27 04 04

Caro Padre,

è da molto tempo che intendevo scriverLe, e ora colgo questa occasione dopo aver scoperto, quasi per caso, l'esistenza del sui sito Internet. Lanciando una ricerca con il suo nome, così, per la curiosità di scoprire cosa la rete sapesse di Lei, sono capitato immediatamente nel sito.

Sono rimasto molto colpito dall'inconto (dagli incontri) con Lei, avvenuto qualche anno fa, quando il parroco organizzò quel corso di filosofia. Noi, che abbiamo avuto la possibilità di partecipare agli incontri organizzati dal Don, abbiamo avuto la grande opportunità di fare uno straordinario cammino. Per me è stato un cammino di fede, che ancora sto percorrendo.

Io sono di estrazione scentifica, un po', corrotta in realtà (ingegnere...), ed ho avuto un atteggiamento che fin da ragazzo è stato sì di distacco dalla religione, ma di grande amore e fascino per la natura, la fisica in particolare, la contemplazione del creato e delle sue regole. Solo in età adulta, in seguito ad alcuni incontri con persone formidabili (una per prima, ed altre dopo), ho scoperto con mia grande sorpresa, ma con una indescrivibile gioia, che il mio Dio non era diverso da Suo.

Ho cominciato ad approfondire e coltivare questa visione della fede, scoprendo giorno dopo giorno con stupefacente ed immensa gioia che nel Vangelo riscoprivo me stesso. Come per la comprensione di un concetto matematico o di un principio di fisica, la conoscenza è già in noi, così. La cosa bella, nell'ascoltare le Sue parole, come quelle di pochi altri che ho avuto la fortuna di incontrare, era trovare conferme ai miei più intimi pensieri e sentimenti o nuovi stimoli, nuove leve di grande effetto.

La tentazione di parlarLe di me è molto forte. Ma non è certo questo lo scopo ed il tema di queste mie righe.

Da poco più di un anno è accaduto un altro fatto che per me è di particolare importanza, in senso positivo. Nella parrocchia che, sinceramente con debole entusiasmo, frequentavo con la mia famiglia, (parlo della parrocchia gestita da frati Cappuccini), c'è stato, per così dire, un nuovo arrivo. E' stato trasferito, infatti, un giovane frate, che da subito ha mostrato con grande forza la sua visione, nuova agli occhi dei più, del Vangelo. Nelle sue omelie, come negli incontri di approfondimento, le sue affermazioni sento che mi arrivano al cervello, al cuore e alla pancia. Mette in evidenza tutto ciò che innalza l'Uomo, proprio fratello, critica, o al più tollera, le tradizioni della "religione". Ci parla della vera fede, ci mostra la via per seguire Gesù. Parla dei preti quasi peggio di mio fratello comunistone (mi passi le battute, ovviamente). Ho spesso pregato perchè ciò potesse avvenire. Mi sento privilegiato per questo.

Naturalmente, come può immaginare date le critiche che anche Lei, leggo, riceve, non pochi parrocchiani hanno preso le distanze da questo Frate, migrando verso altre parrocchie, addirittura cercando di arrivare al Vescovo per farlo allontanare. Non riesco a commentare questi eventi. Io mi ripeto spesso questa frase: "ciò che ci unisce, che ci accomuna, deve essere più forte, immensamente più forte di ciò che ci può dividere".

Ma vengo ora al vero motivo per cui le scrivo. Mi sono spesso chiesto quali frutti dovevano nascere dagli incontri organizzati dal Parroco, così come sento sempre più forte, data la vicinanza di questo Frate, che questi doni che ricevo non possono rimanere vani. Penso anche che molte persone si sono allontanate dalla fede perchè gli è stata insegnata la religione (il nostro frate insiste molto nella catechesi degli adulti per ottenere anche quella dei bambini e dei ragazzi).

Mi sto quindi, adoperando per organizzare un ciclo di incontri da tenere nella seconda metà dell'anno, con alcune personalita di spessore per il proprio cammino di fede, di impegno civile per i più deboli, per la pace. Vorrei farLa conoscere alla comunità cui appartengo. Si è creato un gruppo di famiglie cui partecipo con mia moglie ed i miei figli, oltre ad altri gruppi, sempre attorno a lui. Stiamo affrontando degli straordinari percorsi di comunione, di condivisione, di approfondimento.

Sarebbe una grande opportunità potere averLa fra di noi ad ascoltarLa (risulta ovvio che tutte le eventuali esigenze logistiche sarebbero nostra preoccupazione). Dunque questo Le volevo chiedere: la disponibilità a partecipare ad uno, o anche più incontri, presso la nostra comunità, con date, tempi, formalità da definire.

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Le scrivo anche alcune considerazioni, di carattere teologico, che derivano dalla mia condizione di scientifico credente, sulle quali mi piacerebbe avere qualche suo commento. Si tratta di considerazioni che mi portano ad identificare, almeno secondo una qualche forma, la Natura e Dio.

Il primo pensiero, più prettamente personale, è questo: io credo fermamente nella lucidità dell'intelletto e nell'evidenza della dimostrazione matematica ed il riscontro scientifico. Io credo, parimenti, nel Dio dell'amore e in Gesù Cristo. Le due entità non possono essere reciprocamente seconde l'una all'altra. Quindi coincidono, almeno secondo alcune forme.

Quanto segue, sarebbe più logico e fondato su principi di fisica moderna. Infatti tiro in ballo il Principio di Indeterminazione di Heisenberg. Come ingegnere elettronico ho approfondito le basi fisiche e matematiche delle teorie sull'informazione. Vogliamo ritenere, e la dò come ipotesi, che Dio, se esiste, consiste anche in informazione aggregata. Non posso dire in che modo, ma penso di poter dire che in qualche modo pensa, ricorda, conosce.

Ebbene, qualcuno si è chiesto, pensando più ai telefonini in realtà, se esista un limite teorico nel ridurre la quantità di energia necessaria per poter gestire informazioni (memorizzarle, o trasferirle, elaborarle o altro). La risposta a questo quesito arriva proprio dal principio di Heisenberg, per via del fatto che l'informazione, per esistere, deve avere un grado di certezza (la totale incertezza corrisponde all'assenza di informazione, detta molto volgarmente). Heisenberg ci dice, con un principio ampiamente riscontrato, che il prodotto della massima accuratezza con cui possiamo determinare (ad esempio) quantità di moto e posizione di una particella è una costante. Ne consegue che se misuro molto bene la posizione, avrò una grande incertezza su massa e velocità (e viceversa). Da queste considerazioni deriva (e si dimostra) che la minima energia per gestire un bit di informazione è una quantità non nulla.

Conseguenza: perchè informazione aggregata possa esistere, in questo universo, serve energia. Se Dio esiste in questo universo, allora ha bisogno di energia. Ma se Dio non può dipendere da qualcosa di terzo rispetto a se stesso, allora Dio è energia. Einstein dice, del resto, E=mc2 : la materia è fatta di energia. Questo vorrebbe dire che tutto ciò che esiste è Dio. La conclusione di queste considerazioni sconcerta anche me stesso. Mi sembra così semplice questo concetto che sicuramente qualcosa non andrà. In verità, avrei già trovato qualche anello debole, tuttavia la deduzione rimane sostenibile.

Avrà avuto la pazienza di leggere queste mie 'farneticazioni'? Mi farebbe immenso piacere ricevere una Sua risposta in relazione alla possibilità dell'incontro.

Un caro saluto.

Paolo


Reggio Emilia, 3 maggio 2004

Caro Paolo,

grazie della tua lunga lettera, nella quale mi ricordi la stagione degli incontri prima, e poi l'incontro con il mio confratello. Per quanto riguarda l'invito a partecipare agli incontri con la tua (vostra) Comunità, ho qualche esitazione, almeno per adesso, perché io pure ho degli amici e collaboratori che mi controllano la salute e i ritmi di lavoro.

Per quanto riguarda i tuoi dubbi "metafisici" ti elenco alcune mie conquiste. Il principio di creazione supporta (o deve supportare) tutto il discorso del divenire (natura). Ma Dio trascende ogni sua opera, nella quale tuttavia c'è il segno della sua infinita perfezione. Il passaggio dello spirito alla materia (creazione) deve essere inteso, credo, evoluzionisticamente (per passaggi evolutivi). La formula di Einstein può servire per intendere, per es., la Risurrezione di Cristo. La materia portata alla velocità della luce si trasforma in energia.

Gesù non è un cadavere rianimato, ma un corpo che è entrato in una nuova dimensione (dimensione che sarà anche la nostra se saremo degni della Risurrezione).

Il principio di Heisenberg riguarda la struttura del divenire ed è, comunque, sotto il nostro controllo. Ho qualche perplessità a definire Dio come energia, perché l'energia è sempre una res creata.

Personalmente sono affezionato al teorema di Gödel (enunciato, credo nel 1932 e perfezionato qualche anno prima della morte). Quel teorema è una pura dimostrazione scientifica (contenuta in due paginette) che tu saprai certamente leggere. La sua traduzione in linguaggio filosofico è la seguente: "Non esiste alcuna realtà conosciuta in grado di giustificare se stessa". Dunque, la giustificazione va cercata oltre il dato.

Con stima e affetto

P. Aldo Bergamaschi