18 maggio 2008 - Omelia pronunciata il 14 giugno 1987


Tutti nasciamo atei



Giovanni 3, 16-18

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo figlio unigenito, erché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non é condannato; ma chi non crede é già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.




Oggi, festa della Trinità, dovremo, in linea di principio, affrontare la definizione di Dio; il problema sarà di vedere se la definizione data da Gesù Cristo é quella buona. Per il cristiano é un presupposto. Certo, la frase ultima che abbiamo letto probabilmente non é di Gesù: Chi non crede é già stato condannato: questa frase la trovate ripetuta nel Corano, quindi é un atteggiamento tipico di un gruppo umano che ha strutturato la sua verità e poi immediatamente condanna chi non accetta questa verità. Mentre invece, sono di Gesù queste altre parole: Dio ha tanto amato il mondo da dare suo figlio unigenito… non perché Egli giudichi, ma perché Egli sa. Allora, quell'ultima frase é lo zampino del gruppo che ha corrotto la bellezza delle parole di Gesù. Ve lo dico unicamente per farvi riflettere, e farò delle osservazioni propedeutiche che, sotto un certo profilo, sono esterne al discorso, ma che poi lo possono anche implicare.

Cominciamo con queste osservazioni: Israele era un popolo mediante la fede in un Dio, ma tale Dio era unico per tutto il genere umano, potremmo dire: che era il re dei re. Il fatto di essere un unico Dio non escludeva il fatto di avere assoggettato tutti gli altri, non per nulla era un Dio degli eserciti, non per nulla Gesù veniva condannato perché diceva Dio suo padre. Dunque un Dio definito da un gruppo, vi confesso, é sempre pericoloso. La cosa su cui riflettiamo poco é questa: all'inizio i cristiani erano definiti atei. Per buona fortuna, mio padre, S. Francesco, non si é mai sognato di fare delle crociate contro gli atei, ma ha cercato soltanto di attuare ciò in cui credeva.

Ora, dicevo, i cristiani erano considerati atei, perché? Perché non entravano in nessuna religione con sacrifici, con riti, con cerimonie, le quali chiedono all'individuo, non la conversione, ma la decorazione del proprio io. Non vi è nulla di più deviante, dal punto di vista religioso, che dire ad un essere umano: tu sarai bravo e buono se farai questo e questo. Gesù invece, non procede cosi; dice all'essere umano: guarda, da come sei, devi capovolgerti. Poi, quando sarai diventato quello che devi essere, o quello che é il disegno di Dio su di te (questo é il concetto di conversione) allora tu poi farai azioni che saranno, in ogni caso, buone. Ma sei tu il costruttore delle azioni, non sono le azioni che costruiscono la tua moralità, e guardate che nel mondo cattolico stiamo prendendo  questa brutta strada. Conosco dei preti, i quali, concepiscono la riforma cristiana come un gettare sulle spalle dei cristiani nuove pratiche.

Chi é il più cristiano? Colui che va alla messa non solo la domenica, ma poi si dimentica i grossi problemi della nostra convivenza? Esempio, preti che incrementano i riti e non spendono un’ora per occuparsi dei giovani. In realtà noi nasciamo tutti atei a-theos, se il theos vuol dire la divinità, quell' a privativo vuol dire che l'essere cristiani è un essere che si costruisce. Lo sappiamo benissimo che cristiani non si nasce, ma si diventa, liberi non si nasce, ma si diventa, sapienti non si nasce, sapienti si diventa, buoni non si nasce, buoni si diventa. Questa é la strada per capire qualcosa della definizione del cristianesimo. Un contestatore del II secolo che si chiamava Celso, lodava i giudei perché avevano conservato le leggi stabilite dai loro padri. Badate che in ciò, hanno fatto tutto ciò che tutti fanno.

Voi vedete che cosa é questo ritorno alla 'particolarità'. Cito, non certo per fare della propaganda, queste autonomie, ma c'é qualcosa di più, perché fino a tanto che chiediamo dell'autonomia chiediamo una cosa sacrosanta, ma é quando chiediamo queste indipendenze, che hanno la loro radice in una forma di etnocentrismo esasperato, ecco allora che cosa hanno fatto i giudei, e Celso li loda. “Perché avete conservato le leggi dei vostri padri”, ma così fanno tutti, così fanno i romani, così fanno tutti i popoli, così fanno tutte le religioni.

Ora, i cristiani - ed ecco la loro grandezza - invece, appaiono come gente senza storia, fino a quando? Dovrei abbandonarmi al famoso capitolo dell'insegnamento della storia nelle scuole, soprattutto nelle elementari, perché é lì dove passa ogni forma di etnocentrismo, é lì dove coltiviamo le divisioni fra gli uomini, ed ecco allora quelle richieste di indipendenza di cui vi parlavo. La richiesta di indipendenza ha le sue motivazioni, ma le motivazioni sono esattamente nella esasperazione che tutto il gruppo ormai ha fatto di tante forme di etnocentrismo.

Sicché i cristiani apparvero come gente senza storia. Volesse il cielo che noi potessimo liberarci di tutta la nostra storia, e in nome di quella vera, ma purtroppo abbiamo queste radici che ci condizionano. I cristiani erano apparsi come un tertium genus, cioè un terzo genere. Cosa vuol dire? Vuol dire che il mondo era spaccato in due, s. Paolo ve lo dice: gli Ebrei e i Greci, i Greci e i Romani, e così via, sempre questa forma di dualismo, e i cristiani erano finalmente apparsi come il terzo genere, vale a dire, come un genere che non era mai apparso sotto la cappa del cielo.

Il cristiano si mette fuori dalle usanze e rompe con il passato, rompe con i contenuti dell'etica romana, greca, o ebraica. Sicché la conversione non esige soltanto la conversione ad un passato, impone legami più stabili, più solidi, più sacri, che non quelli del gruppo ricevuto storicamente. E quali sono questi legami più sacri? Sono pochi, due o tre. Primo, il legame della famiglia, cioè una nuova concezione del rapporto tra uomo e donna; si potrebbe dire la soluzione di tutti quei problemi che ruotano attorno al sesso.  Secondo, i vincoli più profondi, quelli che vanno al di là dell'etnia, che vanno al di là dei sacri costumi ricevuti mos maiorum. Sono i vincoli della famiglia e sono quelli tra gli uomini, per cui esiste il solo legame dell'amore, non esistono mediazioni fra me e l'altro individuo, e ancora, nazione, popolo, etnia, padre e così via. A questo punto allora, comincia a delinearsi il Dio predicato da Gesù.

Non un Dio che riempie la sua solitudine facendo ora il colonnello, ora il capitano, ora il moschettiere, ma un Dio che é Padre. Ecco allora all'interno della stessa divinità: Padre, Figlio, Spirito Santo. Sono questi gli unici vincoli che devono esistere fra tutte le creature e se é possibile, che le tre Persone siano eguali. Se ciò si può ottenere con  tre, si potrà ottenere con tremila, con trecentomila, con tre miliardi. É qui il concetto in cui é l'unità: tre persone eguali e distinte, qui è il massimo della distinzione, il massimo dell'unità, però che siano tre o tremila o tre miliardi, questo non conta. Questa era l’unità a cui miravano i cristiani: valori più profondi, più sacri, più solidi, che potevano introdurre una qualche novità.

Accanto a questi cristiani che contestano il mos maiorum, le funzioni ufficiali di tutte le religioni, ci sono anche dei cristiani che occupano funzioni civili, ci sono anche cristiani che diventano capitani di eserciti, così comincia la conquista delle istituzioni. Vi rendete conto che la conversione di Costantino fu la rovina del cristianesimo, cioè la caduta del cristianesimo in religione! Invece di dire ai cristiani: se ci siete al mondo comportatevi così si e così no, si dice: uniamoci per poter finalmente sconfiggere questi atei. Purtroppo la Chiesa attuale è su questa linea. Credere che Cristo è Dio vuol dire anche accettare la definizione che Lui ci ha dato di Dio, perché é vero - e resta vero tutt’oggi - che Dio nessuno al mondo l'ha mai visto. Ecco l'iter: il cristiano, creatura nuova perché crede in Gesù Cristo Dio, risolve immediatamente il problema della convivenza come vi ho già detto mille volte: sesso, danaro, potere.

Restano a questo punto i problemi posti dall'intelletto, ne cito alcuni: come va pensata la Risurrezione di Gesù, quali sono e come vanno pensati i rapporti di Cristo col Padre, con lo Spirito santo e viceversa, che cosa é la persona, che cosa é la natura, e così di seguito. Questi sono problemi scientifici (scientifici vuol dire che debbono essere risolti dall'intelletto); se questi problemi non restano nel loro ambito - cioè aperti alla ricerca - ma dividono gli uomini fino a comprometterne la fratellanza, allora diventano una forma pericolosa di cartesianesimo. Il cartesianesimo é questo: in nome del come  conosciamo, perdiamo il senso di ciò che conosciamo. Non si dice forse che, con Cartesio, la mente umana ha perduto l'essere? Il pensiero ha perduto l'essere, perché in nome del come conosciamo, abbiamo dimenticato ciò che conosciamo (e quindi sarebbe caduto in dubbio anche il cosiddetto “eugenito”).

Termino con un esempio: tutti crediamo nella luce, la utilizziamo per vedere, per scaldarci, per far crescere le piante. La fede nella luce ci unisce, ma se domandate che cosa é la luce? La luce é un moto vibratorio, oppure é un assemblaggio di materia (la cosiddetta teoria corpuscolare), oppure é tutte e due le cose assieme? Gli scienziati sono ancora lì con il cervello proteso per vedere quale sarà la soluzione. Sicché le opinioni a questo punto si frantumano e la ricerca continua. Fin qui nulla di male. Ma se io, per studiare la luce, per sapere come é fatta, lascio al buio il mio prossimo, o gli scaravento addosso i raggi laser, in questi casi la mia fede nella luce, anziché salvezza, é rovina, e il mio modo di conoscerla ne annulla addirittura l'esistenza, e non solo l'esistenza della luce, ma anche di me che credo nella luce.

Se la fede nella Trinità non elimina le contraddizioni tra i cristiani, allora é inevitabile che la sua definizione diventi un mobilio mentale, mobilio mentale di un gruppo di uomini che si chiameranno cristiani, i quali, ahimé, guarderanno male chi non dà questa definizione. Un gruppo di uomini che ha fatto di Dio motivo di litigio e di guerra, motivo di divisione, mentre Dio dovrebbe essere il punto di riferimento per l'unità e per la pace.


Omelia pronunciata il 14 giugno 1987