13 luglio
2008 - Omelia
pronunciata il 14 luglio 2002
Concretizzare
il pensiero di Dio
Matteo 13, 1-23
Quel
giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.
Si
cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette
salire su
una barca; là si pose a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla
spiaggia.
Egli parlò loro
di molte cose in parabola. E disse: Ecco,
il
seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cade
sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un’altra
parte del
seme cadde in un luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito
germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole,
restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle
spine e le spine crebbero e la soffocarono.
Un’altra
parte cadde sulla
terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il
trenta. Chi ha orecchi, intenda.
Siamo a una parabola
curiosa, perché in realtà non si è mai visto un seminatore che getti
via tre quarti di semente e soltanto un quarto lo metta sul terreno
buono. Quando un seminatore semina, soprattutto nei tempi passati,
qualche granello di frumento può andare ai margini del terreno fertile,
sulla strada non credo. È possibile tra le spine, ma era una quantità
del tutto trascurabile. Abbiamo quindi un seminatore che commette un
errore, ma un errore che diventa invece una grossa lezione per noi.
Dio-Gesù, considera l’uomo non come un essere predeterminato, ma come
un essere capace di libertà e di rinnovamento. Questo gesto, da un
punto di vista strategico, è una follia, ma dal punto di vista
cristiano, diventa la più grande carità che Dio possa avere nei
nostri confronti. Ci sono degli uomini che sono diventati dei sassi,
ebbene, anche per loro c’è la semente. Vogliamo vedere chi sarà più
ostinato, se questi nel volere restare dei sassi, o finalmente nello
svegliarsi e diventare delle creature nuove e razionali.
Poi ci sono degli uomini che sono delle spine che soffocano la semente,
ebbene, ecco che il gesto, apparentemente folle, diventa un atto di
carità nei confronti dell’uomo. Rimane però il terreno buono, pure non
sassoso, non pieno di spine, non battuto come la strada, ma se su di
esso non arriva la semente, resta un campo abbandonato a se
stesso. Quindi, per renderlo glorioso e positivo, ha bisogno anche lui
della semente. Questo è il primo pensiero che dobbiamo portare a casa;
la bontà di Dio insiste più di quanto non facciamo noi educatori, che a
un certo momento ci stanchiamo.
Come facciamo con un drogato o un alcolizzato? Si dice che non c’è più
niente da fare e sotto un certo profilo è vero, l’intervento educativo
sarebbe dovuto essere puntuale fin da una certa età, e ci sarebbe stata
la speranza della salvezza. L’uomo, diversamente dagli animali - non lo
dico a caso - ha la parola. Non so se abbiate mai visto o letto
un’opera che ha come autrice Emily Keller, una donna che da piccola era
muta e parzialmente sorda, la sua storia viene narrata anche in un
film. Se avete occasione, andate a vederlo, perché lì abbiamo il
racconto di ciò che è la salvezza dell’uomo, in rapporto alla parola.
Questa bambina è muta, la mamma, disperata, l’affida a una esperta di
psicologia, la quale incomincia a insegnare alla Keller a riconoscere
le cose. Cosa è questa? Questa è acqua, dico acqua perché vedrete che
sarà il punto di partenza del suo risveglio. Poi prosegue: gatto, sedia
e via via così per tutte le cose. Senonché, aveva imparato i nomi così
come un pappagallo. Voi credete che un pappagallo che dice acqua, o
addirittura la parola più interessante come mamma, capisca cosa
significhi quella parola? No. Qualche anno fa, un grande pensatore che
era anche un giudice, di nome Carnelutti, ha fatto delle analisi
profonde sulla parola ed è arrivato a dire che in realtà anche gli
animali sono esecutori di un pensiero. Esempio, l’ape, questo esserino
simpatico, bello, interessante e produttivo, costruisce il favo con una
abilità che sorprende: esegue un pensiero che non è il suo.
Anche gli animali sono un pensiero di Dio concretizzato, ma ripetono
sempre le stesse cose e in termini drammatici, perché non c’è il
pensiero. Per fortuna le api continueranno a darci il miele e le mucche
continueranno a darci il latte per tutta l’eternità, guai se entrasse
qui quel pizzico di libertà come la nostra. La disgrazia degli
animali è che non hanno la parola.
La parola è l’unica cosa di cui l’uomo è creatore; il linguaggio l’uomo
se l’è costruito lui, perché ha il pensiero. Ma anche l’uomo, fino a un
certo punto, esegue un pensiero che non è suo, per i cristiani vuol
dire che l’uomo è creato da Dio, o è il pensiero divino concretizzato.
Noi siamo i produttori delle parole, ed è qui dove incomincia la colpa,
siamo i costruttori della nostra realtà, e queste parole che noi
abbiamo inventato, sono quelle con cui possiamo metterci in
comunicazione con Dio. Gesù viene definito il pensiero di Dio che
all’inizio era il Logos, il pensiero di Dio fatto carne. Gesù -
seminatore di parole - non andrà mai a buttarle presso le api o le
mucche, che sono un pensiero di Dio, ma non hanno la parola e non
pensano.
Torno al caso della Keller. Presto la psicologa si accorge che la
ragazza non riesce ad annettere alla parola il significato di della
cosa. Quando a lavarsi ripete: questa è l’acqua, ma l’acqua cosa è?
L’acqua è intuibile solo dal pensiero. Le parole non sono una etichetta
che noi mettiamo sulle cose, le parole sono la definizione e l’entrata
in un mondo che ci fa diventare creature creative o dei. Un bel
giorno scocca la scintilla, la bambina - 12 anni - lavandosi scopre
l’acqua, scopre che l’acqua significa qualcosa di più che per gli
animali. Gioisce nell’avere trovato il raccordo tra la parola e ciò che
significa. Abbraccia la mamma, capendo finalmente che cosa è una mamma,
che prima chiamava senza capire.
Noi, a differenza degli animali, abbiamo la parola, ma probabilmente
abbiamo bisogno di qualche incentivo per potere ottenere tutto quello
che l’avere la parola può significare. Abbiamo risolto i problemi umani
di fondo? No, vedete come siamo congeniati: lotte tra di noi, e la più
atroce è quella di questi giorni, in cui non riusciamo a trovare il
raccordo tra capitale e lavoro. Non parliamo poi dell’altro problema di
fondo della nostra vita che è il sesso, e il rapporto fra uomo e donna.
C’è da piangere di fronte a questa natura umana. Il Vangelo si pone
come la Parola che aiuta queste altre parole che da sole non riescono a
tirarsi fuori dalle loro contraddizioni. Questa è l’amara chiusura di
questo passo evangelico.
Storicamente quale è quel pezzo di terra che abbiamo ricevuto? Al mondo
siamo sei miliardi e soltanto un miliardo ha da mangiare. Ma cosa vuol
dire essere cristiani? Se veramente questo miliardo di uomini fosse
guidato dal Logos o pensiero Divino e dalle parole di Gesù, dagli
insegnamenti che Lui ci ha dato relativi alla nostra convivenza, è
ovvio che il mondo sarebbe diverso da quello che è. Vedete anche
voi che il cristianesimo non è per nulla quel pezzo di terra in cui
cade il seme che produce il campo di frumento, che è tutto in positivo.
Noi cristiani siamo un miliardo, un miliardo sono anche i musulmani,
mezzo miliardo i buddisti, ma il mondo va sempre peggio.
Purtroppo il cristianesimo, così come è, è una religione come tutte le
altre e, se sono pronto a parlar male della mia religione, non ho paura
a parlar male delle altre. Siamo tutti cattivi, per cui mi consolo
perché questa è religione non cristianesimo, ed ha dei ritmi di
crescenza che sono paragonabili a quelli delle altre religioni. Tutti
quei peccati che noi condanniamo, esempio le forme più estreme dei
talebani, anche noi le abbiamo tutte percorse storicamente, e bisogna
che un cristiano capisca quale è la struttura della nostra religione
così come è: la caduta del Messaggio cristiano al rango di religione.
In questo senso mi consolo, anche se sono rimasto solo ad avere questa
concezione, perché sono ottimista e sono come il seminatore, il quale
continua a gettare il seme sui sassi, sulle spine e in mezzo alla
strada, perché io credo che l’uomo sia redimibile.
Omelia
pronunciata il 14 luglio 2002