20
giugno 2010 -
Omelia pronunciata il 22 giugno 1986
Gesù
è venuto a liberarci dai dieci comandamenti
Luca 9,18-24
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i
discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: Chi sono io secondo la gente?
Essi risposero: Per alcuni Giovanni
Battista, per altri Elia per altri uno degli antichi profeti che é
risorto.
Allora domandò: Ma voi chi dite che
io sia. Pietro prendendo la Parola rispose: Il Cristo di Dio.
Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. Il Figlio dell'uomo disse deve soffrire
molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli
scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno.
Poi a tutti diceva: Se qualcuno
vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni
giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita la
perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.
Oggi abbiamo di
fronte un passo che esigerebbe di trovarci
pronti alla riflessione. Voi sapete che nella scuola italiana c'é tutto
il dibattito sulla religione. Qualcuno continua a domandarmi: ma lei
cosa ne pensa? Veramente quello che penso l'ho già scritto e detto.
Alla domanda: esistono dei bisogni religiosi? Io rispondo: no, no, e
poi no. Allora di questo passo non dovremmo insegnare la religione
nelle scuole? Da questo punto di vista no, no, e poi no. Se
invece mi domandate: esistono dei bisogni spirituali nell'uomo? Badate
che la risposta vale per un credente: si, si e poi sì. Per un non
credente e anche per un materialista, perché non dobbiamo credere che i
materialisti più incalliti tolgano all’uomo la specificità sua rispetto
alla materia, in ogni caso una materia più evoluta, allora dico questa
risposta vale anche per loro e ripeto: ci sono nell’uomo dei bisogni
spirituali? Sì, sì e poi sì.
Allora questi bisogni spirituali come si traducono poi nella realtà
sociale? Ora si traducono come ideologia, ora si traducono come
religione, e sarà qui il momento in cui dovremo diventare cauti per
dare il giudizio circa la insegnabilità. Ma resta la domanda di fondo:
nella ipotesi che ci siano bisogni spirituali, come, questi bisogni
spirituali, vanno soddisfatti? A questa domanda bisogna rispondere,
quindi mi metto a tavolino e discuto con tutti coloro che accettano
questo punto di partenza.
Seconda domanda: ma il cristianesimo é una religione? La risposta mia
la conoscete: no, no, e poi no. Allora ci sarebbe da chiedersi
attraverso quali canali il cristianesimo va, se é possibile, insegnato.
In ogni caso, é questo il problema che riguarda il credente, vale a
dire colui che crede nel Vangelo, e non gli altri, i quali dovranno
mettersi a tavolino per dover decidere qua1i sono in concreto quei
bisogni spirituali di cui noi tutti siamo portatori, e il bambino in
primis.
Nell'uomo operano delle stratificazioni archeologiche dello psichico
che lo predestinano alla religione. Le materie che i bambini imparano a
scuola le conoscete, l'Italiano, bisognerebbe dire la lingua per
comunicare con il suo prossimo; poi devono imparare a fare i conti,
anche questo appartiene a una predestinazione; poi la storia; la
geografia, eccetera, su di ognuna bisognerebbe discutere. Poi c'é anche
una predestinazione, data da quei famosi bisogni spirituali, c'é una
predestinazione anche alla religione, ma questo riguarda l'uomo
naturale non deve riguardare il cristiano.
Dunque, appartiene alla struttura psicologica del soggetto ricevere la
propria identità da una figura paterna che gli conferisce una posizione
nell'ordine simbolico. Già, perché l'uomo é l'unico essere che usa
simboli o che usa emissioni simbo1iche: paternità, maternità,
salvezza, perdizione, tutti questi sono linguaggi simbolici tipici
dell'uomo.
Ora, la credenza desideri implica la speranza d’essere autosufficiente
e fa sentire l'eteronomia religiosa come una parte a se stessa. Perché?
Se io accetto che ci sia un Dio, - in ciò ha ragione per il cento per
cento Carlo Marx - io debbo servire questo Dio. I casi sono due: o
questo Dio io lo concepisco come un ideale, e allora sarà il punto di
riferimento della mia perfezione - sottintende che io perfetto non sono
- oppure lo considero come un legislatore, e allora lo sento sempre
alle costole come uno che mi dice: non uccidere, non rubare, no!
Voi capite che vita disperata quella di sentirsi un Dio che ci soffia
sempre all'orecchio queste continue proibizioni, che sono santamente
quelle dei dieci comandamenti da cui Gesù é venuto a liberarci. A
questo punto l'idea di Dio si trasforma in quella del persecutore
intrusivo; da qui la religione che viene ridotta a mezzo di trattativa
con la divinità o con le divinità. Pago il dazio dei riti e delle
pratiche per andare in paradiso, o per evitare l'inferno, ma resto
quale sono, cioè un lupo.
Qui essere se stessi é il punto irrinunciabile, rinunciando invece a
qualcosa di quantitativo. Ed ecco i fioretti del mese di maggio. Io
sono pronto a fare il fioretto per quel mese, ma pur di non rinunciare
a tutta la mia visione del mondo relativa a quel punto delicato, sia
esso fumo, sia esso un dolce che mi attira e mi travolge il diabete,
sia un problema sessuale che io sospendo, o correggo per un mese, ma
che poi ritorna con tutta la sua prepotenza. Resto lupo, ma però ho
detto una preghierina e un lupo che dice una preghierina si illude di
essere diverso da un lupo che non la dice.
Pietro riconosce in Gesù il Figlio di Dio, ma non sa quale é il prezzo
per esserlo. La condizione per essere Figlio di Dio, é la morte del
Figlio dell'uomo. Ecco la drammatica lezione, ecco perché Gesù dice
zitti, zitti, come se Pietro avesse capito molto. Ora, se Cristo avesse
potuto affermarsi come Dio, avrebbe dovuto, secondo la concezione
volgare di Dio, usare la forza, usare lo spettacolo, usare il miracolo.
A chi si stupisce che il cristianesimo chieda il superamento della
natura dicendo all'uomo: così come sei, tu non sei te stesso, é facile
rispondere che tutta la civiltà umana é una lotta continua per
correggere per superare la natura. Ma poiché tale correzione é fatta,
per proprio vantaggio, approda spesso, alla rottura del giocattolo
stesso. Ed é quanto purtroppo stiamo facendo ora, abbiamo capito che
per ottenere il vino dobbiamo dire all'uva: devi rinunciare a te
stessa. Quale sarà uno degli ideali? La richiesta del cristianesimo é
decisiva per poterci fare diventare uomini capaci di creare una
convivenza sopportabile. Ecco dove voglio arrivare.
Ora vi porto degli esempi per dimostrarvi come tutta la civiltà é una
lotta per correggere la natura. Quale sarà per esempio il passo
decisivo di quando noi riusciremo ad ottenere il cibo senza dovere
dipendere dalle stagioni? Voi vedete, nonostante tutti i nostri
progressi, se l'annata del frumento va male siamo perduti. D’accordo,
ci sono i silos, ma se la carestia dovesse continuare qualche anno,
voglio vedere dove vanno a finire tutte quelle riserve! Ora, l'ideale
quale sarebbe? Di sottrarci al condizionamento delle stagioni, ma a
pensarci é una cosa strana. Voi seminate il frumento a ottobre, poi il
raccolto lo dovete fare in giugno o luglio, dobbiamo aspettare nove
mesi per poter avere quel piccolo granello di frumento che ci produce
la farina e il pane. Quindi l'ideale sarebbe quello di superare
appunto questo condizionamento, e darci la possibilità finalmente di
ottenere il frumento artificialmente in tutte le stagioni,
indipendentemente dal lavoro dei nove mesi della terra.
Ma è questo il vero discorso che cristianesimo fa all'uomo e l'uomo fa
all'universo: rinuncia a te stesso, non sii te stesso, ma rinuncia a te
stesso perché, per esempio, se io dico alla terra, sii te stessa, io
non avrò mai il mattone, e se dico al mattone sii te stesso, io non
avrò mai il muro. Perché la terra deve rinunciare a se stessa per
diventare mattone, il mattone deve rinunciare a se stesso per diventare
muro, il muro deve rinunciare a se stesso per diventare casa, e così di
seguito. Questo é il discorso che il cristianesimo fa ad ognuno di noi.
Adesso vi porterò una esemplificazione che ci tocca sulla carne
continuamente. Badate io sono una persona che viaggia spesso, ho
soprattutto dimestichezza coi treni, qualche volta con le corriere.
Sono un viaggiatore strano perché guardo i comportamenti delle persone
prima di tutto. Ed ecco l'esempio che vi porto per dimostrarvi quanto
sia profonda la frase di Gesù. Bisogna rinunciare alla propria vita per
salvarla, chi la vuol salvare la perde e chi la perde invece la salva.
Ecco il principio: a quale condizione é umano, è, oso dire, bello
viaggiare in treno: a patto che ogni singolo rinunci al se stesso
istintuale. Più i singoli vogliono essere se stessi dentro a quella
piccola ed unica casa che é il vagone, più ahimè, la vita del vagone
diventa insopportabile. A patto che non si fumi laddove é proibito
fumare, a patto che non si accendano radioline che non abbiano la
cuffia, a patto che non si sporchi il sedile dove gli altri debbono
sedersi, o gettando rifiuti, o appoggiandovi le scarpe, sia pure con le
calze che per quanto pulite abbiano qualche profumo sgradevole. Io
vorrei vedere se voi ve la sentireste di mettervi a sedere. E mi
rivolgo soprattutto ai più giovani, uffa qui, uffa là, apri su, apri
giù e il povero anziano che deve brontolare perché ovviamente l'aria
gli dà fastidio, poi a patto che ognuno metta le sue borse sul
portabagagli e non sul sedile in modo che chiunque é in cerca di un
posto per sedere non debba dire, mentre il treno é in corsa: scusi é
occupato ? Vedo soprattutto le donne, che arrivano in treno cariche, si
mettono a sedere nel sedile di mezzo, accanto una borsetta, dall'altra
parte un pacco e in mezzo al passaggio una borsa.
Perché direte ci fa questi discorsi? Ve li faccio perché io non vedo
cristiani quando viaggio, non ne vedo! Allora cristiani quando si è,
quando si dice il padre nostro a casa propria? Ripeto: la richiesta del
cristianesimo é decisiva per poterci fare diventare uomini capaci di
creare una convivenza sopportabile.
Omelia pronunciata il 22
giugno
1986