Dal presepio tematico, con voci fuori campo, della chiesa dei Cappuccini di Reggio Emilia, 1997


Mammona è il mio vero nemico e voi me lo date in dono


In quei giorni alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme (…)
Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva finché giunse e si fermò sopra un luogo dove si trovava il Bambino (…).

Entrati nella casa videro il Bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno.
(Mt. 2, 9-12)


Qui finisce la narrazione di S. Matteo.
Nessuno degli altri tre evangelisti riferisce l’episodio dei re Magi.
Restiamo così soli a meditare sulle essenziali parole di Matteo: entrati nella casa videro il Bambino con Maria sua madre  e prostratisi lo adorarono.
Ma che cosa si dissero i personaggi in quella circostanza?
Forse considerando tutto il Vangelo riusciamo a recuperare l’andamento di un possibile dialogo.




Giuseppe: Chi siete?

Magi: Siamo dei Magi e veniamo dall’Oriente.

Giuseppe: Magi? Ah, si, coltivate le scienze occulte…e l’astronomia?

Primo Magio: Infatti abbiamo visto una certa stella; abbiamo raggiunto Gerusalemme, abbiamo incontrato un re molto gentile, Erode di nome, il quale ci ha detto: Ah! Cercate il neonato re dei Giudei? Quando l’avrete trovato... io stesso verrò ad adorarlo.

Maria: Avete incontrato Erode? Mi vengono i brividi solo all’udir quel nome...

Gesù Bambino: E avete commesso un primo errore: non si chiede di un re a un re o di un Messia a un re.

Magio: Questo Bambino, Signora, mi sembra un po’ troppo sveglio per la sua età...

Maria: Veramente è un problema anche per me... già quando lo concepii una voce mi disse che avrebbe regnato sul trono di Davide suo Padre… e poi una seconda voce mi disse che era “Figlio di Dio, l’Altissimo”... Sono ancora frastornata.

Gesù Bambino: Mamma, non sono un re, né appartengo alla serie dei re. Qualcuno tenterà di ridurmi a quella dimensione. Tu sai che sono Salvatore dell’umanità e quindi anche dei re. Io devo rendere liberi gli uomini da tutte le schiavitù. Mio padre è Padre, non re; e anche Giuseppe lo sa.

Maria: Signori Magi, vi ho detto che il Bambino è un problema... ditemi piuttosto, vedo dei piccoli scrigni, avete qualche dono per lui?

Primo Magio: Sì, abbiamo dei doni selezionati col lume della nostra saggezza.

Gesù Bambino: Sono curioso di vederli...

Secondo Magio: Io per esempio ho portato un po’ di incenso.

Gesù Bambino: Mamma va benissimo per profumare la casa di noi poveri... Dio non ne ha bisogno... e poi?

Primo Magio: Io ho pensato a un po’ di mirra.

Gesù Bambino: Dalla vita alla morte... questa è una buona intuizione... Mamma la puoi tenere per il giorno della mia sepoltura... e poi?

Terzo Magio: Io ho messo un po’ d’oro.

Gesù Bambino: Per farmi la corona regale? Mamma ne abbiamo bisogno o è una tentazione?

Maria: Sentiamo Giuseppe.

Giuseppe: Mi farebbe comodo, anche perché prevedo che dovremo lasciare il paese; ma farò qualche lavoretto lungo il viaggio.

Gesù Bambino: Ma poi è frutto di lavoro? Non voglio turbare la vostra buona fede, posso chiedervi dove l’avete preso quell’oro?

Terzo Magio: L’abbiamo chiesto ai piccoli governatori della regione.

Gesù Bambino: I quali, a loro volta, l’avranno preso ai loro sudditi... avete sentito parlare di un vitello d’oro costruito ai piedi del Sinai secoli fa?

Secondo Magio: Veramente no...

Gesù Bambino: Mammona è il mio vero nemico, e voi me lo date in dono!

Primo Magio: Che dobbiamo farne allora?

Gesù Bambino: Distribuitelo ai poveri che incontrerete, ma a piccole dosi, perché anche per i poveri è un veleno, se non diventeranno poveri in Spirito (1)... e mi raccomando non ripassate da Erode. Ho paura che qualche bambino pagherà per la vostra ingenuità.

Maria: Basta così, Gesù. E a voi ricordo che un’altra voce mi disse che il Bambino sarà segno di contraddizione e svelerà i pensieri di molti cuori.

Primo Magio: Abbiamo capito tutto, Signora, non ci siamo sbagliati; siamo partiti in buona fede, adesso abbiamo la Fede... Ciao piccolo Maestro e a lei Signora, complimenti e coraggio. E lei, signor falegname, insegni a piantar bene i chiodi a questo Bambino Prodigio, perché i tempi sono molto schiodati.


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(1) C’e qui l’allusione alla prima Beatitudine che, in realtà, non recita: "Beati i poveri di spirito", o "in ispirito"; ma "Beati i mendicati dello spirito" e cioè "i ricercatori del valori spirituali", in quanto — avendo creduto nel Vangelo — è avvenuta in essi la "metanoia".
Non hanno, dunque, nulla a che vedere con i poveri storici di cui e piena la nostra esperienza culturale e flsica. I "poveri storici" — come classe — sono prodotti dai e dei ricchi storici. Se i "poveri" della Beatitudine fossero i "poveri storici" Cristo avrebbe fatto una scelta di classe. Mentre Egli e venuto a salvare tutta la storia ponendosi di fronte ad essa come Verità. Cristo, infatti, dichiara illegittimo il dualismo "ricco-povero“ e per superarlo non si affianca alla dialettica di una parte, schierandosi, ma la svuota prospettando all’uomo il suo vero “dover essere". Breve: Cristo si presenta sulla scena del mondo e vi trova dei ricchi e dei poveri; dei miti e del prepotenti; dei sofferenti e dei gaudenti; del pacifici e dei violenti; dei dissoluti e dei puri di cuore. Egli, tuttavia, non si schiera perché anche il più giusto degli uomini ha bisogno di redenzione. Cristo presenta un nuovo tipo di uomo — il contrario dell'homo homini lupus — e ne definisce l’essenza nella redazione di Matteo; mentre ne addita alcuni esemplari nella redazione di Luca. Questo nuovo tipo di uomo — il cristiano — e anzitutto un "ricercatore" ("mendicante”) di valori spirituali e di “Verità". A farne parte può entrare sia il povero storico che il ricco storico; ma, entrando nella metànoia, sia l’uno che l’altro subiranno una tale purificazione interiore da eliminare da sè la specie d’origine. E questa dovrebbe essere l'origine e la struttura della Chiesa. Crediamo, infine, che tutto il discorso della Montagna prenda rilievo e significato dalla prima Beatitudine di Matteo e che, perciò, la traduzione "Beati i mendicanti delle spirito" debba essere premessa a tutte le altre Beatitudini. Non si può, infatti, pensare che sia "beato" colui che di fatto piange. Piange, per es., l’amante respinto, il tifoso deluso, l’atleta sconfitto. Così è misericordioso Cesare con taluni vinti e pacifico Napoleone a S. Elena. Tutto ciò e differenziazione antropologica, non è novità salvifica.


Rif.: due immagini del Presepio 1997