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luglio 2010 -
Omelia pronunciata il 22 luglio 2001
Contemplazione e contemperanza
Luca 10, 38-42
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome
Marta, lo accolse nella sua casa.
Essa aveva una sorella, di nome
Maria, la quale,sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;
Marta invece era tutta presa dai molti servizi.
Pertanto, fattasi
avanti, disse: Signore, non ti curi
che mia sorella mi ha lasciata
sola a servire? Dille dunque che mi aiuti.
Ma Gesù le rispose: Marta,
Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa
di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore.
Questo quadretto,
chiamiamolo così, dove ci sono due sorelle e non lo
dico a caso, ha dato origine alla disputa sul valore della vita attiva
a fronte della vita contemplativa. Marta vita attiva, Maria vita
contemplativa; qualcuno facendo un po’ di
cabala ha notato che Marta e Maria diversificano soltanto per due
lettere, da Marta, togliete la T e mettete la I e avete Maria.
Marta T temporalità, Maria I immortalità. Questo per dirvi come le due
figure hanno avuto dei rilanci pericolosi, Gesù poi ha detto quella
frase che tutti ricordiamo Maria ha
scelto la parte migliore.
Se dico che ha scelto la parte migliore, non dico però che ha scelto il
tutto. Volete un esempio banale: prendiamo un pollo, qual'è la parte
migliore? Voi mi direte: del pollo morto è il petto del pollo, il resto
però non lo buttiamo via; del pollo vivo però, vale tanto il suo petto
quanto le sue zampe. Voi capite già a che cosa voglio alludere, da due
sorelle poi, questo magnificare la vita contemplativa, ha creato nel
mondo cristiano qualche paradosso.
Vi dirò, a costo di far male a qualche anima che ha molta stima della
vita contemplativa - certo anch’io ho molta stima, ma deve essere per
la persona stessa, guai se diventano categorie - l’elogio della
contemplazione era già stato fatto da Aristotele. Vi dico come il
grande filosofo abbia dichiarato che la contemplazione è l’attività
egregia, l’attività più alta dell’uomo. Sentite il ragionamento: l’uomo
che è composto di corpo e di cervello - lasciamo stare la questione
dell’anima - dice il filosofo, non vi è dubbio che la parte
migliore di noi è il cervello, perché con questo cervello riusciamo a
conoscere tutte le cose, per cui il cervello ha un’attività valida per
sé stessa, vedete cosa accade: noi facciamo la guerra per stare in
pace, lavoriamo per riposarci o per guadagnare, tutte queste azioni le
facciamo in funzione di qualche cosa d’altro, quindi vuol dire che non
sono le più importanti; invece, per il fatto di contemplare con questo
cervello, noi non compiamo un’azione che rimandi ad altra azione, è la
più alta, la più sublime per cui è valida in se stessa.
Ecco come la contemplazione sarebbe il punto più alto che qualifica la
dignità di un uomo cioè di una creatura umana, uomo o donna non ha
importanza. La contemplazione è insidacabile se non, ecco il punto, per
fare questo bisogna che uno non lavori, perché se lavora compie
un’azione che rimanda a qualcosa d’altro e allora, dove nasce la
distinzione fra coloro che contemplano, coloro che ragionano e coloro
che lavorano? Aristotele lo dice in modo chiaro: uno schiavo non può
assolutamente coltivare l’amicizia, deve lavorare ventiquattro ore su
ventiquattro, la sua vita è dedicata al lavoro, lavora per vivere vive
per lavorare. Quindi c’è la distruzione della persona. C’è poi la
conclusione amara: se vogliamo che la civiltà stia in piedi, bisogna
proprio che ci sia qualcuno che si sacrifica per gli altri.
Ecco allora San Benedetto che viene a correggere, cerca la unità. Il
monaco benedettino è uno che prega e lavora “ora et labora” però, ad un
certo momento anche per loro nei conventi si vengono a creare le due
classi, quelli che pregano e quelli che lavorano, mentre
originariamente era “ora et labora” per tutti i monaci. Questo modo è
uno spaccare la fratellanza e Marta e Maria sono due sorelle. Coloro
che girano l’Italia saranno stati a visitare il famoso
convento eretto da S. Pier Damiani a Fonte Avellana a ridosso del Monte
Catria nelle Marche, io sono andato con un gruppo di persone. Lì
abbiamo la spaccatura, siamo nel periodo Medievale, quindi circa
cento anni prima di San Francesco, e S. Pier Damiani, un Santo, badate
bene, si vantava di avere creato questa struttura in cui c’erano,
quindici uomini che meditavano, che pregavano, e non lavoravano,
mantenuti da altri quindici che lavoravano ventiquattro ore su
ventiquattro per mantenerli, per dar loro il cibo e tutto il resto, e
questo non mi sta bene.
Mi scuso, ma queste cose i cristiani, i cattolici, devono conoscerle,
per capire come queste forme di monachesimo poi abbiano chiuso la loro
epoca perché contenevano un errore, una lettura sbagliata del passo
evangelico che abbiamo letto. Gesù dice a Maria: “hai scelto la parte
migliore”, che non vuol dire il tutto, denota che le due attività
debbono integrarsi. Dunque per il Vangelo, Marta e Maria sono sorelle,
Gesù indica la parte migliore, ma per tutti. Se la contemplazione è
l’attività più nobile della persona umana, tutti, tutti, debbono avere
la possibilità di esercitarla, allora come faremo?
Termino raccontandovi la soluzione di San Francesco. La parte migliore
d’accordo, ma tutto questo vale per tutti e per renderlo possibile a
tutti bisogna allora scambiarsi i ruoli. Ecco il capolavoro di San
Francesco. Egli dice: se ci sono due frati che vogliono ritirarsi in un
eremo per pregare, per coltivare, per riflettere, giusto, allora
facciamo così: due frati che chiameremo i figli, altri due li
chiameremo le madri la parte più alta, quando sono in convento, i
due che pregano, che si coltivano spiritualmente, leggono, saranno
mantenuti da altri due che gli procureranno loro il mangiare e così
via, poi si fa il cambio. Ecco come Aristotele viene superato: i due
che prima avevano pregato diventano le madri dei figli, i quali a loro
volta contemplano e così abbiamo ottenuto la pacificazione di Marta e
Maria. Guai a noi se nella nostra vita almeno una volta, due o tre non
lo facciamo, questo dovrebbe essere per ogni giorno...
Penso poi che alla sera quando Gesù ha lasciato la casa e Marta avrà
detto perché tu non hai aiutato; Maria avrà detto: ma guarda che io ho
imparato tante cose dalla bocca del Maestro. Aristotele era arrivato
con il pensiero a capire che la parte più alta di noi è qui nel
cervello, e la contemplazione è la parte più squisita della nostra
persona. Dal punto di vista generale penso che Gesù abbia dato
delle
motivazioni all’esistenza.
Marta, Marta ti dai da fare per troppe cose,
come dire; attenzione, è vero che dobbiamo lavorare e che dobbiamo
agire, ma bisogna che troviamo la motivazione al nostro agire, alla
nostra vita, alle nostre sofferenze e a tutte le fatiche che facciamo
in ambito familiare e fuori della famiglia. Quindi non la celebrazione
assoluta della contemplazione per tutte quelle motivazioni che vi ho
detto, ma la contemperanza, cioè il contemperare le due necessità. Da
un lato dare un fondamento al nostro agire, e dall’altro lato non
creare un dualismo classista fra chi lavora e chi contempla.
Omelia pronunciata il 22
luglio 2001