Reggio Emilia, 13.05.04
Caro Padre Aldo,
la seguo con grande piacere e interesse. Mi ritengo fortunato perché ho la possibilità di attingere da Lei conoscenze che, spaziando dallo scibile spirituale - filosofico - intellettuale umano, convergono nella spiritualità Cristica, con l'intento di definire il Cristianesimo (novità esistenziale, e non religione); ed il Cristiano (nel suo divenire finale).
E' opera immane definire il Cristianesimo, ed il compito del Cristiano. Sono passati duemila anni da allora e noi siamo ancora qui a dibattere. L'umanità, nella sua debolezza, nemmeno dinnanzi a Dio (Cristo) ha chinato la testa ed ha detto: "mi metto all'opera", non per obbedienza, ma per conversione. Una libera scelta fatta in perfetta coscienza.
Per questa Sua infaticabile opera, me lo permetta, vorrei ringraziarLa, anche se so che per un cristiano questa è normale fraternità. Noi, esseri umani, facciamo ciò che conosciamo e condividiamo (comprensione e conversione). Altrimenti lo faremo per obbedienza (anche senza conoscenza), per convenienza (anche senza coscienza), come abbiamo fatto fino ad ora ed i risultati sono attorno a noi (umanità religiosa).
"Dove sono dunque i Cristiani?"
allora si domanda.
"Amatevi gli uni e gli altri come Io ho amato voi",
disse Cristo.
"Cercate piuttosto di diventare simili a Dio".
"Dio non va adorato, va imitato".
Ora, approfittando dell'occasione che ho per interloquire con Lei, ed anche con altri che mi hanno preceduto nel Suo angolo della posta, devo necessariamente esprimere un punto di disaccordo con "il nulla" come stato o condizione (anche se solo momentanea) per coloro che non si sono "redenti o convertiti".
Prendo lo spunto dal sig. Guido, che con la sua "Dio non è dualista", pone i termini del dialogo molto avanti e giustamente, ma solo fino al nulla, secondo me.
Caro sig. Guido, se Dio non è dualista (e si badi bene, io sono d'accordo sull'inferno che non esiste e che Dio non è dualista) e se esiste il nulla, Dio ridiventa dualista. L'affermazione a questo punto é: o Dio o il nulla. E poco importa se il nulla è dentro a Dio, o fuori da Dio: queste due condizioni non possono sussistere per la natura stessa di Dio.
Cito dal suo scritto: "Si vuole ancora mandare i dannati ad arrostire, senza capire che si tratta di radicalizzazione dell'odio e non di fuoco materiale? Quanto alla misericordia, c'entra poco qui, in quanto all'inferno si va per libera scelta del peccatore. C'entra anzitutto il fatto che Dio non è dualista. Possibile che non si capisca che l'inferno sussisterebbe in Dio eternamente se fosse diverso dal nulla?". E sono assolutamente d'accordo, ma non sul nulla.
Ora prendo da una risposta di Padre Aldo a Paolo [Dio e il principio di indeterninazione di Heisenberg] alcuni punti per introdurre le mie convinzioni: "Per quanto riguarda i tuoi dubbi 'metafisici' ti elenco alcune mie conquiste. Il principio di creazione supporta (o deve supportare) tutto il discorso del divenire (natura). Ma Dio trascende ogni sua opera, nella quale tuttavia c'è il segno della sua infinita perfezione. Il passaggio dello spirito alla materia (creazione) deve essere inteso, credo, evoluzionisticamente (per passaggi evolutivi). Gesù non è un cadavere rianimato, ma un corpo che è entrato in una nuova dimensione (dimensione che sarà anche la nostra se saremo degni della Risurrezione). Il principio di Heisenberg riguarda la struttura del divenire ed è, comunque, sotto il nostro controllo. Ho qualche perplessità a definire Dio come energia, perché l'energia è sempre una res creata."
Le mie convinzioni sono espresse implicitamente in questi passaggi
con i quali sono totalmente in sintonia, ed un rinnovato ringraziamento
va a tutti voi, che riuscite a sintetizzare, razionalizzare, formalizzare,
chiarire, affermazioni e concetti che a me ed ai non addetti ai
lavori, riuscirebbe alquanto difficile, se non impossibile.
Io penso che il cristiano debba essere un sapiente e un saggio,
nell'amore e nella vita. Quindi è persona intelligente
per conoscenza e sapienza. E per cortesia non si faccia sterile
polemica sulla cultura umana.
Ma riprendo da Padre Aldo: "Il passaggio dello spirito alla materia (creazione) deve essere inteso, credo, evoluzionisticamente (per passaggi evolutivi). Gesù non è un cadavere rianimato, ma un corpo che è entrato in una nuova dimensione". Ecco qui, il passaggio dello spirito alla materia, e che Gesù non è un cadavere rianimato, ma assunto a una nuova dimensione.
Ora, se noi definiamo il passaggio dallo spirito alla materia come involuzione, la creazione come ambiente del divenire tutto, e il passaggio dalla materia allo spirito evoluzione, non abbiamo più la necessità del nulla. A Cristo è stato possibile passare dallo spirito alla materia senza moto involutivo, e risorgere a Spirito perfetto in quanto era ed è Dio, fatto carne, per esemplificare all'umanità la Via per ritornare "simili a Dio"
Cristo non è risorto a nuova vita, ma ha esemplificato come si risorge a nuova vita. Egli non ha la necessità della resurrezione in quanto è Dio. Se come termine di misura e di riferimento si usa quello dell'evoluzione, io credo che si possa eliminare il nulla, oppure che lo si possa definire (impropriamente) come distanza da Dio perché in evoluzione, moto di rinnovamento nella misericordia.
Aggiungo che il peccato non si eredita, ma lo si è compiuto tutti a suo tempo, ecco composto il puzzle. Sintesi finale. Il passaggio da Dio (ambiente divino) alla creazione è involuzione; nell'ambiente "creazione" avviene per passaggi evolutivi il ritorno a "simili a Dio"; la resurrezione finale è il passaggio per merito di conquista dalla creazione a Dio (ambiente divino). Quindi i risultati (livello evolutivo) si misurano (per noi esseri umani è quasi impossibile fare questa misurazione: "chi è senza peccato scagli la prima pietra") nei passaggi evolutivi dei singoli e di massa nei comportamenti. Noi dimostriamo quello che siamo "solo" attraverso quello che facciamo. Cristo ci insegnò dei "brevetti" di comportamento: "ama il prossimo tuo come te stesso".
Ma ora termino questa mia: è chiaro che del tutto, questi, sono solo degli accenni affermativi, con la speranza che quanto non detto o implicito sia di conoscenza di chi legge. Ma non intendo né fare lezioni e nemmeno imporre un punto di vista, è una mia opinione. Mi scuserete, spero, per la lunghezza della lettera, mi auguro di aver suscitato interesse e desiderio di dibattito, libero, civile, e senza preconcetti.
E siccome ritengo che per il cristiano la vita sia una gioia inframmentata da qualche dolore La saluto con affetto e le lascio di Cervantes e Giusti alcuni brevi pensieri.
Mario G.
Come te immaginavo anch'io, che un uomo
onesto,
un povero minchione potesse qualche volta aver ragione.
Furbo per Dio! Sola cagion di spregio e di rampogna.
Non vidi allor che barattati i panni si fossero la frode e la
giustizia.
"Ma il libro suo ha chiuso la ragione e la giustizia non
siede in scanno:
se più si picchia più si sente il danno della tenzone.
Della scienza ho paura
quando orgogliosa in toga
la sapiente Natura
d'addrottrinar sarroga.
La satira è l'espressione della realtà
viva
ricoperta del verbo idoneo a far ridere del costrutto sociale
impaludato di pelle d'asino
Il signor Mario G. ha scritto: "devo necessariamente esprimere un punto di disaccordo con il 'nulla' come stato o condizione (anche se solo momentanea) per coloro che non si sono "redenti o convertiti".
Padre Aldo mi ha invitato a intervenire e lo faccio volentieri. (G. Pagliarino)
Premetto che parlando di un dio dualista mi riferisco a una divinità che abbia in sé sia il Bene sia il male, mentre Dio sappiamo che è solo e soltanto il perfetto Bene, e non capisco, caro signor Mario, perché, come lei dice, se esiste il nulla, Dio ridiventa dualista.
Si potrebbe forse dire, in sempre imperfetti termini umani, che quando non-Dio, cioè quando Dio non interviene a far esistere, allora nulla. Non considero il nulla della dannazione come "stato o condizione". Il punto è il semplice non esistere più. Mentre ciò che esiste, solo grazie a Dio esiste, il dannato non esiste più perché Dio smette di sostenerlo in vita. Come diceva il teologo cattolico Hans Urs von Balthazar (mi pare in "La teologia dei tre giorni", uno scritto relativo al Triduo pasquale) con nulla si può intendere allegoricamente "ciò da cui Dio distoglie lo sguardo".
Sia però chiaro che Dio acconsente a non fare più esistere il dannato solo perché è così che il medesimo, nella libertà e per odio, ha scelto odio che simbolicamente, e solo simbolicamente, è fuoco distruttore dell'amore entro la persona odiatrice. Invece chiunque scelga Dio, cioè per il cristiano l'Amore perfetto e infinito, fosse anche solo nell'ultimo istante della propria vita terrena e si trattasse pure del peggiore peccatore (cioè odiatore), non muore ("Bussate e vi sarà aperto", ecc.): è come dire che è il peccatore pentito a non scegliere di annullarsi, cioè a non decidere di non esistere più, e al contrario a decidere finalmente d'andare a Dio. Cristo più che giudice è cancelliere.
Col nulla, Dio non c'entra, perché nulla è qualcosa che semplicemente non è, e non è (che bisticcio di parole, quando si deve parlare di quanto non c'è!) perché non deriva da Dio: non c'è e basta. Per la verità, per me non è importante definire il nulla e, forse, trattando dell'inferno sarebbe preferibile lasciar da parte la filosofia che mi pare qui non possa aiutare. Ciò che a me importa è il semplice fatto che il dannato non soffre perché non esiste più. Ciò non toglie che la classica definizione d'inferno, "Male assoluto senza alcun bene nella privazione di Dio", rimanga del tutto valida. Infatti non si può concepire niente di peggio che il non esistere più (come conseguenza della scelta di abbandonare per sempre Dio): nessun ricordo dei propri cari, non si sa neppure più di essere esistiti, inutilità di tutto quanto s'è fatto, e così via. Tuttavia, questo pensiero sofferto vale solo quando una persona è ancora in vita (il pensiero della persona fa parte della sua vita), mentre una volta morto il dannato non può pensare perché non è più esistente, non è più una persona, e dunque non soffre.
Certo che per fare una scelta del genere ce ne vuole davvero di odio per la vita! Eppure qualcuno che pensa così c'è: avevo sentito dire anni fa in televisione da un aderente a una "chiesa" satanica ch'egli considerava Dio un tiranno perché obbligava a esistere e a soffrire senza chiedere il permesso (?) e costui affermava d'aver scelto di finire, dopo la morte, nel nulla per protestare contro il Creatore. Evidentemente, di Cristo, non aveva capito niente; e già! ma allora, se non aveva compreso, la scelta dell'inferno da parte di quel demoniaco era "valida" per Dio oppure no? Ci vogliono piena avvertenza e deliberato consenso per peccare.
Cordiali saluti al signor Mario e a Padre Aldo Bergamaschi.
Guido Pagliarino
17 05 2004
Caro Mario G.,
Mi pare che il comune amico Guido Pagliarino abbia difeso a sufficienza la sua impeccabile formalizzazione dell'incompatibilità fra Dio e Inferno/Diavolo, volgarmente intesi.
Una sola affermazione. Come è definita la Creazione dalla teologia Cattolica? Atto libero di Dio con cui le cose passano all'essere: "Ex nihilo sui et subiecti" (dal nulla della forma e della materia). Dove con l'espressione "dal nulla" non si intende una "cosa", ma semplicemente una "privazione".
La frase di Gesù riferita a Giuda è sintomatica: "Meglio sarebbe stato per lui se non fosse mai nato" e cioè: se fosse rimasto nel nulla; perché il doverci tornare come castigo è, o sarebbe, il vero fallimento dell'esistenza. Fallimento che solo Dio può giudicare tale.
Cordialmente P. Aldo Bergamaschi