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Caro Padre,
Sono nel giusto? Le scrivo questa lettera perchè sono molto turbato da quanto ho recentemente letto riguardo al reiki. Premetto che mi sono avvicinato a questa "disciplina" con lo scopo di trovare un metodo di guarigione e autoguarigione (soffro di ansia e attacchi di panico) e pensando che potesse essere uno strumento in più che il Signore ci dà per alleviare le nostre sofferenze, e con queste premesse ho deciso di prendere il primo livello.
Quando chiedo aiuto al reiki, io chiedo aiuto al Signore e considero questa cosa come una forma di preghiera.
Purtroppo qualche giorno fa ho letto un articolo che le riporto e mi sono sentito profondamente turbato. Devo pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato? Mi ha turbato soprattutto il leggere che questo tipo di disciplina venga associato a qualcosa di satanico.
Il pericolo maggiore del Reiki consiste tuttavia nelle iniziazioni, quando, come abbiamo detto, vengono attivati i chakras. Da diversi esorcisti è stato verificato che a moltissime persone erano stati aperti questi canali di comunicazione spirituale (con le varie tecniche orientali: yoga, tantrismo, reiki, shiatzu, ecc. ) esponendoli a forti influenze di entità sataniche.........
La prego, mi aiuti a capire. Io vorrei continuare con questa disciplina ma non sentirmi lontano da Dio o peggio ancora vicina al male.
Grazie.
Lettera firmata
Gentile Corrispondente,
finché il Reiki è un metodo, il cristiano lo può adottare tranquillamente; quando diventa una "visione del mondo" (con "livelli" e simili) entra nella ambiguità salvifica.
Le dirò con molta chiarezza: ansia e panico sono due "malattie" dello spirito, che un cristiano deve superare anzi prevenire in forza della sua "fede". In altre parole: se il cristiano è tale perché crede in Cristo Risorto il che vuol dire averlo presente in tutto l'arco della vita ("Sarò con voi") non può cadere né in ansia né in panico, o, se vi cade, vi cade per brevissimo tempo.
Cercare rimedi ai mali dello spirito, fuori della "Presenza" di Gesù, è come cercare di dimagrire seguendo le ricette prodigiose e costose dei vari dietisti di turno, i quali non ti chiedono la rinuncia a certe quantità di cibo; quando, invece, tale rinuncia è la strada divina, a costo zero, per ottenere lo scopo.
Ma la rinuncia è una decisione della volontà (o dello spirito) che solo la "fede" può aiutarti a compiere.
Cordialmente
Aldo Bergamaschi