Metodo M. Montessori e catechesi.
Culto della morte e della sofferenza.


Caro Padre,
spero che stia bene nonostante questo clima tropicale.

Le chiedo un parere, come Pedagogista e Teologo, per due quesiti:
1) Recentemente mi hanno riferito di alcuni catechisti che in Parrocchia si rivolgono a bambini in età prescolare (3-5 anni). Seguono un metodo che si ispira a Maria Montessori e preparano tanto materiale per concretizzare contesti e personaggi dei brani evangelici che andranno a proporre.
Questo rispetto per l'infanzia non può che farmi piacere e spero sia presente in tutte le fasce d'età, tuttavia le chiedo: condivide questa precocizzazione?
2) Un ateo mi faceva notare che la religione Cattolica è incentrata sul culto della morte e della sofferenza: la Croce, i voti religiosi, la sessualità. ...
Trovo questa visione piuttosto medioevale, ma ancora diffusa. E' questo il modo Evangelico per annunciare la "Buona Novella".?

La saluto e Le auguro ogni bene! M.Pia


Cara Maria Pia,

Alla tua del 15 luglio rispondo seccamente così: questa preoccupazione in-re-religiosa non è da me condivisa.

Debbo tuttavia precisare che il metodo Montessori, - che ha pure un volume su l'educazione religiosa - per quanto riguarda l'impatto del bambino con la "religione cattolica" non ha un approccio autonomo (in sintonia cioè con il suo metodo) ma si adegua alla prassi catechetica della chiesa. Per es., per spiegare l'origine dei dieci comandamenti pensa a un luogo semibuio in cui si crea l'atmosfera biblica del Dio tremendo che consegna, sul Sinai, le tavole della legge a Mosè.

Debbo anche qui precisare che la Montessori aveva capito - in ciò originale - che l'educazione religiosa non consiste nel far si che gli uomini si amino fra di loro, ma nel far si che ogni uomo ami Cristo perché soltanto amando Lui si ameranno fra di loro.

Al secondo punto rispondo: Il suo amico ateo parla di "religione cattolica" e in quel senso ha ragione. Ma il cristianesimo non è una religione dunque non è culto della morte e della sofferenza.

Il Messaggio di Gesù è chiaro: Dobbiamo diventare perfetti come il Padre nei cieli; dunque la vita non è espiazione (come accusava Mazzini il Cristianesimo), ma missione (come gli spiegò Manzoni con la figura di Padre Cristoforo il quale si dà da fare per tirar fuori Lucia dai guai prodotti dalla "religione").

Non risulta poi che Gesù abbia mai preso, a soggetto della sua predicazione, la morte. Ha preso, invece, a soggetto il dopo morte, per dire che chi è morto è vivo e deve rispondere dell'uso che ha fatto della vita.

Circa il problema della sofferenza citerò Somone Weil; "Il Cristianesimo non è venuto a togliere la sofferenza, ma a insegnarci un impiego della sofferenza".

La sessualità? Per Cristo appartiene a un disegno creativo e ne viene indicato il finalismo perché non diventi nociva alla convivenza.

Per l'uomo (potenzialmente poligamo) l'indicazione è precisa: "Chiunque guarda una donna per possederla è già in adulterio con lei". Per la donna (potenzialmente prostituta) l'indicazione è altrettanto precisa: Gesù alla Samaritana: "Hai avuto cinque uomini e quello che hai attualmente non è tuo marito".

Dunque tra l'andare a letto con uomini diversi e l'avere un marito c'è la linea di demarcazione tra il bene e il male in quel settore dell'esistenza.

Con stima e affetto P. Aldo.