6 luglio
2008 - Omelia
pronunciata il 7 luglio 2002
Il
giogo si porta in due
Matteo
11, 25-30
In
quel tempo, Gesù disse: Ti
benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate
ai piccoli.
Sì,
o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non
il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale
il Figlio lo voglia rivelare.
Venite
a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e
umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il
mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.
Quando Antipatro
chiese agli spartani in ostaggio cinquanta
fanciulli,
gli spartani gli offrirono, invece, un centinaio di uomini illustri,
sapienti, intelligenti, facendo esattamente il contrario dei consueti
educatori. Gli spartani tuttavia ebbero una idea giusta e magnanima,
questa è l’opinione dei pedagogisti, perché? Perché nel mondo del
fanciullo abbiamo tutto intero il mondo dell’avvenire; ma nel gesto c’è
anche un’altra verità, questa: mentre cinquanta fanciulli avrebbero
potuto assimilare l’ideologia ateniese, i saggi e i sapienti non si
sarebbero mai piegati a suggestioni ideologiche della città nemica; a
parte che il fatto che questo, fosse in errore o nella verità.
Adesso capisco perché Gesù ringrazia il Padre del cielo e della terra
perché ha rivelato queste cose ai piccoli, cioè a tutti quegli uomini
che hanno una disponibilità a diventare grandi come il Padre che sta
nei cieli.
Ho l’impressione che in questo testo, le parole di Gesù siano
pochissime, è tutta una sovrapposizione, una lettura di s. Matteo. Per
esempio non ritengo che Gesù abbia detto: Io sono mite e umile di
cuore. In un altro passo, volendo subito smentire, Gesù dice: Sono
venuto a portare il fuoco, la guerra e non la pace; altro che
mite!
La Samaritana era stupida o intelligente? Il discorso che Gesù tiene
con questa donna è un discorso paragonabile a quello tra filosofi, se
orecchiate quell’episodio, che dovrebbe essere noto a tutti i
cristiani. Zaccheo era intelligente o era un cretino? Avete capito? Sto
smontando questa impostazione: Dio ha rivelato per tutti, soltanto che
coloro che hanno in mano la scienza e la intelligenza non hanno capito
o l’hanno rifiutato. Quelli che l’hanno capito vengono chiamati
piccoli, ma piccoli sul piano sociale, come poteva essere piccolo s.
Francesco. La rivelazione l’ha avuta s. Francesco e non il Papa o i
Vescovi di allora. Lui ha capito il messaggio evangelico, e qui
le
cose si mettono male per quanto riguarda l’interpretazione.
Socrate era cittadino come tutti noi, di origini umili, ma aveva una
intelligenza e una sapienza che gli hanno fatto scoprire quello che
sappiamo, almeno dal punto di vista storico. Un giorno l’oracolo di
Delfo, interrogato su chi era il più sapiente dei greci, rispose:
Socrate. Lo riferirono a Socrate, il quale, si meravigliò e, dopo
averci riflettuto, rispose: ho capito, probabilmente io sono il più
sapiente dei greci, ma a differenza degli altri, io so di essere
ignorante, tanto che ogni giorno mi sforzo di arricchire la mia
intelligenza, mentre i greci, filosofi compresi, credono di sapere e
non sanno. Ecco in che cosa io Socrate - secondo l’oracolo - sono il
più sapiente dei greci: ma sono ignorante come tutti loro, soltanto, io
so di esserlo. Stando al testo evangelico: ecco i piccoli, i piccoli
sul piano sociale.
Chi sono i grandi? Il dibattito è vecchio: sono i condottieri,
Alessandro Magno, Cesare, poi i politici: Cicerone, poi gli oratori e
via via. E Socrate chi era, sotto questo profilo? Un ometto che
andava
a girare per Atene, a discutere di errore, di verità, di essere, di non
essere: tutte stupidaggini? Così anche per Gesù, in Palestina forse
guidava degli eserciti? Forse che il suo nome era all’altezza di questi
intelligenti e sapienti? Era un umile figlio di falegname - si
diceva
- invece era Figlio di Dio, il quale anche Lui discuteva di verità e di
errore, di peccato e di giustizia, facendo la stessa fine di Socrate.
Spero di avere dato una chiave di lettura possibile a questo passo
evangelico.
Un altro esempio è quello di Talete, filosofo, astronomo e ingegnere.
Un giorno arrivò in Egitto e vide le piramidi - tombe dei faraoni - e
disse di essere in grado di determinarne l’altezza. L’altezza delle
piramidi era una misura conosciuta solo dai sacerdoti, ma Talete disse
che, con i suoi strumenti scientifici, sarebbe di riuscito a trovarne
l’altezza. Abbiamo studiato anche noi le proporzioni. Talete sul
mezzogiorno, quando il sole è quasi a picco e fa un’ombra piccolissima,
prende il suo assistente - ne conosce l’altezza - misura la sua ombra
riflessa. Risultato: l’ombra del suo assistente sta a lui come l’ombra
della piramide sta alla sua altezza. Dato il risultato ai sacerdoti, ne
rimasero sbalorditi e si sentirono colpiti in un segreto, ma uno di
loro disse: Beati voi Greci che
siete come dei bambini, il bambino ha
la mente libera, non è condizionato da tradizioni religiose o
ideologiche, il bambino di fronte alla realtà è soltanto di fronte a
una meraviglia. Ecco perché voi greci, non avendo alle spalle delle
tradizioni religiose, finalmente siete riusciti a fare quello che noi
crediamo sia di origine divina. Ecco cosa vuol dire i piccoli,
stando alla traduzione vuol dire
infante, cioè aperto alle meraviglie del cosmo e della realtà.
Chiudiamo con una considerazione ascetica. Prendete il mio giogo
sopra di voi, imparate da me… il mio giogo è dolce, il mio carico è
leggero. Mi rivolgo a tutte quelle anime che hanno delle
sofferenze
conosciute da loro soltanto, alle donne che con eroismo sopportano il
marito; a quegli uomini che con fatica convivono con la moglie. Il
consiglio ascetico è la presenza di Cristo in ognuno di noi,
necessaria, specie nel matrimonio. Se fossi sposato avrei piacere che
mia moglie amasse Gesù più di me, perché sono sicuro che lei sarebbe
soltanto mia, e così anche per lei.
Qui Gesù dice: Prendete il mio giogo,
infatti il giogo si porta in
due, io da una parte e Gesù dall’altra parte. Gesù non è fuori della
mischia, è lì con me e con me trascina e porta il giogo. Questo è
il
messaggio ascetico che lascio alle anime sofferenti e lo dico anche a
me stesso, perché la vita è talmente difficile per cui a volte c’è
proprio bisogno di trovare qualcuno che ci stia vicino.
Allora io dico: Signore tu sei da una parte del giogo, io dall’altra e
vediamo di tirare insieme il carro dell’esistenza.
Omelia
pronunciata il 7 luglio 2002