Salve, mi chiamo Enrichetta e faccio parte della redazione di un settimanale cattolico che dal prossimo numero uscirà rinnovato e con l'obiettivo di diventare punto di riferimento dei cattolici della mia città

Nel prossimo numero che dovremo chiudere a breve parleremo di esperienze di vacanze famigliari. Ci piacerebbe oltre a questi articoli che fanno un po' il resoconto delle esperienze (campeggi, campi di lavoro, pellegrinaggi a Roma) dare una lettura più pedagogica sul cosa rappresenta per la famiglia e per i figli fare le vacanze insieme.

Sappiamo che i tempi sono strettissimi e che la richiesta così ha dell'impossibile, ma le chiederemmo di poter fare un breve intervento sull'argomento o di inviarci anche solo alcune battute dalle quali noi potremmo ricavare un articolo. Gliene saremmo davvero grati. Purtroppo le vacanze estive ci hanno impedito una programmazione umana.

Grazie.

Enrichetta


Buona e gentile Enrichetta,

entro subito nel tema, precisando che riferisco la mia esperienza di religioso che vive una vita comunitaria. Anni fa erano pochissimi quelli che facevano le "vacanze" e cioè gli addetti all'insegnamento e all'apostolato ospedaliero; ed erano vacanze di venti giorni fatte in conventi climaticamente idonei. Tutto ciò è saltato e oggi ognuno che sia, si fa le vacanze a suo estro  comunque more capitalistico - il pi lontano possibile nello spazio e con i soldi di qualche Pantalone. Chiamo tutto ciò 'raffinato turismo clericale'. Non vorrei per venire a voi, che anche la famiglia si trovi ad affrontare questo genere di crisi. Ebbene, mi sembra una grande conquista il fare le vacanze insieme, magari con qualche progetto finalizzante. Tutto ciò caratterizza le 'anime belle' (un bacio sulla fronte); ma lascia inevaso il problema di fondo e cioè le vacanze per tutti, a spesa ragionevole.

Ecco perchè io, analista del sociale, sono per la 'divisione delle etiche' (superamento del concetto di Stato Nazionale Sovrano), per risolvere, definitivamente, il problema della tolleranza e di tutti gli altri problemi che ci tormentano a livello mondiale, come l'eutanasia, la pedofilia la clonazione, ecc. Io sono, inoltre, per l'insegnamento di una lingua comune in tutte le scuole del mondo per liberarci da ogni forma di egemonia antropologica (in ciò la proposta dell'Esperanto) e rendere cosi possibile la comunicazione diretta fra tutti gli uomini. Questo è il livello pedagogico cui pongo i problemi oggi dopo lunga militanza con Mazzolari, don Milani, Padre Balducci.

Ultima battuta: finchè il dislivello dei salari - è il grande Platone a dirlo - supererà il numero quattro (4) avremo una società sempre in disordine, nè mai ci sarà la giustizia. I cristiani dovrebbero fare un passettino in più, ma i più imbranati  sul tema sono i teologi. Voi, gruppi liberi e impegnati, siete accettati come 'utili idioti' se osate spingere il discorso oltre certi limiti. Coraggio, sul vostro cammino troverete sempre il 'piccolo' S. Francesco; il quale, pur baciando le mani ai teologi, preferiva seguire le orme del Vangelo.

Con stima, p. Aldo Bergamaschi