22 giugno
2008 - Omelia
pronunciata il 23 giugno 2002
Il
cristiano deve misurarsi solo con Cristo
Matteo 10, 26-33
In quel tempo,
Gesù disse ai suoi discepoli: Non li
temete dunque,
poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di
segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle
tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio
predicatelo sui tetti.
E non abbiate paura di quelli che
uccidono il
corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui
che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.
Due
passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi
cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi,
perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate
dunque timore: voi valete più di molti passeri!
Chi
dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò
davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti
agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei
cieli.
Questo passo
evangelico crea dei grossi problemi di interpretazione
storica. Gesù dice ai suoi discepoli: Non
temete gli uomini. Non
sono così sicuro che Matteo l’evangelista abbia trovato l’espressione
giusta. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini, mentre qui usa un
linguaggio da Vecchio Testamento. Nella prima lettura avete udito la
lettera di Geremia che, a causa della concezione di Dio, è da rifiutare
per tre quarti, in quanto Geremia gode delle vendette nei confronti dei
suoi nemici. Nel passo si vuol dire che il cristiano non deve temere
coloro che
cristiani non sono, perché la violenza è da supporre sia solo da parte
di questi ultimi.
Vi ho detto che è storicamente difficile potere leggere in questa
chiave tutta la storia del cristianesimo, perché i cristiani stessi
hanno commesso violenza nei confronti degli altri. Allora vedo che
l’unica parte di salvezza per la nostra storia è la capacità, da parte
dei cristiani, di entrare in martirio. E' vero, i cristiani sono stati
per tre secoli in martirio, ma il male è che hanno ceduto troppo
presto, ci sarebbero dovuti restare per altri dieci secoli, allora
probabilmente non ci saremmo trovati al punto in cui ci troviamo oggi.
Da questo pulpito e là dove posso esprimermi continuerò a dire che
Gesù si è incarnato per ottenere due scopi:
1° Per dichiarare chiusa l’epoca
delle religioni, purtroppo anche il
cristianesimo è una religione - l’abbiamo fatto decadere al rango di
religione - malgrado tutti gli sforzi del cosiddetto ecumenismo che è
andato in briciole e non ha più consistenza. Con la venuta di Gesù si
chiude quindi l’epoca delle religioni, perché il loro male essenziale è
quello di distinguere tra rito e vita, e di eliminare il concetto
di conversione: tu sei buono se osserverai i riti, questo è il peccato
mortale delle religioni. Si fanno i riti, poi usciti dalla chiesa si
riprende il discorso della mondanità dove c’è un abisso tra rito e
vita. Gesù era venuto per il precetto: Amatevi come io ho amato voi:
senza profitto, nei tre settori fondamentali dell’esistenza; rapporto
uomo-donna; rapporto uomo-uomo nel lavoro; rapporto uomo-uomini nella
politica e nel sociale.
2° Per dichiarare Ama il
prossimo tuo come te stesso, che è poi
tutt’uno con Ama Dio con tutto il
cuore... Quale è il principio che
rende nullo questi comandamenti del Signore? È il concetto di Stato
Nazionale sovrano. L’impero Romano era uno Stato Nazionale sovrano
gigante, come ce ne sono alcuni oggi. Lo Stato nazionale divora tutto
il sangue di Cristo, annulla tutto l’insegnamento cristiano. Ecco,
detto in sintesi quello che Gesù è venuto a chiarire.
Dice Gesù Non temete gli uomini…
quando pensate di affermare la
verità in assoluto. Adesso avete capito perché la persecuzione
incomincia a Gerusalemme con il primo martire s. Stefano. Infatti s.
Stefano dichiara nulle le Istituzioni giudaiche e il Tempio. Con la
contestazione di s. Stefano viene colpita la religione da un lato e lo
Stato nazionale dall’altro: quello per cui siamo ancora ai ferri corti.
La persecuzione avvenne a Gerusalemme e a Roma, perché i primi
cristiani dicevano che al di là dell’Impero Romano c’erano dei
fratelli. Abbiamo la 'Lettera a Diogneto', un documento
del secondo
secolo, il quale contiene una frase che tutti i cristiani impegnati in
politica dovrebbero tenere nel portafoglio: Per il cristiano ogni
paese straniero è patria, ogni patria è paese straniero. Ecco la
sconfessione degli Stati Nazionali sovrani, la dichiarazione della
fratellanza universale.
Costantino aveva capito dove bisognava combattere questa verità totale
che metteva fine al concetto di Stato Nazionale sovrano. Veniamo a
scoprire che si converte formalmente, però questa era l’unica maniera
per mettere in trappola i cristiani rivoluzionari. Con la sua
approvazione, il cristianesimo diventa religione di stato e
sostituisce la vecchia religione pagana entrando a tutto diritto
all’interno dell’Impero Romano. Se Costantino dirà ai cristiani: indossate lo zaino perché dobbiamo
andare contro i barbari, i cristiani
lo dovranno fare! Le prove sono che i Vescovi, nel Concilio di Elvira,
dichiarano che l’obiezione di coscienza non è lecita al cristiano. E'
cristiano chi viene ad eliminare la guerra, dichiarando che gli Stati
Nazionali sono spuri, sono una invenzione delle religioni e della mente
umana. Qui, invece, si dichiara che il cristianesimo è diventato
religione di stato e dunque obbligato ad obbedire all’imperatore che è
diventato cristiano. Questa è la trappola.
Rileggete il passo e troverete il sottofondo dell’insegnamento di Gesù
relativamente a questi problemi di cui ancora oggi siamo vittime.
Bisogna cambiare mentalità e cioè arricchire il cervello, per dare una
risposta razionale, se crediamo nella rivelazione cristiana, per dare
una risposta ai guai di oggi.
Voglio ora toccare un argomento specifico che riguarda l’ecumenismo
come si era strutturato in questi anni. La mia polemica è con un grande
teologo di cui non faccio il nome, perché lo ritengo un grande
cervello, ma quando si arriva a questi punti, nella visione totale,
prendo le distanze. Questo teologo dice: Bisogna che troviamo il modo di eliminare
i
dissidi tra le varie religioni - problema di cui tutti parliamo -
e propone allora un ecumenismo di rinunce e assoluzione. Cioè:
finalmente, per andare d’accordo tra noi religiosi, dobbiamo da un
lato rinunciare ad alcuni nostri principi, e dall’altro lato dobbiamo
assumere alcune verità delle altre religioni. La formulazione è anche
accettabile. Il cristianesimo sarà nello stesso tempo pienamente
indiano, pienamente cinese, pienamente africano, pienamente arabo...
Allora ecco il dramma: quando il cristianesimo è costretto a misurarsi
con le religioni,
perché lui stesso è diventato una religione, non è più novità. Ecco il
mio gridare contro questa caduta; spero che, almeno mentalmente, vi
siate liberati da questo condizionamento. Il cristiano deve misurarsi
solo con Gesù Cristo, questo bisogna capirlo molto bene, per cui deve
essere attento ai Suoi richiami. Se il cristianesimo non riconosce
Cristo, non lo testimonia, ha perduto tutto ed è vano scaricare le
colpe
proprie su gli altri.
Il fatto che chi non crede possa essere, diabolico, violento,
intollerante, tutto questo è previsto da Cristo, ma che chi si dice
suo discepolo non ne testimoni la sua Verità davanti agli uomini e non
lo riconosca nel prossimo col quale opera nel mondo, questo è un
paradosso che grida scandalo in cielo, in terra e nell’inferno se c’è.