Non basta
sapere, bisogna rischiare
Epifania del Signore 2012
(Vidracco, 6 gennaio)

Se non
vogliamo tradire lo spirito e il significato di questa
narrazione, dobbiamo seguire e indagare all’interno del talento
letterario di Matteo, che ha rielaborato materiali diversi e
costruisce questo bellissimo ‘midrash’, una
favola stupenda. Come tutte le favole, anche
quelle che raccontiamo ai nostri bambini, esse sono le
verità più vere, proprio perché non hanno
tempo e non hanno nome, e anonimi sono anche questi Magi. Ed
è una pagina, questo ‘midrash’, che
non è soltanto la storia di Magi, ma la storia di uomini
e donne di tutti i tempi. Una favola
straordinaria, la festa della luce, resa visiva in questa
stella: l’Epifania festa della luce.
Il punto di
partenza dei Magi, e oggi vorrei sottolineare solo questo aspetto
di questa pagina piena di simboli, è l’oriente, proprio
l’oriente. “Al tempo del re Erode, alcuni Magi vennero da
oriente”. Qui si capisce subito perché in tutto
il racconto di Matteo l’oriente, prima di essere la regione da cui
questi Magi provengono, indica la condizione del loro essere, la
loro situazione interiore, l’atteggiamento della loro dimensione
intellettuale e spirituale. L’oriente, letteralmente,
‘sorgente’, ‘oriens’: ciò che nasce; quindi la patria e
l’origine di tutto ciò che è nuovo - a differenza di
occidente, ‘occidens’, dove tutto tramonta - (guarda caso noi
siamo ‘occidentali’, stiamo tramontando, sotto tanti aspetti !);
la patria di tutti coloro che si aprono alla ricerca, alla
speranza, al sogno, all’utopia; è l’oriente
dell’umanità, di ogni uomo, di ogni donna, di ogni tempo.
Ebbene, ogni uomo e ogni
donna, nascendo, porta con sé la domanda di questi Magi: Dov’è?
Venivano da oriente e domandavano: Dov’è? Dov’è
colui che è nato? Così siamo anche
noi: non ci basta nascere, non ci basta venire alla luce,
perché subito cominciamo a chiederci: Dov’è? Se
facciamo attenzione, anche i bambini nei primi anni, da piccoli,
apparentemente ci fanno un’altra domanda; il bambino, curioso,
chiede sempre il Perché?
di ogni cosa. Ma il perché sottintende il Dov’è? Cioè: Dov’è il perché dei
perché? Dov’è?
ci chiediamo noi, un po’ più cresciuti...
Dov’è
colui che è nato?
Dov’è la luce che non tramonta?
Dov’è la felicità che non finisce?
Dov’è la promessa che non appassisce?
Dov’è la terra dove dimorano la pace e la
giustizia?
Dove sono i cieli nuovi e la terra nuova?
Dov’è la fonte dell’acqua viva?
Dov’è una vita di intimità?
Infinita, quanto infinita è la storia dell’umanità,
è l’eterna domanda che stiamo facendoci da quando siamo
usciti dalle caverne fino all’oggi: Dov’è? Pensate, quanto cercare
nella storia dell’uomo, quanto indagare nei cieli, come questi
Magi, nei libri, spinti da questa eterna domanda: Dov’è? Quindi, potremmo dire
che tutta la storia più vera dell’umanità sta dentro
questa semplicissima domanda. Tutta la storia del pensiero, tutta
l’esperienza umana, anche le esperienze politiche più
dolorose come le grandi rivoluzioni della storia. Tutto il
muoversi dell’uomo sta dentro questa domanda: Dov’è?
Se vogliamo
fare un percorso storico velocissimo, ce ne accorgiamo subito: da
Ulisse a Pinocchio, tanto per fare dei paragoni e avere dei
riferimenti, da Marco Polo a don Chisciotte, quando vogliamo
raccontare il senso dell’esistere umano, non si trova di meglio,
che raccontare di un viaggio, di un andare; come dire: le eterne
domande sul senso dell’esistere! Per tutti, in fondo, l’avventura
è sempre la stessa. Per trovare la propria
identità, bisogna inseguire un desiderio, cercare qualcosa,
stare dietro una stella.
Se guardassimo
il valore delle parole, di cui spesso abbiamo perso il
significato, analizzando la parola ‘desiderio’ scopriremmo che
proviene da ‘de-sidereis’, dalle stelle! Siamo polvere di stelle!
O siamo figli delle stelle! Per questo probabilmente guardiamo il
cielo con profonda nostalgia, quando vediamo una bellissima
‘stellata’! Da quando la nostra stella, che è la terra, si
è staccata da quella grande stella che è il sole,
noi abbiamo dentro questo profondo ‘desiderio’, questa nostalgia
delle stelle!
I Magi,
allora, riassumono tutti coloro che hanno l’animo inquieto, che si
sentono sempre nomadi, in cammino, pellegrini. I Magi, cioè
chi viene da quell’oriente dello spirito, che non è una
regione geografica, ma che è costitutivo dell’indole
dell’umanità, trasversale a qualsiasi cultura, a qualsiasi
religione. L’oriente dello spirito dove c’è la grandezza
vera dell’essere umano, cioè la capacità di
interrogare e di interrogarsi, quindi di attendere, di aspettare
una risposta. L’attesa, come condizione dell’esistenza.
Non è
un caso che tutte queste feste del Natale, siano collocate
all’interno di un tempo liturgico, che si chiama l’Avvento, il
tempo dell’attesa, la condizione esistenziale. Pensiamo a quanto
cammino di attesa, ai miliardi di anni di tempo che
l’umanità ha impiegato per arrivare fino ad oggi.
Terra e storia che, nell’attesa, qualche volta, ci hanno fatto
sussultare il cuore, quasi fossimo arrivati, perché le
esperienze storiche, sociologiche, politiche vissute, ci sembrava
ci dicessero a volte: Ecco,
finalmente, un approdo umano, finalmente ci siamo!
Poi, la
disarmante verità: tutte le cose, le esperienze, le
persone, portano scritto dentro: Sempre più in là, sempre più in
là, ancora non ci siamo! Come l’orizzonte quando si va in
montagna, che ci sembra ormai di avere raggiunto, là; ma
quando lo raggiungi, si è già spostato oltre,
davanti a te, sempre più in là! Accadde anche ai Magi, di
cammino in cammino: partono, sbagliano strada, un percorso pieno
di errori, ma ripartono sempre. Quando poi sembra che abbiano
trovato - Trovarono il Bambino
e prostratisi lo adorarono - per un’altra strada fecero
ritorno al loro paese, a se stessi, alla loro identità;
ritornano, di cammino in cammino.
Per fortuna,
in questo sempre più in
là, c’è una cometa, una stella, un
desiderio, ‘de-sidereis’! Una cometa che attraversa tutti i
cieli, tutte le terre, tutte le esperienze, tutte la storie, che
ci accompagna. Mi piace immaginare questa cometa come la
coscienza personale, di ogni uomo e di ogni donna, che con il suo
chiarore interiore ci può guidare.
Quelli che
seguono la stella della loro coscienza appartengono tutti alla
terra d’oriente, il regno della luce che sorge che, nel ‘midrash’ di Matteo
ascoltato, si contrappone a Gerusalemme, la città di coloro
che non cercano. Matteo è chiarissimo, quando i Magi
arrivano a Gerusalemme e chiedono dove è colui che è
nato, la stella non c’è più, si è spenta,
è scomparsa l’esperienza dei Magi. Soltanto quando, udito
il re, partirono, ecco la stella ancora precederli e, al vedere la
stella, essi provarono una grandissima gioia.
Eh, sì,
perché, quando la stella arriva su Gerusalemme, la
città della morte, che ammazza i profeti, la città
che non cerca più, che conosce a memoria le scritture
sacre, indagando i rotoli per vedere se deve nascere qualcuno…. Sì - dicono i teologi
di allora, gli scribi - c’è
scritto, lo dice il profeta; a Betlemme…; sapevano, ma
non si non più mossi, perché non basta sapere,
bisogna rischiare, camminare, buttarsi, bisogna sporcarsi le mani,
bisogna sbagliare: le mani pulite le ha soltanto chi le tiene in
tasca.
Allora, su
Gerusalemme, la città morta, non può risplendere la
stella; non può splendere la stella su di essa, la
città dell’autorità politica e religiosa,
perché ha ammazzato la libertà di coscienza.
La stella, luce interiore, coscienza che guida, non può
compromettersi con questa città che, oltre che morta, si
caratterizza per il sospetto nel confronto di ogni novità,
che è poi il difetto di ogni autorità, che detenga
un potere politico consolidato. La paura del nuovo. E’ nato qualcuno? - chiede
Erode. E con lui - dice
Matteo - restò turbata
tutta Gerusalemme. Se non si sta attenti
infatti, si corre il rischio,
come Gerusalemme e tutte le città sante, di
diventare, da ‘nomadi’ di Dio, a ‘sedentari’ dello Spirito. E’ il
rischio che anche noi stiamo correndo, che sta correndo il
cristianesimo occidentale, che sta ‘tramontando’. Per
questa gente di Gerusalemme, l’attesa era diventata una
professione; sapevano che c’era la profezia dell’avvenimento, e
difatti trovano subito il passaggio nelle Scritture; sapevano, ma
non si muovevano più.
Si erano consumati la vita a studiare i rotoli sacri, ma avevano
dimenticato che ogni parola che viene da Dio è un appello,
una passione, che ti mette in cammino, che ti fa rinascere dentro
la domanda: Dov’è?, buttandoti in aria tutto ciò in cui
credevi, una certezza, fino a ieri, e che ti obbliga a riprendere
il cammino della ricerca: Dov’è? Costoro
avevano ucciso dentro di sé la domanda o, se se la ponevano
ancora -come fa Erode-, era per cercare di uccidere quelli che la
incarnavano. Gerusalemme,
che uccidi i profeti - dirà Gesù un
giorno, cresciuto.
Il cammino dei
Magi - dicevo - è pieno di errori, ma è proprio per
questo che i ‘Santi’ sono i più vicini a loro e ci
rappresentano tutti, rappresentano l’umanità, perché
è il nostro cammino, pieno di errori, come la storia
dell’umanità, come
la verità della vita che procede per errori: non si impara
mai così bene come quando si sbaglia! Giungono
infatti i Magi nella città sbagliata, credono, ieri come
oggi, che se deve nascere una re, se deve rivelarsi una
verità nella storia, avverrà nel posto ‘ufficiale’,
nella città santa, all’interno del tempio…! Invece,
no. Città sbagliata, perdita della stella, parlano del
bambino col futuro uccisore dei bambini, Erode, cercano un re e
trovano un neonato! Entrarono e
trovarono il bambino con sua madre e, prostratisi, lo adorarono.
Ammiriamo lo
straordinario racconto di Matteo: non adorano un crocifisso, non
un Dio risorto - come faremo noi più tardi - adorano un
bambino: magistrale lezione di fede: per arrivare a Dio la strada
è brevissima: è quella dei Magi, la più
corta: passare come
loro attraverso l’uomo Gesù. Se vuoi arrivare a
Dio, devi cercare di incontrare e metterti in adorazione del
bambino interiore che hai dentro. Nella tua grotta c’è un
bambino interiore che, da quando si è staccato dalla stella
maggiore che è il sole, tiene vivo dentro di te la
nostalgia della stella! Della grande stella che è il Figlio
dell’uomo, che è l’umanità, che abbiamo visto in
Gesù. Questo bambino allora, da sempre dentro di
te, ti ripropone l’eterna domanda: Dove sei? A che punto sei del tuo cammino? Che fine ha
fatto il tuo bambino interiore? L’hai dimenticato? L’hai
perduto? L’hai ucciso, come Erode? Eppure lui
c’è, è lì, perché le stelle non si
spengono, non si sono ancora spente! A domanda insistente,
risposta dovuta, e il punto di arrivo è che tu questo
bambino interiore devi trovarlo, il tuo bambino interiore: segno
della tua integrità. Il giorno in cui l’avrai trovato e ti
prostrerai davanti a lui in adorazione, tu ritroverai te stesso.
Avvertiti in sogno di non tornare da
Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Guardiamo
il percorso di questa gente: escono da se stessi, dal loro
oriente, per trovare un altro; trovato un bambino e non un re,
ritornano al loro paese, ritornano a se stessi. Quando trovi il
vero Dio, che è l’uomo Gesù, ritrovi te stesso e
ritorni a casa tua. L’uomo gira il mondo intero per trovare, soddisfare,
questo ‘de-sidereis’, desiderio, che ha dentro, poi torna a casa
sua, perché ha trovato a casa ciò che credeva di
trovare fuori. E’ lo stato d’animo che Gesù un giorno
racconterà nella parabola straordinaria del ‘prodigo’, che
deve staccarsi dalla casa di suo padre per accorgersi che suo
padre l’aveva in casa, non era altrove, già lo aveva. Ma
per accorgersene, dovette staccarsi, dovette ‘perderlo’. Il cammino dei Magi,
allora, è il nostro cammino: pieno di errori, ma pieno
anche della infinita pazienza di ricominciare; di errore in
errore, per ricominciare un cammino che prosegue sempre. Il dramma vero della
vita non sono gli errori, ma l’arrendersi all’errore.
L’augurio che ci lasciamo allora è, che la nostra vita sia
questo continuo andare, di inizio in inizio, perché
è camminando che si apre il cammino.
Don Ernesto Vavassori