maggio 2004

Caro Padre Aldo Bergamaschi,

ringrazio anzitutto per l'invio della sua e-mail mensile, per la quale ho conosciuto il suo ottimo sito.

Ho visto tra l'altro le e-mail di rimprovero indirizzatele a proposito dell'inferno concepito come nulla eterno, diciamo così come la testamentaria "seconda morte" e mi sono trovato in disaccordo con chi l'ha accusata di modernismo.

Ma oltre trent'anni di studi, finalmente sul Nuovo Testamento in originale e non più sulla Vulgata, conseguenti il Vaticano II (concilio ecumenico e dunque, anche se non s'è voluto proclamare dogmi, ispirato dallo Spirito Santo!) non sono serviti a nulla?!

Si vuole ancora mandare i dannati ad arrostire, senza capire che si tratta di radicalizzazione dell'odio e non di fuoco materiale? Quanto alla misericordia, c'entra poco qui, in quanto all'inferno si va per libera scelta del peccatore. C'entra anzitutto il fatto che Dio non è dualista.

Possibile che non si capisca che l'inferno sussisterebbe in Dio eternamente se fosse diverso dal nulla?!
In particolare, mi pare che l'idea dell'inferno come caduta nel nulla possa basarsi sul concetto di pysché, indissolubilmente legato al soma e dunque alla sua risurrezione (o no per i dannati) tradotto anima in latino, parola come tale passata in italiano, conducendo all'equivoco con lo spirituale "animus", pneyma. Avevo scritto in merito a suo tempo, fra altri capitoli, in un mio saggio, di cui non cito il titolo e l'editore perché non scrivo a scopo pubblicitario.

[omissis]

VI - SU RISURREZIONE, CORPO, ANIMA, ANIMO

In tre modi è stata intesa nei primi secoli la risurrezione di Cristo e degli altri esseri umani [1]:

a) Risurrezione in Dio del solo animo (pneuma), secondo la mentalità greca, soprattutto platonica e neoplatonica, non secondo il Cristianesimo. Preciserò nel capitolo seguente, parlando dello Gnosticismo cristiano [2].
b) Risurrezione in Dio, tanto secondo il Nuovo Testamento (dove è espressamente detto che risorge il corpo di Cristo), quanto secondo la mentalità greca (Cristianesimo ellenizzato), dell'animo (comunemente si dice anima) istantaneamente e del corpo al terzo giorno dopo la morte per il solo Gesú; per gli altri uomini, se giusti, come nel Paradiso dantesco salita a Dio dell'anima al momento del trapasso e, alla fine del mondo, anche del corpo che si ricongiunge all'anima.
c) Risurrezione in Dio istantanea del corpo con la sua psiche-io (anima) secondo la mentalità ebraica e dei giudeocristiani del I secolo più quanto evidenziato, a proposito del tempo e del non-tempo, dal Padre della Chiesa san Giovanni Boccadoro (Crisostomo).

Assai diversa è la situazione infernale del defunto a seconda del modo d'intendere la risurrezione e l'anima.

a') Nel primo caso, che riguarda le persone non pneumatiche, cioè prive di animo-pneuma, si ha il nulla, nell'eterna privazione di Dio.
b') Nel secondo, si ha discesa all'inferno, prima, della sola anima e, alla fine del mondo, anche del corpo che si riunisce all'anima; quindi, pure eterna pena fisica, come, in prospettiva, nella prima Cantica della Commedia e come scriveva sant'Agostino nell'opera De catechizandis rudibus: "Quelli che deridono la resurrezione, credendo che questa carne che si decompone non può risorgere, risusciteranno in essa per le pene e Dio dimostrerà loro che chi poté fare questi corpi prima che fossero, può in un attimo restituirli così come erano"[3].
c') Nel terzo caso, mentre il corpo del giusto, con la sua individuale psiche (anima), risorge, quello del peccatore non pentito no: l'inferno coincide con la morte eterna: il teologo e poeta David Maria Turoldo parlava di eterna caduta nel nulla. Si veda ad esempio, nel Nuovo Testamento, rispettivamente: "Chi crede e vive in me [in Cristo] non morirà mai"; "Il salario del peccato è la morte".

Caro Padre, la saluto cordialmente.

P.S. Se permette, le manderò il libro intero.

Guido Pagliarino

portale http://www.pagliarino.com


Reggio Emilia, 07-05-2004

Caro Guido Paglierino,

ti ringrazio della lunga lettera; ma debbo elogiarti in modo particolare per questa frase che farò totalmente mia: "Possibile che non si capisca che l'inferno sussisterebbe in Dio eternamente se fosse diverso dal nulla?"

Questo è un discorso di assoluto rigore razionale. Grazie di averlo così ben formalizzato.

Grazie altresì per tutto il resto della lettera che condivido pienamente e che terrò a portata di consultazione.

Sarò lieto di ricevere il libro intero delle tue ricerche.

Padre Aldo Bergamaschi


Questa lettera e' stata seguita dal contributo di un altro lettore (Mario G.), accessibile da questo link