dirompente. Fa sloggiare Francesco e compagni da Rivotorto. Perché? Ha fatto vibrare un tasto molto delicato: il tasto della "proprietà".
Ascoltiamo il Celano: "Francesco, all'udire quel discorso, si rattristò indovinando il pensiero di quell'uomo, il quale credeva che i frati volessero fermarvisi e ingrandire la loro abitazione unendo casa a casa".
Il contadino esprimeva, forse, a voce alta, una opinione diffusa sulla metamorfosi dei movimenti religiosi dei primo millennio cristiano. Tutti avevano scelto la solitudine e la povertà per lodare devotamente Dio e per meglio raggiungerlo in Paradiso, ma poi erano diventati rapidamente padroni di molte terre e di ricche abbazie. Francesco lascia subito quel luogo perché "non voleva - conclude il Celano - avere nulla di proprio, per poter possedere più pienamente tutto nel Signore".
Si osservi la qualdrappa sul dorso dell'ignaro giumento; contiene la descrizione della ipotesi sarcastica del contadino.


I CAVALIERI DI PERUGIA - Celano, Vita II, 37
FRANCESCO RICORDA Al CAVALIERI DI PERUGIA CHE LUI NON PIU' "QUELLO DI ASSISI" (STORIA); MA FRATELLO UNIVERSALE SENZA ALTRI AGGETTIVI (VERITA')

Francesco sta predicando alla folla nella piazza di Perugia, quando, improvvisamente, dei cavalieri armati entrano in scena col preciso disegno di disturbarlo. La gente protesta, quelli diventano più turbolenti. Francesco si era messo al di sopra e fuori della contesa storica dei gruppi forse ai primi albori della sua conversione, quando nel carcere di Perugia - dopo la disfatta di Collestrada subita dagli assisani nel 1202 - dovette riflettere sul perché i cristiani continuassero a farsi la guerra. Francesco ha il merito di essersi trasformato in "fratello universale" di tutte le creature e di suggerire comportamenti "giusti" all'interno di una dottrina deviata. "Se non vi convertirete subito a Dio e non riparate ai danni compiuti, il Signore (...) vi farà insorgere gli uni contro gli altri".
Dio viene ancora coinvolto "per eccesso" nella storia, essendo investito della responsabilità della guerra civile e sociale. Forse bastava dire "Se non vi convertirete sarete sempre in conflitto armato, perché Polemos appartiene alla natura, mentre agape appartiene alla grazia". Ma Francesco è un rivoluzionario che non si attarda a teorizzare la novità della propria prassi. Preferisce inserirla, come proposta, nelle maglie di una teologia aberrante.


CILIZI DI TROPPO - Fioretti, 18
LE PENITENZE CORPORALI NON PERFEZIONANO UN INDIVIDUO, SE NON ESISTE LA "PENITENZA DELLA MENTE": BISOGNA SALIRE (PROGREDIRE) NON RIPIEGARSI SU SE STESSI

"In quello medesimo Capitolo fu detto a santo Francesco che molti frati portavano il cuoretto in sulle carni e cerchi di ferro. Di che Santo Francesco, come discretissimo padre, comandò per la santa obbidienza che chiunque avesse o cuoretto o cerchio di ferro, se lo traesse, e ponesselo dinanzi a lui. E così fecero".
La penitenza fisica non deve mai diventare l'alibi alla metànoia. Il cilicio, infatti, può essere indossato, a ore stabilite, anche dal ben pasciuto beccafico; mentre il controllo costante della grazia sulla natura (tensione esistenziale) non ammette né maschere, né surrogati. L'equilibrio ascetico di Francesco è alieno da qualsiasi venatura manichea e in occasione di un Capitolo fa un appunto sulla interpretazione della "conversione", intesa, da una forte minoranza di frati, come una penitenza fisica e non come una ininterrotta disciplina della mente che rende pronti a tutte le donazioni. La vera penitenza non è ripetizione di pratiche autodistruttive, ma programmazione di fatica che sale verso l'infinito (simbolo della scala opposto al simbolo della vite discendente).


COLLESTRADA 1202
LA COPPIA ANTITETICA AMICO-NEMICO E' IL PRESUPPOSTO DI OGNI CONFLITTO NELLA STORIA REALE. FRANCESCO COMINCIA A RIFLETTERE SUL PERCHE' DEL PRESUPPOSTO

"Si combatteva tra Perugia e Assisi. In uno scontro sanguinoso, fu fatto prigioniero insieme con molti altri e, incatenato, fu gettato con loro nello squallore del carcere. Ma mentre i compagni muoiono dalla tristezza e maledicono la loro prigionia, Francesco esulta nel Signore (...) lo giudicano svanito e pazzo (...). Ma lui: "Di cosa pensate che io gioisca? Ben altro è il mio pensiero, un giorno sarò venerato come santo in tutto il mon- do" (Celano, Vita 11, 4).
In prigione a Perugia Francesco deve aver riflettuto, tra una facezia e l'altra, sulla insignificanza di quegli scontri e si sarà chiesto se valeva la pena rischiare la vita o darla, in nome di un etnocentrismo locale e paesano, privo di sbocchi autenticamente civili. E avrà anche riflettuto sulla insignificanza della religione stabilita che aveva coinvolto Dio nella storia degli uomini, fino a pensarLo come il gestore delle vittorie e delle sconfitte, anziché come il salvatore e il rigeneratore dei rapporti umani. Francesco, insomma, si è posto il problema della "guerra giusta" almeno tra i cristiani. La diagonale che spezza il quadro in due momenti, sta a significare l'evento e la riflessione sull'evento.


I FANTOCCI DI NEVE - Celano, Vita II, 116
FRANCESCO NON VINCE LA TENTAZIONE GETTANDOSI TRA LE SPINE (TRADIZIONE); MA CERCANDO IL PENSIERO DI DIO SULLE CREATURE (VERITA')

Crediamo che Francesco, quando modella e abbraccia i fantocci di neve, sia assai più geniale di S. Benedetto che si arrotola in un letto di spine. La sua genialità, infatti, lo porta, su questo punto, a scoprire una metodologia teologicamente assai corretta. Egli stesso, in un primo momento - se stiamo al racconto del Celano - ricorre alle spine e al ghiaccio. Ma poi, via via, riscatta tutte le tradizioni ascetiche e ridà ad esse la freschezza "evangelica".
Iniziare un dialogo aperto ed esauriente, come Francesco, davanti ai fantocci di neve costruiti con le proprie mani e con precise qualifiche - "Ecco questa è tua moglie, questi i tuoi figli, questa la fantesca" - è praticare una clamorosa vaccinazione che va a colpire la tentazione nelle sue cause e nel suo punto di partenza: nel pensiero. E come dire: avanti, andiamo fino alle radici di ciò che si può conoscere su questo soggetto, non lasciamo nessun nascondiglio all'inconscio.
Si osservi accanto alle spine rifiutate, la spiegazione concettuale dell'episodio che tanto diede fastidio a Voltaire.


IL FRATELLO ANGELO - Celano, Vita 11, 12
FRANCESCO NON E' UN MONACO - COME PENSA IL FRATELLO CARNALE ANGELO - CHE FUGGE IL MONDO PER VIVERE DI RELIGIONE (STORIA); CHI SCEGLIE CRISTO SCEGLIE DI SUDARE (VERITA')

"Il fratello carnale, inoltre, seguendo l'esempio del padre, ha parole velenose per lui. Una mattina d'inverno, quel perverso, vedendo Francesco che coperto di poveri cenci attendeva all'orazione tutto tremante per il freddo, disse a un suo concittadino: "Dì a Francesco che ti voglia vendere una misura di sudore". All'udirlo il servo di Dio ne godé moltissimo, e sorridendo rispose: "Lo venderò davvero, e a carissimo prezzo, ma al mio Signore".
In un mondo socialmente ingiusto, ma religiosamente ortodosso, tutto risulta ordinato. I pastori (chierici) amministrano "dogma e dogana", i cani (guerrieri) difendono, le pecore (popolo) lavorano. Nel proprio interno la chiesa è omogenea al "mondo" di cui è "madre". Vitto e alloggio, più o meno abbondanti, saranno assicurati a chi saprà scegliere il congruo gradino della piramide.
L'artista ha reso questo concetto dando al fratello la forma di un robot, dentro alle cui occhiaie appaiono i simboli della vita monastica.


FRATE MOSCA - Celano, Vita II, 75
IN UNA FRATERNITA LIBERAMENTE ASSUNTA NON C'E' SPAZIO PER "FRATE MOSCA"; I FUCHI, NEL MONDO UMANO, SONO UN OSTACOLO ALLA FRATELLANZA

Rivotorto è un "tugurio abbandonato". E scelto per trovare riparo "dalle bufere", ma soprattutto si contrappone alle "comode case della città". Non solo, ma al dire di un santo "c'è maggior speranza di salire più presto in cielo dalle baracche che dai palazzi". A Rivotorto si vive "tra molti stenti e indigenze", stenti dovuti al lavoro, indigenze dovute a nulla sicurezza economica. Manca il pane ma ci si accontenta di "qualche rapa" mendicata per le pianure di Assisi.
Eppure in tutti i movimenti rivoluzionari c'è sempre qualcuno che capisce fischi per fiaschi. Proprio alle "origini", quando cioè i frati "stavano presso Rivotorto - raccontano i Fiori dei tre compagni - ce n'era uno che poco pregava, niente lavorava, e schifava per vergogna di andare all'elemosina. Ma, a tavola, dava dentro forte". Francesco vede in costui un servitore della carne e lo liquida con il famoso appellativo di "frate mosca" e di "fratello delle api" (o fuco). Costui, insomma, cercava nella vocazione religiosa la fabbrica miracolosa della "pagnotta". L'impietosa rappresentazione dell'episodio, oltreché sublime ironia è un monito per gli entusiasti che si aggregano, senza sufficiente riflessione, ai movimenti rivoluzionari di ogni specie.


L'INCONTRO PRIVATO (COL PAPA)
FRANCESCO UBBIDISCE AL PAPA IN ClO' CHE LO UMILIA; PER POTER UBBIDIRE A DIO IN CIO' CHE SALVA

Francesco giunge "presso la Curia Romana" accolto da un clima ideologico ostile. Era uno di Assisi e Assisi era imperiale. Una fonte bene informata precisa: "Venne condotto alla presenza del Sommo Pontefice. Il Vicario di Cristo che si trovava nel Palazzo Lateranense e stava camminando nel luogo chiamato Speculum (luogo di passaggio o terrazza) immerso in profondi pensieri, cacciò via con sdegno, come un importuno, il servitore di Cristo. Questi umilmente se ne uscì".
Il Papa lo disprezzò in cuor suo e gli disse: "Vai, fratello, cercati dei porci, a cui saresti da paragonare, avvoltòlati con loro nel fango e, consacrato loro predicatore, consegna ad essi la Regola che hai preparato". Che era successo dopo quella cacciata?
Francesco era andato effettivamente tra i porci, si era ravvoltolato con loro nel fango e, così ridotto, era tornato dal Papa. "Ho obbedito - disse - al tuo comando; esaudisci, ti prego, la mia richiesta". Il Pontefice si arrese!
Si osservi, nella sanguigna (in basso) la traduzione pittorica del sogno papale. Il Laterano è cadente relativamente a se stesso o al Vangelo? Nel primo caso il filo a piombo segue l'edificio; nel secondo caso ne stabilisce il dissesto.


IL LEBBROSO - Celano Vita II, 9
FRANCESCO NON DIVENTA CAPPELLANO DEI LEBBROSI (STORIA); MA RICOSTITUISCE L'UNITA' TEOLOGICA DEI CREDENTI BACIANDOLI (VERITA')

"Un giorno durante un'uscita a cavallo nelle vicinanze di Assisi, si incontrò con un lebbroso e, benché quella vista gli causasse gran fastidio e orrore, pure, per non trasgredire il comando di Dio e per tener fede alla parola data, scese da cavallo e corse a baciarlo. Ripieno quindi di stupore e di gioia, dopo alcuni giorni ripeté il gesto con un altro lebbroso. Cosi lascia le cose dolci per le amare e si addestra virilmente a tener fede agli altri impegni".
Francesco dà al lebbroso la borsa e il bacio. Ciò significa ricomporre il concetto paolino di carità. Posso dare tutti i miei averi ai poveri, ma se non ho la carità non sono cristiano. Posso costruire dei lebbrosari con l'assistenza spirituale dei riti; ma chi può colmare il dualismo persistente tra chi è malato e chi è sano? Certe distanze non si colmano con l'oro ma col cuore. E' più comodo concentrare i lebbrosi nel lebbrosario che fraternizzare con loro. La teologia ebraica pensava che la lebbra fosse un castigo di Dio inflitto a taluni peccatori. La società li isolava in attesa che Dio li guarisse. Gesù, invece, fa qualcosa per quei poveri segregati. Questo "fare qualcosa" è la novità che Francesco ricupera mediante il Vangelo.


LEZIONE MIMATA (A GRECCIO) - Celano, Vita II, 61
FRANCESCO SORPRENDE I RIVOLUZIONARI IN UN BIVACCO BORGHESE; RICORDA LORO CHE IL BRACCIO DI FERRO TRA STORIA E VERITA' NON AMMETTE DISTRAZIONI

"Un giorno i frati dell'eremo di Greccio, prepararono la mensa con bianchi lini e stoviglie di vetro. Scendendo di cella, il padre si reca a tavola, e la vede posta a una bella altezza dal pavimento e apparecchiata con un po' di civetteria. Di nascosto, Francesco torna indietro, si pone in testa il cappello di un povero che è presente e, con un bastone in mano esce. Mentre quelli cominciano a mangiare, il vero povero grida alla porta: "Per amor del Signore Dio fate l'elemosina a questo pellegrino povero e infermo". Rispondono i frati: "Entra pure, o uomo, per amore di Colui che hai invocato. Come a un pezzente gli danno una scodella ed egli, tiratosi in disparte, si siede per terra e, poggiandola sulla cenere: "Adesso sì - disse - che sto seduto come un frate Minore". E ai frati: "Più che gli altri religiosi, ci dobbiamo attenere noi agli esempi di povertà lasciatici dal Figlio di Dio". C'è un contrasto evidente tra quell'imbarazzante pellegrino e quei cittadini in comoda dimora, trasformati in gruppo di potere che, da capo, perpetua il dualismo ricco-povero, nel seno della Chiesa, mediante il pio gesto della elemosina. I quattro frati in abito più chiaro (seconda scena) sono quelle anime belle che subiscono il traino dei più faccendieri. Nel fondo Gesù e i due discepoli a Emmaus.


MESSA ALLA PORZIUNCOLA - Celano, Vita 1, 22
FRANCESCO EVOLVE SPIRITUALMENTE (STORIA) FINCHE' NELLE PAROLE DI CRISTO (VERITA') TROVA L'ASSERTO NON-FALSIFICABILE

"Ma un giorno, in quella stessa chiesa venne letto il Vangelo che narra come il Signore mandò a predicare i suoi discepoli, e il Santo di Dio che era presente, avendo capito le parole evangeliche come poteva capirle un uomo nelle sue condizioni, finita la messa, corse umilmente a farsele spiegare dal sacerdote, il quale fu ben felice di accontentarlo. E Francesco all'udire che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro; che non devono portare per via né bisaccia, né borsa, né pane, né bastone; che non devono avere né calzari, né due tonache, e che devono predicare solo il regno di Dio e la penitenza, sussultò nello spirito del Signore e disse: 'Ecco ciò che io voglio, ciò che io cerco, ciò che io, con tutte le fibre dei mio cuore, desidero di fare'. Perciò, riboccante di gaudio, il padre santo si affretta a eseguire quanto aveva udito e, insofferente di ogni indugio, si mette immediatamente al lavoro. Subito si leva i calzari, getta il bastone e contento di una sola tonaca, mette il cordone al posto della cinta di cuoio".
Francesco nasce su Cristo e si sottrae alla macina della tradizione. Il suo abito, infatti, somigliava a quello degli eremiti con cintura di cuoio, bastone e scarpe. Ma ascoltando - durante una messa - il Vangelo, riprende i contatti con Cristo-Parola, dentro a una Chiesa affetta da psittacismo. L'ignoto prete, pur essendo vittima di lontane tradizioni, dà a Francesco una spiegazione distaccata del passo evangelico, come a dire: 'Nessuno di noi lo osserva, ma se tu lo vuoi osservare, questo è il senso'. Francesco si accosta al Vangelo con l'animo di chi lo ode per la prima volta; mentre c'è una Chiesa che lo gestisce da più di un millennio. Esegesi incerta o kerigma devitaminizzato? Viene il sospetto che quelle parole non venissero mai né tradotte né spiegate al popolo nel corso delle celebrazioni domenicali; forse perché imponevano una riflessione critica sui ruoli sacerdotali e sulla strumentalità della 'religione'.


LA PERFETTA LETIZIA - Fioretti, 8
LA LETIZIA NON E' NEL DOLORE, MA NEL RIMETTERSI AL PASSO CON LA VERITA', QUALE CHE NE SIA IL PREZZO STORICO DA PAGARE

Il Dettato della perfetta letizia ('Scrivi frate Leone') è il trattato definitivo sul tema dell'orientamento esistenziale, sul perché finale dell'esserci del frate minore. Ed è scritto proprio nel luogo in cui Francesco aveva iniziato sua rivoluzione, ma per dichiarare che quella rivoluzione ha perduto la carica originaria. Le ore si erano fatte piccole e arrivare ad Assisi a quell'ora, significava sì aver speso il tempo per costruire il Regno, ma ecco la sorpresa: c'è un regolamento da osservare e i compagni di cordata diventano dei giudici; anzi sono diventati dei ricercatori di felicità, quando la felicità deve restare sempre risultato, e mai diventare un fine.
La "perfetta letizia", allora, non risiede né nel tepore del casolare né nel freddo pungente dei ghiaccioli formatisi sull'estremità della tonaca sulla punta di un bastone nocchioruto. La perfetta letizia risiede piuttosto nella tensione esistenziale che in nome del Regno fa di ogni capanna avamposto dell'eroismo o trasforma l'insorgente perbenismo sociale in un rapido ritiro delle àncore per rilanciare la nave fuori dalla secche delle piccole insenature. La perfetta letizia, insomma, è un'aderenza alla verità indipendentemente dal suo costo; una pazienza che ridà il possesso alla propria anima; un gridare "selliamo i cavalli" quando c'è in giro il gusto borghese del bivacco.


PREDICA O LEZIONE? - Celano, Vita II, 78
FRANCESCO LASCIA A DIO LA DIFESA DELLA SUA "ONESTA'" PERSONALE; RICAVA LEZIONE DI MAGGIORE TRASPARENZA DA UN "ERETICO"

Francesco si trovava ad "Alessandria in Lombardia" e fu invitato a cena. Un finto povero (probabilmente un cataro che ripudiava la carne come cibo impuro) chiese, alla porta, l'elemosina. Francesco "prende un pezzo del cappone che ha dinanzi e, su un tocco di pane, lo rimette al finto povero". Ma, il giorno dopo, mentre egli sta predicando al popolo, il finto povero, "invidioso della gloria del santo", si alza e mostrando a tutti l'elemosina della sera precedente, esclama: "Ecco chi è questo Francesco che voi onorate come santo, osservate la carne che egli mi ha dato mentre stava cenando, Mica male eh?!". Ma ciò che egli sbandierava come cappone appariva agli altri come pesce.
Colpito dal "miracolo", il finto povero, chiede perdono a Francesco di fronte a tutta l'assemblea, rivelando le motivazioni della sua impresa. Appena la sua coscienza ritrovò la normalità - afferma il Celano - anche il pesce riprese la forma del cappone.
Si osservi l'antefatto della predica, scandito nelle due sanguigne.


IL PRONAO DI S. PIETRO - Celano Vita II, 8
QUANDO LA RELIGIONE BENEDICE RICCHEZZA E POVERTA' STORICHE, IL CRISTIANO DIVENTA "MENDICANTE DEI VALORI SPIRITUALI" PER RICOSTITUIRE L'EGUAGLIANZA

Francesco è pellegrino nella città di Pietro. Incontra anche là dei "poveri" ma anziché fare l'elemosina si mette a chiederla per rendersi "simile a loro". Di fronte allo scandalo di certi dislivelli sociali, una coscienza aperta può reagire in due modi: o facendo l'elemosina al povero, senza chiedersi perché c'è il povero (senza cioè indagare sulle cause sociali che danno origine al povero), o scegliendo la condizione stessa del povero, pur conoscendone l'origine scandalosa.
Con dei cristiani come Francesco, il trionfalismo temporalistico della Chiesa gerarchica non sarebbe mai nato. Con dei cittadini come Francesco, gli imperatori cristiani non avrebbero potuto progettare né crociate, né egemonie, né piramidi sociali di alcun genere.
L'artista presenta la vecchia basilica di S. Pietro come simbolo di un potere e non come luogo di salvezza. Nelle due sanguigne la pacata rivoluzione di Francesco.


GRECCIO: QUALE PRESEPE? - Celano, Vita I, 84
FRANCESCO PER RISVEGLIARE LA VERITA', MORTA NELLE COSCIENZE, NE SOLLECITA DI NUOVO LA NASCITA STORICA

Francesco intende riconsegnare Cristo ai cristiani, anzi all'uomo, sottraendolo, in certo senso, al controllo dei chierici. Il Presepe si fa intanto, sotto la cupola del cielo, non sotto gli archivolti di una chiesa. Lo si riporta nel suo ambiente originario. Breve: un mondo che era stato tagliato "fuori" nel momento in cui qualcuno pensò alle "cattedrali", luogo in cui la piramide sociale aveva trovato la sua perfetta celebrazione. Greccio, per Francesco, è Betlem; il passato più che rivivere nel presente si coniuga col presente perché è un continuum dell'eterno. Per il Celano, Francesco si avvicina al Bambino - privo di vita - e lo desta da una specie di "sonno profondo". Per merito del Santo, infatti, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nel cuori di molti che l'avevano dimenticato.
La polemica si fa pesante nei confronti della "civiltà cristiana". Francesco non ridesta "la fede di Cristo" - intesa come cultura religiosa di un'epoca - ma ridesta il Bambino - Dio-con-noi - che dà origine alla fede e quindi a nuove opere.
Quando Cristo dorme, o è morto nelle coscienze, o viene celebrato come simbolo del proprio ethos, siamo all'ignoranza di origine platonica: il non-ricordo è mancanza di sapere-intenzionalità


UN SALTERIO DI TROPPO - Celano, Vita II, 91
FRANCESCO NON ESITA NEL PREFERIRE L'UOMO AL SABATO. BISOGNA SUPERARE LA DISTINZIONE CHE LA "RELIGIONE" AMA PORRE TRA RITO E VITA. L'AMORE AL PROSSIMO E' IL VERO RITO

"La madre di due frati una volta venne a chiedere, tutta fiduciosa, l'elemosina dal Santo, il quale commuovendosi sul suo caso, disse al Vicario, Pietro Cattani: "Abbiamo qualche cosa da dare alla nostra madre?". Diceva infatti che la madre di un frate era anche madre sua e di tutti i frati. E frate Pietro: "Non c'è nulla in casa che le si possa dare". E soggiunse: "abbiamo solo il Nuovo Testamento, e siccome non abbiamo il breviario, ci è necessario per leggere le lezioni al mattutino". Ma il beato Francesco: "Dà pure alla nostra madre il Nuovo Testamento, perché se lo venda per i suoi bisogni, poiché è proprio esso che ci comanda di soccorrere i poveri. Credo, infatti che il Signore gradirà più il dono, che la lettura di esso". Il libro venne dato alla donna, e il primo Nuovo Testamento che si ebbe nell'Ordine finì vittima della sua illimitata compassione.
Francesco dà qui una dimostrazione pratica di quanto sinceramente crede, e cioè che l'amore al prossimo vale più di qualsiasi culto privato e pubblico. Duplice, invece, la traduzione della frase finale del Celano: "Fu alienato per carità il primo (Nuovo) Testamento che ebbe l'Ordine" (lettura trionfalistica); oppure: "Il Nuovo Testamento fu vittima della sua illimitata compassione" (lettura amaro-umoristica).


QUALI REGOLE? - Leggenda Perugina, 114
FRANCESCO MODELLA SE STESSO SUL VANGELO (VERITA') RIFIUTANDO I SUGGERIMENTI DELLA TRADIZIONE (STORIA)

Tra i convenuti al Capitolo della Porziuncola nel 1219 ci sono anche alcuni spiriti bizantineggianti; pionieri se si vuole, ma con bagaglio appresso. Costoro premono sul Card. Ugolino perché persuada Francesco a lasciarsi guidare dai loro lumi. E si riferiscono, ahimè, alle Regole dei grandi fondatori della vita monastica; e quelle Regole contenevano, appunto, delle norme (come dire: delle dande?) "per condurre una vita religiosa ben ordinata". Il Cardinale, infatti, entra nel gioco ed esorta Francesco a seguire quella strada. Ma Francesco ha subito la convinzione di aver di fronte un gruppo di "disoccupati" alla ricerca di un lavoro che consacri la loro disoccupazione. Prende per mano il cardinale, lo conduce davanti all'assemblea capitolare e grida: "Dio mi ha mostrato la via della semplicità. Non voglio, quindi, che mi nominiate altre Regole: né quella di Agostino, né quella di Bernardo, né quella di Benedetto. Il Signore mi ha rivelato essere suo volere che io fossi un pazzo nel mondo (...). Dio vi confonderà". Il cardinale ammutolì, i frati furono pervasi da timore. Il piccolo mustango aveva mostrato i denti allo zucchero, ai venditori e ai fabbricanti di zucchero. L'artista ha colto l'attimo sublime del rifiuto.


S. LEO (DI ROMAGNA) - Fioretti
FRANCESCO PREDICA L'UGUAGLIANZA (VERITA') COME VIA AL REGNO; LA PROPRIETA E' USO PARTECIPATO, NON VERO POSSESSO

Il monte della Verna, "donato" a Francesco dal conte Orlando di Chiusi, non insidia forse la "povertà"? L'8 maggio 1213 Francesco è nel Castello di S. Leo in Romagna per raccogliere qualche "frutto spirituale". C'è in giro l'investitura di un nuovo cavaliere e c'è quindi una piazza brulicante di "gentili signori". Francesco trasforma in pulpito il primo murriciuolo a portata... di piede. Qualcuno si toglie il cappello, il silenzio si diffonde, l'attenzione diventa stupore. Un ricco possidente - il conte Orlando Cattani di Chiusi, appunto - avvicina l'insolito predicatore: "Vorrei - gli dice - ordinare teco della salute dell'anima mia". Forse Francesco aveva toccato il tasto dolente della proprietà, presentandola come l'ostacolo, per antonomasia, della salvezza. Per entrare lassù - per avere il tutto - bisogna distribuire più equamente gli averi quaggiù,: "Io - dice - ho in Toscana un monte divotissimo, fatto apposta per la vita solitaria e penitente (...) Se ti piace lo dono a te e ai tuoi compagni per la salvezza della mia anima". Francesco vede, a sua volta, attuati i suoi desideri e si rallegra, ma dà ordini precisi: "Uso si, proprietà no".
Si osservi la parziale "conversione" del Conte adombrata nella sola assunzione dei sandali "francescani".


SORELLA MORTE, Celano, Vita II, 214
FRANCESCO HA FATTO LA SUA PARTE (NELLA STORIA); SOLO CRISTO (VERITA') PUO' SUGGERIRE Al DISCEPOLI LA LORO

Le cure falliscono, il fisico cede su tutti i fronti, Francesco prega Elia di fargli raggiungere Assisi. Ma anche qui la protezione clericale lo convoglia nel "palazzo vescovile". C'è qualcosa che non torna nei suoi conti, non si dà pace, finalmente "chiese ai frati che lo conducessero nel luogo di S. Maria della Porziuncola".
Perché là? Perché in quella chiesa diroccata - e non nel palazzo del vescovo - "per la prima volta conobbe chiaramente la via della verità". E là muore sulla "nuda terra", nudo lui stesso, perché anche il vestito della Porziuncola si era già caricato di qualche vanità clericale. Non a caso tra le parole del transito troviamo l'ultima, la più preziosa, delle perle: "Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo". Dove qui Cristo rappresenta, ancora una volta, il magistero vivo che trascende l'Istituzione stessa da Lui fondata. Fuori dei denti: la novità viene da Cristo, non dalla Chiesa che lo porta.
L'artista ha enfatizzato il distacco fra cristianesimo reale e Vangelo; fra la storia dei cristiani e l'utopia di un cristiano.


SORELLA TRASPARENZA
FRANCESCO NON UTILIZZA LA RELIGIONE PER CONSACRARE L'INGIUSTIZIA (STORIA); L'AMORE AL PROSSIMO E TRASPARENZA TOTALE (VERITA')

Un giorno Francesco ordinò a Pier Cattani di trascinarlo nudo, con una corda al collo, in piazza ad Assisi alla presenza del popolo. Arrivato sulla pietra su cui di solito venivano messi i delinquenti, Francesco disse: "Voi e tutti quelli che seguendo il mio esempio lasciano il mondo ed entrano nell'Ordine, credete che io sia un uomo santo. Ma confesso a Dio e a voi che durante questa mia infermità ho mangiato carne e brodo di carne". La commozione strappò le lacrime a molti presenti anche perché il clima era invernale e Francesco non era ancora guarito dalla febbre quartana, ma non impedì a nessuno di capire il senso di quella "sacra rappresentazione".
Come si vede la lezione era rivolta ai suoi seguaci già sulla via della clericalizzazione e dunque tentati dallo spirito di casta che si sottrae al controllo economico della comunità; al clero il cui benessere sfuggiva al controllo dei poveri; a tutta la polis religiosa, nel cui seno il soddisfacimento dei bisogni occulti di pochi contribuiva a creare la piramide dei servi produttori. Quando si toglie al fratello la trasparenza lo si è già defraudato della giustizia. Quando ho qualcosa da nascondere sono già ladro.
L'artista ha privilegiato il racconto dei Celano, Vita I, 52, e presenta Francesco con l'abito. La drammaticità dell'episodio esplode nel martellamento dei particolari.