Sarebbe bello potere conoscere le possibili speranze ed i pericoli di un cristiano sull'evoluzione del fenomeno della cosidetta "globalizzazione" che vede contrapposte varie opinioni che spaziano da auspici di affermazione a cruenti opposizioni; da promesse di superamento delle frontiere etniche a crescenti divaricazioni tra ricchi e poveri nel mondo.
La ringraziamo dell'attenzione.
Paola e Claudio, chiedo scusa se rispondo con un lieve ritardo alla vostra del 7/XII/2000.
Per un cristiano la "globalizzazione" è un animale feroce che non è più un cucciolo. Adesso bisogna domarlo - almeno a parole - e ciò comporta molti rischi. Fuori metafora: l'universalismo cristiano è stato devastato dalla riduzione in religione del Cristianesimo (o Messaggio) e dalla divisione del mondo in Stati Nazionali Sovrani (etnocentrismo).
Al punto in cui siamo è impossibile applicare l'istanza cristiana originaria della fratellanza a un quadro socio-politico-religioso incontrollabile.
La globalizzazione doveva virtualmente iniziare in Europa dopo la seconda guerra mondiale. I padri fondatori dovevano cominciare con l'adozione di una lingua comune che non fosse di nessuno ma "nuova" per tutti e da introdurre in tutte le scuole del mondo accanto alla lingua materna (per es. l'Esperanto insegnato per un anno via radio e TV). Nel giro di un decennio si poteva passare alla moneta unica e all'unità politica a livello mondiale (federalismo di matrice kantiana). Con una precauzione: l'unità politica mondiale non deve essere fine a se stessa, ma deve essere funzionale a... e cioè con il compito primario di promuovere la "divisione delle etiche" che potrà finalmente rendere possibile la "democrazia compiuta" e cioè la libera determinazione dei gruppi umani (in ciò il vero federalismo) al di fuori dell'attuale divisione del mondo in Stati Nazionali Sovrani che rende nevrotica e devastante la globalizzazione. Non dimentichiamo che la stessa Unione Europea è ostacolata dalla piovra dello Stato Nazionale Sovrano (incapacità di rinuncia).
La Chiesa dovrebbe avere la funzione di un catalizzatore e nulla più. Non dovrebbe cioè aspirare a imporre e nemmeno a offrire il suo modello, ma a promuovere quello oggettivamente definitivo e cioè la libera determinazione dei gruppi.
Breve: a mio giudizio il Messaggio evangelico ipotizza un mondo in cui chi crede possa attuare la sua fede in modo che gli altri, vedendo il miracolo delle "opere buone" (soluzione dei problemi della convivenza) che glorifichino il Padre nei Cieli. La tolleranza deve essere costituzionale alla convivenza (libera determinazione dei gruppi) e non deve mai essere il metodo delle sopportazioni e delle concessioni.
Solo così la globalizzazione - invece di consentire ai capitali di trovare impieghi vantaggiosi nei Paesi poveri - potrà risolvere il problema dei problemi e cioè il disequilibrio umano tra Nord e Sud del mondo. Solo un mondo unificato linguisticamente e politicamente e ridiviso in aree etiche - in cui si attui la libera determinazione dei gruppi umani - potrà dare una direzione umana e auroralmente cristiana al terzo millennio, e uscire cosi dalla gelida legge dell'eterno ritorno.