20 aprile
2008 - Omelia
pronunciata il 17 maggio 1981
Mostraci
il Padre
Giovanni 14,1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Non sia turbato il
vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella
casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. lo
vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un
posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono
io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via.
Gli disse Tommaso: Signore, non
sappiamo dove vai e come possiamo
conoscere la via. Gli disse Gesù: lo sono la via, la verità e la
vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me,
conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto.
Gli disse Filippo: Signore, mostraci
il Padre e ci basta.
Gli rispose
Gesù: Da tanto tempo sono con voi e
tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il
Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il
Padre è in me? Le parole che io vi
dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere.
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro,
credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere
che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Il popolo di Israele
credeva e pensava di essere stato eletto da Colui
che é. Non mi piace molto questa lettera di Pietro … voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio
regale, la nazione santa, il popolo di Dio. Facciamo attenzione
alle sostituzioni, vale a dire al passaggio di bandiera, perché se
dovessimo ridurre il cristianesimo al passamano della bandiera,
qualcuno la strapperà al cristianesimo e dirà che bisognerà continuare
a passare la mano. Invece noi sosteniamo che il cristianesimo é un
eterno presente e, o è tale, oppure si rimette in fila e appartiene al
novero delle religioni naturali. Ripeto, il popolo di Israele credeva e
pensava di essere stato eletto da Colui che é. Dio attraversava la sua
esistenza quotidiana ahimé, nel bene e nel male.
Vi sarete accorti anche voi come é fatto il mondo, ovunque ci sono
buoni e cattivi, poi all'interno di questo schema, che é universale,
alcuni dicono di credere in Dio, altri di non credere, altri ancora, di
credere in qualcosa d’altro. Ciò che fa paura é che questo schema
resti, cioè, buoni e cattivi all’interno di ogni schema sotto ogni
bandiera. Ma Gesù di Nazareth - ecco la sua specificità - si presenta
come uno che intrattiene con Dio una relazione originaria e diretta,
non ha bisogno del gruppo, Egli sconfessa ogni e qualsiasi gruppo. Sul
fondamento di questa relazione, ha innalzato una pretesa senza
precedenti: si é dato, si é presentato come l'unica Verità, l'unica
sorgente di Vita, l'unica Via.
Certo é una pretesa piuttosto pesante, per cui, o é o non é. Se è, vi
sono delle deduzioni da trarre, se non è, ve ne sono invece altre. Da
questa affermazione Io sono la via,
la verità e la vita, si possono dedurre due comportamenti da
parte di chi la crede vera. Suppongo che tutti noi crediamo che sia
vera questa affermazione, però ripeto, si possono trarre due
comportamenti.
Primo: cadere nella tentazione di criminalizzare gli altri,
considerandoli deviati, fuori strada, menzogneri o nell'errore,
collocati nella morte per il solo fatto di non accettare quella
istituzione che presenta Cristo come via, verità e vita, identificando
se stessa con Lui, ma anche per il solo fatto di rifiutare questa
Verità, che Cristo sia via, verità e vita, questo é l’atteggiamento di
cadere nella tentazione di criminalizzare gli altri.
Secondo: sentirsi immediatamente, dopo avere udito questa verità,
chiamati alla responsabilità di battere quella via, di attuare quella
verità, di vivere quella vita. Badate che il cristiano crede in Cristo
Verità solo per attuarla, non per imporla agli altri con o mediante le
leggi. Attenzione alla logica del gruppo che potrebbe diventare la
logica di Israele. Viviamo in un’epoca in cui lo schieramento prevale
sulla ricerca e sull'attuazione della Verità.
Nel medioevo bisognava stare o con il Papa o con l'Imperatore. Non
c'erano vie mediane, la via media l’ha trovata uno solo, Francesco di
Assisi, é uscito da questo strano gioco a scacchi in cui siamo
costretti a dover parteggiare o per il Papa o per l’Imperatore. Adesso
si enfatizza l'istituzione con i suoi protagonisti e si prendono
costoro come criteri di verità in tutto ciò che fanno e dicono e
intanto l'attuazione di Cristo Verità passa in sottordine. Da secoli
passa in sottordine l’attuazione di Cristo verità, via e vita, gli
altri combattono un crociato. Non potendo combattere san Francesco, non
v'é dubbio, debbono combattere un crociato.
Noi siamo costretti, per logica di gruppo, a rintuzzare anzitutto i
colpi inflitti al crociato e così entriamo in massa nel conflitto
ideologico religioso e nessuno pensa più ad attuare seriamente il
Cristo, via, verità e vita. La retorica della identificazione fra noi e
la Verità non ha uno spazio serio. Questa retorica ha originato quelle
contestazioni al messaggio cristiano che rimettono Cristo nella serie
delle conquiste storiche senza accettarlo come valore decisivo. Almeno
da un secolo a questa parte l'uomo sta ormai sganciandosi anche dal
messaggio cristiano, si capisce da come i cristiani, storicamente, sono
apparsi irrilevanti, vale a dire, non hanno continuato se non come
affermazione di gruppo, la Verità cristiana.
Prima di venire alla spiegazione dell'ultimo passo, dove Gesù prevede
appunto che i cristiani debbano compiere opere più grandi delle Sue, vi
dirò io come possiamo fare dei miracoli più grandi di quelli che ha
fatto Lui, ed è questo il punto che non vogliamo capire. Noi
abbiamo l'obbligo morale di fare delle opere molto più grandi di quelle
che ha fatto Gesù Cristo, perché Lui é morto e ha chiuso la sua
vicenda terrena abbastanza presto. Continuare Lui vuol dire continuare
ciò che Lui ha fatto, e vuol dire fare cose maggiori giacché Egli le ha
previste, ma noi non lo vogliamo capire.
Lasciatemi fare allora un cappello. Il principio, che la perfezione
umana ideale é come un germe che si sviluppa attraverso molteplici
incarnazioni di cui Cristo é un importante capitolo, era stato
puntualizzato poco più di un secolo fa da Strauss nella “Vita di Gesù”,
che ha dato poi il via a tutta la contestazione religiosa che ha
condotto alla teologia della morte di Dio. Ecco la domanda: Tutta la
perfezione della specie, come può concentrarsi in un individuo
determinato? Questa è la critica a Cristo che si presenta come verità,
via e vita. Solo il genere umano - rispondono questi signori -
nella sua totalità può essere il portatore di questa perfezione, per
cui, l'uomo Dio non é Gesù di Nazareth, ma é, dirà Feurbach, l’umanità.
Bene, la risposta a questa domanda noi la troviamo nel testo
evangelico, ma la troviamo solo lì, purtroppo, non la troviamo nella
storia del cristianesimo. Non dobbiamo rattristarci, perché c'é
qualcuno che mette in dubbio quell'asserto e lo mette in dubbio
esattamente perché non é accaduto ciò che doveva accadere, vale a dire,
non è avvenuta questa perfezione. É sì nell'uomo Dio in quanto tale, ma
é nell'uomo Dio in quanto, questo uomo Dio ha la continuità storica in
coloro che credono in Lui.
Ora mi rivolgo ai miei confratelli cristiani e cerchiamo di tirare
fuori le castagne dal fuoco. Dice Gesù: …anche chi crede in me
compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi... Noi
invece tendiamo sempre a riprodurre e a ripetere il fatto religioso,
ora incrementandolo ora no, ora facendo una processione, ora facendo un
pellegrinaggio, ora facendo una via crucis, ora facendo una cerimonia.
Oppure ci rimettiamo a dire che il cristiano deve fermentare le
strutture sociali senza però dire come. Non abbiamo altri orizzonti
perché quando ci mettiamo al come, allora diciamo che bisognerà
avere un poco di fantasia per poter risolvere il famoso problema:
rapporto fra capitale e lavoro.
Precisiamo, l'uomo ha fatto progressi in tutti i campi dello scibile,
perché tale progresso é legato alla celebrazione dell'io, sono
abbastanza sintetico ma credo di essere anche abbastanza chiaro. Non é
riuscito invece a fare progressi nel settore della fratellanza perché
li ci sono i rapporti umani e nei rapporti umani non si fanno progressi
se non a prezzo di rinuncia di sè. Nella ricerca scientifica, il
ricercatore afferma se stesso
nell'attuare il progresso, ma nei rapporti umani dobbiamo rinunciare a
noi stessi. Ecco il discorso che non vogliamo capire e questo dovrebbe
essere lo specifico cristiano. Tale progresso é legato alla conversione
di se, al fatto di accettare Cristo come verità, come via, come vita.
I cristiani sono colpevoli perché si accaniscono a difendere i valori
cristiani contro gli attacchi altrui, senza preoccuparsi minimamente di
mostrare come Cristo é via, verità e vita. Dove? Nei rapporti
fondamentali della convivenza. Un solo accenno vi farà riflettere su
ciò che io dico. Dunque, la terra potrebbe produrre tanto cibo da
sfamare 40 miliardi di uomini, chiaro? Bene, come mai non riusciamo a
dare da mangiare neanche a quei tre o quattro miliardi che ci sono? Il
capitale finanziario, tutti sappiamo che cosa è, é diventato troppo
voluminoso rispetto al capitale prodotto dal lavoro. Ecco allora il
paradosso. Tutti noi siamo alla ricerca del danaro,
nessuno di noi é alla ricerca del lavoro produttivo, e quello lo
facciamo come schiavi unicamente per accedere al danaro. I cristiani,
nel porsi e nel risolvere questo problema, dove sono? Sono latitanti.
Allora è perfettamente inutile gridare che Gesù é Via, Verità e Vita,
se proprio noi che crediamo in questa Verità, non ci applichiamo ad
attuarla.
Omelia
pronunciata il 17 maggio 1981