Il Papa è morto alle 21.37 del 2 aprile 2005. A leggere in piazza l'annuncio della morte è stato mons. Leonardo Sandri, sostituto della segreteria di Stato. Il card. Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, ha iniziato la preghiera del "De profundis". Si conclude così il terzo pontificato più lungo della storia, cominciato per il Papa polacco (anche questo una novità per la vita della Chiesa) il 16 ottobre 1978, giorno dell'elezione al soglio pontificio, e conclusosi alla vigilia della festa della Divina Misericordia, istituita dallo stesso Pontefice nel 2000, in occasione della canonizzazione di suor Faustina Kowalska. E proprio nella domenica della Divina Misericordia si svolge, alle ore 12 in piazza San Pietro, la recita del Regina Coeli. Il rituale pontificio prevede che spetta al camerlengo accertare ufficialmente la morte del Papa, apporre i sigilli alla camera e allo studio del Pontefice, comunicare il decesso al vicario del Papa per la diocesi di Roma, che ne informa con una speciale notifica i romani. Il portone di bronzo viene chiuso a metà e le campane di San Pietro suonano rintocchi a martello. Dopo la vestizione della salma del Santo Padre con i paramenti pontifici (la mitria bianca sul capo, la casula e il pallio) è prevista l'esposizione del corpo all'omaggio dei fedeli, che si protrae per tre giorni e di norma avviene nella Basilica di San Pietro. Spetta poi al collegio cardinalizio celebrare i "Novendiali", cioè le esequie in suffragio dell'anima del Pontefice defunto, che durano nove giorni consecutivi. Infine il Conclave per l'elezione del nuovo papa, che deve essere indetto non prima di 15 e non dopo 20 giorni dalla data della morte.
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Karol Wojtyla, nacque a Wadowice, città a 50
km da Cracovia, il 18 maggio 1920
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l'Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava e in seguito nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia. Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia
Karol Wojtyla, già arcivescovo di Cracovia, nominato cardinale il 26 giugno 1967 da Paolo VI, viene eletto Papa col nome di GIOVANNI PAOLO II
Appena eletto affacciatosi alla loggia di Piazza San Pietro - la sera del lunedì 16 ottobre 1978 - il neo eletto Papa improvvisa un breve discorso in italiano. Quindi pronuncia una frase destinata a rimanere nel tempo: Se mi sbaglio mi corriggerete. Dalla piazza sale una grande ovazione
E' il primo Papa straniero eletto dopo 455 anni (dal 1523 - Adriano VI, fiammingo) e il primo papa polacco in assoluto nella storia della Chiesa. Il 254° del tradizionale elenco
Un papa con precedenti sportivi, prete operaio, colto, anticonformista, che non gradendo il protocollo, desta subito l'affetto del mondo dei fedeli e anche di quello laico (forse un po' meno in una parte di quel "mondo" episcopale, tradizionalista, con tante idee e personalismi cresciuti dentro una Curia con l'imprinting pacelliana)
Provenendo da una Chiesa dell'Est (dalla Polonia comunista) dove fare il prete é come fare il "combattente" in prima linea, e dove la gerarchia della Curia o la deferenza in quei luoghi sacri così spogli, é perfino anacronistica, il nuovo Papa forte di queste esperienze va' subito a rivoluzionare i rapporti chiesa-fedeli dentro la nostra società occidentale. E lo fa meglio di chi é vissuto dentro questa società, a contatto, ma ostinatamente rimasto sempre distaccato dai problemi reali. (Insomma i don Mazzi, i don Milani, i don Giussani WOJTYLA, Lui "uomo di chiesa in trincea", li avrebbe capiti subito, e la grande lacerazione e il profondo dissenso cattolico alla fine degli anni Sessanta (che abbiamo abbondantemente già letto) non sarebbero mai avvenuti)
L'elezione di Karol Wojtyla rappresenta una novità e una sorpresa: le indiscrezioni della stampa, nei giorni precedenti la fumata bianca, prevedevano un duello tra gli arcivescovi di Genova e di Firenze, Giuseppe Siri e Giovanni Benelli. Tutti sicuri, quindi, che la tradizione del pontificato italiano sarebbe stata rispettata. Invece, con 99 voti su 111, la spunta l'arcivescovo di Cracovia
Colpisce il fatto che venga da un Paese dell'Est, quella Polonia nella quale professarsi cristiano, dinanzi al sistema sovietico, richiedeva vera fede e vero coraggio. Alla lotta contro il sistema sovietico sembra essere ricondotto l'attentato di cui è vittima il 13 maggio 1981, mentre procede alla benedizione della folla: alle ore 17.17, in piazza San Pietro, due colpi esplosi da una Browning calibro 9 raggiungono l'addome di Giovanni Paolo II. Autore del gesto è Mehmet Ali Agca, 23 anni, turco, terrorista professionista, condannato a morte per omicidio ed evaso da un carcere militare di Istanbul
Un importante elemento di distinzione con i suoi predecessori sta nel fatto che, a differenza di questi, non ha esperienze di Curia e di diplomazia vaticana. Interpreta il suo ufficio non come Capo di Stato, ma come missionario: prova ne sono i 216 viaggi che ha compiuto, tra l'Italia e il resto del mondo, in vent'anni di pontificato. Prima di lui, tra i Papi successivi al Concilio Vaticano II, viaggia solo Paolo VI, per 9 volte. Il viaggio è lo strumento per rendersi presente ovunque nel mondo e per entrare in contatto diretto con i popoli
Ma torniamo alle scelte di portata storica. Tra tutte, forse la più sofferta è quella della richiesta di perdono per tutte le sofferenze inflitte ai non cattolici dalla Chiesa stessa. Essa sale sul banco degli imputati, ed è chiamata a rispondere, in primis, del silenzio sull'Olocausto. La tragedia degli Ebrei è tutta negli occhi di Wojtyla, il cui villaggio Natale, Wadowice, è a soli trenta chilometri da Auschwitz. Il mea culpa cattolico si snoda attraverso varie tappe di estrema importanza
Il 13 aprile 1986, per la prima volta nella storia, un Papa entra in una Sinagoga. Accade a Roma, in una giornata segnata anche da momenti di tensione: i discorsi introduttivi del rabbino Elio Toaff e del presidente della comunità israelitica romana Giacomo Saban sono duri
Sebbene il capitolo degli Ebrei sia il più drammatico, il libro dei conti con la storia è stato aperto da Giovanni Paolo II ben prima dell'86
E' del 1979 il suo primo richiamo al "caso Galileo" e alle colpe della Chiesa nei confronti dello scienziato. Anche in questo caso, il processo di revisione va avanti a tappe: nel 1981 istituisce una "Commissione pontificia per lo studio della controversia tolemaico-copernicana del XVI e del XVII secolo"; i risultati del lavoro della stessa vengono resi noti nel 1992. Esito: la Chiesa sbagliò, credendo "a torto che l'adozione della rivoluzione copernicana, peraltro non ancora definitivamente provata, fosse tale da far vacillare la tradizione cattolica, e che era loro dovere proibirne l'insegnamento"
Insomma, Karol Wojtyla ha sottoposto la Chiesa a un riesame non facile. Ciò ha un obiettivo di lungo termine: l'unità ecumenica delle confessioni cristiane. Durante il pontificato ha visitato Costantinopoli, Ginevra e Canterbury, cioè le capitali ortodosse, calviniste e anglicane
Una importante sua enciclica è la CENTESIMUS ANNUS (a 100 anni dalla Rerum novarum di Leone XIII)
52° Papa non italiano a salire dopo 455 anni sul trono di Pietro, Karol Wojtyla è stato il primo Papa polacco e, in assoluto, dell'Est europeo. Il futuro Giovanni Paolo II nasce il 18 maggio del 1920 a Wadowice, in Polonia.
Nel 1929, quando il piccolo Karol ha solo 9 anni, muore la madre Anna: tre anni dopo è la volta di Edmund, il fratello medico.
Nel 1938, si trasferisce col padre Macjiej, maestro sarto, a Cracovia, e fa domanda di ammissione alla Facoltà di filosofia (indirizzo filologia polacca) dell'Università Jagellonica.
Il 1940 è un anno decisivo: conosce Jan Tyranowski, sarto come suo padre, uomo di profonda spiritualità, formatosi alla scuola carmelitana, che lo introduce agli scritti di S. Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.
Intanto, comincia a lavorare come operaio nelle cave di pietra a Zakrzçwek, presso Cracovia, evitando così la deportazione e i lavori forzati, e a frequentare il teatro clandestino (l'ultima rappresentazione teatrale da protagonista è del '43).
Nel 1941 muore il padre; l'anno seguente Karol viene trasferito dalla cava alla fabbrica "Solvay" e inizia a frequentare i corsi clandestini della Facoltà di teologia dell'Università Jagellonica come seminarista dell'arcidiocesi di Cracovia.
Il 1° novembre del 1946 è ordinato sacerdote; 15 giorni dopo parte per proseguire gli studi a Roma, deve si iscrive all'Angelicum. Rientrato in Polonia nel '48, diventa parroco (1949) a Cracovia, nella parrocchia di S. Floriano.
Il 1953 è l'anno di inizio dell'attività accademica, con la cattedra di etica sociale alla Facoltà teologica dell'Università Jagellonica (la tesi di abilitazione è su Max Scheler e l'etica cristiana).
Nel 1954 insegna alla Facoltà teologica del seminario di Cracovia e all'Università cattolica di Lublino.
Il 28 settembre del 1958 viene consacrato vescovo nella Cattedrale del Wavel.
Dal '62 al '65 partecipa ai lavori del Concilio Vaticano II, dove collabora in particolare alla stesura della Gaudium et Spes: Nel frattempo, il 13 gennaio 1964, viene nominato arcivescovo di Cracovia.
Tornato in patria, nel 1966 diventa presidente della Commissione episcopale polacca per l'apostolato dei laici (costituitasi allora); nel 1969 è nominato vicepresidente della neocostituita Conferenza episcopale polacca.
Il 28 giugno del 1967 viene creato cardinale da Paolo VI (ma solo tre anni dopo si trasferisce nell'arcivescovado di Cracovia, lasciando il vecchio alloggio di Via Kanonicza 22).
Nel 1976, sarà il card. Wojtyla a predicare gli esercizi spirituali a Paolo VI in Vaticano, poi raccolti nel volume "Segno di contraddizione".
E proprio qui, ai piedi di
questa stupenda policromia sistina,
si riuniscono i cardinali -
una comunità responsabile per il lascito delle chiavi del
Regno.
Giunge proprio qui.
E Michelangelo li avvolge, tuttora, della sua visione.
"In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo..."
Chi è Lui?
Ecco, la mano creatrice dell'Onnipotente Vecchio, diretta verso
Adamo...
Al principio Dio ha creato...
Costui che vede tutto...
La policromia sistina allora
propagherà la Parola del Signore:
Tu es Petrus - udì Simone, il figlio di Giona.
"A te consegnerò le chiavi del Regno".
La stirpe, a cui è stata affidata la tutela del lascito
delle chiavi,
si riunisce qui, lasciandosi circondare dalla policromia sistina,
da questa visione che Michelangelo ci ha lasciato -
Era così nell'agosto e poi nell'ottobre, del memorabile
anno dei due conclavi,
e così sarà ancora, quando se ne presenterà
l'esigenza dopo la mia morte.
All'uopo, bisogna che a loro parli la visione di Michelangelo.
"Con-clave": una compartecipata premura del lascito
delle chiavi, delle chiavi del Regno.
Ecco, si vedono tra il Principio e la Fine,
tra il Giorno della Creazione e il Giorno del Giudizio.
E' dato all'uomo di morire una volta sola e poi il Giudizio!
Una finale trasparenza e
luce.
La trasparenza degli eventi -
La trasparenza delle coscienze -
Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni al
popolo -
Non dimenticate: Omnia nuda
et aperta sunt ante oculos Eius.
Tu che penetri tutto - indica!
Lui additerà...
1. "Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16).
Queste parole ha pronunciato Simone figlio di Giona, nella regione di Cesarea di Filippo. Sì, le ha espresse con la propria lingua, con una profonda, vissuta, sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente: "...perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Queste erano parole di Fede.
Esse segnano l'inizio della missione di Pietro nella storia della salvezza, nella storia del Popolo di Dio. Da allora, da tale confessione di Fede, la storia sacra della salvezza e del Popolo di Dio doveva acquisire una nuova dimensione: esprimersi nella storica dimensione della Chiesa. Questa dimensione ecclesiale della storia del Popolo di Dio trae le sue origini, nasce infatti da queste parole di Fede e si allaccia all'uomo che le ha pronunciate: "Tu sei Pietro roccia, pietra e su di te, come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa".
2. Quest'oggi e in questo luogo bisogna che di nuovo siano pronunciate ed ascoltate le stesse parole: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
Sì, Fratelli e Figli, prima di tutto queste parole.
Il loro contenuto dischiude ai nostri occhi il mistero di Dio vivente, mistero che il Figlio conosce e che ci ha avvicinato. Nessuno, infatti, ha avvicinato il Dio vivente agli uomini, nessuno Lo ha rivelato come l'ha fatto solo lui stesso. Nella nostra conoscenza di Dio, nel nostro cammino verso Dio siamo totalmente legati alla potenza di queste parole "Chi vede me, vede pure il Padre". Colui che è Infinito, inscrutabile, ineffabile si è fatto vicino a noi in Gesù Cristo, il Figlio unigenito, nato da Maria Vergine nella stalla di Betlemme.
Voi tutti che già avete la inestimabile ventura
di credere,
voi tutti che ancora cercate Dio,
e pure voi tormentati dal dubbio:
vogliate accogliere ancora una volta oggi e in questo sacro luogo le parole pronunciate da Simon Pietro. In quelle parole è la fede della Chiesa. In quelle stesse parole è la nuova verità, anzi, l'ultima e definitiva verità sull'uomo: il figlio del Dio vivente. "Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente"!
3. Oggi il nuovo Vescovo di Roma inizia solennemente il suo ministero e la missione di Pietro. In questa Città, infatti, Pietro ha espletato e ha compiuto la missione affidatagli dal Signore.
Il Signore si rivolse a lui dicendo: "...quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi" (Gv 21,18).
Pietro è venuto a Roma!
Cosa lo ha guidato e condotto a questa Urbe, cuore dell'Impero Romano, se non l'obbedienza all'ispirazione ricevuta dal Signore? Forse questo pescatore di Galilea non avrebbe voluto venire fin qui. Forse avrebbe preferito restare là, sulle rive del lago di Genesaret, con la sua barca, con le sue reti. Ma, guidato dal Signore, obbediente alla sua ispirazione, è giunto qui!
Secondo un'antica tradizione (che ha trovato anche una sua magnifica espressione letteraria in un romanzo di Henryk Sienkiewicz), durante la persecuzione di Nerone, Pietro voleva abbandonare Roma. Ma il Signore è intervenuto: gli è andato incontro. Pietro si rivolse a lui chiedendo: "Quo vadis, Domine?" (Dove vai, Signore?). E il Signore gli rispose subito: "Vado a Roma per essere crocifisso per la seconda volta". Pietro tornò a Roma ed è rimasto qui fino alla sua crocifissione.
Sì, Fratelli e Figli, Roma è la Sede di Pietro. Nei secoli gli sono succeduti in questa Sede sempre nuovi Vescovi. Oggi un nuovo Vescovo sale sulla Cattedra Romana di Pietro, un Vescovo pieno di trepidazione, consapevole della sua indegnità. E come non trepidare di fronte alla grandezza di tale chiamata e di fronte alla missione universale di questa Sede Romana?!
Alla Sede di Pietro a Roma sale oggi un Vescovo che non è romano. Un Vescovo che è figlio della Polonia. Ma da questo momento diventa pure lui romano. Sì, romano! Anche perché figlio di una nazione la cui storia, dai suoi primi albori, e le cui millenarie tradizioni sono segnate da un legame vivo, forte, mai interrotto, sentito e vissuto con la Sede di Pietro, una nazione che a questa Sede di Roma è rimasta sempre fedele. Oh, inscrutabile è il disegno della divina Provvidenza!
4. Nei secoli passati, quando il Successore di Pietro prendeva possesso della sua Sede, si deponeva sul suo capo il triregno, la tiara. L'ultimo incoronato è stato Papa Paolo VI nel 1963, il quale, però, dopo il solenne rito di incoronazione non ha mai più usato il triregno lasciando ai suoi Successori la libertà di decidere al riguardo.
Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori, non ha voluto il triregno e oggi non lo vuole il suo Successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, forse ingiustamente, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi.
Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergere in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo.
Colui che è nato dalla Vergine Maria, il Figlio del falegname come si riteneva , il Figlio del Dio vivente, come ha confessato Pietro, è venuto per fare di tutti noi "un regno di sacerdoti".
Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato il mistero di questa potestà e il fatto che la missione di Cristo Sacerdote, Profeta-Maestro, Re continua nella Chiesa. Tutti, tutto il Popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione. E forse nel passato si deponeva sul capo del Papa il triregno, quella triplice corona, per esprimere, attraverso tale simbolo, che tutto l'ordine gerarchico della Chiesa di Cristo, tutta la sua "sacra potestà" in essa esercitata non è altro che il servizio, servizio che ha per scopo una sola cosa: che tutto il Popolo di Dio sia partecipe di questa triplice missione di Cristo e rimanga sempre sotto la potestà del Signore, la quale trae le sue origini non dalle potenze di questo mondo, ma dal Padre celeste e dal mistero della Croce e della Risurrezione.
La potestà assoluta e pure dolce e soave del Signore risponde a tutto il profondo dell'uomo, alle sue più elevate aspirazioni di intelletto, di volontà, di cuore. Essa non parla con un linguaggio di forza, ma si esprime nella carità e nella verità.
Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera: "O Cristo! Fa' che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa' che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi".
5. Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera!
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.
Proprio oggi la Chiesa intera celebra la sua "Giornata Missionaria Mondiale", prega, cioè, medita, agisce perché le parole di vita del Cristo giungano a tutti gli uomini e siano da essi accolte come messaggio di speranza, di salvezza, di liberazione totale.
6. Ringrazio tutti i presenti che hanno voluto partecipare a questa solenne inaugurazione del ministero del nuovo Successore di Pietro.
Ringrazio di cuore i Capi di Stato, i Rappresentanti delle Autorità, le Delegazioni di Governi per la loro presenza che mi onora tanto.
Grazie a voi, Eminentissimi Cardinali della Santa Chiesa Romana!
Vi ringrazio, diletti Fratelli nell'Episcopato!
Grazie a voi, Sacerdoti!
A voi Sorelle e Fratelli, Religiose e Religiosi degli Ordini e delle Congregazioni! Grazie!
Grazie a voi, Romani!
Grazie ai pellegrini convenuti da tutto il mondo!
Grazie a quanti sono collegati a questo Sacro Rito attraverso la Radio e la Televisione!
Apro il cuore a tutti i Fratelli delle Chiese e delle Comunità Cristiane, salutando, in particolare, voi che qui siete presenti, nell'attesa del prossimo incontro personale; ma fin d'ora vi esprimo sincero apprezzamento per aver voluto assistere a questo solenne rito.
E ancora mi rivolgo a tutti gli uomini, ad ogni uomo (e con quale venerazione l'apostolo di Cristo deve pronunciare questa parola: uomo!).
Pregate per me!
Aiutatemi perché io vi possa servire! Amen.
Giovanni
Paolo II credeva nella assoluta autonomia del fattore religioso
rispetto ai sistemi politici. Perché - diceva - solo la
religione è salvezza. "Ma di quale salvezza
intendeva parlare" mi fu chiesto da un amico ateo. Fui costretto
a rispondere "Di quella lassù", e poi a precisare
"Ecco come il Cristianesimo si è abbassato al rango
di religione, lasciando la storia senza salvezza".
Restava la grande domanda:
che cosa vuol dire, per il Cristianesimo, diventare una religione?
Spieghiamoci con una immagine. Il Cristianesimo è,
originariamente,
una novità esistenziale e dice all'uomo-lupo "Tu
devi diventare una pecora!" Questo è il senso
della parola metànoia, o conversione, che circola
nelle prime pagine dei Vangeli. Dopo di che, quando i lupi sono
di diventati "pecore" (creature nuove), nella storia
sono rese possibili alcune novità:
1) una convivenza pacifica
2) la produzione di latte e formaggio per togliere la fame dal
mondo
3) la produzione della lana per coprire gli ignudi
La religione, invece, non chiede al lupo (all'uomo-lupo) di diventare pecora, ma gli chiede soltanto di farsi il segno della croce e di recitare alcune preghiere prima e dopo aver divorato le pecore. Questa è la "religione" stigmatizzata da Lucrezio Caro ( Ý 55 a.C.) "causa di tutti i mali del mondo", perché coinvolge la divinità nelle violenze della storia. Agamennone, infatti, per suggerimento dell'oracolo, sacrifica la figlia Ifigenia per conquistare Troia.
Qualcuno insiste "Ma Giovanni Paolo II non ha aperto il dialogo con i fratelli cristiani e con i fratelli religiosi di tutte le religioni?" D'accordo, ma il problema è di vedere se quello è, o no, il primo sforzo utile per tirar fuori il Cristianesimo dalla palude della "religione". Ancora: il problema è di sapere se Giovanni Paolo II ha evidenziato ai cristiani la soluzione evangelica dei nostri drammi esistenziali o se ha gridato soltanto parole di umanesimo orizzontale. Il dire, per esempio, "No alla guerra" è esprimere un sentimento "umano" circoscritto, se non si dice "no" a ciò che conduce alla guerra (per es. allo Stato Nazionale Sovrano, tra l'altro non previsto dal Vangelo). Giovanni Paolo II ha detto, con forza, di spalancare le porte a Cristo, ma è ciò sufficiente per superare l'orizzonte del religioso, se non si dice espressamente che bisogna spalancare le porte al Messaggio di Cristo?"
Solo l'attuazione del Messaggio di Cristo, da parte dei cristiani, potrà diventare quella luce di cui hanno bisogno tutti gli uomini - religiosi e non - per glorificare il Padre nei Cieli.
Aldo Bergamaschi