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maggio 2010 -
Omelia pronunciata l'11 maggio 1986
Il Cristo persona non è in un luogo
Luca 24,
46-53
In quel tempo
Gesù disse ai suoi discepoli: Cosi
sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo
giorno e nel suo nome daranno predicate e tutte le genti la conversione
e il perdono dai peccati cominciando da Gerusalemme. Di questo voi
siete testimoni.
E
io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi
restate in città finche non siate rivestiti di potenza dall'alto.
Poi li condusse
fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse.
Mentre li
benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.
Ed essi, dopo
averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano
sempre nel tempio lodando Dio.
Mi pare di avervi
detto, e sintetizzo, che l’Ascensione é una festa costruita a tavolino,
vuol dire che la si é “dovuta” inventare per logica di sistema. Se la
risurrezione é concepita come una rianimazione di cadavere e non come
una dimensione nuova di Cristo, bisogna rendere conto di questo
personaggio tornato in vita. Di questo cadavere rianimato che cosa ne
facciamo? Avete udito le letture, dopo quaranta giorni Egli lascia la
terra e se ne va in cielo, ma in un cielo concepito in maniera fisica.
Negli (Atti 1, 1-11) che abbiamo letto si dice: fu elevato in alto e una nube lo sottrasse
ai loro occhi. Sentite? Tutto é descritto in maniera fisica.
Gesù si stacca dal suolo arriva fino a un certo punto poi vi é una
nube, e che cosa accade dietro a quella nube Dio solo lo sa. È ovvio
che si tratta di una costruzione per restare fedeli a un concetto.
Poi ecco il dualismo che oggi non mi convince più, lo stesso testo
termina così: Questo Gesù, che è in
mezzo a voi ed è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui
l’avete visto andare in cielo. Allora lo dobbiamo concepire
cosi: l’uccello decolla e va in cielo, poi lo rivediamo tornare come la
famosa parabola di Jonatahan, quindi sale in cielo poi torna, e coloro
che si troveranno a quell'epoca lo vedranno in questo modo.
Nella seconda lettura, Lettera agli Ebrei (Eb. 9,24-28) s. Paolo è
ancora più ideologizzato, e dice che Gesù siede alla destra di Dio nei
cieli, al di sopra di ogni principato e autorità. Egli immagina che su
nel regno dei cieli ci siano delle autorità, dei principati delle
potenze e cosi via, ma nell'ipotesi che ci siano, Gesù Cristo é in
vetta à tutti quanti, quindi sarebbe una forma di gigantismo e una
forma di potenza anche materiale.
E siamo al passo di S. Luca nel Vangelo, é ancora più fisicista, prendo
le ultime parole: Mentre li
benediceva si staccò da loro, fu portato verso il cielo ed essi dopo
averlo adorato tornarono a Gerusalamme con grande gioia, e stavano
sempre nel tempio lodando Dio. Altri testi ci dicono che gli
apostoli dopo la risurrezione non sono mai andati più nel tempio. É
ovvio, che qui c'è la matrice giudeo Cristiana che pesa. Se la
risurrezione non é rianimazione di cadavere come tendo a pensare,
allora ogni ascensione é superflua; non solo superflua, ma pericolosa
agli effetti di ciò che si vuole insegnare.
Per dimostravi come probabilmente dovrà essere pensata o immaginata la
risurrezione, ecco qui un esempio. Prendiamo la fragola, che
viene da una pianticella umile che noi tutti conosciamo. Come
attraverso un processo “miracoloso” credo ancora per noi, la terra
viene trasformata in linfa poi su, su, diventa una gemma, poi appare un
bocciolo, poi appaiono i petali ecc., finalmente il frutto e questo
frutto prima é verde e poi diventa color vermiglio, questo frutto é la
fragola. Se poi la fragola viene mangiata ha ottenuto il suo effetto.
Poniamo che questa fragola ci salvi dai tumori... ecco l'immagine, noi
la consideriamo la fragola della salvezza. Bene, Gesù Cristo viene
presentato, ed é giusto, come il Salvatore del mondo considerandolo
dunque come quella fragola.
Sennonché, questa fragola viene fatta a pezzi poi risorge. Ma come
fragola di prima? No, allora come? Diversa, vedrete che cosa dovrà
accadere. Qui chiamo in causa ancora la vostra immaginazione.
Immaginate per prima ipotesi che resti cosi come è, e vada a finire in
un qualche frigo, oppure in una fruttiera esistente ai limiti del
universo, oppure, in un giardino ai limiti dell'universo, poi lassù in
cielo. Ditemi se la vostra mente può restare soddisfatta dell'esito
della risurrezione di un cadavere rianimato che va a finire in un
qualche angolo del cielo da cui poi dovrà ritornare. Ecco come non deve
essere concepita la risurrezione di Gesù.
Seconda ipotesi: se invece voi immaginate una specie di filmina in cui
vedete la fragola tornare da vermiglia a color verde, poi vedete i
petali, poi i sepali, poi le foglioline, poi la gemma, la linfa e il
seme, giù giù fino alla prima pianta, dico alla prima pianticella di
fragola e al suo Creatore, voi assistete ad un processo che pur essendo
reale rimanda continuamente ad una trascendenza, finché non si arriva
al seno del Padre. Ecco allora la parola verace di Gesù: torno al
Padre, tornare al Padre non vuol dire tornare in un luogo, ma entrare
in quello stato in cui la fragola dovrebbe rientrare se facesse il
processo inverso compiuto, rispetto al processo del suo arrivo allo
stato di fragola. Cristo persona, dunque, non é in un luogo, e solo
così Egli può essere presente, intenzionalmente, alla coscienza e
soltanto cosi può porsi come Salvatore di tutto il sistema umano.
Ed ecco dove mi riallaccio relativamente al discorso di domenica
passata. Se ricordate avevo preso in esame il testo più significante
dal punto di vista educativo del mondo classico, vale a dire il dialogo
che ha come titolo “Il Clitofonte” di Platone, dove Socrate si era
posto il problema del male in quanto ignoranza e della virtù che può
essere insegnata poiché, se noi non insegniamo la virtù avremo sempre
degli uomini allo stato brado. Dunque l'educazione che egli prevede é
un salto di qualità dal momento istintivo della natura in una altro
status che questa natura corregge. Il cristianesimo va più avanti e vi
dice: questo sistema per poter restare all'altezza cui é chiamato, ha
bisogno di qualcuno che lo tenga a quell'altezza. Ed ecco allora come
il Cristo persona diventa il cardine della educazione cristiana. Ed
eravamo arrivati qui.
La violenza tra gli individui e gli Stati é dovuta a una carenza
educativa di livello sociale, e a questo punto ecco la tesi del
disimpegno pedagogico. Replicano a Socrate: gli ingiusti sono ingiusti
non per deficiente educazione o per ignoranza, ma perché lo vogliono
deliberatamente. Si d’accordo, é un atto di volontà la cattiveria, su
questo non v'é dubbio, ma il punto é di sapere che cosa é questa
volontà, ed é qui dove Socrate comincerà a mettere il bisturi.
Ci sono qui degli educatori, gente di scuola, Si scarica la
responsabilità sugli individui usciti dalla scuola, ma poi una tale
società, contraddicendosi, dice anche che l'ingiustizia é una
turpe,cosa invisa agli Dei! Voi vedete che l'argomentazione é uguale
alla nostra, al posto degli dei ci mettete Dio e poi avrete pari pari
l'argomentazione. Resta però un duro interrogativo dice Socrate. Come
potrebbe una persona scegliere de1iberatamente un simile male?
Traduciamo: come potrebbe uno scegliere ciò che é turpe e inviso agli
dei? Vi rendete conto?
Ora, sono d’accordo resta prob1ematica la tesi platonica del male come
ignoranza, resta vero però che se non si é convinti che una prassi é
cattiva difficilmente la si abbandona. Chiaro? O per lo meno la
giustifichiamo con amminico1i divini. Ognuno faccia l'esame di
coscienza. Il cristiano é originato dalla metanoia o cambiamento di
mentalità e quindi dalla libera ammissione coscienzia1e che questa
azione é peccato, vale a dire cancerogena per il proprio io e per il
corpo sociale, non ci riconosciamo persone, non ci riconosciamo uguali.
Ecco in che cosa consiste la specificazione o la dichiarazione di Gesù
di cui vi ho parlato la domenica passata: Amatevi come io ho amato voi. Ed
ecco l'aggancio alla festività di oggi, giacché attorno alla Sua
persona si gioca anche la non violenza: per ottenere il rispetto
dell'uomo dobbiamo amare una persona. Dobbiamo amare una persona, e la
persona per eccellenza nella visione cristiana é Gesù Cristo. Ma
attenzione, non un Gesù Cristo volato su nella trigonometria celeste,
ma un Gesù Cristo che è penetrato dentro alle coscienze.
Omelia pronunciata l'11
maggio
1986