30 marzo
2008 - Omelia
pronunciata il 14 aprile 1985
Cristo-idea,
non Cristo-individuo
Giovanni
20, 19-31
La sera di quello
stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte
del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne
Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo,
mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il
Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace
a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Dopo aver
detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete,
resteranno non rimessi.
Tommaso,
uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dissero allora gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore! Ma egli
disse loro: Se non vedo nelle sue
mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non
metto la mia mano nel suo costato, non crederò.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro
anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e
disse: Pace a voi! Poi disse
a Tommaso: Metti qua il tuo dito e
guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e
non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli
disse: Perché mi hai veduto, hai
creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
La
mentalità infantilistica in genere se la prende contro gli oppositori
della propria verità. Il Cristiano medio guarda con sospetto chi non
crede: per il solo fatto di non credere. La prima
reazione di un credente nei confronti di chi non crede, o mostra di non
credere come lui, è questa: Ah, brutta persona quella! Non crede in
Dio. Quando invece il cristiano dovrebbe essere tutto impegnato a
costruire in positivo la Verità in cui crede. Sì, Gesù dice: Pace a voi perché questi, che si
erano ritirati per timore dei Giudei, non pensassero che si trattasse
di un invasore o di un sicario che entra a porte chiuse (un sicario che
entra coi grimaldelli, naturalmente).
Ma credo che
Gesù volesse anche dire: Giù il tono di quegli animi! Giù l'ostilità
delle vostre coscienze nei confronti di coloro che voi ritenete i
vostri nemici, perché hanno ucciso me, mi hanno condotto in croce, e
così via! Facciamo attenzione - vuol dire Gesù - perché non cominci di
nuovo una specie di ping-pong storico, dove adesso c'è un altro
elemento di contrasto all'interno della natura umana: noi che crediamo
in Te, e gli altri che non credono in Te (e sono poi molti, come sono
molte le religioni).
Ora, è
molto più facile prendersela con chi non crede con il nostro Credo,
anziché mostrare che cosa è la propria Fede. Come è più facile credere
a un Cristo miracolistico, o miracolisticamente inteso, che a un Cristo
dimensione nuova della propria esistenza. Ora, la responsabilità del
credente cresce con la eccellenza della sua scoperta: oserei dire della
nuova verità scoperta. Perché chi non crede, d'ora in poi potrà vedere
Dio solo attraverso chi crede. Questa sarebbe la specificità del
cristiano: fare da tramite, giacché Dio è invisibile; e si è reso
visibile attraverso il Cristo, il quale si è comportato in un certo
modo e ha insegnato in un certo modo. E adesso, con chi crederà in lui,
continuerà questa vicenda.
Ecco perché
Gesù risorto, per farsi conoscere dai suoi come quello di prima,
impiega un certo sforzo: una prima volta, e una seconda, e una terza;
ad alcuni da soli, a gruppi, o tutti insieme. In questo passo del
Vangelo che abbiamo letto assistiamo, nella versione di Giovanni,
all'ultimo sforzo per dare la fede a un incredulo e un incredulo
strano, che pure aveva visto il Cristo storico.
Molti di noi
dicono: se potessimo rivedere il Cristo storico! Lo rivedremo, vedrete
che la scienza ce lo farà rivedere; non sto a dirvi come, ma lo
rivedremo. Eppure ci troveremo alla medesima distanza di coloro che si
sono trovati a vederlo all'epoca in cui esisteva. Ora, la vera fede
in Cristo non è la fede nel Cristo storico - oserei dire - perché
questo è problema scientifico, ma è la fede nel Cristo risorto.
Esempio: S. Paolo, che non aveva visto né udito il Cristo storico,
capisce e crede nel Cristo risorto, e lo intende meglio che non tutti
gli altri apostoli, e certamente meglio di S. Tommaso, il quale poi,
non risulta che abbia compiuto delle grandi imprese.
Quando facciamo
la scheda degli apostoli, tutto si restringe a quei tre o quattro; ma
su dodici è soltanto la terza parte, che in fondo ha lasciato
tracce; degli altri ben poco sappiamo. E quindi, questo Tommaso, mi
viene il dubbio che la sua incertezza se la sia trascinata poi per
tutta l'esistenza, cioè non abbia capito, come ha capito Paolo, in che
cosa consisteva la novità del Cristo, del Cristo risorto.
Qualcuno
chiede: la risurrezione, non sarebbe meglio attestata da persone
neutrali, pagani, e avversari? La domanda denota una non-conoscenza
perfetta di ciò che fu la Risurrezione. Qualcuno mi ha detto, l'altro
giorno: ma che differenza fa, poi, il credere nel Cristo risorto come
una rianimazione di cadavere, oppure no? Ma fa differenza, perché se
non fa differenza, allora son tante le cose che non fanno differenza.
Nemmeno la fede in Dio fa differenza, perché in Dio crediamo noi
Cristiani, e vi credono i Musulmani, e vi credono non del tutto i
Buddisti.
É un problema che non voglio affrontare qui, ma che affronterò. Anche
se mi vengono dei dubbi, grossi dubbi, sul fatto che lo stesso S. Paolo
probabilmente concepisse, o abbia concepito, la Risurrezione come una
rianimazione di cadavere.
Adesso
rispondiamo a quella domanda: se non era forse meglio che Gesù si
presentasse a delle persone neutrali. Gesù con la Risurrezione, non
ritorna alla vita naturale di prima della morte: entra in una nuova
dimensione. E tutte le apparizioni lo dimostrano, e io l'ho largamente
dimostrato, analizzandole durante questi anni di predicazione. La
Risurrezione poteva essere riconosciuta solo da coloro che si mettevano
in un certo modo al livello di tale nuova dimensione. La Risurrezione
non è un prodigio che possa essere mostrato a tutti senza eccezione,
per colpirli o per costringerli alla fede. Se la vita del Risorto fosse
stata una continuazione della vecchia vita soggettiva, allora i non
credenti sarebbero stati capaci di costatarla, e la loro testimonianza
sarebbe stata abilitata a stabilire la realtà della Risurrezione.
Ma era
l'annuncio di nuovi poteri dell'azione umana, e senza una correlativa
capacità di discernimento spirituale, non poteva esserci attestazione
della sua Verità. Voglio dire questo: il mondo non poteva vedere Cristo
e, per una divina impossibilità, Cristo non poteva mostrarsi al mondo.
San Paolo dice: Io l'ho visto per
ultimo, come aborto. Già, ma non lo ha visto né in carne ed
ossa, né sotto forma alcuna. Ode soltanto una voce, e poi si fa
raccontare il senso degli eventi dagli apostoli, mediante una catechesi
che dura un quindicina di giorni, nulla più.
Ora, dirò qui,
a titolo di anticipo, che con mia grande sorpresa S. Paolo non racconta
mai, nella sua catechesi, un solo miracolo di Gesù Cristo. Voi capite
dove voglio arrivare? Voglio arrivare a questo: che probabilmente
l'unico vero miracolo è la Risurrezione. Giacché mi pare strano che S.
Paolo, in tutta la sua catechesi, non debba mai citare un miracolo di
Gesù Cristo per dimostrare che egli è Salvatore. Tutto questo lo
troviamo negli evangeli, ma i Vangeli - ahimé - sono assai posteriori
alle lettere di S. Paolo. Io ho messo soltanto la pulce nell'orecchio,
e qualche volta vorrò ritornarci, perché ormai mi sto orientando verso
una tesi drammatica, il sostenere cioè che in tutta l'azione di Gesù,
certamente azione rivoluzionaria, S. Paolo ha capito meglio degli altri
che avevano visto Gesù e che avevano parlato e mangiato con lui.
Ora la tesi
drammatica è questa: forse tutti quei miracoli che troviamo nel Vangelo
sono una maniera per descrivere la grandezza del personaggio, nulla
più, perché il personaggio per S. Paolo è grande esattamente in nome e
in forza della Risurrezione. S. Paolo si fa araldo di un Cristo-idea,
non di un Cristo-individuo - che lui non ha visto nella carne -
portatore di un messaggio divino, universale e definitivo, un messaggio
di salvezza. Qui c'è un Cristo che fonda una Chiesa, il cui compito è
la riconciliazione con se stessa, con Dio e con se stessi, gli uomini.
Ecco allora perché Gesù dà la pace.