20 luglio
2008 - Omelia
pronunciata il 21 luglio 2002
I
cattivi sono chiamati a diventare buoni
Matteo 13, 24-30
In quel tempo,
Gesù espose alla folla una parabola: Il
regno dei cieli
si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo
campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania
in mezzo al grano e se ne andò.
Quando
poi la messe fiorì e fece
frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal
padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon
seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
Ed
egli rispose loro:
Un nemico
ha fatto questo.
E
i servi gli dissero: Vuoi dunque
che
andiamo a raccoglierla?
No
- rispose
- perché non succeda che,
cogliendo
la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate
che l'una e
l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della
mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in
fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.
Con la parabola del
Vangelo di oggi, siamo a uno dei punti cruciali
della presenza del male nel mondo; presenza dei cattivi e dei buoni,
una tribolazione che abbiamo tuttora in atto. Cercheremo di vedere che
cosa vuol dire in proposito questa parabola. Non potrò parlare molto
bene di s. Tommaso, il quale - grande filosofo, non ne dubito - ha
però il coraggio di fare la punta alle parole di
Gesù e vedrete come.
Prima di tutto un piccolo particolare che può aiutare a capire
l'impostazione della parabola. Vi faccio notare che la zizzania è
seminata da un nemico, che la semina in mezzo al grano, che viene qui
chiamato diavolo, cioè colui che getta ai quattro venti la Verità. Non
vorrei che qualcuno pensasse che la zizzania è opera del diavolo e il
grano buono è opera di Dio. No, anche la zizzania è creata da Dio, ci
avete mai pensato? Adesso c'è il pericolo di andare oltre la
metafora e pensare che veramente Dio abbia creato i buoni e i
cattivi. Qui la zizzania è come l'erbaccia che nasce nell'orto ed è
creata da Dio come i pomodori e, perché non cresca, bisogna che, giorno
per giorno, con lo zappettino, teniamo d'occhio la situazione.
Qui si legge che quando i servi dormivano, lui è venuto a seminare
zizzania, quindi a causa una disattenzione, l'erba fa il suo lavoro,
tant'è che la zizzania, se viene coltivata a parte, può darci l’olio.
Se
una lucertola o delle formiche entrano dalla finestra, cerco di farle
uscire, perché devono restare fuori. Questo per darvi la chiave di
lettura che sfuggirà a s. Tommaso.
Vi sto raccontando in breve come sia nata la teoria della pena di
morte, contro cui adesso i cattolici gridano, ma tutti i documenti
della Chiesa sono lì a dire che la pena di morte è lecita e purtroppo è
basata sulle scritture e su quanto dice s. Tommaso.
Ecco la domanda che si trova nella Summa di s. Tommaso: È lecito
uccidere i peccatori? S. Tommaso risponde di no per tre motivi:
1) Gesù proibisce di estirpare la
zizzania e cioè i figli del peccato.
Egli conosce bene il Vangelo, ma vedrete a quale punto poi arriverà.
2)
Perché la giustizia umana deve
conformarsi a quella divina, la quale
dice: non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
3) Perché uccidere un uomo è in se
stesso un male, se è vero che noi
siamo tenuti ad amare il nostro prossimo come noi stessi. Poi
stranamente cita anche Aristotele, il quale dice che noi vogliamo amici
che vivano ed esistano accanto a noi e che queste sono le motivazioni
per cui non sembra lecito uccidere.
Ma ci sono anche delle argomentazioni contrarie, per esempio le
troviamo nell'Esodo e nei Salmi. Nell'Esodo si dice: Non lascerai
vivere gli stregoni, quindi sarebbe lecito ucciderli secondo la
scrittura. In un altro passo dei Salmi si dice: Di buon mattino tu
sterminerai i peccatori della regione (luogo).
S. Tommaso cerca di chiarire la difficoltà della presenza della
zizzania. Gesù ordina: Non
sradicatela per non sradicare anche il
grano. È una argomentazione che s. Tommaso commenta così: Questo
comando è da osservarsi quando non è possibile uccidere i cattivi senza
uccidere i buoni, o perché essi sono mescolati fra questi.
Oppure
perché - come dice s. Agostino - avendo
essi troppi seguaci, non si
possono sopprimere senza mettere in pericolo i buoni. Quando, invece,
la loro uccisione non costituisce un pericolo, ma piuttosto una difesa
e uno scampo per i buoni, allora è lecito uccidere i malvagi.
Sicché, tutta l'operazione che abbiamo in atto politicamente a livello
mondiale, ha qui la sua giustificazione. Poi ci lamentiamo perché
in
America e altrove vige la pena di morte. Un teologo americano ha
rimproverato il Vaticano, dicendo che hanno praticato questo per secoli
e ancora nei testi - come in questo di s. Tommaso - ne troviamo la
giustificazione. Allora è lecito uccidere i malvagi. Dico che questa
esigenza non coglie la motivazione profonda della tolleranza cristiana
che deve essere frutto di amore e non di opportunismi.
Nella parabola il Padrone impone l'alt agli zelanti seminatori
contadini, anzitutto perché la zizzania è stata seminata per una svista
degli stessi seminatori e per una smobilitazione pedagogica: mentre
invece voi dormivate. Ecco quello che vi dicevo all'inizio. Poi
perché
zizzania e frumento, finché sono nel campo, sono delle entità dinamiche
e divenienti.
Al di là della metafora, nella realtà non si può ragionare sugli uomini
come sulla zizzania e sul frumento, l'alt è dato a causa di tutto il
frumento, anche di quello che adesso non è tale e domani può
diventarlo. Questa è la motivazione profonda per cui Gesù dà l'alt a
questi zelanti che vogliono fare subito piazza pulita. Noi siamo, nella
storia, degli esseri divenienti e, se fosse stata fatta piazza pulita,
non avremmo s. Agostino, perché sarebbe stato ucciso quando era
peccatore.
Fin che siamo vivi può darsi che il frumento diventi zizzania, e può
darsi che la zizzania si trasformi in frumento, se è vero che l'uomo è
un essere diveniente e perfettibile. Per cui, il giudizio viene
rimandato alla fine, dove ci sarà una decantazione definitiva. Entra
qui in discussione il problema dell'inferno che tratterò un'altra
volta. Infine, l'alt a questi zelanti, è dato perché il giudizio
irrevocabile
sui cattivi è una operazione riservata a Dio solo.
Compito dei buoni, allora, quale è? Il compito dei buoni è quello di
formare la Ecclesia, cioè la città sul monte; e tutto questo anche in
mezzo alle persecuzioni. Crederò soltanto a quei movimenti che
riusciranno a risolvere il loro
rapporto socio-economico. Noi diventiamo lupi gli uni agli altri nel
momento in cui entriamo nel rapporto di lavoro, è bene che ce lo
diciamo con molta chiarezza. L'Ecclesia, forse, è l'unica strada che
può condurre alla bontà quei
cattivi che tali sono per dei motivi sociologici, visto che cattivi per
natura non ne esistono per il cristianesimo, né per Gesù, né per noi.
S. Tommaso, invece, è paradossalmente marxista, perché sa chi sono i
cattivi e crede di poterli sradicare a colpi di stanga, come proponeva
Marx, convinto che dopo sarebbe andata meglio. S. Tommaso crede che sia
possibile attuare quello che Gesù proibisce, partendo dal principio o
dal presupposto che Gesù dia l'alt perché l'operazione non sia
tecnicamente possibile e gli darebbe dell'inesperto.
Considero questo
una grande deviazione del filosofo, che interpreta così malamente il
centro della parabola: Gesù ferma gli zelanti, perché i cattivi sono
chiamati a diventare buoni, e ad opera di coloro che già sono buoni.
Se, secondo una certa interpretazione, Gesù ci costringe a convivere
buoni con cattivi, in un altro punto s. Tommaso dice: Dio permette che
ci siano i cattivi, così i buoni faranno un atto di carità nei loro
confronti.
Per me questa è una interpretazione sbagliata. La parabola
va invece calibrata con il passo evangelico chiamato la regola
comunitaria: quando, almeno in due, si sceglie la medesima visione
dell'esistenza e uno dei due la tradisce, debbo rimproverare il
fratello che sbaglia; se costui non accetta chiamo due testimoni; se
non accetta ancora, allora lo denuncio davanti alla Chiesa; se si
rifiuta di accettare anche la decisione della Chiesa, Gesù dice di
trattarlo come un Pubblicano e un peccatore.
Questo non vuol dire che lo si debba uccidere, come purtroppo è andata
a finire nel cristianesimo medioevale, ma lo si rimette nella libertà
di scegliersi la propria strada. La zizzania è opera di Dio, benissimo,
però se ne stia là, mentre noi dobbiamo stare liberi nel terreno buono,
per poter glorificare Dio secondo quello che Gesù ci ha
insegnato.
Omelia
pronunciata il 21 luglio 2002