Caro Padre Aldo,
ho letto tempo fa su un settimanale la lettera che le riporto in calce. Dopo una mia recente visita alla 'Casa del Tibet' a Votigno di Canossa, anche io desideravo sottoporLe un quesito analogo, e colgo ora l'occasione per farlo, considerato che la risposta fornita da Padre Gentili non mi e' parsa del tutto convincente ed esauriente (mancanza di dimensione trascendenziale nel buddismo? mutua esclusivita' dei due 'credo'?).
La ringrazio per l'attenzione e Le invio i piu' cordiali saluti.
Giovanni
INTEGRAZIONE TRA RELIGIONI
Il Buddismo e le religioni orientali stanno entrando sempre di più nella cultura cattolica. A me non dispiace l'idea di una società multietnica e multireligiosa, ma mi chiedo: una fede come quella buddista cambierà il nostro modo di essere cristiani? E un cattolico puo' essere contemporaneamente buddista?
Risposta di padre Antonio Gentili (teologo
e insegnante di yoga cristiano).
Il tempo dirà come e se possano incontrarsi questi due
mondi per molti versi tanto distanti fra loro quali sono Cristianesimo
e Buddismo, e per un altro verso cosi capaci di inculturarsi e
di assimilare i valori provenienti dagli altri. La differenza
sostanziale tra Cristianesimo e Buddismo consiste nel fatto che
il primo è una religione e per di più una religione
rivelata, che fa perno sulla trascendenza divina e ne coglie la
manifestazione nella Incarnazione del Figlio di Dio nella persona
di Gesù Cristo, morto e risorto; il secondo è una
filosofia di vita che parte dalla considerazione dell'impermanenza
di ogni realtà, per giungere a estinguere il "desiderio",
che è fonte di sofferenza. Tale estinzione comporta l'abbracciare
un adeguato sentiero spirituale, il cui approdo è la suprema
liberazione, il Nirvana. E' fuori discussione che i due universi
siano chiamati a fecondarsi reciprocamente e tutti possono intuire
il vantaggio che l'uno potrebbe ricevere dall'altro: il cristiano
può apprendere una più attenta considerazione del
mondo interiore (la mente, in linguaggio buddista), mentre il
buddista può acquisire una sincera apertura alla dimensione
trascendente. Se poi uno possa essere contemporaneamente cristiano
e buddista (o viceversa) non è cosa facile stabilire, perché
entrambi i sistemi tendono a porsi come esclusivi, come coinvolgenti
l'interezza della vita. Riuscire, radicati nella propria tradizione
e senza rinnegare nulla di essenziale del proprio credo teologico
o filosofico che sia, a innestare i valori dell'altro è
compito aperto e sfida che si pone in ugual misura a cristiani
e buddisti, nell'attuale società multietnica e multireligiosa.
Un compito e una sfida che fanno appello all'onesta della ricerca
e alla spassionatezza del dialogo. Se poi ci si pone da un punto
di vista cristiano, ogni realtà umana è chiamata
ad accogliere il lievito del Vangelo. Per questo si parla non
solo di evangelizzazione delle culture e dei cammini sapienziali
dell'umanità, ma anche di evangelizzazione delle stesse
religioni (...)
6 settembre 2001
Caro Giovanni,
rispondo alla tua del 27 agosto 2001 che aveva per oggetto "Cristanesimo e Buddismo"
L'incontro fra i due mondi - Cristianesimo e Buddismo - non avverrà mai, come non avverrà mai con tutte le altre "religioni". La convivenza pacifica, invece, potrà esserci solo dentro a uno Stato planetario rigidamente laico e promotore della divisione delle etiche e di una lingua comune.
La differenza sostanziale tra Cristianesimo e Buddismo non consiste nel fatto che il primo è una religione rivelata e il secondo una filosofia di vita - questa è una lettura di parte (ideologizzata) -, ma nel fatto che sono due "visioni del mondo" che hanno il loro fondamento in un atto di fede cui è connaturale un proprio sviluppo che però non si lascerà mai assimilare ad extra. L'aspetto paradossale sta nel fatto che c'è sostanziale identità sul piano antropo-sociologico (per es. latrocini, adulteri, omicidi, ingiustizie pressoché uguali di numero ovunque) e ciò irride ogni supposto dislivello teologico; e così le religioni sono ideologie tra ideologie. Ma il vero guaio - per il Cristianesimo - consiste nel fatto che è caduto al rango di religione e quindi non è più salvezza per l'uomo. E' un modello culturale in lotta, più o meno sorda, con altri modelli. I due sistemi debbono fecondarsi? Ahinoi! dall'asino e dal cavallo o dal lama uscirà qualche mulo, ma nessuna novità esistenziale (ecco la vera distinzione del Cristianesimo).
Così come sono, i sistemi tendono a porsi come esclusivi e più che fornicazioni non possono fare. Mentre il Cristianesimo dovrebbe essere la traduzione in atto del Messaggio, e cioè la risoluzione dei problemi umani. Dialogo, inculturazioni, ecc. sono falsi problemi, perché nascondono sempre il presupposto di essere noi nella verità. Il Cristianesimo ha un solo compito: attuare il Messaggio di Cristo e divulgarlo attuato. E il Messaggio è semplice e immediato: "Amatevi come io ho amato voi" e cioè senza profitto. Ed è rivolto anzitutto all'uomo e alla donna (fonte della società), all'uomo nel rapporto di lavoro (fonte della eguaglianza), all'uomo nel rapporto politico (caduta dello Stato Nazionale Sovrano ed emergere dello Stato Planetario).
Sì certo "ogni realtà umana è chiamata ad accogliere il lievito del Vangelo"; ma coloro che dicono di essere cristiani dovrebbero risolvere i problemi della convivenza anzitutto fra di loro. Del resto siamo in un mondo nevrotizzato in cui tutti hanno la smania di predicare il Vangelo (vogliamo evangelizzare!) e nessuno lo mostra praticato. Da qui - è bene ricordarlo - il "no grazie" di Gandhi al Cristianesimo reale.