Bookmark and Share  

8 dicembre 2010 - Omelìa inedita pronunciata l'8 dicembre 1977



Il supremo atto di libertà



Luca 1, 26-38

In quel tempo l' angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, la vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.

A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

L'angelo le disse: Non temere Maria perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell'altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sul trono di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

Allora Maria disse all'angelo: Come è possibile? Non conosco uomo.

Le rispose l'angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio.

Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che tu hai detto.

E l'angelo partì da lei.



Oggi contrariamente alla delicatezza del soggetto dovrò impegnarvi in un piccolo gioco di forza del pensiero. Maria ha piuttosto l’aria del filosofo che non una proclamatrice del sentimento. Ho l'impressione che sia più cervello che cuore, o se volete un cuore altamente razionalizzato. Sarebbe questo certo il culmine della donna perfetta.

Domanda: la ragione umana è interamente soggetta all'errore o è interamente infallibile? Risposta: Se la mia ragione, cioè, se la ragione umana fosse assolutamente fallibile, tra uomo e verità ci sarebbe un abisso incolmabile. I più sciocchi degli uomini sarebbero coloro che si propongono di ricercare la verità, la più sciocca di tutte le donne sarebbe lo star lì a interrogare un angelo che è pensiero puro, o come sia possibile l'impossibile, come l'essere si possa confondere con il non essere e così via. Sarebbe certamente la dialettica della sciocchezza. Se, d'altra parte, la ragione fosse assolutamente infallibile, allora ci sarebbe identità tra intelletto umano e verità, e sarebbe un'altra volta sciocco il domandarsi che senso abbia la verginità piuttosto che la non verginità. Sarebbero cioè concetti utilizzati senza significato alcuno.

Ora una seconda risposta a quella domanda, se la ragione è interamente soggetta all'errore o infallibile. Se io dico la ragione umana è interamente soggetta all'errore, facendo questa affermazione, io ammetto che non è soggetta all'errore, perché ho scoperto un principio vero, che la ragione è interamente soggetta all'errore. Cioè, una affermazione di questo genere è contraddittoria, e più la affermo e più provo il contrario; più mi ostino a dire che non esiste verità e più provo che esiste almeno questa verità cioè “che non esiste verità”.

Se invece dico che la ragione umana è interamente infallibile, certo non incappo nella cosiddetta contraddizione, cioè non affermo ciò che nego, ma vado ahimè contro l'evidenza, perché non è vero che la ragione umana è interamente infallibile, riscontriamo un sacco di errori nell'uso che essa fa di se stessa, per cui data questa premessa; in fondo ad ogni bancarotta o in fondo anche alla bancarotta totale, c'è un nucleo intangibile per cui rimane possibile la ripresa e la ricerca della verità. Nella corruzione generale del genere umano, dopo tutti i ragionamenti che vi ho fatto prima, non si tratta di abra cadraba, ma di un uso corretto della ragione. Il cristianesimo ci dice che c'è un germe che ha nome Maria, e che da li è possibile iniziare la redenzione, il cristianesimo è logico, una donna aveva sconquassato tutto, una donna rimette a posto tutto.

Adesso vediamone una applicazione per quanto riguarda la realtà che ci concerne. Ho assistito a un dibattito alla TV fra due donne, una si chiamava Susanna Agnelli, e l'altra Lidia Ravera. Una ha scritto una sua autobiografia e l’altra è la coautrice del libro Porci con le ali. Il punto del dibattito, anche qui c'è una spesa di educazione cristiana nella lettura di questi fatti, per dimostrarvi come i discorsi che vi ho fatto prima, sull'uso debito o indebito del principio di razionalità o di non contraddizione, voi l'avete lì tutti i giorni a portata di mano. È una schermaglia di concetti, un raffronto fra visioni del mondo, guardando questi fatti, questi dibattiti, un cristiano probabilmente potrà capire quale deve essere la sua collocazione nell'ambito della babele umana.

La giovane donna alla più anziana: ho letto il suo libro e alla fine, mi pare, si riduca ad essere un album di famiglia autocelebrativo. Quindi in parole più tragiche sarebbe l'epopea di una famiglia della borghesia che corre dietro al danaro, provinciale, miserabile e così via. La più anziana, forse non del tutto priva di un certo cervello: ma sì, ho letto il libro Porci con le ali, ma mi sembra che sia pari pari, anche questo, un album di famiglia. Cioè di un certo ritmo di rapporti sessuali o meno fra due ragazzi. Dunque anche qui piccola vita borghese che si ha intenzione di condannare, ma che poi alla fine si celebra. Certo, questo fatto di coinvolgere nella stessa dialettica l’avversario è indubbiamente segno di una grande maturità mentale, ma il passo definitivo per affermare in che cosa si è appena superiori nell'ambito della propria visione del mondo, questo no. Voglio dire che le due donne non hanno raggiunto la impostazione mentale di Socrate.

Socrate, quando l'oracolo di Delfo aveva detto che lui era il più sapiente dei Greci, lo guardavano male perché pensavano si mettesse in testa di essere più sapiente di loro, mentre non era questa l’idea che aveva per la testa. Socrate allora mette alla prova l'oracolo di Delfo; prende un gruppo di giovani tra i quali Platone e Alcibiade e comincia a bussare alla porta di coloro che tenevano la verità dell'attuale. Bussa alla porta dei politici e chiede loro cosa è la politica, visto che la fanno, ma non erano in grado di rispondere e capisce perché le cose vanno male ad Atene. Dai politici, passa al corpo giudiziario, un gruppo di persone che amministra la giustizia: sono qui con i miei giovani a chiedervi notizie sulla vostra arte: per favore voi che amministrate la giustizia ci dite cosa è la giustizia? In breve i giudici esercitano un mestiere di cui non conoscono nemmeno l'oggetto. Con gli artigiani, lavoratori, stessa risposta.

Allora tira le somme, e dice di aver capito perché probabilmente l'oracolo di Delfi ha ragione: Voi - rivolgendosi a tutta Atene - voi siete ignoranti e non sapete di essere tali, anzi credete di essere sapienti; io invece sono ignorante perché ipotizzo una verità che deve liberarmi. In questo ha ragione il responso di Delfi, in questo io sono più sapiente di voi, perché io so di essere ignorante, mentre voi non lo sapete. Ecco la logica alla quale le due donne sono arrivate, dunque tutte e due nel medesimo carro. Il cristiano, invece, si libera da questa concezione immanentistica e dice: io so di essere ignorante perché io ipotizzo una verità che tende a liberarmi. Un cristiano non impone la sua verità con degli insulti, ma con delle ricerche di tipo socratico. Se poi egli è suggestionato dalla verità cristiana troverà anche la maniera di fare capire all'altro che saremo fratelli in modo totale se ci ricongiungeremo almeno nella verità.

Guardiamo il caso curioso di Adamo, nel Genesi che dice di avere paura di Dio, quando Dio lo chiama perché è nudo. Dunque il piccolo sofista, del sesso, ne ha già fatto un mito lui. E prima come eri? Non eri nudo forse? Come se vostro figlio improvvisamente un giorno dicesse che ha difficoltà a farsi lavare perché è nudo. Quel giorno qualcosa è accaduto, egli in fondo è portatore di una attenzione definalizzata sul proprio corpo, ciò potrà accadere ad una certa età, ma deve accadere nell'ordine della logicità questo distacco, non certamente per una presa di posizione simile a quella di Adamo: prima come eri?

Terminiamo. Il dichiararsi da parte di Maria, ancella del Signore e serva della verità, è quel fiat, e allora è il supremo atto di libertà. Poi quelle due donne, siamo, ripeto, nell'ordine della parità, vittoria per nessuna delle due, per quanto riguarda il guadagno della verità siamo a quota zero. Dunque il fiat di Maria è il supremo atto di libertà, perché viene utilizzato per scoprire e per mettersi a servizio della verità divina. La sua è una verginità orientata al parto del figlio, certamente non ha significato una verginità coltivata per se stessa, come non ha significato la mia castità di frate e di seguace di s. Francesco.

La mia castità - è il Vangelo che ce lo dice - è propter regnum, è il propter (a causa) che conta, non certo per andarmene nel regno dei cieli, perché sarei il più ignobile dei cristiani.




Omelia pronunciata l'8 dicembre 1977


omelie precedenti:

8 dicembre 2007

8 dicembre 2004