25 maggio
2008 - Omelia
pronunciata il 24 giugno 1984
Chi
é unito a Cristo come me, è unito a me
Giovanni
6, 51-58
In quel tempo
Gesù disse alle folle dei Giudei: Io
sono il pane vivo
disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il
pane che io darò é la mia carne per la vita del mondo.
Allora i Giudei
si misero a discutere fra di loro: Come
può costui
darci la sua carne da mangiare?
Gesù disse: In verità, in verità vi
dico: se non mangiate la carne del figlio dell'uomo e non bevete il suo
sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne é vero cibo e il mio sangue é vera bevanda.
Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come
il Padre che ha la vita ha mandato me e io vivo per il Padre, cosi
colui che mangia di me vivrà per me.
Questo é il pane disceso dal
cielo, non come quello che mangiavano i padri vostri e morirono. Chi
mangia questo pane vivrà in eterno.
Questo discorso di
Gesù che si presenta come cibo e bevanda, suonò
scandaloso alle orecchie di molti discepoli. Qui non é detto, ma poco
dopo il testo di san Giovanni dice che molti discepoli lo
abbandonarono. La sfida é certamente pesante, ma anche decisiva. É
ovvio che il passo é uno dei più delicati di tutto il Vangelo.
Cristo si presenta come valore assoluto, usiamo il termine, come
salvezza per l'individuo singolo, e potremmo dire, come
alimento. Voi vedete che abbiamo bisogno di mangiare tre volte al
giorno; Gesù Cristo si presenta come salvezza per l'individuo, cibo e
bevanda, e come salvezza della comunità degli individui, ecco questo,
l'altro aspetto singolare. O l’Eucarestia mantiene questo significato,
o
diversamente diventa un rito pericoloso che non ha più nulla a che fare
con il discorso di Gesù.
Circa la frase che spiega questa seconda mia affermazione, Gesù Cristo
come salvezza è alimento per l’individuo in quanto tale, é una linfa
vitale che tiene in sesto gli individui, tiene in sesto la comunità
di questi individui in quanto credenti in Lui. Anche dal punto di vista
psicologico, noi abbiamo questa divaricazione, dal punto di vista
sociale abbiamo questa divaricazione, già i sociologi hanno individuato
in noi un io personale e un io sociale e qualcuno dice che lo spazio
dell'io personale é molto ridotto e per la maggior parte é occupato
dall'io sociale.
Mi illudo di esprimere me stesso, invece io sono solo il portavoce del
gruppo, il quale gruppo ti condizione nel vestito, il quale gruppo ti
condiziona nel modo di parlare, nel modo di ragionare, nel modo di
condurre gli affari e cosi via. Ed ecco perché la massificazione in
genere é totale e radicale. Dunque, due sono i livelli da conquistare:
la consistenza dell'io, che per il credente si rifà alla persona di
Cristo (io sono cibo, io sono bevanda),
e poi il riflesso sociale, che cito con la frase, la più forte: Il pane che io darò è la mia carne per la
vita del mondo. Dunque non soltanto per l'individuo ma anche del
mondo, dell'individuo in quanto associato con altri individui.
Poi secondo passo. Gesù si presenta come carne e come sangue. Oh che
parole! Perché? Perché abbiamo la tendenza alla vita e alla
morte. Ma sarà Freud a dire che abbiamo nel sangue la voglia di
uccidere e anche quando ci esplichiamo con l'eros, si tratterebbe di
imporre la nostra esistenza, prolungata nella nostra famiglia, volendo
distruggere tutti gli altri essendo noi al centro dell'Universo. Questo
sarebbe eros e thanatos (amore e morte), tradotto: il sesso e la guerra.
Sembra che Gesù dica allora agli uomini: volete tenere a piombo questa
specie di idra che é connaturata al vostro stesso spirito? Ebbene, per
togliervi queste grane in una maniera lecita non c'é che una strada,
mangiate la mia carne e vi toglierete questa tentazione per la carne
(diamo alla carne il significato di sesso) e bevete il mio sangue, così
toglierete dal vostro sangue questa voglia, di cui parlava Freud, di
uccidere, di dominare, di spargere sangue per potere costruire la
vostra grandezza.
Vi cito un esempio classico. Tutti conosciamo la congiura di Catilina.
In questa congiura troviamo l'episodio dove Sallustio stenta a
credere, perché pare a lui una cosa inaudita. Però ci aiuta a capire
che cosa dovrebbe essere l’Eucarestia per i credenti, se per i
congiurati (quello che sto per dirvi ebbe una forza dirompente di
unità) Catilina aveva pensato alla sua congiura perché si era trovato
di fronte (siamo negli anni '60 a.C.) la corruzione della classe
politica, che era arrivata al punto tale da creare nella testa di un
individuo - che poi ne trovò molti altri - questa specie di ribellione.
Adesso prima di dirvi del rito cui arrivarono, nella casa di Catilina,
i congiurati, vi cito due righe di questa oratoria con cui Catilina
cercò di coagulare intorno a se i congiurati; e poi ditemi se non siamo
alle medesime, meglio conoscerla per non doverla ripetere poi
supinamente. Dice Catilina ai congiurati: Chi, dotato di animo virile, può tollerare
che essi (la classe politica)
sovrabbondino di ricchezze, che la sperperino nella costruzione di
ville protese sul mare, o nello spianamento di montagne, mentre a noi
mancano i mezzi necessari, che essi fabbrichino in continuazione un
sempre crescente numero di palazzi, mentre a noi non è concesso in
alcun luogo un focolare domestico.
I congiurati ascoltavano in silenzio, applaudirono sommessamente il
discorso di Catilina, poi si passò a questo rito. Tra i congiurati si
fece passare una coppa con dentro del vino misto a sangue umano. Cosa
era accaduto? I congiurati si erano bucata una vena e avevano dato
gocce del loro sangue, poi lo avevano mescolato col vino e lo avevano
passato dentro a coppe, perché i congiurati - mi pare che dica
Sallustio - fossero reciprocamente più fedeli, giacché ognuno aveva
bevuto il sangue dell’altro. Erano così pronti a procedere finalmente
all'azione.
Ecco il secondo significato della Eucarestia del discorso di Gesù.
Uniti attorno alla Sua persona, uniti fra di noi. Due cose uguali a una
terza sono uguali. Io sono unito a Cristo, ed ecco il primo aspetto del
discorso, e colui che é unito a Cristo come me, è unito a me, io sono
uguale a lui e sono uguale all'altro che é unito a lui.
Ora, la diversità fra i congiurati di Catilina e i cristiani che
accettano il discorso di Gesù sul pane e sul vino, sulla carne, vuole
sostituirsi alla memoria guida, ma non correggere i rapporti tra gli
uomini. Nella visione di Gesù, il cristiano é unito perché ama. I
cristiani dunque sono uniti perché amano, e per attuare un nuovo tipo
di convivenza.
Ora vi leggo una pagina famosa di Tolstoj presa dal suo diario dove
racconta il dramma di una comunione e il suo allontanamento dalla
chiesa ortodossa. Io vi cito, e chi volesse controllare può andare a
vedere Le confessioni Leone Tolstoj, 1879-1881. Egli dice che é stato
educato alla religione cristiana ortodossa, siamo in Russia, ed ecco
che cosa gli accade a cinquant’anni circa. Non dimenticherò mai il sentimento
doloroso da me provato il giorno in cui mi comunicai per la prima volta
dopo parecchi anni.
Ci sono questi casi di persone che fanno la comunione da piccoli, poi
c'é l'allontanamento, per vari motivi, poi c'é un ritorno. Continua
Tolstoj: Il servizio del culto, la
confessione (la confessione l'hanno anche gli ortodossi) i regolamenti mi erano comprensibili e
producevano in me la coscienza gioconda che il senso della vita mi si
svelava, mi spiegava la comunione come un atto compiuto in memoria di
Cristo. Lasciamo correre, non sarebbe del tutto esatto dire
cosi, comunque vediamo che Tolstoj non era disinformato sulla sua fede,
era molto informato invece Fate
questo in memoria di me, é vero che Gesù dice questo, è
indicante la purificazione dal peccato e l'accettazione completa della
dottrina cristiana. Ancora Tolstoj: Ero
cosi contento di umiliarmi davanti al confessore, di mettere alla luce
tutto il fango della mia anima, di confondermi col pensiero con i santi
padri che avevano scritto le preghiere (qui per un ortodosso le
preghiere dei padri hanno un grandissimo valore) di sentirmi in unione con tutti i
credenti, che non vedevo l'artificio della mia spiegazione (adesso
é critico perché sta scrivendo le sue memorie), ma quando mi avvicinai alle porte del
santuario e il prete mi obbligò a ripetere che io credevo che ciò che
stavo per assumere, fosse il vero corpo e il vero sangue di Cristo, fu
per me come un colpo di coltello al cuore. Vedevo lì, non solamente
qualche cosa di falso, ma un'esigenza crudele imposta da qualcuno che
evidentemente non aveva mai saputo cosa fosse la fede egli stesso.
Non mi attardo a fare commenti perché é troppo importante; cito ancora
Tolstoj: Ero venuto alla fede perché
all'infuori della fede non trovavo nulla tranne la morte. Per questo mi
era impossibile respingere quella fede e mi sottomisi; mi sono umiliato
(badate, Tostoj ha cinquant’anni) ho assunto questo sangue e questo
corpo senza nessun sentimento sacrilego, col desiderio profondo di
credere, ma il colpo era già portato e, sapendo in anticipo ciò che mi
attendeva, non sarei più portato a quella cerimonia. E allora,
cosa fece Tolstoj? Portai la mia
attenzione su ciò che si fa in nome della religione, restai
terrorizzato e rinunziai quasi completamente alla ortodossia. Il
secondo rapporto fra la Chiesa, i problemi della vita e il mondo con
cui ella considera la guerra e la pena di morte. In questo caso
Ortodossia vuol dire: alla religione ortodossa.
In quel tempo la Russia era in guerra, e i Russi, in nome dell'amore di
Cristo, si misero ad uccidere i loro fratelli e nello stesso tempo
nelle chiese si pregava per il successo delle loro armi; i dottori
della fede riconoscevano quel delitto come un'opera derivante dalla
religione, e non solo i delitti commessi in guerra, ma anche quelli
commessi nei disordini che ne seguirono. Conclude Tolstoj: Io vidi membri del clero, monaci,
pellegrini approvare la condanna a morte di giovani smarriti e
abbandonati, portai la mia attenzione su tutto ciò che facevano uomini
confessando il cristianesimo e ne fui terrorizzato. Ma da dove veniva
la menzogna, da dove la verità? La menzogna come la verità esistono
nella tradizione, in ciò che si chiama la santa tradizione e le
scritture, la menzogna come la verità è trasmessa da ciò che si chiama
Chiesa.
Vi chiederete, vedendo questa Chiesa deviata, se sia lecito abbandonare
anche Cristo. Questo é il punto misterioso, mi pare di avervi già
parlato di Tolstoj, e detto che é un personaggio curioso sotto questo
profilo. Curioso, perché nella critica negativa mi trova consenziente,
facciamo bene attenzione, si potrebbe dire: ecco un uomo che abbandona
la Chiesa perché la considera deviata rispetto a Cristo, la santa
tradizione, e poi quando si tratta di fondare principi etici, é l'unico
autore che continua ad appellarsi al Vangelo.
Ma se voi chiedete: Gesù Cristo é Dio? Tolstoj risponde "no, non credo
nemmeno che sia Dio, perché non posso più credere in una Chiesa che ha
fatto tutto questo". Se la Chiesa dice che Gesù Cristo é Dio, io dico
"no non é Dio", però quando si tratta di fondare principi etici, mi
appello al Vangelo, mentre gli altri li vanno a cercare fuori la
visione cristiana del mondo, cito Marx per tutti. Tolstoj stranamente
mette sempre in esergo alle sue soluzioni un passo del testo evangelico.
Ebbene, colui che si é trovato nelle medesime condizioni é Francesco di
Assisi, senonché egli porta a termine la sua sfida, non é prete (e
nella mia tesi non é neanche diacono), non consacra e quindi non dà
Cristo nell'Eucarestia, non scopre il Cristo nell'Eucarestia, ma
nell'ascoltare il Vangelo. Anche questo ci deve fare riflettere: cosa
era diventato questo Gesù Cristo sacramentalmente impacchettato? Era
diventato un rito che non aveva più nulla a che fare con il discorso di
Giovanni che abbiamo letto. Francesco non é sacerdote, non consacra
l'Eucarestia, ma propone Cristo in tutta la sua vita, tanto che anche i
papi saranno costretti a dire: ecco un Alter Christus. E allora l'Alter Christus, lo vedete, non
passa attraverso il problema eucaristico, passa attraverso qualche cosa
d'altro. La domanda su cui vi lascio é questa: Quale è - per il
medioevale e anche per noi - l'autentico cristiano in Gesù Cristo? E'
quello che riceve Gesù sotto le specie del pane e del vino, oppure é
colui che mette in pratica il comandamento di Gesù: Amatevi Come io vi ho amato ?